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Full text of "Raccolta storica"

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RACCOLTA STORICA 



VOLUME SECONDO 




Printed in Itoly 



V 



ATTI 



DELLA 



VISITA PASTORALE DIOCESANA 



DI 



F. FELICIANO NINGUARDA 

Vescovo di Como 

(1589-1693) 

ORDINATI E ANNOTATI DAL SaC. DoTT. SaNTO MoNTI 
E PUBBLICATI PER CURA DELLA SOCIETÀ STORICA COMENSE 



F>ARTK F^RIMA 



COMO 

TIPOGRAFIA PROVINCIALE F. OSTINELLI DI C. A. 
189^1894 





^ ra coloro che ebbero nome in Italia 
J<^ nelle scienze sacre sullo scorcio del 
XVI secolo, va certamente annoverato 
Feliciano Ninguarda da Morbegno, 
domenicano, vescovo ^i C4omo. Fino 
dal 1339 era ragguardevole in Mor- 
begno la famiglia Ninguarda, come si 
trae da diversi istromenli già esistenti presso Carlo Gia- 
cinto Fontana, dotto ed instancabile cultore delle patrie 
memorie, patrizio di Morbegno, ma originario di Como, 
com' egli stesso si affretta a soggiungere ne' suoi scritti. 
Da Francesco Ninguarda, che fioriva nel XV secolo, 
nacque, fra gli altri figliuoli, Balsarro, e da questi Marco 
e Stefano. Diramarono questi due la lor casa, e pronipoti 
di Stefano, per diritta linea, furono Gianfrancesco, dal 1555 
al 1557 vicario di Valtellina, quello stesso che aveva fatto 
eseguire nel 1547, dal celebre Gaudenzio Ferrari, l'am- 
mirabile lunetta a fresco sopra la porta della soppressa 
chiesa del convento in Morbegno, già dedicata a S. An- 
tonio; e Giacomo suo fratello, signore del castello di 
Leunberg nella Lega Grigia {Eoe Instr, retrodati rag. per 



ìUjuJòì^ %^ ^"^ 



': "T 



— X — 



D. Joan. Baptistam Sehenardum Notar. 12 Januar. 1582, 
ove si legge: Magni/ieus Dnus Jacobus Ninguarda de 
Morbìnio dominus et habitator castri de Leunberg Ligee 
Grisce fil qm, spectabilis Dai Jo : Antonti filii qm Dni Ste- 
phani, ecc.). Pronipote di Marco, per linea altresì diritta, 
e figlio di un altro Marco, fu poi il nostro Feliciano, il cui 
cognome V Ughelli ha corrotto di Ninguarda in Nigriarda, 
che nacque in Morbegno circa l'anno 1518. 

Adolescente ancora entrò nell'ordine dei domenicani, 
vestendo l'abito nel convento di S. Maria delle Grazie in 
Milano, dove pur fece la sua professione; ed applicatosi 
con tutta serietà allo studio delle sacre carte, e consegui- 
tane in breve la laurea dottorale, fu tosto eletto maestro 
di sacra teologia, e dopo non molti anni, per la sua 
prudenza e destrezza, fu creato vicario generale del suo 
ordine in Germania, dove a miglior forma ridusse la 
claustrale disciplina, e per qualche tempo, benché fosse 
in quella dignità costituito, lesse teologia nella Università 
di Vienna d'Austria. Inviato dall'arcivescovo e principe di 
Salisburgo, verso Tanno 1560, in qualità di suo oratore 
e teologo al Concilio di Trento, fece in tal consesso alta- 
mente risplendere la sua sapienza. Di nuovo poi, per 
comando di Pio V, nell'anno 1567, rinviato dal generale 
dell'ordine in Germania a togliere alcuni disordini che 
erano nelle monache domenicane, ciò consegui con sì 
belle maniere, che meritò di essere, dallo stesso pontefice, 
con consentimento dell' imperatore Massimiliano II, fatto 
visitatore apostolico di tutti gli ordini regolari. Appena 
compiuta questa missione, dal sommo pontefice Gre- 
gorio XIII veniva creato vescovo della Scala nel regno 
di Napoli, il che avvenne ai 29 di giugno del 1577, ed 
in seguito destinato nunzio apostolico ai Cantoni Sviz- 
zeri, al duca di Baviera Guglielmo V ed alle parti supe- 
riori della Germania. Della sua operosità come visitatore 



i 



— XI — 

e nunzio ne abbiamo una prova nei seguenti scritti pub- 
blicati dallo Schlecht: Zum Bayrisehen Konkordat vonì583 
in Sonderabdruck aus der Rómischen Quartalschrift fur 
Archaologie und Kirchengesehiehte, JVband 1890, eFelician 
Ninguarda und seine Visitatìonsthàtigkeit im EichstàU 
tischen, in Sonderabdruck, ecc., / band 1891. Tornò dalla 
nunziatura di Baviera Tanno 1583, essendo già stato, 
ai 21 di giugno del detto anno, dalla Chiesa della Scala 
trasferito a governare quella di S. Agata di Capua nel regno 
di Napoli. Ma Sisto V, volendo rimunerare questo uomo 
con più degno premio, lo nominò vescovo di Como ai 7 d'ot- 
tobre del 1588. Non passò tuttavia a pigliare il possesso di 
detta Chiesa che nell'anno 1589 ; dopo il qual possesso, seb- 
bene in età d' anni 72, fu dallo stesso pontefice incaricato 
di recarsi a Coirà, per sopire i rancori e le differenze che 
passavano tra il vescovo di quella città e l'abate di Tisitis, 
il cui monastero quegli procurava, sotto alcuni pretesti, 
di sottoporre alla, sua giurisdizione. Messi questi due 
prelati da esso colla sua destrezza prestamente in con- 
cordia, con soddisfazione d'ambedue le parti, fece al suo 
vescovado ritomo per attendere al suo gregge. Come 
nativo della Valtellina, ottenne dai Grigioni, cui la valle 
era soggetta, la libertà di visitarla, come la visitò nel 1589, 
libertà che era stata negata ai suoi antecessori. Nel 1590 
ordinò una solenne processione per trasportare i corpi 
che si vogliono dei SS. Abondio, Amanzio, Consulo, Esu- 
peranzio, Rubiano ed Adelberto, le cui reliquie furono, per 
venerazione, distribuite a diverse chiese e in parte ripor- 
tate ancora in S. Abondio, che alcuni anni prima (1587) 
aveva subito quasi una totale trasformazione per opera 
del cardinale Gallio. Questi, con generosità e munificenza 
principesca, sebbene con non felice pensiero, fece gittare 
le vòlte sopra tutte le cinque navate, che prima erano 
sotto semplice soffitta, cagionando, come in tutte le antiche 



— XII — 



chiese ove al soffitto si volle sostituire la vòlta, gravi 
inconvenienti, rendendo vano, cioè, il triplice ordine delle 
finestre laterali, che davano luce alla basilica, talché per 
illuminarla fu d'uopo abbattere la galleria che copriva 
internamente la facciata e aprire un ampio finestrone 
semicircolare nel mezzo, e trovando il colonnato della 
nave di mezzo mal atto a reggere il nuovo peso della 
vòlta, si dovette rinforzarlo murandovi attorno. Giudi- 
cando colle idee presenti, che sono certo più ragionevoli, 
è forza confessare che tanto danaro sarebbe stato più 
giudiziosamente speso nel ridonare alla basilica la sua 
forma originaria, senza introdurvi alcun essenziale muta- 
mento. Sono però ben lontano dall* accagionare dello 
sconcio seguito la munificenza di chi fece eseguire a 
proprie spese colali innovazioni, ma sibbene i tempi, 
che, amanti delle antichità greche e romane, non ave- 
vano nella debita stima le antichità cristiane, e sopra- 
tulto non avevano che parole di scherno per ogni cosa 
che portasse il carattere dello stile gotico, a tal punto, 
che occorrendo di dover restaurare i monumenti di 
questa natura, anche i migliori architetti credevansi in 
obbligo di rafforzarli giusta lo stile del cinquecento. Ma 
di ciò basti, molto più che mercè l'opera sapiente del 
benemerito canonico Balestra, che coi restauri tornò 
all'antico, possiamo ancor oggi vantarci di avere nel 
S. Abondio uno dei più bei monunenli dei primi tempi 
cristiani, preziosissimo per la storia dell'arte architet- 
tonica; e senz'altro ripiglio liofilo della narrazione. 

Nel 1591 visitò il Ninguarda le chiese e gli istituti 
della regione che forma Fattuale Canton Ticino; nel 1592 
quelli della città e dei sobborghi, della pieve di Zezio e di 
Cuvio. Interruppe la visita pastorale per recarsi a Roma, 
dove era stato inviato dal duca di Baviera a presentare 
i suoi figli Massimiliano, Filippo e Ferdinando al nuovo 



— XIII — 

papa Clemente Vili, iieiroccasione della sua assunzione 
al pontificato. Parli da Como in agosto, e agli 8 di set- 
tembre del 1592 giunse coi tre principi in Roma, dove 
fu accolto con distinti onori, e vi si trattenne alquanti 
mesi. Da ultimo, ricondotti i principi in Baviera al duca 
loro padre, che con parole e con fatti gli attestò la sua 
gratitudine, nel restituirsi alla sua Chiesa, sul finir di 
quell'anno, lo troviamo di nuovo in Valtellina. 

Nel 1593 portò a compimento la visita pastorale, per- 
correndo le pievi di Fino, di Uggiate, e tutto il lago; nella 
quale occasione presenziò in Gravedona alla ricognizione e 
nuovo collocamento delle ceneri dei SS. Gusmeo e Matteo. 
Si prestò con zelo a tradurre in fatto Y istituzione del Col- 
legio Gallio, ed a collocare nel monastero della SS. Trinità 
dentro le mura di Como le poche monache che occupavano 
il convento di S.Pietro nelle Vigne. Acquistò la giurisdizione 
spirituale di Locamo, togliendola al vescovado di Novara. 

Caduto infermo, morì ai 5 di gennaio dell'anno 1595, 
e fu sepolto nella chiesa di S. Giovanni Pedemonte, 
vicino all'altare di S. Maria Maddalena. Nel 1631 il vescovo 
Lazzaro Carafino lo fece riporre nel mezzo della chiesa 
medesima, e sulla lastra di marmo bianco che chiudeva 
la sua tomba fece scolpire la seguente inscrizione: 

D. q. M. 

Feliciano Nlnguardì a Morbinio 
Ordinis Pradicatorum 

VÌRTUTIBUS GlaRO 

In Concilio Tridentino Oratori 

SCALENSI PrIMUM 

Kt Ad BavarIìE Ac Superiores Germanle Partes NuNCto 

TuM S. Kgxt.^ 

Delvde Novo(:o>!Ensi Episcopo vigilantissimo 

Ex Humanis Ad Superos Evecto 

NoNis lAN. MDXCV 

Lazarus Carafinus Episcopio Novocomensis 

EiLs Ossa Ut Decentiore Tumulo Glauderentur 

Priore Loco Efferri Et Huc Recondi Curavit 

Anno MDCXXX. 



— XIV — 

Nel 1814, essendo stata la sontuosa chiesa di S. Gio- 
vanni Pedemonte dai novelli barbari dalle fondamenta 
abbattuta e dispersi tanti tesori d'arte ivi racchiusi, anche 
quelle sacre ossa furono sconvolte, e il tumulo colla 
inscrizione surriferita distrutto; ma non per questo peri 
fra noi la memoria delle virtù e della dottrina di un si 
degno prelato. 

Alla bontà del cuore aveva il Ninguarda congiunta 
non ordinaria dottrina, come ne fanno fede le varie opere 
che di lui ci rimangono, e sono le seguenti : 

1. Assertio eatholicoe /idei adversus artieulos utriusque 

confesmim fidei AnncB Burgensis juris doetoris, et 
antea in Academia Aurelianensi professoris, oc po- 
stremo Parlamenti Parisini senatoris, quam ipse eidem 
Parlamento ohtulit, ecc. - Venetiis, per Dominicum 
Nicolinumj 1563, in-4. 

Quest'opera fu molto commendata dal Concilio 
di Trento, e fu approvata da due cardinali legati, e 
da molti altri valent' uomini, come si può vedere 
presso TEchard {De scriptoribus Ord. S. Dominici, 
tom. V). 

2. Oratio habita Synodi Prooincialis Salisburgensis initio, 

die 15 Martij 1569. - Dilingce, 1569, in-4. 

3.. Synodu8 Dioeeesana et Prooincialis Salisburgensis. - 
Dilingce, in-4. 

4. Defensio fidei maiorum nostrorum, - Antuerpice, ex 

Officina Plantiniana, 1575, 

5. Enchyridion de censuris, irregularitate, et privilegio, 

curam animarum gerentibus et rerum eeclesiasticarum 
judicibus utile. - Ingolstadii, per Davidem Sartorium, 
1583. 



— XV — 

6. Manuale Visitaiorum, duobus libris complectens, quce 

ad visitationem pertinent ; ac dioersos visitandi modos, 
omnibus, qui eo munere funguntur, commodum. - 
Romce, 1589. 

7. Informazione mandata ài cardinale Tolomeo Gallio 

sopra r invenzione delle reliquie dei SS. Gusmeo e 
Matteo martiri nella visita fatta in Gravedona il 
mese di novembre deW anno 1593. — Sta impressa 
neir appendice alla Deca IH degli Annali Saeri della 
città di Como del Tatti^ alle pagine 200 e seguenti. 

8. Descriptio eeclesiarum secularium, etiam coUegiatarum 

ac utriusque sexus monasteriorum, hospitalium, et 
quorumcumque piorum locorum Civitatis Comensis, 
totiusque ejus Dioecesis. 

Quest'ultima opera, certo la più importante fra tutte, 
si serbò finora manoscritta neirarchivio della Curia vesco- 
vile di Como, ed ora esce alla luce a spese della nostra 
benemerita Società Storica, della quale io ho l'onore di 
far parte, e da cui mi venne affidato questo lavoro. 

Ma prima ch'io entri nella proposta materia, ed a 
parlare del merito intrinseco di questa pubblicazione, è 
d'uopo muovere un poco più da alto, e ragionare dell' in- 
troduzione fra noi del cristianesimo, della formazione dei 
capitoli, delle plebane, delle parrocchie che formano nel 
loro complesso la nostra diocesi; acciocché ogni cosa sia 
bene intesa e chiara, non essendo questi Atti di Visita del 
Ninguarda altro che una minuta ed accurata descrizione 
della diocesi e di tutto il territorio comasco sul finire del 
XVI secolo, sotto il rispetto religioso, artistico e politico. 

Ridotti i Comaschi con tutta la Gallia Cisalpina a 
formare una provincia romana, si avanzarono le formi- 
dabiU legioni per assicurare da questo lato l' impero da 
ulteriori invasioni che potessero minacciare dalla Ger- 



— XVI — 

mania, i cui figli, la mano sull'elsa, attendevano impa- 
zienti Torà della riscossa. Ma innanzi che quell'ora suo- 
nasse, una rivoluzione pacifica andava maturandosi col 
cristianesimo. Romani e barbari potevano bensì con- 
trastarla, impedirla non mai, perchè era luce suprema 
che illumina ogni uomo venuto in questo mondo. Se le 
contrade nostre ne ebbero per tempo le benigne influenze, 
non voglio accertarlo così di leggieri, perchè, privo di 
autentiche notizie e di monumenti, con solo probabili con- 
getture e per discorso, conviene fra le tenebre di lontani 
secoli andare in traccia delle cose, e vere dimostrarle. 
Sappiamo però che fino dal primo secolo della Chiesa era 
grande in molti luoghi il numero dei cristiani, ed è viva 
tradizione che S. Barnaba sia stato spedito da S. Paolo 
nella regione cisalpina a predicare la buona novella. 

Nel secondo e terzo secolo della Chiesa, cresciuto 
già oltre misura il numero dei credenti, avevano questi, 
secondo la certa testimonianza di contemporanei scrit- 
tori, riempiuti gli eserciti romani, i fori, i tribunali. Gredesi 
che quando l'imperatore Diocleziano comandò, essendo 
l'anno del àgnore 303, una persecuzione generale contro 
i cristiani, e che fu crudelmente da Massimiliano Erculeo 
in Italia, dove imperava, eseguita, i santi Fedele, uno 
della milizia di esso Erculeo, e Carpoforo con altri soci, 
qui tra noi, fuggendo la persecuzione, riparatisi, abbiano 
i primi del sangue sacro dei martiri asperso questo suolo ; 
Carpoforo e i soci alle falde del Baradello, nel luogo detto 
la Selvetta, e Fedele nel villaggio di Samolaco, uccisi dai 
persecutori, che li inseguivano da Milano. Il Magno Costan- 
tino e il suo collega Licinio, per cessare le contese reli- 
giose e mantenere la pace dell'impero, decretarono in 
Milano, l'anno 313, che ad ognuno fosse fatta licenza di 
seguire quella qualunque religione più fossegli a grado. 
Segna questo memorabile decreto una grande epoca 



— XVII — 

nella storia ecclesiastica, perchè da questa i cristiani, 
che prima erano oppressi, cominciarono liberamente ad 
alzare il capo e senza tema ad edificare templi, a offrir 
sacrifizj) e a mostrarsi al mondo, che prima li perse- 
guitava; da questa si principiarono a fondare le sedi 
vescovili, ossia cattedrali, delle quali alcuna non era 
fino allora esistita in alcuna città, benché fosse dimora di 
un vescovo. Questo fatto, dicono i monaci Cistcrciensi, 
dopo il cardinal De-Luca ha messo il Frances in si 
chiara luce che non temette di affermare, avanti la detta 
epoca nuUam in rerum natura cathedralem fuisse {Antich. 
Long., diss. XXXI, pag. 16). Sotto il regno di Teodosio 
noi troviamo per la prima volta fatta menzione di Como, 
nelle due lettere che S. Ambrogio scrisse al nostro 
vescovo S. Felice. In esse leggonsi queste tre cose, 
segnatamente memorabili: che < molta in Como era la 
messe di Cristo >, che è quanto dire molti eranvi cristiani; 
che € qui erano pochi gli operaj >, ossia i sacerdoti; 
e che < i più della Curia già avevano prestata fede al 
magisterio di lui >. Quest'ultima particolarità mostra che 
prima di Felice i decurioni della città erano gentili, e che 
aveva ancora fra noi molti seguaci il paganesimo. S. Felice 
adunque, che, secondo le congetture di alcuni scrittori, 
resse dodici anni la Chiesa di Como, sarebbe a dire 
dal 379 fino al 391, è il primo vescovo di Como di cui ci 
rimane memoria, e tengo ancora che sia in ordine il 
primo, poiché se innanzi a lui fosse stato alcun altro, è 
impossibile che non ne avesse conservata alcuna benché 
oscura memoria la nostra Chiesa, la quale da esso sino 
a noi annovera una serie non interrotta di vescovi; e 
quelle parole di S. Ambrogio, le quali ci dicono che qui 
prima èrano pochi gli evangelici operaj, e che era tutta 
pagana la Curia, pare indichino che ancora non eravi 
residenza vescovile. Si contano da Felice a Flaviano II, 

Bace. Stor, — voi. II. il 



— XVIII — 

che pare sedesse sulla cattedra vescovile nel principio 
dell'ottavo secolo, ventidue vescovi, e tutti santi. Si crede 
che siano essi stati, secondo Tuso frequente di que* secoli, 
tra i santi riposti per giudizio popolare. Era anche uso 
nelle antiche Chiese, che sui dittici vescovili (così furono 
appellate certe doppie tavolette) si scrivessero ì nomi dei 
vescovi, e massime di quelli che erano vìssuti con fama 
di santità, e si leggessero ad alta voce fra la Messa, e 
ciò perchè a tutti fosse la memoria loro di esempio; e 
poiché lo scrivere alcuno nei dittici diceveiSÌ grecamente 
canonizzare, ed essendosi la Chiesa poscia valso d'ordi- 
nario di questo nome ad esprimere Tatto giuridico di 
santificare qualche servo di Dio, da questo ne nacque 
talvolta che colui il quale eravi stato inscritto, fosse, 
senz'altro esame, coli' andar del tempo, coi santi anno- 
verato. L'autorità che si usurpava il popolo di giudicare 
esso i santi, fu nei secoli prima del mille corretta e frenata 
da' romani pontefici e da' Concilj; ciò non toglie però che 
qualche volta anche dopo il decimoterzo secolo non 
siasi veduto alcun abuso. 

Alcuni dei nostri summentovati vescovi furono im- 
plicati nello scisma dei tre capitoli, che si crede incomin- 
ciasse anche presso noi nel 557, nel qual anno T arci- 
vescovo di Aquileja (i presuU di quella città fin dal 369 
portavano il titolo di arcivescovi) Paolino convocò una 
Sinodo per rigettare i tre famosi articoli del Concilio 
ecumenico V di Costantinopoli. Quei vescovi si distac- 
carono dai loro fratelli e dal papa, che li avevano accet- 
tati, si volsero alle dottrine dell'arianesimo, e costituirono 
loro capo l'arcivescovo di Aquileja col titolo di patriarca. 
In tale occasione la Sinodo nominò e spedi vescovo di 
Como Agrippino. È una questione già fortemente agitata, 
se il vescovo comasco nel principio fosse suflfraganeo 
del milanese, ovvero di quello di Aquileja. A dimostrare 



— XIX — 



che dipendeva dall'aquilejese entrarono in campo, e con 
molto animo, l'abate Ughelli e il conte G. R. Carli, e 
contro di loro Caio Costantino Cinono e il dotto oblato 
Oltrocchi tennero l'opposta sentenza. Pare però che questi 
ultimi abbiano ragione, e che nei primi tempi Como fosse 
suffraganea di Milano. È vano qui opporre che il nome 
di metropolita non si trova usato in Italia prima dell' in- 
vasione dei barbari, e che solamente nell'anno 777 assun- 
sero i vescovi di Milano il titolo di arcivescovi; non si 
contende delle parole, ma della còsa. Sollecita la Chiesa 
fin dai primi tempi a stabilire un accurato reggimento, 
ordinò che i vescovi delle principali città avessero una 
soprain tendenza su quelli costituiti nella rispettiva pro- 
vincia, e che questi dovessero riconoscere colui che tra 
loro era capo. 

Avvenne ancora che essendosi per lo più da prin- 
cipio i vescovadi fondati nelle più grandi città, i vescovi 
di esse, o per lo zelo di religione o per autorità apostolica, 
avendo alle città della loro provincia mandati i vescovi, 
per questo essi, o per la preminenza della loro metropoli, 
o per un diritto acquistato sulle città minori col porre 
in esse la sede vescovile, o anche per tutte insieme queste 
ragioni, cominciarono sopra essi vescovi ad esercitare 
alcuna giurisdizione. Ora, per ciò che riguarda Como, è 
certo che S. Felice fu consacrato da S. Ambrogio, e, 
secondo la tradizione, anche S. Provino, successore 
immediato di lui. Degli altri, sino ad Agrippino, non ce 
ne resta alcuna memoria. 

Nell'anno 452 si tenne in Milano un Concilio; ora fu 
Eusebio, vescovo di quella città, che convocò i vescovi 
suoi, cioè quelli della sua provincia, che trasmise le 
soscrizioni a papa Leone e che primo si sottoscrisse. 
Si noti che questo uffizio di adunare la Sinodo e trasmet- 
tere gli atti a Roma, se dovevasi stimare la dignità 



— XX — 

personale non della sede, pare dovesse anzi convenire 
al nostro vescovo Abondio, che eravi presente, ed eravi 
venuto con lettere del papa, e oltre le esimie doti,, aveva 
pur allora sostenuta quella legazione illustre a Bisanzio. 
Si sottoscrisse Abondio anche a nome del vescovo di 
Coirà, il che mostra che se quella città, collocata fuori 
d'Italia e si remota, era dipendente da Milano, mollo 
meglio doveva essere la nostra. Molti altri argomenti si 
avrebbero a sostegno di quésta tesi, che per brevità tra- 
lascio, accontentandomi di rimandare il lettore ai sullo- 
dari autori. 

Sembra che la separazione sia avvenuta sotto il 
vescovo di Milano, Costanzo, nel 593; poiché prima anche 
Milano aveva abbracciato lo scisma dei tre capitoli, e 
coinvolta anch'essa nell'errore, non v'era cagione che i 
comaschi abbandonassero la vicina Chiesa, e avessero 
ricorso ad una tanto lontana; ma essendosi i milanesi 
in tal anno ricongiunti al romano pontefice, e i nostri 
durando ancora nella loro pertinacia, ricusarono di comu- 
nicare con Milano e si gettarono alle parti d'Aquileja. 

Tale stato di cose durò fino all'anno 698, nel quale 
si tenne una Sinodo in Aquileja, dove un Pietro sedeva 
patriarca, e allora essa città, che prima era stata il nido 
dello scisma, ammise il quinto Concilio e riunissi a Roma. 
Ma, come accade negli accordi, che di necessità le parti 
contendenti devono alcuna cosa concedere per altra 
ottenerne, però il papa assentì che il vescovo d'Aquileja 
godesse del titolo di patriarca, che aveva assunto al 
principiar dello scisma, e conservasse i suoi usurpati 
diritti sulla Chiesa di Como. È da notare che i vescovi 
di Milano, divenuti, come si è detto, nel 777 arcivescovi 
e signori della città e campagna milanese, adagio adagio, 
un po' coiramore, un po' colla forza, riuscirono, prima 
del mille, a distaccare Como da Aquileja, e sottoporla di 



— XXI — 



nuovo alla lóro giurisdizione, ma ciò non piacque a papa 
Ildebrando, Gregorio VII, il quale porse il destro a Como 
di sottrarsi alla Curia milanese mal tollerata, e ritornare 
nel grembo del patriarca d'Aquileja. Fu questo il segno 
della guerra civile accesa ed arsa fra milanesi e comaschi, 
cantata in versi dal poeta Cumano, e che ebbe per epi- 
logo la distruzione di Como nell'agosto del 1127. 

La Chiesa comasca visse soggetta ad Aquileja fino 
al 1751, nel qual anno, per bolla di Benedetto XIV, in data 
17 luglio, ritornò di nuovo a dipendere da quella di 
Milano. Questa dipendenza delle chiese cattedrali dalla 
metropolitana, è quasi nulla dopo la celebrazione del 
Concilio di Trento, e oggidì il vescovo pare non abbia 
altro superiore che il romano pontefice. Del rito patriar- 
chino, istituito da qualche patriarca aquilejese per con- 
fermare le chiese suffraganee nella separazione della 
romana, si valse la Chiesa comasca fino verso la fine 
del decimosesto secolo, in cui adottò il romano. 

La prima menzione che troviamo di chierici, presso 
noi chiamati canonici, è dell'anno 818, in un privilegio 
di Lodovico Pio. Tralascio la citazione del privilegio di 
Carlomagno, registrato dal Tatti (pag. 945, tom. I), in cui 
si dicono dati diritti ai nostri chierici ad usura canoni- 
calem, perchè il Muratori dà per sospetto questo diploma 
(Antiq. Ital, diss. 71, col. 35, voi. 6). Questo nome canonico, 
che vedesi usato già nel Concilio Niceno ad esprimere 
tutti i chierici di qualunque ordine, che servivano ad una 
chiesa, pare che non siasi introdotto nell'Italia, che cor- 
rendo il secolo sesto-; nondimeno, molto tempo innanzi 
che avessero questo nome, i canonici esistevano. Sono 
essi, secondo l'avviso di uomini dotti, quei presbiteri che 
dagli apostoli e loro discepoli erano ordinati per le città, 
e la cui adunanza appellavasi presbiterio nei sacri libri. 
Lasciando dunque il disputare del vocabolo, vediamo 



— XXII — 

significati i primi nostri canonici in quegli operai, pochi 
di numero, che aiutavano S. Felice nell'apostolico mini- 
stero. I chierici o canonici, che fino all' ottavo secolo, 
benché servissero in comune alla chiesa, pure la più 
parte vivevano in case separate, cominciarono nel detto 
secolo a unirsi in collegi o conventi, abitando presso le 
chiese cattedrali. Appunto poco dopo questa epoca/ cioè 
sul principio dell'ottocento, scopriamo sufficienti indizj 
per determinare ohe i canonici comaschi si recassero a 
vivere in comune presso la basilica di S. Abondio, dove 
stettero ed uffiziarono, finché verso il decimo secolo si 
trasferirono in città, secondo è probabile, e stati qualche 
tempo a S. Fedele, fecero infine passaggio prima del 1013 
alla nuova chiesa di S. Maria Maggiore, che era dove 
ora sorge il duomo; e a vivere ancora in comune si 
adagiarono, giusta il parere del Tatti, presso la stessa 
chiesa, in quel quartiere che é a mezzo tra la Quadra ed 
il Teatro. Crede lo stesso annalista che anche nel- 
l'anno 1222 continuassero quella vita comune, perchè 
trovò che il memorato quartiere era ancora detto chiostro. 
Quando precisamente e perché abbiano rotto quel vincolo 
di carità, che tenevali uniti, e siansi allogati a vivere, 
siccome al presente, nelle case dei cittadini, è ignoto. 

Le parrocchie ebbero principio nella Chiesa cattolica 
volgendo il quarto secolo. Qui da noi, S. Felice, pel primo, 
spedi nelle più lontane parti e più popolate della sua 
diocesi sacerdoti onde soddisfare ai bisogni di quei 
cristiani che per la distanza non potevano alla città con- 
venire. Tale infatti, come altrove, è stata l'origine delle par- 
rocchie; ond' è manifesto che i parrochi originariamente 
appartengono al corpo dì quei presbiteri, che nelle città 
furono stabiliti dagli apostoli slessi, e che, se si guarda 
ai loro principj, in dignità ai canonici sono pari. Nei 
luoghi dunque più distanti dalla città risiedevano già 



— xxni — 

nel quarto e nel quinto secolo chierici, che, dipendendo 
dal vescovo, adempivano agli uffici parrocchiali; presso 
loro, come cooperatori, si acconciarono altri preti, e da 
ciò l'origine dei capitoli o collegiate nelle terre della 
diocesi. In appresso, o per pie fondazioni, o perchè non 
era dato ai parrochi e canonici dei villaggi di provve- 
dere ai bisogni di tutte le piccole terre del loro distretto, 
si crearono altre parrocchie, che immediatamente dipen- 
devano dal prete che occupava nel distretto la chiesa 
più antica e più nobile matrice, e per mezzo di lui dipen- 
devano dal vescovo stesso. Quindi la origine delle pievi 
e delle chiese plebane; arcipreti furono detti quelli, che 
le plebane avevano in cura. Il capitolo della cattedrale 
poi per lungo tempo esercitò esso T ufficio parrocchiale 
sopra i villaggi più vicini alla città. Ma per la distanza 
o per qualsivoglia cagione, essendo i detti villaggi male 
serviti dai canonici, intese il vescovo a provvedere quelle 
terre d'un proprio sacerdote residente nel luogo, ed i 
canonici intermisero così le cure parrocchiali. Oggidì 
ogni terricciuola ha il proprio prete, e fu, o dai Comuni, 
o da uomini pii, o dal Governo stesso dotata ogni parroc- 
chia. L'aggregato poi di queste parrocchie rurali colle 
loro plebane o matrici unite alla cattedrale della nostra 
città, ove risiede il vescovo, formò la così detta diocesi 
comasca. I confini della antica diocesi, che comprendeva 
la valle di Poschiavo e il Canton Ticino, eccettuate le tre 
valU superiori a Bellinzona fino al S. Gottardo, che, per 
curiosa anomalia, stettero soggette agli arcivescovi di 
Milano, erano a ponente Val Formazza, Val d'Ossola e 
una parte del Lago Maggiore; a tramontana quella serie 
di monti che dal S. Gottardo si distende, con poche 
deviazioni, fino al Monte Braulio; a levante il Tirolo e 
il territorio di Brescia e di Bergamo; ad ostro il terri- 
torio di Milano. 



— XXIV — 

La circonferenza di così ampia diocesi, che è di figura 
irregolare e quasi tutta montagnosa, passa le quattro- 
cento miglia geografiche, ed è segnata per lo. più sulla 
cresta di monti altissimi, dei quali il S. Gottardo forma 
le Alpi Leponzie, e lo Spluga, con tutta la catena dei monti 
fino oltre al Braulio, si riferisce alle Alpi Retiche. 

In tempi remoti Bormio, Poschiavo e Chiavenna, 
tolti al vescovo di Como, soggiacquero al vescovado di 
Coirà. Azzone Visconti, impadronitosi di Como (1335), 
intimò arditamente al vescovo che ritornassero le cose 
com'erano avanti il 1300, quando Bormio si era distac- 
cato dalla dizione comasca tanto nel temporale quanto 
nello spirituale. Ma V avvocato della Curia vescovile di 
Coirà Metsch, ragunate non so quante cerne svizzere, si 
ardì di affrontare le soldatesche del Visconti. Però queste, 
unite ai valtellinesi, sgominarono il conte e lo ricaccia- 
rono nella Rezia, dopo di avergli tolto Bormio, Poschiavo 
e Chiavenna, con grande doglia del suo vescovo. Ciò 
avvenne nel 1339. In seguito Poschiavo, sotto la domi- 
nazione dei Visconti e dei re di Francia, seguì la sorte 
della Valtellina; ma sotto il dominio dei Reti si staccò 
prima nei rapporti civili, poi di fatto anche nei rapporti 
religiosi, avendo la maggior parte degli abitanti abbrac- 
ciata la riforma, quantunque di diritto continuasse con 
Bormio a far parte della diocesi di Como fino a questi 
ultimi tempi, come vedremo più avanti, parlando della 
nuova diocesi del Canton Ticino. 

Leggesi nel volume V delle Dissertazioni Storico- 
Polemiche del canonico e teologo Torricelli, che verso 
la fine del secolo XVI, non valendo più il vescovo Volpi, 
per lunga e penosa infermità, ad eseguire i suoi doveri 
di visita, il sommo pontefice Sisto V affidò la pieve di 
Locamo al vescovo di Novara Cesare Spedano (1582). 
Secondo altri una tale determinazione fu pigliata a man- 



— XXV — 

tenere sotto speciale sorveglianza un paese dove si 
sospettava che germogliar potessero nuove sementi di 
eresia. Sotto il Ninguarda, successore del Volpi, la pieve 
era già riunita alla diocesi comense (1591). Non è molto 
la Valtellina, costituita già in una delle nuove provincie 
del regno italico, ebbe la velleità di formare un vesco- 
vado indipendente da Como; ma la cosa, per le gravi 
difficoltà che si affacciarono, non ebbe seguito e morì sul 
nascere. Non così avvenne della parte della diocesi di 
Como che oggigiorno forma l'attuale Canton Ticino. 

Appena costituito il Cantone, si mossero parole ed 
anche si fecero passi per istaccarlo dalle diocesi forestiere 
(Como e Milano). Ciò accadde nel 1803 e 1815, e con più 
fervore allorché avvenne la rinunzia del vescovo Rovelli 
di Como (1819), e dopo la morte del Castelnuovo (1832). 
In quest'ultima congiuntura fu la cosa magistralmente 
trattata in un opuscolo uscito anonimo, ma che si sapeva 
esser lavoro del canonico Alberto Lamoni di Muzzano, 
sacerdote che congiungeva con la pietà e la religione il 
più schietto amore delle patrie libertà; l'opuscolo era inti- 
tolato : Al Clero Ticinese per V erezione del vescovo diocesano. 
Il Gran Consiglio, a cui il Governo trasmise quell'opu- 
scolo insieme a memorie sottoscritte da una quantità 
di ecclesiastici, decretò si facessero istanze conducenti 
alla formazione del vescovado nazionale. Ma sino da bel 
principio manifestossi una scissura che non lasciava 
sperar nulla di bene. In nome della popolazione dipen- 
dente dall'arcivescovo di Milano, dichiararono i Consi- 
glieri, sopratutto i preti, che nulla avevano a desiderare, 
e che intendevano rimanere attaccati a Milano. In seguito 
il capitolo del più popoloso dei capoluoghi del Cantone 
(Lugano) si mostrò preso da insolito fervore, e una 
deputazione composta di due ecclesiastici andò espres- 
samente a Roma con lettere patenti del Governo Canto- 

II * 



— XXVI — 

naie (1833). Inoltrò sue istanze per la erezione della 
nuova diocesi. Il pensiero a Roma non dispiaceva. Ma 
per una parte era d' imbarazzo la necessità di provve- 
dere alla dotazione della Mensa^ pretendendo il Governo 
del Ticino di applicarvi le entrate che il vescovo di Como 
percepiva, assai ragguardevoli, nel territorio ticinese; 
volendo i curiali che ciò fosse, per tutt' altra guisa di 
questa, congiunta col principio, sempre inviso a Roma, 
della limitazione della diocesi secondo i confini politici 
degli Stati. D'altra parte nel Governo ticinese il parere 
dei più veggenti Consiglieri di Stato e più gelosi della 
sovranità cantonale non poteva acconciarsi alla condi- 
zione messa fuori dai curialisti e spalleggiata dai due 
deputati, che la nomina del vescovo e de' dignitari, ed 
ogni prerogativa a ciò spettante, si lasciasse in piena e 
perfetta balìa della Santa Sede. La trattativa non apportò 
conclusione veruna. Il nuovo vescovo Carlo Romano 
pigliò il possesso anche della dizione ticinese (1834), e 
il Gran Consiglio non mostrò pure il desiderio di sentire 
un rapporto sullo stato delle cose. Sopravvennero i moli 
per il risorgimento nazionale italico (1848), e gli animi di 
tutti, italiani e ticinesi, intenti a questi grandi rivolgi- 
menti politici, non badavano più che tanto alla questione 
ecclesiastica, che s'era manifestata ne' tempi anteriori 
per la formazione di una diocesi separata ed indipen- 
dente nel Ticino. La questione però non era spenta, ma 
solamente sopita, e si fece più che mai viva durante gli 
anni 1848-56. Non avendo però approdato a nulla tutte 
le trattative fatte nei suddetti anni, nel 1856, avuta l'ap* 
provazione del Gran Consiglio, il Governo Cantonale del 
Ticino domandava al Consiglio Federale che proponesse 
all'Assemblea Federale di sancire la legge, con cui ogni 
giurisdizione di vescovi stranieri fosse abolita su tutto il 
territorio svizzero. E conforme a questa proposizione 



— XXVII — 

l'Assemblea Federale risolveva, il 25 luglio 1856: Il Con-' 
sigilo Federale è invitato ad assecondare del stw meglio i 
Cantoni dei Grigioni (questo chiedeva l'incorporazione 
alla diocesi di Coirà delle due parrocchie elvetiche di 
Brusio e Poschiavo^ soggette allora in spiritualibus alla 
sede comasca) e del Ticino nei loro sforzi per separarsi 
da Como e da Milano. Intanto, dopo quasi tre anni dalla 
morte di monsignor Romano, avvenuta ai 13 novem- 
bre 1855, era stato preconizzato vescovo di Como monr 
signor Marzorati. Questi fu sollecito di comunicare, 
il 18 agosto 1858, la sua nomina al Consiglio Federale 
e al Governo Ticinese, ma gli fu risposto che non gli 
si poteva lasciar esercitare le sue funzioni nel Cantone. 
Poi, con decreto federale del 22 luglio 1859, si soppri- 
meva ogni giurisdizione estera su tutto il territorio della 
Confederazione. Ma un tale stato di cose non poteva 
a lungo durare, poiché la questione non era sciolta, 
ma brutalmente troncata; però, essendo saliti al potere 
nel Ticino i conservatori, questi risollevarono la questione 
della diocesi ticinese, e nel 1884 abbiamo tre convenzioni 
tra. la Santa Sede ed il Governo Svizzero, per regolare la 
questione diocesana del Canton Ticino. Queste conven- 
zioni furono il preludio della fondazione, che avvenne 
quattro anni appresso, della diocesi ed amministrazione 
apostolica di Lugano, riunita canonicamente, con ugua- 
^ianza di diritti, alla chiesa di Basilea, il cui ordinario 
porta d'ora innanzi il titolo di vescovo di Basilea e di 
Lugano; ma con tutto ciò, per disposizione specialissima 
delia bolla pontificia, Tordinario diocesano ha nessuna 
parte e nessun esercizio di diritto nel governare la 
Chiesa di Lugano, e il regime di questa dalla fondazione 
è in perpetuo riservato ad un antistite insignito del 
carattere episcopale, che in qualità di amministratore 
apostolico della Santa Sede, ad essa immediatamente 



— xxvin — 

soggetto, governa tutto intero il Cantone, e viene eletto 
dal pontefice fra i sacerdoti soggetti alla giurisdizione 
luganese, sentito però il parere del vescovo di Basilea. 
La Chiesa poi di Lugano è a sua volta estranea al 
governo della Chiesa di Basilea, ad eccezione del diritto 
di partecipare all'elezione del vescovo. La bolla di 
fondazione fu data in Roma Tanno 1888 ai 7 di set- 
tembre, undecimo del pontificato di Leone XIII, e pro- 
5nulgata in Lugano, nel duomo, dall' amministratore 
apostolico Molo, il di dell'Assunta del 1889. Ma già fin 
dal P agosto del 1885, in seguito alle convenzioni suac- 
cennate, sebbene non ancora ultimate, monsignor Lachat 
entrava trionfalmente in Bellinzona, e prendeva possesso 
quel giorno medesimo della nuova amministrazione apo- 
stolica, e lui morto al V di novembre 1886, i poteri 
ecclesiastici passavano in mano del suo vicario generale 
monsignor Giuseppe Castelli di Melide, che veniva inca- 
ricato, per disposizione pontificia del 2 novembre, di 
provvedere interinai mente all'assistenza spirituale del- 
l'amministrazione in qualità di legato della Santa Sede. 
Avendo poi la Corte di Roma nell'anno seguente potuto 
intendersi colle autorità federali, il Santo Padre elesse 
l'arciprete di Bellinzona, Vincenzo Molo, dottore in legge 
e nuovo titolare di Gallipoli, ad amministratore apostolico 
del Cantone Ticino. 

La diocesi di Como adunque, priva della Valle di 
Poschiavo e recentemente di tutto il vastissimo territorio 
ticinese, ora sotto la sua giurisdizione comprende la 
città, i sobborghi, le pievi di Zezio, di Fino, di Uggiate, 
il lago, la Valle di Chiavenna, la Valtellina con Bormio, 
e finalmente la Valcuvia, la Val Marchirolo col vicariato 
di Lavena, i quali tre ultimi vicariati, dopo la separazione 
del vicariato di Sessa e di Agno e del resto del Cantone 
Ticino, per cui mezzo erano congiunti a Como, riman- 



— XXIX 



gono isolati e senza comunicazione di sòrta col restante 
dell'ampia diocesi. 

L'avere qui toccato dell'origine della diocesi nostra, 
della fondazione delle chiese collegiate plebane e delle 
singole parrocchie nel territorio comasco, mi porge l'op- 
portunità d'entrare senz'altro a discorrere di questi Atti 
di Visita del vescovo Ninguarda, che sono appunto una 
minuta ed accurata descrizione di ogni singola plebana 
e parrocchia del territorio comasco, non escluso Poschiavo 
e la dizione Ticinese, poiché in quell'epoca le summen- 
tovate terre facevano una sol cosa con Como. 

Prima ancora del Concilio tridentino, ci rimangono 
notizie e documenti di visite diocesane eseguite da alcuni 
nostri vescovi, e, per non dilungarmi di troppo, 'noterò 
qui solamente le visite pastorali fatte nell'agosto del- 
l'anno 1480 da monsignor Branda da Castiglione nella 
Valtellina e nel contado di Bormio, come risulta dal 
documento registrato a pagine 173 e 182 della prima 
parte della pregevole opera manoscritta d'Ignazio Bardea, 
proposto di Furva, dal titolo: Memorie storiche per ser^ 
vire alla storia ecclesiastica del contado di Bormio. Così 
pure nel 1528 fu a Bormio in visita monsignor Cesare 
Trivulzio (Bardea, parte I, pag. 212), e lo stesso di nuovo 
vi si recò nel 1532 (idem, parte I, pag. 216). Tra le pre- 
scrizioni poi del Concilio di Trento erano queste: che i 
vescovi dovessero tenere residenza nelle loro diocesi, e 
ogni anno congregare Sinodi, e di quando in quando 
eseguire la visita diocesana. 

Ai 4 di giugno del 1578, come attesta il parroco Tarilli 
contemporaneo (manoscritti che si conservano nell'ar- 
chivio parrocchiale di Comano nel Canton Ticino) entrò 
in Como, preceduto dall'universale desiderio, monsi- 
gnor Francesco Bonomo, vescovo di Vercelli e delegato 
da papa Gregorio XIII alla visita della diocesi. Questi, visi- 



— XXX — 



tandola per un anno intero^ percorse pur anco i baliaggi 
svizzeri, ricercando le chiese, parrocchie e luoghi pii, 
ascoltando i richiami e le informazioni di ognuno, ammo- 
nendo, pregando, riprendendo, minacciando, quando tutti, 
quando 1 particolari, ed in pubblico ed in privato, giudi- 
cando le controversie sommariamente, le lunghe e com- 
plicate riportando al tribunale del vescovo. Ci lasciò quindi 
un libro di prescrizioni, che fece anche stampare, e le 
quali concernono il vescovo, i canonici, i parrochi, ecc. 
Fra le altre ingiunzioni ch'egli fa al vescovo, riferendosi 
al Concilio di Trento, è questa, ch'egli eseguisca la visita 
diocesana almeno ogni tre anni, non avendo al suo seguito 
più di dieci uomini e di sette giumenti, e non soffra che 
alla mènsa gli siano apposti più di tre piatti con cacio 
e frutta, e punisca gravemente chi oltrepassasse tale 
misura. Si recò il Bonomo anche in Valtellina, e si spinse 
fino a Bormio, ma con nessun altro frutto che di vederne 
dalle sue parole consolati quei buoni cattolici, e col dolore 
di vedemeli in appresso per cagion sua tirannicamente 
perseguitati. Poiché pervenuta alle Leghe Grige la nuova 
degli accoglimenti al visitatore apostolico fatti, furono 
espressamente deputati alcuni commissari per castigar- 
nela, e costò ad essa non piccola somma in contanti; nel 
che trovo che si composero, sotto il 4 d'aprile del 1579, 
alcune comunità coi loro pievani (vedasi anche su di ciò 
r Alberti: Antichità di Bormio, pagine 30-31, edizione di 
questa Società Storica, per l'Ostinelli, 1890). 

S. Carlo Borromeo, che già più volte aveva visi- 
tate le chiese soggette ai Cantoni Svizzeri, appartenenti 
tanto alla diocesi di Milano quanto a quella di Como, 
nel 1580 essendosi recato in Valtellina, sotto colore 
di visitarvi il celebre santuario della Madonna di Tirano, 
ma in realtà per intraprendervi la visita pastorale come 
delegato apostolico, non sortì miglior effetto del visi- 



— XXXI — 

latore Bonomo, e dovette desistere dalla incominciata 
impresa. 

Feliciano Ninguarda vescovo di Como, come nativo 
di Valtellina, ottenne veramente la libertà, a' suoi anteces- 
sori negata, di visitare quella Valle, e vi si recò la prima 
volta nel 1589, ed eseguì la visita con zelo apostolico, e 
dato ordine alle relazioni staccate dei singoli visitatori, 
le rivestì di una forma latina, non vo' dire elegante, ma 
certamente linda e commendevole sotto ogni riguardo, 
come pur fece in seguito degli atti di visita delle chiese 
della città di Como e dei sobborghi, della pieve di Zezio 
e della Valcuvia, ch'eì minutamente visitò correndo Tanno 
del Signore 1592, Le unì poscia in un solo volume, 
perchè, così stillate, servissero quasi di manuale e di 
guida a' suoi successori nelle loro visite diocesane. E sua 
intenzione era di fare altrettanto delle relazioni staccate 
della visita eseguita nel 1591 nei paesi che formano l'at- 
tuale Canton Ticino, e nelle pievi di Fino, d'Uggiate e 
del lago, fatte nel 1593; ma costretto fin dal dicembre 
del 1594 a guardare il Ietto, poiché la grave età e le fatiche 
di tanti anni gli avevano ormai logorate le forze, e sor- 
preso da morte ai 5 gennaio del 1595, settantotteàimo anno 
di sua età^ dovette, suo malgrado, lasciar incompiuta 
l'opera sua. 

Non abbiamo quindi di elaborato dal Ninguarda se 
non quanto riguarda Como, la pieve di Zezio, la Val- 
cuvia, la Valtellina con Bormio* Del contado di Chiavenna 
non abbiamo relazione di sorta, sia perchè, impedito dalla 
morte, non visitasse punto quella Valle, sia perchè, in 
gran parte abitata da eretici, non gli venisse concesso. 

Delle restanti pievi della diocesi di Como non riman- 
gono che le relazioni dei singoli visitatori a ciò dele- 
gati dal vescovo, parte delle quali relazioni sono stese in 
un latino barbaro e spesso sgrammaticato, e parte in un 



— XXXII — 

rozzo italiano. Ed è qui, che per non presentare al pub- 
blico un'accozzaglia innumerevole ed uggiosa di minimi 
particolari, che punto non lo interessano, io ho dovuto 
specialmente affaticarmi nello scegliere, fra quella farra- 
gine di documenti, quanto o per un riguardo o per Taltro 
potesse avere una qualche importanza storico-artistica, 
accennando però con interpunzione quanto fu tralasciato, 
come inutile allo scopo prefissomi con questa pubblica- 
zione. Del resto ho riprodotto il testo con esattezza, 
conservando le varietà grafiche degli scrittori, ed anche 
gli errori materiali, riferendo sempre ad ogni modo la 
lezione genuina dei singoli codici. Ben è vero che la 
pessima grafia, le probabili omissioni e le conti*affazioni 
di parole e di frasi, dove per una punteggiatura al tutto 
illogica, irrazionale, capricciosa, e dove anche per lettere 
maiuscole e minuscole messe là a casaccio, senza veruna 
ragione al mondo, m' hanno fatto più volle venire sulla 
lingua qneìV accidenti manzoniano, e quasi cadere la penna 
di mano; ma superati colla pazienza gli ostacoli, potei 
finalmente condurre a compimento questo lavoro. La 
circostanza sovraccennata mi obbliga però ad alterare 
alquanto l'ordine razionale della disposizione delle parti, 
indicato dal Ninguarda nella sua prefazione generale 
all'opera, e che io avrei voluto seguire anche nella pub- 
blicazione del manoscritto, cioè di descrivere prima quelle 
parti della diocesi soggetta al re cattolico: la città, vo' 
dire, i sobborghi, le pievi di Fino, di Uggiate, la Val- 
cuvia e i paesi situati su l'una e su l'altra sponda del 
Lario, che insieme facevano parte ancora sullo scorcio 
del XVI secolo del ducato di Milano ; in secondo luogo 
la Valtellina, Poschiavo e la contea di Bormio che obbe- 
divano ai Reti, ossia alla Lega Grigia; e da ultimo quella 
parte che ora forma la dizione ticinese soggetta agli 
Svizzeri dei dodici Cantoni. Ma non essendo l'opera 



— xxxni — 



completa, dovetti rinunciare a tale 'divisione e distribuire 
l'opera in due parti: esporre nella prima quanto fu 
elaborato dal Ninguarda, nella seconda quanto ho raci- 
molato scorrendo le relazioni dei singoli visitatori da 
lui incaricati. 

Quanto al merito intrinseco di questi Atti di Visita, è 
certo ch'essi costituiscono un monumento insigne e con- 
tengono preziose notizie, la cui importanza e singolarità 
sapranno i pazienti lettori, dentro all' aridità che vi si 
contiene, spesso noiosa, dei particolari, che formavano 
l'oggetto primario delle visite del dotto prelato, acuta- 
mente discemere e rettamente pregiare, senza eh' io mi 
indugi troppo a cantarne le lodi. 

Basti il dire che esso codice è il primo documento 
ufficiale completo di fonte comasca che dello stato del clero 
e della diocesi nostra ci rimanga, ed è singolarissimo 
poi, e possiamo pur dire unico nella storia ecclesiastica 
del XVI secolo, per la quantità e qualità dei documenti 
che vi si raccolgono. Esso ci rammenta una per una 
le nostre chiese, dalla superba cattedrale all'umile cap- 
pelletla, i conventi, gli spedali, le variazioni che in pro- 
gresso di tempo, sì negli uni come negli altri, si verifi- 
carono, i provvedimenti presi per riparare a sconci, a 
disordini che qua e là si verificavano, i fatti ecclesiastici 
e spesso tali che interessavano ogni ordine di cittadini, 
e contiene minuti e precisi ragguagli (spesso non noti per 
altre fonti) sulla struttura e* architettura originaria delle 
nostre prime basiliche, le variazioni introdottevi col 
decorrer degli anni, gli ordinamenti sulle opere di bene- 
ficenza che esistevano per l'ampia diocesi, e tante e tante 
altre notizie che lungo troppo sarebbe l'enumerare. 

Né solamente ha importanza come documento di 
storia municipale ed ecclesiastica, ma, chi lo ricerchi con 
minuta diligenza, vi troverà campo opportuno ad altre 



— XXXIV — 

• 

fruttuose indagini d'erudizione e di statistica, dandosi 
in essa di ogni benché minimo villaggio lo stato preciso 
d'anime di quel tempo, e l'enorme quantità di nomi di 
persone che vi sono registrati, nomi quasi tutti di cui 
si onora la storia delle famiglie nostre patrizie e più 
illustri, non solo è fonte amplissima di studi genealogici, 
ma è guida luminosa e commento vivo alla storia dei fatti 
e delle istituzioni. Copiose poi sono le notizie sui popoli, 
sui luoghi della Gitlà e dei Comuni del contado comasco, 
le quali notizie, messe d'accordo con altre fonti, costi- 
tuiscono il documento più autentico e più autorevole 
per la determinazione e descrizione topografica, politica 
ed ecclesiastica del territorio comasco alla fine del se- 
colo XVI. Dai nomi poi di molti artefici cittadini che 
intervenivano a pubbliche adunanze e processioni, pos- 
siamo ricavare l'elenco e la nomenclatura delle molte e 
varie arti e mestieri che fin d'allora fiorivano rigoglio- 
samente in Como e nelle terre limitrofe. 

Il codice del Ninguarda, sebbene sia stato in parte 
usufruito dai nostri storici e cronicisti e dai descrittori 
delle nostre più antiqhe ed insigni basiliche, o col trarne 
in luce alcuni documenti, o col farne oggetto di studio 
per la nostra storia municipale, o collo stendere mono- 
grafie di villaggi, non è ancora conosciuto intimamente 
in ogni sua parte; e, in vero, considerato il suo contenuto 
così vario, la sua materia così sminuzzata e, in non pochi 
casi, una certa difficoltà di poter avere il manoscritto 
della parte elaborata, che mai non fu concesso esportare 
dagli archivi della Curia vescovile, ove è custodito, e la 
difficoltà di coordinare i singoli atti della parte non ela- 
borata, sparsi in molti e molti volumi di diffìcili scrit- 
ture, può tenersi per fermo che una piena conoscenza 
non se ne sarebbe avuta mai, se non fosse reso di 
pubblica ragione. Onde mi parve opportuno, e per Tim- 



— XXXV — 

portanza intima del libro, e per il poco studio che se 
n' è fatto finora, e quello maggiore che era da sperar- 
sene se il libro fosse mandato in luce e conosciuto in 
ogni suo minimo particolare, di por mano a questa pub- 
blicazione, già tanto sospirata dal compianto archeologo 
Vincenzo Barelli. 

Così escono in luce questi Atti di Visita del Nin- 
guarda trecento anni dopo che furono scritti; e questa 
messe, che giaceva, per così dire, inutile e negletta 
nell'archivio della Curia vescovile, sta ora per essere 
donata agli studj sereni della storia, nell'ordine e nello 
stato in cui la presento, cosa eh' io non potei compire 
senza una lunga ed ostinata fatica^ della quale non dirò 
altro, perchè non sembri ch'io voglia crescere con ciò 
il pregio di questo presente ch'io vi faccio, qualunque 
e3só sia. Ma siccome il Ninguarda non di tutte le nostre 
istituzioni e dei nostri monumenti si è curato di rintrac- 
ciarne sempre le più remote origini, non formando ciò 
l'oggetto primario della sua vi^ta, e siccome dopo tanti 
anni trascorsi negli edifici e monumenti nostri molte 
variazioni, non sempre sapienti, furono dalla mano del- 
l'uomo introdotte, per cui alcuni sono oggigiorno total- 
mente trasformati, ed altri, e ciò. per nostra vergogna, 
anche in tempi a noi vicinissimi, totalmente abbattuti dal 
martello e dal piccone distruttore, sì che andarono mise- 
ramente a far piena colte macerie con rabbia degna dei 
tempi d'Attila, trascinando seco tanti capolavori e sep- 
pellendo nell'oblìo il nome anco di artisti nostrali, e non 
degli infimi, che pur meritavano miglior fortuna; così 
non ho creduto opportuno di presentare il testo nudo e 
crudo, ma Y ho corredato di copiose note, tendenti sopra 
tutto a scoprire ciò che v'ha e vi aveva di più interes- 
sante sotto l'aspetto dell'arte e dell'archeologia nell'am- 
bito parrocchiale di ciascun paese. della nostra diocesi. 



— XXXVI — 

e nello stesso tempo cercai d'impiegare ogni diligenza 
per coordinare gli scritti del Ninguarda con documenti 
anterióri e con altri posteriori, onde questa visita risul- 
tasse la più completa illustrazione storico-artistica delle 
chiese e dei luoghi sacri di tutta l'antica diocesi di Como, 
dall'origine e propagazione del cristianesimo ai nostri 
giorni, e così servisse di fonte attendibile a chi volesse 
particolarmente occuparsi a fare la storia del proprio 
comune e parrocchia. 

Nel che mi sono valso largamente di tutti i docu- 
menti che ho potuto rintracciare negli archivi parrocchiali 
e comunali, delle visite de' nostri vescovi, cioè quella 
fatta da monsignor Bonomo, visitatore apostolico nel 1578, 
notevole per la completa enumerazione delle cose eccle- 
siastiche e per le sapienti prescrizioni emesse; quella 
di monsignor Volpi (1575-81), la più antica che posse- 
diamo, ma monca in moltissime parti; quelle dell'Ar- 
chinti (1594-1600-1614) e di Lazzaro Carafino (1631-40-59), 
pregevoli entrambe per le molteplici ordinazioni fatte 
e per la erezione di molte parrocchie; del Torriani 
(1668-78), del Ciceri (1681-90), del Bonesana (1697-1706), 
che danno una ricca collezione di documenti relativi ai 
beneficj, chiese, ecc.; dell' Olgiati (1718), del Cernuschi 
(1744), del Mugiasca (1768-76-85), che contengono impor- 
tanti notizie sullo stato del clero, delle chiese e delle 
confraternite; e finalmente quelle del Rovelli (1795), del 
Romano (1839), del Carsana (1878-79), e di alcune parti 
di quella eseguita da monsignor Andrea Ferrari (1892-93). 

Nella maggior parte dei paesi mi sono recato per- 
sonalmente, per accertare de visu le innovazioni intro- 
dotte nella architettura delle chiese e per visitarvi gU 
archivi, metodo che seguii sempre per quei luoghi dove 
venne a mia cognizione esistere qualche rarità artistica 
degna di speciale menzione in queste carte; molto anche 



— XXXVIl -*- 

ritrassi da manoscritti e da opere a stampa che sarebbe 
troppo lungo l'enumerare. Del resto alcuni, pochi a vero 
dire, mi furono cortesi di utili notizie, ai quali mi gode 
Tanimo di testimoniare la mia gratitudine, principalmente 
al nostro egregio socio canonico teologo Gio. Battista 
Gianero, per opera del quale mi fu aperto T archivio 
vescovile, al. che si deve in gran parte se il lavoro riusci 
meno imperfetto di quello che da me potevasi aspettare. 
Devo anche una parola di encomio al nostro segretario 
dottor Fossati, che mi fu largo di consigli e di opera; e di 
viva lode agli editori, che, con rara intelligenza, hanno 
saputo dare a questo lavoro tal forma che fa onore al loro 
ottimo stabilimento. A me poi riserbo l'intero carico delle 
inesattezze e delle lacune, che, non ostante il mio buon 
volere, sono rimaste in questo lavoro, e pur troppo non 
saranno poche; e senz'altro passo a parlare brevemente 
dei singoli codici, da cui io trascrissi questi Atti di Visita. 
Non è a mia cognizione che della parte degli Atti 
di Visita dal Ninguarda elaborata, si siano fatte altre 
trascrizioni oltre quella che si conserva nell'archivio della 
Curia vescovile, ed un'altra che è in casa Rovelli, più 
antica certamente della prima, ma ristretta alla sola città, 
sobborghi e pieve di Zezio. Forse quello che a. me è 
rimasto ignoto, altri potrà più felicemente rintracciare, 
ma parrebbe di no, e due cose ponno darci spiegazione 
di questo fatto negativo: una è .che esso codice era 
gelosamente custodito e non reso facilmente accessibile 
agli studiosi, principalmente laici; l'altra che, considerato 
quale una minuta descrizione di suppellettili, di addobbi 
e d'arredi di chiesa, non parve dapprima cosa da dover- 
sene dare molto pensiero, e avesse quindi un interesse 
assai scarso per la storia. Io eseguii la trascrizione della 
prima parte nel 1888 sul codice di casa Rovelli, assai 
sciupato dall'acqua, e in molte parti guasto e di diflìci* 



— XXXIII — 

lissima lettura, per le inondazioni a cui andò più volte 
soggetta quella biblioteca, situata a pian terreno della 
casa, che è nelle parti più basse della città. In seguito, 
avuta la possibilità di farne la collazione col codice vesco- 
vile, m'avvidi tosto, confrontandolo con quella parte che 
riguarda la Valcuvia, che il codice Rovelli era stato trac- 
ciato dalla stessa mano di quest'ultima, e mi convinsi 
facilmente ch'era più antico e forse l'originale su cui fu 
fatta la trascrizione di Como, Zezio e la Valtellina, che 
in caratteri più nitidi ed in buona calligrafia si conserva 
nella Curia vescovile. Come poi e quando quella parte 
sia pervenuta ai Rovelli non saprei certamente spiegare, 
se non col supporre, che esistendo già nell'archivio 
curiale un'altra trascrizione migliore, resa quella prima 
parte, se non inutile, certamente non necessaria, sia stata 
in progresso di tempo ai Rovelli ceduta. 

La trascrizione calligrafica dell'archivio della Curia 
fu eseguita da un certo Gio. Battista Schmidmario da 
Ratisbona, figlio di un Giovanni, scrivano e famigliare 
del vescovo Filippo Archinti, e di ciò ne sono venuto in 
chiaro, perchè nell'archivio della Mensa vescovile, da 
non confondersi con quello della Curia, rintracciai diversi 
volumi scritti dalla stessa mano e con identico carattere 
calligrafico, e, fra gli altri, un volume segnato N. 57, che 
contiene atti di ricognizioni feudali della Mensa episco- 
pale, sotto il vescovo Archinti, rogati nel 1596 da Giovanni 
Sala figlio di un Luigi, notaio della Curia di Como, il 
qual volume, in calce prima dell' indice, porta la seguente 
scritta: Ego Joannes Baptista Sehmidmarius Ratisbonensis 
fil. quon. D. Joannis tane temporis scriba et familiaris 
Perillmt et Rev.'^^ in Christo Patria et DD. Philippi 
Archinti Dei et Apliea Sedis gratia Episcopi Comensis et 
Comitis ete. supta Joannis Sala Notarij de eis rogati ex 
ordine et commissione proelibati Rev.^^ D. D, Episcopi etc. 



— XXXIX — 

proprijs ipsius sumptibus et expensis fideliter et diligiter 
de verbo ad verbum transeripsi et extraxi et in fiderà 
manu subseripsi. 

Il vescovo Lazzaro Carafino poi, veduta'!' importanza 
di questi Atti di Visita, li fece raccogliere in parecchi 
grossi volumi, dei quali il primo conteneva la visita di 
Como, Zezio, Fino, Uggiate e la Valcuvia; il Lago, la 
Valtellina con Bormio e Poschiavo ed il Canton Ticino 
dovevano formare altri volumi. 

In questi nostri tempi, se si eccettui la descrizione 
delle chiese di Como e Zezio e della Valtellina, che, come 
elaborato non poteva esser diviso, le altre parti furono 
sciolte in fascicoli separati, e ciascuna pieve fu posta in 
cartelletta contenente altri particolari di tempi posteriori; 
il che, se ofifre maggiore comodità di consulta, accresce 
però il pericolo che in parte vadano dispersi questi Atti, 
che, coordinati, presento ai cultori delle patrie memorie, 
certo che saranno aiutati dal pubblico favorevole suffragio, 
poiché, vivendo ì popoli in virtù della loro storia e delle 
loro tradizioni, nulla di ciò che riguarda il loro passato 
può essere indifferente. 



PARS PRIMA 



DESCRIPTIO ECCLESIARUM 

ClVITATIS COMENSIS ET SUBURBIORUM ET PLEBIS ZeZIJ, 

Vallis Cuvij, 
ValustellinìE et Burmiensis ET Valus Pusclavij 



J2acc. Star. — YoL n. 



De Ecclesiarum secularium, 

etiam collegiatarum, ac utriusque sexus 

monasteriorum, hospitalium, et 

auorumcumque piorum locorum clvitatis, et 

dloecesis comensis descriptione. 



PRiEFATIO 



F. Felicianus Ninguarda SacrsB Theologise Doctor, 
Dei et Apostolicffi Sedis gratia Episcopus Comensis, et 
Comes etc. Universo Clero Civitatis et DicBcesis nostrae 
Salutem in Domino sempiternam. Qui in alios imperium 
habent, et magnas administrationes gerunt^ id maxime 
spectare debent^ ut facilem quemdam modum sibi con- 
stituant quo recte officio suo fungi, et omnes muneris 
sui partes integre explere possint, non laborabimus 
exemplorum penuria si veterum tam sacras, quam pro- 
phanas historias et annales evolvemus, fuit enim apud 
sapientes et exercitatos imperiorum moderatores semper 
usitatum ut tam locorum distinctas et bene explicatas 
descrìptiones> quam hominum sibi subiectorum nume- 
rum, iura, magistratus, mores, affeclus et studia ad 
tabulas relata in promptu et quasi in animo ac memoria 



— 4 — 

haberent^ huiusmodi enìm adiumenta rerum gerendarum 
et instructiones ad bene tractandam rempublicam^ et 
negotia domi forisque preeclare agenda maxime perli- 
nebanty et succedentibus in administratione incredibilem 
facilitatem prasbebant. Ad eorum imitationem videmus 
Preelatos Ecclesiarum, quibus religionis splendor, et 
recta animarum procuratio curee fuit, idem in Ecclesia- 
stico regimine factitasse, atque Ecclesias fidei suee com- 
missas, loca in eis consistentia^ homines et id genus 
alia diligenter notasse, ut quando daretur occasio visi- 
tandi, et munus Episcopale exeroendi ad rem probe 
navandam paratiores essent, et posteris facilem viam, et 
provinciam minus laboriosam relinquerent. Quamobrem 
cum nobis contigerit huius Ecclesiae Comensis admini- 
stratio; quee habet dioecesim, et procurationem amplis- 
simam longitudine extensa ad centum et octuaginta 
miliaria et ultra, ac latitudine in diversos tractus ad 
multa milliaria undique proiecta, nec inter scripluras 
Archivij Episcopalis invenerimus integram descriptionem 
eorum, quee supra meminimus, ut offitio nostro oppor- 
tune satisfieret, ac nostris Successoribus maiorem com- 
moditatem atque hactenus fuit praestaremus, hoc maxime 
in Visitatione Episcopatus, quam nos ipsi obivimus, nuper 
studuimus et conati sumus efficere, ut omnia loca et Eccle- 
siee tam Civitatis, quam totius Dioecesis ad certam et 
exactam descriptionem seriemque referrentur. Cumque 
Dioecesis heec in tres distincta sit partes, quarum una 
RegisCatholici imperio paret, altera Helvetiorum dominatu 
tenetur, et tertia Rhetis subiecta est, aggrediemur prius 
Ecclesias, et loca in Civitate eiusque suburbijs postea 



— 5 — 

reliquam partem Ducatus Mediolanensis et extra^ tam 
versus Mediolanum, quam ad utramque ripam Larij 
lacus existentia; deinde accedemus ad regionem, quse 
sub Rhetis in vicinitate, et confinìjs Larij lacus posita 
est. Postremo reliqua omnia in iurisdictione Helvetiorum 
iacentia expediemus. Ubique vero is ordo servabitur, ut 
in Givi tate Calhedralis primum et alibi Plebanee descri- 
bantur, deinde singulse Parochiales, quee unicuiqùe sub- 
sunt, postea alice Ecclesiee omnes> tam utrìusque sexus 
regulares, quam seculares, hospitalia, oratoria, et qu8&- 
cumque piae fundationes, una cum locis, ubi consistunt, 
ìntervallis, numero animarum maxime communicantium 
et alijs id genus adiunctis ad integram perfectamque rem 
huiusmodi cognitionem pertinentibus, ut Episcopi, qui 
prò tempore fuerint, ob oculos habeant non solum loca 
et Ecclesias, sed animas etiam omnes suae iurìsdictioni, et 
curae commissas, quatenus prò rei exigentia ubique pro- 
videre, et subvenire offltiumque suum commode et uti- 
liler preestare valeant ad Dei gloriam, fidei Catholicee 
conserva tionem, et pietà tis Christianee incrementum. 

Datum in Palatio residentiae nostrae Episcopalis die 

mensis Anno Domini mdlxxxxij. 



Descriptio 
EccLESiARUM Secularium etiam Collegiatarum 

AC UTRIUSaUE SEXUS MoNASTERIORUM, HoSPITALIUM 

ET aUORUMCUMaUE PIORUM LOCORUM ClVITATIS 

COMENSIS ET SUBURBIORUM 



Ut q\ise de Ecclesijs Givitatis, et alijs huius Civitatis per 
eius suburbia etiam dispersis dicentur, commodius et expli- 
catius intelligantor, prius Oivitatem et suburbia describemus, 
quam Ecclesias attingamus* Huius Oivitatis, qu8B in longum 
proijcitur, et lacu alluitur ambitus miniare continet moenUs, 
et fossis utrinque ad lacum terminatis vallatus, habet circum 
suburbia, et hfec montes ad duos téli iactus. Ab una parte ad 
ripam lacus est portus, molum vocant, in quem recipiuntur 
nayeSy turri utrinque septus ad exubias inter turres catena 
extensa, et sub ea rastrum ligneum, noctu portum claudunt 
Ab altera parte, quasi direete opposita est porta turrea, qusa 
ab ampia turri adiacente nomen traxit, et Mediolanum ducit 
Ad dexteram portus est porta Salea, et ad levam portellum, 
sive porta arcis, nomine ab arce ducto, quse portam contingit ; 
distat utraque a portu ad duos téli iactus. Erant olim ali» 
du» port» ad dexteram a turrea porta teli iactu porta nova, 
qusB recta yergebat ad Hospitale maius et suburbium novum, 
unde via interior nomen adhuc retinet, ut via portae nov» dica- 
tur satis ampia, et longa .... ad levam inter turream portam 
et portellum ad medium fere erat porta S.^ Yitalis ita non- 
cupata, quod ad suburbium S.^ Yitalis tenderet, utraque ut 
parum necessaria, multis iam annis foit muro obstructa. Extra 



— 8 — 

portam Saleam est suburbium a porta nomen retinens, quod 
usque ad pontem torrentis Cos» pertingit, complectiturque 
alìquot sedes et Monasteria prope fossam sita. Ultra pontem 
est Yicus suburbium ad dimidium millìare protractum, do- 
mibus, Ecclesijs, ac Monasterijs frequens, in quo olim conse- 
derat nobilitas Gomensis, ut apparet adhuc ex multorum 
aedificiorum, et hortorum magnificentia, et amoenitate, Inter 
quse eminet in littore lacus Musseum nobile Joviorum monu- 
mentum, et in extremo suburbio ad ripam lacus Grumellum 
non ita pridem Thomae D'adae iam Vicedominorum ®des, et 
horti. Extra portam arcis, sive portellum, sunt plura subui'bia 
in primis ad sinistram teli iactu in littore lacus est Goloniola, 
sive suburbium S.ftì Augustini a Monasterio et Ecclesia eius 
ordinis ibi existente ita nominatum, ad dexteram vero subur- 
bium S.cti luliani prope montem, et versus fossam Civitatis 
suburbium S.cti Vitalis, paulo longius est vicinia S.^t» AgataB, 
et S.ctt Martini versus montem. Extra portam turream, est 
suburbium Mediolanum vergens, et a porta ipsa nomen trahens, 
ad cuius medium supra Gosam torrentem pons ante SS^ Bar- 
tholomsBi, unde nomen habet, et retro SanctaB Glarse Mona- 
sterio coniunctus est. Ad extremum suburbij est magna porta 
cum muro, qui in montem protrahitur, et extra portam supra 
coUem insigne Monasterium 8.°*^ Garpophori Ordinis Mona- 
chorum Haeremitarum observantium S.«ti Hieronymi. Ad me- 
dium fere suburbium hoc ad laevam est suburbium S.c*i Pro- 
thasij (^), et ad dexteram e regione portsB novse, quse iam clausa 
est, suburbium novum maioris Hospitalis, munifico opere con- 
spicuum, quod ad pontem Gosse torrentis prope Sanctum Abun- 
dium pertingit, et ultra pontem hunc est suburbium S.cti Abundij 
sparsum usque ad Vici suburbium. Ea vero est suburbiorum 
ratio, status et conditio, ut animarum par in eis fere sit 
numerus cum Givitate. 

Parochiales Ecclesiae Civitatis, ac suburbiorum sunt uni- 
vers© tredecim, intra moenia novem, et quatuor extra, quarum 
una in suburbio S.^^ Augustini, aliae tres in Vici suburbio con- 



(1) Il borgo di s. Rocco allora denominavasi di S. Pro taso. 



— 9 — 

sistunt, qnsB autem in Civitate sunt, partim ad suburbia etiam 
et alia loca remotiora extenduntur, ut explicabitur inferius (0. 
Descripta iam civitate, cum suburbijs coniunctis, et facta 
distributione parochiarum, veniemus iam ad singularum de- 
scriptiones, cum Ecclesijs, Monasterijs, et Hospitalibus in eis 
comprehensis, et prius qu© intra, et quae extra moBnia sunt 
postea describentur. Quia vero Ecclesia Cathedralis non solum 
Civitatis, ac dioecesis caput est, et curam animarum annexam 
habet, sed ita etiam inter celebres Itali© Ecclesias excellit («), 
ut infimo loco non sit connumeranda, opere pretium duximus 
eius descriptionem paulo diligentius prsemittere, tam quoad 
structuram, quam quoad alia. 

Summa ©des Civitatis Assumptioni Beat© Virginis Mari© bcol caihedraii». 
sacra p) intus et foris ex candido marmore constructa est, eius 
cella est quadrangularis in longitudine usque ad sacellum 
novum semirotundum sive tribuna, et sacraria, quibus sacellum 
ab utraque parte contingit, ulnas 133, et in latitudine 73 com- 
plectens, sacellum ipsum, in quo summum altare et chorus 
constituentur est longum 36 ulnas, et 30 latum, adeò quod 
universa longitudo a fronte usque ad posticum 169 ulnis con- 
tinetur, celi© sunt tres al© sive naves, quadruplicatis colum- 
narum ordinibus distinct©, mediana 34 ulnas lata est; latera- 
lium, qu© ad dextram 20, et 19 qu© ad l©vam, duo extremi 
columnarum ordines ex muris sive parietibus celi© pro- 
li) Tredici erano ai tempi di F. Ninguarda le parrocchie di Como, nove 
nella città e qaattro nei sobborghi; e solamente nel 1031 si cominciò a ridurle 
al numero presente. Brano in città: la Cattedrale o S. Maria Maggiore, S. Fedele, 
S. Donnino, S. Sisto, S. Giacomo, S. Benedetto, S. Eusebio, S. Nazzaro e S. Pro- 
vino. Fuori di città: S. Giorgio, S. Marco, S. Salvatore e S. Antonino, detta 
poi S. Agostino. 

(2) Ben dice il Ninguarda che la nostra Cattedrale si deve annoverare fra 
le prime chiese d' Italia. In fatti quesV insigne edificio, che sorge eminente 
sopra il livello dei fabbricati a levante della città, trae a so quasi a forza lo 
sguardo meravigliato di tutti i forastieri che s'avvicinano a Como ; monumento 
che noi abbiamo il vanto di possedere e di poter equiparare, senza tema che 
venga meno al confronto, a quegli altri sei o sette più augusti, i quali fanno 
tanta parte della gloria d' Italia. Chi fosse desideroso d* aver esatte notizie 
intomo alla sua origine, consulti le Storie di Como del Rovelli, del Monti e del 
Cantù, la Storia deUa Ctittedrale di Domenico Ceresola, la Selva del Ciceri, 
e finalmente le NotiMie stonohe della CattedrcbU del Barelli. 

(3) La presente Cattedrale, sacra air Assunzione della B. V. M., sorge nello 
stesso luogo occupato dall'antica, compiuta prima deiranno 1013, sotto il titolo 
di 8. Maria Maggiore, ed in tal anno dal vescovo Alberico dichiarata Cattedrale. 
La prima chiesa Cattedrale fu S: Carpoforo, poi S. Abondio, indi S. Fedele. 



— 10 — 

minent, alij duo mediani continent sex intercolumnia singuli, 
quorum extrema 17 ulnas ppocurrunt, csetera 23, quisque ordo 
septenario columnarum numero componitur, ut 28 column» 
sint universim quarum 16 prope chorum ex nigro marmore, 
alise omnes ex candido Constant, singularum columnarum 
peripheria circularis crassiciem ambiens, tredecim ulnis cumi 
dimidia perficitur, alse sive naves fornicata sunt, prsdterquam 
mediana prò eo spatio, quod 'ad attoUendum fastigium colu- 
menque, sive cupulam designatum est (0» completo sacello 
novo, quod singulari opere construitur et iam usque ad coronam 
perductum est, altitudo parietum sacelli novi 40 ulnas attingit, 
alai*um sive navium mediana alta est 57 ulnas, et laterales 30 (>)• 
Ad novi sacelli latera duo sacrarla extructa sunt ex candido 
marmerò, supra quse duo archivia disponuntur ad reponendas 
sacras vestes, preciosos ornatus, vasa argentea, reliqua templi 
clenodia, et omnes scripturas Ecclesise ac GapitulL 

Anterior pars sive facies huius Ecclesias ad forum versa 
ab imo tantum attoUitur ut summum verticem mediana 
navis 40 ulnis excedat, quarum 20 tympanum, sive fastigium 
obtinet, et totidem occupat pyramidis marmoreaB in mediano 
acroterio sive tympani supremo apice instar simulachri positad 
longitudo, cui impositus globus aereus deauratus dimldg modij 
capax est, fastigij extremis acroter^s sive angulis incumbunt 
dusB aliffi similes pyramides, paulo minores, totus frontis 
prospectus candidi marmoris nitore multa ornamentorum 
copia, ac trecentarum et amplius imaginum eleganti sculptura 
pulcherrimus est^ in lateribus et postico ambiunt templum 
antse marmorese ex marmoreis parietibus prominentes, et super 
antis pyramides marmoreae, quae et statuaa ac simulachra, certis 
et accommodatis locis dispositis, opus universum reddunt 



(1) La cupola fu poi eretta sa disegno deir abate Filippo lurara, messi- 
nese, architetto del duca di Savoia, ideato sul gusto cosi detto francese, e ten- 
dente al barocco. Si dio principio all^opera nel 1730, e si condusse a compimento 
nel 1744. Bra di forma circolare perfetta, in piena dissonanza colle tre cappelle ; 
ma visto r errore, si cercò di emendarlo, almeno esternamente, con successivo 
rivestimento. 

(8) Poniamo qui le dimensioni del tempio in metri: altezza della cupola» 
dal vertice della croce al pavimento, m. 75; massima lungezza m. 87; larghezza 
delle navate m. 86. 9, e compreso lo sfondo delle cappelle maggiori, m. 58. 



— 11 — 

TentLStissimum, pyramides omnes incisse, ac columnis, signis, 
et varia arte elaborata, turriti ac fastigiati sedificij insigne 
praBbent specimen, nihil tandem est circam quocumque oculos 
flectas quod non egregiam aspectus magnificentiam, et singu- 
larem operum splendorem referai In fronte ostia tria egregia, 
ac figuramm varietate affabre elaborata, quorum medianum 
alijs eminentius est, singulis alis intern» cellsB singula re- 
spondent, et in lateribus duo alia non dissimilia, alterum a 
dextra ad yiam arcis vergit, et a Iseva alterum ad PrsBtorium, 
cui annexa est turris quadrata cum quinque campanis a tempio 
versus forum Palatij Episcopalis 30 ulnis remota. Intra maius 
ostium frontis primas columnsB ad dexteram insistit vetus 
baptisterium ex candido marmore cum multis veteris testa- 
menti figuris apte incisis, et multi precij, ad Isevam adhseret 
interiori frontis parieti alìud baptisterium longe maius, ac 
preciosius octagona forma ex mixto marmore instar parij 
lapidis, habens circum columnas octo, et podium, sive can- 
cellos, cum columellis, ac balaustris preciosi marmoris, cui 
ad completam perfectionem tantum deest vas baptisterij, quod 
fiet reliquo operi congruens (*). 

In hac Gathedrali Ecclesia supra summum altare consistit 
insigne tabemaculum deauratum, ac figuris, et alijs ornamentis 
decoratum, in quo Sacrosancta Eucharistia pixidi ai'gentesB 
deaurat8B introclusa honorificentissime asservatur (s). 



(1) Sol fianco sinistro entrando sorge un nobile tempietto sostenuto da 
otto colonne, che forma il battistero, con proporzioni così armonicbe, di gusto 
cosi elegante, che fìi da alcuno stimato disegno di Bramante, lì Barelli, tratto 
in inganno dal Ciceri, che cita a proposito la visita pastorale dell* Archinto, 
scrive che lo si stava costruendo soltanto nel 1506. Ma la sua asserzione è con- 
traddetta da questa descrisione del Ninguarda, daUa quale si vede che il tem- 
pietto era già compiuto prima del 159S, epoca di questa visita pastorale, non 
mancandovi altro che la vasca di marmo, che servir doveva di fonte battesimale ; 
la quale pare non sia stata fatta di nuovo in seguito, ma si sia adoperata quella 
di forma ettagona più antica e che servir doveva già al vecchio battistero che 
sorgeva dal lato opposto, vi si ammirano bassorilievi rappresentanti la vita 
di 8. Giovanni Battista, e più sotto i quattro massimi Dottori della Chiesa ed 
i simboli dei quattro Evangelisti. Sembra lavoro del secolo XIV. 

(8) Il presente altare maggiore fu fatto venire da Roma nel 17388 già lavo- 
rato. È di gusto barocco, ma costrutto dei più belli alabastri, di marmi i più 
preziosi, quali sono 1* africano, il verde e il giallo antichi, e frastagliato di 
bromi dorati a comici, a festoni di fiori e foglie, condotti con grazia e con 
squisita diligenza. La portina del tabernacolo è formata di un bel mosaico di 
pietra dUM. Dietro il medesimo altare vedesi una piccola ancona di marmo 



— 12 — 

Sunt prsBterea alia duodecim aitarla, sex in Epistolae, 
quinque in Evangeiy lateribus, et unum primse columnse me- 
diani ordinis versus portam maiorem annexum. 

Extra chorum ad dextram est altare divis Ioannì Baptl- 
stse, et Nicolao dicatum, et 60 libris annuis dotatum, quse ab 
Hospitali Mediolanensi misericordi» penduntur, et a Capi- 
tulo prò celebratione missarum dispensantur, alter tltulus 
S.<^ti Nicolai possidetur a Nicolao Ghezzio, cum onere missse 
bebdomadalìs (^), 

In eodem latore sequitur altare SS.™i Cruciflxi, cum pul- 
cherrima icone deaurata, in cuius medio Crucifixus, et can- 
cellis circum marmoreis ex mixto lapide, titularis Baldasai* 
Ripa, cum onere missse quotidiana, et dimidiae mercedis 
sacerdoti cantanti missam conventualem summo altari, est 
pingue beneficium, et iuspatronatus familiad Riparum ex fun- 
datione, ac dotatione. Erecta etiam est confraternitas Sanctis- 
simi Gorporis Christì, quse non solum huius altaris cultum 
debite procurat, sed etiam sex lampades accensas coram 
SS.mo Sacramento in summo altari asservato diligenter 
custodit («). 



rappresentante la Vergine col Bambino fra mezzo a due colonnette che pop:- 
giano sopra figure d'uomini accosciati, di che si trovano molti esempi nelle 
falìbriche del xni e XIV secolo. La scultura ò anteriore al 1319. 

(1) Questo altare, già prima dedicato a S. Giovanni Battista, ora alla B. V. 
Addolorata, ha un gruppo, a tutto rilievo, di Tomaso Rodar!. Se si avverte che 
il lavoro ò del 1498, quando cioè la scultura, dopo il suo risorgimento, non 
aveva per anco raggiunta tutta la sua perfezione, parrà degno di pregio non 
volgare, specialmente per la naturale espressione degli affetti : meritano assai 
lode gli ornamenti. Al fianchi e più in alto ò il monumento di Zanino Cigalino, 
medico, figlio di Francesco, posto neir anno 156S. Avvi pure, sopra la mensa 
dell'altare, un'iscrizione, da cui si ricava che detto altare fìi fatto erigere da 
Francesco Bossi, vescovo di Como, e che Tomaso Bossi, nipote ed erede di 
lui, dedicò poscia questo altare a S. Giovanni Battista, e fé dono all' Ospitale, 
detto CMa deUa MUeriGordia in Milano, di alcuni possedimenti, coi frutti dei 
quali i sopraintendenti di detta Casa dovessero ogni anno contribuire L. 04 al 
sacerdote celebrante; ed in fine che Battista Bossi, arciprete della Cattedrale, 
fece erigere a proprie spese il gruppo a tutto rilievo dell'Addolorata dal Rodar! 
ai 85 marzo 1488. Nel 1885 di fianco al monumento di Zanino Cigalino fu collo- 
cato il busto di Pio IX, opera lodata dello scultore Giuseppe Bajer, con una 
breve iscrizione aUa base. 

CB) L'altare del Crocifisso fu in seguito rimosso da questo luogo e traspor- 
tato nella cappella laterale al coro, a lato della sacristia dei canonici. Fu questa 
cappella condotta a termine nel 1005. Un canonico Carcano vi concorse col- 
l'offerta di mille talleri di Francia; ed un altro canonico, G. B. Benzi, fece 
dorare a proprie spese gli stucchi della vOlta e la gloria del Redentore. 



— 13 — 

Proxime est altare Ss^ Petri, iuspatronatus familiae 
Pìgoziorum, titularis Baptista Sansonius cum onere misssB 
quoiidianaB (<). 

Praeterito ostio laterali ab eadem parte est altare S.c*» Ste- 
phani, cum duobus tìtulis, quorum alter pertinet ad familiam 
Muraltorum, titularis Stephanus Muraltus, cum onere hebdoma- 
dali duarum missarum ferialium, alter spectat ad familiam 
Appianorum, titularis Gaspar Olgiatus cum onere hebdomadali 
trium missarum ferialium (s). 

Non longe est altare Sanctae Marisa et S.cti Hieronymi, 
tiiulus S.<^te Marise, est iuspatronatus Raimondorum, titularis 
Pranciscus Raimondus Can.cua huius Cathedralis, cum onere 
hebdomadali duarum missarum ferialium, titularis S.^^ Hiero- 
nymi est Aloysius lovius Can.cus CoUegiatee ad S.^^^'^ Pidelem, 
cum onere missas quotidiansB (')• 

Extra eundem chorum ad lasvam est sacellum cum tribus 
titulis S.C*» Luciae, S.cti Stephani Prothomartyris, et S.c*» Vin- 
centij Martyris, titularis S.c*® Luci» lulius Turrianus legum 
Doctor, et Can.cu8 huius Cathedralis cum onere miss» quoti- 
dianae, titularis S.<^** Stephani Ulpianus Vulpius I. U. D. (*) cum 
onere hebdomadali duarum missarum ferijs secunda, et quarta, 



(1) L*altare di S. Pietro fu pure rimosso, come quello del Crocefisso già 
sopra meniionato, e invece di questi due venne eretto l'altare di S. Giuseppe, 
opera recente di Pompeo Marchesi. Più sotto vi ha un sarcofago antico, appar- 
tenente aUa famiglia Lucini, ma senza iscrizione ; in alto vedeai Turna di Bene- 
detto Oiovio, postavi da Giulio vescovo di Nocera e dai fratelli di quest'ultimo 
alla memoria dell'ottimo genitore Tanno 1550. Fiancheggiano questo altare 
due grandi quadri, la Natività del Luino e io Sposalizio di Gaudenzio Ferrari, 
dipinti di grande pregio. 

(8) Ora questo altare ò dedicato a Santa Apollonia. L'ancona di marmo e 
i bassorilievi sono opera del Rodari. Ai lati di esso vennero collocati i busti 
di due benemeriti concittadini di santa memoria, cioè di Innocenzo XI papa 
Odescalchi, e del vescovo Carlo Rovelli. 

(3) Ora questo altare è dedicato alla B. V. delle Grazie. L'ancona di questo 
altare fti dipinta a fresco, secondo il Barelli, nel 1507, ma più veramente, se- 
condo il Monti, nel 1508, poiché questa data si rileva dallo stesso dipinto, opera 
di Andrea de Passeris, pittore nativo di Torno e noto per altre sue opere a 
Tomo, a Brunate ed a Briennd. Questa pittura però ha poca espressione, 
e, massime le dorature dei nimbi e dei vestiti, tolgono grazia e bellezza al 
resto deir opera. 

(4) Yolpiano Volpi» canonico e titolare dell'altare di S. Stefano protomartire 
nella nostra Cattedrale, nacque in Como ai 28 di giugno dell'anno 1560 da Defen- 
dente, frateUo di Gian Antonio vicario generale del vescovo Bernardino della 
Croce e suo successore nell' episcopato, e da Lucrezia Ponza. Fu egli molto 
amico di Paolo Giovio il giovane. Canonico prima della nostra Cattedrale, poi 



— 14 — 

titulus S.cti Vincentij habet annexum onus miss» cantai», et 
primarum vesperarum eius die festo intervenientibus cum 
linea veste, uno solido in singulos distributo, et qui in digni- 
tate sunt duobus. 

Proxime est altare pluribus Sanctis dicatum, titularis 
Sanctorum Andre» ac Thom» Paravicinus Paravicini decre- 
torum Doctor Can.c«8 CoUegiat» ad S-ctom Fidelem, cum onere 
miss» quotidian», titularis S.ct» Mari» Magdalen» Fran.c«» 
Rusca, cum onere hebdomadali quatuor missarum, die domi- 
nico, ferìjs tertia, et quarta, et sabbatho, titularis iteratus 
S.cti Thom» Pran.cu8 Peregrinus cum dispensatione Apostolica, 
et onere hebdomadali duarum missarum die dominico et 
sabbatho (0* 

Sequitur aliud altare pluribus Sanctis dicatum, titularis 
Sanctorum Abundij, Luci», Geminiani ac Santiss."*» Trinitatis 
Martius Raimondus Parochus ad Sanctum lacobum, cum onere 
miss» quotidian», asserit se nimis gravatum pr» tenuitate 
redditus, titularis S^^^i Bernardini confessoris lacobus Perlasca 
cum onere hebdomadali trium missarum ferialìum, titularis 
S.cti Benedicti Pran,<^'i8 Gaggius Pontanus cum onere duarum 
missarum hebdomadalium, quamvis iam una tantum missa per 
hebdomadam celebretur, iste titulus est iuspatronatus magni- 
fic» Communitatis (2). 



referendario di segnatura; arciYescovo di Chieti, nel 1619 Paolo V lo dichiarò 
anche vescovo di Novara. Rinunciò nel 1622 il vescovado di Novara al nipote 
Oian Pietro, e si recò a Roma ; sostenne varie legazioni e nuaciature, e sarebbe 
stato assunto al cardinalato se la morte non l'avesse colpito nel 1629. 

(1) Questi altari tutti Airone in progresso di tempo rimossi, ed ora invece 
si hanno nella cappella del coro, a lato della sagristia dei mansionari, com- 
piuta nel 1642 (ove è degna di considerazione la vòlta dipinta dal Morazzone, 
la morte di S. Abondio, quadro a olio del medesimo) l'altare della B. V., che 
si compi neiranno 1686, maestoso nel suo genere, non si può negare, ma dì 
stile barocco che fa a zuffa coir architettura della cappella. E subito in seguito 
r altare di S. Girolamo, la di cui ancona ò una delle più stimabili pitture ad 
olio del Lttlno, condotta con tale finitezza di gusto e con tanta perfezione 
che non si può desiderare di meglio . Bellissime fra tutte le figure appaiono in 
esso la B. V. col Bambino e un angelo a' suoi piedi, così divinamente tratteg- 
giato, che dal pennello dello stesso Leonardo non sanasi potuto aspettare cosa 
più squisita. Merita di essere considerato, ai fianchi di detto altare, il gruppo 
colossale di S. Isidoro, in marmo di Carrara , venutoci da Roma, opera del Ber- 
nini, o certo della sua scuola. 

(2) Ora è detto unicamente di 3. Abondio, ed è formato di un* ancona di 
legno dorato, in cui si scorge la statua del Santo iii mezzo, ed air ingiro la 
sua vita in varie medaglie a bassorilievo ; ed è opera della prima metà del 



- 15 - 

Prope ostium laterale est altare S.^^ Bartholomsei, titu- 
larìs Io. Baptista Sala cum onere quatuor missarum hebdo- 
madalinm {*). 

Infira ostium praedictum est altare B.<^^ Antonij Patarini 
cum proventu annuo xxxxviij librarum imperialium, quae 
solvuntur ab hseredibus quondam Pauli Paravicini, et a Vicario 
generali prò tempore existente sacerdoti missas ibidem cele- 
branti dispensantur. 

Non longe sequitur altare Sanctissim® Conceptionis, et 
S.<^ Ambrosij, titularis Sancii^» Gonceptionis Paulus Magius 
cum onere miss» quotidiana, redditus annuus est xiiij duca- 
toram Gameraa, titulus S.<^^ AmbrosiJ non est dotatus (>). 

Ex quibus colligi potest, in hac Ecclesia Gathedrali, quo- 
tidie ex incumbente onere celebrar! circiter xij missas prroter 
alias, quse voluntarie a diversis tam Ganonicis, quam aliis 
dicuntur. 



seicento. Ai lati di questo altare stanno due grandi quadri a tempra: Tuno, di 
Gaudenzio Ferrari, rappresenta la foga in Egitto ; Faltro, di Bernardino Luino, 
raffigura Tadorazione dei Magi, dipinti di grande pregio. Segue il sarco- 
fago di marmo bianco del vescovo Bonifacio da Modena, morto r anno 1851, 
giureconsulto di merito a' suoi tempi. La cappella di 8. Oeminiano, fatta eri- 
gere da Bonifacio a proprie spese, in un col monumento esisteva neir an- 
tica chiesa di S. Maria Maggiore. Non riferisco qui r iscrizione che è sul sar- 
cofago, perchè di già pubblicata dal Barelli, ma bene darò un^altra iscrìKione 
che esisteva sull*antico palazzo episcopale di Lugano, scritta in caratteri lon- 
gobardi, dalla quale risulta essere stato fondatore di quel palazzo Bonifacio; 
non so che sia stata finora pubblicata da alcuno; la rinvenni riportata in un 
antico codice ms. Essa dice così : 

MCCCXLVI. Dnus. Bonifac(U9. db. Mutina. Epus. 

CnlfARUM. LUMBN. UTRIUSQ. lURIS. FBGIT. CONSTRUI. PA- 
LATIUM. LATOM. EX. PARTB. ANTERIORI. LXII. BRACHUS. 

CUM. BocLBsiA. Beati. Oeminiani. et. cum. muris. 
nsQ. in. lagum. similitbr. latis. LXII. brachijs. ad ' 
honorem. Dei. Gumanab. Bcclbsiae. et bonorum. 

HOMINUM. 

Segue in alto U mausoleo del conte Oio. Paolo della Torre di Rezzonico 
medico, coi due bellissimi puttini del Morazzone ; vien poscia la portina late- 
rale che mette alla via ora Maestri Comacini. 

(1) L*altare di S. Bartolomeo, vicino alla porta laterale, fu rimosso. 

^ L^altare di 8. Antonio da Padova ora è dedicato a S. Lucia. È pres- 
soché sulla stessa forma del seguente altare (ora soppresso) di S. Ambrogio, 
che si vede ancora appena entrando a destra, con ancona di marmo, di ignoto 
autore, rappresentante vart Santi in bassorilievo, e che porta la data del 1477; 
ma r altare di S. Lucia è più alto e più diligentemente condotto, opera di To- 
maso Rodari. L'altare è fiancheggiato da due quadri a tempra, un S. Cristo- 
foro e un S. Sebastiano, dal Ciceri attribuiti al Luino, ma più probabilmente 
opera di qualche suo discepolo. Fra questi duo altari venne collocato il mo- 
numento eretto al cardinale Tolomeo Gallio neir anno 1801. 



-- 16 - 

Intra portam maiorem frontis ad dexteram est altare 
Beatiss.^^^ Yirginis secund» column» annexum, summaB devo- 
tionis et cultus, quod quia templum impedit de mandato 
Rev.o^i D.ai Episcopi, ad aliud altare parieti proximum 
transferetur (4). 

In hoc tempio Cathedrali prseter dignitatem maiorem 
Episcopalem, sunt alisB tres minores Archidiaconatus, Archi- 
presbyteratus, ac Prsepositatus, cum alijs decem et septem 
Canonicatibus simplìcibus, ita ut universi sint viginti Canoni- 
catus, quorum decem Presbyteratum, quinque Diaconatum, 
et reliqui Subdiaconatum annexos habeant. 

In hac ipsa aede Cathedrali deposita sunt m{n{scripta) 
corpora sacra, et reliquise. 

Post summum altare in arca marmoi*ea eleganti, quatuor 
columnis itidem marmoreis, et politis substrata asservantur 
corpora SS.or^i^i Martyrum Prothi et lacinthi aliata ex Urbe, 
et inspecta dum prsedecessor noster viveret, capita et carnibus 
in cinerem versis, omnia tamen ossa cernebantur. 

In eodem altari e marmore candido Sanctorum simu- 
lachris, et imaginibus affabre sculpto condita sunt corpora 
SS.arum virginum LiberatsB et Faustinse, quarum historia una 
cum translatione praedictorum corporum SS.or^°* Martyrum 
Prothi et lacinthi in Breviario nostrae Ecclesiae sub die 
xiij Maij his verbis recensetur: 

SS.or^m Prothi et Jacinthi corpora post eorum passionem 
Romae tradita sepoltur» Luitprandus Longobardorum Rex 
Gomum delata in sede D. Garpophori coUocavit. Quse fervente 
inter Gives bello Guido Episcopus Gomensis inde transtulit in 
urbem ad Ecclesiam Cathedralem, et in crypta subterranea 
eiusdem templi venerabundus condidit. HaBC postmodum in 
decentiorem locum cum Leo Rambertengus Gomensis Epi- 
scopus transferenda suscepisset, convocato Clero et frequen- 
tissimo populo aqua quasi linteis cooperta reperit, quae una 
cum SS.arum Liberat38 et Faustinse Virginum corporibus in 
superiorem locum deducente tota Givitate in arca mar^ 



(1) Questo altare in seguito fu tolto. 



— 17 — 

morea ad altare maximum honoriflcentissime reposuft anno 
D.«" Mcccxvy (*).. 

QuaB translatio ad perpetuam rei memoriam altaris mar- 
more a tergo incisa his verbis legitur : 

Mcccxvij. In Ecclesia malori Gumana, prsesentibus ibi 
RR. Patribus Dominis Pratre Leone de Lambertengis Episcopo 
Cumano, Fratre lacobo de Subripa Episcopo Tartarorum, et 
Geòrgie Episcopo Epiphaniensi, nec non Dominis Valeriane 
Rusca Archidiacono, GuflTredo de Pigotijs Archipresbytero, 
Thomasio de Graecis, Francisco de Parede, lacobo de Parma, et 
Conrado de Lambertengis Presbyteris; Manfrine de Pergamo 
et Guflfredo Carnegrassis Diaconibus ; Ioanne de Regio, et 
lacobo de Argenio Subdiaconibus, Mussone et losepho de La- 
Yizarijs, Princivallo de Lucine, et Bartholqmeo de Monte- 
cucho, et Francischino de Burris, Petrezano de Mutina, Gua- 
sparo de Montenio, et Rainerio de Vercellis, omnibus Oano- 
nìcis Cumanis, duabus prtebendis vacanti bus, et tote Clero 
Cumanse dioecesis, et immenso populo non solum Civitatis 
Cumarum, et districtus, sed etiam aliarum vicinarum Civi- 
tatum, translata fuerunt corpora Sanctorum Martyrum Proti 
et Iacinti, et Sanctarum Virginum Liberatae et Faustinse, 
quarum Virginum corpora requiescunt in hoc altari. Eodem 
anno praefatus D. Valerianus Rusca Archidiaconus Cumarum 
fecit fieri hoc opus altaris suis propriis expensis Archidia- 
conatus sui anno primo («). 



(1) Bcrive il Barelli, in Notizie della Cattedrale, pag. 83, che « neiranno 1317 
il vescovo Leone Lambertenghi con due altri vescovi e gran seguito di 
clero e popolo fece la solenne traslazione dalla chiesa di S. Carpoforo, ove 
riposavano, dei corpi dei SS. Proto e Giacinto, e li collocò sotto r aitar mag- 
giore delPantica chiesa ♦ Cattedrale di S. Maria Maggiore. Ciò non è veramente 
esatto, poiché, come si vede da questa relazione del Ninguarda, .la traslazione 
in città dei SS. Corpi aveva avuto luogo sotto il vescovo Guido Grimoldi, il 
campione della guerra decenne, il quale li aveva riposti in una cripta sotter- 
ranea nella antica Cattedrale ; Leone Lamhertenghi poi li collocò sotto Taltar 
maggiore della antica chiesa nel 1317, ove già Tanno prima erano stati scoperti 
e riconosciuti i corpi delle SS. vergini Liberata e Faustina. 

(S) Questa iscrizione fu pubblicata con molte varianti dal Barelli. 

Raeo, Stor. - VoL II. 8 



— 18 — 

In altari S.^^ Abundij repositum est os ex braohio ipsius, 
et ali» reliqui» complures, celebrantur ad hoc altare eiuB 
Sacra honorifice 2^* die Aprilia. 

E regione iam dicti aitarla est altare Orucifixii in quo 
corpora dimidiata 88.0^°^ Rubiani, et Adalberti, cum capite 
unius in arca insigni mixti et elaborali marmoris, constitata 
Bunt diligenti inscriptione addita (0. 

In sacrai'io est arca portatilis a nostro prsddecessore 
argenteis laminis pulchre decorata, in qua collocata sunt 
diversa reliquia sacras; addita quibusque propria inscriptione. 
Solet hsBc arca a clero aiiquando circumferri solemni appa- 
ratui maxime in supplicationibus rogationum, magno populi 
concursu ac piotate, et per annum etiam in Ecclesia quan- 
doque exponi, et a Ganonicis Letania cantari singulari pepali 
frequentia ac deyotione ad implorandam a Dee serenitatem, vel 
pluviam prò rei ac frugum exigentia, qua in re mirabiles 
ssspe visi sunt effectus, et quantum apud Deum possit ima 
Sanctorum intercessio. 

In eodem sacrario in quadam arcula continentur et ali» 
reliqui» sacrsd inscriptae. 

Item in alia arcula divora» ali» sino ulla inscriptione. 

Et asservantur omnes sub multis clavibus et diligenti 
custodia. 

In eadem Ecclesia est crux magna argentea multi yaloris, 
sexcandelabra, lampas ad altare Div» Yirginis, duo thuribula, 
ampuU» et alia vasa ad sacrorum usus diservientia omnia 
argentea. Sunt etiam preciosi ornatus quamplurimi auro et 
argento contexti, item holoserici ac serici magno numero, ut 
in inventario per nos confecto perspici potest 

8upra chorum a latore Evangelij sunt organa. Et ad 
singulas portas Ecclesi» fontes marmorei aqu» benedict», 



<1) L* iscrizione era la seguente: 

Sanctorum Corporum adblbbrti bt Nubiani 

BPISOOPORUM COIIBNSIUM 

Pars altbra 

Ab Bcolbsia 8. Abundij bug translata 

ANNO M. D. L. XXXX. 

DiB PRIMO MBNSIS IULIJ 

Cblbbbrrima Supplioationb. 



— 19 — 

nec non commodis locis confessionalia disposita, inter quse 
summi p(Bnitentiai*jJ magnitudine et ornata pradcellit. 

Similiter haec Cathedralis Ecclesia sub sua cura quandam 
particulam Givitatis habet, cui ad dexteram finìtimse sunt 
duae parochiaB ad S.ctuin pidelem et ad S.^to» Benedictum, et 
ad Isdvam alisB du» ad S.^^*^"* lacobum et ad S.ctum provinum, 
et in fronte aliae duaB ad S-ctom Nazarium et ad S.^'*'"'^ Euse- 
bium, continet universa, excepta arce, quae in hac etiam 
parochia est, focos 125 animas 684 communicantes 460. Rector 
perpetuus huius parochiae est Archipresbiter eiusdem Ga* 
thedralis. 

Extra aedem Gathedralem ad dexteram interiecta tantum ^p^^^f • stepham 
via publica est sedes sacra Divo Stephano Prothomartyri 
cum tribus altaribus, in qua sepeliuntur defuncti huius pa- 
rochiae, est etiam in ea Gonfraternitas sub eiusdem Sancti 
patrocinio erecta. Baptisterium parochiale est in Cathedrali 
Ecclesia, ubi et Sacra Olea, libri baptizatorum, matrimoniorum, 
ac defunctorum asservantur, et parochianis non solum paschali, 
sed alijs quoque temporibus, quando res exigit, Gonfessionis 
et Sacrae Eucharisti» Sacramenta administrantur ab Archi- 
presbytero, vel eius vicesgerente in altari Sanctae Luciee, in 
quo ad eum usum est tabernaculum deauratum, cum pixide 
argentea deaurata ad reponendum SS.°^^°» Eucharisti» Sa- 
cramentum (i). 

Prope hoc templum S.^^^ Stephani ad dextram est ampia 
domus cum atrio pertinens ad fabricam summse ssdis, in qua 
babitant, et scalpunt caementarij et lapicidse, sub cura di- 
rectione et imperio quatuor optimatum Givitatis qui fabricae 
prsdfecti sunt. 

Hanc domum contingit Mons pietatis ab eisdem fabricae 
praefectis administratus. 

Ubi praetereundum non est in ^s aedibus fabricae, ac 



(1) Esisteva ancora questa chiesa nel (principio del presente secolo ; era 
membro della Cattedrale, da cui si trasferiva il Capitolo dei canonici in pro- 
cessione a solennizzare la festa di S. Stefano, il giorno della sua Invenzione. 
Del tre altari il maggiore era dedicato al Santo protomartire, gli altri due 
laterali, runo a S. Lucia e P altro a S. Brigida, che era in molta venerazione 
presso i comaschi. Serviva anche di coro iemale per i RR. Canonici. 



- 20 - 

Montis pietatis, et locis adiaoentibos fuisse olim domos per- 
tinentes ad diversos Oanonicatus Gathedralis maxime ad 
Archidiaconatum, atque Archipresbyteratum, quae pregressa 
temporis per negligentiam et incuriam partim corruùnt, 
partim alienat» sunt, partimque locate cum pacto melìora- 
mentorum ex quibus adhuc pauci quidam annui redditus 
percipiuntur, »des tamen spectantes ad Archiprósbyteratum 
adhuc extant et iam inhabitatae a Prseposito. 

Extra eandem Cathedralem ad Isdvatn prope carceres publi- 
cos prsstorij extructum est recens sacellum, cum fenestra can- 
cellis ferreis munita versus carceres in quo sub custodia detentis 
missdd celebrari possint^nondum tamen est integre perfectum (0* 
Booi. 8. pideiifc 2.da Ecclesia parochialis est ad S.ct'"» Fidelem posita in 
medio Oivitatis, et ad dextram summ» SBdis non procul ab ea, 
quam licet plerique existiment a Ghristianis extructam, propter 
sculpturas, qusB prò foribus Danielem constitutum in lacu 
leonum, et Abachuc ab Angelo per cr ines delatum exprimere vi- 
dentur (<), est tamen communior opinio, ante Ghristi adventum 
fuisse ffidiflcatam et dijs gentium consecratam, ut structura 
ipsa ad morem veterum adaptata et aitarla post adiuncta^ 
qusB reliquis ffidificijs partibus non respondent et conveniunt, 
facere fidem videntur (s). 



(I) Tale cappeUetta, come altre, ta levata, d' ordine govematiTO, intorno 
al mi. 

(8) Il BarelU, a proposito di tali sculture ai lati della porta orientale 
a sinistra, si esprime cosi : « Non deve passare inosservato un bassorilievo in 
marmo bianco posto al suo lato sinistro. Rappresenta un personaggio in tonaca, 
cinta la testa deU*aureola, seduto sopra una cattedra o trono elegante con la 
destra alzata in atto di benedire e colla manca ripiegata sul petto ; sopra Tarco 
della cattedra, dall'una parte sta un angelo e dall'altra un uomo con veste suc- 
cinta ai flanclii. Si crede (e credevasi ancbe ai tempi del vescovo Ninguarda, 
che ne fa cenno) ravvisarvi la storia di Daniello nel lago dei leoni ; ma dove 
sono 1 leoni o Taltre fiere f A noi sembra invece di scorgere nel personaggio 
un Santo, torse il Patrono della Diocesi, o meglio un Salvatore, che in tale 
attitudine appunto veniva rappresentato negli antichi mosaici o bassorilievi, e 
nella figura d* uomo un divoto che reca la sua offerta, a cui Tangelo, in segno 
di protezione, tiene la destra sul capo ed addita colla manca il Patrono od il 
Salvatore che sia. » Ma, con buona pace del venerato can. Barelli, le figure, per 
quanto guaste dal tempo, lasciano vedere chiaramente che Tangelo ha nel pugno 
una ciocca di capelli di Abacuc, e che il Daniele è in mezzo a tre leoni, di 
cui si scorgono le teste e le zampe in modo indubitabile. 

(3) I nostri storici infatti stimano che ove ora è rinsigne basilica dedicata 
a S. Fedele, o ivi presso, sorgesse anticamente un tempio a Giove, (v. M. Monti : 
Storia di Como, lib. IH). 



— 21 — 

Fuit aliquando extrinsecus ambita libero, iam vero SDdificijs 
a duabus partibus occupata, etiam aedes parochiales ad Prse- 
positi usus in ingressa ad dexteram contiguas habet 

Sunt intus multsd cellse duplicato ordine, et fornicibus 
interiectis, superioi^es cocleis duabus ad dextram, ac totidem ad 
sinistram, et usque ad tectum circum circa ascenditur, figura 
interior refert formam crucis sive corporis humani extensis bra- 
chijs, et duabus columnarum, sive pilarum alis in longum de- 
currentibus in tres partes sive naves, ut vocant, segregatur, 
supra medium fastigium quatuor antis impositum sublime attol- 
litur solum taxilato olim opere, iam vero communi lapide, 
stratum altius esse elevatum ex stylobatis et spiris columna- 
rum sive antarum humi depressis perspici potest, exterior 
templi speties ex quadrato lapide et polito constituta est Erat 
Ecclesia hsec initio dicata 3«<^^ Eufemise Yirgini et Martiri, 
cuius titulum adhuc retinet summum altare, deinde corpore 
S.CU Fidelis, qui temporibus Maximiani Imperatoris passus 
est prope ripam Larij lacus ad ClavensB oras, ubi amnis Abdua 
paulo supra ac iam in lacum fertur influebat, miraculose 
reperto et huc per Ubaldum Episcopum translato, postque 
maius altare in arca marmorea quatuor columnis sustentata 
reposito ab eo nomen accepit (}). 

Hsec parochia intra Civitatem non solum summse sedi ad 
Isevam, sed parochialibus etiam Sanctorum Benedicti, Domnini 
et Sixti ad dexteram finitima est, et extra Civitatem paro- 
chialibus Sanctorum Antonini, Thomsd, Sixti ac Domnini ut 
infra in descriptione suburbiorum commemorabimus, intus 
continet focos 267 animas 1602 et communicantes 801, et 
foris focos 77 animas 385 et communicantes 223, adeo ut 
sint universim foci 344 anim» 1087 et communicantes 1040. 
Summum altare est ex candido marmore egregie elabo- 
rato intra chorum Ganonicorum cancellis lapideis prseclusum 
habetque supra tabernaculum deauratum non exigusB pul- 
chritudinis, ubi in pixide argentea Sanctiss.™^»» Eucharistias 
Sacramentum asservatur honorifice, ad latus Epistolss medio 



(1) Ciò avvenne dopo Tanno 904. 



— 22 — 

fermo choro est ìanua sacrarij, non usque adoo ampia sed 
tamen sacrorum ornatuum copia, et dignitato satis oommoda, 
ut ex inventario nostro iussu in visitatione confecto coUigere 
licet, cella ipsa summi altaris est forma rotunda ex quadratis 
lapidibus et politis fabricata, intus et foris insignem in ea 
prospectum reddunt ambulatìones circum circa diversis colum- 
narum ordinibus distinct», et diligenter accommodatsB post 
altare supereminet arca marmorea quatuor columnis fulta, 
ubi quiesoit corpus S.^tì Fidelis. 

Hoc altare est dotatum cum onere duarum missarum 
ferialium omni hebdomada et missse solemnis feste die 
S.ct» Eufemise, cui est dicatum cuius beneficiatus presbiter 
Bernardinus Oldratus Mediolani ad S.ctumNazarium Can.cus est. 

In malori ianuse ingressu ad laevam est baptisterium ovali 
figura ex marmore vario, non mediocri magnitudine cum 
cancellis et decenti operculo. 

Prope baptisterium in angulo sinistrse navis est turris 
eminens et alta prò usu campanarum, quarum duss sunt 
maiores, et una minor, intus habet gradus lapideos per quos 
commode ascenditur, erat usque adeo edita et sublimis, ut 
summa pars ad medium usque deciderit, et secum partem 
mediaB navis traxerit, quae modo laqueata cernitur. 

Habet canora organa, suggestum, ex quo habentur con- 
ciones quadragesimales ad populum, * tres fontes aquse bene- 
dictas locis commodis dispositos, et sex pr»cipuos aditus, duos 
a fronte versus forum, duos circa chorum a tergo, et duos 
a lateribus, quorum dexter vergit ad sedes parochiales prò 
usu Praepositi et Oanonicorum, licet iam ab utriusque sexus 
inquilinis habitentur, et sinister manet clausus propter sedificia 
tempio ab ea parte coniuncta. 

Fuit olim Givitatis primaria, et Gathedralis Ecclesia (9, 
translatis deinde Ganonicatibus, et eorum praebendis ad sedem, 



(1) Se merita fede il testamento del vescovo Valperto deir anno 914, ripor- 
tato dal Tatti, devesi credere che fin da quel tempo, e forse prima, era la dignità 
di Cattedrale già traslocata dal lontano S. Abondio In città, nella chiesa di 
cui parliamo, perocché in quel documento S. Eufemia è denominata Mater 
Ecclesia, Mater BasiUcjn. È certo almeno che la chiesa di S. Fedele servì di 
Cattedrale dairanno 1335, quando la chiesa matrice di 8. Maria Maggiore 



— 23 — 

quas iam stimma est, et in Gathedralem erecia, retinuit haec 
nomen Gollegiatae^ PrsBposito, qui curam animarum annexam 
habet, et septem alijs Canonicis in ea relictia, a quibus quo- 
tidìe sacra consueta, et debita flunt. Et bine est, quod qusDdam 
adhnc reciproca obsequia invicem exercentur. Nam haec 
Collegiata S.cti pidelis pendet annuatim certum pecuni» 
censum Ecclesiss Cathedrali, et Gathedralis solvit buie Gol- 
legiatsB quarto quoque anno censum cerei paschalis. Postremus 
Ganonicus residens Gathedralis tenetur feria quinta bebdo^ 
madae sanctse stata bora in hac Collegiata denudare summum 
altare, ac lavare adhibitis ceremonijs consuetis. Gontra ulti- 
mus Oan,cu> residens huius GoUegiataa die parascevis alba 
veste linea indutus tenetur in Gathedrali gestare Grucem dum 
Canonici Gathedralis celebrant offltium et solitas ceremonias 
ac ritus exercent in ea denudanda. 

Tenentur etiam Gan.<^^ Gathedralis Sabbatho Sancto in hac 
Ecclesia Collegiata horas Can.^'&s dicere, benedicere cereum 
paschale, ignem consecrare, canore prophetias, missam ac 
vesperas, et aquam baptismalem in proxima nde Divi Ioannis 
sanctiQcare, et festis paschalibus quotidie post completas 
vesperas in Gathedrali ire ad eandem ssdem 9.<>^ Ioannis ad 
salutandum fontem baptismalem, ubi a Canonicis huius Col- 
legiatae aqua.benedicta et thure suscipiuntur. 

In hac Ecclesia prseter summum altare, sunt alia sex aitarla 
duo a latore Evangelij, et quatuor a latore Epistolaa. 

A latore Evangelij ad primam columnam medise navis 
est altare Gruciflxi, Sanctis Stephano et Ambrosio etiam dica- 
tum, cum legato quatuor missarum per septimanam, est choro 
nimis vicinum, et templum impedii 

Ab eodem latere ad extremum navis est sacellum forni- 
catum sacrario simile et respondens choro interiacente Divo 
Biasio sacrum, et ad familias Pirorum ac Muraltorum iuspa- 
tronatus pertinens, titularis est Sebastianus Pirus presbiter 



venne rìncbtusà n^Ua cittadeUa costniita da Azzo Visconti, fin veno la fine di 
quel secolo, aUoTchò la naoTa Cattedrale, rialzata sulle rovine di S. Maria, 
ricominciò ad essere ufficiata. 



— 24 — 

cum ónete duarum missarum ferialium in septimana, festisque 
diebus ìnterveniendi oflacijs divinis in choro. 

A latore Epìstolse ad primam columnam medianse navis 
e regione altaris Cruciflxi est altare SS.ora°* quatuor Coro- 
natorum cum onere unius missse ferialis per hebdomadam, 
cuius titularis est Joannes Bap.ta Beanius clericus. Idem 
altare est Divo Pancratio etiam dicatum cum onere unius 
misssB in septimana, cuius titularis est D. Thomas Herba 
Gan.^^us Gathedralis Ecclesisè, hoc tamen altare Ecclesiam et 
chorum impedit. 

Ab eadem parte ad parietem navis lateralis est altare 
Divi Michaelis Archang*eli cum onere cantandi missam et 
vesperas duobus diebus per annum ei sacris. 

Ibi prope est aliud altare Puriflcationi Beat™» Virginis 
Mariae sacratum sub cura et directione Confraternitatis eiusdem 
tituli et nominis unitse tamen ei, quse BononisD est Sancti lacobi 
centuratorum, cum onere missse quotidiansB ex legato cuiusdam 
Fran.c» Rotse. Idem altare est etiam privilegiatum prò defunctis, 
soletque Confraternitas hroc prò Sanctiss.™^ Sacram.to duas et 
interdum tres lampades accensas, et festis diebus multa alia 
luminaria in cera vel eleo subministrare, et habet proprium 
oratorium. 

Est ibidem aliud altare propinquo loco D.. Sebastiano et 
BominicdB Transfigurationi erectum cum onere ex quodam 
legato cantandi missam ipso Transfigurationis die. Quod altare 
cum sit nimis propinquum ianuse laterali, quae in forum 
vergit esset removendum prout etiam altare Divi Michaelis 
altari Purificationis nimis'vicinum, «t incommodum, ut eodem 
tempore celebrari in utroque possit (*). 



(1) Non è del caso aggiunger altro aUe interessanti e dotte descrizioni di 
9. Fedele folte dal Barelli e da altri, che completano mirabilmente questa del 
Ninguarda; trascrivo qui solo un elenco dei principali dipinti che adomano il 
tempio. Le quattro medaglie a fresco della cappella della B. V., a sinistra 
entrando, sono dipinte da Gaudenzio Ferrari e rappresentano lo sposalizio 
della B. V., la Natività del Redentore, i Pastori che vanno in cerca del nato 
Messia e r Adorazione dei Magi. Nella vOlta della medesima cappella fìi dipinta 
a fresco r Assunzione della Vergine dai pittori Francesco Carpano e Domenico 
Caresano, Tanno 1613. L*altra cappella di contro, appellata del Crocefisso, è fre- 
giata di quattro tele, opera di Carlo Carloni di Scaria, raffiguranti i Misteri 



— 25 — 

Habebat hoc templum a fronte porticum sive atrium, 
pulcherrimis columnis marmoreis addietis, quae existimantur 
ex insigni porticu Oalpurnij Fabati, cuius filius Plinij Caecilij 
socer fuisse fertur, bue a Christianis translatae. In hoc atrio 
fuit erectum prò Cathecumenis altare sub Divi Ioannis Bap.t8B 
titulo, et dicebatur S.c*» Ioannis in atrio. Verum cum postea 
turris campanaria decidisset, et porticus haec tacta corruisset, 
fuit e regione foro frumentario interiecto rotunda forma 
aediflcata Ecclesia Divi Ioannis Bap.tae, quae adhuc retinet scci^ s. i(NuiDt8 m 
nomen S.c^ Ioannis in atrio, et columnas ex eo ablatas. In 
medio est insigne baptisterium ex marmore prò usu totius 
Civitatis, ac suburl)iorum, ubi Episcopus ipse adiunctis sibi 
Canonicis Cathedralis Ecclesi» Sabbatho Sancto solemniter be- 
nedicit aquam baptismalem. Habet sex aitarla quorum unicum 
sub SS.™» Trinitatis invocatione est dotatum cum onere 
misssB quotidianse, eius titularis est D. Basilius Paravicinus, 
in eodem altari celebratur in diebus etiam festis S.<^^i Ioannis, 
Confraternitate, quas hic erecta est, ita curante (*). 

Non procul ab hoc tempio Divi Ioannis in atrio ad Isevam ^l;J^ ^^^^ «J 
est Ecclesia SS."»°^ Petri et Pauli, quae primo incohata sub ^''^^p"'^- 



deUa Passione di N. S. Oli stucchi, trattegf^piati con gusto e diligenza non comune, 
sono di Diego Carloni, fratello del pittore. Anche da questo lato vedesi nella 
▼dita un paradiso, d' Isidoro Bianchi, dipinto nel 1633 ; ma è guasto, per essersi 
negli andati tempi trascurate le debite riparazioni ai tetti. Autore del Mar- 
tirio di S. Fedele, neir abside deir altare maggiore, fu Guglielmo Beltrami, 
cremonese; i dipinti ornamentali però sono di Vincenzo De-Bernardo di Claino. 
(1) VogUono alcuni fra i nostri storici che il S. Giovanni in Atrio fosse di 
antichissima costruzione, fino a dirlo una terma dei tempi romani, trasformata 
poscia in chiesa cristiana; e la sua forma, in vero, dà molto peso alla loro sen- 
tenza. È di forma rotonda che si restringe a Tòlta semicircolare, con un^ampia 
apertura nel mezzo, sopra cui fu eretta, più modernamente, una lanterna. Le 
otto colonne quivi traslocate dall'atrio di S. Fedele, vennero disposte air ingiro, 
e davano all' interno del tempio la forma ettagona. Il pavimento trovasi a quasi 
tre braccia al disotto del livello della piazza. Questo nobile monumento fu 
sconsacrato e messo in vendita, per decreto del Governo, Tanno 1788, ripugnante 
invano il Capitolo della Cattedrale e il Municipio, che bramavano conservarlo 
per ornamento della città e per V uso delle sacre funzioni, solite e^ compiersi 
dentro di esso nel Sabato Santo e nei di solenni di Pasqua. Le colonne poi, 
ancora ben conservate, dopo aver adomato in due mila anni tre insigni mo- 
numenti, caduti in mina r un dopo r altro, decorano ora il quarto, facendo 
bella mostra di sé nel portico del nostro liceo, disegnato dall' egregio archi- 
tetto Simone Cantoni. 



— 26 — 

titulo et invocatione S.^*» lulian» Virginia et Martiris, deinde 
ancia popnli contributione et perfecta Ecclesia, quaB modo est 
S,«ti Abundìj, et olim SSJ^^ Petri et Pauli erat, patronos 
primos mutato nomine recepita atque Ecclesiae Gollegiatse, et 
parochiali S.^ti pidelis unita sino ullo titulo beneficiali, et 
S.cti losephi sodalitatis in ea initio erectas regimini et cura 
commissa. Habet tres naves fornicatas et depictas cum solo 
lapideo, et in omnibus fenestras viti^eas, ianu» tres sunt, 
maior a fronte nayis medianae, et alida du» minores in navi 
dextra, altera a fronte, et altera a latere ad SBdes vergens, quae 
sacellanis et alijs Ecclesi» ministris deserviunt Altare maius 
Sanctis Apostolis dicatum, et e regione ianuae maioris cellae 
inclusum choroque cum sedilibus ligneis septum insignem 
habet tabulam, cum organis ad Isevam, et ostie ad sacrarium 
ducente, quod duobus calicibus, cruce inaurata, et alia supel- 
lectile ad sacros usus necessaria instructum, non solum itionem 
ad organa, sed commoditatem etiam pulsandi campanas, ac 
puteo prsebet A latere Evangelij sub chorum navi sinistrae 
adversum est sacellum, et in eo ara SSS^^ losephi et lacobi 
maioris cum tabula lignea inaurata Beat.°^» Virginis despon- 
satsB sculptorio opere expressae, et cancellis ligneis elaboratis. 
A latere Epistolae sub chorum similiter est sacellum novum 
dexti*8e navi oppositum et in eo ara S.^t» luliansB cum tabula 
et cancellis ferrels, cuius corpus olim hic a tergo in arca asser- 
vabatur, iam vero in sacrario in capsa clavibus munita custo- 
ditur tantisper dum ara rursus consecrata in pristinum locum 
decenter accommodatum restituatur. In hoc altari est legatura 
perpetui luminis prò SS.^o Sacramento, ubi in tabernaculo 
decenti servatur. Sunt aliae duae arae sine cancellis, altera a 
latere Evangelij ad medium navis Sanctiss.n^o Cruciflxo et 
S.cto Firmo dicata, altera a latere Epistolae e regione col- 
locata ac Beatiss.n»« Virgini sacrata, in neutra celebratur, 
superiorum tamen permissu manent, ad explendum numerum 
quinque altarium prò stationibus rosarij, ut confluentium 
religioni consulatur. Habet Ecclesia haec diversa legata, quorum 
proventu et adminiculo de Sacro quotidiano providetur, alijs 



— 27 — 



Beol. S. Baremleo 
prof. 



in rebus si quid necessitas exigit, populi convenientis et 
sodalitatis subventio ac diligentia supplet (}). 

Ad extremum huius parochiae S,c^ Fidelis, ubi parochiae 
S.^^ Benedicti coniungitur, est Monasterium S.^t» Eufemi» 
36 Monialium Ord. S.cti Augustini cum Ecclesia satis com- 
moda et laqueata, supra altare est fenestra magna clathris 
ferreis munita, qua moniales Sacrse Eucharistise elevationem 
et tabemaculum ubi ea asservatur spoetare possunt, interior 
Ecclesia seu chorus capax et sedilibus instructus continet 
organa et turrim quadratam cum duobus campanis, ex qua 
aditus est ad claustrum oblongum, et ex eo ad refectorium, 
coquinam et alias officinas necessarias; supra est dormitorium 
et in eius vertice domus intra clausurse flnes dieta in Bethania, 
ubi lavandi et alisB diversi usus offlcinse sunt, ex qua demum 
patet accessus ad hortum altis parietibus clausum. Portae duse 
sunt, altera prò vehiculis et altera communis, cum duobus 
coUocutorijs, singulis ad singula latera coUocatis ac dupli-* 
catis ferreis cratibus munitis, in quorum altero est ianua ad 
Ecclesiam vergens (a). 

Ad Isevam Cathedralis Ecclesiee est parochia S.c^^ lacobl booi. s. lacobi. 
maioris qu» non modo Cathedrali adiacet, sed ad sinistram 
ctiam parochi88 S.^ti Provini contigua est et a fronte attingit 
parochiam S.«ti Nazarij, complectitur focos circiter 126 ani- 
mas 571 communicantes 346, 



(1) Sorgeva questa chiesa, colFannesso conTento, nella località oggigiorno 
detta caserma di S. Gaetano, in via già di S. Pietro in Atrio, ora Odescalchi. 
Era in origine dedicata a S. Giuliana vergine e martire, le cui sacre ossa ripo- 
savano in una cassa di legno, cbe era chiusa sotto r altare dedicato alla stessa 
Santa, in un avello di sarizzo; ma verso la fine del XVI secolo ilpiccol tempio, 
ampliato e ridotto a miglior forma ed ufficiato dai PP. Somaschi, mutò di nome 
e fa dedicato ai SS. Apostoli Pietro e Paolo; volgarmente però era detto di 
S. Pietro in Atrio. Fu soppressa questa chiesa Tanno 1797, e il corpo di S. Giuliana 
fu traslocato in S. Fedele, ove riposa sotto r altare della cappella della B. V. 

(2) Oltre il tempio di S. Fedele, prima dedicato a S. Eufemia, airestremitÀ 
di questa parrocchia, là ove si congiungeva a quella di S. Benedetto, e preci- 
samente sull'angolo a mezzodì formato dair incontrarsi delle due vie già Tre 
Monasteri e di S. Anna (ora Unione ed Indipendenza) sorgeva altra chiesa, dedi- 
cata alla Santa Vergine, con annessovi un monastero di Agostiniane. Quivi 
era solito riposare col Santissimo Sacramento il Capitolo della Collegiata di 
S. Fedele, nella solenne processione che faceva nella domenica entro Tottava 
del Corpo di Cristo. Chiesa e monastero durarono fino alla soppressione degli 
ordini religiosi, n monastero però era passato alle monache Domenicane, 
sotto il tìtolo di S. Eufemia. 



— 28 — 

Ecclesia haec a paucis annis restituta frontispitio, quod 
est satis eminens, amplam aream habet, ab uno làtere ad 
turrim campanariam Gàthedralis et ab alio ad portam palatij 
Episcopalis vergit, habet intus tres cellas sive naves et sacra- 
rium choro propLnquum ab Epistolae latere, quod indumentis, 
argento et saeris reliquijs egregie provisum est, caret turri 
campanaria, cuius loco supra frontispitium duae campanse 
accommodatse sunt. In ingressu prope ianuam est baptisterium 
marmoreum satis commodum, cui tamen desunt operculum et 
cancelli, quse fieri curabuntur. 

Prseter summum altare Divo lacobo dicatum (super quo 
est non modo sanctuarium satis pulchrum cum pixide. argentea 
deaurata ad reponendam et asservandam sacram Hostiam, sed 
etiam reliquiarium cum capitibus viginti duobus virginum ex 
consortio S. Ursulae; asservabatur etiam sub summo altari 
corpus S cti Mauritij, quod iam in sacrario in arca lignea 
depositum est, quoad templum de novo restitutione conse- 
cretur: in eodem sacrario sunt plures ali» reliquia, parti m 
inscriptse, et partim non, inter quas una spina coronse Salva- 
toris, et particula Sanctiss.^^^ Crucis duobus vasculis seorsum 
honorifice asservantur), habet h»c Ecclesia septem alia aitarla, 
duo a latere Evangelìj, et a latere Epistolse ressidua quinque. 

Ab Evangelij latere unum est sub invocatione Sancti Io. 
Bap.lse non dotatum, in quo aurifices die S. Eligio sacro 
missam solemnem cantari, et duas tresve alias in verbis 
celebrar! faciunt devotionis causa. 

Alterum non procul est tribus Magis dicatum, cum onere 
trium missarum ferialium singulis septimanis, quse per 
familiam Mugiascorum celebrar! conantur. 

A latere Epistolse primum est altare S. Nicolai Episcopi 
cum onere unius miss8B per septimanam familiae Panterorum 
incumbente. 

Alterum Sanctiss.^i Oruciflxi non est dotatum. 

Tertium in honorem Beatiss.mfie Virginìs habet quolibet 
sabbatho proprium Sacrum post peractum offlcium Cathe- 
dralis Ecclesiae ex legato perpetuo Pauli Luraghì sub cura 
pomus Misericordiae. Singulis etiam festis diebus celebratur 



— 29 ^ 

una missa, curante Oonfraternitate Charitatis, quse in hac 
Ecclesia erecta est. 

Quartum dicatum est S.c*» Brigidae, non iamen est con- 
sacratum neque dotatum, nec in eo celebratur nisi ipso die 
S.ct» BrigidaB sacro. 

Postremum Sanctorum CosmaB et Damiani, et S. Petri non 
est dotatum, nec consecratum. 

Ecclesiae a latere Evangelij annexse sunt sedes parochiales, 
qu8B licet sint parvsB sunt tamen commoddB (^). 

Sub hac parochia S. lacobi est Ecclesia S. Michaelis booi. b. Michaeiig. 
Archangeli sita in palatio Episcopali satis ampio, et egregie 
aediflcato- («). 

A tergo parochise S. lacobi posita est parochia S. Provini booi. s. proTim. 
propo moenia Oivitatis, versus portam arcis qu» suis finibus 
parochias non solum S. lacobi, sed etiam Ecclesise Cathedralis 
attingit, et continet focos 48, animas 233, comunicantes 157. 
Ecclesia est mediocri magnitudine, cum duabus navibus seu 
cellis, et quinque altaribus. 

Summum altare habet sanctuarium satis commodum prò 
Sanctiss ™o Sacramento, et a tergo arcam marmoream in qua 
repositum est corpus S. Provini Episcopi Comensis, 



(1) La soppressione della parrocchia di S. Giacomo seguì neiranno 1787, e 
ftt la chiesa aggregata alla Cattedrale. (V. Lih. Ordinasioni del Capitolo). Ora 
serve d*oratorio festivo per i fanciulli e vi risiede un vicario. La chiesa è anti- 
chissima, e fu, in tempi remoti, denominata anche di S. Maurizio. Rassomiglia 
molto al S. Fedele per forma, non però per diligenza e solidità di costruzione. 
Si ha memoria che si prolungava fino air angolo della torre del Comune, del 
che ne è prova il grand' arco di cui si vedono ancora i resti sopra F adito 
che mette in comunicazione tra loro le due piazze del Duomo e di Guido Gri- 
moldi. In questa visita il Ninguarda accenna che era stata da poco tutta quanta 
restaurata ; molti altri lavori furono fatti eseguire nel suo interno nel 1657 dal 
parroco Giampietro Magni, talché nell' intemo più nulla serba di antico, tranne 
che le finestre. Benedetto Gìotìo la mette fra le più antiche chiese di Como 
(settimo od ottavo secolo), fa cenno del suo campanile, ora distrutto, che portava 
la campana del Cornane. 

(2) Chiesa costrutta intorno al 1013 nel palazzo vescovile; ma più antica- 
mente esisteva quivi una chiesa, la cui forma rettangolare, colla fìronte rivolta 
al lago, ancora si discerne, stando sulla piazza De* Liochi (ora piazza Roma), 
sopra vranzare r annesso palazzo episcopale. Ora una sola parte è conservata 
al culto, il prebistero, che è la presente cappella di S. Michele. Merita d'essere 
osservato r antico quadro di S. Michele, sopra V altare, dipinto ad olio sul 
legno, non che la parte superiore deir abside (che ora forma un armadio di 
una sala posta sopra la cappella), la* quale contiene un bei dipinto del XV secolo 
rappresentante TAdorazione dei Magi, con un Salvatore grande nel mezzo. 



— 30 - 

Alia aitarla sunt omnia a latere Evangelij, et primi 
Sanctorum Rochi, Sebastiani et Martini curam gerit Gonfra- 
ternitas S. Rechi in hac Ecclesia erecta, non est dotatum. 

Àlterum S. Petri est dotatum cum onere unius missae in 
septimana, beneficiatus est Hercules Garimatus. 

Reliqua duo Beatiss,"^» Virginis, et S.*^^ Marthse nec sunt 
dotata ncque consecrata. 

Sacrarium positum est ad latus Evangelij e^iguum ac 
parva supellectile instructum, et turris Campania in ipso 
ianuea ingressu ad dextram cum duabus campanis, nec non 
ad Isevam baptisterium parvum, sedes parochiales sunt tempio 
annexse cum atrio et horto (O* 
Eooi. 6. Nazaru. Scquìtur a dextro latere S. Provini et S. lacobi parochia 
S. NazariJ, quee ab una parte Ecclesia Gathedralis et S. lacobi 
ab alia S. Eusebij parochijs finitima est, et ab alia locum 
attingiti focos continet 290 animas 1250 communicantes 800, 
Ecclesia ipsa habet tres exiguas cellas, seu naves et quatuor 
altaria. 

Supra summum altare dicatum Sanctis Nazario et 
Gelso est sanctuarium cum pixide argentea prò Sanctiss.^^^ 
Eucharistia. 

A latere Evangelij est altare SS.™* Cruciflxi dotatum, cum 
onere duarum missarum ferialium singulìs hebdomadis, fertur 
esse iuspatronatus familì» Lavizariorum, beneficiatus est 
Sebastianus Pirus. 

Ibidem est sacellum dicatum Beatiss.™» Virgini, cuius 
curam gerit Gonfraternitas S.^t^e Marise ac Sanctiss.™* Sacra- 
menti proprium ibi habens oratorium eiusque opera singulis 
diebus festis in eo celebratur, 

A latere Epistolse est altare dicatum Sanctiss«°^» Trinitati 
non dotatum nec consecratum et sino cancellis, aliasque male 
provisum et ob id mandatum est ut amoveatur. 



(1) Anticamente questa chiesa era dedicata a s. Antonio Abate ; ma aven- 
doyi il vescoTo Guido, nell*anno 1096, traslocato il corpo del Santo vescovo Pro- 
vino dalla chiesa dei SS. Gervaso e Protasio, ove prima riposava, la chiesa fu 
detta di S. Provino. La chiesa e la parrocchia furono aggregate alla Cattedrale 
r.anno 1787. 



— 31 — 

In quadam anta seu pila est fenestra ad quam gradibus 
ascenditur, ubi in tabemaculo sereo deaurato asservatur par- 
ticula Ugni Sanctiss.™» Crucis cuna diversis alijs sacris reli- 
quijs, ad quarum omnium usum, ac maiorem reverentiam 
ordinatum est, ut posthac in vasculo argenteo retineatur. 

Sacrarium est inops sti*uctura et supellectile, mandatum est 
ut provideatur melius. 

Turris campanaria deest, cuius loco in medio Ecclesia^ est 
arcus cum duabus campanis. 

Domus parochialis contigua est EcclesisB male instructa, 
et egens instauratione (*). 

Ad latus dextrum parochise S. NazariJ pàulo supra versus eooi. s. Eoieui. 
moenia Ciyitatis ad portam Salam est Ecclesia parochialis 
S. Eusebij Episcopi et Martiris, quse fines suos habet intra 
Civitatem contiguos non solum parochiae S. Nazarij sed et ad 
tevam Gathedralis Ecclesise, et ad dextram S. Benedicti paro- 
chijs, et extra in suburbijs parochise eiusdem S. Benedicti et 
parochise S. Georgij, ut in descriptione suburbiorum inferius 
dicetur, habet focos 206 animas 1020 eommunicantes 678, intra 

civitatem focos 154 animas et prò comm.»® 555 et extra 

in suburbio portss Salas focos 52 animas .... et prò commu- 
nione 123. 

Templum ipsum est mediocri magnitudine cum tribus 
Collis seu navibus, supra summum altare habet sanctuarium 
deaui-atum et bene pictum, intusque serico rubro ornatum, ubi 
in pixide seu patera argentea deaurata custoditur Sanctiss.°^^ 
Hostia, et prope altare hoc a latore EpistolsB situm est sacra- 
rium commode provisum et necessaria supellectile rnstructum. 

In ingressu ianu8e maioris ab eodem Epistolae latore est 
baptisterium ex marmore vario cum cancellis et tegumento 
decenti. 

Caret turri campanaria, cuius loco supra ianuam maiorem 
eminet arcus cum duabus campanis. 



(1) La parrocohia di S. Nazzaro fU parimenti soppressa nel 1787 ed incor- 
porata alla Cattedrale; ora la cbiesa è ufficiata da uno dei reverendissimi cano- 
nici coadiutori della Cattedrale, che vi tiene residenza. La più antica memoria 
che di essa ci resti risale al 1254. 



— 32 — 

Et licei habeat tres cellas seu naves, nulla tamen est 
laqueata, quod Ecclesise non decorum est; imo ianua maior 
in publicum locum non vergit, sed in sedes parochiales tantum, 
et ad quoddam sacellum, de quo infra loquemur, adeo ut per 
ianuas laterales quse in sinistro latere constitutaa sunt introire 
in Ecclesiam necesse sit, ob idque ordinatum, est, ut ianua 
major transferatur ad locum summi altarls, ut in viam publi- 
cam aditus per eam pateat, et summum altare locum januse 
maioris,* ubi modo est, posthac occupet, uti etiam factum est 
in quadam alia Ecclesia Sanctse Mari» Magdalense dicata. 

In hac Ecclesia praeter summum altare S. Eusebio dicatum 
sunt quatuor alia aitar ia, duo a latere E vangeli j, et totidem 
ab Epistolse latere. 

Ab Evangelij latere unum est S. Martini cum tabula 
diversis imaginibus et picturis ornata, non est dotatum neque 
cancellis munitum. 

Alterum est Sanctiss.™^ Crucifixi prope primam columnam 
male provisum et sine cancellis, est dotatum cum onere aliquot 
missarum ferijs sextis, ex quo tamen hoc altare propter incom- 
moditatem iam expressam est suspensum a missa, celebrantur 
in summo altari. 

A latere Epistolae est altare S. Nicolai cum aliquot ima- 
ginibus in tabula lignea, sine cancellis tamen et alijs orna- 
mentis, ob idque est suspensum a missa, dicitur quidem esse 
dotatum, sed non inveniri scripturas dotationis, quse ut inqui- 
rantur in visitatione commissum est. 

Ibidem prope primam columnam e regione Crucifixi est 
altare S.^*» Apollonia cum tabula vetusta, et aliquot imagi- 
nibus in ea, sed sine cancellis et alijs ornamentis necessarijs, 
ac sine dotatione, adeo suspensum est a missa, immo ordi- 
natum ut utrumque altare columnis oppositum ad parietes 
laterales transferatur, quod hoc loco ubi iam posita sunt, 
impediant Ecclesiam (t). 



(1) S. Eusebio (U chiesa già prepo silurale, modernainente fabbricata nel 
luogo prima occupato da una più antica, dedicata anch'essa al medesimo 
Santo. Come si Tede da questa relazione del Ninguarda, nel 1502 esisteva ancora 
r antica chiesa a tre navi, senza vòlta né soffitto, n vescovo prescrisse fosse 



— 33 — 

Exti*a ianuam maiorem templi, qua itur ad sBdes paro- seoi. s. potri prof, 
chìales, a Iseva ad decem passus sitam est sacellum cum unico 
altari S. Petri dotatum cum onere duarum missarum ferialium 
singulis septimanis, est beneficiatus in eo Phillppus Albritius 
pi-seBbyter. Et quia est male provisum et ruiturum videtur, 
ordinatum est ut restauretur, aut eo profanato, titulus cum 
redditu et onere ad parochialem ipsam transferatur, ubi etiam 
sacra interim fieri imperatum est (*). 

Ad portas laterales dispositi sunt fontes aquae benedictse, 
et confessionalia per Ecclesiam. 

Parochus habet domum Ecclesise annexam satis commodam, 
cum atrio et horto. 

In districtu huius parochiae intra Civitatem non procul ^MagdaióìUtT** 
ab Ecclesia ad Isevam sita est Ecclesia S.<^^ Mariae Magdalense 
cum xenodochio annexo, cuius iuspatronatus pertinet ad fami- 
liàs S. Benedicti ac Marinorum (>). 

Ad dextram parochi» S.^^ Eusebij non procul est Ecclesia ^^f • Benedicu 
parochialis S.<^^ Benedicti finitima intra civitatem non solum 
Ecclesise S. Eusebij, sed etiam parochijs ad sinistram Gathe- 
dralis Ecclesia et Sancti Fidelis, et ad dextram Sancti Domnini, 
et extra parochijs Sanctorum Domnini, Eusebij et Georgij, 
conficit focos 90, animas 435, communicantes 358, computatis 
quinque focis extra Civitatem existentibus, quorum fiet mentio 
infra in descriptione suburbiorum. 



rìBtanrata perchè cadente, e aUora, al dir del Tatti, si dio mano aUa costru- 
zione deUa moderna. Non sono molti anni venne internamente dipinta, ed 
esteriormente decorata di an atrio a colonne, disei^no deirarchitetto Magistretti. 
Questa chiesa, dacché cessò di essere parrocchiale, viene ufficiata da un vicario, 
coadiutore della Cattedrale, ivi residente. 

(1) Era una chiesetta che sorgeva poco dopo la prepositurale di S. Eusebio, 
e tanto antica che se ne attribuiva la fondazione a S. FeUce, primo vescovo di 
Como. Ai tempi del Tatti era di già profanata, ma se ne vedevano ancora le 
vestigia, non lungi dal tempio di S. Eusebio. In seguito fece parte del mona- 
stero delle Convertite, poi deir Orfanotrofio femminile, ed ora deir Istituto delle 
Orsoline. 

(2) Questa chiesa, al tempo antico, portò vari nomi : si disse in prima la 
chiesa della Colornbetta, poi deUa Canova. I frati deir Ordine di 8. Agostino vi 
avevano uno Spedale. Il Ballarini dice la chiesa e 1* Ospedale fondati nel 1300 
da un Isacco da S. Benedetto; il Tatti ritiene la chiesa più antica, ossia del- 
ranno 12S8. Fu ristaurata nel 1490, ed anche ai nostri giorni dai Ciceri, eredi 
Sanbenedetto, cui si compete il patronato della medesima. 

JKaec. stor. - Voi. IL 3 



— 34 — 

Templum hoc habet unicam cellam seu navim, e regione 
summi altaris nulla est ianua, quod ibi paries sit impeditus 
ffidium parochialium structura, quse annexae sunt, habet tamen 
duas ianuas laterales ad ùnistram, qusd in publicam viam 
aditum prsebent, et ad dexteram aliam^ quse in atrlum et 
hortum sedium parochialium vergit, quaB cum communem 
transitum haberet, ordinatum est, ut posthac prò usu parochi 
tantum deserviat, et ipse clavem retineat 

Summum altare est in sacello novo, et commodo, nondum 
tamen perfecto cum cancellis lapideis, habet supra sanctua- 
rium cum pixide argentea deaurata prò usu Sanctiss.^^ 
Sacram.^, et est dotatum ex legato Laurentij Port» cum 
onere duarum missarum omnibus diebus Dominicis ac ferijs 
secundisj celebrandarum sub cura eius haeredum. 

A latore Epistolas summo sacello contiguus est locus 
construendo sacrario novo valde accommodatus, fùit aliquando 
sacellum. 

Ibidem ad parietem horti est sacellum laqueatum cum 
altari cancellis munito sub invocatione S.<^^ Scholasticse do- 
tatum cum onore trium missarum ferialium qualibet hebdo- 
mada, est beneficiatus Claudius Olgiatus pi*8BSbiter. 

Ibi prope est aliud sacellum quadratum fornicatum et 
depictum cum altaiì cancellis circumsepto S. Qerardi non 
tamen dotato, curam eius gerit Gonfraternitas sub invocatione 
S.cti Gerardi ibidem erecta. 

Non longe est sacrarium vetus et supra oratorium prò 
dieta Confraternitate. ^ 

Ab alio latore circa medium EcclesidD versus viam publicam 
est altare S.ct» Mariae et S. Nicolai, in quo ordinarie non 
celebratur, nec est cancellis munitum, et quia impedit Eccle- 
siam, erit amovendum, dicitur tamen habere legatum ex 
dispositione cuiusdam Theodori Lucini. 

A tergo summi altaris erat sacellum dicatum S.<^^ Mari8e 
Magdalenae, quod a Peregrinis praetenditur esse sui iuris 
propter sepulturam quam ibi habent, quia tamen fere con- 
cidit, ordinatum est ut instauretur, aut omnino supprimatur. 



— 35 — 

Prope ianuam in ingressu ad laevam est baptisierium 
marmoreum satis recte accommodatom. 

Non habet turrim campanariam, sed supra mai*um inter 
Ecclesiam et domum parochialem intermedìum arcam emi- 
nentem cum duabus Campania. 

Ad utramque ianuam sunt dispositi fontes marmorei aquae 
benedictss, et loco commodo confessionale Q). 

In districtu huius parochiae S.^^ Benedicti est Collegi um Bc^.^s.AinwituMa 
Rev. patrum Societatis lesu et templum noynm annexum, 
qn» quidem sBdificata sunt non modo intra muros, cuius 
rei facultas nulli aìij religiosorum virorum familise ante 
hunc annum 1594 data est a Gomensibus, yerum etiam in 
media ipsa Urbe, loco ad obeunda omnia Societatis munera 
perquam accommodato. Utrumque angustum adhuc, ac prse- 
sertim domicilium, nec non dignum quod coenobij nomine 
Tocitetur; etsi non desunt qui aliquando laxari et explicari 
I>osse, ad maiorem Civitatis et vero etiam vicinorum oppi- 
dorum^ quo ssepius excurreretur, utilitatem cupiant Templum 
Beato Amantio sacrum, quadrata forma oblongum quadruplici 
fornice suspensum ad occidentem fere solem cohvertitur atque 
in latitudinem 24 in longitudinem 48 cubitos patet In hoc 
arsB duse. Maior, quam ef9cit unus lapis latus pedes amplius 
quatuor, longus fere decem, nixus quatuor columellis e mar- 
more vario a nobis consecratus hoc anno mense lunio die 13 
solemni ceremonia, ostentat primum quidem tabernaculum 
condendo Sanctiss.^ Ghristi corpore artificio mirabili fabre- 
factum ac bene auratum, loculamentis pluribus et statuis 
exiguis etiam historiam exprimentibus ornatum, tum vero 
magnam tabulam opere codiato et inaurato marginatam, in 
qua Christus Cruci sufObLUS egregie pictus est, prope quem ' 



(1) Alcuni scrittori fanno fondatore della chiesa di S. Benedetto, che poi 
fti una delle parrocchiali di Como, col titolo di prepositara, S. Benedetto I, che 
fa Tescovo di <3omo dal 681 al 098. Ma altri tengono, con maggiore probabilità, 
che la detta chiesa sia impresa di Benedetto si, ma non di questo primo, e 
rattribaiscono, insieme col vicino monastero di S. Anna» a Benedetto II, che fu 
religioso dell' Ordine di S. Domenico, e resse la Chiesa di Como dal 1325 al 1338. 
Ora deUa chiesa e del monastero non restano che pochi vestigi nella via già 
detta di S. Benedetto, ora Lambertenghi. 



— 36 - 

hinc B. Amantius Episcopali habitu mitratas, illinc Virgo 
luliana catenis vinctum daemonem coercens visitur. Ara item 
eiusdem Episcopi sacra ossa eo solemni pompa translata ex 
sede Sancti Abundij die secunda lulij anno Domini 1590 et 
quasdam prroterea S.c^» lulianae reliquias ex tempio S. Petri 
Comi translatas die 3 Maij anno Salutis 1594 contegit inclusa 
in arca e marmore albo, quam fenestrella reticulati operis 
mediam aperit Testudo exliibet pictam imaginem Dei Patris 
magna luce nitescentis, quem undique cantantium et psallen- 
tium angelorum multitudo circumfundit Hanc excipit alia 
pictura in summis parietibus dextra laBvaque. Hinc Adami, 
illinc EvsB, qui pellibus cooperti et humi strati suam eiecti 
de horto amoenitatis pienissimo calamitatem deplorant Ara 
minor in medio loculo arcuato ad dextram templi partem sita 
est, ubi tabula item marginata, in qua imago B.» Virginia 
quam in coBlum evehit innumerabilis coetus mentium beatarum, 
Apostolis interim ad sepulchrum vacuum obstupefactis admi- 
ratione. Singulis aris e regione singulse ianuse respondent; 
altera quae prsecipua dicitur, adversa maiori arae in publicam 
viam angustam, et in qua magni strepitus fiunt a plaustris 
hinc inde commeantibus, unde vexantur aures tum sacerdotum, 
tum civium Deo supplicantium ; altera in aream satis amplam 
educit, ad quam ianua GoUegij magna sita est nomine lesu 
pedalibus literis bene descripto insignis. Parietes templi 
dextra et laeva ea latitudine, et introrsum scalae ad superna 
quse trina utrinque visuntur loculamenta ferunt columellis 
ornata, e quibus in templum prospectus. In imis quatuor 
loculis (nam duos, ut diximus, ara minor, et ianua occuparunt) 
qui columellis iterato ordine locatis muniuntur, tribunalia 
quatuor confessionibus audiendis. 

E tempio in vestiarium per ostium in pariete ad sinistrami 
arse maioris perforato introitus, media tamen inter utrumque 
angusta porticus ex qua in Gollegioim aditus patet, ac primum 
in peristylium. Ad dextram conclave ad recipiendos hospites, 
vel etiam oives ad coUoquium, nec longe triclinium cum 
reliquis offlcinis unde peti possit quo paretur, et instruatur. 
Pone hortus quadratus non ad totam domus magnitudinem 



— 37 — 

exporrectus. Ad Isevam G3n[nna8ia tria Inter se pervia, in quibus 
ad grammaticam» ad humaniores literas, et ad eloquentiam 
pueritia, et adolescentia instituuntur. Ante Gymnasia in ipso 
ianuse aditu ad sinistram conclave cemitur in sacelli formam 
extructum cum ara dicata Beatiss.^ Yirgini, cui nuncium de 
Verbi conceptu Gabriel affert. Huc nobilium coetus diebus 
festis religionis causa convenit Ad peristylij caput puteus, 
propeque cella vinaria. Peristylium porro ipsum (ex quo in 
superiores contiguationes advehunt scalse binsB, altera lata 
recto fere ascensu, altera angusta et in coclidem figurata) 
quadrata forma oblongum columnis sexdecim fulcit ambula- 
tionem clausam pariete, quo tamen sexdecim itidem fenestiùs 
lumen excipitur, cui ambulationi cubicula patrum apposita cum 
aula ad homelias, et meridiationem. Aulsd ad caput ambula- 
tionis aedificatae altera ex parte respondet odeum reticulatis 
clathris armatum, unde ara templumque spectatur. Supra 
cubicula utrinque ambulatio tecta ad longitudinem totius domus 
porrigitur. Supra odeum lignorum et quisquiliarum huiusmodi 
receptacula. Hucimposita turris quadrata fastigiato cacumine, 
pyramidibus ad angulòs exornata, stannoque tecta in quinque 
ac viginti circiter cubitos assurgit; ubi aerea tint|nnabula tria 
non ingrati soni, eedium universarum tegulae more Gomensi 
e secto lapide. Degunt de prsesenti in hoc Collegio xiìij patres, 
inter quos tres praeceptores prò scholis, et unus concionator 
prò tèmpio (0. 

In conflnibus praedictarum parochiarum S.<^^ Benedicti 
et S.«*i Fidelis, ubi duae viae altera a moenibus portae turrianae 
ad ripam lacus et altera a foro frumentario ad plateam novam 
coéuntes atque in formam crucis difflssae quadrìvium confiant, 
tria monalium Monasteria in tribus quadrivij angulis sin- 
gulatim extant, qua ex re quadrivium ad tria Monasteria 



(1) La chiesa del Gesù fa eretta nel 1576 ia onore di S. Amansio, terzo dei 
nostri véscoTi, dei quali si abbia memoria. Consacrò la chiesa il vescovo Filippo 
Arciiinto nel 1004, ed era ufficiata dai Gesuiti, che avevano quivi presso aperto 
nn CoUegio d^educazione. Questi le diedero U titolo che anche al presente 
conserva. Meritano di essere osservati i dipinti che rappresentano alcuni tratti 
deUa vita di S. Francesco Saverio, che alcuni nostri scrittori, e principalmente 
il Barelli, dicono dei fratelli Recchì e del Carpano che lavorava con loro. 



— 38 — 

appellatur, intra vias portse turrian» et fori frumentarij 
Monasterium S.®*» Eufemiae, intra vias fori frumentarij ac 
ripae lacus Monasterium S.^^t» Annse, intra vias portae turrian» 
et piate» novsa Monasterium S.^^ Golumbani, intra vias platese 
novae et ripse lacus domus qusedam privata quadrivij angulos 
conficiuni Monasterium S.^^ EufemiaB de quo iam egimus 
intra fines parochise S. Fidelis est, alia in parochia S. Bene- 
dicti sita sunt 
Ecci. s. Anna prof. Mouasterium monialium S.®*» Annae ordinis S. Dominici, 
sedibus parochialibus S. Benedicti contiguum, Ecclesiam habet 
laqueatam cum duabus ianuis, alteram a fronte versus viam 
publicam et alteram a latere Evangelij ad coUocutorium pa- 
tentem, chorus monialium seu Ecclesia interior ab esteriore 
muro dirimitur in quo supra altare annexum est fenestra 
magna, ac prò more monialium clathris ferreis munita prò 
Sacrorum aspectu, tabernaculum Sanctiss,» Eucharistiae est 
ex ligno inaurato, supra murum chori pendent sub arcu duae 
campanse. Monasterium est satis commodum, parvum tamen 
et imperfectum, cum claustrum duas solum alas accommodatas 
habeat, cum refectorio, coquina, et alijs offlcinis novis infra, 
ac dormitorio novo et aliquot cubiculis vetustis supra, horti 
tantum partem et fragmentum ob loci angustiam habent, ac 
tam incommode, ut quinque fenestris cuiusdam civis ex 
adiuncta domo subiaceat, quamobrem iniunctum est, ut mo- 
'niales eam partem aut coémant, vel murum educant qui fene* 
strarum aspectum excludat, portae duae sunt, altera communis 
prope Ecclesiam, et altera prò curribus et equis ad finem 
Monasterij, coUocutoria itidem duo cum fenestris et cancellis 
duplicatis. Moniales sunt circiter triginta quinque praedicti 
ordinis Sancti Dominici, cui etiam subsunt, et reguntur per 
patres Santi Ioannis eiudem ordinis (9. 
^prof.®' ^^'**^*'"^ Monasterium S.^ti Columbani monalium amplius quadra- 
ginta ordinis S. Benedicti habet Ecclesiam parvam ac vetu- 
stam, cum clioro monialium ianuae Ecclesise incumbente et 



(1) Vedi s. Benedetto. Notiamo qui clie la ctdesa di S. Anna fa tramutata 
nell'attuale teatro Cressoni. 



— 39 — 

valde incommodo, ac turri quadrata cum duabus campanis et 
organìs mobilibus. Sacrosancta Eucharistia supra altare in 
tabernaeulo lìgneo inaurato decenter asservatur, deliberatum 
est Ecdesiam renovare et ad nostri temporis usum moremque 
restituere. Monialium auctum est duabus domibus coémptis, 
daustri unica ala nova, cffiterse sedificìijs vetustse, habent 
refectorium, coquinam et alias *offlcinas infra novas, item 
supra dormitorium cum multis cubiculis novis et veteribus, 
hortus est quidem satis amplus, sed tamen circumiacentium 
sedium fenestris subiectus, qusa vel erunt obstruendss aut 
murus attoUendus qui illarum aspectum impediat. Portso duse 
sunt, altera prò usu curruum et equorum, et altera communis 
cum singulis coUocutorijs ad singula latera, et fenestris cum 
cancellis ferreis duplicatis (0. 

Non procul ab Ecclesia S. Benedicti versus moBuia Givi- eccl^s. Ambrosi! 
tatis ad portam Salam posita est Ecclesia S.<^^ Ambrosij cum 
domuncula annexa monialium S.^'^ Margheritse, et quia est 
in loco ubi multa flunt parum decenter, vel erit supprimenda, 
aut reflcienda, et melius custodienda quam factum est 
hactenus («)• 

Non longe etiam ab Ecclesia S.«** Benedicti ad dextram bcci. s. Domnim. 
versus portam turritam iacet parodila S. Domnini Martyris 
Praepositura nuncupata, qudd intra Civitatem finitima est pa- 
rochijs SS.orMi Benedicti, Fidelis, et Sixti, et extra diversis 



(1) Antica chiesa con monastero di Benedettine, che si trovava nei confini 
delle parrocchie di S. Fedele e di S. Benedetto, nella contrada già detta dei 
Tre Monasteri, ora dell* Unione, e corrisponde air attuale palazzo deir Inten- 
denza. Eretta, come vogliono alcuni nostri scrittori, da Amalrico, ovvero come 
scrivono altri, da Almanco nostro vescovo, il quale, prima di salire al seggio 
episcopale della Chiesa di Como, era stato abate nel monastero di S. Colom- 
bano di Bobio, che tanto apertamente si cava da un indulto deir imperatore 
Lottano al sopradetto monastero, fatto a petizione di Amalrico, Tanno del 
Signore 847. 

(8) Percorrendo le contrade di S. Benedetto, Lambertenghi e di S. Am- 
brogio, che quasi in linea retta attraversano la città da oriente ad occidente e 
che ora si denominano via Lambertenghi, in fondo al vicolo a mano destra sotto 
le mora della città, trovavasi questa chiesa colFunito monastero. Fu questo luogo 
la prima stanza delle vergini Liberata e Faustina, quando primieramente giun- 
sero dalla loro patria in Como. Vi rizzarono un oratorio, dedicato prima alla 
Vergine, poscia a S. Ambrogio. La cittadinanza era solita ogni anno offrire in 
detta chiesa un palio ad onore di S. Ambrogio ; la q^ale usanza vigeva ancora 
ai tempi del Tatti, il quale la dice antichissima e malagevole l'assegnare la 
sua vera origine. Chiesa e monastero Airone soppressi. 



— 40 — 

alijs parochijs, protit in descriptione suburbìorum exprimetur, 
habet intus focos 112, animas 612, communicantes 461 et foris 
focos 448, animas 1826, comunicantes 1138 adeo ut sint uni- 
versim foci 560, animae 2438, communicantes 1598. 

Templum S.^tì Domnini est mediocri magnitudine cum 
duabus celUs seu navibus, habet frontispitium depictum, et 
supra portam maiorem imaginem S.^*» Domnini patroni Navis 
dextra est maior, et sinistra minor, cum aliquot antis, seu 
pilis sine tabulato, ad tovam est ianua, quse vergit ad viam 
privatam, et alia ad dextram, quse in aedes parochiales tempio 
annexas aditum prsebet. 

Summum altaico patrono dicatum est satis bene ornatum 
et cancellis lapideis circumseptum, habet supra tabernacu- 
lum deauratum cum pixide argentea prò usu Sahctissimse 
Eucharistise. 

Baptisterium adh©ret antae cum cancellis, qui locus cum 
non sit opportunus, decretum est ut ad laevam portse maioris 
transferatur. 

Prope summum altare est sacrarium novum a latere 
Epistolae sacra supellectile bene instructum, quod habet 
etiam ostium ad aedes parochiales, supra sacrarium est turris 
campanaria quadrata cum duabus campanis, prope ianuas 
fiunt etiam fontes aquae benedict© et confessionalia suis locis 
rito disposita. 

A latere Evangelij ad summum navis minoris, et prope 
altai'e maius est sacellum cancellis munitum cum altari 
Assumptionis Beatiss.» Virginis Mari», diversis redditibus et 
oneribus dotato, habet enim tres missas feriales in septimana 
ex legato D. Caesaris a Valle, aliam missam ex alio legato 
Confraternitati incumbente, aliam missam ex legato primse 
uxoris Ioannis Pauli Rivolti, alias duas missas ex legato 
D. Defendentis Ulpij, aliam missam ex legato Baptistae Ooquij ; 
item missam festis diebus ex legato D. Pauli Bossi, item Ole- 
ricatum D. Io: Antonij Frumenti cum onere alendi clericum ex 
decreto Visitatoris Apostolici propter affluentiam proventuum 
qui sunt maiores redditibus parochiae. 

In hoc sacello est Confraternitas sub nomine Beatiss.™» 



— 41 — 

Virginia, cuius oratorìum in imo EcclesisD e regione sacelli 
in alto cernitura 

In eadem navi est altare Sanct^^^ Onicifixi muro coeme- 
terij adiunctnm sine uUa dote, quod propter incommoditatem 
ìussimus amoveri. 

Ab Epistolaa latere est sacellum cancellis similiter munì- 
tum cum altari dicato Nativìtati B.™» Virginis, et divo Io.»» 
BaptistaB, et dotato cum onere unius missae ferialis singulis 
septimanis, cuius beneficiatus est D. Nicolaus Lucinus Gan.<^us 
Gathedralis Ecclesise, et quia opinio est, maioris esse oneris, 
ordinatum est, ut inspiciantur scripturae, mandaverat Visitator 
Apostolicus ut tabula cum imaginibus supra altare erigeretur, 
cum nulla adesset^ id tamen hucusque prsBstitum non est 

Ab eodem latere est aliud sacellum etiam cancellis muni- 
tum cum altari dicato SS.»^ Petro et Bassano super quo sunt 
depictsB imagines B.» Virginis ac S.cti Bassani, et in hoc sacello 
est constituta ianua qua patet ingressus ^d sedes parochiales. 

In hac etiam Ecclesia est legatum unius misssB ferialis 
in septimana ex dispositione Franceschini Piacentini centu* 
rionis in ea sepulti 600 libris ab hseredibus in id coUocatis (9* 



(1) Come si scorge da questa descrizione, la chiesa di S. Donnino, nel 1502, 
era a due navi, la destra delle quali, più ampia, terminava in un abside rotondo, 
di cui rimane ancora traccia nella parete esterna del coro verso r attuale 
sacristia. Non molto dopo (Urono abbattuti i pilastri e le arcate di mezzo e la 
chiesa fti ridotta ad una sola nave, quale ora si vede, collo sfondo delie cappelle 
ai due lati, lì prevosto lennat vi fece erigere V atrio interno, e al 6 maggio 
del 1800, tra le mura deir antico campanile, distruttosi per Terezione della nuova 
sacristia, si trovò un'effigie antichissima del Salvatore, che vuoisi del XIV secolo, 
in venerazione nella prima chiesa. Nella cappella del crocifisso ammirasi un bel 
Cristo d*avorio, grande quasi la metà del vero, sopra una croce d'ebano, opera 
spagnuola del XIV secolo, che, caduto in potere dei Mori, dominanti allora in 
Ispagna, fli riscattato dai Cristiani a peso d' argento. È questo un ricca dono 
della famiglia Galli. La stessa cappella ha buoni affreschi del cav. Isidoro Bianchi 
di Campione, ove è storiata la passione di N. S. In quella di rimpetto l'Assunta 
cogU Apostoli, quadro sopra la parete dal lato dell' evangelo, dipinto ad olio, 
con questa iscrizione : io : mavrvs db roborb dictvs fiambnghinvs pinxit 
ANNO MDCxx HENSB MAH. Presto vi Sarà posto di rimpetto un altro quadro rap- 
presentante la Natività di Nostra Signora, del non men celebre pittore vivente 
Pogliaghi, opera alla cui perfezione non mancano che pochi ritocchi, e a giu- 
dizio degli intelligenti, che l' hanno potuto ammirare nello studio dell' illustre 
artista, non verrà meno al confronto di quello del Fìamminghino. Nella stessa 
cappella, le tre medaglie in alto, dipinte a fresco, sono opere lodate di ambedue* 
i fratelli Della Rovere. Dentro l' ancona dell' altare maggiore ammirasi una 
bella statua in legno di S. Donnino, opera pregevole dello scultore Ezechiele 
Trombetta, nostro concittadino. 



— 42 — 

In districtu huius parochi» intra moenia Civitatia conti- 
nentur sequentes Ecclesise. 
Ecci. s. pauii prof. jjfojx lougG ab Ecclesìa parochiall est Ecclesia S.cti Pauli 
erecta a tredecim civibus sub nomine domus misericordiae, 
habet in eum usum amplam domum adiunctam, ubi singulis 
dominicis diebus conveniunt dicti rectorea, et quidam depu- 
tati ex omnibus parochijs Oivitatis ac suburbiorum, ad inqui- 
rendum omnes decumbentes pauperes in singulis parochijs 
existentes, quos per septimanam visitant eisque de vieta 
congruo provident, subveniunt etiam alijs in egestate consti- 
tutis, quando possunt per annum aliquot vicibus, voluti sub 
dies natalicios Domini ac ferias pascales singulares eleaemo- 
sinas panis, vestium et alìarum rerum erogant, puellis 
aliquot nubilibus honestsB vitsB sub festum S.^^ Petri dotem 
distribuunt ex dispositione quorundam piorum legatorum. 
Alunt ex onere ita incumbente duos capellanos, unum qui 
quotidie, et alium qui ter in septimana celebrant in Ecclesia, 
quorum alteri est etiam demandata cura pauperum quotidie 
concurrentium, qui omnes a rectoribus in libros certos refe- 
runtur. Aluntur etiam prseceptores doctrinae christianae prò 
pueris, qui omnibus festis diebus in ea exercentur, et schola 
qualibet septimana visitatur {*), 
^proff' ^®^"*"** Non procul ab eadem Ecclesia parochiali in vico portsa 
novsB est Ecclesia S.^^ Leonardi, hospitali maiori unita, in 
qua fere quotidie celebratur, est buie Ecclesise contigua domus 
ampia, quam deputati hospitalis concesserunt sodalitati vir- 
ginum Sanctae Ursula^ ab annis quindecim erectae, quarum tri- 
ginta et una in eo I0C9 simul vivunt et alias octodecim, licet 
domi suae quaeque degat, frequenter tamen illuc conveniunt, 
earum omnium curam diligentem gerunt aliquot matronae no- 
biles viduae ac pietatis insignes, quarum aliquas ibidem commo- 
rantur et aliae in proprijs aedibus agunt, sed tamen quotidie 
locum administrandum frequentant. Virgines hae victum suum 
acquirunt, partim ex contributione puellarum quae institutionis 



(1) Era questa chiesa, coir annessa casa deUa Misericordia, situata nella 
contrada di S. Paolo, ora Tia Giuseppe Rovelli. 



— 43 — 

causa admittnntur ad scholas, partim ex proprio labore et ma- 
nuum industria, partim ex piis legatis, praesertim 111."^» Domini 
Gomitis lo.^ù Angusciolae, olim huius Givitatis Gubernatoris, 
partim etiam ex dotibus ab .eis allatis. Diebus etiam festis 
docent in Ecclesia doctrinam christianam magno puellhinim 
concursu ac frequentia. In eadem domo est alius locus magnus 
a dictarum virginum habitatione seiunctus et yìbò public» 
patulus, ubi festis diebus opera et studio patrum Società lesu 
in doctrina Christiana iuventus instituitur (*). 

In huius plateae nov© vertice prope aggerem Civitatis ^^^^^^ Triniuuf 
positum est Monasterium- SS.«»» Trinitatis monialium circiter 
quinquaginta Ordini S.^'^ Augustini cum tempio vetusto ac 
parvo, in quo maius altare continet tabernaculum novum prò - 
Sanciiss.^ Sacramenti usu et asservatione, et fenestram in 
pariete .clathris ferreis munìtam prò sacrorum aspectu, organa 
edito loco posita ad latus Epistolse, et exteris in via ostium 
ad clausuram habent prò monialium usu tantum, choro mo- 
nialium, sive interiori Ecclesiaa eleganter accommodat», im- 
positùs est arcus cum duabus campanis, in ea habent insigne 
reliquiarium, in quo prseter alias complures reliquias, adest 
etiam spina ex corona Domini nostri translata cum aliquot 
monialibus ex Monasterio S.<^^ Petri ad vineas eiusdem ordinis 
Buppresso. In Ecclesia exteriori est aliud altare ad latus Evan- 
geli} Divo Io: Baptistsa sacratum, in quo ex dispositione iurispa- 
tronatus famillse Vicedominorum omni die feste celebratur. 
Interior Ecclesia ducit ad claustrum a tribus partibus egregie 
fabricaium, in cuius medio est puteus, circum refectorium, 
coquina, cellarium et ali» omnes offlcinse necessariae, et supra 
dormitorium cum aliis compluribus cubiculis privato sumptu 
aediflcatis, ex claustro aditus patet ad atrium cum domo 
disiuncta prò puellarum secularium educatione et usu, in eo 



(1) La chiesa e lo spedale di S. Leonardo sorgevano sali* angolo di con^ 
trada S. Leonardo (ora via Giovio) e di contrada Nuova (ora Volta) nella loca- 
lità ove è casa Nessi. Lo spedale, per concessione del Pontefice Paolo n con 
bolla 21 maggio 1468, confermata poi da Sisto IV con bolla 16 ottobre 1488, e 
da Innocenzo vili con bolla 88 maggio 1488, (U nnito allo spedale maggiore 
di s. Anna; e la chiesa esisteva ancora sul principio del nostro secolo, e fu 
abbattuta quando si fabbricò la suddetta casa. 



— 44 — 

est porta prò plaustris et equis, et ianua ad hortos inferiorem 
et superiorem satis amplos versus moenia Civitatis vergens, 
porta ordinaria ad viam novam est cum tribus auditorijs, in 
quibus fenestrae cancellis ferreis duplicatis munitae sunt et 
tertium tempio coniunctum ac pervium est (*). 
Bcci. s. caciua. Ad viam turrianam non longe a porta Civitatis est aliud 
Monasterium ti'igintaquinque monialium eiusdem ordinis 
S.cti Augustini, cuius Ecclesia S.^t» CcBcili» dicata nova est, 
fornicata ac depicta, aliasque ad S.^tam Crucem inferiorem ap- 
pellabatur, propter fragmentum Ugni Sanctissimae Crucis, quod 
Cruci argenteae pulcherrim» inclusum illic asservatur, ac 
diebus Cruci sacrati s frequenti populo et veneranti adorandum 
exponitur, altaria tria sunt, quorum in summo Sacrosanta 
Eucharistia tabernaculo magno inaurato inclusa asservatur, 
et a tergo fenestra est orate ferrea munita prò monialium 
sacra spectantium usu. Chorus sive interior Ecclesia structu- 
ram habet exteriori similem, et organa magna ac supra tectum 
sub arcu duas campanas. Ex ea ad claustrum novum egregie 
constructum acceditur, cuius' alae duae sunt aedificijs expletce, 
cum refectorio, culina, alijsque necessari js offlcinis infra, et 
supra cum tribus dormitorijs, duobus novis ac tertio vetusto, 
habet magnum hortum in planicie, et loco edito alium vitibus 
consitum ad aggerem Civitatis vergentem, inferior hortus 
parum tutus est, et fenestris propinquorum secularium 
obnoxius in eo porta, quae desservire prò usu plaustrorum et 
equorum deberet, recto accomodari nondum potuit, propter 
circumstantes. domunculas monialium et secularium invicem 
subiectas ac facile pervias, quibus incommodis debite provi- 
dendum et novis muris ac sepimentis clausura ita munienda 
erit, ut ab omni secularium prospectu vel ingressu singula 
loca secura esse possint ac porta unica et tuta in eo maneat, 
porta ordinaria Monasterij ianusB templi contigua est, et ad 
dextram habet duo auditoria cancellis ferreis duplicatis septa 



(1) La chiesa e il monastero furono 8oppressi]nel principio del secolo, ed 
erano situati in TÌa Nuova (ora Alessandro Volta) o?e sono i magazzini di deposito 
delie privative. 



- 45 — 

ot unica contiguatione disiuncta. Intra portam clausurse simi- 
liter ad dexteram est atriolum, et in eius angulorum nno 
turris campanaria vetus, cuius inferior pars cum prò carcere 
deserviat, mandatnm est, ut superior deijciatur, ac tecto 
sequatur, lapidibus ad fabricsB usum repositis (9- 

Intra eamdem portam in loco, ubi excubise fiunt, est booi. s. Biaau prof. 
sacellum S.<5ti Blasij, ubi aliquando celebratur ad requisitio- 
nem militum, cuius titulus cum oneribus et emolumentis fuìt 
dignis de causis translatus ad Ecclesiam hospitalis maioris 
extra dictam portam positi, in qua dies S.^^ Biasio sacer 
propterea celebratur, et statio Ganonicorum Gathedralis Ec- 
clesiss observatur, quse prius flebat in dicto sacello S.^^ì Blasij, 
ex quo etiam translatus est titulus S.^ti Vincentij Martyris 
ad altare S.c*» Luciae in Cathedrali Ecclesia («). 

Ad laevam parochise S.cti Domnini, est parochialis Ecclesia ^^ ®* ®**" '^"'* 
S.ct^ Sixti Papae et Martyris, quae intra Oivitatem attingit 
dictam parochiam S.<^^ Domnini ad dextram et ad sinistram 
parochiam S.®^ Fidelis, et extra diversas alias parochias, ut 
infra dicetur in descriptione suburbiorum, habet intus focos 
fere omnes nobilium xxxxij, animas 236; et foris focos 76, 
animas 319 ita ut sint universim foci 118, anim© 567, com- 
municantes 376. 

Haec parochia licet intra Givitatem constet fere tota ex 
nobilitate habet tamen Ecclesiam male instructam, et quse 



(1) S. Cecilia, che anticamente era detta di S. Croce Inferiore, per un fram- 
mento del legno di S. Croce che ivi veneravasi in una croce d^argento, esisteva 
prima del 1278, e poco dopo vi fa aggiunto il monastero. La chiesa e il mona- 
stero vennero rinnovati neir anno 1579. Giambattista Rocchi colori a fresco la 
facciata di S. Cecilia, che, già guastata dalle ingiurie del tempo, scomparve 
del tutto nel 1817, mentre si riedificava, sopra disegno del bravo architetto Simone 
Cantoni, la presente facciata del Liceo. Soppresso nel 1798 il monastero, vi si 
traslocò il Liceo-ginnasio. Ora la chiesa serve puramente di sussidiaria alla 
preposìturale di S. Donnino. Oli stucchi, di cui è stracarica, sono del va- 
lente Barberini di Laino. Gli affreschi della vOlta sono di Andrea Lantani 
milanese, morto nel 1712; i quadri delle due cappelle sono di Giovanni Stefano 
Danedi di Treviglio, detto il Montalto, morto nel 1715, e la Madonna delFaltare 
maggiore vi fu trasferita dalla chiesuola di S. Biagio nel 1811. Le otto antiche 
colonne che adornano Patrio vi furono trasferite da S. Giovanni in Atrio. 

(2) La chiesuola di S. Biagio esisteva sulle opere fortilizio della vicina 
Porta Torre, e allorché furono queste, in un colla chiesa, distrutte nel 1811, 
veniva trasferito nella chiesa di S. Cecilia e collocato suir aitar maggiore il 
piccolo ma grazioso quadro della Madonna, che ancora ivi si ammira, e 
d*aUora io poi questa chiesa dal volgo la si chiama La Madonnina. 



-46 — 

magnopere egei instauratione, maxime cum sub tecio non sit 
fornix neque tabulatum, poUiciti quidem fuerant BJ^^ D.o Epi- 
scopo in visitatione nobiles huius parochias se id curaturos, 
hucusque tamen ne coeptum quidem est. 

Habet unicam cellam seu navim et quatuor ianuas, unam 
a fronte maiorem, qusB vergit ad ccBmiterium, ac plerumque 
clausa manety duas laterales ad tevam, qusa in usa sunt, et 
quartam minorem ad dextram, qua in sedes parochiales 
accessus est 

Summum altare est satis commodum, et S.^^^ Sixto patrono 
dicatum, habet supra tabemaculum deauratum cum pixide 
argentea prò Sancito Sacramento. 

Sunt prsdterea alia quatuor aitarla, quorum unum a latore 
Epistolaa est Sancti Petri dotatum cum onere duarum mis- 
sarum per septimanam, cuius beneficiatus est D.^^ Basilius 
ParavicinuSy et familla Lucinorum prsetendit in eo iuspatro- 
natus, licet prò comporto non habeatur. 

Ab eodem latore est etiam altare SS^ Mariaa Magdalen» 
dotatum cum onere unius missse singulis ferijs secundis, 
cuius beneficiatus est D.^»» Vincentius De Orco, ubi dieta 
familia Lucinorum iuspatronatus quod similiter prsetendit 
nondum docuit. 

A latore Evangelij prope summum altare, est altare dica- 
tum S.^^ Mari» sino uUa dote. 

Ibidem intra duas ianuas laterales est etiam altare dicatum 
S.ct» GaiharinaB similiter sino dote. 

Ab Epistola latere est sacrarium prope summum altare 
paulo obscurius satis instructum tamen supellectile neces- 
saria. Ab alia parte summi altaris e regione sacrarij est 
turris campanaria quadrata cum duabus campanis. 

Baptisterium ex marmerò candido positum est Inter poste- 
riorem iaiiuam lateralem ad leevam et altare Sanctae Gatharinse 
sed sino cancellis, sunt etiam locis congruis fontes aquse bene- 
dictae, et confessionalia disposita (i). 



(1) La più antica memoria di s. Sisto riBale al 1035. Nel 1107 fu consacrato 
da Guido Orimoldi. Nel 1657, come ci narra il TatU, rovinò in gran parte per 
antichità, ed il prevosto di S. Sisto, don Ettore Alberganti di omegna, la fece 



— 47 — 

Descriptis novena Ecclesijs parochialibus quss intra Civi- 
tatem posite sunt, restat ut ad quatuor parochias extra moBnia 
existentes, et ad illas etiam interiorum quinque parochiarura 
partes, qu» supra in suburbijs esse memoratae sunt, acceda- 
mus. Et quia suburbia hsBC inchoantur ad ripam lacus ab uno 
latore Civitatis, et circum moenia sparguntur usque ad ripam 
eiusdem ab altero latere opposito, incipiemus a dextra ripa 
progrediendo usque ad sinistram. 

Ad ripam lacus a dextra Civitatis est suburbium noncu- ^^/j^s. Antoaim 
patum Coloniola vulgo Sancti Augustini, a Monasterio virorum 
eiusdem ordinis ibi posito. In medio suburbio est Ecclesia 
parochialis S.^tì Antonini Martyris, cuius iurisdictio extenditur 
ad sinistram usque ad portum Civitatis, a fronte in directum 
iuxta litus usque ad fines parochi» Blevij plebis Zezij, qui 
coniunguntur in quadam valle prope duas demos, quas pree- 
terfluit torrens nuncupatus Fecia sesquimedio milliari distans 
a tergo versus Civitatem ad dextram attingit portam arcis, 
et ad IsBvam tam ima quam summa mentis iam dictse portse 
directe opposita occupat in alto usque ad locum nuncupatum 
Caraulionum (*), et ab hac parte habet contiguas reliquias 
parochiae S.^tì Pidelis, continet haec parochia focos 80, animas 
circiter 400, communicantes 220. 

Templum huius parochisd est satis pulchrum cum tribus 
amplis cellis seu navibus et choro et egregie tectum, summum 
altare habet tabulam depictam cum imagine patroni, supra 
coUocatum est' tabernaculum deauratum cum pixide argentea 
deaurata prò usu SS.™» Eucharistise. Prope summum altare 
ab Evangeli] latere est sacrarium bene accommodatum, et suffi- 
cienti supellectile instructum. 

Prseter summum altare sunt alia duo aitarla, quorum 
unum a latere Evangelij Divo Hieronimo dicatum et bene 



rUtaurare a proprie spese. Conteneva i sepolcri deUa nobile famiglia Giovio. 
Cessò di essere prepositurale sul finire del passato secolo, cominciando ad 
essere altra deUe chiese figliali di S. Fedele. Nella seconda metà di questo 
secolo fa sconsacrata, ed ora serve di magazzino al negozio di vetrerie e 
terraglie della ditta Doniselli. 
<l) Carasoione, 



— 48 — 

ornatum tabula et umbella, non est consecratum, sed altare 

portatile habet et cancellos, ex legato Ioan. lacobi 

quinquaginta coronatorum annui census celebratur in eo 
quotidie semel, et iuspatronatud ipsius famili» est reservatum. 

Alterum e regione a latere Epistolae 8.^*^ Petri est dota- 
tum, et parochiffi incorporatum cum onere unius misssB sin- 
gulis ferijs sextis, habet tabulam ligneam egregie depictam 
ac deauratam cum umbella desuper, et cancellis in circultu, 
et quamvis non sìt consecratum, habet tamen altare portatile. 

Praeter ianuam, qua itui* ad sacrarium, sunt aliae tres, 
maior a fronte ad viam publicam vergit, et ad laBvam una ad 
sBdes parochiales aditus est, altera ad quoddam oratorium per 
gradus ascenditur supra sinistram navim erectum, et ad Gon- 
fraternitatem spectans, quae altaris S.^ti Petri curam gerii Et 
quia sacellum hoc S.cti Petri est in navi opposita, Rev.^^s d.uus 
episcopus ordinavit, ut etiam oratorium illuc transferatur, quo 
commodius sacrum audire, ac preces suas ante proprium altare 
peragere possint 

Prope ianuam maiorem uni ex antis navis sinistra 
adiunctum est baptisterium egregium ex nigro marmore, quod 
tamen in usu adhuc non est, cum non sit omnino completum, 
utuntur interim baptisterio veteri prope parietem posito. 

Garet turri campanaria, cuius loco supra parietem chori 
intra quemdam arcum pendent duse campanse. Adsunt etiam 
prope ianuas fontes aquse benedica, et duo confessionalia 
debite posita. 

Domus parochialis tempio contigua est satis commoda, et 
bene extructa cum ampio horto (*). 



(1) S. Antonino, chiesa ora distrutta, fa la parrocchiale del borgo di 
S. Agostino, anticamente detto Coloniola, e altra delle più antiche parroc- 
chie suburbane di Como. Si ignora Tanno della sua fondazione. Nel 1447 il 
curato di S^ Antonino, Nicolò Zaffarone, era direttore spirituale della B. Mad- 
dalena Albrìci, nel monastero di Brunate. Nel 1772 si soppresse la chiesa di 
S. Antonino, e per chiesa parrocchiale si ottenne la chiesa presente di S. Ago- 
stino, che apparteneva ai frati eremitani di S. Agostino, in quel tempo aboliti. 
Il parroco, per causa della nuova chiesa, non più si disse di S. Antonino, ma 
parroco di S. Agostino. Erano stati i parrochi insigniti del titolo di arcipreti 
sino dairanno 1707. 



— 49 - 

In districtu huius parochiae S.^^ Antonini continentur 
sequentes Ecclesia^: 

Citra pai'ochiam praefatam S.cti Antonini ad sesquiiactum ^«i- s. AugMtini. 
mantis et a porta civitatis, propa arcem, centum passus, ad 
dextram lacus, est Ecclesia, cum monasterio annexo ordinis 
fratrum Heremitarum SS^ Augustini observantium congre- 
gationis Longobardi®, eidem S.^^ dicata et magnifica, quse 
in longum centum triginta ulnas, in latum quadraginta exten- 
ditur, utrique altitudo perequa respondet ; tres habet naves 
pulchre laqueatas, in summo Ecclesise erectum est altare 
maìus, gradibus lapidejs substratum, supra altare insigne 
taberaaculum deàuratum Sacrosanctam Eucharistiam in pixide 
argentea deaurata repositam asservat; post altare est chorus 
egregie accommodatus, prò usu fratrum ad divina ojHcia 
decantanda, cum pulcherrima tabula deaurata S.<^^i Augustini, 
cui est dicata, et aliorum complurium Sanctorum imagines 
complectente; a lateribus altaris sunt ostia lapidea, qusB ad 
chorum ingressum prsebent, superior pars chori vitam et 
gesta S.<^^^ Augustini nitida pictura refert, testudine cserulea 
imagines quatuor Evangelistarum et quatuor Doctorum 
Ecclesias continentur ; prseter summum altare sunt alia septem, 
omnia ad sinistram et cellis circiter decem ulnas foras emi- 
nentibus inclusa. 

Prìmum dicatum est S.<^^ loanni,* cum egregia tabula 
eiusdem et quorundam aliorum Sanctorum imagines con- ' 
tinente. 

Alterum Sanctìss.n^o Orucifixo, cum Ci:ucifixi, Beatiss.ni». 
Virginia et Sanctse Mari» Magdalenae imaginibus sculptis. 

Tertium Sanctis Innocentibus, cum tabula tres cruces 
depictas habente. 

Quartum S.^^ Nicolao Tolentino, cum tabula ipsius S.^^ì et 
compluribus votis pendentibus. 

Quintum Sanctse Monicae cancellis lapideis percinctum, 
cum Gruciflxo et latronibus, cui ad dextram S.ctaB Augustinus 
depictus est, et Sancta Monica ad sinistram. 

Sextum cancellis ferreis munitum nativitati gloriosse 
Virginia Mari», cum pulcherrima tabula nativitatem Domini 

Race. Stor, - Voi. n. 4 



- 50 — 

esprimente, ornamenta ambientia sunt deaurata, in snmmo 
habet efflgiem S.^^^ Mari», quse Romas est ad populum et in 
pariete mysteria Beatiss.™» Virginia depicta, et in hoc sacello 
duae erectse sunt sodalitates, altera glorios» Virginia et 
S.cti Augustini altera- 

Postremum continet sepulturam Domini Nostid lesu Ghristi 
egregijs statuis expressam et tam apposite distributam, ut 
mirifico oblectet oculos, prascincta est vitris venetis quadratis 
ad ulnsB magnitudìnem et cancelUs ferreis septa. 

Ad dextram Ecclesia^ nullum est altare, sed scamnum 
totam longitudinem dextr» navis ad parietem occupat, ad- 
euntium commoditati deservìens; fuit alias unicum altare 
S cto Antonio dicatum, quod tamen Visitatoris Apostolici man- 
dato amotum est. 

Frons EcclesisB et prospectus estaltissimus, cunx cruce et 
tribus pyramidibus in summo et ex parte coloribus rubro, albo 
ac nigro depictus, in cuius medio fenestra circularis vitriata 
continet immaginem S.<^^^ Augustini ; ianua est lapidea rubri et 
albi coloris in cuius frontispitio depicta est Beatiss.i^& Virgo 
filici um sinu fovens, cum Sanctis Ordinis Augustinlani ad 
dextram et ad sìnistram. 

Ante Ecclesiam est area muro clausa, cum solo et gradibus 
lapideis commodissime dispositis, quibus ad Ecclesiam ascen- 
ditur; ante gradus est alia ianua, qu» noctu semper clauditur, 
et in frontispicio habet pietatem depictam, ex hoc loco ad 
dextram itur ad portam monasterij et ad sinistram ad coBmete- 
rium circiter quadraginta ulnas longum et quindecim latum. 

Praeter ianuam maiorem Ecclesiae est alia minor ad 
dextram prope summum altare, quaa ad sacrarium et mona- 
sterium ducit. 

Sacrarium est commode extructum, cum lavacro et ora- 
torio ac supellectile ad sacros usus necessaria et consueta, 
satis convenienter provisum. Sacrario turris quadrata cum 
tribus campanis annexa est (0- 



(1) La chioBa di S. Agostino fu eretta, con rannesso convento, clie appar- 
teneva già ai frati eremitani di S. Agostino, Iranno 1300. È un monumento di stile 
longobardo-gotico a tre navate, con una grande finestra circolare nel mezzo della 



- 51 — 

Monasterium habet duo claustra, seu atria columnata 
muro EcclesiaB ad sinistram inhaerentia, ad alterum maius 
vergitìanua minor Ecclesi», quse diximus esse prope summum 
altare ac sacrarium, alterum mìnus est portae monasterij 
contiguum, solum lapideum, et columnse lapidesB sunt in 
utroque, minus atrium quinquaginta ulnas longum est et 
quadraginta latum, habetque a regione portae monasterij, inter 
alias ofBcinas ad usus domesticos necessarias, cellam vinarìam 
et prope hanc ad murum monasterij, ianuam sex ulnas latam 
cum sexdecim gradibus per quos ascenditur ad alterum clau- 
strum majus, in quo ad dextram ianuae iam dictse est statim 
scala, qvLBò ducit ad dormitorium vetus, scalee contiguum est 
refectorium, cuius ianua in medio alae existit et refectorio 
culina adiacet; in ala buie proxima e regione Ecclesiae posita 
est scala lapidea, qua itur sursum ad dormitoria fratrum, post 
scalam sunt nonnulla egregia cubicula prò usi bus ceconomiaB 
et ospitij. Ex tertia ala, quse extenditur usque ad ianuam 
minorem Ecclesi9B, cuius supra meminìmus, ascenditur per 
tres gradus ad ambulationem et conclavia de novo extructa, 
inter quse connumeratur et capitulum, ex ambulatione scala 
cochleata in superiorem partem tendit, ubi sunt dormitoria 
et tres ianuae, duae ad claustrum vergunt, altera quidem 



facciata, e ben 6i presenta airocchio dentro e fuori per giuste proporzioni, 
semplicità e sveltezza. Fu consacrata da Enrico da Sessa Tescovo di Como. 
Ha buone pitture, e sono: la Deposizione dalla croce, di Daniello Crespi; tutti i 
dipinti a fresco e a olio airaltare della B. v. della Gintdra, del Morazzone ; un 
Voto, di Bernardino Campi; una B. Y. con due Santi, del Calvi ; un Pilato che si 
lava le mani, del Chigi; un quadro rappresentante S. Liberata e Faustina, 
S. Benedetto e S. Domenico, di Pietro Gnocchi; una B. Y. col Bambino e S. Fran* 
Cesco, del Magatti; i quali due ultimi quadri erano, il primo in S. Margherita, 
il secondo in S. Bonaventura dei Cappuccini, ed appartengono al Comune di 
Como, che li depositò prima in Duomo e da ultimo in S. Agostino. In questa 
chiesa aonvi i genuini ritratti dei Santi di patria comaschi, cioè la B. Madda- 
lena Albrici, il B. Gabriele Quadrio, il B. Antonio Torriano e la B. Elena Mala- 
crida. In quesranno 1892 vennero eseguiti lavori di restauro alla facciata della 
chiesa, e si scopersero due occhi ciechi laterali alla grande finestra-rosone nel 
mezzo, che venne anch^essa rinnovata con bellissimo effetto. Altri lavori ven- 
nero pure compiuti neir interno del sacro tempio, ed ò degna di nota la rimo- 
zione di due inartistici muraglioni, che chiudevano i vani d^un lato dell'altare 
maggiore, e che servivano di ripostiglio. Al loro posto vennero messe delle 
belle balaustrate di ottimo gusto. I lavori tutti furono eseguiti per iniziativa 
del M. R. arciprete D.' Cherubino Pizzala, e su disegno e sotto la sorveglianza 
deiring. Ferrari, colla direzione del cav. Garovaglio, ai quali tutti va data 
ampia lode. 



— 52 - 

capitalo opposita, altera vero e regione conclavium et tertia 
a fronte ambulationis in pratum annexum ducit, in quo sunt 
hortus et fons aquae nunquam deflcientis et optimaB, quse 
fluens piscinam efflcit, et ad omnes fratrum usus deservit; 
per hoc pratum itur ad portam extraordinariam monasterij, 
qua currus, equi ac maiora onera intromitti solent. Hortus 
amoBnus et amplus est muro circumseptus ac fructibus et 
herbis refertus, in eodem prato patet etiam ianua ad vineam 
adnexam, vitibus et arboribus consitam ac late extensam, 
quse prò utilitate monasterij locata est. 

In superiori parte monasterij sunt duo dormitoria, alterum 
amplum prò fratribus professis et alterum angustum prò 
novitijs, bìbliotheca libris satis instructa et granarium. 

In hoc monasterio degunt ordinarie quatuordecim sacer- 
dotes, sex aut septem clerici et sex conversi; Inter sacerdotes 
unus plerumque et quandoque duo lectores aluntur, ad infbr- 
mandam iuventutem {^). 
^S^'zwo*;^'"*'*"* ^* IsBvam iuxta ripam lacus ad medium miniare Zeni 
Ecclesia S.<^ti Clementis cum monasterio olim fratrum Humi- 
liatorum, quod suppressum, conversum est in hospitale pestis 



(1) lì convento deg^U Eremitani di S. Agostino fu aoppresso nel 1778, e ne 
entrò al possesso rarciprete. La casa servì anche di seminario filosofico fino 
airanno 1834, in cui mons. vescovo Romano fece compera del soppresso mona- 
stero di S. Abondio per erigervi r attuale magnifico seminario diocesano. In 
una sala a pian terreno, che ora serve d'archivio parrocchiale, è a fresco una 
spettacolosa Cena di frati Agostiniani con S. Agostino nel mezzo, prezioso 
lavoro di Giampaolo Recchi del 1020. n tempo, incaricato a tutto distruggere, 
lavorava assiduamente intomo a questo prezioso a fresco, talché r intonaco, 
in parte staccato dal muro e fesso in molte parti, minacciava cadere, uè la 
mano dell'uomo fu del tutto estranea, perchè si apri a sinistra nel muro una 
porta ed i piedi del servo fraticello andarono rotti; e forse in conseguenza di 
tale opera venne a scrostarsi e cadere il volto del fraticello stesso, perchè ora 
si ravvisa ridipinto da mano inesperta. L*egregio can. Barelli, con quella rara 
solerzia che lo distingueva, cercò i mezzi di salvare il prezioso dipinto, e trovò 
il signor Antonio Zanchi di Bergamo, che volonterosamente rispose trasportando 
sulla tela il grande a fresco. Pare però che il dipinto riportato sulla tela abbia 
perduto alquanto della freschezza che aveva prima. Il disegno e r incisione 
della Cena del Recchi che noi possediamo, e che fu già pubblicata nel primo 
volume del Periodico di questa SocietÀ Storica, è opera accuratissima di Gio- 
vanni Pedraglio detto il Pugnatta. Di costui abbiamo pure il disegno e r inci- 
sione della spettacolosa Danza della Morte, a fresco che era suUa facciata 
della chiesa di S. Lazzaro in capo al borgo di S. Rocco, dipinto che si credeva 
della seconda metà del secolo decimoquinto, ora interamente scomparso. 
Nacque il Pedraglio a S. Agostino di Como da genitori lavandai. Immaginoso, 
e senza maestro, si diede al disegno, e sarebbe riuscito valente se avesse col- 
tivato più Tarte che Venere e Bacco. 



— 53 — 

suspectorum, cuius loco fuit ordini Humiliatorum assigtnata 
Ecclesia S.<^^^ Martini supra viam, distans a paroctaiall uno 
miniarlo. Templum hoc S.^ti Clementis est parvum cum unico 
altari, habente in pariete imagines S.c<» Clementis et aliorum 
Sanctorum depictas et cancellis munito ; habet duas lanuas, 
unam a fronte ad ripam lacus, cum picturis S.<^^^ Clementis 
et aliorum Sanctorum desuper, et altera a latere dextro cum 
duobua fontibus aquse benedictae prope ianuas apte dispositis. 
lanuffi laterali ad dextram proxima est turris quadrata cum 
duabus campanis et ante ianuam est area, solum nondum est 
perfóctum et eget instauratione. Domus annexa previsione opus 
habet, ne conclavia, quse ruinam minantur, omnino decidant 
Huius loci curam gerit hospitale maius, missa celebratur 
tantum diebus patrocinij, et stationum, quae sunt duae, una 
Blima Dominica quadragesimali et altera prima Dominica 
adventus Domini; et cum celebratur, offeruntur omnia neces- 
saria ex hospitali malore; sedes vero inhabitat et custodit 
quidam rusticus cum familia sua (^). 

Ad dextram versus cìvìtatem est Ecclesia S. Antonij Ab- Beci.8. Automi prof, 
batis, cum aliquot domibus et horto annexis; erat olim Prio- 
ratus ordinis fratrum S. Antonij Yiennensis, sed a multis 
annis redactus est in commendam secularem ; habet in annuis 
proventibus circiter quingentos coronatos, cum onere unius 
missae festis diebus et ferijs sextis; eius beneflciatus est 
D. Vulpianus Ulpius Doctor et Prothonotarius ac Referen- 
darius Apostolicus, agit ibi capei lanum et habitat Seba- 
stianus Pirus (2). 



(1) S. Clemente di Oeno fu già chiostro di donne della religione degli 
Umiliati. La sua fondazione si riferisce al B. Giovanni da Meda. Con scrittura 
del 31 marzo 1516 gli Umiliati cedettero formalmente il convento di Geno alla 
città, per gli infetti di contagio, e ne ricevettero in cambio la prepositura di 
S. Martino di Zezio. II primo lazzaretto sale alFanno 1523, e nel 1630 vi morirono 
pift di duecento persone. Occupavano sotto capanne tutta la spiaggia fino alla 
località detta il Mirctbello, dove, fino a pochi anni or sono, erano raccolte in 
una casetta alcune ossa dei poveri morti, e non passava barcarole che non 
recitasse un devoto requiem. L^antica chiesuola di S. Clemente era posta sul 
fianco destro dove ora è il palazzo Gornaggia. Il marchese Carlo Gornaggia 
riabbellì roratorio e lo dedicò a S. Carlo. Il signor D. Giovanni dei marchesi 
Gornaggia lo decorò pur esso con pitture dei valenti artisti Bertini e Pagliani. 

(t) Questa chiesa, coirannesso ospedale detto anticamente di S. Silvestro, 
poscia di S. Antonio, fu edificata, intomo airanno 1217, da Guglielmo Della 



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Eoel. S. PotentlaBM 
prof. 



ParoehU S. PidelU 
extra arbem. 



Eool. S. Oothardi 
profi 



Ad laevam prope montem est Ecclesia S.^t» Potentianae, 
cum turri campanaria quadrata sine campanis et ruinis aliquot 
fiBdiflciorum circum ; in ea non celebratur, cum sit fere pro- 
fanata, habet mediocres redditus et eius titularis est D. Julius 
Turrianus Doctor et Can.cus Cathedralis Ecclesias (*). 

Parochise S. Antonini contìgua est ea pars interioris 
parochisB S.^^ Fidelis, quae extra moenia posita est, a dextra 
inchoatur a porta arcis et a sinistra ab Ecclesia S,«t» Poten- 
tianae, complectitur ad dextram Ecclesias S. Gotthardi et Lau- 
rentij ac demos omnes circum circa usque ad hortum et 
domum Borserorum ac sequentem, qusB sunt in suburbio 
S,cti vitalis, et ad laBvam ima et summa montis Brunati, in 
ima montis paiate pertingit usque ad locum nuncupatum Scotum 
R. Gapituli Cathedralis EccIesiaB et ad viam S. Martini, in 
quo districtu continentur suburbium S.^^ luliani non lon^ 
a S.cto Laurentio et a fossa civitatis, domus posit» ad 
S.ctam Crucem et vicinia S.c*» Agat», per iuga vero excedit 
integrum milliare et compraehendit S. Donatum, Garzolam, 
Vallem Gianeram ac demos vicinas et sparsas usque ad locum 
nuncupatum Grottam prope S. Thomam, nec non omnes domos 
difusas in dorso montis. Quse loca omnia conficiunt focos 77, 
animas 385, comunicantes 223 et continent sequentes Ecclesias: 

Prope fossam civitatis est templum parvum S.^^i Gotthardi 
spectans ad hospitale maius, in quo unico die patrocìnij cele- 



Torre tobcoyo di Como. L' ospedale, eretto in sussidio dei poveri infermi, si 
conservò conforme alla mente del vescovo per molti anni ; in seguito veniva 
amministrato dai frati di S. Antonio da Vienna, con titolo di Priorato. Nel 1408, 
in forza di una bolla di Paolo II, in data 21 maggio, anno IV del suo pontifi- 
cato, confermata poi da* suoi successori, lo spedale veniva unito, aggregato 
ed incorporato allo spedale maggiore di S. Anna. Lasciata la chiesa dai cano- 
nici di S. Antonio da Vienna, fu eretta in commenda secolare. Nel 1083 ne era 
commendatario mons. Francesco Buonvisi, lucchese, arcivescovo di Salonichi, 
poi nunzio apostolico alla corona di Polonia, e ultimamente air imperatore. 
Pochi anni prima erano stati introdotti in quella chiesa 1 PP. CarmeUtani, che 
la rinnovarono dalle fondamenta, e poi principiarono r annesso convento. 
Aboliti gli ordini religiosi, la chiesa Ai profanata, ed ora serve di piacevole 
ritrovo dei giovani componenti il t)ircolo Filodrammatico. 

(I) S. Pudenziana fuori della città, luogo e chiesa posti alle radici del 
monte di Brunate, fra S. Agostino e S. Giuliano. È quivi che si trattennero per 
due anni, cioè dal 1536 al 1538, i PP. Cappuccini, in fino a tanto che si trasfe- 
rirono a S. Bonaventura. Ai tempi del Ninguarda, come appare dal cenno che 
ce ne fa, era quasiché profanata; poco appresso cadde del tutto in rovina. 
Anche oggidì dal popolo quella località si chiama La Prudensiana, 



— 55- 

bratur, habet unicum altare et unicam campanam erectam 
supra parietem templi (^). 

Prope et e regione quaai interiacente tantum via publica ^^_8* Lauwnuj 
est monasterium Sancti Laurentij monialium circiter quadra- 
ginta ordinis S.^^ Benedicti, quod habebat Ecclesiam eidem 
S «to Laurentio dicatam, cum choro ianusB maiori incumbente 
et satis commode fabrefactam, nìsi quod sub terram quatuor 
gradus depressa multam et noxiam humiditatem reddebat et 
peralluentis torrentis del Val Doce nuncupati periculo et in- 
commodo subiacebat, quamobrem nostro etiam Consilio tres 
cubitus cum dimidio elevata, maiore amplitudine et elegantiore 
forma cum lapidibus et columnis quadratis ac picturis et 
fornicato opere restituta est; interior eiusdem form8e et ele- 
ganti® chorum, organa et duos arcus suspensos cum duabus 
campanis complectitur, parieti intermedio coniuncta est maior 
ara cum tabernaculo prò Sacrosanta Eucharistia et eleganti 
tabula, incumbit arse fenestra cum cancellis ferreis duplicatis, 
pervium aspectum prsebens sacrorum mysteriorum ; ianua Ec- 
clesia a fronte est, ex choro monialium seu Ecclesia interiori 
itur in peristylium quadratum cum duplici columnarum ordine, 
lapide» omnes sunt et inferioribus incumbunt superiores, ex 
peristilio ìanuaa sunt ad capitulum, triclinium, coquinam, 
cellarium gynssceum et omnes alias offlcinas convenienter 



(I) La chiesetta di S. Gottardo, coirannesso spedale, era sitaata in prin- 
cipio ed aUa sinistra della via che da piazza Portello (ora Castello) mette al 
borgo di S. Giuliano. Nel 1488 lo spedale veniva incorporato allo spedale mag- 
giore di S. Anna. Nel 1533 gli amministratori dello spedale concedettero le 
case di S. Leonardo e di S. Gottardo colle rispettive chiese a S. Gerolamo 
li iani, il quale, coadiuvato da Primo del Conte e Bernardo Odescalco, vi fondò 
il sno pio istituto in prò degli orfanelli. Non molti anni dopo, essendo mancati 
in Como, per insufficienza di mezzi, questi due luoghi degli orfanelli, piantati 
con tanta felicità da cosi ragguardevoli personaggi, le case di S. Leonardo e 
di S. Gottardo, che sperano avute dallo spedale maggiore di 8. Anna, tornarono 
allo spedale medesimo. S. Leonardo dappoi, con le case annesse. Ai conceduto 
negli anni seguenti ad alcune donrns pie, che diedero principio alla Compagnia 
di S. Orsola a^ 2 d*aprile deiranno 1572, sotlo la guida di Nicolina Legorina. 
* S. Gottardo, ove, come appare da questa visita pastorale del Ninguarda, cele- 
bravasi ancor messa nel 159S, non molti anni dopo, scrive lo storico Tatti, 
giacque profanato in mano de^ secolari che ivi facevano soggiorno, nò alcun 
contrassegno rimaneva che vi fosse stata chiesa altre volte, fùorchò nella dipin- 
tura, che vedevasi sopra la porta, della B. v. e del medesimo S. Gottardo. 
(Tatti : lU Dee,, pag. 589, n. £r7). 



- 56 — 

dispositas, supra dormitoria tria consurgunt, multis cubiculis 
repleta. Annexus est amplus hortus et maioribus muris bene 
septus, in quo lavacrum etiam habent prò ntensilibus lineis. 
Àuditoria sunt duo, alterum ad dexteram pori» ordinarise, et 
ad Isevam alterum duplicatum et unica contiguatione dis- 
iunctum, cum suis feuestris orate ferrea duplicata munitis, 
accomodatur etiam aliud in angulo £cclesi8e, ne situs pereat, 
porta prò plaustris posita est prope frontem Ecclesias (^). 
Eooi. s. xaiiani. Inter dictas duas Ecclesias est via publica recto tramite 
ad pedem mentis tendens, ubi ad iactum sclopi est Ecclesia 
S.cti luliani cum monasterio annexo olim monacborum S.^tì Be- 
nedicti, nunc vero in commendam secularem redactum, eius 
titularis est Rev.d"» D. Thobias Peregrinus Can.éus Qathedralis 
Ecclesiae et Yicarius Generalis; est redditibus annuis bene 
dotatum, cum onere misssB quotidian8e. Ecclesia est satis 
commoda, ornata et sacra supellectile b3ne instructa. Mona- 
sterium, quia a multis annis non fuit babitatum, diversas 
iacturas accepit in sedificijs et restaurantur nunc omnia prò 
usu monialium mentis Brunati ordinis S.<^^> Augustini, quse 
in hunc locum ex Sanctae Sedis Apostoliche dispensationo 
maioris commoditatis causa perfecta clausura transferentur, 
qusB inchoata cum pulchro claustro columnato et elegantiore 
architectura speratur adeo in t3mpore posse compleri, ut 
monìales num.° 40, ineunte proximo autumno huius anni 1594, 
transferri queant, commode ibique habitare, cum iam sint des- 
signata duplicia interlocutoria et Ecclesia tam interior, quam 
exterior, convenienter accommodata, cum pulchro horto et 
vinea muro vallata («). 



(1) La chieBa di S. Lorenzo, coirannesso monastero di monache Benedet- 
tine, era situata in principio ed aUa destra della via che mette a S. Giuliano. 
Questa chiesa, per la sua antichità, aveva bisogno d'essere ristaurata, e si pose 
mano alFopera col mezzo di periti architetti. L* ornarono di pietre e colonne 
quadrate, rabbellirono con vaghe dipinture e con una v61ta corrispondente ai 
ft*egi laterali, le diedero Tultima perfezione. Mons. Ninguarda la consacrò, con 
molta solennità, a' 17 di luglio del 1504. Altro più ricco e più prezioso ornamento 
recò al monastero di S. Lorenzo la B. Apollonia Odescalco figliuola di Tomaso. ' 
Soppresso il convento sul principio del presente secolo, la chiesa tu sconsa- 
crata; ora serve d'abitazione ad operai, per la maggior parte tessitori, ed è 
proprietà delle suore infermiere che abitano nella vicina Val Duce. 

(2) La più antica memoria di S. Giuliano sale ali* anno lldS. Dicevasi 
S. Giuliano in Pomario, il che fa vedere che fino da quei tempi era il sobborgo 



- 57 — 

Non procul ab ima eiusdem montis a S.^^ luliano duos seoi. s. craeu pr^r. 
iactas sclopi a* dextris in loco nuncupato Boscaìa est Eccjesia 
S.ct» Crucis CTim egregio monasterio annexo fratrum obser- 
vantium S.<^^ Francisci. Ecclesia est ampia, cum unica navi 
et laqueata. Summum altare, S.©*» Cruci dicatum, continet 
insigne tabernaculum deauratum cum argentea pixide inau- 
rata, ad asservandam Sacrosanctam Euctaaristiam ; post altare 
est chorus prò fratrum usu libris ad canendum satìs instructus, 
ad utrumque comu altaris sunt ianuse commodae ad chorum. 
Habet alia sex aitarla cum cellis fomicatis, quinque a latere 
Evangelij et sfextum a latore Epistol», omnia cancellis ferreis 
munita, prseterquam primum ab Evangelij parte, Sanctiss,» An- 
nuntiationi dicatum, quod est apertum et instar oratorij, alterum 
nativitati D. Nostri, tertium Sanct™® Cruciflxo habens etiam 
priyilegium prò animabus defunctorum, quartum S cto Antonio 
de Padua, quintum S.cto Bernardino, et sextum a dextris 
S.cto Francisco ; loco tabularum habent omnia Sanctos in pariete 
depictos; sunt in eadem Ecclesia aliquot sepulchra laicorum. 
Prope chorum ad latus epistol» est turris quadrata cum duabus 
Campania, qua patet etiam ingressus ad sacrarium amplùm, 
commodum, sacra supellectile convenienter provisum et or- 
natnm lavacro ac oratorio; ab eadem Epistolae parte est 
monasterìum cum duobus egregijs claustris columnatis alte "" 
erectas cupressus in medio et omnes offlcinas necessarias 
circumhabentibus ; in superiori parte est dormitorium cum 
triginta cubiculis prò fratrum usu et insignis bibliottaeca 
libris vetustis referta, sed qui sint fratribus parum commodi 
et utiles; adsunt etiam multa conclavia, quaedam superius et 



degli ortolani. S. Gialiano fa dipendente, nei vecchi tempi, da S. Fedele in 
città; poi, dal 1639 al 1788, da S. Agata. In quest'anno 1788 fa aggregato a 
8. Agostino. La chiesa, fabbrica nuova del XVII secolo, si tentò chiudere in 
detto anno, ma quei di 8. Giuliano si opposero con tanta nobiltà d'animo, che 
fu lasciata ancora al divin culto ; rimase però nuda in mano di quei borghi- 
giani, che a loro spese la rifecero di tutto. Anticamente, come a 8. Abondio e 
8. Carpoforo, vi era unito un convento dei monaci di 8. Benedetto, poi fu con- 
vertito in commenda secolare. Nel 1541, da Paolo Giovio vescovo di Nocera, fU 
rinunciata la commenda ad Alessandro di Benedetto Giovio. Nell'autunno 
del 1504 passarono poi dal monastero di 8. Andrea di Brunate a quello di 
8. Giuliano le monache dell'ordine di 8. Agostino, per concessione del can. Tobia 
Peregrino, vicario generale del vescovo Ninguarda e commendatario. 



- 58 — 

inferius plura in secando claustro ad recìpiendos fratres 
peregrinos, et alia etiam prò usu infirmorum ; ia primo claustro 
est capitulum, et prope refectorium, culina ac cellarium, et 
ab ea parte, quae attingit Ecclesiam, sunt diversa sepulchra 
iaicorum; habent etiam annexa et muro cincta pomarium, 
hortum ac pratum, et ante Ecclesiam atrium sire plateam 
altis ulmis consitam. Ecclesia habet tres ìanuas, unam a fronte 
et ad dictum atrium vergentem, supra qua est Annuntiatio, 
alteram ex media quasi Ecclesia ad coemeterium fratrum et 
conventum ducentem, tertiamque parvam ex choro ad turrim 
campanariam et sacrarium. Soliti sunt degere in hoc mona- 
sterio triginta fratres, sacerdotes tredecim inter quos unus 
iuventuti praelegit, sex clerici ac totidem conversi ; in mona- 
sterium ex monte decurrit aqua ad sacrarij, refectorij, culin» 
et cellarij usus opportuna, et quas in primo claustro in fontem 
exsurgit (*). 



(1) Mentre S. Bernardino da Siena abitara il convento di S. Francesco, 
lùori delle mura di Como, ridusse la regola dei religiosi alla prima osservanza, 
onde allora. fu diviso Tordine, ed i frati osservanti, lasciate le pianelle, si cal- 
z arono zoccoli di legno a' piedi nudi, ed edificarono un nuovo convento presso 
una cbiesa antica di S. Croce in Boscaglia, Tanno 1443. Rinomato fu il convento, 
e per la dimora che vi fece S. Bernardino da Siena e il B. Michele da Carcano 
di Lomazzo, comasco, morto nel 1490, il quale, vestito Tabito di S. Francesco 
nel convento di S. Croce di Como detto in BoscaglUk, e venuto in bella fama 
per austerità di vita e per grande profitto negli studi, massime nella sacra 
eloquenza, fu il promotore che fosse creato un solo spedale, aggregando ad 
esso molti piccoli spedali che erano in Como e nel territorio, e che per la loro 
moltiplicità erano causa di confusione e di pessima amministrazione. Il B. Mi- 
chele, col B. Bernardino da Feltre, eresse pure il grande spedale di Milano, 
ed 1 monti di pietà in Como ed in Milano. Dimorò pure nel convento di 
S. Croce il B. Bernardino Calmi, fondatore del Santuario di Varallo, la 
prima volta nel 1452, la seconda dal 1408 al 1499, per trovar modo di sedare 
i litigi delle monache di S. Chiara coi frati conventuali di S. Francesco, 
litigio e zuffa narrata a lungo dal Muralto e riportata dal Cantd [Storia di 
Como, I, 406), e che parrebbe incredibile, se non si sapesse giudicare i costumi 
dei tempi. La chiesa poi conteneva mirabili opere d^arte. Felice Scotto, uscito 
dalla famiglia di Stefano Scotto maestro di Gaudenzio Ferrari, in S. Croce in 
Boscaglia istoriò a fresco diversi fatti della vita di S. Bernardino da Siena. Il 
Lanzi, che ebbe la fortuna di poterli vedere, scrisse V elogio deir artista con 
queste f>arole: « È vario, esprevivo, giudizioso in comporre; uno dei migliori 
quattrocentisti che vedesi in queste bande ; allievo forse di altra scuola (non 
la milanese) ; avendo disegno più gentile e colorito più aperto, che non usarono 
i milanesi ». — Il nome di S. Croce in Boscaglia dura tuttora, ma soppressa 
la chiesa in un coi religiosi, e profanata d'ordine imperiale nel 1810, e venduto 
tutto con essa, anche il circondario, quattro anni dopo i moderni vandali vi 
abbatterono dalle fondamenta chiesa e convento, e quella località ora in parte 
è proprietà dei conti Visart Piatamene ed in parte del signor Romegialli. Un 



Supra monasterium S.<^^ Crucis in monte ad prìmum bmi. s. Donau. 
miniare posita est Ecclesia S.<^^^ Donati Episcopi ac Martyris, 
cum parvo monasterio'annexo fratnim tertij ordinis S.^ti Fran- 
cisci, in quo degunt ordinarie circiter decem fratres, sacer- 
dotea sex, clerici tres et unus conversus. In Ecclesia duo 
tantum aitarla extant minime consecrata, quorum maius, 
S.c^ Donato patrono dicatum et satis elegans, continet taber- 
naculum lìgneum ex parte deauratum cum pixide argentea 
inaurata prò Sacrosanctae Eucaristise asservatione et usu, 
alterum Beatiss.^'» Yirgini nuncupatum in cella ab Evangelo 
latere constituta extat Post altare maius est chorus cum 
scannis novis non tamen in sedes distinctis decem et sex 
personas recipientibus et libris ad canenda divina necessarijs. 
Ecclesia a chori initio usque ad medium est fornicata, reliqua 
pars una cum cella Beatiss."»» Virginis est laqueata et pietà. 
Ab Epìstolae latere prope maius altare est sacrarium, calicibus, 
libris et alia supellectile commode et prò loci facultate in- 
structum, in eo reponitur etiam oleum inflrmorum loco decenti 
et clauso; supra sacrarium est turris quadrata cum duabus 
campanis. Sepulchrum fratrum est in Ecclesia; ianua maior 
Ecclesia in monasterij atrium, quod porta etiam clauditur, 
vergiti supra ianuam Ecclesi» est efflgies S.^^^ Donati cum 
duobus Sanctis ordinis a lateribus depictis; in eiusdem parietis, 
qui ianuam maiorem capit angulo, est etiam ostiolum ad 
claustrum monasterij vergens, quod tamen clausum manet. 
Ab Evangelij latere est aliud ostium ianu» sacrarij oppositum 
ducens in cavenam ad viginti passus infra montes extensam, 
ad cuius extremum extat parvum altare cum votis penden- 
tibus, quo multi ad orandum devotioni causa ingredi solent 
Ecclesia haac ferijs paschalibus secunda ac tertia, die feste 
S.c^i Donati, qui septimo idus Augusti agitur, et interiecto 
tempore, magna populorum frequentia ac devotione visitur. 
Monasterium claustrum unicum habet, cum duabus alis antis 



quadro rappresentante Oesù deposto dalla croce e molti Santi e Sante del- 
r ordine riformato, già nella chiesa di S. Croce, ed ora proprietà del Comune 
di Como, sen giace arrotolato con molti altri a deperire nei magazzeni della 
fabbrica del Duomo. 



— 60 — 

substructis, quarum loco coluranae brevi substituentur maioris 
elegantiae causa; in eo sunt refectorium, culina, lavacrum, 
lignarium, duo cubicula prò usu hospitum et conclave magnum, 
per quod itur ad refectorium, dormitorium et cellarium, quod 
subter una cum stabulo est, supra vero est dormitorium cum 
tredecim cellis prò fratrum usu, ultra quoddam ambulacrum 
est etiam granarium, ex dormitorio patet aditus ad viridarium 
satis amplum ac muro cinctum, noctu tamen clauditur ; circum 
monasterium est etiam vinea sepe vallata {^). 
saeeiiam oarzoia. Inter dicta duo mouasteria est pagus Garzolse cum sacello, 
in quo aliquando celebratur maxime aestivo tempore prò 
illorum usu, qui bona ibi habent et per aliquot dies manent (>). 
Eoei. s. Agaihn. Ultra monastorium S.^^ Crucis ad dexteram viae, qu» 
montem ambit, est monasterium S.^tse Agat® monialium circiter 
xxxiiij ordinis S.<^^^ Augustini, quod habat Ecclesiam eidem 
S.etse dicatam, cum coemeterio clauso a fronte, chorus monialium 
supemus ad moediam fere Ecclesiam veterem et parvam per- 
tingit, in coque organa mobilia sunt, altare maius est tabula 
satis eleganti ornatum et tabernaculo inaurato prò Sanct"»^ 
Sacramento, supra assurgit turris quadrata cum duabus cam- 
panis, ostiorum alterum a fronte ad coemeterium educit, et 
alterum laterale ad atriolum, quod prò fori bus clausurse est 
Monasterium parvum est et in peristylio duse tantum alae 
sunt, eaeque exiguae, et in superiori parte duo frusta dormi- 
torij, peristylio annexum est atrium cum fumo et porta prò 
plaustris et hortulo. Caeterum cum situs loci adeo angustus 



(1) Chiesa collocata a mezzo il monte di Brunate ed eretta colPannesso 
conyento, che era dei Terziari di S. Francesco, Tanno 1485, e consacrata ai 
4 di maggio deiranno 1593 da Qianantonio Volpi. Nel 1772 fu soppresso il con- 
vento, e in qnella vece fa eretta in cappellania vicariale e coadiutorale, in 
cura d*anime, in aiuto del m. r. parroco di S. Martino di Zezio, la chiesa di 
S. Spirito di aarzola, riedificata e dotata da Santino Scotti. In S. Donato menò 
parte di sua vita il B. Geremia Lambertenghi di Como. Dalla chiesa si passa 
in una grotta lunga venti passi in cui erano più figure di Santi in plastica, 
che i francesi nel 1797 fracassarono per dispetto. I Recchi hanno pure lavorato 
nelle cappelle in vicinanza al soppresso convento, cadute in massima parte. 
Attualmente non rimane che qualche vestigio non riparato e malmenato dal 
tempo. Ora chiesa e convento appartengono alla- famiglia Alfieri. 

(8) S. Antonio e la B, V, del Buon ConUglio, oratorio di padronato Bel- 
linit situato sopra S. Croce e sotto S. Donato. Ora però è profanato e serve di 
ripostiglio. 



~ 61 — 

esset, ut moniales incommode caperei, Sedis Apostolica inter- 
veniente consensu, maximum hortum ad mensam episcopalem 
spectantem a nobis coemerunt, pecunia soluta, et in mensse 
usus maiores conversa, ubi Ecclesiam et monasterium dilatare 
et ampliare commode poterunt, uti iam facere cogitaverunt' 
Auditoria duo, cum fenestris cancellis feiveis munitis, iam 
extantia, alterum ad extremum Ecclesias et alterum prope 
portam ordinariam, nova superveniente fabrica, destruentur 
et alio transferentur (4). 

Ab altera parte vi» e regione horti predictarum monialium soci. s. Bonaventur» 

prof. 

S.c^ Agatse est pulchra Ecclesia S.^^ Bonaventurae dicata, 
cum egregio monasterio RR. patrum Gapucinorum annexo, a 
civitate medio miUiari distans, quse Ecclesia fuit de licentia 
R mi Domini Episcopi praedecessoris nostri D.^i Ulpij bonae 
memoriae a R,^^ losepho Sapio Sipontino Ar chiepiscopo cum 
tribus altaribus malori et duobus lateralìbus consecrata anno 
Domini mdlxxxvi die tertia Julij. Altare maius est praedicto 
S.c*o Bonaventurae consecratum, super quo est insigne taber- 
naculum ligneum deauratum, in quo pretiosiss."^^^ Dominicum 
Ck)rpus in argentea pixide ex parte deaurata honorifice ser- 
vatur, post quod est insignis tabula magnai altitudinis sacris 
imaginibus insignita, ornatuque condecenti decorata, Inter 



(1) NeirajiQO 1300 appare già eretta la chiesa di S. Agata, unitamente 
airannesso monastero di Agostiniane, e la carta che ne discorre la dice S. Agata 
di Zezio. Intendo l'antica chiesa, non la moderna, che fa fabbricata contiguo 
airantica. n monastero venne soppresso nel 1781; due anni più tardi fu la chiesa 
dichiarata parrocchiale in luogo di quelle ora sconsacrate di S. Martino e di 
S. vitale. Trasportata a S. Agata la parrocchia di S. Martino e di S. vitale, 
presa questa il nome della nuova chiesa, obliandosi affatto gli antichi. Fu 
ricostratta la chiesa nel secolo xvn, con forme al tutto moderne. Nel 1885 
il parroco fu insignito dalla Santa Sede del titolo di prevosto. Nel 1887, per 
iniziativa del m. r. prevosto don Callisto Grandi, si aggiunse alia chiesa Tala 
verso tramontana, sopra disegno deir ingegnere Oiuseppe Casartelli» con 
disegno predisposto per Taltra navata verso mezzogiorno, pel trasferimento del 
coro e deUe due cappelle di fondo alle navi laterali, per la rinnovazione della 
facciata, onde il tutto insieme arieggi lo stile basilicale. La chiesa di S. Agata 
contiene di notevole il Martirio di S. Marco, dipinto a olio di Gianantonio 
Racchi, che apparteneva al soppresso monastero di S. Marco in Borgo vico, 
poscia passò nella biblioteca comunale, e da qui, come avvenne con altri molti 
quadri di ragione del Comune, yenne trasportato nella chiesa di S. Agata ed 
appeso alla parete destra del coro, ove ancora si vede. Contiene pure il quadro 
di S. Agata^ che forma TancOna deir aitar maggiore, uscito dalla scuola di 
Pelagio Palagi 



— 62 — 

quas eminens stat gloriosiss.»^» Virgo Maria cum filio lesu 
angelorum codtu circumsepta, sub qaa in latere dextro 
S.^^B Abundius pontificali habitu indutus, in sinistro autem 
Serapbicus Bonaventura orantes procumbunt, a cuius altaris 
parte dextra est in pariete fenestella sera clausa, in quo con- 
ditur S.°^ Oleum prò infirmis, et hoc altare maius simplici 
quodam cancello ligneo ab alia parte Ecclesiae separatur. 
Post altare maius est chorus muro ab ipso altari separatus, 
in quo est fenestra more fere monialium, per quam, fratribus 
chori adoratur Corpus Ghristi in elevatione missaB et in ipso 
choro sunt simplicia sedilia prò viginti fratribus. In eodem 
pariete extant pariter duse aliae fenestrae altiores, per quas a 
populo Christiane audiuntur divina oflScia fratrum. Post;supra- 
dictum cancellum ligneum, quo separatur reliqua pars Ecclesia 
ab ipso maiori altari, sunt reliqua duo sacella, cum suis alta- 
ribus, cancellis quoque ligneis munita, quorum alterum a parte 
Evangelij est immaculat» Virginis Mariae conceptioni conse- 
cratum et alterum a parte Epistolse est Divo Fran.^^o dicatum, 
et super altare Oonceptionis est pulchra tabula cum B.a V.^e 
a parte Crucifixi dolente et duobus angelis flentibus et alijs 
Sanctorum imaginibus modstitiam prsdseferentibus, in alio vero 
altari S.<^^ Francisco dicato, est etiam alia tabula demonstrans 
ipsum S.^^ Franciscum a Ohristo GrucilSxo sanctiss.iQft stigmata 
recipientem cum B.^^ Leone eius socio, qui tanti mysterij 
meruit esse conscius, et tota Ecclesia cum sacellis et choro 
est testudine opere constructa, ex parte Evangelij in una parte 
chori est turris Campania triangularis parvse altitudinis cum 
parva campana, ex parte vero EpistolsB extra chorum est 
sacrarium, ijs omnibus refertum, qu» divino cultui sunt neces- 
saria, tam paramentis et calicibus, quam alijs ornamentìs; 
habet item oratorium et extra ianuam prope tamen lavacrum. 
Prseter ianuam maiorem Ecclesise, quse vergit ad viam publicam, 
habet duas alias ianuas laterales intra altare maius et can- 
cellum ligneum, per quas patet ingressus ad monasterium; 
supra ianuam maiorem depicta est imago S.<^^ Bonaventura^ 
Cardinalis vestem gerentis, qui genibus flexis orans S.^*» Fran- 
cisci gesta describit, cui maiusculis literis additum est: - Sanctus 



— ca- 
pro Sancto laborat. - Et ante hanc ianuam est parva area ad 
qnam ascenditur undecim gradìbus lapideìs, et in primo in- 
gressa Ecclesi» a dextris est vas marmorenm prò aqua bene- 
dieta. Haec qnoad Ecclesiam, quse quantum ad terminos a 
parte anteriori coniuncta èst cnm via publica, a parte dextra 
cum viridario, a sinistra cum quodam loculo, qui et ipse 
coniunctus est cum via publica, in quo est sepulchrum prò 
fratribus, a parte vero posteriori cum monasterio, quod in 
duas partes dividitur, in superiorem scilicet et inferiorem. In 
superiori sunt duo dormi toria, quorum alterum est e regione 
alterius. In capite vero ipsorum ad medium extant quinquo 
eellsB, quatuor prò inflrmis designatse, quinta autem ad com- 
munem usum pannorum. In • capite alterius dormìtorij est 
bibliotheca approbatis voluminibus conforta, nempe patribus 
sacris, multis libris scholasticis et positivis, nec non et alijs 
centra haereticos, quos fere omnes admodum R,<^^8 D. Bene- 
dictus Ulpius nostrsB Cathedralis Ecclesi» Can.^^^s liberaliter 
eis est elargitus. In capite autem alterius est scala continens 
quatuordecim gradus, per quam itur ad chorum. In inferiori 
autem et a parte dextera est aliud dormitorium, quod cum 
alijs duobus continet cellas unam plus viginti, ab altera parte 
est laniflcium in duo loca divisum,ubi ijdem fratres ordiuntur 
et texuBt pannum rudi suo vestitui necessarium ; contiguum 
cuidam hospitio prò advenis. A capita autem est refectorium 
cum coqulna, in cuius capite est locus in quo recondita sunt 
quidam paupercula vasa saliceis viminibus ipsorum manu 
contexta et sunt ea, quse in humeros proprios fere quotidie 
publice deportant, in quo ìnsuper est quoddam scabellum 
ligneum, in quo panis reponitur, quem singulis fere quibusque 
diebus ostiatim diligenter inquirendo prò amore Dei recipiunt, 
qui locus eis loco cellsd vinari» deservit, prsesertim cum cella 
vinaria et frumentaria eis per regulam omnimode prohibeatur. 
Inter hssc domicilia mediai simplex claustrum cum cisterna 
et ex adverso ianuse, per quam ingreditur in monasterium, 
hospiciolum ad suscipiendos pauperes seculares. Totum aedi- 
flcium est ab utraque parte duobus viridarijs circumdatum, a 
parte posteriori habet montem, qui comuni vocabulo Mons 



- 64 - 

MisericordiaB nuncupatui', cuius una pars arboribus undique 
infructuosis tamen consita fratribus inservit, dividitur tamen 
in principio a muro, qui prò clausura circuii viridaria et totum 
monasterium. Sub pedo montis est fons, qui per fistulas 
ligneas a quodam loco non longe distanti deductus, et viri- 
daria irrigai, et omnibus necessitatibus monasterij satis com- 
mode deservit Hasc quoad universum situm monasterij, quod a 
parte dextra ingrediendo Ecolesiam cum quodam loco D. Claudij 
Ripae, a sinistra cum loco Alexandri Conscientiae a Brunate, 
ab interiori cum via publica, et a posteriori cum monte Mise- 
ricordiaB fines suos terminai. In quo monasterio sunt de pras- 
senti fratres viginti duo, inter quos est lector, in sacris literis, 
scientijsque scholasticis admodum versatus, qui decem fiairibus 
eiusdem sui ordinis naturalem philosophiam explicai, quorum 
progressui data opera diligenter incumbit (*), 
«SfcMbim.* Ad finem iam dictorum locorum parochi» S.^*» Fidelis 

sequuntur alia spectantìa ad parochiam S.c^Sixti, et inchoantur 
a supradictis domibus et horio Borserorum ac circum fossam 
complectuntur omnes demos suburbij S.c^^ Vitalis usque ad 
portam eiusdem, nec non omnes demos et monasieriumS.c^Ur- 
sulse, Ecclesiam S.^ti Vitalis cum adiacentibus SBdibus, Eccle- 
Siam et monasterium S.<^^ Mariae de Caretio, sive Ascensionis 



(1) A' S4 di luglio deiraQDO 1536 vennero fra noi i Cappuccini. Per modo 
di provvisione ebber questi r ospizio nella chiesa di S. Leonardo de* poveri 
orfanelli ; opera pia instituita tre anni prima dal B. Girolamo Miani, ove dimo- 
rarono quattro giorni, come notò un gentiluomo di queiretà, e fu Luigi Ma- 
gnocavallo. Da S. Leonardo passarono poi a Santa Pudenziana fuori della città, 
luogo e chiesa posti alle radici del monte di Brunate, e quivi, per la strettezza 
del sito, si trattennero con molto loro incomodo per due anni, infine a tanto 
che si trasferirono, ai 14 d^agosto del 1538, al nuovo convento di S. Bona- 
ventura. Questo è uno dei primi monasteri che i Cappuccini fondarono nella 
Lombardia, com* è pur quello di Mantova, che nell* anno medesimo 1536 ebbe 
il suo principio per ordine di Federigo Gonzaga duca di quella città. Nel 1586, 
a* 3 di giugno, terminata la fabbrica della chiesa di S. Bonaventura, fu solen- 
nemente consacrata da Giuseppe Sappi comasco, arcivescovo di Siponto, che 
si trovava nella città per rivedere i parenti. Di che ne faceva fede r inscrizione 
che si leggeva sopra la porta entro la chiesa : 

loseph Sappius Comensis, Archiepiscopus Sipontinus, 

de licentia Jo. Antoni! Vulpii Episcopi Comensis 

iEdem hanc in honorem S. Bonaventura 

cum tribuB altaribus consecravit 

die tertia Junii anno 1586. 

BijuB autem solemnitatem transtuUt die 30 Augusti. 



^65 — 

cum adiunctis asdibus et horto, qu89 alias fuerunt loviorum, 
nsque ad agrum sive campaniam Episcopatus, qusB sane s&des, 
Ecclesia et snburbia extra ciyitatem posita et ad parochiam 
S. Sixti pertinentia conflciunt foeos 76, anìmas 310, comuni- 
eantes. .. et in hoc distrìctu sant seqnentes Ecclesise: 

In primis est monasterium Sanct» Ursulae monialium »«»»• s^- "««i»- 
ordinis Humiliatorum, quse sunt num.o 25, cuius monasterij 
anterior porta, ad viam publicam fossse civitatis posita, interdiu 
aperta manet et vesperi semper a villico monasterij clauditur, 
a qua per semitam oblongam iactu lapidis venitur ad portam 
clausurse ipsius monasterij, a cuius sinistra proxima est ianua 
Ecdesise, qued Ecclesia parva est et laqueata cum tribus 
altaribus, quorum maius, S.<'^ Ursula dicatum, habet taber- 
naculum inauratum prò Sanctiss.'Ao Sacram.^ et tabula^ loco 
diversas Sanctorum imagines in pariete depictas, alterum a 
latere Epistolas Beatiss»» Virgini sacratum, magna populi 
devotione et concursu frequentatur, fiuntque in eo multa sacra 
votiva a diversis concepta, quorum etiam munificentia et 
erogatione argento et vario apparatus genere instructum 
cernitur, tertium est a latere Evangelìj et in eo ordinarie 
non celebratur. Monialium chorus est extra Ecclesiam in emi- 
nenti loco, parieti tamen Ecclesiad annexus et arse malori 
oppositus cum duabus fenestris ferreis ad eam vergentibus et 
desuper est arcus cum duabus campanis. Monasterij structura 
vetusta est et dormitorio, triclinio, capitulo et alijs neces- 
sarijs offlcinis provisa. Annexus est hortus magnus sive viri- 
darium vitibus consitum a duabus partibus monasterij tute 
sepimento clausum ; portas duas sunt, altera ad dextram ianuas 
EcclesisB, qu6B unica est, intra clausuram ducens, altera ad 
sinistram ipsius Ecclesisd angulo preterito in vineam patet, 
auditorìa itidem duo sunt ad dextram monasterij versus 
Ecclesiam cum fenestris ferratis (0* 



(1) S. Orsola è chiesa riCabbricata, più ampia e più decorosa, sugli ultimi 
anni del secolo XVI, dalle monache Agostiaiane, cui apparteneva. Vi sì stan- 
riarono queste nel 1434, e furono soppresse nel 17M. Contiene la chiesa il 
Martirio di S. Orsola, grandioso quadro che serve di ancona all*altar maggiore 
e non privo di merito, e vedesi nella vòlta una Gloria, che si crede opera del 
Morazzone. 

Baco. Stor. ' Voi. U, 5 



Eool. Aioentionlt Do- 
mini Nostri nanoa- 
paU SS. TriniUUt. 



— 66 — 

Booi. s. Yiuui prof. Propo primam ianuam dicti monasterij est a dextris 
Ecclesia Ss^ Vitalis, a qua suburbìum nomen accepit, exigua 
quidem, sed tamen commode nuper restaurata; in ea erecta est 
confraternitas, quae curam górit Ecclesise, cui contigua sunt 
sacrarium et oratorium prò usu confratrum et supra murum 
EcclesisB sunt duae campanee sub quodam arcu, et spectat 
Ecclesia hsec ad hospitale maius (a). 

Post prsedictam Ecclesiam S.^^ Vitalis sunt aliquot domus 
circa fossam civitatis spectantes ad sequens monasterium 
Ascensionis omnes locatse, ultra quas aedes est via a sini- 
stris fossae civitatis, qusB ducit ad campaniam Episcopatus» 
ad cuius Issvam medio ictu lapidis a fossa civitatis est supra- 
dictum monasterium Ascensionis seu alio titulo S.» Mari» de 
Caretio, in quo monasterio circiter 25 moniales degunt» cuius 
Ecclesia, Ascensioni Domini dicata, satis capax et vetus chorum 
habet eminentem ac tertiam fere partem Ecclesiae in alto 
occupantem e regione altaris maioris, in quo Sacrosancta 
Eucharistia tabernaculo ligneo inaurato inclusa custoditur, cum 
tabula a tergo et turrim quadratam cum duabus campani s. 
Ante ianuam Ecclesia extat pratum magnum muro septum 
cum ostie ad viam publicam educente et cubiculo supra prò 
villico. Monasterium est exigui et novi ssdificij ac sesquial- 
tera tantum ala comprsBhensam, cum triclinio, coquinaet alijs 
offlcinis infra ac supra cum dormitorio, in alterius alae vertice 
sunt complures domus vetust», partim intra clausuram in 
monialium usus, et pai*tim extra prò inquilinis, qu» ad novi 
templi fabricam deijcientur omnes, cum non nisi parvum horti 
fragmentum in claustro haberent, a duobus annis coemerunt 
a loviorum familia alium valde amplum et Ecclesise contiguum, 
in quem tamen monialibus ingredi non licet Ecclesia impe- 



ci) soppresso nel 1781 il monastero delle Agostiniane di S. Agata, e due 
anni più tardi dichiarata parrocchiale la chiesa di S. Agata in luogo di quelle 
di S. Martino e di S. Vitale, queste ultime furono dal Demanio vendute unita- 
mente alle case parrocchiali che yi erano annesse, e dal Governo fu concesso 
al parroco di S. Agata Tuso della chiesa di S. Orsola, come più vasta, in vece 
di quella di S. Vitale, troppo angusta. La chiesa di S. Vitale venne in seguito 
atterrata, e quando si apri il nuovo tronco della ferrovia Nord-Milano e si 
riedificò la casa ivi a fianco, scomparvero affatto le ultime vestigia. 



— 67 — 

diente, quae non prius prophanabitur, quam nova sit con- 
structa versus fossam civitatis. Àudìtoria duo sunt cum fenestris 
ad legem ferratis, alterum publicum ad dextram portae crdi- 
Darise positum, et alterum secretum, in quod per conclave 
ingressus patet Porta prò plaustris ad pratum ante Ecclesiam 
educit et est Ecclesise proxima (^). 

Sequitur postea situs locorum spectantium ad parochiam ^eSM^^bem."^"" 
S.«^ Domnini, qui amplitudine suo excedit omnes alios ut ex 
descriptione cognoscetur. Loca extra civitatem incorporata 
parochisB S. Domnini incipiunt ad fossam civitatis, ubi desinit 
iurisdictio parochialis Sancti Sixti, nimirum a vìa publica, 
quse dirimit monasterium Ascensionis a monasterio Ss^^ Fran- 
cisci, et nuncupatur Stricta Longa, ubi ad dextram circum 
civitatem partim et partim recedendo a civitate per aliquod 
spatinm et ad IsBvam versus montem ad duo milliaria exten- 
duntur, tandemque flexis ìtineribus coeunt ad extremum su- 
burbij portarum turrit» ac novae, ubi parochia S. Carpophori 
plebis Zezij inchoatur. 

Si igitur per Strictam Longam ab angulo vinesB fratrum 
S.cti Frane «i, unde districtus iste ducit initium, progrediamur 
reUquendo ad sinistram monasterium Ascensionis, domum et 
vineam alias loviorum, agrum sive campaniam Episcopatus 
et alia loca parochiarum SS.™» sixti ac Fidelis, quicquid ad 
dextram est, suo complectitur ambitu usque ad S.c*«i™ Mar- 
tinum, et ultra S. Martinum, traiecto torrente Cesia, spargitur 
etiam ad sinistram supra montem ad sesquimedium miniare 
usque ad parochias Ponzati et Solzagi, qu» sunt in monte, 
et ad dextram continuatur per aliud sesquimedium mìlliare 
usque ad conSnia parochiarum Albati et S. Capophori omnium 



(1) La piccola chiesa della SS. Trinità, che ora fa parte del Seminario 
Teologico, vanta ana grande antichità. Verso il mille fÙYvi unito un monastero 
di Agostiniane, fondato da certo Pietro Lavizarìo. Nel primo decennio del 
presente secolo il vescovo Rovelli ampliò quel monastero e ridusselo alla gra- 
ziosa ed armonica forma che ora si vede, perchè servisse di Seminano dioce- 
sano, affidandone il lavoro airegregio architetto Simone Cantoni di Muggio 
nel Cantone Ticino. — La chiesa mutò più volte di nome, appellandosi anti- 
camente la Vergine SS. del Oerl>o, poi TAscensione, e venne ricostruita sul 
Anire del XVI secolo. Contiene un bel quadro del Morazzone figurante la Tri- 
nità, ed altri buoni a freschi, che sono giudicati dello stesso pittore. 



- 68 - 

plebis Zezij. In quo sane cirouitu sunt diversa loca, pagi et 
ffides Bpars», in primis est territorium Gerbetti ad extremum 
vineaB fratrum 8.^^^ Francisci, in quo OoUegium GalUum ac 
diversi alij habent bona, deinde sequitur Rongionum sive 
Oolumbirolum, qui locus est D. Benedicti Lucinì, ex eo itur in 
Vallegium et plura alia loca continuantia usque ad S.^™ Mar- 
tinum, et compraDhendentia omnes demos quas existunt infra 
viam SS^ Bonaventura fratrum Gapucinorum; transmisso 
postea fluvio, succeditVallis S.^'^ Martini usque ad Ravaneram 
looum fSstmili» Odeschalcorum ; facto itinere ad Camnagum et 
traiecto rursus ad alteram partem fluvio asc enditur Rovatum 
et Rovatium loca Dominorum Ulpiorum et aliorum, ubi ad sini- 
stram termlnatur cum communi Ponzati et ad dextram cum 
communi Alipomii quss loca distant a civitate circiter duo 
milUaria; iUinc pervenitur in montem dieta» vallis pergendo 
versus Montem Yiridem, ubi exist unt diversa loca multorum, et 
ascendendo ad capellulami pertingit usque ad locum Gerbi 
et alia pertinentia ad viciniam horsd, unde per montem Goium 
versus loca Ronchi ascenditur usque ad locum Brusat», qui 
extenditur versus commune Mugij, quod conterminum est 
cum communi Albatis parochise plebis Zez\j distante a civitate 
ad tria milliaria, ex Mugio per Fluvium Apertum, ubi sunt 
multa molendina, descenditur ad locum Breras inclusive 
fratrum S.c^^ Carpophori monasterio ita propinquum, ut via 
publica tantum interiaceai 

Quod si rursus ab eodem angulo vinose fratrum S,^^ Fran* 
cisci ad dextram tendamus, ambiendo fossam civitatis, districtus 
S. Domnini pertingit usque ad portam turrianam et portam 
novam, compraebondendo infra se ad sinistram monasterio 
praedicto fratrum S.^ti Fran.ci cum vinea et omnibus suburbijs 
dictarum portarum, quae protrahuntur ad sesquimilliare, prò* 
grediturque circum eandem fossam civitatis versus portam 
Salam usque ad S.^^ Petrum GoBlestinorum inclusive, a quo 
ad laevam flectitur versus pontem tertium Cosiae torrentis, qui 
ducit ad Sanctam Martham, et retrocedendo versum Abbatiam 
ac viciniam S.^^^ Abundij pergit usque ad imum dictorum 
suburbiorum via dextra ad pedem mentis arcis Baradellae 



-^69 — 

nuncupata Via Regina, qua relinqnendo ad dextram ad quar- 
tale miniarla Respaum pertinentem ad hospitale S.^^ Mariae 
Magdalentt» pervenitur ad supremam portam suburbiorum ad 
pedem moutis monasterij S.cti Carpophori positam, vel paulo 
supra ad monasterium ipsum, ubi convenìunt et finiuntur 
omnia loca huius distrietus, tam ad sinistram, quam ad dextram 
bine inde sparsa. 

Districtus iste S.^'^ Domnini extra civitatem situa continet 
focos 448, animas 1826, communicantes 1138, ultra fooos Ali- 
pomi et Gamnagi, qui sunt 48, animas 300, communicantes 164, 
spectantes ad curam et regimen fratrum S. Donati, uti loco 
suo dioetur ; complectitur etiam sequentes Eeclesias ac pia loca: 

Ad sinistram incipiendo a Stricta Longa est in locis Ger- seoi. s. joiepbi. 
betti et Vallegij Ecclesia S/^^ losephi oum unica cella et 
porticu prò foribus, est consecrata et supra murum sub arcu 
habet duas campanas, retro est domus prò usu custodis cum 
conclavi in superiori parte, ubi conreniunt confratres, qui 
Ecclesiam regunt et distat a civitate sesqulmllliari (}). 

Non longe ab hac Ecclesia est in vico Zezium nuncupato Ecoi.s.Marunipror. 
Ecclesia S.^^ Martini de Zezio appellata ac sesquimilliari a 
civitate remota, qu» fuit alias Prespositura fratrum Humi- 
liatorum et modo unita Prepositurae Rondinoti in collegium 
ereots^, Cum onere missss quotidiansB. Quss quidem Ecclesia 
S. Martini cum monasteriolo annexo, priusquam in potestatem 
prsedictì ordinis Humiliatorum veniret, erat hospitale peste 
ìnfectorum, quod cum esset loco incommodo ac periculoso 
tamen propter frequentiam complurium pagorum atque alia^ 



(1) La chieta di 8. Oiateppe in Yalle^^o ta eretta nel XVI leoolo, ed 
ora è reiidensa di an vicario della parrocchia di S. Bartolomeo. Contiene 
a freschi di Giampaolo Recchi, meritevoli d'essere visitati, massimamente quei 
della vdlta, raffigoranti la morte ed il trionfo della B. v., mentre neUe lunette, 
fra gli archivolti, si vede pitturata, in tutte le sue fasi, la vita di S. Giuseppe. 
OiambatUsta Recchi operò molto anoh*es8o nella chiesa di 8. Giuseppe, dove 
meritano specialissima attenslone alcuni angeli neir abside, e in una cappella 
le storie di S. Carlo Borromeo. Vi lasciò scritto il suo nome colla data dei- 
ranno 1680. Tutti questi dipinti dal più al meno hanno sofferto, vuoi per il tetto 
mal riparato, vuoi per alcune fessure nei muri e neir intonaco. Ali* estemo 
vedesi ancora suirossario un a fresco che rappresenta la Morte su cavallo 
spinto a corsa sfrenata, e aUa sommità della Cociate una SS» Aanunsiata ed 
alcuni angeli, molto danneggiati dal tempo e quasi scomparsi. 



— 70 — 



Saoellam 8. MarlN. 



Beol. S. Cneill» 
Gamnagl. 



rum sedium circum etiam Ticinia ìacentium, qnam quod su- 
burbijs civitatis ac monasterijs utriusque sexus in eis exi- 
stentibus imminere, civium opera facta est permutatio cum 
Ecclesia S.^'^^ Clementis et monasteriolo annexo dicti ordinis 
Humiliatorum Zeni ad ripam lacus positis, qui locus ab una 
parte Larij undis et ab alia iugis montium terminatus secu- 
riorem civitatem et omnia vicinia tuttora reddit ab omni 
contagionis periculo. Ipsa vero Ecclesia S. Martini de Zezio 
est quidem parva sed tamen satis pulchra et consecrata, habet 
unicam cellam, seu navim, et turrim campanariam cum duabus 
campanis, et a tergo maioris altaris est locus prò sacrario 
cum allqua supellectile, et circum Ecclesiam monasteriolum 
quasi dirutum nec non diversaB domus cum horto et vinea (*). 

Supra S^tam Martinum in ascensu mentis, est sacellum 
S.«t« Mariae vallatum et sacris rebus necessarijs provisum, 
cum domo annexa, ubi habitat custos; supra murum est arcus 
cum una campana; celebratur in eo festis diebus ex erogatione 
eleemosinarum sub cura vicini» Lor» (*). 

Ad integrum milliare supra, transmisso torrente Cesia, est 
in monte Ecclesia S.^^ Caecilise^ad extremum pagi Oamnagi, 
qu88 de novo restituta est et habet egregiam cellam quasi 



(1) Quel vasto caBamento che, viaggiando verso la Brianza, s' incontra a 
sinistra, appena giù dal ponte sul Cosia, fU la veccliia chiesa di 8. Martino. 
Esisteva già da tempo antichissimo la chiesa, e in una pergamena del 1819 se 
ne fa menzione. In S. Mirtino era posto il battistero più antico di cui ii abbia 
memoria, che servisse alla città e al suo distretto. Nel medio-evo appellavasi 
quella borgata col nome di Zezio o Qegis, poi camhiossi in S. MarUno di Zesio, 
e alla flne non si conservò che Todierno nome del santo. Pati le medesime 
mutazioni Taltro sobborgo a destra di Como, che dalla magnifica sua chiesa 
denominiamo S. Agostino. Neiretà di mezzo si disse Coloniola, o meglio Giù- 
niola, che cosi si legge sotto l*anno 1127 presso il poeta Cumano, ma dopo 
il 1490 si prese a chiamarlo S. Agostino di Cluniola, e dopo il 1700 rimase unico 
padrone del campo il dottore della chiesa, S. Agostino. Alla chiesa di S. Mar- 
tino era annesso uno spedale, che nel 1488 fu incorporato nel grande spedale 
di S. Anna, poi, con scrittura 31 marzo 1516 le case e la chiesa, col titolo di 
prepositura furono concesse dal decurionato di Como agli Umiliati, onde aver 
libero il sito di Oeno, per istabilirvi, come si fece, in luogo lontano dalle abi- 
tazioni, il lazzaretto degli appestati. Nel 1 aprile del 1639, dal vescovo Garafino 
fu eretta in parrocchia, insieme a S. Vitale, e si denominò parrocchia di 
S. Martino e di S. Vitale. L* istromento di erezione fu rogato dal notaio Mel- 
chiore Raimondi. Chiusa e profanata nel 1781 la chiesa di S. Martino, si trasferì 
il curato alla chiesa e monastero di S. Agata di Zezio, col titolo di curato di 
8. Agata. 

C8) Altra piccola chiesa sullo stradale di ^Lecco e detta comonement* 
8. Maria alla Gappelletta. 



— 71 — 

integre fornicatam, cum torri campanaria et duabus campanis 
et sacrario satis commode proviso; prope summum altare a 
latere Epistol» est unica ianua a fronte cum atrio ante muris 
clncto prò coemeterio, quod etiam ad partem Epistola exten- 
ditur usque ad turrim campanariam. Et licet hsec Ecclesia 
sit in territorio parochiae S. Domnini, cum tamen a paro- 
chiali per sesquialterum milliare absit, fuit commissa admi- 
nistratio Sacramentorum et curse parochialis fratribus S.c*i Do- 
nati, qui commode previdero possunt^ eamque ob causam 
erectum est in ea baptisterium cum aqua baptismali et egre^ 
gium tabemaculum ad asservandam Sanctiss."^^^^ Eucharistiam 
prò emergentibus usibus incolarum, qui etiam in eiusdem 
coameterio sepelliuntur ; conflcit hsec villa focos xxv, animas 150, 
comunicantes 89 (ft). 

Ab hoc loco ad aliud milliare, traiecto rursus fluvìo Cesia, b6oi.s. yuiAupon 
est pagus Alipomi et Ecclesia in apice coUis Ss^^ Viti, cum 
unica navi, unico altari non consecrato et turri campanaria 
eminente quadrata, cum campana; habet sacrarium prò neces- 
sitate instructum, coameterium muris cinctum et ante fores 
templi porticum. Quss Ecclesia licet sit in territorio parochi» 
S. Domnìni, ordinatum est tamen, ut in ea cura animarum 
exerceatur, baptizetur, sacra elea asserventur et mortui sepel- 
liantur, quse administratio commissa est fratribus S.<^u Donati, 
cum onere festis diebus celebrandi, quibus centum libr» ab 
incolis erogantur prò labore, et quia adeo pauperes sunt, ut 
lampadem perpetuo ardentem retinere non possint, quando 
Sacram Eucharistiam distribuere sgrotis opus efft, sacerdos 
celebrat et consecrat Huc etiam conveniunt homines Gerbi et 
aliorum locorum in vicinia Lorse ad sesquimilliare distantium, 
quse loca omnia universim continent focos 23, animas 150, 
comunicantes 75 (>). 



(1) 8. GeciUa di Camnago fa eretta in parrocchia da mone. Lazzaro Ca- 
raflno, ai 7 di marzo deU* anno 1664. L* istromento di erezione fu rogato dal 
notaio Angelo Magatti. 

(S) 8. Vito di Lipomo, soggetta prima a S. Donnino, poi, con nuovo scom- 
partimento territoriale, aggregata immediatamente alla Cattedrale di Como, 
fti eretta in parrocchia da mons. Lazzaro Carafino, il 1* d*aprile deU*anno 1681, 
con istromento nei rogiti del notaio Giovan Antonio Rusca. 



— 72 — 

*jud«f^GÌ?bì''^*cu Ad sesquimilliare ab Alipomo est pagu3 Qerbi et in eo 
^'"' sacellum beneflciatùm S.ctì Simonis, cuius titularis est D. Chri- 

stophorus Saliceus Praepositus GoUegiatae ad S-ctom Fìdelem, 
cum onere unius missas festis diebus; fertur esse iuspatronatua 
vicinidB Lor®. Quod sacellum est intra domum inter eius bona 
connumeratam, et habet unicum altare parvum et consecràtum 
et a latere ianuam, geritque formam potius conclavis, quam 
sacelli, habet etiam campanam sub areu et intedus arcam 
cum sacra supellectile necessaria 0). 

'^pVóf?' ^'"''•" Redeundo ad Strictàm Longam unde initio digressi sumus 

et flectendo ad dextram circum fossam civitatis, occurrit statim 
monasterium fratrum S.<^^^ Francisci versus locum excubiarum 
portsB turrita, in quo est ampliss.»* et pulcherrima Ecclesia, 
eidem Sancto dicata, cum unica cella seu navi iustee longitu-* 
dinis et latitudinis laqueata, altare maius quinque gradibus 
lapideis substratum et consecràtum est septem cubitorum ex 
egregio marmore, cum coronice lapidem ambiente, supra 
altare extat insigne tabernaculum llgneum deauratum et 
tela aurea subductum, ubi in pixide argentea inaurata asser^ 
vatur Sanct.™'"» EucharistisB Sacramentum, desunt septa, prò 
quibus adhibebuntur ferrei cancelli ; a tergo altaris est chórus 
cum sedilibus nuceis triginta et uno, in quem ex Ecclesia 
introitus est per duo ostia a lateribus altaris constita, et per 
aliud ex monasterio et sacrario. Sunt alia multa aitarla cellis 
fornicatis distributa sed sine cancellis omnia duobus exceptis. 
A latere Evangelij septem dicata primum S.^t» Cruci, alterum 
S.«*o Firmo, S.c^ Bernardino tertium, quartum SS «» Apostolis 
lacobo et Philippe, quintum S.c*o Bonaventura, S.cto Ant© de 
Padua sextum, et septimum Sanctiss.°>» Conceptioni septis 
munitum. Ab Epistolae latere quinque sacrata primutn As^- 
sumptioni Divss Genitricis, secundum Sanct» Apollonia, 



(1) La chiesa di S. Simone nel vicino paesello di Lora, situata in una località 
detta in Gerbo, aveva bisogno di essere rifatta più grande se doveva bastare 
alla popolazione di quel casale posto a due miglia dalla città verso la Brìansa ; 
a ciò provvide non son molti anni Torà defunto parroco Pineroli. Da principio 
dipendeva Lora dalla parrocchia di S. Donnino, in seguito fti aggregata alla 
parrocchia di S. Bartolomeo, ed era ufficiata da un vicario ivi residente ; da 
ultimo venne eretta in parrocchia indipendente, con proprio parroco, ai ti di gen- 
naio deiranno 180S. L' istromento di erezione è nei rogiti del notaio Tomaso Perti. 



— 73 — 

S^oio petro Apostolo tertium, quartum S.«to Ludovico, et quìntum 
Sepulchro cancellìs ferreis prseclusum. Organa sonora et 
magna in eminenti loco sunt, et sacellis Assumptionis Divse 
Matris et S.^^^ Apollonia interiecta, subter habent ianuam 
ad claustram quoddam amplum extra prsBStitutam legem 
clansnram positum vergentem. A latere Epistolse sacrarium 
est choro proximum et insta amplitudine cum armarijs, et 
scamnis nuceis, in quibus asservatur numerosa supellex ad 
sacros usus necessaria, in qua sunt septem calices argentei 
minores et unùs maior, tabernaculum magnum partim ex 
argento et ex auricalcho partim ad deportandam in pro- 
cessione Sacrosanctam Eucharistiam, ad quem usum etiam 
adest umbella serica rubri coloris, sub qua cìrcumfertur, 
duce cruces una argentea et altera crystallina, tegumenta 
dirersi generis et coloris aurea, holoserica, et serica, cruces 
et candellabra ex auricalcho, missalia et alia id genus quam- 
plura, ad qu» accedi t etiam commoditas lavacri et óra- 
torij, quam idem sacrarium locis idoneis prsebet; extra ianuam 
sacrarij versus chorum est turris quadrata cum quatuor cam^ 
panis et horologio horas pulsante. Habet Ecclesia tres ianuas, 
maiorem a Tronte cum porticu fornicata quatuor columnis 
imposita ante et atrio seu coemeterio muro septo, ubi vetus 
erat Ecclesia, alteram ad claustram, cuius supra tneminimuB 
ducentem, et tertiam ex choro et sacrario ad monasterij 
claustram vergentem. A dextris Ecclesise est claustram illud 
magnum, quod extra clausuram esse diximus, et mulieribus 
etiam patet; columnas ab omni parte habet marmoreas et 
quatuor aditus, quorum unus ex porticu ante ianuam maiorem 
Ecclesise est, alter ex co&meterio prope viam publicam, tertium 
ex Ecclesia sub organis et quartum huic oppositum ex clau- 
stra monasterij. A sinistris vero est amplissima vinea muro 
clausa cum sedibus prò colono et duabus ianuis, altera versus 
monasterium et altera versus viam publicam vergentibus. 
Monasterium a dextris Ecclesise est, cum omnibus officinis 
necessarijs humi, refectorio ducentos fratres capiente, coquina, 
cellario, lignario, tonstrina, stabulo, torculario, valetudinario, 
hospitio, novitiatu et alijs conclavibus prò superiorum adve- 



Booi. S. Bartholo» 



— 74 — 

nientium usu. In superiori parte est bibliotheca, refectorio 
imposi ta, cum paucis libris, cui adiuncta sunt dormitorium 
fratrum ac granarium et supra torcularium porticus (4). 

Pergendo versus et per suburbium portsB turrita ad duos 
iactus sclopi a porta ad laevam extat Ecclesia S.cti BartholomaBi 
cum monasterio annexo fratrum ordinis Cruciferorum satis 
commoda et laqueata, maius altare est S.cto Bartholomaeo 
dicatum et bene accommodatum cum tabernaculo ligneo 
deaurato, ubi in pixide argentea ex parte inaurata asservatur 
Sacrosanta Hostia, a tergo altaris est paries et post parietem 
chorus eminens in alto cum sacrario subter, ex quo ad chorum 
gradibus lapideis ascenditur, chorus libris prò divinorum 
oflSiciorum exigentia provisus est et sacrarium calicibus, 
crucibus, pendilibus, casulis et alijs ad cultus divini usum 
necessarijs rebus convenienter instructum; in medio siacrarij 
est arca lapidea, ubi corpus Beati Io:« Peregrini quiescere 
dicitur. Sunt in eadem Ecclesia alia aitarla duo, alterum a 
latere Evangelij Beatiss.™» Virgini dicatum et a latore Epi- 



0) n convento di S. Francesco de* Conventuali fuori di Porta Torre, si 
dice principiato da S. Antonio da Padova nel 1830. Qnesto convento aveva ana 
bellissima chiesa, che il governatore Pietro Arias fece atterrare Tanno 1527, 
acciocché, portando il caso che la città fosse stretta dairesercito, o de' Fran- 
cesi o de' Collegati, non desse loro ricovero e comodo di fortificarvisi contro 
la nostra città. Attribuiscono alcuni la rovina di S. Francesco air anno se- 
guente 1528, e, confondendo i tempi, asseriscono (Ballarini : Vita di (7. Tri- 
vuUiOf pag. 2; Ciceri: Selva, pag. 31 e 37), che questa fU fatta da Giovanni 
Gruerio, e non da Pietro Arias. Il Gruerio governò bensì la città di Como per 
Lodovico re di Francia, ma ciò fU sino all'anno 1511, e non quest'anno, nel 
quale la città era sotto gli Spagnuoli, che la tenevano a nome dell' imperatore 
Carlo V. L'equivocazione è manifesta, e dipende da ciò, che il Gruerio fece 
atterrare, nel 1507, la chiesetta di S. Biagio, nelle vicinanze di Porta Torre, con il 
claustro detto di S. Michele, pieno di sontuosi sepolcri, che in Italia, per avven- 
tura, non se ne poteva vedere un altro eguale (V. Muralto: Cod. Triv., fol. 60 1.); 
ma né l'una né l'altro avevano a che fare colla chiesa di S. Francesco dei 
Conventuali. Nello stesso anno 1527 i Francescani gettarono le fondamenta della 
nuova chiesa, un pò* più discosta dalla città. Nove anni durò la fabbrica di 
questo tempio, tirata in lungo dalla calamità dei giorni correnti, in fin a Unto 
che l'anno 1535 si terminò. Non riuscì però corrispondente la nuova fabbrica 
alla maestà dell'antica, che senza paragone l'avanzava e nell'ampiezza e negli 
ornamenti. La consacrò il vescovo Cesare Trtulzio a' 6 di dicembre dello stesso 
anno. Il convento fu soppresso nel 1798, e profanata la chiesa, ed il tutto ridotto 
ad uso militare. Questo medesimo convento ebbe tre vescovi di Como tn ì suoi 
religiosi, cioè : Leone Lambertengo nel 1297, il quale nel 1318 ristorò la chiesa, 
innalzò un altro chiostro ch'egli abbellì con diverse colonnette di marmo 
bianco, che lo sostenevano; il secondo vescovo fu fra Antonio Turcone pure 
comasco, e vivente il medesimo, attese le fazioni in tal tempo, fu eletto per 
'vescovo fra Francesco Crivello, religioso del convento e provinciale. 



— 75 — 

siolsB alterum sino titulo. lanu» du8e sunt, maior in publicum 
vergens in superliminari habet Divam Virginem depictam 
et ante atriolum muro ad sesquialterum cubitum alto clausum, 
qnod aiunt esse sacratum, intra ad laevam est turris quadrata, 
cum duabus campanis et prope ianuam fons lapideus aquse 
benedictee; altera ianua adsinistram maioris altaris in sacra- 
rium et ex eo in monasterium ducit Monasterium habet 
atrinm satis amplum cum duobus frontispitijs, altero veteri 
ad portam maiorem et publicam, et altero cum SBdificijs 
partim vetustis et partim restitutis et magna porticu cum 
multis conclavibus. Sunt humi refectorium, promptuarium, 
cnlina, lignarium, cellarium stabulum et in superiori parte 
cubictila prò fratribus quantum sat est, et licet sediflcia com- 
moda sint, aliqua tamen instaurari oporteret Habent et 
hortum muro clausum cum pomario et amplissimam yineam 
muro itidem septam, cum magna domo et commoda prò 
colonis et torculario (*). 

Prope ad pontem Cosi» ad eandem manum' est nova bmi. s. sabatuam. 
Ecclesia S.^^ Sebastiani cum unica cella cum altari eidem 
S.<^to dicata et campanula sub arcu sacrìs indumentis satis 
instructa, cuius curam gerunt coufratres S.^^ Sebastiani prò- 
prium oratorium habentés, a quibus piorumque eleemosìnis 
constructa est; Ecclesise adiacet domus prò usu custodis 
ianua Ecclesise unica est (s). 

(1) L*axitica chiesa di S. Bartolomeo collo spedale che vi era unito e che 
serriva pei poveri, pei pellegrini e per gr infermi, Ai costruita dai frati Crociferi 
Tanno 1163, per lascito di certo Qiovanni De Ficani, il quale ne riserbò alla sua 
famiglia il Jus patronato. Ciò rilevasi da una pergamena di queiranno, e in 
altra del 1189 si riportano i nomi di cinque Crociferi che governayano lo spe- 
dale. Di detta chiesa yi restano pochi yestigi nella casa del parroco-priore. La 
presente chiesa di S. Bartolomeo fu edificata nel penultimo decennio dello 
scorso secolo, alquanto più yicino al Gosia e di fianco alla chiesa preesistente 
di S. Sebastiano. Nel 1784 il parroco entrò in possesso del convento dei Croci- 
feri per sua canonica, e assunse il titolo di priore. Nella chiesa di s. Barto- 
lomeo ai ammira il bel quadro di Giacomo Palma (il vecchio) sopra Taltar 
maggiore, in cui è storiato il martirio del S. Apostolo. E in un altare al lato 
sinistro vi ha un'Assunta con S. Agnese ed altre figure sulla tela, che dicesi 
lavoro del Procaccino ; venne quivi trasferito dalla vicina chiesa di S. Chiara. 
Il suo interno fu recentemente riabbellito con dipinti ornamentali e di figure. 
Autore dei primi fu il nostro De-Bemardi, e dei secondi un Rinaldi di Tremenìco. 

{^ La chiesa di S. Sebastiano sorge vicino al Cosia, e nel penultimo de- 
cennio dello scorso secolo le fu edificata di fianco l'attuale parrocchiale di 
S. Bartolomeo. Nel 1654 fu eretta in parrocchia, col segregare dalla in aUora 
assai vasta parrocchia urbana di S. Donniho una porzione del suo distretto. 



Eccl. S. Clara. 



— 76 — 

Transmisso ponte Oosiae ad deztram immediate est insigne 
monasterium monialium ordinis S.<^^ Clar», in quo degunt 
amplius 60 moniales. Habet hoc monasterium elegantem.Ec- 
clesiam laqueatam et eidem 8s^ dicaiam, cum malori altari 
bene accommodato et cum tabernaculo inaurato et eleganti 
prò Sanctiss.°^o Eucharistiae Sacr> et fenestra quse supra 
est duplici crate ferrea munita, ad interiorem Ecclesiam 
vergit, qu» pariter pulchra est, in qua sunt organa et turris 
magna, cum duabus campanis. lanuse Ecclesia ezterioris 
ànm sunt,- altera a fronte ad viam publicam, et altera a latere 
sinistro in atrium educit Monasterium habet peristylium 
amplum quadratum cum càpitulo, triclinio, cellario et alijs 
offlcinis solitis, et supra dormitoria cum multis cubilibus 
et hortum magnum annexum yitibus consitum ao muris 
altis sòptum. Porta ordinaria monasterij est in atrio muro 
vallato, cuius porta public» vise patens noctu clauditur, ad 
quod atrium yergunt etiam duo auditoria cum fenestris 
ferratis ad debitam formam non usque adeo dispositis, et 
domus confessarij, in qua sunt humi conclave confessionibus 
audiehdis designatum et auditorium cum fenestra magna 
duplìcibus cancellis ferreis munita, et supra duo oubicula prò 
confessano ac eius socio, cum horto annexo et alto pariete a 
monialium monasterio seiuncto. Porta prò plaustris ad tor- 
rentem Gosiee vergit, cuius inundatione monasterium fre- 
quentem iacturam facit; inter hanc et Ecclesia portam 
maiorem interiecta est parva ianua ad villici aedes ducens (0- 



(l) Santa Chiara è chiesa antichisiima, a cai in una perfiramena del- 
ranno im yien dato il nome di S. Maria e di S. Pietro in Brolio. Quivi presso 
è fama che esistessero i giardini pubblici', la biblioteca e il collegio menzionati 
da Plinio il giovane. Contiguo alla chiesa era un chiostro di monache di 
8. Damiano; ma più tardi entrate in esso le Francescane, riedificarono il mona- 
stero e la chiesa nella presente forma, e dedicarono quesf ultima a S. Chiara 
loro istitutrice. Ora il monastero è convertito in collegio di fanciulle, la cu^ 
amministrazione è incorporata con quella dell* orfanotrofio femminile, che 
avendo venduto il proprio caseggiato, presso la chiesa di S. Eusebio, alle Op- 
soline, passò ad abitare parte di detto monastero, e cosi a S. Chiara, oltre 11 
collegio sopra detto, avvi anche T orfanotrofio femminile. Bra nella chiesa di 
8. Chiara un* Assunta con 8. Agnese ed altre figure sulla tela, che dicesi lavoro 
del Procaccino, e che in progresso di tempo venne trasferito in un altare al 
lato Binistro della nuova chiesa di 8. Bartolomeo. 



— T7 — 

Et quia frequens flt mentio huius torrentìs et aliquorum ^^««'16».*^'"**" 
pontium supra constructorum, sciendum est sex esse pontes 
snpra Oosiam facto», unum prope Ecclesiam S.<^^i Martini 
coius iam meminimusy alterum inter Ecclesias S.^^^ Bartho- 
lom»i et S.<^^ Glarse intermedium, super quo est capitellum 
cum historia miraculosa depicta ferreis clathris munitum, ter- 
tium inter hospitale maius et Ecclesiam S.<^^^ Àbundij, quartum 
prope Ecdeaiam Sanct» Marth», quintum inter monasteria fra- 
trum Servorum seu S.©^ Margarithee et S.©** Io :»» Dominica- 
norum, et ultimum inter Ecclesias SS-oi^i» Rochi et Pantaleoms. 

In eodem suburbio non longe a monasterio S.©^ Claras ad ^pJiSLy*^''^*' 
lae^am, in quodam vico versus Fluvium Apertum, est Ecclesia 
SS.oram Oervasij et Prothasij vetustissima et instauratione 
egensy cum unica cella, turri campanaria cum campana et 
porticu, ubi inscripta est memoria adventus Papae Urbani II. 
cum septem Cardinalibus ad civitatem comensem, et ante 
porticum est atrium muris cinctum^ quod coemeterij loco est, 
in ea interdum celebratur a capellanis Ecclesias S.<^^^ Abundij, 
cui subiecta est (0* 

Rursus ad dextram in loco edito ad quadrantem milliaris eool s. rocm. 
est Ecclesia S.c^> Rochi, satis commoda cum sacrario bene 
instructo et turri campanaria fornicata cum duabus campanis; 
habet in superiori parte chorum sive oratorium prò usu con- 



ci) La chiesa di s. Oerraso e Protaso sorgeva nel vieolo che portava an- 
ticamente lo stesso nome, e che ora si chiama via Francesco Anzani. Era anti- 
chissima, ed il Tatti la vuole edificata da S. Felice e terminata da S. Provino. 
L* iscrizione che si leggeva sotto il porticato o a(»o di detta chiesa, e che ne 
faceva testimonianza della venuta d^ Urbano II, peri colla demolizione deiratrio 
e della chiesa. Ma noi sappiamo esser ciò avvenuto nel 1095, poiché In tal anno 
il papa, passando da Como, accompagnato da sette cardinali e da quattro 
▼escovi, per recarsi al concilio di Clermont, consacrò solennemente la chiesa 
di S. Abondio, come si ricava da un* antica pergamena che conservasi nella 
sagrestia di B. Abondio. Anticamente alla chiesa vi doveva essere unito uno 
spedale, polche un documento che si conserva neirarchivio vescovile del 15 gen- 
naio 1318, citato dal Della-PorU {Degù IstUuU di BetiefUetua dei poveri. - 
Como, 18ÒS, presso Pasquale Ostinelli), conferma rasserita esistenza dello spe- 
dale di 8. Protaso, successivamente aggregato a queUo della Colombetta 
(S. Maria Maddalena) di patronato dei San Benedetto. Egli conchiude .... « Aotum 
prope CMtaiem .... in Burgo seu etrieta S, Prothaeii in domo Hospuaiu de 
MartnU iM noviter oonsMieti ». Riunito quindi il doppio istituto derivante dalla 
beneficenza dei Marini e dei S. Benedetto, si spiega come il giiu patronato 
della Colombetta appartenesse ai disoendentl d*ambed«e queste .famiglie. 



— 78 — 



BeeL 6. Martini in 
SylTii prof. 



Beol. S. Lauri prof. 



fratrum, qui Ecclesia dlrectores sunt et festis diebus in ea 
celebrari curant (*). 

Supra Ecclesiam S.cti Rochi ad quartale milliaris versus 
arcem Baradellam cernuntur ruinse cuiusdam Ecclesiae, quae 
alias erat dicata S.<^to Martino in sylvis, iam vero disiecta et 
suppressa in alios usus versa est (s). 

Prope eandem Ecclesiam ad sinistram paulo supra est 
Ecclesia S.cti Lazari vetusta cum unica cella duplicata, in 
inferiore non celebratur propter vetustatem, ad superiorem 
gradibus lapideis et bipartitis ascenditur et in ea quotidie cele- 
bratur, turris campanaria quadrata habet unicam campanam. 
Sunt Ecclesia annexae vinea et domus vetustse, et ex parte 
dirut», quffi alias ad usus pauperum instar hospitalis erant, 
iam vero omnia hospitali malori incorporata sunt (3). 



(1) S. Rocco portava anticamente il nome di 8. Pro taso, e, come nella 
prefazione del Ninguarda si è veduto, dava il nome alla borgata, che oggì^ 
come la chiesa, si chiama di s. Rocco. Fa ricostrutta più ampia, quale ora si' 
vede, nel 1535 dalla Confraternita di S. Rocco, e fu consacrata ai 10 di dicembre 
dello stesso anno da Giovan Antonio da Melegnano vescoTO di Laodicea. A quel 
tempo si riferiscono gli a freschi che ne adornano le pareti, e il quadro a olio 
non senza pregio che sta sopra Taltar maggiore. L'ossario ivi vicino fu eretto 
ed ornato da Pietro Amaboldi nel 1730; nella sagrestia di S. Rocco se ne con~ 
serva il ritratto. 

(8) Trecento passi circa dalia chiesa di S. Carpoforo e poco meno da quella 
di S. Rocco, sul lato orientale del monte Baradello, in un luogo nominato la 
Selvetta, ove dicesi abbiano sofferto il martirio, sotto Massimiano Erculeo, i 
SS. MM. Carpoforo, Esanto, Cassio, Severo, Secondo e Licinio, esisteva una chie- 
suola denominata S. Martino nelle Selve, ed ivi presso una casa ; in giro sor- 
gevano dense selve. I resti, che si vedevano ancora non sono molti anni, offri- 
vano tal segnali d'antichità da poterla giudicare non di molto posteriore a 
S. Carpoforo. Fu la prima stazione dei frati di S. Domenico, quando nel secolo 
decimoterzo vennero a stabilirsi a Como, e di 11 passarono ad abitare S. Gio- 
vanni di Pedemonte. Nel 1590, come si vede da questa descrizione che ne fa il 
vescovo Ninguarda, era già sconsacrata e cadente ; nel 1683 era di già ridotta 
a casa, come lo è tuttora, ad uso di contadini. Non è guari, scavando 11 presso, 
trovaronsi alcuni sepolcri che parvero molto antichi. 

(3) La chiesa di 3. Lazzaro e V unitovi spedale, del quale rimangono in 
oggi pochj avanzi, sono ambedue costrutti di pietre, per la più parte lavorate, 
e nella facciata della chiesa fu impiegato anche marmo bianco e nero levigato. 
L'architettura è del XII secolo, epoca della prima fondazione dello spedale. 
La chiesa però, come ricavasi dalle nostre Cronache, è assai più antica. Il 
Ballarini (parte IT, pag. 92) dice che 8. Felice dedicò anche la chiesa di S. Laz- 
zaro aure volte duplicata, già tempio degli idoli. Ciò viene ripetuto dal Tatti» 
citando il Ballarini (I Dee., pag. 284). Che fosse tempio pagano, o che U presso 
uno ve ne sorgesse, pare assai probabile, perchè quando, verso Tanno 1810, fa 
eseguita Fattuale strada che conduce dalla Camerlata a Como, furono trovati, 
a poca distanza dalla chiesa di S. Lazzaro, alcuni sepolcri romani, di mat- 
toni, sul. coperchio di marmo di due dei quali insieme congiunti leggesi una 



— 79 — 

Supra Ecclesiam S.^^ Lazari exiguo spatio est maxima 
porta cum muro annexo, qui ad dextram supra montem exten- 
ditur, et hic terminatur suburbium portae turritae ab hac parte 
cum parochia et monasterio S.^^^ Garpophori plebis Zezij. 

In suburbio novo, quod contiguum est et ad dextram bools. Ana«. 
suburbij portae turrltse iacens^ inciplendo a fossa civitatis 
usque ad pontem secundum Cosiae inter S.^^m Sebastianum et 
S.tam ciaram positum pertingit, est prope fossam civitatis 
hospitale maius admodum amplum et egregie accommodatum 
cum duobus hortis muro cinctis, in quo sunt duaa Ecclesiae 
dicatse S «tae Ann», una superior, prope viam publicam quaj 
ducit ad Sanctum Abundium, valde longa, cuius dimidia pars 
Ecclesia formam retinet et altera, dispositis lectis, pauperes 
decumbentes virilis sexus recipit, ad cuius dexti'am altari 
opposita ala et intra hospitale extensa mulieribus cubilia 
pnebet; sunt in Ecclesia duo altaria instar sacellorum, in 
quorum altero reposi ta est Sanci"^^ Eucharistia in tabernaculo 



iscrizione latina risguardante r imperatore BUogabalo, iscrizione che l* Aldini 
pel primo iUastrò a pag. 58 della disertazione intitolata : GH cmttohi marmi 
comensi fiffurcUi e letterati, ecc., Pavia, 1834, in-8. Ma il tempio pagano, con- 
sacrato da S. Felice in chiesa, non era duplicato; per consegueoza sembra 
che le parole del BaUarini <tltre volte duplicata, non abbiano a riferirsi alla 
chiesa di S. Lazzaro all'epoca del vescovo Felice, ma bensì al monastero di 
frati Umiliati, che era unito allo spedale quando nel secolo XII fu fondato, il 
qual monastero altre volte, cioè in origine, doveva essere duplicato. Gli Umi- 
liati da principio formavano bensì una società di uomini dati ad una maggior 
perfezione di vita cristiana; ma non erano ancora saliti alla forma di un vero 
ordine religioso. Ciò fecero essi verso Tanno 1136 col passare dalle case pri- 
vate ai chiostri monastici, dove fissarono la loro dimora, mutando anche Tabito 
di cenericcio in bianco. Questi chiostri erano doppi, cioè per maschi e per 
femmine; cosi che gli uni e le altre abitavano nello stesso chiostro, ma in 
parti internamente separate. L'uso dei monasteri doppi, per Tuno e per Taltro 
sesso, durò sino alla metà del XIII secolo circa (1255). Erano di tre maniere 
diverse: alcuni comuni e congiunti sotto di un medésimo tetto, e solo interna- 
mente divisi mediante clausura che separava i maschi dalle femmine ; altri 
disgiunti ma contigui; altri discosti Tuno dall'altro per intervalli più o meno 
grandi. Le chiese erano per lo più comuni ai frati ed alle monache ; in qualche 
luogo però le monache avevano una chiesa od un oratorio separato. Ma quando 
gli uni e le altre intervenivano ai divini uffizi nella chiesa medesima solevano 
per lo più andarvi non simultaneamente, ma a vicenda (V. Rovelli: Storia 
di Como, parte II, pag. CCCXI). Che lo spedale di 8. Lazzaro fosse già fondato 
nel 1192, ce ne fa certi il Rovelli {Storia citata, parte IT, pag. 311) citando una 
carta del 30 agosto di queir anno, conservata neirarchivio dello spedale mag- 
giore; che fosse lo spedale affidato agli Umiliati, viene confermato da un'altra 
carta del 15 gennaio 1865, pure citata dal Rovelli (ivi, pag. 300), e dalla quale rica* 
vasi che una doppia famiglia di trati e di suore di quell'Ordine (degli Umiliati) 



EooL S. Ptttrl Goale- 
sUnl nono SS. An* 
nuutiatso. ~ 



^ 80 -• 

(inaurato et mulierum dormitorio contiguum est et sacrarium 
satis commodum et necessaria supellectile instructum ; deest 
turris campanaria, cuius loco supra murum Ecclesiae sunt 
sub arcu collocatae du» campan». In altera inferiore Ecclesia, 
parva et ad extremum hospitalis prope viam civitatis fossam 
ambientem posita, mortui hospitalis sepelliuntur (*). 

Recedendo ab hac parva Ecclesia ho8pitali8,ubi cadavera 
defunctorum humantur, et porgendo circum fossam civitatis 
versus portam Saleam, ad iactum sclopi ab ea positum est 
monasterium fratrum ordinis S.©** Petri Coelestinorum, cuius 
Ecclesia, Sanctiss.™» Annunt.'^* sacrata, habet unicam navim 
seu cellam laqueatam, maius altare S«cto Petro Coelestino 
dicatum parieti fossee civitatis adverso adiunctum est et aliquot 



erano al governo di quello Spe<Me, Per il che puossi a ragione supporre che 
aUo spedale era unito un monastero doppio, del quale però non rimane in oggi 
nesAn avanzo, ali Umiliati cessarono di amministrare lo spedale di 8. Lazzaro 
in principio del XIV secolo, ed il governo di esso passò ad un ministro, il quale 
solevasi deputare dal vescovo, come si raccoglie da una scrittura del 14 no- 
vembre 1329, esaminata dal medesimo RovelU(ivi, pag. 311). Finalmente nel 1488 
lo spedale di S. Lazzaro fu aggregato, con tutti gli altri spedali di Como, allo 
spedale maggiore di S. Anna. Spiegate cosi le parole del Ballarini, ripetute 
anche dal Tatti (Z Dee., pag. 884) che S. Lazzaro era chiesa altre volte dupli- 
cata, è certo però che questa, contemporaneamente alla fondazione deU*unito 
spedale e monastero, o fosse in deperimento, o lo richiedesse qualche altra 
cagione, venne riediflcata, perchè T architettura, come ho detto, è del XII secolo. 
In principio però del XIV secolo, cioè nell'anno 1310, la chiesa stessa venne 
restaurata col costruirvi nella facciata r arco di rinforzo, che ancora vedesi 
superiormente airantica porta d' ingresso. Ciò ricavasi dalla iscrizione latina 
in caratteri gotici, che era sovrapposta alla serraglia di detto arco. L* iscri- 
zione fu pubblicata néiV AlmarMoco della Provincia di Como Tanno 1845, e dice: 
« -}- In nomine Domini Amen. Anno MCCGX hoc opus factum fuit ad honorem 
Dei et Beatse Virgini Mariae et Beati Lazari et Gomunis de Cumis et hoc opus 
factum est in dominacione fratrie Petri de Medasco ». L* iscrizione sarebbe 
rimasta ignota se non fosse caduto rintonaco che la copriva, e sul quale era stata 
dipinta la spettacolosa Danza della Morte, a fresco che era sulla facciata della 
chiesa, che si credeva della seconda metà del secolo decimo quinto, ora inte- 
ramente scomparso, ma di cui ne abbiamo un disegno del signor Giovanni 
Pedraglio (di Giovanni PedragUo vedasi la nota sotto S. Agostino) fatto ese- 
guire nel 1888 dall' ingegnere Francesco Scalini. La chiesa di S. Lazzaro fu 
soppressa neiraprile deiranno 1T79. In oggi serve da magazzeno. 

(1) La chiesa di S. Anna fu ricostruita nel 1857 in più ampia ed elegante 
forma, serve pel civico spedale cui ò annessa, ed è ufficiata da due sacerdoti, 
già col titolo di pc^rrochi assisteìUi allo spedane, ora uno dei due col semplice 
titolo di coadiutore. Lo spedale maggiore, o di S. Anna, fu fondato dal vescovo 
Branda CastigUoni e dal Comune di Como, unendo vari piccoli spedali sparsi 
qua e colà in Como e ne' suoi dintorni. Il pontefice Paolo II, con boUa 81 mag- 
gio 1468, autorizzò l'unione, e altri papi, nel 1483 e 1488, la confermarono. Chi 
y'i ebbe il principal merito è stato il B. Michele da Carcano, nativo di Lomazzo 
Comasco, morto nel 1490. 



— 81 — 

gradibus substratum, ubi in tabernaculo ligneo deaurato 
pixide argentea conditum asservatur Sàcros.^^^^'» Euch.ti83 Sa- 
cramentum; chorus, altare cingens et muro clausus, habet 
ostium lapideum versus Ecclesiam cum hac inscriptione : 
€ Ecclesia B.» Virginis Annuntiatae Ord ." Monachorum Coele- 
stinorum ». A latore Epistolae prope chorum est turris quadrata 
cum duabus campanis et buie proximum sacrarium indù- 
mentis, calicibus et libris utrumque instructum, cum altari in 
quo exponuntur ad sacros usus necessaria, oratorio, et lavacro, 
lanuae sunt quatuor, precipua versus pratum commune et 
quartum pontem Cosiss iniectum vergit, altera ad viam pu- 
blicam, quae est a fossa civitatis ad praedictum pratum com- 
mune educit, aliae duae a latere Epistolae constitutse ad con- 
ventum patent, una quidem ex choro per turrim campanariam, 
altera vero ex media Ecclesia. Ad portam maiorem a dextris 
est fons marmoreus aquae benedictae, et alij duo muro coagmen- 
tati prope alias duas ianuas, unus intra et alter extra Ecclesiam. 
Sunt duo alia aitarla a latere Evangelij, alterum Sanct.™» An- 
nunciationi sacratum, et columellis lapideis vallatum, alterum 
Gruciflxo miraculoso dicatum sub fastigio ligneo depicto et 
columellis ligneis septum. Adest etiam cella audiendis con- 
fessionibus accommodata. Extra ostium medianum versus 
conventum est parva porticus cum scala lapidea ad oratorium 
Bodalium Annunciatse ducente, cui coniuncta sunt duo alia 
conclavia ad sodalium usus deservientia, et ex oratorio per 
fenestram patentem in Ecclesiam prospicitur. 

Monasterium, Ecclesi» cóniunctum, est exigui ac tenui 
«dificij ; habet enim unicam alam a fronte prò claustro, et 
ad dextram porticum, infra sunt refectorium, culina, ligna- 
rium, cellarium, stabulum et qusedam alia conclavia, supra 
in dormitorio quinque cubicula prò fratrum usu, aulula, duo 
promptuaria, et super refectorio granarìum cum duobus alijs 
cubiculis, ex inferiori ad superiorem partem scala lapidea 
ascenditur. Ad dextram refectorij est hortus cum puteo et 
horto fragmentum vinose adiunctum, habent etiam vineolara 
disiunctam e regione Ecclesiae ad latus et vineae fratrum 
ordinis Servorum proximam. Porta monasterij precipua ad 

Race Stor. — Voi. II. « 



— 82 — 

yiam publicam fosssB civitatis posita est, cum hac inscriptione: 
« Monasterium D. V. AnnuntiatsB Ordinis Monachorum Coelesti- 
norum », intra quam est alia ad conventum immediate ducens. 
Habitant plerunque in eo duo sacerdotes ac quandoque unus 
tantum, bis accedit alìquando clericus professus et ad coquìnse 
usura conversus, vel eius vice laicus (*). 
^s."DJmniDÙTpw. Ad sinistram statim huius monasterij est via publica 

tam Satani* 

tendens a fossa civitatis per quartum pontem Cosise torrentis 
usque ad montem, quae via est terminus ab hac parte p'^arochiae 
S.<^^^ Domnìni, non modo ad fossam civitatis sed etiam ultra 



(l) Nel 1236 Erasmo Campacci canonico di S. Fedele eresse, nel luogo ove 
ora sorge il Santuario del SS. Crocifisso, un oratorio che dedicò alla SS. An- 
nunziata. Nel 1278 Pietro Morene abruzzese, che fu poi papa Celestino V, pas- 
sando da Como, fece acquisto deiroratorio e delle case adiacenti, e vi eresse 
un convento di monaci da lui fondato, detto dei Celestini. Il convento fu sop- 
presso Tanno 1654 dal vescovo Lazzaro Caraflno per essere mancante del numero 
prescritto di monaci, e la chiesa fu dal medesimo eretta in parrocchia. Fin 
dal 1374 era già stata rifatta più grande, e cento anni dopo si pensò ad abbel- 
lirla voltandola. Nel 1716 si die principio alla facciata, tutta di granito, con 
disegno maestoso, benché barocco, deir architetto Carlo Francesco Silva di 
Morbio. Ma di ciò non paghi gli avi nostri, dopo la metà deUo scorso secolo 
gittarono le fondamenta della nuova chiesa, quale ora si vede molto più ampia, 
conservando intatte però la cappella che conteneva la miracolosa immagine 
del Crocifisso e Taltra dirimpetto dedicata a S. Pietro martire. Alla facciata 
del Silva ne venne sostituita una nuova, tutta di bel granito, deirarchitetto 
Canonica, e allato della chiesa fa pure eretta la casa parrocchiale con un costoso 
porticato sul davanti, dello stesso granito, che forma corpo colla fronte del 
tempio. I\ più notevole ed appariscente difetto di tutto redificio era neirangolo 
rientrante che facevano il portico della casa e la facciata della chiesa, dove si 
congiungevano, e nel guardare che faceva quest'ultima per isbieco il gran 
viale che le sta davanti parallelo aUe mura della città. Tale sconcio' fu tolto 
con erigervi una nuova facciata collo stesso granito, su disegno deirarchitetto 
Fontana, colla quale Ai palliata la posizione in isbieco della chiesa, che ora 
sembra parallela al viale di circonvallazione, e nello stesso tempo fu compiuta 
Pala di portico che si prolunga a settentrione, così che rocchio ne riceve una 
gradevole impressione. L^ Annunciata sulla facciata è opera egregia dello scul- 
tore Oiuseppe Bajer. Neir interno della chiesa si ammirano otto enormi colonne 
di marmo grigio di S. Giorgio presso Mandello, e non di marmo nero delle 
cave di Olcio, come altri ebbe a scrivere, le quali sembrano atte a soste- 
nere una gran cupola, non la tazza bassa e leggera quale ora si vede, che poco 
s'attaglia a quei massicci sostegni. Le quattro statue colossali di stucco collo- 
cate ai detti angoli fra gr intercolonii, non prive di merito, ma esagerate nelle 
pieghe delle vesti, sono fattura di Stefano Salterio di Laglio. Tutto il vaso della 
chiesa fu dipinto da Barrabini in quanto alle figure, e da Mariani in quanto 
agli ornati. Di buon pennello sono le tele sopra gli altari delle due grandi cap- 
pelle, massimamente quella alla destra ov' è ritratto il Martirio di S. Lorenzo. 
Le due cappelle minori contengono buoni dipinti del Morazzone e di Carlo 
Carloni ; il primo lavorò in quella del Crocifisso, e il secondo neiraltra dirim- 
petto. I diligenti a freschi del battistero sono di Onorato Andina di Argegno. 
Vi è pure una copia non ispregevole della .gran tela rappresentante S. Pietro 
Martire del Tiziano, quadro perduto in causa di un incendio, lì grandioso 
organo fabbricato nel 1808, posto in sei diversi luoghi, è opera di Giuseppe 
Serassi di Bergamo, oriundo di valmenaggio. 



— 83 — 

toiTontem usque ad culmen mentis, ut infra dicetur in de- 
scriptione Ecclesiarum ultra Gosiam existentlum. 

Eundo ab Ecclesia maìoris hospitalis praedicti per tertium bwi. s. Abundij. 
Cosiae torrentis, est ultra pontem templum S.^^ Abundij (*), a 
malore hospitali remotum circiter centum passus et ad radices 
mentis situm, ubi Dlvus Eutichius Episcopus Oomensis octavusi 
quandoque ad speluncam orandi gratia secedere solebat, cum 
ob veterem Episcoporum Gomensium ressidentiam et habita- 
tionem, quse hoc loco erat, tum propter corpora multoram 
Episcoporum, in' eo humata et a populo Gomensi sancte vene- 
rata, maxime insigne est atque illustre; fuit initio dedicatum 
Divis Apostolorum Princlpibus Peti'o et Paulo, quorum ex 
reliquijs portionem Divus Amantius tertius Episcopus Gomensis 
ex regia stirpe ortus et proximus antecessor Divi Abundij ex 
Urbe deportavit, atque honoriQcentissime sub malore altari 
eisdem Apostolorum principibus sacrato reposuit (>). Habitabant 
hic Episcopi Gomenses et GoUegium Ganonicorum, multis 
privilegijs ab Hugone et Lothario Italiae Regibus circiter 
annum 940 dòcoratum, quo deinde per Albericum, Episcopum 
Gomensem quadragesimum tertium, anno 1013 singulari devo- 
tionis ardore, quo Sanctum Abundium in hac Ecclesia humatum 
prosequebatur, impulsum sublato, monasteri um ordinis S.^^^ Be- 
nedicti cum abbatise titulo institutum et multis proventibus 



(1) Non è del caso aggiunger altro alle interessanti e dotte dissertazioni 
che di 8. Abondio ci lasciarono Tomaso Hope, profondo conoscitore dei monu- 
menti d'antica architettura, il Barelli, il Dartein ed altri, le quali però nella 
massima parte, anche in ciò che riguarda r antica struttura del tempio, si 
ponno dire una ripetizione di questa minuta ed accurata descrizione del Nin- 
goarda. E il lettore si persuaderà facilmente che i lavori di restauro, intrapresi 
dair illustre can. Balestra, di cui fra breve ammireremo la venerata efiQgie 
neir interno del grandioso tempio, riuscirono soddisfacenti e perfetti in ogni 
minimo particolare, perchè ei prese a guida queste memorie storiche lasciateci 
dal dotto prelato, per cui fu possibile a luì, e sarà possibile agli altri che 
vorranno continuare 1* opera sua intelligente, ridarci il S. Abondio nella sua 
forma primitiva, ben meritando la nostra riconoscenza. Io qui non farò altro 
che trascrivere, man mano che mi si presenti Toccasione, quelle notizie storiche 
che, o furono tralasciate dal Ninguarda come non necessarie allo scopo che 
formava r oggetto primario della sua visita, o appena di volo accennate, po- 
tessero riuscire alquanto oscure. 

(8) Neiranno 818, come si raccoglie da un privilegio di Lodovico Pio, del 
quale esiste copia autentica nella Curia Vescovile, troviamo che la chiesa 
aveva già mutata Tantica appellazione dei SS. Apostoli Pietro e Paolo nella 
nuova di S. Abondio, ed era di già condecorata da un collegio di canonici. 



— 84 — 

dotatum est. Qui Albericus ut inchoato et iam perfecto opere 
maiorem firmitatem adderet, ac monastico ordini S.^^» Benedicti 
a se introducto perpetuis temporibus omnia donata integra et 
incesa manerent, non solum anathematis et seternse maledic- 
tionis pcBnis eos obstrinxit, qui quoquomodo hanc suam ordi- 
naiionem et donationem infringere ausi essent, sed eam quoque 
a Patriarca Aquilegiensi Metropolitano et ab omnibus prò- 
vinciae Goepiscopis in publica synodo Aquilegia habita con- 
firmari et singulorum subscriptione ratam esse yoluit, id quod 
prsestitum est anno incarnationis dominicae millesimo tertio- 
decimo nonis Augusti. Subscriptiones autem Metropolitani et 
Coepiscoporum sunt sequentes: 
Ego lo:^^» Patriarcha in hoc institutionis scripto m. m. 

subscripsi. 
Ego Albericus Dei gratia S.ct» Cumanae Sedis Episcopus, harum 

donationum et ordinationum author laudo, corroboro et 

m. m. subscribo. 
Ego Hilibrandus Dei gratia Episcopus Yeronensis m. m. 

subscripsi. 
Ego Rigizo Feltrensis Episcopus m« m. subscripsi. 
Ego Amelricus S.^^ Trivisianae Ecclesiae Episcopus m. m. 

subscripsi. 
Ego Hitolphus Dei gratia Mantuanus Episcopus m.m. subscripsi. 
Ego Helingherius Dei gratia Trentensis Episcopus mea manu 

subscripsi. 
Ego Malo Episcopus Concordiae laudo et subscribo. 
Ego Laurentius Perenensis Episcopus m. m. subscripsi. 
Ego Azo Novaecivitatis Episcopus m. m. subscripsi. 
Ego Clemens Episcopus Eracliana) civitatis m. m. subscripsi. 
Ego Heribertinus conpresbyter ac scholarum magister, iuben- 

tibus ipso Metropolitano et Domino meo Alberico Episcopo, 

hanc institutionis paginam edidi et in magna synodo 

Aquilegiae recitavi, et laudans, consentiens, confirmans 

manu mea subscripsi (*). 



(1) Queste sottoscrizioni sono riportate dal Tatti : Annali Sacri, e dal 
Barelli in nota alla Descrizione di S. Abondio.'lì diploma, per disteso e con 
facsimile, fu pubblicato dallo stesso Barelli neUa Rivista Archeologica, fase, v, 
giugno 1874. 



— 85 — 

Aliquot post annis, defuncto iam Alberico, Urbanus II, 
tempore Henrici IV Csesaris, Summus Pontifex anno Do- 
mini MLXxxvi créatus, antea monachus Cluniacensis Otto, vel 
Obdo vocatus, ex itinere quod in Galiias instituerat, hac tran- 
siens cum septem Gardinalibus ac quatuor Episcopis, eandem 
Ecclesiam sub nomine et invocatione S.cw Abundij, anno 1095, 
tertio nonas Junij, postridieque aitarla SS.orumEusebij, Eupilij, 
Adelberti et Rubiani in ea erecta consecravit, cum perpetua 
indulgentia remissionis omnium peecatorum venialium ac 
tertìse partis capitalium, visitantibus dictam Ecclesiam diebus 
consecrationis ipsius Ecclesia ac patrociniorum dictorum 
Sanctorum et singulis diebus inter octavas; quse quidem 
indulgentia fuit deinde a Sixto quarto, anno 1475, cum con- 

ditione erogandse eleemosynae, et a Gregorio xiii anno 

ea conditione praeterita, iuxta primae concessionis formam, 
conflrmata. Stationes dictae Ecclesiae S. Abundij huius ci- 
vitatis patroni et advocati et altarium propter indulgen- 
tias huiusmodi in tanto honore et cultu olim habitué sunt, 
ut ex continua populi frequentia et concursu, ij dies a 
forensibus causis et iudiciarijs actibus tam Ecclesiasticis 
quam secularibus feriati essent, id quod adhuc dilìgenter 
obseryatur; quinimo in tanta veneratione ac reverantia 
S.iua Abundius est, ut in ci vitate ac per totam dioecesim eius 
dies quarto nonas Aprilis admodum Celebris ac splemnis agatur, 
quo dio, prseter communem civium ac vicinorum populorum 
frequentiam et concursum, solent etiam ex vetustiss.» institu- 
tione atque usu eius templum adire inter missarum solemnia 
praecipui magistratus ciyitatis et qusedam consortia opiQcum, 
singularis honoris ac pietatis causa ad hunc modum. In primis 
accedunt praetor et decuriones civitatis, prsevio tubicinum 
sonitu, gestatumque post se pendile auro et serico intextum, 
quod pendile regium nominant, ad altare reverentur et post 
decantatum evangelium offerunt; et civium nomine in pecunia 
viginti sex Ubras imperiales, postque praetorem eius curia 
offert cereum quinque librarum; sequìtur statim collegium 
notariorum pendile sericum et duas libras imperiales in per 
cunia offerens; post notarios accendunt ad oflfertorium con- 



— 86 — 

sortia opiflcum hoc ordine: laniones pendile sericum et libras 
quinque imperiales pecuniae, fabriferrarij pendile sericum et 
solidos triginta duos, sartores et coriarij pendile sericum ac 
quatuor libras imperiales, postremo loco baiuli pendile sericum 
ac cereum quinque librarum oflferunt, pendilibus additas sunt 
chartace© pictur» unìcuique opificio congruentes, Inter quse 
regium insignia regia habet Peractis sacris in domo abbatiae 
omnibus opiflcibus ac baiulis, qui pendilia attulerunt, ien- 
taculum exhibetur. 

Hic forte mi rum cuipiam videri possit, quod cum ante 
S.ctum Abundium tres alij Sancti Episcopi Felix, Provinus et 
Amantius Ecclesiam Oomensem rexissent, civitas ex bis aliquem 
in advocatum et patronum suum non delegerit, maxime quod 
primi fuerint, qui multis perfuncti laboribus rem christianam 
in civitate fundarunt, cui rei ita satisfieri potest, quod licet 
tres illi primi Episcopi magno conatu studioque enisi sint, ut 
religioni christianae plurimum prodessent, non tamen efflcere 
potuerunt, ut paganismus omnino toUeretur, id quod postea 
Sanctum Abundium miraculose praestitisse in eius gestis 
legitur. Nam cum regulo, qui civitatis dominatum obtinebat, 
fìlius unicus immatura morte ereptus esset, ac moestus et 
contjirbatus parens S.^^ì Abundy misericordiam ac praesidium 
implorasset, poliicitus, si fiiius vitse restitueretur, se caeterosque 
omnes, qui adhuc pagani essent, christianam fidem suscepturos 
ac professuros, filio S.^^^ Abundij intercessione ad vitam revo- 
cato, parens cum tota familia, et reliquo populo deorum su- 
perstitionibus adhuc irretito, Qhristi Domini Nostri doctrinam 
et institutum religiose amplexus est, cuius ope et auxilio 
S.ctas Abundius statim idola deturbari et confringi aras ac 
tempia eorum destrui, paganismum funditus everti ac tolli, 
et religionis christianae cuitum, ubique erectis templis, positis 
altaribus, Deique et Sanctorum simulachris collocatis, introduci 
et confirmari curavit, ut optimo iure Gomenses Sanctum Abun- 
dium, cuius meritis Deus Optimus Maximus civitatem tanto 
munere effecerat, supra alios omnes, in advocatum ac patro- 
num primarium sibi asciverint, ac tantis honorum et pietatis 
signis, quanta supra commemoravimus, prosequantur ; et Al- 



— 87 — 

bericus Episcopus, ad augendam et conservandam in perpetuum 
eius devotionem ac memoriam, et ad Ecclesi» ipsias nomini 
sacratse, et in qua eius sanctissimà ossa quiescunt, ministerium 
ferventius religiosiusque obeundum, monachos 8.^*^ Benedicti, 
quorum' vitse sanctitas et fama temporibus illis magna erat, 
ìntroduxity eisque ut commodius et dìligentius divinis laudibus 
ac Sancii Abundij obsequiis vacarent, de omnibus ad vitsB 
sustentationem, Ecclesiae cultum et fabricae reparationem ne- 
cessarijs, abundanter prò ilio tempore et in futurum provìdit. 

Multis annis post, sedente Sixto huius nominis Papa IV, 
cum alijs compluribus monasterijs opulentis etiam hoc sup« 
pressum et in commendam secularem (ut vocant) redactum 
est (^), quse per diversorum Prselatorum etiam Cardinalium 
manus transmissa, inter quos postremi IlL»»^ Domini Cardi- 
nales Gastilionius et Ab-Ecclesia decesserunt, tandem a Gre- 
gorio XIII anno 1575 111.™® ac Rev.'^o Domino Cardinali 
Ptolomseo Gallio adbuc viventi et cui Gardinalis Comensis 
agnomen singulari Pij quarti, a quo in Cardinalium collegium 
cooptatus fuerat, decreto contigit, collata fuit, qui post resti- 
tuta magnis sumptibus diversa sedificia, templùm ampliflcatum, 
et auctum sacrarium multis preciosis ornamentis, eam tran- 
stulit in nepotem ex fratre D. Marcum Gallium, qui nunc 
dictam abbatiam et commendam regit (s). 

Extra fores limenque templi erat excelsa porticus seu 
potius atrium quadratum magna fornice tectum, et supra 
fomicem conclave eiusdem magnitudinis et formsB, quem 
locum vulgus paradysum appellabat, ubi fèrtur Cathecumenos, 
quo tempore sacerdotes divinis operabantur, segregari solitos, 
id quod credibile videri potest, siquidem ex ilio conclavi 



(1) Fu neU*anao 1475 che Sisto IV, in un decreto di soppressione di molti 
antichi monasteri, comprese pur quello di S. Abondio, erigendolo in commenda 
secolare. 

(S) Marco Gallio chiamò ad abitare il nuovo fabbricato le monache del- 
l'ordine di S. Agostino. Durarono queste a starvi fino alla soppressione degli 
ordini monastici, e in mezzo a queste vicende si distrusse il campanile a 
sinistra della chiesa. L*ultimo abate commendatario fu il cardinal Durini, che 
morì nel 1706 e venne sepolto nella stessa basilica; Tanno susseguente il De- . 
manio andò al possesso dei beni della commenda, e nel 1834 mons. Vescovo 
Romano fece compera del soppresso monastero per collocarvi i chierici dio- 
cesani, e neiranno successivo vi fece erigere il presente seminario filosofico. 



aequo et plano pavimento in templum accessus erat per ianuam 
dìrecte malori templi altari opposltam ; fornix vero quadrata 
latitudine medianss navi, qu^ ab utroque latere ianua amplis 
gradibus lapideis itionem deorsum preebebat, ac sursum sequalis 
erat Supra fornicem e regione cellae maioris erant sub parvo 
altaris receptaculo marmoreo inclusa corpora Sanctorum Ru- 
biani decimiquarti et AdelbeHi decimiquinti Episcoporum 
Gomensium, quorum infra longior fiet mentio. Testudo et con- 
clave, qu8B ante templi fores erant, III."'^ Domini Cardinalis 
Ab-Ecclesia proximi ante Ill.'^^°i l).^^^ Cardinalem Comensem 
commendataiij iussu et mandato deiecta atrium, sub sBthere, 
ut iam est, reliquerunt, forte ut Ecclesia, quse valde obscura 
erat et opaca, uberiori luce afBueret Sunt in dieta Ecclesia 
duae magnse turres campanarise in lateribus cellae maioris 
constitutse, quarum quse versus sacrarium vergit longo iam 
tempore campanis caret et, altera ad viam publicam posita 
habet tres magnas campanas. Intus existunt quatuor ordines 
columnarum et quinque naves, et priusquam restituerentur 
ad eam speciem, qua nunc est, habebat etiam parietem obli- 
quum, qui claudèbat chorum, ac quatuor aitarla ab utroque 
latere cellae maioris posita, prsster alia duo in ipsa cella con- 
stituta, alterum ad medium chorum Divo Abundio sacratum, 
in quo dies etiara fosti Sanctorum Gonsulis et Exuperantij 
agebantur, et alterum ad extremum Divis Apostolorum Prin- 
cipibus Petro ac Paulo dicatum. Gellse malori versus habita- 
tiones contiguum est sacrarium fornicatum cum grandioribus 
abacis ad reponendós sacros apparatus, et altari, ubi graviori 
frigore impellente celebrari solet Extra septa chori erat aliud 
altare Divo Benedicto dicatum, et orate ferrea veteri ac parum 
congruente cinctumcum solo supra et podio elaborati mar- 
moris locoque ad cantandum ex prisco usu Evangelium accom- 
modato. Prope Ecclesiam erant habitationes olim Episcoporum, 
ac post illos monachorum S. Benedicti ab Alberico Episcopo 
introductorum, qu© cum processu temporis ex parte conci- 
dissent et residuse praeferrent adhuc quam fuerint praeclaras 
et ad episcopalem dignitatem egregie accommodatae, extat 
iam magna pars cum duplicata porticunovi palatij, quod.in- 



— 89 — 

choaverat Ill.ii^^ Domiaus Gardinalis Castilionius, sed morte 
prsereptus alijs perficiendum reliquit, quemadmodum facere 
proposTierat lUustna*" D. Gardinalis Gomensis anno 1586, quo 
post multorum annorum obsequia ac servitia Sedi Apostolicse 
in Urbe prsestita patriam revisit, nisi prò pietate ac zelo suo 
erga Deum et Divos Ecclesia restaurationem prius aggredien- 
dam sibi et absolvendam existimasset; qusB cum esset defor- 
mata, obscura, sìne testudine seu tabulato, excepta cella maiore, 
qusB iam erat fornicata» scalis cum camera supra ianuam et 
muro per eam oblique dùcto impedita, et aitarla parva sine 
imagìnibus, alijsque rebus ad eam necessarijs, ac sacram su- 
pellectilem fere nullam haberet, omnem curam ad refor- 
mandam ordinandamque Ecclesiam continuo admonit, et 
sublatis ex ea scalis, pariete obliquo, testudine cum altari ad 
ianuam maiorem, quo loco ostium Gathecumenorum erat, 
fenestram semicircularem ac vitreatam, cuius fulgore totum 
templum coUustratur, reposuit; altaria omnia in maiorem 
formam ordinemque restituit, unum in celia malore caeteris 
altius extructum cum gradibus et cancellis mixti marmoris, 
et Divo Abundio dicatum (^), quod nos anno 1592 septima die 
mensis lunij» quse fuit prima dominica, sub invocatione Sancto- 
rum Abundij, Gonsulis et Exuperantij sacravimus, et quatuor 
alia extra cella maiorem, a dextris duo, alterum Divaa Vir- 
ginis Matris, et alterum Divi Benedicti, et a sinistris alia duo, 
alterum Sanctorum Petri et Pauli Apostolorum, et alterum 
Sanctorum Eusebij et Eupilij Episcoporum Gomensium, quorum 
corpora linteis sericis_ involuta et capsis plumbeis seorsum 
unum ab alio condita, eodem tamen receptaculo altaris mar- 
moreo, clauduntur, quse altaria fuerunt etiam a nobis anno 

150 in honorem dictorum Divorum sacrata; singulis 

altaribus.novas imagines cum decentibus ornamentis et septa, 
ac cella maiori etiam cancellos ferreos bene munitos adiunxit; 
naves omnes fornicato opere texit, plures fenestras locis ad 



(1) Il presente altare maggiore di marmo con Tancona di legno dorato e 
col quadro grande, che dicesi del Morazzone, ov' è dipinto r interno del nostro 
Duomo e S. Abondio che risuscita il figliuolo del regolo, è quello stesso che fu 
posto allora dal cardinale (tallio. 



— 90 — 

augendum lumen aptis induxit et vitro ab aeris incommodis 
munivit, atrium ante Ecclesiam sequayit et in meliorem 
formam redegit, singulis altaribus pendilia, aliosque ornatus 
uecessarios ex pannis serico et auro intextis comparavit, 
nullos ea in re sumptus refugiens, adeo ut iam dieta Ecclesia, 
omni parte innovata, longe digniorem ac unquam alias habeat 
aspectum et formam. 

Quod pium offlcium et singulare erga gloriosum civitatis 
huius Episcopum ac protectorem obsequij genus a praefato 
Illusto^o Domino Cardinali praestìtum adeo gratum acceptum- 
que Deo, et ipsi Sancto esse visum est, ut cum multos iam 
annos Gomenses ipsius Sancti corpus ob bellorum pericula 
ex dieta Ecclesia, ubi initio fuerat sepultum, in civitatem 
maioris securitatis causa post annum 1400 translatum, et in 
splendido Gathedralis Ecclesi» altari ipsi dicato repositum 
crederent, et alij nunquam in dieta Ecclesia amotum existi- 
marent, ob idque ad proprium altare diem ipsius annuam, 
ibidem solemnem agi, frequente populo et magnis oblationibus, 
ac lampadem perpetuo ardere solitam ad venerandas ipsius 
sacras reliquias, qui usus iam quoque retinetur, hoc primum 
tempore eiusmodi dubitatio ac discrepans opinio ex animis 
hominum divino munere evulsa sit et verum evaserit, in ea 
Ecclesia, pi*seter corpora Sanctorum Amantìj, Eusebij, Eupilij, 
Rubiani et Adelberti in propriis altaribus condita, extare 
etiam non solum corpus Sancti Abundij in medio duoi*um 
proxlmorum successorum suorum, sed etiam aliorum decem 
Sanctorum ignotorum corpora reperta, ut sequitur. 

Indicata Ecclesi» restauratione Illust.°»»i« Dominus Cardi- 
nalis prsefatus altare S.<^^^ Abundij, quod in medio chori loco 
valde incommodo situm erat, amo veri in primis iussit, quo 
amoto, arca marmorea ampia eidem altari annexa, in qua 
putabantur etiam quiescere cum corpore S.c^^ Abundij corpora 
Sanctorum Consulis et Exuperantij, reperta est centra omnium 
opìnionem vacua, sub ea tamen arca in ipso Ecclesi86 pavi- 
mento inventa est tabula marmorea cum longa cruce ìd medio 
sculpa et sequentibus verbis: 

Hic requiescit Abundius Episcopus qui vixit ann 



— 91 — 

plas. décess. . . • • et alijs litteris vetustate consumptis. Qui 
lapis cum cruce et inscriptione erat formsB hic subiectaa: 











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/ANNOS \ 




/DECESSIT \ 











Qua tabula amota, repertum est sub ea receptaculam 
sariceum opertum duobus fragmentis eiusdem generis lapidis 
quo, VI Idus lanuarij anni 1587 coram Alexandre Lucine 
Vicario Oenerali Rever.°>^ Domini Episcopi antecessoris nostri 
in primis, deinde etiam astante ipso Ill.>»o Cardinali cum 
Domino Gubematore civitatis et alijs multis, aperto, inventum 
est in eo corpus omni ex parte integrum, capiti tegmen instar 
mitrsa episcopalis impositum habens, et ad latus dextrum 
baeulum episcopale, ob' idque primo aspectu visus est esse 



— 92 — 

Episcopus. Postridie, cum dictus Dominus Vicarius profundius 
fodi iussisset, circum idem receptaculum réperta sunt alia 
duo, quorum alteri ad dextram inclusa erant ossa unius cor- 
poris integra et bene compacta, in altero ad Isevam erat corpus 
opertum praeterquam vultus ac pedes honoriflco amiculo instar 
pallij pontificalis, dumque dieta receptacula aperiretur coram 
praefato D. Vicario, Archipresbytero et Canonicis, suavissimus 
odor inde exiens astantes persuasit. Cingebat haec tria recep- 
tacula sub pavimento EcclesisB consti tuta murus subterraneus, 
a fronte directus et a tergo obliquus instar semicirculi, et 
medium extremis ulna extabat eminentius. Aliquot diebus 
post extra dictum murum subterraneum versus navim me- 
dianam Ecclesise prope murum directum inventa sunt quatuor 
alia vasa, quorum tria continebant singula corpora et supe- 
riora compacta cum omnibus membris, quarto inerat caput 
tantum cum exigua portione pectoris, reliqua pars ita erat 
vacua ac munda, ut fidem piane faceret, reliqua ossa fuisse 
diligenter coUecta ac alio translata. Postea prope murum 
subterraneum obliquum versus cellam maiorem prima feria 
secunda Quadragesimae sequentis reperta sunt alia quatuor 
receptacula lapidea, caeteris omnibus profundius in terram 
defossa, et in illis sex alia corpora integre compacta, extremis 
bina inerant et medianis singula, erant omnia operta linteis 
subtilibus et honorificis, sed quae, luce visa et tacta, statim 
corrupta sunt atque in pulverem conversa, excepto primo, 
iioc est, eo quod in prima arca ad dextram conditum erat, 
cuius caput linteum aureum valde elegans iilstar mìtrae 
episcopalis et corpus a capite usque ad pedes pannus densus 
et asper instar cilicij tegebat. Quse sex corpora ultima posquara 
praefati 111.™^ Domini Cardinalis mandato et iussu fuerant 
visitata atque inspecta in eodem loco piane immota relicfta, 
et alia tria, quae paulo ante prope murum directum versus 
Ecclesiam sita meminimus, supra illa reposita sunt. Facent 
modo haec novem corpora in eisd^m receptaculis, in quibus 
inventa sunt, sub testudine quadam in eum usum extructa 
instar cellae subterraneae super qua coUocatum est altare maius 
de novo erectum et a nobis, ut supra diximus, consécratum. 



lllud vero receptaculum, in quo tantum caput cum par- 
ticula pectoris ropertum meminimus non fuit loco motum, sed 
coUecta diligenter ossa et minori vasi lapide inclusa, in alio 
reposita sunt receptaculo magno, quod nunc est in medio 
chori sub pavimento a tergo altaris maioris, cum inscriptione 
vasi vitreo inclusa asserente: haec ossa esse residuum novem 
aliorum coi^porum integrorum sub fornice maioris altaris ibi 
prope extautium, quse putantur esse corpora aliorum decem 
Sanctonim Episcoporum Gomensium in dieta Ecclesia, ubi 
residebant, tumulatorum, qusB ubi iacerent, hactenus non 
constabat; cuius rei ut exactior cognitio habeatur, sciendum 
ex octuaginta duobus Episcopis, qui a prima fundatione Epi- 
scopattts Gomensis in hunc diem usque nobis etiam inclusis 
Oomensem Ecclesiam rexerunt (0, priores viginti duos continua 
et non interrupta serie in Sanctorum numerum fuisse relatos, 
nimimm : - 

1. Sanctum Felicem. 12. Sanctum Joamiem l.^ 

2. S. Provinum. 13. S. Agrippinum. 

3. S. Amantium. 14. S. Rubianum. 

4. S. Abundium. 15. S. Adelbertum. 

5. S. Gonsulem. 16. S. Martinianum. 

6. S. Exuperantium. 17. S. Victorinum. 

7. S. Eusebium. 18. S. Ioannem 2.^ 

8. S. Eutichium. • 19. S. Ioannem SJ^ 

9. S. Eupilium. 20. S. Octarianum. 
10. S. Flavianum l.^ 21. S. Benedictum. 
Ih S. Prosperum. 22. S. Flavianum 2."^ 



(1) I nostri storici, il Monti compreso, nell*elenco dei vescovi di Como, da 
S. Felice al Nin^arda, ne annoverano ottantaquattro, non già ottantadue. 
E non solo escludono i tre vescovi scismatici Landolfo da Garcano (1125), Va- 
leriano Rusca (1339), Francesco Crivelli (1420) che usurparono la sede episcopale 
viventi i legittimi pastori ; ma anche Guglielmo Pusterla, milanese, eletto da 
Gregorio XII; perchè non si volle ricevere in Como da Franchino II Rusca, 
che in cambio fece porre sulla sedia vescovile Antonio Turcone, comasco (1409). 
Come pure escludono da tale elenco Antonio secondo di tal nome della famiglia 
Trittlzio, fratello dello Scaramuzza, che fu eletto con breve di Leone X nel 1517, 
quando il fratello fu assunto al cardinalato ; perchè Antonio, dalla Chiesa di 
Como, fu trasferito in breve, vivente ancora lo Scaramuzza, al vescovado di 
Piacenza; e perchè, avendo quest'ultimo Riservata a sé Tamministrazione della 
mensa vescovile, Antonio vien considerato più come coadiutore del fratello che 
vero vescovo di Como. 



— 94 — 

Quorum viginti duorum Sanctorum Episcoporum corpora 
duodecim tantum cognita erant ubi quiescerent, scilicet; 
Sancti Felicis in tempio Sancti Garpophori sub choro in crypta, 
vulgo il scurolo, óleganter extructa in arca post altare eidem 
S. Felici dicatum ; Sancti Provini in tempio eidem sacrato in 
arca post summum altare; S. Eutichij in tempio Divi Georgij 
in arca post altare primarium; S. Agrippini in Ecclesia mona- 
sterij Aquae Frìgidae super ripam lacus pi-ope Insulam siti; 
Sanctorum Amantij, Abundij, Gonsulis, Exuperantij, Eusebij, 
Eupilij, Rubiani et Adelberti in ipsa Ecclesia, de qua liic 
agimus, publice venerabantur in propriis altaribus, licet quidam 
hallucinati sint Sanctum Abundium fuisse ad Ecclesiam 
Gathedralem translatum, re supra meminimus. Aliorum decem, 
videlicet Sancti Plaviani primi, S.^t» Prosperi, S.^^ Ioannis 
primi, S.«^ Martiniani, S.^^ Victorini, Sancti Ioannis secundi, 
Sancti Ioannis tertij, Sj^^ Octariani, S.«ti Benedicti, S.^^ Pla- 
viani secundi, cum nulla hactenus, notitia haberetur, et in 
renovatione Ecclesise dieta decem corpora inventa sint, partim 
ante, partimque post sepulchra Sanctorum Abundij, Cionsulis 
et Exuperantij uti ex subiecta celto maioris ac dictorum 
tumulorum designatione videri potest 

(Segue una pagina in bianco). 

Gum orde ac dispositio ipsa corporum, tum quod tam 
prope corpora Sanctorum Abundij ac proximorum duorum 
ipsius successorum, et in medio celi» maioris extiterint, tum 
quod domus dictae EcclesiaB contigua esset olim habitatio ac 
residentia Episcoporum Gomensium, tum quod in eadem 
Ecclesia complurium aliorum Episcoporum multos post annos 
vita defunctorum sepulchra ac corpora reperta sint, tum etiam 
quod tot annorum decursorum spatio nuUum unquam habitum 
sit indicium aut documentum, quod alibi humata essent, 
magnam certe faciunt coniecturam hsec esse corpora dictorum 
decem Sanctorum Episcoporum, qu» prius ignorabantur, quo 
loco iacerent, atque ita pie credi potest Quam opinionem 
confirmat scriptura inventa in Ecclesia Gathedrali in arca 
altaris Sancti Abundij cum reliquijs, quas esse Sancti Abundij 



— 95 - 

falso tradiderunt Benedictus lovius in Chronica, et Breviarij 
Patriarchini compilatores asserentes corpus Sancii Abundij, 
post annum 1400 ob imminentia bellorum pericula ad Eccle- 
Siam Gathedralem fuisse transportatum. Nam dieta scriptura, 
quam forte nec lovius, neque Breviarij compilatores prsefati 
unquam inspexerunt, aperte non aflSrmat reliquias.illas esso 
Sancii Abundij, sed solum narrai, quod anno Ì418 die 21 
mensis Maij quidam Canonici Ecclesia Cathedralis, asiantibus 
alijs presbyteris et aliquibus nobilibus civiiatis, quorum 
omnium nomina ibi expressa sunt, fama et voce publica per- 
moti quod illic repositum ossei corpus Sancti Abundij civitatis 
advocati aperuerunt arcam et in ea invenerunt ligneam capsam 
panno aureo opertam cum exigua parte reliquiarum, caeteris 
et capsa ipsa ob vetustatem in cineres convorsis, et quod 
reliquia ili» putarentur esse Sancti Abundij, licei nulla 
apparerei scripiura, qua id certo sciri posset, cuius scriptur» 
exemplum Rev.^ì Domini Ioannis Antonij Ulpij Episcopi 
proximi aniecessoris nostri iussu extracium prò tempore 
diciùm altare cum reliquìjs ex obscui*o loco, ubi orai post 
organa in nobiliorem, ubi iam est, anno 1567 die 20 mensis 
Julìj, quse fuit Dominica, transtulit, est eiusmodi: 

Mccccxviij die xxj Maij. Tempore Dominationis IH.^nì 
D.ni D. Philipp! Mari» Ducis Mediolani, ac civitatis Cumarum 
DJ^^ re. lì venerabiles viri D.^^ Benedictus de Ripa, Petrus 
de Bizozero, lacobus de Bussìs, Andreas de Goquis, Stephanus 
de Castronovo, et Petrus de Barberijs, et Paulinus de Grippie 
omnes Canonici Ecclesi» maioris Cumarum aperuerunt hoc 
sepulchrum, sive altare, in quo repereruni (sic) unam capsam 
ligneam coopertam quodam palio aureo, in qua crani haec 
.ossa, et ipsa capsa, et residuum reliquiarum in ipsa reposi- 
tarum erani in pulverem redacta propier vetustatem, et hoc 
in presentia spectabilis viri D.^ì Gualierij de Sancio Nazario 
Capiianei Cumarum, et presbyteri Guidonis di Cagnollis Prae- 
posiii Sancti Pidelis, presbyteri Nicolai de Lopia Archipresbyter 
Ecclesiae de Bellasio et plurium aliorum clericorum et etiam 
nobilium virorum Petri de Pellegrinis, Ludovici de Raimundis, 
Petrollì de Coquis, Mariani de Cigalinis, Gabrielis de Ripa 



— 96 — 

et m.<^i loannoUi de Germanello de Lario. Et ad hoc inducti 
fuerunt omnes suprascriptì propter vocem publicam quod in 
ipso sepulchro requiescat corpus Sancti Abundij Episcopi et 
patroni Gumarum, at ita pi^sesumantur haec ossa esse ipsius 
Beati Abundij, licet non aperte . appareat aliqua scriptura 
propter vetustatem ut supra dictum est. 

Quamobrem cum aperte constaret integrum corpus 
S.^^^ Abundij in dieta Ecclesia ipsius nomini dicata ac sub 
altari eidem sacrato quiescere atque ita repertum esse, ut 
praBmissum est, relatumque esse ex senum traditione, quo 
tempore in dieta Ecclesia vigebat ordo Sancti Behedicti, quod 
monachi maiorem in modum requisiti, ac quasi compulsi ut 
civibus corpus Sancti Abundij protectoris concederent in 
Ecclesia Gathedrali tutius reponendum, tradiderint illis do 
industria corpus alterius Sancti Episcopi dempto capite asse- 
rentes illud esse corpus Sancti Abundij, cuius rei simile 
quoddam indicium in sacrario dictse Ecclesiae in tabula quadam 
admodum vetusta, cum etiam repertum sit in qua in mem- 
brana simpliciter descripta, erant corpora illorum Sanctorum 
Episcoporum, quorum dies fosti publice celebrabantur in dieta 
Ecclesia, fiiebatque mentio Sancti Abundij caput solum in ea 
extare, verisimile videri potest reliquias in altari Santi Abundij 
Gathedralis Ecclesiae ìnventas et consumptas, excepta unica 
costa, qusB cum paucis alijs ossibus in vaso vitreo asservata est, 
residuum corporis esse, quod in illa arca fuerit in qua caput 
solum cum exigua parte pectoris repertum supra meminimus, 
reliqua vasis parte vacua atque ita munda manent«\ ut magno 
argumento esset, estera ossa diligenter aliquando fuisse col- 
lecta atque alio translata. 

Post reperta priora tria corpora, ut dictum est, interme- , 
dium scilicet cum cruce et inscriptione incisa in marmore 
his verbis: hic requiescit Abundius Episcopus et cdet, et. alia 
ab utroque latore absque uUa inscriptione, fuit a Vicario 
Generali nostri antecessoris ha^bita consultatio quatuor theolo- 
gorum ac septem canonistarum, prcBsente praefato IH.™® D.»o 
Cardinali, in qua tres articuli sequentes disputati sunt: 

l.^ An ex informationibus cum argumentis, rationibus et 



- 97 - 

indieijs ea de re sumptis ac dictis consultoribus summarie 
exhibitis sufflcientur probatum videretur qnod ex dictis hnbus 
corporìbus repertis sub altari Sancti Abundij intermedium 
esset corpus ipsum Sancti Abundij,.ad latus dextrum Ss^^ Con- 
sulis et ad tevam S.^^ì Exuperantij, atque alia inventa intra 
yel sub proprijs altaribus, videlicet Sanctorum Amantij, 
Eusebij, Eupilij, Rubiani et Adelberti essent corpora ipsa 
Sanctorum, quibus fuerunt dicata altaria. 

2.^ Si constaret esse, num nov3B, an vero veteres reliquiae 
nominandse essent, et sine licentia Apostolica publice populo 
veneranda possent proponi. 

3.US An sine licentia Summi Pontificis in alium locum 
transferri possent. 

Ad primum visum est omnibus, nomine discrepante, ea 
corpora sancta esse huiusmodi, ut proponebatur. 

Ad secundum posse exponi ut veteres reliquia publice 
venerandas. 

Ad tertium consultum esse, ut a Summo Pontefice licentia 
peteretur dieta sacra corpora transferendi. 

Quare lil.°>us d. Cardinalis prsefatus, obtenta ea facultate 
a Sixto quinto peculiaribus BuUis Romse datis anno 1589 
die 19 aprilis, et induìgentia plenaria in perpetuum duratura 
impetrata visitantibus ipso die translationis dictam Ecclesiam, 
prsevia confessione sacramentali ac SacrsB Eucharistise 
sumptione, prsecibusque ad Deum effusis prò Santse Ecclesisa 
exultatione, hseresum extirpatione, ac prò pace et concordia 
Princlpum christianorum, solemnem ac publicam dictorum 
Sanctorum corporum translationem fieri decrevit se prsBsente, 
ut quam posset maxime ipsos Sanctos veneraretur eorumque 
memoria tam in civitate quam per dioecesim reminisceretur ; 
sed cum per ipsum iam inchoata ac provecta Ecclesiae reno- 
vatio ante discessum eius perfici non posset, fuit prorogata 
ea translatio, quousque Ecclesise operi et ornamentis extrema 
manus accessisset Quocirca anno 1590 prima die Julij, quae 
fuit Dominica, fuerunt a nobis solemni pompa translata 
corpora Sanctorum Abundij, Amantij, Consulis, Exuperantij, 
Rubiani et Adelbei*ti eo modo, qui sequitur. Post denunciatum 
Saee. star. — Voi. U. 7 



edicto publico diem futurse translationis^clerum tam regularem, 
quam secularom, sodalitates et reliquum populum in cìvitate 
ac tota dicBcesi ad venerandos Sanctos Episcopos, a quibus 
aliquando Ecclesia Gomensis fùerat sancte gubernata, eorumque 
maiores cselesti cibo alti, invitatum, supradicta die, Ecclesijs 
ad quas hsec sacr» reliquise transferendae erant, maiorem in 
modum appalratis ac vijs omnibus quae erant obeundas splen- 
didsB instructis, in hac Ecclesia, in q\fa clerus iam convenerat, 
solemne sacrum summo mane celebravimus, quo peracto, 
sapplicatione longo ordine et sequabili procedente, supradicta 
sex Santorum corpora in capsis pannis aureis opertis, fuerunt 
ad Cathedralem Ecclesiam recta sub umbellis et magna lumi- 
narium copia deportata, ubi omnibus in medio templi emi- 
nenti loco ad id parato depositis aliquantisper, habitaque 
brevi oratione, relieta est una in Gathedrali Ecclesia, cui 
erat inclusa medietas corporum Sanctorum Rubiani et Àdel- 
berti, qu8a in eodem tumulo fuerat reperta, nec unum ab alio 
discerni potuerunt, adiuncto etiam fragmento brachij Sancti 
Abundij, quod in altari ipsi Sancto dicato oonditum est, capsa 
vero in altari S.^^ Grucifixi in egregia arca marmorea col- 
locata; ex Gathedrali Ecclesia pregressa est supplicatio ad 
templum patrum eocietatis lesu, relietoque ibi corpore 
Sancti AmantiJ, et in maiore altari condito; porrexit statim 
ad templum Sancti Ioannis fratrum ordinis SM^ Dominici 
ubi reliqua medietas corporum Sanctorum Rubiani et Adel- 
berti in summo altari deposita est, donec in praefati Illust.°^^ 
Gardinalis insigni sacello, ubi perfectum erit, reponetur; re* 
liquad tres caps9d cum corporibus Sanctorum Àbundij, Con- 
sulis et Exuperantij fuerunt ad hanc Ecclesiam reportatss; 
quse res tota gesta est tanta omnia generis hominum frequentia 
et celebritate, tanto honore et plauso, tanta diversorum con* 
centuum harmonia, campanarum sonitu, clangore tubarum, 
tympanorum strepitu, militarium tormentorum explosione, 
totis ac tantis alijs publicdd lestitiss et alacritatis signis, ut 
nihil simile fuerit In hoc episoopatu aliquando vel visum» 
vel auditum. Inter alia multa vero comraomoratione digna, 
qu8B in hac translatione, cuius anniversarium diem Clemens 



— 99 — 

septimus Pont. Max. prima dominica lulij perpetuo cele-* 
brandum per literas anno 1502 die 13 lunij editas sanxit» 
accidere, illad preterire minime possumus, quod diyinitus 
Quintilio homini nobili ex Odescalcorum familia prsstitum 
est; ìb enimcum multos iam dies gravi febri oppressus decu- 
buiaset, ac singulari devotionis studio erga Sanctos, quorum 
eorpora transferenda erant, aecensus firma fide speraret pri^ 
stinam sanitatem se illorum meritis et intercessione recep- 
turumi dummodo processioni ad quam fuerat invitatus, et in 
numerum nobilium ascriptus, per quos umbellaa deferri opor- 
tebat» interesse posset, coniugis etiam incohortatione inflam- 
matus, ut erat infirma atque etiam segra valetudine, adijt 
templum, cumque animi magnitudo ac mentis fiducia corporis 
infirmitatem longe superarent, unum ex baculis umbella» 
Sancii Exuperantij, qui ei obtigerat, gestare coepit, atque ubi 
paulum processiti taota devote capsa ipsius Sancti, illico 
sanitatem viresque recepita cumque eodem tempore consti- 
tuissety si proles mascula sibi nasceretur, illlus Sancti nomen, 
cuius beneficio et ope restitutus fuerat, ei se impositurum 
memori» et honoris causa, non multos post menses ei uxor 
fllium peperit, qui a sacro fonte Exuperantius est appellatus, 
cuius successus ut modo retulimus veram informationem per 
S.Dam Tobiam Paregrinum Yicarium nostrum Generale sumi 
curavimus. 

In hac Ecclesia resident tres capellani sacerdotes et duo 
clerici stipendiati a commendatario, qui singulis diebus horas 
canonicas recitant, et duas missas celebrant, festique diebus 
omnibus etiam tertiam ac vesperas cantant. 

Quia vero haec abbatia Santi Abundij ex veteri instituto 
et consuetudine habet annexa qusedam onera erogandi certis 
anni temporibus nonnullas eleemosynas; de ijs quoque aliquid, 
quantum res ipsa fert, dicemus. 

In primis solent pauperibus, quicumque illi sint, ad 
ianuam distribuì qualibet feria secundadimidium starium risi 
coctì, et singulis ferijs sextis dimidium condium vini. 

PrsBterea die resurrectionis D.^^^ a prandio solent erogari 
ex prisco usu oblatsa ex farina frumentacea et aqua simplici 



-- 100 - 

composita, ac quaterna bacillis anellanarum difflssis atque a 
Qammo corticibus virgultorum castaneorum connexis iniecto, 
quad vulgo appellantur pamparas (i), cum vino, quod bibendum 
porrigitur in vasibua ligneìs, instar sitularum, capienti bus vini 
circiter tres mensuras; sunt enim ex diversis lignis simul 
compacta ut situlae, quatuor partibus acernis ac totidem fraxi- 
neis alternatim dispositis, constantia et circulis nuceis con- 
stricta, vulgoque baccars dicuntur. Qu» quidem oblatse et 
vinum non unicuique prsBbetur, aed ijs tantum virilis sexus, 
qui, suburbium Vici inhabitantes, parochijs Sanctorum Oeorgij, 
ac Marci et Sancti Salvatoris subsunt, quibus singulatim 
quatuor pamparad exibentur, vini vero quantam quisque uno 
haustu sorbere potest, imo etiam pocula ipsa inter illos 
distribuuntur. 

Fuit alias quoque in usu, ut posi festum omnium Sanctorum 
scholaribus civitatis nummi dividerentur, sed multoa iam 
annos usque ab 111.°^^ D. Cardinalis Gastilionij tempore is mos 
intermitti cceptus est; vulgus caldarezzam appellabat 0). 
"SuSi??o?.* "*' '^** Extremae structurae Sancti Abundij adhaeret Ecclesia 
Sanctorum Cosmi et Damiani in via publica, quse appellatur 
Regina, vergens ad monasterium Sancti Ioannis ordinis Sancti 
Dominici, habetque duas ianuas, maiorem a fronte versus viam 
prsedictam, et minorem a latore ad dextram versus aedificia 
Sancti Abundij; altare unicum est in cella fornicata et reliqua 
templi pars undique laqueata, supra eminent arcus cum cam- 
pana fracta; caret sacrario ac supellectiles cumque sacrum 
est faciendum adhìbent apparatum ex Sancto Abundio, cui 
annexa est. Ecclesia haec est quidem consecrata, non tamen 



(1) Da qui si deve ripetere Fuso della cosi dettApampara, che anche oggi 
giorno, nelle BOlennità, principalmente delle Quarcmt*ore, dai rivenditori giro- 
vaghi di fratta e di dolci si Buole mettere in mostra, e che consiste in una 
canna su cai sono disposte, a pari distanza, delle ostie grandi a vari colori 
con dolci, che tanto sono desiderate e vagheggiate dai nostri bambini. 

(2) Chi fosse vago di sapere che cosa si intendesse per questa ecildarezza 
oharita/rioia o gordarioia che si voglia, legga la lettera XXIII di Benedetto 
Giovio ad Andrea Alciato e la Storia Pcatria del medesimo (pag. 21&-216 del- 
Tedizione di Como, 1887, per r Ostinelli). Le contese poi, cui diede luogo la sop- 
pressione di questa usanza, tra la cittadinanza ed 1 monaci benedettini, prima 
ancora che S. Abondio fosse eretto in commenda, sono diffusamente narrate 
dal TatU: Il Deca, pag. 615, n. 88, 86, 91 ; pag. 645, n. 15, 17, SI, £3, 38, 40, 41, 
48, 44, 60, 61, 63, 74, 75, 76, 77 e 79. 



— 101 - 

dotata; celebrantur in ea interdum miss» a capellanis 
S c^ì Abundy devotionis gratia, et cum dies patrocini} agitur, 
musico concerta adhibito, cantantur per eosdem vespera et 
sacrum, cai intervenit medicorum collegium^ et offert ad altare, 
quo autem melina populi commoditati consuli possit, eo die 
aliud altare apto loco apparatur^ et in eo, sacro lapide in« 
stracto, celebrantur aliquot miss». 

Bine non longe est semita ad Isevam, que ducit in montem ■^up^f?^*'^ 
ad Ecclesiam S.^^ Andreas Apostoli, qusB similiter Abbatisd 
S.c^ Abundij unita est; habet tres naves seu cellas fomicatas 
ac dealbatas et tria altana, quorum primarium patrono, 
alterum a latere EpistolaB SJ^^ Antonio Abbati, et tertium a 
latere EvangeliJ S.^^ Helen» dicata sunt, quse etsi existi- 
mantur propter Ecclesise vetustatem fuisse consecrata, in eis 
tamen non celebratur absque lapide portatili, quod una cum 
Ecclesia I1I.>°^ Domini Gardinalis Gallìj iussu et mandato 
renovata fuerint, et ob id prophanata putontur. Altare 
S.«^ Helenae est dotatum, sed non maiore redditu quam trium 
aureorum annuatim, cuius titolaris est Petrus Antonius Vallìs 
cum onere celebrandi missam die S.<'^ Marci dum Capitulum 
Gathedrale cum processione transit et hic subsistit atquc 
sextam cantat..H8ec Ecclesia non habet turrim campanariam 
sed tantum parvam campanam supra murum sub arcu emi- 
nentem, caret etiam sacrario et omni apparatu, cumque 
opus est, ex Abbatia prospicitur (^). 

Descendendo rursus ad viam publicam non procul versus BMi.s.aiarth»pror. 
monasterium S.*'^ Ioannis, est similiter ad laevam Ecclesia 
g.ct» Marthsd de integro a confraternitate quadam extructa, 
et alijs sedificìjs amplificata super fundo dictae Abbatise 
S.c^ Abundij 111.°*» D.^ Gardinalis Gallij concessu et beneficio, 
qui situm ob id auxit Ecclesia base est fornicata et egrègie 
extructa, nondum tamen omnino perfecta, habet tria aitarla^ 



(1) Le due chiese dei SS. Cosmo e Damiano e di S. Andrea Apostolo, di- 
pendenti dalla badia di S. Abondio, erano già cadute in rovina sul principio 
del IdOO. La chiesa dei SS. Cosmo e Damiano fu ridotta ad abitazione deir agente 
del commendatore di detta badia, quando si tratteneva in S. Abondio per gli 
affiori della medesima. I materiali deUa chiesa di S. Andrea servirono al maestoso 
tempio di 8. Margherita, rinnovato intomo a queir epoca. 



— 102 - 

sed non consecrata, et est in magna veneratione propter in*:- 
dulgentias a Sede Apostolica ei concessas; supra choram 
eminet arcu3 cum duabus magnis Campania^ ad Issvam est 
sacrarium satis amplum, et multo apparatu instructum, ad 
dextram vero domus custodis, cui suprapositam est pratorium 
valde commodum, in quo confratres couveniunt ad precandum 
et omnibus diebus festis .oflScium B.» Virginia concinunt, 
cumque dies patrocinij agitur per capellanos S.^^^ Abundij 
yesperes et sacrum cantantur (*). 
^^niuam^rSnti Post Ecclesiam S.c*a5 Martha proxima est via qusB descendit 

dletl extra urbem. , , , . . , j i 

ad dextram versus fossam civitatis traijciendo quartum pontem 
CosisB torrentis, et monasterium S.^^^ Petri CoBlestinorum foss» 
proximum prsetereundo. Qu» via desinit in conflnibus locorum 
extra moenia civitatis positorum parochise Sw^** Domnini, et 
ubi parochia S.c^ì Benedicti, prò ea parte qu® extra civitatem 
iacet, initium ducii 

Par. 8. Domniai. -^qq omittendum est, parochiam S.^ti Domnini ultra Gosiam 

non modo exiendi per suburbia iam dieta, sed etiam per 
montium iuga attingere parochias, quae sunt ultra montes 
Rebij et Breggjae. 

''•xtra^ufb^m"*'"''" Soquitur statìm districtus parochi» S.^^ Benedicti extra 
civitatem positus, qui a prsBdicta via incipiens pi*ogreditur a 
fossa civitatis ad dextram dicti monasterij SS^ Petri Godlesti- 
norum usque ad Ecclesiam S.<^t8e MarthsB, et extendi tur ad iactum 
sclopi usque ad viam, quaa similiter a fossa civitatis ducta, 
pergit inter monasteria Servorum et monialium S.^^ Marga- 
rita ordinis Divi Benedicti, complectens ambitu suo utrumque 
monasterium ac per quintum pontem Cosias ingrediens usqua 
ad vallem muris monasterij Sancti Joannis fratrum ordinis 
Pradicatorum contiguam, quse similiter iactu sclopi distat ab 



(1) La città di Como, sebben piccoia di giro, contava fra le sue mura e i 
borghi fino a dicianove confraternite di Disciplini. Antichissime erano quelle 
di S. Giovanni in Atrio e di S. Marta. La compagnia di S. Giovanni Battista 
era già fondata fin dal i229, perchè in (^ueiranno si ha memoria di essa. Quella 
di S. MarU, benché abbia fabbricaU la chiesa a questa Santa Vergine dedicata 
solo neiranno 1333, in cui impetrò il sito per tal fabbrica dall'Abate di S. Ab0Bdio« 
pure è fuori d'ogni dubbio, che avanti detta chiesa era già eretta questa con- 
fraternità, perchè molti confratelli si sottoscrissero in un' obbligazione, che 
fecero al detto Abate, per riconoscimento del favore ottenuto. Ora la chiesa 6 
sconsacrata e serve, colla casa annessa, per deposito di vino. 



— 103 — 

Ecclesia 8.^^ Martha^» montisque iuga aacoiidw3i parochìfiQ 
ultra montem Breggise positas conterminus est 

In hoc districtu parochiae S.«« Benedicti extra moeoia, *^V.®* H»ew»yai 
civitatis citra Oosìsb torrentem poslta aunt praedicta duo mo- 
nasteria» vise publicsD fossae civitatis adiacenti, proxima» quo- 
rum alterum fratrum ordinia S.^*» Marisa Servorum ad latus 
sinistrum eius semita qu» a dieta via publica fossdd civitatis 
procedens per quintum Cosìsb pontem ad monasterium S.<^^Uoan- 
nis Dominicanorum tendit Et hoc Servorum monasterium 
Ecclesiam vetustam habet et Bivo Hieronymo dicatam, cum 
unica navi seu cella in qua tres arcus tectum laqueatum su- 
stinent. In malori altari, Beat°i» virgini" sacrato et oonve- 
nienter ornato, hactenus Sacrosancta Eucharistia ob inopiam 
et tenuitatem rei familiarìs asservata non est, cogitant tamen 
brevi temporis progressu eius usum cum debito cultu insti- 
tuere. Ghorus ante altare maius muro clausus cum Talvis et 
gradibns continet viginti duo sedilia, cui lucem oommodain 
praabent tres fenestrse vitreaa, dusa oblongsa, et tertia circulai*is, 
in frontispitio chori versus Ecclesiam est crucifixus mediocris 
magnìtudinis. Sunt octo alia altana sacellis quinque fornicatis, 
et csateris laqueatis inclusa, quorum quatuor dextram, et 
alia laavam occupant. Primum ad dextram Divo Hieronymo 
sacratum est; alterum Sanctis Catharinsa, Brigidsa» ÀpoUonisa, 
Agathse et Lucise; tertium Beato Philippe Benicio et SS.ì^ la- 
cobo et Philippe ordinis Servorum ; et quartum S.^^ St^phano 
Prothomartyri. Primum ad 8inisti*am dicatum est SS.^^s losepho 
et Ann»ralterum Dominicaa Transfiguratìoni ac SS,^» Apo- 
stolis Petro et Paulo ; tertium Sanctis Biasio, Bernardo, Ber- 
nardino et Macario; et quartum SS.^» Fabiano, Sebastiano et 
Roche. Habent duo sacraria, alterum fornlcatum in Ecclesia 
a latere Epistolae prope chorum, in quo servantur indumenta, 
calices, missalia, cruces, candelabra et id genus alia ad quo- 
tidianos usus necessaria ; et alterum in dormitorio, ubi repo- 
nuntur diversa tegumenta ne humiditate corrumpantui% et 
est commode provisum cappis, pendilibus, casulis, tunicis et 
id genus alljs. In sacrario inferiori sunt duo armarla in 
pariete; quorum in altero servantur Sanctorum Sebastiani, 



— 104 — 

Blasij, Macarij, Bernardi, Oatharinae Virginis ac Martyi'is et 
complures alise reiiquisB; et in altero Ugnò subducto calices, 
tabernacula minora, et aliae res pretiosae retinentun Prope 
sacrarium est turris quadrata cum tribus campanis. lanuse 
tres sunt; maior versus viam publicam fossae civitatis incum- 
bentem; altera versus conventum, et tertia ad turrim campa- 
nariam. Supra ianuam maiorem sunt insignia marmorea Epi- 
scopi restauratoris, sub imagine Divi Hieronymi Ecclesiam Sal- 
vatori manibus porrigentem, et in vestibulo ianuse ad dextram 
fons marmoreus aquae benedictae. Habent etiam suggestum 
prò concionibus et quatuor confessionalia aptis locis dispo- 
sita. In summo altari sodalitas erecta est a ducentis annis, 
sub titulo et invocatione S.c^« MariaB Servorum, et S.^*» Hiero- 
nymi, in qua utriusque sexus ampli us quingenti descripti 
sunt, quorijm pijs usibus ad finem Ecclesiae in latore dextro 
concessum est conclave màgnum cum ambulacro. Conventum 
fratrum satis capax est, et port» malori ad viam publicam 
vergenti insignia supradicti Episcopi imposita sunt. Glaustrum 
duas tantum alas habet in arcus distributas et laqueatas, 
inferius refectorium, coquinam, promptuarium, cellarium, 
lignarium et nonnulla alia conclavià sunt, quorum unum 
ianusa deservit; superius in dormitorio habent tredecim cubi* 
cula, sacrarium cuius supra memìnimus et locum prò carcere 
et dormitorium multis gradibus lapideis ascenditur, cumque 
numerus cubiculorum maior sit quam fratrum, superflua 
excipiendis hospitibus et rei frumentariae et alijs usibus de- 
serviunt Habent etiam vineam Ecclesi® contiguam cum prato, 
et stabulum vinesB coniunctum. Solent pleramque in hoc mo- 
nasterio sex aut octo fratres degere, quatuor vel quinque 
sacerdotes, unus clericus et duo conversi (*). 



(1) S. Girolamo, chiesa ora distrutta, era situata fuori deUe mura occi-- 
dentali della città, fra il convento de* PP. Celestini e S. Margherita. Fu edifi- 
cata nel 1349 dal vescoYO Bonifacio da Modena, con appresso uno Spedale per 
soccorso dei poveri ed un ospizio de* pellegrini, acciocché gli oUraoiontani 
in particolare, andando e tornando dalla visita de* luoghi sacri di Roma e di 
Palestina, avessero questo ricovero e sollievo nelle fatiche de* loro viaggi. 
Tanto ci assicurava 1* iscrizione che vi si leggeva sulla facciata della chiesa, 
colle seguenti parole: MCCCXLVIIIL Bonifacius de MiUina Dootor tttritisque 
juris Episcojms Oumcmus feou funda/rt, et construi de euis ì>onis hoc HospiUUe 
S. Hieronvmiy guod Domus Dei vulgarUer appellatur, prò pcMperilnu, et pere- 



— 105 - 

Alterum monialium S.^*» Margaritae ordinis S.c^^ Bene- ^j-^f^ Margiriu. 
dicti ad dextram eiusdem vi® positum est et cum hoc discri- 
mine; quod monasterìum Servornm et Ecclesia ad viam fossas 
ciyitatis vergant, et vinea cum prato adinncto a tergo .sunt; 
et in monasterio S.<'^ Margaritsa Ecclesia et monialium sedi- 
ficia mediam vìam a fossa ciyitatis ad Cosiam ducentem con- 
tigunt, et utrinque horti ; alter quidem fossam civitatis, alter 
vero Cosiam respiciunt. Ecclesia satis ornata et capax est, 
cum maiori ara eleganter accommodata, et turri quadrata et in 
acumen desinente cum duabus campanis; supra altare est 
tabernaculum inauratum in quo custoditur Sacrosancta Eucha- 
ristia; chorus monialium eminet in alto; ianusB Ecclesia duae 
in monasteri] atrium educunt; atrium ipsum portam magnam 
habet, quae quotidie vespere clauditur; ex atrio portse tres ad 
clausuram monialium introitum prsebent, una ordinaria, altera 
prò usu curruum et equorum, et tertia ad cellarium. Mona- 
sterìum habet claustrum magnum quadratum et columnatum, 
refectorium amplum, valetudinarium, promptuarium, cel- 
larium et omnes alias offlcinas necessarias; in superiori parte 
sunt dormitoria prò monialibus, nec non cubicula bene accom- 
modata prò puellis, qu» educationis gratia suscipiuntur; horti 
ampli sunt et culti, is tamen, qui versus fossam civitatis 
extenditur, ruinosus est et depressus, adeo ut muros altius 
extolli prò clausurse custodia imperatum sii E regione mona- 
sterij habent molendinum vinese monasterij Servorum proxi- 
mum. Moniales, sexaginta numero, etsi habitum D. Benedicti 
et institutum sequuntur, ex decreto tamen Apostolico patrum 
S.<^u Ioannis familisd Dominicanaa loco admodum propinquo 
degentium cui'se et regìmini subsunt (}). 



grinu. O/TendenUs ipsum, tasi toHafeoerinl, exeùmmutUoa/ty i^isUantiìms ^sum 
prò vioe Qiualibet XL dies Oe Indulgentia donctt. Avanti che Bonifazio morisse, 
donò la chiesa di S. Girolamo, colFannesso Spedale, alla religione de* Servi 
di Maria Vergine col mezzo del suo vicario generale Francesco de* Melli, ch*era 
parimente abate di S. Benedetto d* Isola. Fa accettata questa donazione da 
V. Stefano Grassi da Vimercate provinciale di Lombardia e da F. Pietro da 
Drezzo priore ; il che segui agli 8 di luglio, come apparisce dair istrumento 
rogato da Antonio Barzanovo. Ora, della chiesa e del convento, non rimane più 
alcuna traccia. 

(1) Le vergini Liberata e Faustina, quando primieramente giunsero daUa 
patria in Como, scelsero per loro stanza un luogo situato vicino a S. Benedetto, 



— 106 — 



SaoeUoin 8. Io. 
Daptlftn prof. 



Eool S.loannis ETftn* 
geliito) prof. 



In hoc monasterio Tersus vineam coUegij aloinnorum 
Rondinoti extat oratorium antiquum et SS.^» Yirginibus Fan- 
stinse ac Llberatsd dicatum, qu» cum dia in eo rixissent 
sanctitati vacantes et poBnitentiam agentes tandem post vitam 
Deo r^dditam ibidem tomulat» faerant; id teatatnr aepalchrum, 
quod adhnc adest, corporibus tamen ad summam iGdem ante 
longum tempus translatia, ubi a tergo summi altaris in arca 
marmorea quiescunt. Pra^fatee S.<^^ Yirginefi proprijs bonis 
monasterinm hoc fondarunt Eccleslse S.<^^ Margarite con- 
iunctnm, qnse a primo sub invocatione SS.^^^ Àpostolorum 
Petri et Pauli fuerat erecta, memoratum oratorium, ad quod 
sublime positum gradibus ascenditur, est in magna monialium 
yeneratione, atque frequentes illuc orandi causa accedunt, et 
sanctarum Yirginum memoriam grato obsequio recolunt (^). 

Ultra vero prsedictum torrentem (^Joaiaa, ad iactum lapidis 
a supradicta Ecclesia S.<)^ Marth» versus dictum monasterium 



verso 1« mara della città, dalla pane occidentale. Ivi eressero una chiesetta, dedi- 
cata prima alla B. Vergine, poscia a S. Ambrogio, a cai si unì poi un monastero di 
monache cappuccine. Quindi uscirono dalla città e presero una nuova abita- 
zione presso il torrente Cosia. Quivi fecero fabbricare un altro oratorio, che fu 
dedicato a 8. Giovanni Battista; contiguo airoratorio edificarono alcune stanze, 
dalle quali ebbe principio il monastero di S. Margherita. Questo monastero si 
chiamò dapprima di S. Giovanni Battista, dappoi monastero femminile, per 
essere stato il primo monastero di monache in Como, poi di 8. Maria, perchè 
dopo parecchi anni dalla morte delle SS. Vergini, ampliandosi il monastero, 
si fabbricò un^altra chiesa più spaziosa, ed appunto nel sito dove si vede ora 
il tempio di 8. Margherita, restando nel loro giardino lacappeUetta di 8. Gio- 
vanni. In progresso di tempo ebbe la stessa chiesa il nome di 8. Maria 
Vecchia, ovvero antica^ perchè eretta, fuor d* ogni dubbio, prima di qualche 
altra chiesa, che poscia nuovamente si fabbricò o in città, o nei borghi, come 
a dire 8. Maria di Rondineto, 8. Maria di Vico, 8. Maria Nuova, 8. Maria di 
Ponticello, 8. Maria Annunziata, che dai Padri Celestini, a cui fU data, s* era 
nominata ancora 8. Pietro Celestino. Succedette al titolo di 8. Maria Vecchia 
quello di 8. Maria della Porta, e finalmente Taltro che oggidì va durando, di 
S. Margherita. Neiroratorio di 8. Giovanni il Precursore erano stati sepolti 
dapprima i corpi della BB. VV. Liberata e Faustina, poscia furono trasferiti 
in S. Maria Maggiore; il vescovo Leone Lambertenghi, nell'anno 1317, li tra- 
sportò sotto r altare maggiore. La chiesa di 8. Margherita nel IdOO fu rifab- 
bricata più maestosa, quale ora si vede, coi materiali della rovinata chiesa di 
8. Andrea, già dipendente dalla badia di 8. Abondio. Il monastero cessò colla 
soppressione degli ordini monastici, dopo aver perdurato fino al principio del 
presente secolo, e la chiesa venne sconsacrata, ed ora serve per deposito di 
legna e carbone ai fratelli Motta. Oltre il quadro di 8. Liberata e Faustina di 
Pietro Gnocchi, ohe era già in 8. Margherita ed ora ò neUa chiesa di 8. Ago- 
stino, una statua in marmo di 8. Margherita, che era sulla facciata della chiesa 
di detta Santa, fu dal Comune depositata nella fabbrica del Duomo, 
(l) Di 8. Giovanni Battista vedi la nota precedente. 



- 107 — 

acu loannis fratrum ordinis Pnedicatorum, est alia Ecclosia 
dicata S.<^^ Ioanni Leoni ad viam» qua in montem eonscen- 
ditnr, extructa super fundo Abbati» 8.^^ Àbundij. Qn» Ecclesia 
partim fornicata et partim laqueata ob vetustatem ruinosa 
est; in ingressu ad eam descenditur per gradus, et habet 
unicum altare ianuae directe oppositum, refertque roagis 
formam oratorij quam Ecclesia ; supra murum sub arcu pendét 
unica 4^mpana. In hac Ecclesia ordinarie non celelnutur, die 
tamen S.^^^ Ioanni Evangelistse sacro capellani Abbati» 
S.<^^ Abundij missam ac vesperos in ea cantare sunt soliti, 
per annum etiam accedunt interdum alij sacerdotes et cele- 
brant devotionis causa, sumuntque sacros apiparatus ex Ecclesia 
act» Martae, aut ex Abbatia S.oti Abund^ (i). 

In hoc districtu parochi» S.®^* Benedlcti cis torrentem 'diouKIró^ùrtS'm: 
Co3i89 non sunt, prsdter dieta duo monasteria, alisd domus, 
quam prsedium molendini S.<^^ Margaritae, et ultra Cosiam 
prsedium molendini S.cti Abundij prope S.o**™ Martham^ 
licetque hmc parochia progrediatur usque ad iagum montis, 
nullibi tamen domus reperiuntur, prseterquam una in prsedio 
S.cto Ioanni Leoni proxima, et alia Ecclesi» contigua; qu» 
alias a custode habitabatur, iam vero deserta est, et custodiam 
dict» Ecclesise gerit rusticus in vicino prandio habitans. Ter- 
minus huius Parochisa citra Gosiam est murus, qui dirimit 
hortos S.«t» Margaritffi ab horto coUegij Rondinoti, qui 
murus inchoatur a via foss» civitatìs et desinit ad viam 
Cosi» in longum ductus ad iactum sclopi. 

Postremo sequitur districtus paròchise S.«*^ Eusebij extra par. s^^^usebu «tra 
moenia consistens, cuius iurisdictio, sumpto initio a muro 
prsBfatos hortos dirimente, complectitur integrum suburbium 
Portae Salse Inter fossam civitatis ad dextram, et torrentem 
Gosiam ad laavam extensum usque ad lacum ; suburbium autem 
hoc a porta ipsa civitatìs incipiens ad ripam Cosiae termi- 
natur, ubi ultimi pontis ti*ansitus est, habetque unicam pia- 
team, qu8d facit focos 52, animas 215, communicantes 123. In 



(1) Questa oliieta, alouai anni dopo, oioè sul piineipio del 1600, cadeva 
totalmente in rovina. 



— 108 - 

hoc suburbio fere ad medium a sinistris est locus Rondineti, 
in quo suppressa praepositura ordinis Humiliatorum (*) III."»»» 
D.us Gardinalìs Gallius nunquam satls digne laudatus, pes- 
sima ration.e adductus apostolicae auctoritatis interventu 
collegium iuventuti in pietate, et literis educandae erexit, ut 
apparet ex literis Papse Gregorij XIIJ, Romae apud S. Petrum 
idibus octobris anno 1585, Pontificatus sui duodecimo, editis. 
Institutum collegij eiusmodi est: alumnos quinquaginta esse 
oporteat pauperes, quorum decem ex tribus plebibus lacus 
comensis, totidem ex Vulturena Valle et comi tatù Clavennae, 
ad reliqui triginta ex ipsa civitate comensi, eiusque vicinia 
sumendi sunt, quod si tot ali sumptibus collegij non possint, 
statutum est, ut ex quinis unus ex dictis plebibus, alius ex 
Vulturena et Clavena, cseteri tres ex civitate eiusque vicinia 
deligantur. Prsefecti sunt collegio in perpetuum patres con- 
gregationis, quam Somaschensem appellant tituli S.cti Majoli 
PapÌ8B ijs equidem virtutibus praediti, in quas tanta gratia 
conferri deberet, ad hos 111.'»» Cardinalis humanitate, qui in 
eos amando et tuendo nulli unquam concedere visus est, quod 
re ipsa saepissime conflrmavit, factum est, ut huiusmodi cura 
deferretur. Huiusce generis patres prò temporis ratione et 
rerum administrandarum exigentia interdum plures, aliquando 
pauciores hoc in loco degunt; eorumque munus esl pueros 
in literis humanioribus instituere, et quod omnium maximum 
fieri debet, non minimam adhibere diligentiam, ut qui iliic 
instituendi commoratur, literis vitse pietatem et morum 
honestatem adiungant, ' quibus prsetermissis, nullo negotio 
omnia illorum studia essent inania. Summi moderàtores et 
administrationis inspectores sunt Episcopus Comensis, alterque 
ex Camilla Gallia cuius vicem nunc sustinet lU.^s x) ub ptolo- 



(1) Fu fiondata questa prepositura degU Umiliati nel 11S4 dal B. Giovaani 
Oldrado da Meda, di famiglia comasca. Fu detta di Rondineto perchè eretta 
Ticino ad un canneto poco discosto da un muliiìo di ragione della badia di 
S. Abondio, che Gioyanni comperò dall'abate. Crebbe col tempo questa pcepo- 
situra a tal sodezza e dignità, che fu riverita per matrice di tutta quella con- 
gregazione. Giovanni da Meda applicò Tanimo alla fondazione di altri mona- 
steri, e questi furono nelle vicinanze di Como S. Maria di Vico, S. Clemente di 
Geno, S. Orsola ; un altro monastero pur di monache rizzò nello stesso luogo 
di Rondineto. Mori nel 1159. 



— 109 — 

maòxiB Oallìtis Comes trium plebium superiorum Larij lacus et 
Eques ordinis S,^^ lacobi, itemque alij tres, unus ex Ganonicis 
Cathedralibus, qui hoc tempore est electus multum RA^^ D.»^« 
Thobias Peregrinus Vicarius Generalis ; ad hunc accedit alius 
ex familia Jovia, cuius locum gerit nobilis D.»'»» Octavius 
JoYìus; ultimo loco praapositus eiusdem collegij praedictae 
congregationis, qui ad hoc munus subeundùm varie ascri- 
bitur. GoUegium egregie sediflcatum est, atrium et claustra 
▼aldo commoda minime desiderantur, dormitorio, triclinio, 
scholis, alìjsque locis ad usum opportunis non carei Hortum 
habet ameanum, patentemque vineam, quse hortos monialium 
Set» Margarita contingit, non humili pariete interducto. 
Quoniam vero redditus huius praspositurae adeo tenues erant, 
ut tanto numero adolescentium alendo haud sufflcere vide- 
rentur, eiusdem 111.™* D.^^ Cardinalis prudentia et beneficio 
fuit eidem unita pnepositura S.^^ Martini monasterio patrum 
Capucinorum afflnis, ea tamen lego, ut ibi quotidianum Sacrum 
celebrari curetur. Ecclesia huius GoUegij, dicata intemerata^ ^Rj;,afn,io*pTOf. 
Yirgini Marise atque omnibus Sanctis, fuit extructa ad pri- 
mum morem et antiquorum usum longitudine maxima, lati- 
tudine vero nimis angusta ; tres habet ianuas, unam a fronte 
versus viam prope torrentem Gosiae positam, duas a latore 
Evangelij, quibus singulis in collegium patet aditus, harum 
una iuxta sacrarium a tergo supremi altaris posita conspi- 
citur, altera in medio templi perpetuo clausa sita est, haec ad 
secundum claustrum ruinosum, et deiectum ducit, cuius quidem 
claustri (quod literis mandari non indignum iudicavimus) 
parietibus miro ordine egregijs picturae coloribus vetustate 
quamvis evanescant, expressam videro licet vitam et obitum, 
insigniaque miracula presbyteri Ioannis natione Mediolanensis, 
qui Humiliatorum ordinem non vulgari auxit ornamento. 
Altana, summo excepto, sunt tria, unum ad dextram maioris, 
alterum ad laevam, quod uiiiam continet, in qua praedicti 
Ioannis ossa, cuius sanctitatis nulla unquam Gomensem po- 
pulum capiet oblivio, asservabantur. Hunc in Sanctorum nu- 
merum relatum esse eius historia demonstrat aperte, corpus 
.quod ibidem magna fldelium devotione iacebat, Humiliatorum 



— 110 — 

ordine deleto alio delatum esse traditar; teftium altare in 
ingressu ianua primari» ad dextram structam est. Sacrariam 
renovatione ac malori supellectile opus habet. Supra sacra- 
rium est turris cum duabus campanis Q). 
Kcci. s. Roohi prof. In hoc etiam suburbio ad inititim pontis Oòbìbò impositi 
ad laavam est pai*Ta Ecclesia S/^^ Roche dicata, quaa cum ia 
usum tantum sodalitatis sub eiusdem Sancti invocatione in- 
sti tutsd extructa esset, precipua cura accommodandi oratori j 
in ea fuit, in quo confratres commode institutum suum exer-* 
cere possent, maxime quod situs loci prsBter modum angustus, 
ac torrente, via et ponte contiguis impedltus erat, ob idque 
necessitate adactis difficile fuit delectu aliquo id agore. A fronte 
sunt du» ianusB; altera maior ad dextram cum pictura in 
verticd BJ^^ Yirginis ac Sanotorum Rechi ac Sebastiani; 
altera minor ad laevam cui oppositum est oratorium muro ad 
Oosiam vergenti coniunotum, ad quod per scalam lapideam 
extra murum ipsum accommodatam ascenditur, patet ad 
scalam acoessus per ostiuin minori ianuffi oppositum, sub ora-» 
torio est parvum altare e regione ianuse maioris, in quo raris- 
sime celebratur. Altare summum est celi» fornicata et can-^ 
cellis ligneis munitaa inclusum ad extremum quasi parietem 
sinistri lateris foris eminenti nec disiunctse ab ipsa Ecclesia» 
quse partim est fornicata, ac partim laqueata, supra murum 



(1) 8. Maria di Rondineto era uq' aatica chiesa duplicata (v. nota sotto 
6. Lazzaro) degli Umiliati, posta in sulla stretta vìa che flanobeggia la 
sponda destra del torrente Cosia, non lungi dal ponte di S. Rocchetto e quasi 
di fronte all'ora sconsacrata chiesa di S. Pantaleone. Conservavasi in detta 
chiesa il corpo di S. aiovanni Oldrado da Meda, che primo introdusse in Como 
rordine degli Umiliati e morì nel 1150. La chiesa, per le frequenti inondazioni 
del Cesia, torrente a lei vicino, era stata, non solo nel 1407, ma più volte ridotta 
a pessimo stato. Tuttavia solamente nel 1645, quando si diede mano alla fab- 
brica della nuova, mutò di faccia, e, come nota il P. Tatti, restando in piedi, 
fu convertita in tre scuole ed altre stanze profane per aso del Collegio GaUio, 
fondato in questa Prepositura. Una doppia famiglia di frati e di suore deiror- 
dine degli Umiliati era nello stesso luogo di Rondineto; il Coro di quest'ultime 
ancora si può vedere, da un iato della chiesa antica, sebbene adesso ò turato^ 
e corrisponde al giardinetto dei fiori. La nuova chiesa è posta in faccia a Porta 
Sala, e vien denominata la 8. Casa di Loreto; per altro non è ancora finita. 
Sarebbe bene, invece di erigere altre chiese, che si pensasse a compire questa 
giusta il primitivo giudizioso disegno, il che sarebbe d'ornamento alla nostra 
città, la quale scarseggia di clùese moderne di buon gusto. In esaa fo trasportato 
il corpo di 8. Oiovanni Oldrado, ed è ufficiata dai RR. PP. Somaschi, ai quali 
è pure affidata la direzione e r istruzione degU alunni deU^aimenovi coUeglp« 



— Ili — 

sub arcu habetunicam campanam, necdesuntaaeri apparatus 
et calices, qui asservantur in oratorio in quibusdam scamnis. 
Diebns festis Bodales solent convenire ad exercenda quae ex 
ìnstitnto debent, et in summo altari sacrum celebrari curant^ 
idqne aliquando etlam alijs diebus (^). 

Ulti*a nltimum pontem Oosm extenditnr suburUum Vici 
ad integmm miniare cum tribus parochijs, S.^^^ (Jeorgij, 
S.cti Marci ac S.«^ Salvatoris. 

Parochia S.©*» Georgi j inehoatur a valle, horto et vineae Par. s. George- 
acclivi monasterilj S.<>^ loannis ordinia S.^tt Dominici contigua, 
et desinit post Ecelesiam ipsam S.^'^^ Georgij parochialem et 
archipresbyteralem nuncupatam, excloso tamen monasterio 
S.ct8D Elisabeth», ubi eius terminun est ; habet a dextris Gosiam 
torrentem et lacum, et a sinistris montem, prope vallem 
pr»dictam coniungitur parochiae S/>^ Benedicti ; post Ecelesiam 
S-ci* Georgij, parochiae Sfi^'^ Marci finitima est» et prope ulti- 
mum pontem Gosiss parochiam Sfi^ Eusebij attingit; mons ad 
sinistram positus usque ad iugum ad hanc parochiam totus 
pertinet, usque ad fines ac terminos parochiam NuUatis versus 
Yergossam plebis Zestj; quee parochia computatis domibus in 
monte sparsis fooos 100, animas 500, communi cantes 380 com*- 
plectitur. In hac parochia sunt sequentes Ecclesia: 



(1) Anche osgigiorno il ponte di pietra sai Cosia, che mette al Borgo vico 
e alla stasione ferroYìaria di S. eioTanni, benché rifatto a nuovo nel 1888, dal 
volgo &i chiama di S. Rooohetto, quantunque la chiesuola sia affatto scomparsa 
e abbia lasciato luogo ad una casa al fianco sinistro dello stesso ponte. Era 
«retta in questa chiesa, fin dal tempi antichi, una confraternita di nomini seco- 
lari, sotto r invocazione e patrocinio di S. Rocco. Aveva ottenuto questa com- 
pagnia, ranno 1583, da Oregorio xni, alcune indulgenze, per conseguir le quali 
biBOgnava che fosse canonicamente eretta. Tanto si supponeva dalla maggior 
parte dei confratelli, ma non v' era certezza o fondamento alcuno d' antiche 
fcattnre. Il priore adunque deUa Scuola, ohe allora era Battista Stanga, insieme 
con Pomponio Torriano parroco prevosto di S. Eusebio, alla cui parrocchiale 
era in quel tempo sottoposto il piccol borgo fuori di Porta Sala, con quattro 
altri confratelli, che furono Bartolomeo Ballarino, Francesco Booiperto, Bat- 
tista Bescametto e Francesco Bianchi, presentò suppliche al vescovo, che non 
trovandosi rorigine di tal confraternita, né alcuna scrittura della sua prima 
fondazione, si compiacesse o di confermarla, o di fondarla di nuovo, se biso- 
gnasse, senza pregiudizio delle sue antiche ragioni. Corrispose Mous. Volpi alle 
levo preghiere, e ai 83 d^'aprile del 1584 eresse canonicamente quella confrater* 
nita, come constava dall* istrumento rogato da Luigi Sala, notaio della Curia 
VeM(Mle, e «he teàlva coBMrvitto neirAMbivio di delti conUpatelfi. 



— 112 — 

^emwiiJ'prof. **•* Prima, cum monasterìo fratrnm S.<^*» Dominici annexo, 
parochiffi S. Benedicti finitima est Ecclesia S.<^^i Ioannis Bap.^» 
atqae Evangelistae dicata, et Pedemontis a loci situ noncnpata; 
habet duas ianuas, ad quas per grados ascenditur, prìmariae, 
qasa ingredienti Ecclesiam posita est a dextris, est annexum 
longum coemeterium cum multis sepulchris antiquis, altera a 
sinistris ducit ad claustrum defuntorum, quod amplnm est et 
sepultnris refertum, utraqae scala clauditur inferius, ubi ad 
yiam publicam vergit Ecclesia ipsa magna est cum unica 
navi et multis sacellis; a dextro latere sunt sex usque ad 
chorum, primum insigni forma Sanctissimo Rosario, alterum 
S.<^^ Mariae Magdalense, tertium Sanctis Apostolis, quartam 
egregie ornatum et pulchra imagine decoratum S.^to Petro 
Martyri, quintum S.ct» Elisabethae, et sextum B.» Virginì 
dicata ; a sinistris sunt quinque tantum, nam sexti locum ianua 
raaior occupavit, primum quod I1L°^^ D. Gardinalis Gallij 
sumptibus de novo instauratur ac marmoreis ornamentis 
varie et splendide apparatur, erat alias 8.^^ Yincentio Con- 
fessori dicatum, alterum SS.^^^ Àngelis, tertium Ss^ Hilario 
Episcopo, quartum S.«*o Tomae Àquinati, et quintum S.^to Do- 
minico sacrata sunt Corpus Ecclesise a choro mole quadam 
seu ambulatione muris et podio fulta ac transverse ducta 
instar pontis ad organa tendentis dirimitur, sub qua ostìum 
fornicatum mutuum praebet aditum ; circum chorum itio est 
ab omni parte, prseterquam ad summum altare, a sinistro 
latere chori tria altaria sunt, unum Sanctissimae Cruci, aite- 
rum S.c^ Gregorio Papa), ac tertium tribus Magis dicata; a 
dextro est sacrarium, est yalde amplum et commodissime 
instructum omni re necessaria; adestputeus prope lavacrum, 
cuius author S.©*»» Petrus Martyr fertur, ob idque in magna 
populi veneratione habetur, eiusque aqua ad pios inflrmorum 
usus sumitur. Ghorus ex lignea materia constructus et aftabre 
compositus quadraginta fratres capit, licet yigintiquinque ple- 
mmque sint, inter quos duo lectores, alter philosophiam et 
theologiam alter profitentur ; summum altare, quod imagines 
habet deauratas et insigne tabernaculum similiter deauratum, 
estsacratum SS.>b Ioanni Bap.^ et Evangelista, in tabernaculo 



— 113 — 

asservantor tres pixides argentese deauratse, maior ad defe- 
rendum in processione Sa^ctis8imum Sacramentum altaris, 
aliae dusB minores ad communicandos fratres infirmos ac laicos 
usui sunt; inter chorum et sacrarium est turris campanaria 
quadrata, cum duabus campanis magna et parva, organa 
gratum concertum habent, festisque diebus ordinarie pulsantur ; 
summa Ecclesiae pars partim laqueata et partim fornice 
tecta est. 

Ad hanc Ecclesiam dimidiatà corpora SS.orum Rubiani 
et Adelberti Episcoporum Comensiura, concessu apostolico, 
anno 1590, prima die mensis lulij, quae fuit dominica, translata 
sunt, et in summo altari deposita, quoad in sacello Ill.mi 
D. Cardinalis Gallij, quod iam magniflcentissimo apparatu 
accommodatur, arca marmorea honorifice collocentur. 

In eodem altari asservatur etiam corpus Beati Pagani 
Martyris, ante multos annos in eo depositum in quadam arca 
lignea, cuius vita et martyrium traditur in quadam chronica 
ordinis Praedicatorum, cuius memoriam refert Tabula supra' 
ostium chori sacrario vicino affixa bis verbis : 

€ Anno D.°i mcclxxvij in natali Prothomartyris Stephani, 
occisus est a credentibus hsereticorum Frater Paganus Inqui- 
sitor haeretic© pravitatis in Lombardia de Conventu Cumano, 
procurante et instigante quodam nobili Conrado de Venosta, 
qui multis confossus vulneribus, tandem exemplo Salvatoris 
in latere lancea perforatus est, semper tenens manus super 
pectus in modum crucis; in die vero S.c^ Sylvestri cum ad 
Conventum suum Cumanum esset allatus, apparuerunt vul- 
nera recentia, et in conspectu Episcopi, et totius Cleri ac populi 
subito exivit rivus sanguìnis de plaga lateris, et sanguis erat 
rubicundissimus, sicut agni. Passi sunt cum eo pariter duo 
Notarij, et occisi. Frater Carpophorus eius socius fuit graviter 
sed non laethaliter vulneratus. Hoc autem fuit mirabile, quod 
per sex dies, quibus istud sanctum corpus extitit insepultum, 
nunquam incusserunt vulnera horrorem, nec aliquantulum 
omisere foetorem, sed semper recentia et rubicunda manebant. 

Race. Stor. - Voi. II. 8 



— 114 — 

€ Hoc corpus praedicti Fratris Pagani iacet sepultum. 
in altare maiori in Ecclesia S.^^^ Ioannis de Pedemonte de 
Como » (*). 

In sacrario etiam custodiuntur duo tabernacula parva 
argentea, in quorum altero digitus S.^ti Petri Martyris, et in 
altero femur unius e Sanctis .Innocentibus sunt, quae sacraB 
relìquise in processionibus, quse fiunt, a duobus sacerdotibus 
sacro apparatu indutis circumferri solent. 

Monasterium habet triaclaustra; unum amplissimum prò 
sepulturis defùnctorum, in quo etiam sunt locus capituli 
bene accommodatus et officina sindici ; alterum est dormitorio 
S.cu Petri Martyris proximum, in quo dormitorio cubiculum 
S.cti Petri Martyris adhuc extat in sacellum conversum; 
tertium, satis exiguum, prope offlcium Sanctissimae Inquisii 
tionis est. Habet etiam atriolum intra portam curruum; tria 
dormitoria prò conventualibus ac duo prò peregrinis, biblio- 
thecam libris refertam, refectorium satis amplum, hospitium, 
Valetudinariùm, tonsorium, culinas, lavacra, fontes et alia id 
genus »dificia ad usus regularium necessaria et opportuna. 
Similiter habet a lateribus monasterio coniunctam et muris 
cinctam vineam in monte, et hortum in planicie, parte mona- 
sterij intermedia ac valli, quae iurisdictiones S. Georgij et 
S. Benedicti dirimit, adiacenti a; et infra viam publicam, quae 
ante monasterium est, aliam vineam muris itidem vallatam, 
quse ad Gosiam usque descendit, et a laeva cum parvo hospitali 
S.cti pantaleonis et sacello S.c^ Bernardi, hospitali maiori 
unito, Cosise proximis terminatur. 

Hanc Ecclesiam cum monasterio Sanctus Dominicus in 
primis ab Abbate S. Abundij dono accepit et accomodavit, 
cum prius ordo ad Sjp^^ Martinum in Sylvis prope S.^*'*"' Car- 
pophorum sedem incommode habuisset; deinde S.c*»* Petrus 
Martyr et alij complures, precipue Benedictus Episcopus 

(1) Frate Pagano da Lecco e i suoi due notai, andati in ValteUina per 
istabilirvi il tribunale deir Inqui8izix>ne, furono trucidati nel 1277 a Colorina, 
villaggio posto Bul principio di un ventaglio formato dal torrente Presio, in 
Valle di Fusine, da Egidio di Macio e da altri fautori di Corrado Venosta, celebre 
condottiero a capo dei Ghibellini in Valtellina. 

Atterrata la chiesa di S. Giovanni, il corpo del B. Pagano da Lecco fu 
fatto trasportare da mons. Romano nella cappella di S. Michele in vescovado. 



-^ 115 — 

Comensis eiusdem ordìnis professiis, nec non Matthaeus ab 
Ulmo Episcopus ex eadem familia Dominìcana, . aedìfìcìjs 
alijsque multìs commodis ampliflcarunt et ornarunt (*). 



(1) s. Gioyanni di Pedemonte fu un'antica e grandiosa chiesa dei PP. Do- 
menicani. Questi dapprima si erano stabiliti a S. Martino alla Selvettà vicino 
a S. Garpoforo ; poi comperarono dall'abate di S. Abondio il fondo su cui eressero 
la chiesa ed il convento. Dappoi Pietro Martire ed altri molti, fra i quali Bene- 
detto II vescovo, che fu religioso dell' ordine di S. Domenico e resse la Chiesa di 
Como dal 1328 al 1339, e Matteo Dell'Olmo, vescovo e religioso anch'egli della stessa 
famiglia, ampliarono il monastero e la chiesa, ornandoli di altri edifici e comodi. 
I^a chiesa fu consacrata ai 16 di giugno del 1443 da Matteo Boniperto vescovo di 
Mantova. Altri ristauri si eseguirono in S. Giovanni sul finire del XVI secolo, 
per munificenza della famiglia *Odescalchi e del cardinale Tolomeo Gallio. 
Gianantonio Odescalchi, patrizio comasco, senatore di Milano, podestà di Cre- 
mona nel 1584 e di Pavia nel 1586, vi fece erigere un sontuosissimo sepolcro per la 
sua famiglia. V. Lettera XXI di Benedetto Giovio (Periodico della Società Storica 
Comense, fase. 30-31, pag. l:^). In essa il Sommo Pontefice Innocenzo XI fece 
alzare fino alla vòlta una cappella dispendiosa per oro, marmi e bronzi. Bella era 
l'idea del panno tenuto dagli^angioli, bella la statua dell'agricoltore S. Isidoro* 
I/altra cappella del cardinale Gallio, la prima a sinistra entrando, coli' altare 
dedicato primieramente a S. Vincenzo confessore e poi a S. Michele, era pur 
sublime per le pitture del Morazzone e del Panfilo, che vi dipinsero Lucifero e 
S. Michele. Il quadro all'altare di S. Tomaso era di Filippo Abbiati, all'aitar 
di S. Pio V il quadro' era del Panza, i freschi laterali di Giambattista Sassi, 
ambedue milanesi. Il quadro di S. Pietro Martire, imitazione stupenda del 
celeberrimo di Tiziano, era giudicato fattura del Besozzi. I quadri laterali 
ad olio, assai belli, del Torriani Seniore di Mendrisio. La Maddalena, nella 
cappella dei Turconi, era pure del Panfilo detto anche il Nuvolone. Alcune 
pitture nella cappella pontificia di S. Isidoro erano del gesuita Pozzi. (V. Fo- 
nante Lanano, pag. 14). Vi erano' pure in S. Giovanni bellissimi freschi di Gio. 
Paolo e di Giò. Battista Rocchi IV. Lanzi, voi. IV, pag 246, ediz. di Pisa, 1816). 
Ma che serve ricordare qui tanti e cosi preziosi capolavori^ Soppresso il con- 
vento e venduto ai privati, la chiesa, anzi magnifico tempiQ, venne nel 1814 
distrutta dalle fondamenta colla maggior parte del convento, e tanti tesori 
d'arte andarono chissà dove a far piena colle macerie, con raì>ì>ia degna dei 
'tempi d'Attila, — Da una nota del 1872, che esiste nell'archivio municipale di 
Como, rilevo che dalla distruzione universale poterono essere salvati i seguenti 
lavori, dapprima trasportati alla guardaroba del Liceo e poi depositati nei 
magazzeni della fabbrica del Duomo, ove giacciono trascurati : 

1.' Gloria di S. Michele dopo la sconfitta degli angioli rubelli (logoro). - 
(Panfilo detto il Nuvolone). 

2.* S. Michele che scaccia dal cielo gli angioli rubelli (logoro), — (Morazzone). 
3,' Un quadro rappresentante il Martirio di S. Pietro Martire (logoro). - 
(Vuoisi una copia del Tiziano). Non so come venne in seguito trasportato alla 
chiesa della SS. Annunziata. 

4.' Due quadri rappresentanti l'uno il Miracolo della confusione dei Gen- 
tili neir apparizione della Vergine, colla esposizione dell' Ostia sacrata, l'altro 
il sollievo che si prestava dal suddetto S . Pietro Martire agli appestati (logori), 
5.* La Maddalena penitente, quadro d'ancóna nella cappella di casa Tur- 
coni. (Si vuole del Calabrese). — La postilla è nella nota dell'archivio munici- 
pale ; ma Fonante Lariano attribuisce la Maddalena al Panfilo. 

6.' Due quadri, l'uno la Giuditta che taglia la testa ad Oloferne, l'altro la 
regina Ester che prega per la rivocazione del giudizio di Mardocheo, infissi 
lateralmente nella cappella della B. V. (Voglionsi di Pietro Gnocchi). 

7.' Gesù Crocifisso, colla Maddalena, la B. Vergine e S. Domenico con un 
devoto. (Si vuole del Morazzone). 

8.' Quattro quadretti dipinti sopra tavole, altre volte infisse nella balau- 



- 116 — 
saceiium s. Ber- Sub nionasterio S.^^ loannis, descendendo ex valle ad 

nardi prof. 

iactum sclopi, ci tra et prope Cosiam torrentem est sacellum 
S.c^o Bernardo dicatum, et hospitali maiori unitum, in quo 
alias flebant sacra, iam vero non ; quia et ruinosum est propter 
C08Ì8B. inundationem et negligitur; in festo tamen S.<^ti Ber- 
nardi sacrum, quod hic fieri opporteret, celebratur in Ecclesia 
dicti hospitalis (*)• 
Ecoi. s. panuieoDis Prope dictuffl sacellum, pergendo versus suburbium Vici, 

reperitur Gosiae contigua et quasi ad pontem Ecclesia 
Sancti Pantaleonis Martyris cum domo annexa sub nomine, 
hospitalis, spectans ad iuspatronatus familiae Rambertengorum, 
qu8S certis temporibus ex suis eligit ministrum seu admini- 
stratorem, et Episcopo prò tempore confirmandum praesentat 
Haec Ecclesia caret sacrario ac turri campanaria; habet 
tamen supra murum campanam sub arcu pendentem, et in 
arca quadam nonnuUos apparatus. Altare unicum est et unica 
ianua. In ea celebratur omni die festo, et die Patrocinij can- 
tantur vesperse ac missa praesentibus canonicis stationarijs (2). 



strata della cantoria di S. Giovanni, rappresentanti S. Vincenzo, S. Pietro Mar- 
tire, S. Domenico e S. Tomaso d'Aquino. 

9.* Tre quadretti come sopra rappresentanti puttini dipinti pure su tavole. 
(Neir inventario del 1855 erano quattro, ora se ne rinvengono solo tre). 

10.* Una statua di marmo rappresentante S. Isidoro agricoltore, che era 
nella cappeUa di casa Odescalchi poi Erba, ed ora è in Duomo, ai fianchi del- 
raltare di S. Girolamo. (Opera del Bernini o certo della sua scuola). 

(1) Nelle bolle d'annessione dei vari spedali di Como allo spedale mag- 
giore di S. Anna non è mai fatta menzione della chiesa e dello spedale di 
di S. Bernardo; ma nella descrizione dei carichi, ai quali fin all'anno 1650 
esclusivo, era tenuto r ospedale maggiore, si legge : « alli venti d'Agosto nella 
festa di S. Bernardo, si dicono nell' Hospitale quatro messe basse, e una can- 
tata dalli Padri Dominicani di S. Gio. de Pedemonte, che sono a ciò obligati •. 
Questo obbligo per avventura doveva esser proveniente da' patti stipulati all'atto 
della aggregazione di S. Bernardo e suoi beni allo spedale maggiore di Como. 

(2) S. Pantaleone era un antico oratorio sulla sinistra del torrente Cosia 
da non molti anni sconsacrato, a cui era congiunto un piccolo spedale, che 
cessò d'esistere nel 1876; erano ambedue di gius patronato Lambertenghi. 
Fondatore dello spedale, dove avevano gratuito alloggio quindici povere donne 
fu il canonico Corrado Lambertenghi, come si • raccoglieva dall' iscrizione in . 
marmo bianco già esistente sopra la porta del mentovato spedale, pubblicata 
dal Tatti, dal Barelli e da altri. l\ Ciceri {Selva, pag. 85) cita una scrittura che 
si conserva nella Cattedrale (Memorie <mtiohe, sfogliazzo marcato n. 3), da cui 
risulta che fondatore dello spedale fu il vescovo Leone Lambertengo, che mori 
nel 1327; anche Francesco Ballarini, nella vita di Leone Lambertengo, lo dice 
fondatore dello spedale. Roberto Rusca poi attribuì la fondazione a Rogerio 
padre di Corrado.'(V. Ballerini, pag. 128 e 288; Roberto Rusca, Descrizione di 
Eiimonte). Anche in una recente splendida pubblicazione di solo cento esem- 



— 117 — 

Ab altei*a parte pontis, ingrediendo suburbium Vici a ^^iv«Vro"** 
dextris versus Cosiara, est Ecclesia B.™» virginis, S.^t» Marise 
Nov» nuncupata, cum alio hospital! maiori, quam Sancti Pan- 
taleonis est annexo, cuius iuspatronatus ad familiam Mara- 
nesiorum spoetare dicitur, qu8B similiter oeconomum eligit, et 
Episcopo confirmandum praesentai Celebratur in ea omhi die 
festo, et die Assumptionis B.°^» Virginis divina oflScia, vesper» 
ac sacrum cantantur, postridieque ofHcium defunctor^m, Habet 
sacrarium cum apparatu necessario, et turrim cum una cam- 
pana parva; domus hospitalis est satis commoda cum horto 
.contiguo et Cosi® proximo (*). 



plarì, deUa tipografia Ostinelli, dedicata a 8. E. Andrea Ferrari, intitolata 
/ Vescovi di Como, note ìHogra/lc?^, nella vita di Leone Lambertenghi, lo si 
Tuple fondatore dello spedale; ma con errore manifesto. Se pur concorsero 
Rogerio e Leone alla erezione di qaest' opera pia si degna, non vi concorsero 
in altro che colla esortazione ed approvazione. La lapide summentovata, le 
ragioni prodotte dal Tatti in confatazione deirasserzione del Ballarmi, gli atti 
notarili, che pur si conservano, provano air evidenza il mio asserto. Il' buon 
esempio di Corrado fu poi imitato da Tomaso Lambertenghi, cbe lasciò a 
questo spedale, nnorendo senza eredi, alcuni suoi beni nei luoghi di Raone, 
di CavalKhsca e di Cardano. Nel 1468 si tentò aggregarlo allo spedale di S. Anna ; 
ma il pericolo fu scongiurato mercè la vittoriosa opposizione dei patroni Lam- 
bertenghi, dei quali « il consenso ed intervento di approvazione era prescritto dai 
Sommi Pontefici, siccome necessario ed indispensabile » (Antonio Della Porta: 
Degli Istituti di Beneficenza e dello Spedale Maggiore di Como. Parte II, pagg. 31 
e 32), trattandosi di un ospizio di patronato laicale. Cosi il pio luogo di S. Pan- 
taleone venne risparmiato. La casa, la chiesa, ì beni, airestinguersi della fami- 
glia Lambertenghi passarono all'autorità tutoria degli istituti di pubblica bene- 
ficenza, che è quanto dire alla locale Congregazione di Carità. La quale poi, in 
vista dì speciali circostanze, a' 25 di marzo del 1876 ebbe ad alienarli. (D. F. Fos- 
sati in Almanacco Provinciale 1877). La chiesetta, col volgersi degli anni, subì 
di molte alterazioni, principalissima quella per la quale, allorquando venne 
ampliato il letto della Cosia, dopo gli straripamenti del 1787 e 1788, spari il 
piccolo spazio di terreno che stava davanti a detta chiesa, e la facciata di 
questa fu otturata dal muro di cinta del torrente, e si apri in quella vece 
un' altra porta d' Ingresso nel fianco, che guarda a tramontana, come ancor 
oggi si vede. Ora serve di magazzeno. — Nel marzo del 1876, in un angolo dei- 
Torto annesso al piccolo spedale, fu ritrovato un cippo di forma singolare, cioè 
un dado rettangolare di marmo di Musso, coronato da cornice rientrante. 11 
marmo porta scolpita su le cinque faccie una epigrafe elegiaca (Carmen ex&- 
eratorium). L'epigrafe fu interpretata dapprima dal Balestra e pubblicata nella 
Rivista Archeologica di Como, fase. 13, 1878, a pag. 31. Una lezione migliore ne 
diede Ettore Pais in Corporis inscriptionum latinarum supplementa Italica, 
fase, i, additamenta ad voi. 6 Oallice Cisalpince; Romse, ex regia officina accad. 
Lyncearum, 1888. Venne riportata poi cosi corretta dal Barelli in Rivista Archeo- 
logica della provincia di Como, fase. 38, anno 1889. Il cippo fu donato al civico 
museo dal fratelli dott. Luigi e Antonio Costantini, proprietari del prefato 
edificio, e vi fu recato verso il fine del maggio 1878, e collocato sopra una base 
girevole per maggior comodo di chi desiderasse studiarlo. 

(I) Oratorio di rimpetto alla soppressa chiesa di Santa Caterina, di padro- 
nato Moroni. Era detto comunemente la Marenesa. Vi era annesso uno spedale. 



- 118 - 

^pròf.^' ^^^"^^'"^ Paulo longius ad iactum sclopi ad sinistram versus montem 
est Ecclesia S.c'» Catharin» Martyris cura raonialium mona- 
sterio annexo ordinis S.^tì Augustini, in quo XXV moniales 
degunt. Et quia Ecclesia constructa est sub dopmitorio> con- 
sultum est eara alio transferri, monasterio tamen contiguum ; 
id quod commode fieri potest versus viam publicam distantem 
a monasterio ad iactum manus. Habet Ecclesia unicam' ianuam, 
ac supra murum arcum cum duabus campani» {^). 

E regione dicti monasterij versus Cosiam erat aliud mo- 
nasterium monialium ordinis Humiliatorum cum parva Ecclesia 
S.cub Margarita dicata, cui cum Cesia torrens multum obesset, 
et aeris temperiem perturbaret, fuerant moniales translatae ad 
monasterium S.c^ Ursulae eiusdem ordinis, hoc una cum 
Ecclesia prophanato ac suppresso. 
Ecci. s. GMrgij. Longius ad sesqui iactum sclopi ad dextram sequitur Eccle- 

sia ipsa Sancti Georgij, quse satis ampia est cum tribus navibus 
et quinque altaribus. Maius altare, S.^^ Geòrgie dicatum cum 
testudine depicta, habet iconem marmoream ad priscum morem 
cum multis imaginibus et tabernaculum deauratum, ubi in 
pixidé argentea deaurata asservatur SaCratissimum Christi 
Corpus, et in alia ex auricalcho deaurato defertur sacrum 
viaticum ad infirmos. Post altare in egregia arca marmorea 
quatuor columnis imposita asservantur reliquiae S.^ti Eutichij 
octavi Episcopi Comensis, plumbeo vasi serico tecto, inclusae. 

A latore Epistolse in sumrao dextrae navis sub testudine 
est altare SM^ Petri dotatum cum onere unius miss» in septi- 
mana, cuius titularis est Septimius Ulpius presbyter. 

Ad medium eiusdem navis est aliud altare parieti adiunctum 
S.cti Thomas Cantuariensis cum titulo clenicatus, canonicatus 
nuncupatus, eius titularis est ... . clericus, cum onere unius 



che nel 1468 fu unito allo spedale maggiore di s. Anna. Fu soppressa la chiesa 
neirultiino decennio dello scorso secolo. Ora, colla casa annessa, ò proprietà dei 
fratelli Costantini di Borgo Vico, che V afiQttarono ad alcune suori*, le quali 
dirigono un pio ricovero di povere cieche e sordomute da pochi anni stabili- 
tosi fra noi. Le suore riaprirono Toratorio pel solo uso interno delle ricoverate. 
(1) Antichissimo doveva essere questo monastero di S. Caterina in Borgo 
Vico; ma non si trova alcun documento autentico, e antecedente alla memoria 
deiranno 1443, per mancamento e perdita delle scritture. Era in queU* anno su- 
periora del concento Marchesia Rusconif e vivevano con Marchesia cinque 



— 119 — 

missae omni die festo per semestre spatium, et alendi clericum, 
qui divinis inserviat ex decreto Episcopi Vercellensis Visita- 
toris Apostolici sub poena ad arbitrium Ordinarij iniungenda, 

A latere Evangelij in summo navis sinisti'se sub testudine 
est altare B."»» Virginis cum pulchra imagine, non dotatum. 

Ad medium navis, e regione Sancti Thomae, est altare 
S.cti Donati cum clericatu annexo, canonicatu nuncupato, eius 
titularis est Ioa: Bap> Rovelasca cum simili onere unius 
mìssse omni die festo, et alendi clericum qui serviat in divinis 
per aliud semestre spatium et cum eadem poena. 

Quse aitarla omnia cancellis et alijs ornamentis ad prae- 
scriptum Visitatoris Apostolici sunt debite provisa. 

Naves habent covenientia tecta, et ex parte laqueata, et 
parietes omnes mundos et dealbatos. lanuse sunt tres, quarum 
quse maior est a fronte ad viam publicam vergit, aliae duse 
laterales, et quse ad dextram est ad lacum ducit, quse vero 
ad Isevam ad domum archipresbytaralem, qu» Ecclesise an- 
nexa est. Ante ianuam maiorem est porticus cui coemeterium 
apertum coniunctum est 

Prope ianuam maiorem est baptisterium marmoreum cum 
ciborio, umbella et cancellis, in quo etiam vascula sacrorum 
oleorum ass^rvantur. Similiter vas marmoreum prò aqua 
benedicta. 

Prope summum altare a latere Evangelij est sacrarium 
calicibus, libris et sacra supellectile copiose instructum. 

In ima Ecclesia est turris campanaria quadrata cum 
duàbus campanis mediocribus. Sunt etiam in ea duo confes- 
sionalià apte disposita. 

Haec Ecclesia cum duobus clericatibus, canonicatibus nun* 
cupatis, ut dictum est supra dotata, archipresbyteratus etiam 
titulum concessu apostolico est consecuta. 

Ecclesi» annexa est domus archipresbyteralis valde com- 



altre religiose f ed erano Antonina e Fioramonte Ca/roano, Donata Sormanni, 
Donnina Oiussani e Liberata dal Castello d'Argegno. Sono arrivate queste 
monacbe alla nostra notizia per una confessione dell* abate di S. Abondio 
D. Beltramo da Montone, a cui già pagava ogni anno il monastero di S. Gate- 
rina un livello per una pezza di terra clie godeva, pertinente airabazia. Chiesa 
e monastero furono soppressi, ed ora appartegono aUa famiglia Frey. 



— 120 - 

moda cum horto ac piscina, in quam aqua ex lacu per fora- 
mina qnaedam illabitur (*). 



(l) Il Tatti è d^avviso che la chiesa di S. Giorgio sia una delle prime chiese 
edificate in Como. Tanto può credersi dalla porzione dell'abside che tuttavia 
si vede esternamente. Osservandola si riconosce un*alta antichità, e che il 
livello della chiesa venne in tempi posteriori notabilmente rialzato, lo si scorge 
chiaramente, poiché i capitelli dei cordoni verticali che vi corrono airintorno 
ora si toccano quasi colla mano. Dagli scavi che si eseguirono nel sottosuolo, si 
scoprirono delle pitture sulle pareti che risalgono per lo meno al XIV secolo, sono 
tuttora ben conservate, e varrebbe la pena, se si avessero capitali disponibili, di 
mettere allo scoperto tanti tesori d* arte che giacciono sotterra ignorati, con 
danno gravissimo degli studi. La chiesa è formata a croce latina, volta airoriente 
e con tre navi, ciascuna delle quali finiva con una specie di abside ovale con- 
tenente un altare. Ora ha patito gravi alterazioni, l'abside di mezzodì si atterrò 
per costruirvi la nuova sagristia ; l'altra esiste, ma segregata dal corpo della 
chiesa. La facciata, tutta di granito, fu eretta nel 1709, su disegno di Agostino 
Silva di Morbio, e con questa perdette S. Giorgio l'antico atrio. Si ha memoria 
che nel 1295 era aperto presso la chiesa uno spedale, che cessò nel 1468, incor- 
porandosi, come tutti gli altri, allo spedale maggiore di S. Anna. Il parroco 
di S. Giorgio, da remotissimi tempi, gode del titolo di arciprete, e nelle funzioni 
ecclesiastiche e nelle sinodi ebbe sedi distinte con altri privilegi. Scrive il 
Barelli che la parrocchia di S. Giorgio crebbe per altro alla presente ampiezza 
soltanto sul fine dell' ultimo secolo, essendosi abolite e a lui congiunte le par- 
rocchie di S. Marco e di S. Salvatore. Ciò non è propriamente esatto, e potrebbe 
in taluno far nascere la persuasione che la parrocchia di S. Marco fosse stata 
abolita solamente sul finire del secolo decimo ottavo, mentre la sua abolizione 
data da epoca molto anteriore. Il Tatti in fatti, parlando di S. Marco, dice: 
« altre volte una delle parrocchiali del Borgo Vico, ed ora incorporata al mo- 
nastero delle sacre vergini Agostiniane di S. Maria Elisabetta» (Tatti, III Deca, 
pag. 24, n. 52). Ed altrove « Abbiam dentro quest'anno (1400) l'origine del Mo- 
nistero di S. Maria Elisabetta, che di S. Marco ora si appella, in fin da quando 
le monache hanno preso il possesso di questa chiesa, altre volte una delle par- 
rocchiali del Borgo Vico » (Tatti, III Deca, pag. 172, n. 47). Molto prima adunque 
fu abolita la parrocchia di S. Marco, e da un registro che si conserva nell'ar- 
chivio parrocchiale di S. Donnino, risulta che fu abolita nel 1604 dal vescovo 
Archinti, per la troppa vicinanza alle due parrocchie di S.Giorgio e di S. Sal- 
vatore, e per la poca o niuna importanza della stessa. In s. Giorgio si venera 
altresì la memoria di S. Eutichio vescovo di Como, nato, come è tradizione, nel 
circondario della parrocchia. La tavola in basso rilievo divisa in tre campi, 
in cui ò rappresentata la morte di S. Eutichio e la leggenda del buoi che con- 
ducono il carro colle reliquie del santo vescovo in S. Giorgio, S. Giorgio che 
libera dal drago la donzella, ed un Crocifisso con altre figure, incastrata nel 
muro dietro l'aitar maggiore, sembra lavoro del XIV secolo. Alla sinistra en- 
trando, dopo la* cappella del battistero, incastrata nella parete della chiesa, vi 
ha un' altra tavola in marmo bianco, pure divisa in tre campi, nel mezzo il 
Redentore, al suo lato destro un guerriero, probabilmente S. Giorgio, al lato 
sinistro un vescovo, probabilmente S. Eutichio, con sotto la seguente iscrizione : 

ALTARE VETUS 
REPOSITVM 
MDCCLXXV. 

Il Barelli dice che l'una e l'altra tavola facevano parte della bell'urna di marmo 
bianco in cui giaceva il corpo di S. Eutichio. Ma ciò non può essere : 1* perchè 
le dimensioni delle due tavole non corrispondono tra loro, essendo quest'ultima 
tavola più lunga, e alta per lo meno il doppio di quella dietro l'altare; r perchè 
le scolture della seconda tavola sono più recenti, almeno di due secoli, e ciò 



— 121 — 

Hinc ad dimidium milliare in fastigio clivi versus Ver- ecoi. s. p^tri prof- 
gosam est Ecclesia S.^^ti Petri cura unico altari, et campanula 
sub quodam arcu sine ulla supellectile in qua alias lapide 
portatili sacrum fiebat, quo sublato, et Ecclesia quasi pro- 
phanata, a multis iam annis nunquam est in ea celebratum (*)• 



si scorge chiarameDte, poichò ia quella dietro V altare le figure sono rozze, 
quasi appena sbozzate, e denotano i primordi deirarte, mentre in quest'ultima 
sono più ben fatte ed indicano non comune perizia neir artefice ; e da ultimo 
perchè riscrizione, da me sopra riportata, indica chiaramente che quella tavola 
serviva non già per sepolcro, ma piuttosto per pallio di un antico altare, rimosso 
nelle gravi alterazioni che subì la chiesa. Lungo la parete ov' è incastrata la 
tavola mentovata, più avanti sospeso in alto, è il quadro di Gio. Battista Disce- 
poU da Castagnola, detto lo Zoppo di Lugano, ove è dipinta Maria Assunta con 
*^S. Teresa e con altre figure, qua traslocato dalla vicina chiesa di S. Teresa, ora 
sconsacrata. Di quest'opera commendevole fa menzione il Lanzi nella Storia 
della Pittura, additandola come una delle migliori tavole deUa città. Sotto il 
quadro, nel mezzo della parete, vi è la seguente iscrizione :. 

D. O. M. 

EX. MONASTERIO 

S. MARIiE. AD. ELISABETH. ET. S. MARCI 

SORORVM. CINERIBVS. HVC. TRANSLATIS 

XV. KAL. IVNII. MDCCLXXXV 



Ai lati di questa iscrizione, più in basso, le due seguenti : 



D. O. M. 

VENRBLIS. PRVDENTIA. CASATI 

MONASTERIL S. MARIA^:. AD. ELISABETH 

ET. S. MARCI 

AB. ANNO. MCCCCLIV 

AD. AN. MCCCCLXXXXII 

PRIORISSA 



D. O. M. 

CORPVS. FRANCISCiB. MAQDALENìE. TRIT.« 

INSIGNI. PIETATE. MONIALIS 

QYy«. OBIIT. DIE. OCTAVA. DECEMBRIS 

ANNI. MDCXX 

ìEtatis. sv^. anno. LI 

UIC. REPOSITV. OCTAVA. MARTIL iSEQVETiS 

Merita lodévole menzione nella tazza della chiesa il S. Giorgio a cavallo, pit- 
tura a fresco di Giampaolo Recebi, il migliore dei tre fratelli, tutti buoni pit- 
tori e nativi di quella parrocchia. È uno scorcio condotto con fino giudizio. 
Pennello di altro artista esegui gli a freschi della cappella del Crocifisso, e non 
mancano di pregio. Giampaolo Recchi a S. Giorgio aveva pur dipinto sul cimi- 
tero un angelo, che colla tromba richiamava a vita i morti nel finale giudizio, 
ed era un lavoro grandioso e lodatissimo ; ma era già scomparso fin dal 1831, 
essendosi sgretolato il muro. La bella statua della Madonna col Bambino in 
bì-accio, di marmo di Carrara, detta comunemente Nostra Signora del Sacro 
Cuore di Oesù, è opera lodatissima dello scultore Giuseppe Bayer, fratello del- 
l' attuale arciprete. 

(1) Questo oratorio di S. Pietro doveva essere situato nella località ove 
ora è l'attuale osteria detta: della Costa di S. Fermo. Ora non ne rimane più 
alcuna traccia. 



— 122 — 

Bcci. s. Marci prof. Ultra dictam parochiam S.^^i Georgij, ad monasteriuin 

S.c^ ElisabethaB, inchoatur parochia S.cti Marci, quae ad in- 
sulam Musaei ea tamen inclusa cum parochia S.c^ì Salvatoris- 
terminatur; habet a dextris lacum, et montem a sinistris, 
estque exigui ambitus, cum solum compraehendat focos 21, . 
animas circiter 100 et communicantes 70. Ecclesia hsBc distai 
ab Ecclesia S.^ti Georgij iactu manus ad laevam posita, et habet 
tria. aitarla. Summum est S.^^^ Marco dicatum cum icone 
depicta ac deaurata et tabernaculo deaurato, ubi particulae 
consecratae pixidi argenteae deauratae inclussB asservantur^ 
qu» ad usus infirmorum etiam circumfertur, cum opus est, 
sacris particulis tantisper in aliquo calice depositis. 

A latere Evangelij in pariete est fenestra ubi alias asser- 
vabatur S.ctum Eucharistiae Sacramentum, iam vero vasculum 
sacri olei prò unctione infirmorum custoditur; alia vascula 
chrìsmatis et cathecumenorum in baptisterio servantur. 

Aliorum duorum altarium, alterum est a latere Evangelij 
Sancto Stephano Prothomartyri dicatum et S.^to Thomse Apo- 
. stole sine cancellis et umbella sub lacunari rustico; dos eìus 
est starium annuum olei super bonis Montis Cuci; prope hoc 
altare est ianua quaedam, qua cum opus non sit, imperatum 
est ut obstruatur. 

A latere Epistolae est alterum satis bene dotatum sub 
titulo Nativitatis Beat.ni» Virginis Marise cum umbella, icone 
et cancellis, eius beneficiatus est Hbnorius Ulpius presbj'ter 
cum onere duarum missarum in septimana. . 

. Habet hsec Ecclesia quatuor ìanuas omnes laterales; duas 
quidem ad Evangelij latus, quarum primaria est satis com- 
moda, altera ea est quam supra diximus esse obstruendam; 
alias duas vero ad latus Epistolae, altera ad medium Ecclesiae 
vergit in atrium domus parochialis, et altera prope summum 
altare in sacrarium aditum prsebet, et in sacrario est alia 
ianua, qua itur in praedictum atrium; sacrario, quod est exì- 
guum et panca supellectile instructum, contigua est turrls 
campanaria quadrata cum duabus campanis satis magnis. 

Baptisterium positum est prope ianuam maiorem a dextris 
ad finem Ecclesia, et est marmoreum elaboratum cum fastigio 



— 123 — 

mtirea et davi, in quo non solum aqua baptismlalis, sed vascula 
sacrorum olèorum decenter servantur; caret tamen canceliis 
et umbella. 

In ea etiam sunt duo fontes aqu» benedictae prope duas 
ianuas et confessionale ad praescriptum refownationis idoneo 
loco positum. 

In altare Beatissimae Virginis Mari» erecta est confra- 
ternitas sub eiusdem invocatione et SS.™» Sacramenti sine 
habitu. 

Extra duas ianuas est egregium pratum instar piate» 
clausum ad arcenda animalia, in cuius summitate est ostiujn, 
quo ad coeraeterium itur, cuius pars etiam horti commodi- 
tatem parodio praebet, olim tamen hortus a coemeterio muro 
dirimebatur. 

Eccleside est annexa domus parodiialìs satis ampia et 
commoda cum horto prsedicto et vinea magna, in qua cum 
angulus unus monasterij monialium S.ct» MariaB' Elisabethae 
extendatur, consultum videretur murum per eam recto tra- 
mite ad angulum duci versus viam clivi, et hanc partem totam 
monasterio indudi, ita enim consuleretur quarundam fene- 
strarum iiìcommodo, quae ex monasterio in vineam prospiciunt, 
et muris clausurae monasterij, qui admodum humiles et de- 
missi ac multis arboribus obnoxij sunt, opportune prò vi- 
deretur (*). 



(1) NeU'anno 1313 fa ristaurata la cbiesa di S. Marco, anticamente una delle 
parrocchiali della città, e incorporata poi al monastero delle Agostiniane di 
8. Maria Elisabetta- O essa fosse cadente per antichità, o troppo angusta di 
recinto, Leone Lambertenghi applicò T animo a ristorarla, e però a' 17 del 
mese di maggio, in giorno di sabato, vi pose la prima pietra ad onore di Dio 
e deirevangehsta S. Marco. N' avvertiva di ciò V iscrizione in lettere gotiche, 
intagliata sopra una lastra di marmo bianco, che si vedeva in un angolo di 
detta chiesa, e diceva cosi : 

9 In nomine Domini MCCCXIIT die scOtbati XVII M<kUì indictione XI. Reve- 
rendtis in Christo Pater D. Frater Leo de Lambertengis Cumanus Episooptts 
primum lapidem in fundam&nto huius Ecclesias renovatce per ipsum D. Epir 
soopum ad honorem Dei, et Bea/ti Marci EvangelistcB. 

Giampaolo Recchi dipìnse la chiesa, e vi si lègge ancora la data del 1633. Vi 
sono tre grandi medaglioni nel vòlto, ed uno per parte dove è impostato il 
▼Olto stesso. Il primo medaglione superiormente al coro rappresenta un' infi- 
nità di angioli ch^ fanno corona al medaglione di mezzo, nel quale è pitturata 
rassazione al cielo deir Evangelista S. Marco, e che pare il più bello, mentre 
il terzo medaglione, appena sopra la porta, racchiude una miriade di angioU 



— 124 — 

Ec^ci.^s. Elisabeth» Ad laevEm dictse Ecclesiae, domus et vineae S.c^ì Marci est 

egregium, vetustum et amplum monasterium S.^t^e Elisabethae 
monialium regulae S.cti Augustini, habitum tamen S.^^» Fran- 
cisci deferentium, solo muro inde disiuilctum cum Ecclesia, 
viae proxima, satis commoda et sacra supellectiie instructa; 
habet duplicatura chorum, alterum inferius cum fenestra ad 
latus Epistolae duplicatis cancellis ferreis munita, et alterum 
superius prò matutino et usu infirmarum cancellis ligneis 
septum; inter chorum et Ecclesiam est turris quadrata emi- 
nens cum duabus campanis. Moniales sunt xxxv, instituti sui 
adeo observantes, ut inter omnes moniales ci vitatis comensis 
primas ferant, et licet regulam S.^^ì Augustini sequantur, 
habitum tamen S.cti Francisci gestant (*). 



che cantano e suonano e fanno forse festa airarrivo in cielo del santo. Le pit- 
ture sono discretamente conservate, tranne quella sul vOlto vicino alla porta 
d' ingresso, che è attraversata nel mezzo da larga fessura, proveniente dal- 
Taver tolta la chiave di ferro che teneva in sesto il vòlto, sicché ne sofferse, e 
pare che tale guasto non sìa stazionario. Aveva pure il Recchi dipinto il quadro 
che formava l'ancona dell'altare maggiore, in cui delineò il martirio del santo 
evangelista. Due carnefici lo trascinano per terra, vestito com' è degli abiti 
sacerdotali, angioli con corone sona ueiralto librati suir ale, da un canto sta 
ammucchiata una frotta di spettatori, e nel fondo sorge un tempietto gotico 
con campanile. A destra sul davanti, in atto di ofdinare il martiri^, sta il pre- 
fetto, ma vestito di costume spagnuolo ; questo prefetto altro non è che il fedele 
ritratto che il pittore Giampaolo fece a sé stesso. Il quadro fu, come avvertii 
altrove, trasportato nella chiesa di S. Agata. Nel 1784, soppresso il convento, 
andò profanata la chiesa, che servi di magazzino di legna, torba ed altro, a 
segno che andarono guasti e rotti molti e non spregevoli stucchi ; uno solo se 
ne conserva suiralto del vòlto, perchè nessuna mano di vandalo vi potè arri- 
vare ; rappresenta due angioletti che portano una corona. 

(1) L'origine del monastero di S. Maria Elisabetta, che di S. Marco poi 
venne detto, da quando le monache presero il possesso di quella chiesa, data 
dal 1400. Simon Ferrari di Dugnano, che viveva nel borgo di Vico, lasciò per 
testamento, tra gli altri suoi beni immobili, a Nicolò suo pronipote, una casa, 
con obbligazione eh' ei nella sua morte rinunciasse la medesima e suoi arredi 
domestici ad una donq|i religiosa (Beghine allora si nominavano queste donne 
ritirate), perchè ivi da lei, a poco a poco, si desse principio ad un monastero. 
Fu eletta al possesso di questa casa Orsina, già moglie di Giorgio Coquio. 
Dopo Orsina prese il possesso di questo luogo Margherita Lambertenghi, che 
parimenti ^rovavasi vedova. A Margherita si unirono altre gentildonne co- 
masche vedove e vergini, col disegno di consacrarsi a Dio. Margherita si portò 
in seguito nel monastero di S. Marta di Milano, ove fu eletta superiora. Gol- 
l'autorità che aveva o che pretendeva avere uni al monastero di S. Marta di 
Milano la casa di S. Marco di Como, anzi si procurò da Eugenio IV un Breve, 
nel quale il pontefice approvò l'unione. Fra qualche anno le madri di S. Marco, 
fra le quali si trovavano due gentildonne, ambedue sorelle, di casa Vacani, 
Margherita e Tomasiua; si elessero una superiora, senza partecipazione della 
Lambertenghi, col consenso del vescovo di Como, il quafe confermò quella 
nomina. Margherita Lambertenghi inviò allora a Como alcune monache di 
s. Marta perchè discacciassero quelle che avevan tentato di sottrarsi a I a 



— 125 — 

Ad iactum sclopi ultra parochiam S.«^ Marci existit ^*tJJfg*;** s* s*^'** 
Ecclesia S.«^i Salvatoris ad viam in Helvetiorum dominia ver- 
gentem ad dextram posita; haec parochla valde ampia, diri- 
initur a parodila S.<^*^ Marci Vico insulse Musasi adiacente, 
et continet duas vias primarias, alteram ad sinistram versus 
terras Helvetiorum, et ad dextram alteram ad ripam lacus ; 
secundum viam ad sinistram versus Helvetios pertingit ad 
sesquialterum miliiare usque ad aquam cum ponte, quae 
iurisdictionem agri comensis ab helvetico solo dividit, ad fines 
parochiae Classij plebis Zezij, et secundum viam ad dextram 
versus lacum ad integrum miliiare coniungitur parochiae Zer- 
nobiae eiusdem plebis ad pontem Breggiae, terminatur etiam 
ad dextram cum lacu, et ad sinistram cum monte versus Ver- 
gosam, et cum parochia S et» Marise Nullatis in Cavallasca 
prsedictaa plebis. In hac parochia est mons Lompinus admodum 
fertilis, et vineis, pratis, campis, sylvis, villis, domibus et 
praedijs diversorum nobilium refertus, circumdat ultra duo 
milliaria, et ad dextram terminatur ubique cum lacu, ad 
sinistram vero non modo cum prsedicta via versus Helvetios» 
sed etiam ultra viam ipsam, complectendo totam illam partem 
mentis usque ad iugum, qui vicinise in Cavallasca lìnitimus 
est; focos continet 400, animas circiter 1200, communicantes 490. 

Haec Ecclesia S.c^» Salvatoris est mediocri magnitudine bcci. s. sawator». 
cum duabus navibus, quarum primaria habet a summo sub 
testudine maius altare Si^to Salvatori dicatum, altera minor 



ubbidienza, e vivere a lor talento (Tatti, /// Deca, pagg. 172, 173, 174). Nel- 
ranno 1448 troviamo ancora che Margherita Lambertenghi era superiora del 
convento (Tatti, /// Deca, pag. 285, n. 7). In seguito Prudenza Casati, una di 
quelle monache che erano state spedite da Margherita a Como a scacciare 
quelle che s* erano sottratte alla di lei ubbidienza, operò in maniera che ottenne 
la separazione del monastero di S. Marco, con vicendevole soddisfazione, nel- 
l'anno 1454. Governò 38 anni il monastero, e s'acquistò dopo morte il titolo di 
beata (Tatti, Deca HI, pag. 309, n. 42), mori nel 1492 a' 6 di maggio. Alzò la 
Casati dalle fondamenta la chiesa della Visitazione della B. v. a S. Elisabetta, 
che dopo aver ^e monache acquistata quella di S. Marco, restò dentro la clau- 
sura (Tatti, Deca III, pag. 407, nn. 98, 99). Il perchè poi queste monache, mentre 
seguivano le regole di S. Agostino, vestissero 1* abito di S. Francesco, è ampia- 
mente narrato dal Tatti sotto gli ultimi numeri segnati. Soppresso il convento 
e profanata la chiesa nel 1784, i resti mortali delle monache furono trasferiti 
in S. Giorgio. — La narrazione del Tatti, da me in succinto esposta, è fede- 
lissima, poiché tolta da un manoscritto eh' era posseduto dalle monache, ed 
ora è nell'archivio' deirarcipretale di Borgo Vico. 



— 126 — 

ad laBvam habet a summo sub testudine altare S.c^» Bernardi ; 
ad medium etiam navis primariae est a latere Epistolae altare 
S.cti Antonij, parieti atrium domus parochialls ab Ecclesia 
dirimenti coniunctum. 

In summo altari, icone et picturis decenter ornato, est 
tabernaculum deauratum cum pixide argentea deaurata prò 
SS.nifie Eucharistlse usu, cumque ad infirmos deferenda est, 
reponuntur interea sacrae particulae in aliquo calice. Alia duo 
altaria sunt etiam imaginibus convenienter instructa et omnia 
cancellis etiam munita, maius tamen non est consacratum. 

In ingressu Ecclesise descenditur per aliquot gradus, et 
ultra ianuam hanc, habet duas alias; alteram ad domum pa- 
rochi, et ad sacrarium alteram* Sacrarium est in latere Evan- 
gelij prope altare maius, sacra supellectile satis instructum. 
In ingressu templi ad Isevam est turris quadrata cum duabus 
campanis mediocribus, Prope hanc turrim est baptisterium ex 
nigro marmore tectum et clausum cum umbella dessuper, sed 
sine cancellis; sacra vascula chrismatis, et olei cathectime- 
norum intra baptisterium loco ad id accomodato servantur; 
oleum sanctum vero ad ungendos infirmos in sacrario in 
quodam armario clauso repositum est Adsunt etiam confes- 
sionale commodum et prope ianuam maiorem vas ex candido 
marmore prò aqusB benedictse usu ; navis primaria est laqueata, 
altera habet tectum simplex. 

In hac Ecclesia ad altare S.cti Bernai'di erectà est soda- 
litas sub invocatione SS ™^ Sacramenti cum habitu caeruleo; 
conveniunt fastis diebus in oratorio, quod in Ecclesia ad Isevam 
in superiori parte a terra elevatum conspici tur, ad conci nenda 
sacra officia ad prsescriptum institutionis, et prima dominica 
cuiuslibet mensis ad processionem Sanctissimi Sacraménti, 
qu88 post decantatum sacrum fieri solet 

Domus parochialis est Ecclesise contigua et satis commoda 
cum horto amoeno (*). 



(1) L* antica chiesa era a due navi e intitolata a S. Bernardo. Nel 1600, si 
ricostrusse nella forma presente, alquanto più ristretta ; fu parrocchia fino agli 
ultimi anni del secolo passato, ed ora ò residenza di un vicario della arcipre- 
tale di 8. Giorgio. 



— 127 — 

In hac parochia sunt sequentes Ecclesise. In primis prope ecoi. s. Mann prof. 
parochialem est Ecclesia S.^t» Mariae cum praepositura annexa, 
olim fratrum Hùmiliatorum, iam vero commendata, cuius titu- 
laris, seu commendatarius, estlU.^^^» D. Cardinalis de Plattis. 
Ecclesia est magna et de novo restituta sumptibus quondam 
D. Andreae a Cruce commendatarij antecessoris; habet tria 
egregia aitarla, quorum summum S,^^^ Mariae cancellis ferreis 
septum est, alia duo, alterura Sancti Stephani a latere Epistolae, 
etalterum a latere Evangelij S.^*^ Mariae Magdalenae pulchris 
iconibus ornata, cancallis carent. Ecclesia tota fornicata et pavi- 
mentum lateritium est; ianuae duse sunt, maior a fronte habet 
ante magnum pratum, cuius usus alias prò coemet3rio erat' 
minor ad aedes praepositufales aditum praebet. Sacrarium, ad 
quod a latere Epistolae itur, et sufflcienter provisum, sacris 
ornatibus, calicibus, missalibus, alijsque libris ad cantandi usum 
comparatisi quae omnia in magno armario servantur; habet et 
pulchrum lavacrum prò sacerdotibus. Prope sacrarium est 
chorus versus summum altare cum orate ferrea ad usum mo- 
nialium, in quo est ianua, ad praeposituram vergens. Supra 
sacrarium est turris magna quadrata cum duabus magnis cam- 
panis. In ingressu Ecclesiae ad dexteram est fons mixti mar- 
moris prò aqua benedicta. 

Ad huius Ecclesiae ministerium aluntur tres cajpellani 
sacerdotes et aedituus clericus, cuilibet capellano numerantur 
annuatim prò mercede laborum 40, et primario cui Ecclesiae 
regimen et cura commissa est aedituo autem 24 coronati. 
Capellani quovis die feste omnes in ea celebrare et praecipuis 
anni solemnitatibus missam cantare, singulisque alijs diebus 
duo tantum sacra facere, festis diebus, sabbathinis et vigilijs 
Sanctorum vesperas etiam cantare tenentur; aedituus vero 
quotidie ad vesperas pulsare tenetur, quamvis non dicantur. 

In medio aedium praeposituralium extat alia parva Ecclesia 
male instructa sine sacrario et campanìs, in qua longo iam 
tempore non celebratur. 

* Hsec praepositura abundat multis aediflcijs, quae cum diu 
non fuerit habitata detrimentum fecerunt, partem tamen versus 
lacum positam una cum ianua maiore proximus commendator 



— 128 — 

restituii; lateri opposito anne&a est magna vinea cum horto 
vini, foeni ac tritici ferax et copiosa, cui colendae rusticana 
familia in habitatione vineae contigua aiitur (^). 



(1) S. Maria di Vico, altra delle prepositure degli Umiliati, fu eretta dal 
B. Giovanni Oldrado da Meda nel 1136, poco dopo S. Maria di Rondineto. Di- 
cendo il Ninguarda più innanzi, là ove tratta del monastero di S. Pietro ad 
vinoula nel luogo di Bignanico ora proprietà Natta, che la vigna delle monache 
agostiniane si estendeva fino al lago e confinava colla vigna delia prepositura 
di S. Maria di Vico, indica chiaramente che tale prepositura era nella località 
ove sorge la villa Modroni, terminaudo al viottolo che dal lago sale a Bigna- 
nico. Comprendeva però a monte la proprietà Pedroni, al di là dello stradale 
per Chiasso. Nel 1571, estinto Perdine degli Umiliati, la prepositura di Vico fu 
soppressa ed eretta in commenda. Il primo commendatore fu Oianandrea della 
Croce di Riva S. Vitale sopra nominato dal Ninguarda. A proposito di questo 
Oianandrea della Croce, scrive il Tatti nelV Appendice alla IH Deca degli An- 
n€Ui Sacri di Como, pag. 53, n. 90: « vìsse fino e quest'anno (1502) Oiovan Andrea 
della Croce di Ripa di S. Vitale, il quale fatto da Paolo III Protonotario Apo- 
stolico godette per molti anni in Commenda la prepositura di S. Maria di vico. 
Vuole il Bflllarino che dal medesimo Paolo III fosse conferita a Giovun Andrea 
questa prepositura, ma senza dubbio s' inganna, perchè nessun luogo degli 
Umiliati (qual era questo) passò in Commenda, se non dopo r estinzione di 
queirordine fatta da Pio V Tanno 1571. Onde il Croce non potè ottenere questa 
prepositura, se non da Pio V o da' suoi successori ». E il Tatti ha perfetta- 
mente ragione, poiché nella Visita personale del clero del Canton Ticino, ese- 
guita dal Ninguarda nel 1591 e unita agli atti di visita pastorale delle singole 
pievi di quella regione, nella prima parte, che comprende le pievi di Ba- 
lerna e Riva S. Vitale, a pag. 6Q, si legge : « ProBsentattis III. et R. D, Io : 
Andreas Cruceitis habitator* prcedicti loci Ripoe S. Vitalis, Prcepositus seu 

perpetuus Commendataritts S. Marim de Vico in sìAburbijs Comens ». 

Il quale, fra Taltre cose interrogato, risponde: « Io ho in commenda la Pre- 
positura di S. Maria de Vico nei borghi di Como deWordine degli Uumiliati 
estinto, qual rende di reddito communemente mille scudi et più, — Cujtts 
protHsio legitur facta gratiose a Pio Papa V, sub data sexto Calen. MaJ i57i ». 
Ed in fine si sottoscrive di sua mano. E poiché è caduto il discorso su questo 
della Croce, è bene rettificare un altro errore assai radicato e volgare intorno 
airerezione della bellissima chiesa di S. Croce a Riva San Vitale. In una re- 
cente splendida pubblicazione della tipografia Ostinelli, dedicata a S. E. Andrea 
Ferrari, intitolata; / vescovi di Como, note biografiche, nella vita di Bernardino' 
della Croce si dice che « edificò a Riva la chiesa di S. Croce, che dotò di molte 
rendite ». — Ora questo non è tanto un errore dell' estensore di quelle note, 
quanto dei nostri storici tutti, che senza darsi briga di consultare i documenti, 
hanno ciò asserito, copiandosi l'uno dall'altro. Chi edificò a Riva la chiesa di 
S. Croce e la dotò di molte rendite, non fu il vescovo Bernardino, allora già 
morto, ma sibbene Oianandrea della Croce nipote di lui. E lo provo: 

l.' Col catalogo del clero della collegiata di Riva S. vitale del 1591, an- 
nesso alla Visita personale sopra citata, ove si legge : « R. Dns. Io : Andreas 
Oruceius ibidem (a Riva) habitans inproprijs oedibiupenes quas pv^oherrimam 
a fundamentis extruxit et dotavit Ecclesiam, qui etiam est perpetuus Com- 
mendator ecc. 

2.* Dalla testimonianza dell'arciprete di Riva, Leonardo Brocco da liUgano, 
il quale (Visita personale suddetta, part. 1', pag. 48), interrogato, risponde: 
« In questa terra di Riva, oltra le nostre chiese cioè san' Vitale, S. Maria con- 
gionta, et la terza san' Giovanni separato quattro passi dove è il battisterio, 
et al principio della terra nel venir da Mendrisio vi è una capella intitulata 
santo Rocho, et vi è ancora la chiesa nova qual fa edifflcare il sig. Ciò : Andrea 



— 129 — 

Ad quartale milliaris a parochiali in monte Lompino est ^^'.^Jjji^pJSff*" ^*"'^- 
parva Ecclesia Sanctae Mari© Christini nuncupata, loci Bigna- 
nici, iurispatronatus familiae Brocchorum, cuins titularis est 



della Croce non ancora finita, che è intitulata S. Croce, la qual sarà molto 
ben dotata ». 

3* Rilevasi ^ur anco in modo apodittico dall' ietrumento di fondazione del 
giaspadronato, che qui sotto unisco, da me ricopiato dalla pergamena origi- 
nale, che si conserva dai Delia Croce di Riva S. Vitale. 

V. rBIilCIAIVUti SIIVeTAKDA 

SaercB TheologiOB Doctor» Dei et Apostolioce SedU gratta Episcopus Comensis, 
et Comes etc. Dilecto noMs in Christo nobili viro magnifico D.no Balthasar! 
Croceo de loco Rtpce Sanoti Vitalis nostrce Comensis JH<»oesis salutem Aictmus 
in D.no sempttemam. 

Cura per admodum Reuer, Tur. Vtr. Dootorem D.num lulium Turrianum 
EcclesicB nostrce Comensis Canonicum tuum ad id mandatarium specialem per 
Instrumentum publicum mandati traditum per D.num Alexandrum della Torre 
Mendrisij Notarium die Dominico nono mensis prcesentis, in publieam et au- 
thentieam formam exhibitum, expositum fuerit nobis qualit'er nunc quondam 
multum Reu, lur. Vtr. Doctor loannes Andreas della Cruee frater tuus, post- 
quam Ecclesiam sub titillo et inuocatione inuentionis SanctcB Crucis in prasdioto 
loco Ripce, et in fundo proprio construxitt et cedi/lcavit, volens eam competenter 
dotare.pro illius Reotoris sustentatione et onerum imponendorum supportatione; 
in ettu ultimo testamento, morte oon/lrmato, inter ecetera prcediotoe Ecclesioe le- 
gauit, et seupro dote, et in dotem assignauit, possessionem et bona uniuersa con- 
sislentia in loco et territorio de Cagnio plebis Vgiate dictce nostrce Comensis Dioe^ 
cesie t empta stib nomine magnifici D.ni Francisd Bium,ij Varisiensis a D.no Nicolao 
et JBalthasare consanguineis de Marlianis pretio lib : viginti quatuor millium 
monetce Mediolanensis quce bona vere et realiter empta fuerunt ex et depecunfjs 
prcedicti testatoris ea intentione, ut, obtenta Ucentia a Potentissimo Catholico 
JSispaniarum Rege et Mediolant Duce seu ab eius excellentissimo Mediolani Se- 
natu, ma in dotem, et prò dote seu parte dotte prasdictce Ecclesice assignaret, 
ubi vero cusignatio prcedicta fieri non posset, mandauit dieta bona quampri- 
mum vendi, pretiumque exinde prouenturum conuerti et impliccbri inalijs bonis 
stabilibus, seu censibus, vel directis dominijs, aut etiam in Alma Vrbe in tot 
montibu^ non vacabilibus, quce bona semper in dotem loco proedictorum bo- 
norum dictce Ecclesice assignauit et tradidit una cum domo cum uiridofrio annexo 
sitaprope dictam Ecclesiam, in qua dum in humanis ageret habitabat dictus testar 
tor in dieta terra Ripae, et petia terree aratorece et vineatoe et brughiuae muris 
circumdatcè sita in dicto territorio Ripae sub suis /inibus et coherentijs appel- 
lata et Roncatio (reseruato tamen dictce domu^ et petia terree nuncupatce il 
RonccUio usu fructu magnifico D.no Hippolito Mio tuo quoad vixerit) et hoc ad 
effectum ut prcedicta Ecclesia tn perpetuum simplex beneflcium Ecclesiasticum 
per nos erigeretur, crearetur et leuaretur dictaque bOTia, et iura i7i dotem et prò . 
dote perpetua eidem assignarentur, et traderentur cum onere quod futurus 
per tempora Rector, et Capellanus dictce Ecclesice tetieretur in eadem Ecclesia 
singulis diebus Sacrosanctum Missce sacriflcium peragere, nec non festis diebus 
de prcBcepto etiam vesperas recitare, volens tamen primum Capellanum quem 
nominauit Ven. presbiterum Nicolaum Roncoretum de loco Ligometti dictce Co~ 
mensis dioecesis teneri per seipsum, iu^to cessante impedimento, prmdicta adim- 
plere, reliquos vere id etiamper aliumposse. Et quod iuspatroncUus, seu verius 
iusnomincmdi Rectorem et Capellanum adpradictam Ecclesiam quottescumque 
vacare continger et, tibi ut supra salutato reserua/retur et reseruatum esset, 
et post tui obitum magnifico D.no Ioan. Antonio fUio tuo primogenito. Et sxicces- 
. siue illius primogenito fUio masculo ac omnibus alijs masculis primogenitis 
legitimis et naturalibus ex dicto magnifico D.no Ioan. Antonio, et eius Successo- 

Race. Star. - Voi. II. 9 



— 130 — 

Ioannes Broccus presbyter cum onere unius miasm feriali» 
omni septimana; est in ea unicum altare cum cancellis lignei» 
et imaginibus in muro pictis; ianu» du» sunt, altera a fronte 



ribus nasoituris de gradu in gradnm usque in infinitum, et ipsius magnifici 
D. Ioan: Antonij et Succ*sssorum linea mascìiUna de/loiente %it supra primo- 
genitos masculos ex secando genito, et eius suooessorilfut et in eorum defectum 
ex tertio genito tui salutati, modo et ordine quo supra servato, usque in infi- 
nitum, et ita quod semper sit unious patronus et unica vox, eteueniente ca^u, 
quo in totum defUseret linea mascuUna ex tuie stiocessortìtus, voluit quod ius 
patroncUus huiusmodi, seu ius njminandi et prcssentandi ut supra perueniat 
in fceminas, seu foeminam ex supradictis suocessoHbus nascituram et descen- 
dendam ordine primogenitura! modo quo supra seruato, et seruata forma 
quod sit unicus patronus. Addita etiam conditione, quod ubi cUiquis, seu aliqui, 
se intromittere vellet^ seu vellent in collutione, seu dispositione prosdiotce 
EcclesioB contra patroni volunta^em, et per vim vel de facto, tuno eo easu 
proBdicta dos prò non assignata ìuibeatur imo censeatur cassai a, dictaqut 
iura et bona in ìtoBredem seu hceredes* et successores tuos pieno iure pente- 
niant, quos tamen teneri voluit ad deputandum Capellanum mercenarium 
et amouibtlem. qui celebrationem missarum et recitationem vesperarum ut 
supra satisfaciat, adiunoto etiam tibi onere providendi de localibus, paramentis, 
vestibus et alijs prò cUtarium omamentis etaA celebrationem necessa/r{}s, oc alijs 
conditionibus dictce Ecclexice et eius regimini idoneis et utilibu» prout latiua 
dicto testamento continetur de quo fuit rogatus D. Ioannes Oldellus de Merede 
Notarius Comensis die Martis vigesimo octauo memis Decembris proxitne 
decursi, in autentioam formam nobis exhibito. Et propterea petitum fuerit, 
dieta bona et iura superius deseripta, et specificata, in dotem prasdictm Eoclesiae 
assignata reoipi, oc pernos eidem Ecolesics in dotem et prò dote perpetua tradi 
et assignari, Ecclesiamque ipsam' in perpetuum simplex beneflcium Ecelesia- 
sticum erigi, creari et leuari, onusque ut supra declarcUum adiungit prò ipsius 
EcelesicB sertUtio, nee non et tibi magnifico D. Ba^thasari ut supra salutato, 
tuisque /ilijs, et successoribus, modo quo supra usque in infinitum, iuspatro- 
natus, et seu ius nominandi, et prassentandi Reotjrem seu Capellanum cui 
diotam Ecelesiam quandocunque vacare continget reservari, primumque Capel- 
lanum eidem Ecclestoe proeflci et institui supradictum VenerObllem presbiterum 
Nieolaum Roncoretum, et in omnibus et per omnia piam dicti testatoris mentem, 
et voluntatem adimpleri, eamque et ccetera quascunque in dicto legtUo, seu 
asstgnatione contenta, et expressa approbari, laudari et confirmari nostrumque 
assensum et consensum prasstari, Nos igitur Fr. Felidanus Episcopus ante- 
dictus intelleotis proediotis nobis ut supra expositts, ac viso legato per prcediotum 
multum R, D. Ioannem Andream della Cruce facto, ut supra exhitHto, ipsoque 
diligenter considerato, cognitoque quod ex erectione dictoe Ecclesioa in benefldum 
Eoclesiasticum dluinus cultus augetur, p{js votis dicti nunc quondam multum 
R. D. Ioan: Andreas ao requisitioni praedictas fauorabiliter annuentes. Harum 
nostrarum literarum tenore, et alifs omnibus iure, via, modo et forma quibus, 
et prout melius dici, fieri et esse possit,intenLenientibus, quibuscunque solem- 
7iitatibus tam iuris, quam facti debitis et necessarijs, et in huiusmodi apponi 
solitis et consuetis, tam de iure, quam de consuetudine Ad laudem, honorem 
et gìoriam Omnipotentis Dei, gloriosissimoe Virginis Marioe matris eiux^ oc 
Sanotos Crucis suo cuius titulo fundata est et construota dieta Ecclesia totiusque 
Ccelestis Curios TriumphatUis, Ecelesiam praedictam svCb tUulo Inuentionis 
SanctoB Crucis per prcedictum multum R. D. Io: Andream in proedicto loco 
RipoB Sancii Vitalis et in illius proprio fundo construotam et oediflcatam in 
perpetuum simplex benefUsium Ecolesiasticum aìictorUate nostra ordinaria, 
et qua fungimur ereximus, creauimus, et leuauimus, ac erigimus, creamus et 
leuamus, eique in dotem et prò dote perpetua bona et iura superius speeifleata 
et seu loco iUorum asstgnanda et tradenda oc specifleanda ut supra, qiuB no- 



— 131 — 

altari opposita, et altera ad latus Epistolae; altare est in cella 

fornicata, reliqua templi pars simplex tectum habet, caret 

.sacrario et sacri ornatus, calices ac libri in quadam arca ser- 

vantur in domo Ecclesise annexa, quam inhabitat colonus, qui 



mine dictce EcclesicB acceptauimtis, et occeptamtAS, dedimus, tradidirmts et 
assiffnauimus, ae damus, tradimus et perpetuo (issignamus, cum onere cele- 
Itrandi dictas missas, et vesperas recitandi per Reetorem seu Capellanum 
eidem Eoclesice proBfidendum et instituendùm, et cum reseruatione iurispor- 
troncUus, seu furto noininandi et prcFsentandi tiììi magnifico D. Balthasari 
et successoribus, iuxta tenorem et disposUioncm dicti legati, quod ìils nos 
ttW, et sucoessoribtLS prout supra quotiescunque prcedicta Ecclesia Rectore seu 
Capellano per cessum vel deoessum vacare oontingit, expresse reseruauimus 
et reseruamus nobtsque et Successoribus nostris ius instituendi et confirmandi. 
In' quorum omnium et singulorum fldem, robur, et testim^nium has nostras 
ereetionis, asstgnationiSf et reseruationis literas, seu hoc prcesens publicum 
Instrumentum in se continentes fieri iussimus nostrique sigilli magni, quo in 
timiUbus tUimur,appensione muniri, acper Pompeium Albritium nostras Curia 
Episeopalis Cancellarium subscribi. Datum et actum in Camera nostra solita 
audientia Episeopalis Palatfj comensis. Anno Incamationis Dominica Millesimo 
Quingentesimo Nonagesimo quarto, Indictione septima die Sabati decimoquinto 
mensis lanuarlj, Pontificatus Sanctissimi Domini Nostri Domini Clementis 
Diuina prouidentia Papa octaui Anno secundo. Prasentibv^s Illustri et multum 
Seuerendo lur. Vtr. Doct. D. Thobia Peregrino Abbate S, luliani Canonico 
Ecclesia nostra Cathedralis Comensis et Vicario nostro generali, et multum 
Reuerendis lur. Vtr, Doctoribus DD. Septimio Cicerone Canonico Coadiutore in 
dieta Ecclesia CcUhedrali et Gasare Gallio Curia nostra Episeopalis Comensis 
Adtiocctto Fiscali, testibus ad pramissa aduocatis ctdhibitis <Uque rogatis, 
notts et idoneis. 



Ego Pompeius Albricius publicus Apostolica et Im- 
periali auctoritate curlaque Episeopalis Comensis 
Notarius filius quondam Baptista de^pramissis ro- 
gatus subscripsi apposito mei tabelUonatus signo 
solitOy et consueto in fidem pramissorum. 



Sono nel vero : il signor Mulinen, il quale nella sua Selvetia Sacra, pub- 
blicata nel 1861, dietro informazioni avute dair arci prete di Riva, Giovanni Paroli 
di Ronco d'Ascona, nella serie degli arcipreti di Riva S. Vitale, parlando di 
Gio. Andrea della Croce, scrive che fece costruire la chiesa di S. Croce, stu- 
penda opera del Pellegrini, adorna di quadri del Morazzone e dei frateUi Pro- 
caccini. Erra però nell'assegnare Tepoca del 1558, mentre nel 1591, epoca della 
visita del Ninguarda, la chiesa non era ancora terminata; così pure è in errore 
neiraffermare che il Brocco sia stato eletto arciprete nel 1568, poiché avendo 
U Della Croce rinunciato alla arcipretura fin dal 1563, in quello stesso anno 
ipridie idus lunij) il Brocco fu insignito di tale dignità, le quali cose tutte 
mi risultano dalla Visita personale suddetta. — Cosi pure è nel vero ravv. An- 
gelo Baroffio (Memgrie storiche del Canton Ticino dai tempi remoti fino air 
Vanno i798, - Lugano, Francesco Veladini e Comp., 18T9), il quale, seguendo 
il P. Oldelli, attribuisce la fondazione di quella chiesa a Oianandrea della Croce, 




— 132 — 

bonorum Ecclesiae curam gerii; habet sub arcu parvam cam- 
panam, et ad ianuam lateralem fontem aquae benedictaB sor- 
didum. Titularis nunquam executus est ordinationem Visita- 
toris Apostolici de frontispitio Ecclesiae accommodando, qui 
licei accipiat ex annuo proventu triginta sex coronatos, et 
quinque tantum capellano missam dicenti numeret, nihil tamen 
prò usu et commodo Ecclesiae, quae maxime eget instauratione 
et instructione, impendit (*)• 
E^j.s.Pe»riadvin. hìuc ad iactum sclopi est Ecclesia S. Petri ad Vincula, 
cui alias erat annexum monasterium monialium ordinis S. Au- 
gustini, quo auctoritate apostolica suppresso, moniales una cum 
bonis et supellectile intra civitatem ad monasteriu m SS.™» Tri- 
nitatis eiusdem ordinis translatae sunt Est annoxa aedifìcijs 
magna vinca muro ssBpta multi vini ferax, et usque ad lacum 
extensa, et vineae supradictaB praepositurae finitima, quae etiam 
ad monasterium S.n*» Trinitatis spectat (*). 



nipote del vescovo Beraardiao morto nel 1592 e tumulato nella medesima chiesa. 
Sbagliarono il Tatti, il Ballarini, il Quadrio, il Rovelli e il Monti. 

Forse ad alcuno potrebbe recar maraviglia, che facendosi menzione in 
questa Visita della prepositura di Vico, il Della Croce figuri già fra i morti. 
Ma è da notarsi che, non solo in quest*anno 1592 mori realmente il Della Croce 
ed immediatamente gli fu surrogato nella commenda il cardinale De-Piazzi ; 
ma che, sebbene la Visita pastorale delle chiese della città e dei sobborghi sia 
stata compiuta nel 1592, ne fu stesa la relazione solamente nel 1594, avendo noi 
già ritrovata quest'ultima data per ben tre volte, cioè : a pag. 85 e 36, parlan- 
dosi della chiesa di S. Amanzio (ora il Gesù), e a pag. 56, parlandosi deirabazia 
di S. Giuliano. NeUa visita delle chiese delle terre che oggigiorno formano il 
Canton Ticino, la quale ebbe luogo nel 1501, il Della Croce è menzionato come 
vivo, e, come sopra abbiamo veduto, è introdotto egli stesso a parlare, e si 
firma di sua mano. 

(1) Di questa chiesa non se ne rintracciano ormai in Bignanico che pochi 
e insignificanti vestigi. 

(2) S. Pietro ad vinctUay volgarmente detto s. Pietro delle Vigne, è un 
oratorio posto a levante del monte Olimpino, ora di patronato Natta. L'anno 1818, 
Giorgine, della famiglia Brocconi, ora de' Brocchi, ristorò ed ampliò la cag- 
pelletta di S. Pietro nel luogo di Bigfanico, sotto il castello di Camasino. 
Possedeva Giorgiao la maggior parte dei beni circonvicini, onde pensò di fon- 
darvi una parrocchiale ; ma noa acconsentendovi Leone Lambertenghi, per una 
lite che mosse contro a tal erezione il curato di S. Bernardo (oggidì S. Sal- 
vatore), assegnò alla detta chiesa tutti quei pezzi di terra che giacevano a quella 
contigui, e pose al governo d' essa un sacerdote, che le domeniche ed altre 
feste deiranno vi celebrasse la messa (Tatti, Deca III, pag. 32, n. 70). — Pochi 
i^nni appresso la B. Chiara Perlasca vi fondò un monastero di Agostiniane, che 
nel 1592 vennero traslocate in quello della SS. Trinità in Como. La parte occi- 
dentale della chiesa, ove ancora si vedono gli indizi della primitiva porta d'in- 
gresso, e l'annesso campanile, fanno fede di una remota antichità. Neil' interno 
sono due bei quadri, d'incerto autore, che rappresentano fatti della vita dei 
patriarca Giuseppe. 



- 133 — 

Hinc ad sesqui miniare, et a parochiali ad milliare, in via ^^^;J; ir^^ìii. 
publica ad Isevam, est Ecclesia S.^^ì Zenonis cum clericatu, 
cuius titularis est D. Franciscus Simonetta prcepositus S.^t» Ma- 
ri® ad Scalam Mediolani; quo sacrum cultura negligente et 
excusante, quod inde perei piat quatuorcoronatos tantum, ac- 
col© diebus festis de prae'cepto sacrum in ea fieri curant. In 
hac Ecclesia sunt tres naves partim fornicatse et partim tecto 
simplici opertae, et tria aitarla cum cancellis ligneis et ima- 
ginibus in muro depictis; summum Ecclesia patrono, alterum 
a latere Epistolae Purificationi Beatissimae Virginis, et tertium 
SS.c^i» Defendenti et Hilarioni dedicata; ianuee duae, altera e 
regione summi altaris, et altera ad latus Epistolae; prope sin- 
gulas est fons aquse benedictae. Supra Ecclesiam in medio est 
turris quadrata cum campana; sacrarium est a latere Evangeli] 
cum uno calice et exigua supellectile attrita; ex sacrario patet 
ianuam ad domum in qua alias morabatur capellanus, et iam 
sodalitati deservit in bac Ecclesia erectae, et quibusdam prò- 
ventibus dotatse cum onere anius missae singulis ferijs sextis, 
cui sodalitas aliam diebus festis ultro adiungit ; in Ecclesia est 
etiam confessionale, quo parochus tempore quadragesimali 
utitur ad excipiendas confessiones incolarura, et circum Eccle- 
siam ccemeterium, in quo pauci tamen sepelliuntur. Prope hanc 
Ecclesiam est pagus cum diversis domibus sparsis (0« 



(1) Soppresso il convento dei Crociferi per mancanza di numero, Lazzaro 
Carafino, desiderando che i numerosi possessi di quel monastero tornassero 
ad incremento spirituale della popolazione comasca, riferì alla sacra Con- 
gregazione dei cardinaU in Roma sui bisogni di erigere in parrocchia le 
tre chiese di S. Andrea di Brunate, di S. Ceciha di Camnago, ambedue in cura 
.dei frati del terz' ordine di 8. Francesco, residenti a S. Donato, e la chiesa di 
S. Zenone di Monte Olimpino, allora figliale della parrocchia di 8. Salvatore. 
Tale proposta fu ben accolta dai cardinali e da Sua Santità, e, con rescritto 
dei 2 settembre 1853, autorizzarono a mandarla ad effetto lo stesso monsignor Ca- 
rafino, il quale, con istromento dei 7 marzo 1654, a cui va unito il rescritto 
eresse in parrocchie e dotò le tre chiese su indicate, che per ciò si chiamano 
le tre sorelle. Con quest*anno in fatti incomincia il libro dei battesimi in Monte 
Olimpino, e sul bel principio vi si legge: In nomine Dni Amen, Incipit liber 
ìMiptizatorum per me Joannem Dominioum Stopanum de Zelato pleòis Neseif 
primum hvjus ecclesioB Sancii Zenonis curatum foadiutorem seu vicarium. 
Auetoritate Apostolica erecta; mihi in concursu inter coeteros idoneo reperto 
tradita fuit anno Dni i654y mense Aprilis, et mense Junij possessionem aocepi, 
mense vero 7bns ressidere incarpi. L*antica chiesa era a tre navi; ancor esiste, 
ma fu sconsacrata ed ora serve di scuoia maschile e femminile. La nuova 
chiesa parrocchiale, di collazione vescovile, fu eretta dal 1860 al 1864, a disegno 
diMoraglia,e benedetta da monsignor Marzorati il giorno 8 settembre deU'istesso 



- 134 - 



Beel. PuriflcAlionit 
B. Ylrfflnlt. 



Ecol. S. MlchaelU 
prof. 



E regione dictae Ecclesiae, citra vìam publicam in monte 
iu\ sesquimilliare, est pagus Oardines a parochiali sesquialtero 
luilliai'i remotus cum parva Ecclesia fornicata Purificationis 
B.» virginis sine titulo et beneficio cum unico altari cancellis 
ligneis munito et pictura ornato, cui opponi tur ianua, quse 
unica est, et prope habet fontem aquae benedictae; extra 
Ecclesiam est porticus tecta; habet etiam sacrarium cum unico 
ornatu, calice ac missali, et supra murum campanam sub arcu; 
fiunt in ea interdum sacra ex devotìone populi (*)- 

In medio mentis Lompini, ad djxtram in via publica ad 
miniare a parochiali, est Ecclesia S. Michaelis cum unico 
altari et sine sacrario, cui alias adiunctum erat monasteriuin 
monialium ordinis S.^ti Benedicti, quo suppresso et monialibus 
intra civitatem ad monasterium S.^^^ Columbani eiusdem ordi- 
nis translatis, festis S.c*> Michaelis et Ascensionis mittuntur 
ex Sancto Columbano omnia necessaria ad missae, qu» dictis 
diebus fieri solet, celebrationem. Altare non est consecratum 
et muro connexum ; eminet tamen extra aedem turris quadrata 
cum parva campana; habet duas ianuas, unam altari oppo- 
sitam. et alteram a latere Epistolae, cui prope est fons aquae 
benedictse satis sordidus; supra ianuam minorem est parvum 
frontispitium. Ecclesia simplici tecto operta, pavimentura habet 
lapidtìum, in annexis sedificijs habitat iam colonus cum familia, 
qui praedìj ac honorum S.*^^^ Columbano ex supressione uni- 
torum, curara gerit {}). 



anno 1834. È a croce greca. Ha tre altari, il maggiore dedicato a S. Zenone, 
tutto di marmo con tempietto e due angioli, pure di marmo, in atto di adora- 
zione. Il secondo, dal lato destro entrando, dedicato al Crociflsso, di marma 
di rimaruheTole qualità, fu qui trasportato dalla .dissacrata antica cbiesa 
parrocchiale, ove serviva d'aitar maggiore. La popolazione ba una speciale 
divozione al Crocifìsso che su di esso si venera. Il terzo, dal lato opposto, è 
dedicato a Maria Santissima del Rosario; è semplice e di n<*8aun merito artì- 
stico. Non ha campanile, ma si serve (li quello deirantiea chiesa. Non vi sono 
oggetti artistici di pregio, se forse non si eccettui un quadro ad olio appeso 
in coro alla parete in comu evangeUJ, rappresentante la Vergine col Bambino 
e a' suoi piedi S. Zenone, S. Antonio ed altri Santi di pennello ignoto ma non 
spregevole. Il parroco da qualche tempo gode del titolo di prevosto. Oggi 
giorno, sottoposti a questa chiesa parrocchiale, oltre agli oratori accennati in 
questa Visita pastorale, ve ne sono alcuni altri. 

(1) Quesi' oratorio è ora dedicato all' Immacolata ed è di gius-patronato 
della famiglia Nessi. 

(2) Ora r oratorio ò sconsacrato ed è proprietà della famiglia Veronelli 
di Como. Era anticamente unito a questa chiesa un monastero di monache 



- Ì3fe- 

Ad extremum parochi», supra viam publicam ad iactum bwi. «^ uoow 
Bclopi, et a parochiali ad sesquialterum milliare, est Ecclesia 
simplici tecto operta S. lacobi Apostoli in loco Quarcini, pa- 
rochiali unita et satis ampia cum unico altari consacrato, 
icone ornato et cancellis ligneis munito in cella fornicata; 
est in ea aliud etiam altare picturis decoratum, quod tamen 
cum sit admodum parvum in usu non est; habet commodum 
sacrarium a latere Evangelij, male tamen instructum sacris 
ornatibus et cum unico calice ac missali. A latere Epistola^ 
èst turris quadrata cum parva campana. lanua unica est, 
altari malori opposita, et prope ad dextram vas aquae bene- 
dictae. Celebratur in hac Ecclesia omni die fasto ex populi 
devotione, qui sacerdoti mercedem erogat. Gircum Ecclesiam 
est coBmeterium, ubi alias sepeliebantur defuncti, qui iam in 
Ecclesiam infaruntur. Distat hsec Ecclesia iactu manus tantum 
ab aqua cum ponte, ubi etiam dirimuntur iurisdìctiones tem- 
porales Comensis et Helvetica, uti supra dictum est (}). 

Ad dextram dictae Ecclesiae S. lacobi, extra viam versus "tonjl; ®*'**""" 
lacum ad sesquimilliare procul ab ea super flumen Breggias 
in loco Polgini, est Ecclesia S. Bartholomsei Apostoli paro- . 
chiali etiam unita, a qua distat alia via ad sesquialterum 
miniare; est multis bonis dotata et sine ullo onere; incolse 
tamen proprio sumptu sacrum omni die festo in ea fieri curant 
Habet in cella fornicata unicum altare consacratum cum icone 
et multis imaginibus, ligneis cancellis munitum ; a latare Evan- 
gelij parvum sacrarium est cum aliquot sacris ornatibus, 
unico calice ac missali, et turris quadrata a latere Epistolse 
cum campana. ìanua unica est, altari opposita, sine ullo fron- 
tispitio et prope ianuam fons aquaa benedictaa; tactum est 
simplex, et defuncti in Ecclesia sepeliuntur cum careat cceme- 



deU* ordine di S. Benedetto. Le quali ai 4 di roagfrio deU^anno 1317, essendo 
vescovo di Como Leone Lambertengbi, ottennero in enfiteusi, dai canonici della 
Cattedrale, le case e la chiesa di S. Colombano in città, e quivi, insieme colle 
monache di S. Giacomo di Mena(;i:gio, diedero principio al celebre monastero 
di S. Colombano, a cui, nel 1569 e nel 1579, furono aggregate le monache di 
S. Maria di Loppio e di S. Biagio di Pescallo, casali dei circondario di Bellagio. 
(V. Tatti, Uartirol., pag. 137». 

(1) S. Filippo e Qiacomo di Quarcino è ora di patronato delia nobile 
famiglia Reina, t^rasenta traccie d'antichità e fu ampUato nel secolo passato. 



— 136 — 

torio* In hac Ecclesia est sodalitas sine habitu, qua in loco 
EcclesiaB annexo convenire solet ad functiones suas obeundas' 
et e regione Ecclesiae est domus coloni, qui Ecclesiaa et bono- 
rum ad eam spectantium curam habet, cum pagus habeat 
dorao3 sparsas, et inter se distantes (*)• 

In dieta parochiali S. Salvatoris omni die feste celebrantur 
septém raissae, una in parochiali, tres in Ecclesia S.ct» Marise 
de Vico, una ad S.c^um Zenonem, alia ad S. lacobum, et alia 
ad S. BartholomaBum* 

Hie Jlniuntur omnes Ecclesiae, utriusque sexus monasteria 
ac loca pia civitatis ac suburbiorum comensium. 



(J) 3. Bartolomeo delle Vigne è una chiesa situata sul lato settentrionale 
del monte Olimpino, nella valle della Breggia, ad un miglio dal Borgo Vico, vi 
risiede un vicario che ha giurisdizione sul grosso casale di Folcino. 



— 137 — 



ANIMADVERSIO 
IN SEQJJENTES PLEBES DICECESIS COMENSIS 



Post descriptas debito ordine Ecclesias simplices, paro- 
chìales, collegiatas, utriusque sexus monasteria, hospifalia et 
alia pia loca cìvitatis et suburbiorum comensium, quantum 
tempiis visitationi impensum et opera in ea navata nobis con- 
cesserunt, yidetur ipsa rei occasio exigere iure suo, ut ad 
rcliquas partes DioBcesis eodem. ordine describendas iam acce- 
damus. Gumque initio dixerimus Dicecesim totam ad tres pri- 
marias regiones esse hoc tempore redactam, quarum una Regi 
Catholico Ducatus Mediolanensis titulo, altera Helvetijs, et 
Rethis tertia in temporalibus subiectae sint, ac nos in primis 
de ea acturos, quae Ducatus Mediolanensis loca complectitur, 
tum quia prse alijs duabus amplissima est, et in ea caput 
DioBcesis Ecclesia Gathedralis omnium aliarum dignissima 
existit^ tum quod etiam cseterae duse ad Mediolanensem Du> 
catum alias pertinuerunt. Et in ea ipsa, continentem prius, ut 
qu» civitati est propinquior, tum deinde lacum et eius littora, 
uti remotiora, aggressuros, merito receperimus; sequitur ut 
plebes continentis, qu© sunt quatuor, Zezii, Fini, Uggiatis ac 
Yalliscuviae ante alia omnia pescribamus, et idem consilium 
servatae propinquitatis, quo initio dixerimus secuti, a plebe 
Zezii, quse proxima civitati, eius suburbia et exti'ema omnia 
ambit, inchoemus. Quamvis autem plebes Pini et Uggiatis 
plebi Zezii conterminae sint a diversis parti bus, cum tamen 
plebs Pini a confinibus Mediolanensis Dioecesis digrediendo 
prima sit, quae plebem Zezii contingat, et cum ea semper 
procurrat donec plebi Uggiatis coniungitur, ac longe maiorem 
partom plebis Zezii amplectatur, quam plebs Uggiatis faciat, 



— 138 - 

eam ob causam nostri erit instituti, ut post explicatam plebem 
Zezij, plebem Fini statim, deinde Uggiatis, tum demum Val- 
liscuvise plebes expediamus. 

Prima igìtur, de qua agendum, plebs Zezij est, in cuius 
districtu dubitar! potest, qusBuam sit Ecclesia plebana, a qua 
tamquam a capite quodam cseterse dirigi prò more debeant, 
cum nulla piane existat, quse hoc nomine nuncupetur, aut 
collegij secularis, vel archiprasbyteratus, sive prsepositursd 
titulum habeat, neque conventus menstrui parochorum et 
aliorum presbyterorum in hac plebe fiant, prout in alijs pie- 
bibus Dioecesis consuetum, non alienum duxi ad id docendum, 
territoHum huius plebis ac parochiales in ea constitutas 
cursim attingere, ut veritas eorum, qu» praemisimus, recte 
constare possit, ac notum fiat, nullam extare in hac plebe 
Ecclesiam, quse plebanse naturam et conditiones sit sortita. 
Territorium ìgitur Zezij cingit civitatem comensem et omnia 
eius suburbia, extenditurque ad ri pam lacus ab utraque parte 
ad quinque milliaria a civitate, adeo ut ultima loca directe 
opposita existant ac quasi semicirculi fines et extremas partes 
referant, ut videre est parochialium sita ac descriptione, 
quarum prima est in oppido Turni S.ct«e Tecl»; 2* SS. Gor- 
diani et Epimaci in loco Blevij; 3^ S.<^^ Andrene in pago 
Brunatis; 4* S.cti Tom» Civilij; 5* S.ct» Brigid© Ponzati; 
6*S.cti Ioannis Solzagi; 7» S.ct» Martini Tabernati; 8* S.«*i Vin- 
centij Martyris Capiagi; 9^ SS. Petri et Pauli Apostolorum 
Trecalli; 10* S.c^ Antonini Albati; 11» SS. Marise et Bartho- 
lomaei Grandati; 12* S. Carpophori ad Flumen Apertum; 
13' S.cti Martini Arebij;U» S.c^ì Cassiani Brechiae; 15* S.c'» Ma- 
riSB Nullati; 16* S.^tì Michaelis in Cavalasca; 17* S.^^ì Vilalis 
Classij; 18» S.«^i Ambrosij villarum Marlianici et Bregise; 
19* S.c^ Stephani Platess; 20* S.ct*Nicolaj villarum Stimianici 
etCasnedi; 21* S.cti Vincentij Martyris Cernobij; 22» S.c^iMi- 
chaelis Rovenae; 23* S,c" Martini Moltrasij ; 24» SS. Quirici et 
lulitae Urij, qui locus postremus est ad sinistram lacus, et 
oppido Turni adversus. Ex quo sane concluditur nullam prae- 
missarum parochialium posse dici plebanam districtus Zezij, 
tum quia nullus reperitur locus Zezij nomine appellatus a 



- 130 — 

quo plebs tota nuncupetur, quod tamen in alijs plebibus Dìob- 
cesis observatum videmus, ut plebanse et plebes, a loco ubi sitse 
sunt, nominontur; tum quod parochiales sunt simpliciter 
curatfie, et omni titulo archipresbyteratus, voi praepositurae, aut 
collegij carentes, cum tamen cseterse plebanae Dioecesis aliquo 
dictorum titulorum sint insignita^; tum quia in nulla dictarum 
Ecclesiarum sabbatho sancto 'benedicitur aqua baptismalis et 
alijs disti'ibuitur, quemadmodum nec oloa sancta, quae plebanse 
a Gathedrali Ecclesia assumere solent, tum quia nulla mittit ad 
stationes aliarum, centra usum et morem plebanarum; tum 
quod nemini parochorum in dictis Ecclesijs licet convocare 
alios ad consortium, quod in plebanis semel in mense tamen 
fieri solet; tum etiam quod nullus dictorum parochorum habet 
ius et auctoritatem inspicìendi ac dirigendi alios, cum tamen 
in omnibus plebibus aliquis sit superintendens. Qua ex re dare 
apparet, hanc plebem non habere Ecclesiam plebanam in 
proprio districtu; neque ob idem acephala et sine capite 
dicenda est, cum re vera habeat caput nobilissimum, quod ex 
neglectu superiorum temporum in oblivionem fere venerat, 
nimirum archipresbiterum Ecclesiae Cathedralis comensis, in 
quo prsBcipuas conditiones in plebanis requisitas ac supra 
commemoratas, concurrere docebimus, et cui pars civitatis ad 
parochialem Cathedralis Ecclesise pertinens subiecta est, a qua 
scilicet Ecclesia Gathedrali plebs hgBc Zezij ei annexa, corrupto 
lingua vemacula vocabulo, nomen accepit; idem enim est plebs 
Zezij, ac si dicas plebs Ecclesise, quse per antonomasiam Ca* 
thedralis intelligitur (*). Quod ita esse ex conditionem requi- 



(1) Questa opinione volf^are cUe Zezio sia corruzione della vece legittima 
Ecclesia, e pieve di Zezio signiflchi nieut* altro che pieve della chiesa, plebs 
ecclesiae, essendosi cosi voluto denominare per antonomasia la pieve dei din^ 
torni di Como, perchè pieve del duomo che è la chiesa magf^^ore della diocesi, 
è falsa e non regge menomamente alla critica. Il Ninguarda istesso (sopra a 
carte 69) tronca ogni questione scrivendo : « .... est in vico Zesium nuncupato 
Ecclesia Sancii Martini de Zezio cappellata ac sesquimilliari a civitate remota, 
quce fuit alias prwpositura fratrum Humiliatorutn .... ». Qui abbiamo nomi- 
nato espressamente il borghetto di Zezio, che nel 1592 godeva ancora di tal 
nome, e nel cui mezzo era l'abbricata la chiesa di S. Martino di Zezio, distante 
un mezzo miglio dalla città e già prepositura dei frati Umiliati. Quel luogo in 
S. Martino era r antico Zezio. È sulla sinistra del Gosia alla sinistra del ponte 
della strada per Lecco. Dunque il Ninguarda dice chiaro e netto « che nel bor- 
ghetto chiamato Zezio sta la chiesa detta di S. Martino di Zezio ». Ma che non 



— 140 — 

sitai*um veritate etiam probatar ; nam Cathedralis Ecclesia est 
collegiata et parochus archipresbyteratus titulo insignitus» 
adde quod ex Gathedrali Ecclesia ad omnes parochiales dictae 
plebis Zezij diebus patrociniorum et alicubi etiam dedicatio- 
num canonici mittuntur, qui stationibus intervenirent, et a 
parochis sive a communitatibus locorum vel epulis, aut pecunia 
honorantur; ad quod praestandum, prisca et immemorabili 
consuetudine, utrinque dicuntur adstrictii prout in vetustissimo 
rituario ex membrana Ecclesiae Cathedralis annotatum est, 
ubi singulffi stationes ad Ecclesias plebis Zezij a canonicis 
obeundffi, et quid canonicis ad eas venientibus vel cibi, aut 
pecunisB sit prsebendum, sigillati m describuntur, et (quod 
maximum est) prsedictse Ecclesia parochiales plebis Zezij r&- 
currunt singulae ad Ecclesiam Gathedralem veluti ad plebanam 
suam ad accipienda elea sancta et aquam baptismalem, quas 
sabbatho sancto in Ecclesia Sancii Ioannis in Atrio ab Episcopo, 
aut eo impedito, ab archipresbytero Cathedralis Ecclesise^ qui 
ob id merito dictaB plebis Zezij caput est, benedici solei In- 
fitiari tamen non possumus, reliqua munera plebanorum pro- 
pria, scilicet parochos singulis mensibus ad consortium vo- 
candi eosque dirigendi, superiorum temporum iniuria fieri 
des^sse^ qu8B tamen in pristinum usum restituenda pedetentimi 
erunt. Hsec omnia cum satis doceant, quae sit plebana Zezij, 
ad tollendam dubitationem superius introductam, reliquum 



può ruomo quando è schiavo di una storta opinione 9 Lo stesso Ninguarda ora 
dimentica resistenza di codesto borgo di Zezio, e dopo essersi perduto in vane 
congetture, non dubita di contradìrsi, scrivendo : « ... nullus reperitur locus Zezij 
nomine appellattts .... » e a difendere il suo assunto conchiude: « La pieve di 
Zezio piglia il suo titolo dalla chiesa cattedrale cui è unita, guasto però dalla 
lingua vernacola, ed è la medesima cosa dire pieve di Zezio e pieve della chiesa, 
indicata per antonomasia sotto questo nome di chiesa cattedrale ». Non mi 
dilungo qui a dimostrare che Zezio fu realmente V antico nome del sobborgo 
ora detto semplicemente di S. Martino, dalla chiesa degli Umiliati che ivi 
sorgeva. Chi fosse vago di approfondire questa questione, non ha altro da fare 
che leggere ii bellissimo scritto del bravo storico Maurizio Monti, che fu pub- 
blicato dal di lui nipote ing. Antonio Monti nel 1* volume del Periodico di questa 
Società Storica, e dopo quella lettura si persuaderà facilmente che Zezio fu 
veramente Tantico nome del sobborgo di S. Martino. Questo soldato che, prima 
d^esser vescovo e santo, divise, alle porte d'Amiens, la clamide militare col 
poverello che moriva di freddo, volle fare una sua divisione anche fra noi, 
sebbene di natura affatto diversa. Si alloggiò nel pctgo di Zezio, gr impose il 
proprio nome, e non lasciò il nome di Zezio che alla sua pieve. Tale fu la divi- 
siòne che fece tra noi. 



- 141 - 

est ìam, ut ad singulas cius parochialos, monasteria et alia 
id genus loca, congruo et hactenus visitata a uobis, ordine 
distribuenda accedamus. 

Advertendum tamen est prius quod in sequentibus ple- 
bibus huius Diceciesis omnes parochiae rurales habent com- 
plures ffides parochianorum sparsas, et a corpore parochiali 
reofìotas, ut sunt prsedia et aliae domus; immo etiam com- 
plures villdB habent corpus ipsum parochiale in duas, tres ac 
plures partes disiunctum, et licet in parochialium descriptio- 
nibus notati sint flnes illarum, non tamen finium termini, ut 
minus necessarij, exprimuntur; tum quia in qualibet paro- 
chiali notata sunt omnia loca ad ea pertinenza, tam aedium 
unitarum ac sparsarum, quam propinquarum et remotarum ; 
tum quia etiam referuntur ad terminos flrfium territorij tem- 
poralis, qui diligenter ubique observantur, tum ob magistratus 
secularis exactionem, tum etiam propter jus pasculorum* 



— 142 — 



DESCRIPTIO ECCLESIARUM TAM SIMPLICIUM QJJAU 

PAROCHIALIUM ET UTRIUSaUE SEXUS MONASTERIORUM 

ALIORUMCIUE OMNIUM PIORUM LOCORUM 

PLEBIS ZEZIJ 



paroehu Turni. Oppidum Turitì, quiiito a civitate comensi milliari ad 
dextram ripam lacus positura et primum plebis Zezij ab hac 
parte, dìrimit a plebe Nexij vallìs Mòlinae; ad pontem enim uno 
milliari Molina distantem oppidi iurisdictio statira inchoatur, 
quod licet magnum sit, et iugum montis longo spatio ascendati 
eius tamen sedificia cum bellicis eversìonibus, quas ssepe per- 
pessum est, tum etiam incendìjs magna parte diruta et desiecta 
sunt, ut ex ruinarum vestigijs colligi potest; confici t hoc 
tempore 194 focos et ani mas 1066 et communicantes 550. Intra 
oppidum tres Ecclesiae sunt cum sacello destructo in vertice, 
et alia Ecclesia non procul ab oppìdo prope ripam lacus; 

■^.T-SKiSraK quarum parochialis, S.ct» Teclae virgini ac martyri dicata et 
. in litore sita, unicam navim amplam et elegantem habet, ac 
pavimento lapideo, et ligneo tecto, quod excipiunt quatuor 
arcus lapidei depicti. Altare maius in vertice navis sub testa- 
dine pietà, quatuor Doctores Ecclesiae ac vitam et gesta 
S.ct» Teclae, cui sacratum est, exprimente, habet tabulam com- 
pluribus simulachris ligneis pictis et inauratis refertam, ac 
tabernaculum ligneum pictum et inauratum cum velo serico 
rubeo ambiente, et pixide argentea inaurata prò Sacrosanctae 
EucharistisB usu et asservatione ; ab utraque parte altaris pie- 
raque sedilia vetusta, sed tamen conspicua divèrsorum colorum 
disposita cernuntur, et a fronte lampas accensa altari per- 
petuum lumen prsebens. 



- 143- 

A latere Evangelij sunt duo alia aitarla eellis fomicatis 
inclusa; quorum alterum, Assumptioni Divse Yirginis dicatum, 
tabulam continet cum diversis imaginibus varie pictis et 
inauratis; et alterum S.^'» Bernardini, parvum nec sacratum, 
altare portatile marinoreum habet cum tabula picturis auro 
egregie distincta, cui adiunctum est onus unius miss» hebdo- 
madalis cum proventu annuo sex stariorum frumenti, ex dispo- 
sitione Chatharin» de Tritis, qu» tamen in alio aitai*! eiusdem 
Ecclesìae celebratur, quousque hoc ad leges prsscriptas ao~ 
commodetur. ' 

A latere Epistolae est aliud altare sacello fornicato inclusum, 
et sacello Assumptionis Divse Virginis adversum, Sanctis Ste- 
phano, Laurentio ac Michaeli sacratum cum tabula, quod, quia 
est parvum, iniunximus ut debite aptetur; habet adiunctum 
onus unius miss» seu duarum in mense cum annuo proventu 
unius condij vini. Illud altare, quod Sancto Victor! dicatum ab 
eadem parte extabat, Domini Yisitatoris Apostolici mandato 
sublatum est 

lanuse tres sunt, maior a fronte ad lacum vergit, alisB 
du83 laterales, altera ad viam publicam et altera ad domum 
parochi, Ecclesiae annexam et alias commodam si paululum 
reflciatur, tendunt. Baptisterium marmoreum ac fastigio nuceo 
tectum cum tela viridi ambiente et cancellis praemunitum 
propo ianuam maiorem in angulo sinistro extat, ac pr»ter 
aquam baptismalem nitidam et mundam, vascula etiam sacri 
chrismatis et olei cathecumenorum includit Prope ianuam 
lateralem ad parochi sedes vergentem est suggestum prò con- 
cionum munere exircendo, et sub suggesto ianua ad sacrarium, 
paramentis, calicibus, missalibusetalijs libris satis instructum, 
prout ex inventario constai A latere Evangelij prope fenestel* 
lam, ubi alias Sacra Eucharistia asservabatur, est turris 
cum unica campana, ostiolo ad eam aditum prsdbente; adsunt 
et duo fontes lapidei aquse benedictsB prope ianuas, et duo 
confessionalia. Frontispitium Ecclesiae pictura omatum, et 
fenestris vitreis conspicuum lumen abunde subministi*at. 

In malori altari huius Ecclesi» erecta est confraternitas 



— 144 — 

SS.^i Sacramenti, quaB ad proprios tisus in domo parochiali 
conclave habet Ecclesiae annexum (*). 
Ucci. s. craoiB prof. Ad duos iactus sclopi a parochiali, paulo supra medium 
oppidum, est Ecclesia S.^^ Crucis mediocris, elegans et 
laqueata cum duobus arcubus lapideis, cuius altare maius non 
est sacratum, altari portatili supplente, cancellis tamen ligneis 
praecinctum, tabulam habet diversarum imaglnum pictura et 
auro distinctam. Et quia hsec Ecclesia, pijs eleemosinis a con* 
fraternitate in ea instituta sub titulo S.ct» Marth», constructa 
est, erexerunt etiam chorum ligneum supra ianuam maiorem 
cum magno cruciflxo, in quo confratres preces suas et officia 
persolrunt, et prope chorum conclave ostie prsevium, ubi 
conveniunt prò negotiorum et rerum tractandarum exigentia, 
et sub eo cellarium ad asservandum vinum, quod ex proven- 
tibus Ecclesiae percipitur, et pauperibus ac sacerdotibus ad 
cantandas missas et vesperas convenientibus, maxime distri- 
buitur. lanuae duse sunt; maior a fronte cum magna cruce 
supra, et minor a latere sinistro, et fons aquae benedictae ad 



(1) Tanto la chiesa di S. Tecla, quanto quella di S. Giovanni, si trorano 
nominate in un privilefirio d' Innocenzo III nel 1208. Dopo questo, la più antica 
memoria che si ha della chiesa parrocchiale di S. Tecla di Torno risale al 
22 agosto deiranno 1238, in cui un prete Giorgio, uflSciale della chiesa di S. Tecla 
dì TornOf dà in affitto per diecianni, a nome di detta chiesa, a Lantelmo del fu 
Costanzo un pezzo di terra situata ove dicesi in Plazola (Carteggio esistente nel- 
TArchivio di Stato Lombardo, pubblicato in PeriocUeo di questa Società Storica 
Comense, voi. Il, pag. 814). La chiesa ora ha il titolo di prepositura noncnpativa, 
e s' innalza sopra un piazzale che si apre tra le case della borgata principale 
presso il lago e vicino al porto. È di architettura gotico-lombarda, e possiede 
antiche pitture degne di rimarco; è a deplorare ohe siano scomparse in gran 
parte per inconsulta imbiancatura. Tuttavia se ne vedono ancora suir.alto della 
chiesa, nascoste da una vòlta costrutta nel XVII secolo, e s'ammira fortunata- 
mente tuttora un a trewio su una parete interna della chiesa del 1508 dì Bar- 
tolomeo de Bensio, pittore tornasco. Anco Andrea Passeri, che a Tomo ebbe i 
natali, vi ha lasciato una tavola, su cui si legge Tanno 1488, e figura la Vergine 
Assunta, circondata da uno stuolo di angioli e dai dodici apostoli. Fu già de- 
scritta dal conte Gio. Battista Giovio neW Appendice al suo Dizion<»no degli 
uomini iUustri, Il disegno è secco, tiene della maniera dei trecentisti, e soltanto 
le teste sembrano toccate con qualche grazia. Apparteneva già alla famiglia 
Tridi di Torno, dai quali fìi .donata alla parrocchiale di S. Tecla. — La chiesa, 
nel suo insieme, venne sformata con ristauri che si debbono al xvn secolo, 
però conserva sulla facciata prospettante il lago una bella porta in marmo con 
colonne scanalate e bassorilievi, costrutta nel 1480; un grande e ben intagliato 
rosone, una corniciatura in cotto, lesene di pietra, il tutto in beirarmonia archi- 
tettonica. — Fu consacrata ,ma ignorasi r anno e il vescovo consacratore ; se 
ne celebra r anniversaria commemorazione ai 13 d* aprile (visita Bonesana, 
anno 1703). 



■^ 145 — 

dextram est ianuae maioris. Caret sacrario; cuius vicem sup- 
plet scrinium sive armarium muro inclusum, ubi asservantur 
paramenta, calices et id genus alia prò sufficienti usu Ecclesise 
sive oratorij, uti ex inventario appare! Supra ianuam maiorem 
sunt duo arcus cum unica campana (*). 

Hinc ad alium iactum sclopi est Ecclesia S.cti ioannis ^ipuiiJf""** 
Baptist» decollati elegans, ampia et laqueata cum pavimento 
ex nigro lapide quadrato. Altare maius tabulam habet cum 
diversis imaginibus ligneis pictura et auro ornatis, gradus 
lapideos per quos ascenditur, et septa marmorea, et infra 
chorum, marmoribus diversi coloris stratum, et cancellis ferreis 
prfficinctum. A tergo altaris scala, ad quam habet clavem 
sacellanus, ducit in altum ad locum, in quo est magna arca 
sex diversis clavibus munita, quas totidem oppidani custodiunt, 
ubi devote asservatur in quadam insigni cruce argentea 
deaurata, valoris ducentorum quinquaginta aurorum, perlucido 
cristallo inclusus unus ex clavis, quibus D.^^s Noster Jesus 
Christus cruci afflxus est, et populo undique confluenti, vene- 
rabundo et adoranti visendus proponi solet ordinarie diebus 
nativitatis et decollationis S.^ti Ioannis Bap.tae, S.^ti Ioannis 
Evangèlistse, magnsB ferise sextae, et pridie Divae Virginis 
Assumptae, et alias etiam incidente àlicuius primatis occasione, 
aut alterius dignae personae, et praevia licentia Episcopi in 
scriptis obtenta. In qua etiam arca est alia capsula continens 



La tela del Passeri sovraccennata serviva da pala d^altare nella cappella 
deU*AB8unzione, sopra descritta dal Ninguarda. Bi lo indica abbastanza chia- 
ramente, scrivendo che quell'altare tctbulam oontinet cum diversis imaginUms 
varie plctis et incmratis, caratteri questi propri dei lavori del Passeri, massime 
le sovrabbondanti dorature dei nimbi e dei vestiti, che tolgono di bellezza e di 
grazia alle sue figure. Un altro argomento fortissimo lo si ricava dall'essere 
stata quella cappella di padronato Tridi. Forse, nei ristauri, con cui nel xvn se- 
colo venne sformata la chiesa di S. Tecla, la pala d'altare del Passeri fu tolta 
di là dai medesimi patroni e trasportata altrove; è un fatto che al tempi di Gio. 
Battista Qiovio (v. opera citata) il quadro era posseduto dal noto don Fulvio 
Tridi; passò in seguito in eredità ai Giovio-Tridi, ed ora è proprietà della 
signora contessa Dattili-Lambertenghi, la quale la conserva in Como nella sua 
casa, che già faceva parte del palazzo Giovio. 

(1) La chiesa di S. Croce, détta anche di S. Marta, per la confraternita di 
tal santa ivi istituita, è ora chiusa; ma tuttavia è adornata di un buon a fresco 
dipintovi nel 1566 da Francesco de Guaìtis. Ài 18 di gennaio del 1793 si proce- 
dette alla vendita della chiesa di S. Croce in Torno, per terminare il campanile 
deUa parrocchiale. (V. Periodico di questa Società Storica Comense, voi. Il, 
pag. 316). 

Race. Stor. - Voi. 11. 10 



— 146 — 

integram tibiam cum crure, genu ac pede cum digitis et un- 
guibus unius ex Sanctis Innocentibus, quae similiter in magna 
populi veneratione est Ante altare, ad maiorem sacrarum 
reliquiarum hanorem et reverentiam, lampas perpetuo lumine 
ardet et diebus solemnibus tria luminaria adhibentur. 

A latere Evangelij est aliud altare celi» fornicat© et co- 
lumnatae inclusum, Nativitati Divaa Virginis sacratum et can- 
cellis ferreis munitum cum, tabula diversorum Sanctorum 
imagines habente, in quo erecta est confraternitas SS.diì Ro- 
sarij. A latere Epistolse est e regione aliud altare, celi® 
similiter fornicatse et columnatae inclusum, cancellis ferrei g 
praecinctum, et S.*^^ Bartholomaeo dicatum cum tabula pietà e* 
inaurata. Prope altare SS.n^^Rosarij est ostium ad sacrarium 
paramentis, calicibus et alia supellectile satis instructum cum 
lavacro et oratorio, ut constat ex inventario. lanusB Ecclesi» 
quatuor sunt cum fontibus lapideis prò aqua benedicta; a 
fronte duae, quarum maior marmorea et elegans, et minor a 
latere est Evangelij, et alisB duae laterales. Turris campanaria 
est a latere Epistola, angulo prope ianuam maiorem existenti 
coniuncta, eminens, quadrata et in acumen terminans cum 
duabus campanis, ostium turris est extra templum. A tergo 
altaris maioris est cosmeterium ubi sepellìuntur defuncti, et 
a latere Evangelij aliud muro septum cum pluribus sepulchris 
prisco more fornicatis et duabus ianuis. Cumque oppidum 
ipsum sit satis amplum, et demos per dorsum mentis sparsas 
habeat, atque a parochiali in littore posita remotas, maioris 
commoditatis causa concessum et erectum est in hac Ecclesia 
aliud baptisterium prò usu ac necessitate infantium, quod ad 
dextram ianuse maioris in angulo constituerunt ex marmore 
ad formam communem cum fastigio ligneo et tegmine serico 
diversorum colorum ambiente. Adest etiam confessionale de^ 
center accommodatum. Alitur sumptibus Universitatis proprius 
capellanus, qui huius Ecclesiae curam gerit, et domum turri 
campanari» annexam ìnhabitat (a). 



(1) Nella chiesa di S. Giovanni, bel monumento del secolo xn sopra stile 
lombardo, a grandi archi, ristaurati nel 1494, si conserva un chiodo che credesi 
abbia appartenuto alla croce del Redentore, Di rimarchevole vi si vede una pila 



— 147 — 

In vertice oppidi reperitur sacellum S.©*» Catharinae Mar- 
tyris sine tecto, et muris rusticanis, apparet tamen ex certis 
signis faisse sacratum; extant enìm prope ianuam vas lapideum 
in muro, quod alias prò usu aquae benedictse deserviebat; 
parvum altare loco non decenti ac nudo, quod fuit propha- 
natum ac destructum, et turris parva sine campanis. Prae- 
ceptum est ob id ut de novo restituatur, aut omnino diruatur, 
relieta cruce prò signo, et materia ad aliorum piorum loco- 
rum usum translata. Habet in proventibus annuis libras viginti 
novem imperiales, quse parocho ad Sanctam Teclam sol- 
vuntur (4). 

Sesquimilliari citra oppidum Turni, in littore est locus 
Parlasca nuncupatus cum aliquot domibus et hortis, conflciens 
septem focos, animas 30, et 17 communicantes ; cuius Eccle- 
Siam beneficiatam S.^ti Georgi j Martyris obtinet Alexander 
Sala presbiter Bergomensis, qui licet inde percipiat annuatim 
quinquaginta libras imperiales, non tamen in ea sacrum fieri 
curat, sed incolarum eleemosinis aliquando célebratur. Ecclesia 
parva est cum pavimento et tecto simplici; altare sub testu- 



Saeellam S. Catha 
rime martyrii prof 



Bcel. S. GeorgiJ mar- 
tyria ParUao». 



deiracqaa santa, lavoro antichissimo, che qui, meglio d'ogni altro, caratterizza 
il gusto e il disegno delPepoca lombarda ; antichi a freschi e varì arazzi delle 
vecchie manifatture tornasche. Sulla fronte questa chiesa ha una magnifica 
porta in marmo, finamente intagliata e ricca di statue, busti e bassorilievi, 
opera di grande pregio artistico. La piazza che vi si apre innanzi, di regolare 
forma ed attorniata di case di civile aspetto, è ombreggiata da grosse ed annose 
piante, che contribuiscono alla singolarità ed al pittoresco aspetto del luogo. 
Tanto questa chiesa di S. Qiovanni, quanto quella di S. Tecla, si trovano no- 
minate in un privilegio di Innocenzo III nel 1208. La chiesa di S. Giovanni Bat- 
tista venne dal Borsieri giudicata fattura dei tempi di Giustiniano, poiché a* suoi 
giorni vi si conservavano due epitaft cristiani di quell'epoca. Anche questa 
doppia iscrizione cristiana, su di una sola tavola di marmo, fu tolta dalla chiesa 
di S. Giovanni Battista dai Tridi ; ora, per elargizione del conte Francesco Giovio, 
è nel Museo comunale di Como. Hawene in S. Giovanni una copia, ma non del 
tatto corretta. — Sulla cresta del primo giogo, cui dietro più alti ne sorgono 
altri, vedonsi una chiesetta ed i vestigi e le ruine di Monte Piatto, dove vi aveva 
convento di monache a S. Lisabetta dedicato, e le ultime abitatrici d' esso si 
recarono al santuario della Madonna sopra Varese. Era già stato eletto il 
chiostro di Monte Piatto, ce lo narra il Borsieri, come atto a rappresentare i 
luoghi santi di Gerusalemme, ma la riforma fatta nei Minori Osservanti, inter- 
ruppe i disegni, che si volsero al monte di Varallo, e perdette quindi il Lario 
nostro una si bella occasione di concorso. La chiesa ed il convento di Monte 
Piatto non son descritti in questa visita del Ninguarda, perchè erano sotto la 
giurisdisione dell'abate di S. Ambrogio in Milano. 

(1) Di quésto oratorio non rimangono oggigiorno vestigi. Molte altre 
chiese Torno possedeva nel medioevo, che dal tempo, dalle guerre e dagli 
incendi vennero distrutte. 



•^ 148 - 

dine cnm non sit sacratum, utuntur ad celebrationem portatili 
marmoreo, habet cancellos ligneos, et tabulam diversorum 
Sanctorum pictura et auro elegantem ; pai*amenta Ecclesì» et 
calices prò sufficienti usu, ut apparet ex inventario, area custo- 
diuntur. In fronte Ecclesiae est imago S.^u Georgij et super 
muro turricula cum parva campana fraeta (0. 
B«fL parochiaUi Hinc sesQuialtoro milliari versus civitatem in littore est 
epimaohi Bie^u. pagus Blevij conflciens focos 80, animas 400 et communi- 
cantes 280, cuius parochialis Sanctorum Gordiani et Epimaci 
Martyrum pavimento ac tecto simpliei est satis accommodata 
cum imaginibus patronorum in muro a fronte depictis, supra 
altare maius, cellae fornicata inclusum cancellis ligneis prss- 
cinctum et SS.<^^^ patronis dicatum, est tabernaculum deauratum 
cum pixide semiargentea inaurata prò Sacrosanct» Eucha- 
ristise custodia, et lampade accensa. 

A latore Evangelij prope ianuam Ecclesise est baptiste- 
r^um marmoreum debite accommodatum, cum aqua baptismali, 
chrismate et eleo cathecumenorum, et prope cancellos altaris 
maioris confessionale. 

A latere Epistolaa est altare SS."^^ Oruciflxi Eeclesiae for- 
nicate inclusum, et baptisterio adversum cum cancellis, et 
prope maius altare sacrarium cum ostie intra cancellos ver- 
gente paramentis et alia supellectile sufflcienter provisum, 
prout in inventario, et ad ianuam fons lapideus aquas bene- 
dictaa. Turris cum duabus campanis quadrata est, et aliquan- 
tulum emiàens. 

Ante Ecclesiam est ccBmeterium cum duabus cellulis, ubi 



(1) Mi piace qui riportare la descrizione ohe di questo oratorio di 8. Giorgio 
in Perlasea se ne fa nella Visita Bonestma del 1703: Or(Uorium antiqtUB et 
rudis structuros iustOB metgnitiuiinis sub laqueari variis tabularum traomi- 
nilms ruditer tacciato, panimentatum ex GemerUo, iUunUnatum ex unica 
fenestra, cui si apporuUur tellare et olaudantur ottioia fUU olfscunssimus 
career. Paries a dextris ingressìis omnino deturpatus ex nimia humiditate, 
qtuB provenit ex massa terree foris secus adiacente. Una habet oapellam ligneis 
septam cancellis in fronte sub magno Utqueari. Altare in ea Ugneum habet 
iconem exibenXem in tabulis pariter ligneis depietas imagines B. Maria Vir- 
ginis cum puerulo lesu, a dextris imaginem S, Qeorgii, a sinistris S. Niedbaé 
Episcopi, Non haX}et sacristiam. guest* oratorio di S. Giorgio di Perlasea venne 
modernamente ricostratto e dipinto. 



- 149 - 

sepelliuntor defuncti, et Ecolesi» annexsd sunt aedes parochi 
cum horto (0- 

Spargitur h»c parochia per iugam mentis et ad ripam 
sesquialtero milliari extensa, parochiam S.c^ Antonini, ad su- 
bnrbium S.^ Augustini pertinentem, attingit in loco ad Peces 
nuncupato. 

Ab hoc termino, lacu cum civitate ad dextram manente, ^.aSSSSbSS 
et via per montem facta ad sesquialterum miniare, reperitur 
villa Brunati in vertice mentis a civitate duobus milliaribus 
distans, difficili et arduo itinere, et focos 40, animas 300 et 
communicantes 200 conflciens; cuius parochialis, S.^^ Andrene 
Apostolo dicata, monasterium monialium ordinis S. Augustini 
habet annexum, et alias parochiali comensi ad Sfi^^^oa pidelem 
fuisse unita didtur. Maius altare sub testudine cum duobus 



naU. 



(1) Incerto è ranno deirerezione della parrocchia di Blevio, pare però non 
sia più antica del XVI secolo. La chiesa parrocchiale sotto il titolo dei santi 
Gordiano ed Epimaco, detta volgarmente la chiesa nuova, veniva, per ispon- 
tanee e pie prestazioni ed offerte, innalzata in riva al lago, sopra un^antichis- 
sima chiesuola, negli anni 1700, 1761, 1762. Buono ne ò il disegno a crdce latina 
d* ordine semplice, però eseguito assai male; era ricchissima di stucchi e di 
pitture a fìresco, ma sotto il parroco Boldrini, senza troppo discernimento, 
tutto si distrusse, per darle in vece la più meschina e brutta imbiancatura, 
cosicohò nella primavera del 1878 si stimò necessario di procedere al totale 
riabbellimento della chiesa stessa. La statua di S. Giuseppe, neirancona di marmi 
bellissimi deU^altar maggiore, ò lavoro dello stabilimento Morera di Novara. 
Nelle pareti laterali del coro ammlransi dei quadri di buoni pennelli. Nel lato 
deU^Bvangelo vedesi una grandiosissima tela, sulla quale in alto è dipinta 
Maria Santissima col Bambino Gesù, che accogliendo le suppliche di due Santi 
che stanno al basso, sembra rivolgere rocchio pietoso sopra di un paesaggio. 
Questo quadro trovavasi per lo passato suU'altare maggiore, e per la sua spro- 
porzionata grandezza ne copriva tutto il bello deirancona. È uno dei migliori 
lavori del celebre pittore Roberto Langer da Monaco, eseguito^per qualche 
grandiosa chiesa di Germania, e per contese colà insorte, donato a questa 
nostra chiesa parrocchiale Tanno 1817. Dal lato dell* epistola attrae lo sguardo 
dei periti nell*arte pittorica un quadro rappresentante al naturale la Visitazione. 
È reputato per uno dei più buoni lavori del Panfilo detto il Nuvolone. 11 tempo 
lo guastò, la stoltezza dell'uomo, sul principiare di questo secolo, per adat- 
tarlo alla cornice» lo ritagUÒ barbarescamente, rendendolo monco ne* piedi. 
Suiraltare laterale a destra, detto del Crocifisso, venerasi una bella imagine 
di Cristo morente in croce, a pie della quale stanno la Vergine addolorata, il 
discepolo prediletto e la Maddalena. È lavoro di Giuseppe Schindler professore 
dell'Accademia di Vienna. Nella cappella della Madonna Taltare in marmo 
bianco, stile gotico tendente al moresco, con ai lati due angeli dell* Argenti, e 
colla porticina del tabernacolo di agata di Sicilia, è dono della famiglia De- 
Napoli; la statua della Vergine, in marmo di Carrara, squisitissima opera 
d*arte d'ignoto autore, era già nella villa del Troubetskoi, a cui fa donata dal 
maresciallo Niel. — Nella frazione di Sorto sorge 1* unica chiesa figliale di 
S. Maria Injmacolata, di recentissima costruzione. Bella ne è la facciata. Pos- 
siede un buonissimo dipiato con ricca cornice rappresentante S. Cecilia ; è buona 
copia del Reni. Ha pure un quadro del sacro cuore di Gesù di valente pennello. 



— 150 — 

oratorijs, cancellis ligneis et tabula complurium Sanctorum 
imaginibus pietà et inaurata, continet tabernaculum pictum et 
deauratum cum panno serico viridi ambiente, et pixide semiar- 
gentea inaurata prò Sacrosancta Euchai*istia. 

A latore Epistolae sub fornice pietà est altare Divae Vir- 
ginis minime saeratum cum tabula pietà et inaurata ae um- 
bella, caret cancellis ob incommoditatem, cum nimis propin- 
quam habeat fenestram cum clathris ferreis, quae monialibus 
in confessione audiendis et communicandis desservit, et ad 
oratorium vergit unde sacrse missde elevatio prospicitur, et in 
quo paramenta Ecclesi» custodiri seleni 

A latore Evangeli] e regione dicti altaris est parvum 
altai*e S.^^^ Augustini non saeratum et sino cancellis, cuius 
imago pietà in muro tabulae loco cernitur, et lieet sit deeenter 
ornatum, interdietum est tamen a missae celebratione, ob debitae 
magnitudinis defectum. 

Intra ianuam, quse unica est, a sinistris baptisterium mar- 
moreum tectum et cancellis ligneis cinctum aquam baptisma- 
lem et vascula saerorum oleorum decenter inclusa habet, et 
a dextris fons marmoreus aquam benedictam continet, a qua 
etiam parte est rota ad supradictum oratorium sive sacrarium 
vergens, qua paramenta proferuntur. 

Ghorus monialium in alto a ianua inchoatus duas tertias 
partes EcclesiaB, quae parva est, occupai 

Ad sinistram, muro Ecclesise adiunetum, est coemeterium 
tectum et eonsecratum cum duobus magnis tumulis fornicatis, 
ubi defuneti sepelliuntur. 

Et quia hsBc villa ineolas habet adeo egenos ae pauperes, 
ut peculiarem parochum non possint suflacienter alere, per 
priorem monasterij S.ctì Donati fratrum tertij ordinis S.c^^Fran- 
cisci uno milliari distantis, aut aliquem alium dietorum fra- 
trum expositum, illis sacramenta administrantur, ed omni die 
feste missa celebratur, cum mercede annua 85 librarum im- 
perialium, quibus moniales lib. 51 de suo adiungunt prò sacro 
quotidiano (*). 



(1) La chiesa parrocchiale di Brunate, di libera collazione, è sotto il titolo 
di S. Andrea Apostolo. Quantunque in questa VisUa pwtoroHé del Ninguarda 



— 151 — 

Monasterium monialium, quae 38 sunt, est vetustum et •'Stf'^jST ""*' 
adeo confusum, ut vix monasterij formam referat, sed videatur 
quidam diversarum aedium acervus cum auditori) s male in- 



la si dica già parrocchiale, tuttavia, dal complesso, è chiaro che non era ancora 
propriamente eretta in parrocchia; ma, per la>ua!lontanan2a dalla città, vi 
esercitava la cura d'anime il priore dei frati terziari! di S. Francesco di S. Do- 
nato. La parrocchia, come si ò di già veduto nella nota sotto S.' Zenone di 
Monte Olimpino, fu eretta e dotata dal vescovo Lazzaro Garaiino nel 1654. E di 
ciò ne fa fede anche la lapide posta nella parete intema al lato destro della 
porta d' entrata, che dice: 

LAZARO CARAFINO 

EPISCOPO COMENSI 

QUOD 

PAR^TIAM INSTITUIT DOTAVITQUE 

MDCLIIII 

CAROLUS PBRTUS PRIMUS RECTOR 

ET INCOLiE 

PP. 

Fu consacrata dal vescovo Mugiasca neiranno 1779, come ce ne fa testimonianza 
la lapide posta airaltro lato deUa su menzionata, che dice: 

IO ANNI BAPTISTiB MUGIASCA 

EPISCOPO COMENSI 

QUOD 

ECCLESIAM ELEGANTER EXORNATAM 

SBXTO KALENDAS OCTOBRIS MDCCLXXIX 

CONSECRAVIT 

io: BAPTISTA PAROCHUS CAMINADA 

ET INCOLiE 

PP. 

È viva in Brunate la tradizione che qui sia venuta ad abitare per più anni una 
signora d'oltremente per nome Guglielma, costretta a partire da casa per do- 
mestica sventura. Nella chiesa vi ha un' imagine a fresco del 1486, che si deve 
ad Andrea Passeri di Torno, deturpata però da un poco pratico restauratore. 
La di lei vita si stampò *in Como Tanno 1642, coi tipi di Nicolò Caprani; fa 
scritta dal padre Andrea Ferrari milanese, priore del convento dei terziari! 
francescani di S. Donato e curato di Brunate. Al fianco destro sortendo, incastrata 
sulla muraglia della chiesa, vi ha una lapide in marmo bianco di Carrara, 
posta dal parroco Giovanni Bianchi de Gerardi, che la rammenta in un con 
altri santi, cosi concepita : 

SU QUESTO MONTE 

EBBE OSPITALE RICOVERO 

CONTRO L'IRA INGIUSTA DEL MARITO 

8. GUGLIELMA 

QUI VISSE 

E FECE TRANSITO AL CIELO 

LA B. MADDALENA ALBRICCI 

CI DIMORARONO 

IL B. ANTONIO DA S. GERMANO 

E S. BERNARDINO DA SIENA 

L' UMILE BRUNATE 

FU DETTO 
TERRA DI SANTI 



— 152 — 

structis, cellulis ac nonnuUis hortulis, de quo nihil pecu- 
liare dicendum yidetur, cum moniales brevi ad monasterium 
S.^^^ luliani, quod in suburbio prope mcBuia civitatis accomo- 
dari faciunt, sint transferendae (*). 
Eceu s. uauriu). Supra Bruuatum sesquimilliari ad sinistram in culmine 
mentis est Ecclesia parva campestris fornicata S.^^ Mauritij, 
et in ea unicum altare non consecratum cum tabula lignea. 



Dopo il Passeri lavorò in Branate Giampaolo Kecchi^ pittarando nella chiesa 
le tre pareti del coro. L'inclemenza dei venti freddi e specialmente Tumidità* 
essendo Tacqua di frequente sbattuta sui muri, rovinò e fece scomparire affatto 
le pitture delle pareti a destra e sinistra del coro; resta solo quella a tergo 
con persone al naturale, raffiguranti r Annunziata; bella è la Vergine, ma 
bellissimo è Tangelo, e finito con accuratezza somma. Nel vólto, in una medaglia, 
vi sono S. Andrea e S. Maurizio patroni del paese, ed in altre piccole medaglie 
S. Ignazio da Loiola, S. Vincenzo Ferreri e la B. Maddalena Albricci. Neir ar- 
chivio parrocchiale, colla data del 1682 ai Ì6 di febbraio, si trova la nota dei 
denari sborsati per tale pittura, come pure un altro confesso del 6 giugno 
deiristesso anno ci rende edotti che un nipote del Recchi, di nome Rafaele, 
dipinse con lui nella chiesa di S. Andrea. Nel 1890, per prestazione gratuita 
deiring. Antonio Monti, anche nei resto della chiesa, che prima era sotto soffitto, 
fu gettato il vòlto diviso in due grandi archi, e nella primavera ed estate dello 
stesso anno fu tutta dipinta dal pittore Gennaro da Palestrìna di Milano. Son 
due grandi medaglie nel vòlto; la prima raffigurante S. Maurizio, che con un 
ginocchio piegato a terra riceve da un angelo la palmtt; la seconda S. Guglielma 
trasportata da un angelo in cielo. Nelle lunette degli archivolti son pure quattro 
medaglie, due per parte. Verso settentrione la fondazione del convento di Bru- 
nate, e la Beata Maddalena Albricci, che da un albero coperto di neve nel cuor 
del verno, miracolosamente coglie ciliege mature. Verso oriente un altro mi- 
racolo strepitoso, poiché le monache mancanti di viveri, si vedono comparire 
alla porta del convento ogni sorta di ben di Dio, e S. Guglielma che benedice 
un fanciullo ammalato e gli rende con ciò la prìstina sanità. Le pitture. certo 
non possono stare a paragone di quelle del coro sopra descritte, tuttavia gli 
scorci del vòlto sarebbero buoni, se Tesecuzione deir insieme fosse stata più 
accurata. La chiesa di Brunate è ricca di sacri arredi, possiede un organo 
eccellente della fabbrica Prestinari ed un grandioso concerto di campane (1838) 
delizia del villico, che si compiace ascoltarlo molto lontano. 

(1) Intorno al monastero delle Agostiniane di Brunate, che nell'anno 1504, 
come si è già altrove annotato, fU^ono trasferite in Como a S. Giuliano, ecco 
quanto scrive Basilio Parravicino nelle sue Memorie Storiche (in Periodico di 
questa Società Storica Comense, voi. Ili, fase. IV, pag. 246) : « Maddalena Alberici 
figlia di Nicolò nobile comasco, dovendosi' monacare sen'andò a Brunate, 
là dove alcune donne di santa vita avevano molt'anni pria edificato un mona- 
stero come piacque a Nicolò V, in una sua Bolla data in Roma Tanno 1445; 
non come senza verità si persuade il Porcacchi. Quivi operò molti miracoli, ed 
ottenne da Pio II alcuni privilegi intorno all'aumento del suo monistero. Mercè 
di lei si fece il convento della SS. Trinità in Como, e molti peccatori si con- 
vertirono a Dio. Mori a di 13 maggio circa gli anni del Signore 1400 ». — E lo 
stesso (ivi, pag. 253) : « L' istromento deUa separazione delle monache della 
SS. Trinità da quelle di Brunate fu rogato per Antonio Stopani notaro pub- 
blico di Como Tanno 1459 Ind. 7 lovis agli 5 d*aprile ». — Chi bramasse avere 
più diffuse notizie sulTorigine del monastero e sulla vita della B. Maddalena 
Albricci consulti il Tatti, Martirologio, pag. 183 in fine e 184 ; Annali sacri. III Deca, 
pagg. 81-82 n. 11, pag. 231 n. 13, pag. 319 n. 65, pag. 337 n. 102, e il Borsieri nella 
Vita delVAWrHcci (Como, 1^24, Arcione). 



- 153- 

cui affix» 8unt oomplu^es tabula» votiva z»: dusibas cimde- 
labris ferreis, pendili et mappa tectum, et canioellis ligneis 
septum, mauet semper clausa propter bruta, et a viatoribus 
ad fenestram» caficellis ferreis munitam, preces effundi possunt 
et introspici, sacrum in ea fit seQundo tantum festa resur- 
rectionis Domini {}). 

Non longe ab hac Eoclesia est magna Crux bractea super- 
ducta et S.<^^ Maoritiij nuncupata, qua a multis devotionis 
causa ijEtvisitur. 

Uno millìari a Brunate ad dextx^am. por iugum est villa. 'S^'^j^f^tiu 
Civiliij conficiens 30. focos, aiiimas220 et communicantes 140, .tori^^mJ^iX. 

ordinli S. Auga* 

cuius parochialis S»<2^ Thomae» Apostoli, m^diocri magnitudine. •^^^ 
distat a villa,, in qua parochi eedes sit^s sunt» sqlopi iactu, 
campo frumentario interiacent^i et habet. annexum monaste- 
rium monialium ordjnis S.^^^ Augustinì; altare maius^ cancellis 
ligneis prsscinctum sub testudine pietà, oontinet tabernaculum 
deauratum et pictum cum pijude semiargentea, prò usu Sacro- 
sanctse Synaxis, tabulse loco sunt in pariete depictes com- 
plures Sanctorum imagines. 

A latore Evangelij est altare ss.ctopum Micbaelis, Vincentij 
Gonfessoris, ac Nicolai de ToUentino decenter ornatum, et 
cancellis septum, 

A latore Epistolae est altare Div« Virginìs, et SS.«^"»™ Ah- 
tonij ac Brigida satis instructum et cancellis praemunitum. 

Chorus monialium parum eminens supra terram. ad dieta, 
duo altaria lateralia usque pertingit, ex quo per canaellos 
ferreos, qui tela nigra obducuntur, sacr» miss» elevatio con- 
spicitur, cumque sint cancelli simpUces, rari et loco depresso, 
ad evitandum periculum melius erit providendum. 

lanua maior Ecclesi» cum imagine pietà S.o^i Thomae 
Apostoli a fronte est, minor lateralis ad magnum coemeterium 
instar sacelli tectum et clausum vergit, in quo sunt duo se^ 

(1) Oratorio posto sui monti di S. Maurino e sotto il titolo di quel santo 
martire, li santo a cavallo sulla facciata ò pittura del Rinaldi di Tremona 
Canton Ticino. È un bel dipinto nel complesso, ma quel volto troppo ftiovineito 
non esprime alcun che di marziale e ha piuttosto r aria di una fanciulla. Pu. 
fjlUto colle oblazioni di alcuni terrieri. À un peccato cbe il gelo del verno lo 
scrosti continufimente, e che sia. fatto segno agli, sfregi dei monelli e degU 
insipienti, che si recano lassù. 



- 154 — 

pulchra prò defunctis loci, et aliud in Ecclesia. Inter dictas 
ianuas est fenestella orate ferrea et ligneo ostiolo munita 
prò sacra communione monialium, et prope, rota ad exponenda 
utensilia Ecclesia. Intra ianuam maiorem ad sinistram in 
angulo habent baptisterium lapideum cum fastigio ligneo et 
umbella rubea cancellis ligneis cinctum. Olea sacra stanneis 
vasculis inclusa custodiuntur in quadam fenestella, ubi alias 
Sacrosancta Eucharistia asservari solebat. Prope baptisterium 
est confessionale, et ad dextram ianuae maioris fons lapideus 
aquad benedict». A latore Epistolse est sacrarium cum ostio 
vergente intra cancellos altaris maioris, ubi, seorsum a mo- 
nialium supellectile, ecclesiastica asservanturparamenta homi- 
num loci sumptu comparata, et in inventarium relata. 

Parochus ob sacramentorum administrationem et missae 
festivaa celebrationem prò laicìs habet proprios redditus in 
tritico, castaneis, vino, nummis, idque genus alijs certis et 
incertis, quibus moniales prò sacro quotidiano addunt 65 libras 
imperiales. 

Monialium, qu» sunt circiter 30, flediflcia magnae domus 
potius quam monasterij formam praeseferunt, nec quidquam 
singulare habent, praeter auditorium de novo constructum, 
conclave magnum prò hospitibus, aliquot cubicula nova et 
amplum hortum; caetera confusa et vetustate confecta sunt, 
quorum descriptionem consulto pr»terimus, quod moniales 
ex mandato apostolico ad civitatem aut eius suburbia brevi 
transferentur Q). 



(1) L*antica chiesa parrocchiale di Oiviglio, annessa al monastero, più non 
esiste, ed il convento delle monache di S. Tomaso ora è convertito in abitazione 
di coloni, ne ritiene però tuttora il nome. Chi volesse avere diffuse notizie sul- 
Torigine di quella chiesa e monastero, non ha che a consultare il Tatti : AnruUi 
sctert, ni Deca, pag. 4 n. 3 e pag. 6 n. 5. Le monache Agostiniane di S. Tomaso, 
come ho già notato altrove, sul finire del XVI secolo furono chiamate da Marco 
Gallio commendatore dell'abazia di S. Abondio ad abitare quel fabbricato, ove 
durarono a starvi fino aUa soppressione degli ordini monastici. L'attuale chiesa 
parrocchiale di Civiglio fU eretta circa Tanno 1638 e consacrata dal Carafino ai 
t novembre del IMI. Nel coro, al lati dell'altare maggiore, sonvi pitture di nessun 
pregio, e sarebbe meglio venissero coperte d' imbiancatura. Nessun oggetto 
artistico di gran valore possiede la chiesa, ma solo un ricco paramento in oro, 
che, giusta la tradizione, servi per l' incoronazione d'un re di Francia, di molto 
pregio ; come sia stato portato lassù e da chi donato a quella chiesa, nessuno lo 
sa dire. Un quadro in basso rilievo, posto all' aitar maggiore, rappresentante 
l'apparizione del Salvatore risorto agli Apostoli, è pure molto stimato. Ora 



- 155 - 

Hinc ad unum miniare est villa Ponzatia conficiens focos 26, "^^bSKSSpÒÌ'- 
animas 230 et communicantes 150, cuìus parochialis S.^^ Bri- ''^^** 
gidffi dicatà, est in media cum aedibus annexis et horto prò 
parocho, qui ex bonis stabilibus ultra primitias coUigit triticum, 
vinum, castaneas et nummos prò sufficienti usu. Ecclesia est 
mediocri magnitudine et laqueata; altare celi» fornicatsa et 
pict» inclusum et cancellis ligneis praecinctum, habet in pariete 
loco tabul» complures SS.<5torum imagines depictas, et supra 
tabernaculum ligneum inauratum et pictum cum pixide semiar- 
gentea prò SS.m» EucharistiaB usu et custodia. Extra cancellos 
altaris a latore Epistolae in angulo est baptisterium lapideum 
bipertitum cum fastigio ligneo, continens aquam baptismalem 
et olea sacra in vasculis stanneis. Ab eodem latore est etiam 
ianua ad sacrarium sufficienti paramentorum et supellectilis 
apparatu provisum, ut inventarium docet. Supra ianuam 
maiorem a fronte est imago pietà B."»» Virginis Mari», prope 
minorem lateralem est confessionale, et intra maiorem a 
sinistris, in angulo, turris cum duabus campanis. Extra Eccle- 
siam a duabus partibus habent coemeterium tectum instar 
porticus cum duobus sepulchris prò defunctis (*). 

Hinc ad aliud milliare est villa Solzagi cum parochiali bm\. v^*^^ 
S. Sylvestri coniuncta cum parochiali S.^t» Martini de Taber- "**• 
nario, qu» vili» inter se distant sesquimilliari, et quia domus 
parochialis est prope Ecclesiam S.^^i Martini, fit ut in ea 
tantum Sacrosanct» Eucharisti» Sacramentum asservetur et 
baptisterium, adeo ut panca de parochiali S.<^^ Sylvestri dicenda 



Civiglio ba dae oratorìi. L*ano sui monti, dedicato a S. Nicola da Tolentino ; lungo 
la strada cbe mette a quest'oratorio* la pietà dei terrieri yi ha eretto, nel 1856, 
la Via Crucis, in tante cappellette, con analogo dipinto, fatto dal pittore Rinaldi 
di Tremona Cantone Ticino ; alcune stazioni meritano stima. L'altro oratorio, de- 
dicato a S. Antonio da Padova, fa fondato e dotato dalla signora Maria Noseda^ 
Belloni. L'attuale casa parrocchiale, con bel giardino, fu fabbricata Tanno 1853. 
I libri battesimali cominciano dal 1573. 

(1) La chiesa parrocchiale di S. Brigida di Ponzate è di nomina comuni* 
tatiTa. Fu eretta prima del 1400; ma non si conosce precisamente la data di 
sua fondazione. Fu consacrata dal vescovo Mugiasca V anno 1779 ai 21 di set- 
tembre. Fra i vari quadri che fregiano le pareti della chiesa, si nota special- 
mente queUo che rappresenta la morte del glorioso patriarca 8. Giuseppe, cer- 
tamente lavoro di un distinto pennello, il cui autore si ignora. Ponzate ha due 
oratorìi: l*uno di S. Ippolito martire, posto in Casina, istituito e fondato da 
mons. Turconi Ippolito nel 1059, ora proprietà dei nobili Crivelli; Taltro di 
padronato comunale, sotto U titolo deir Addolorata. La parrocchiale poi è for* 
nita d'arredi sacerdotali antichi pregevolissimi. 



s, 
Tabernarioi 



— 166 — 

oceurrant Est parva cum pavimento, ae laqueata, et altare a 
ligneis cancellis septum sub testudine pietà, mappis, pendili 
et aliter satis instructum, habent calicem, missale et para- 
menta necessaria, ut ex inventario colligi potest. Intra ianuam 
maiorem est in alto chonis ligneus maiori virorum commo- 
ditati deserviens, ad quem ligneis gradibus ascenditur, et 
humi, in muro vas lapideum prò aqua benedicta; ianua late- 
ralis ad codmeterium ducit, ubi sepelliuntur defuncti. Supra 
murum, EcclesiaB coemeterium contìngentem, est parvula cam- 
pana sub arcu (}). 
!^iKJSS^J Ecclesia S. Martini de Tabemario instaùi'atione opus 
habet, cum non sit satis capax, nec pavimento, muris et tecto 
commoda. Altare sub testudine piota parvum, sine tabula et 
simplex, mappis tamen et pendili satis convenienter instructum, 
et ligneis cancellis prsecinctum, tabemaculum habet pictum 
et inauratum cum pixide semiargentea prò Sanctissimo Sa- 
cramento. 

Extra cancellos altaris in latore Evangeli]', prope ianuam 
lateralem, baptisterium lapideum est cum fastigio ligneo in- 
cumbente, et aquam baptismalem, atque elea sacra vaseulis 
stanneìs inclusa tegente, et prope est suggestum prò concio- 
natore. Intra ianuam maiorem in alto pendet chorus ligneus, 
ad quem ligneis gradibus ascenditur, ad audienda Divina prò 
virorum usu, qui cum sit valde deformis et male compositus, 
indictum est in visitatione ut in meliorem formam restituatur, 
aut omnino amoveatur ; prope chorum est turris cum duabus 
campanis, et prope ianuam fons aquae benedìcto. In parietibus 
lateralibus fenestrae adeo angustie sunt, ut Ecclesiam adeo 



(1) L'attuale chiesa parrocchiale di Solzago fu eretta nel 1647 daU' abate 
Benedetto Volpi, referendario di Sua Santità, compadrone . principale (a quel- 
r epoca) del Comune. Prima di detto tempo esisteva un piccolo oratorio, ove un 
sacerdote tutti i giorni festivi celebrava, i popolani ne' loro bisogni spirituali 
dipendevano dal parroco di Tavemerio. Tanto risulta, oltre che da questa 
Visita del Ninguarda, anche da un libro d'osservazioni che il sacerdote Oiu- 
seppe Lagomaggiore, già parroco di quella parrocchia, con somma diligenza 
compilava. La chiesa none consacrata. Attualmente, oltre la chiesa parrocchiale» 
vi sono due oratorii : uno alla Vanera, di ragione della nobile famiglia Greppi- 
Bassi; l'altro in Gilasca, nei monti, di proprietà della nobile famiglia Crivelli- 
Visconti. Il primo è dedicato a S. Francesco d' Assisi, il secondo sotto il titolo 
di s. Marco Evangelista. I libri dei morti cominciano coli' anno 16S1 ; i libri 
battesimali dal 1648. 



- 167 - 

obscuram efflciant Sacrario caret, calices tamen et paramenta 
descripta in inventario in »dibas parochialibus arcas inclusa 
custodiuntar. Ante ianuam maiorem est porticus cum doabus 
sepultnris prò coemeterio defunctorum, et sapra ianuam imago 
pietà S.<^^i Martini. Prope Ecclesiam sit® sunt sedes parocbiales, 
refectionis egentes, cum hortulo et vineto in propinquo. Uni- 
versa parochia Tabernatis et Solzagi conficit focos 71, ani- 
mas 600 et communicantes 260, utraque villa prò dimidio ; 
redditus parochiales ultra primitias oontinentur vino, castaneis, 
nucibus et pecunia; iurisdictio a sinistris attingit parocbiam 
Albesij sesquimilliari Tabernate distantis plebis Incinì Medio- 
lanensis diocesis in loco Sertolum nuncupato, ubi quaedam 
damus rusticana partim in territorio Tabernatis, partìmque 
in territorio Albesij contioetur, et a dextris terminatur cum 
plebe Zezii, in qua est. 

In territ<H*io Solzagi iactu sclopi a villa, in loco ad Rese- ^i^ì'pSf."*'"*'*'. 
garam nuncupato, ad sinistram vise, qua descenditur Cbmum, 
iaeet Ecclesia S.^^^ BaHholomeoi unita Abbatias S.<^^ luliani 
prope Gomumi vetustissima, quantum ex vestigijs ruinarum 
conijcere licet qusa tamen sedibus dirutts ac desertis temporis 
processu evasit campestris. Altare in cella fornicata constitutum 
nudum est, et cum mappa tantum, prò canoellis habet mumm, 
qui cellam ad instar chori claudit; tectum Ecclesias rustica* 
num, pai*tim extat adhuc, et partim non pridem ooncidisse 
creditur, quia in tempore provisum non est; pavimentum 
inaequaie et contritum est, muri prassertim a fronte, nisi brevi 
subveniator, ruin» proximi videntur; die patrocinij celebrantur 
in ea du» miss», altera a parocho, et a sacellario S.^^ luliani 
altera, a quibus cantantur etiam vesperae. 

Ad medium vi», qu» Solzago Tabernatem ducit, paulum 8«««u«» «• ^^w^o»- 
extra viam supra torrentem est parva Ecclesia, sive potius 
oratorium S.cto Feriolo dicatum, de novo et eleganter con- 
structum pijs fidelium devotionis gratia concurrentium elee- 
mosynis; altare non est sacratum et sino tabula, ligneis tamen 
cancellis cinctum, pendile et mappas habet, in quo interdum 
miss» votiv» super lapide portatili sacrato celebrantur. A tergo 
altaris interiecto pariete est sacellom vetustum fomicatum et 



- 158 — 

pictum cum parvo altari, in quo S.c** Perioli corpus sepultum 
creditur. Extra oratorium est alius locus muro tamen oratorij 
coniunctus cum fonte aqusd frigidse incluso, quo multi con- 
fluunt ac se abluunt, maxime ad abigendam scabiem. Ecclesia 
h9Bc caret campanis vase aquae benedict», nec est consecrata (i). 
^s.vrn<2Snìci! Tertio milliari Solzago ac Tabernate, et Como totidem 
milliaribus sed commodiori itinere, est Capiagum cum paro- 
chiali S.cti Vincentij Martyris, conflciens focos 47 ex parte 
sparsos, animas 364 et communicantes 180. Ecclesia est me- 
diocris cum pavimento ac tecto, et altare maius eiusdem tituli 
pendili ac mappis convenienter omatum et ligneis cancellis 
septum non exacta tamen magnitudine et sine tabula sub testu- 
dine pietà atque eleganti ; habet in pariete depictas complures 
SS.oroni imagines, tabernaculum, ex ligno picto inaurato ac 
panno serico rubeo subductum, continet pixidem semiargen- 
team inauratam prò SS."»» Sacramenti usu et custodia. Intra 
ianuam a sinistris est baptisterium marmoreum ligneo fastigio 
clausum sub tela rubea instar umbellae, complectens etiam 
sacra elea vasculis stanneis inclusa, et a dextris vas lapideum 
aquffi benedict». Ad medium Ecclesiaa a dextris est sacellum 
fomicatum novum et nondum dealbatum sine cancellis cum 
altari non consecrato sub nomine ac titulo B.>n» Virginis, 
mappis tamen ac pendili decenter omatum, et cum tabula 
pietà atque inaurata, in cuius medio est imago Dive Virginis; 
prope, hoc altare habet ostium turris cum duabus campanis, 
et prope altare maius in latore Epistolaa est ostium ad sacra- 
rium, ubi asservantur calices, paramenta et reliqua supellex 
Ecclesiaa in inventarium relata, et confessionale prope can- 
cellos altaris. Supra ianuam Ecclesiaa sunt imagines pictae 
SS.ctorum Laurentij ac Vincentij. Et licet in Ecclesia sint du» 



(l) La chiesa parrocchiale di Tavemerio, di collazione dei capi di famiglia, 
Al eretta, come pare, circa Tanno 1500, benché non si abbiano documenti, e fu 
consacrata il giorno di S. SiWestro papa, ma si ignora Tanno e il nome del 
▼escoTO consacratore. Attualmente le chiese flgUali sono: S. Feriolo martire, 
antichissimo oratorio, rifatto però a nuovo nel 1508; S. Fermo martire, fon- 
data da Teresa Mojana-Molteni ; S. Anna, chiesa già di diritto padronale dei 
marchesi Raimondi, eretta a spese della ta marchesa Raimondi donna Marianna 
Monticelli in Urago, ed ora di padronato Brambilla. La data dei registri pai^ 
rocchiaU incomincia ooU* anno 1600. 



- 159 — 

sepulturae prò usu defunctorum, habent tamen etiam extra in 
eundem usum coBmeterium Ecclesiae annexum. iEdes paro- 
chiales sunt propinqusB cum horto; redditus ultra primitias 
in diverso frumenti genere, pecunia et similibus recipiuntur. 
Territorium huius parochiae a sinistris contingit plebem 
Incini Mediolanensis Dìodcesis, et a dextris plebem Zezij, in 
qua sita est {*). 

Ultra Capiagum uno milliari ad dextram, flectendo versus ^•?*5^}t*"» 
suburbia portae turrianae, est villa Trecalli, Como sesquialtero 
milliari remota, cum parochiali SS.ctoram Apostolorum Petri 
ac Pauli, et quia haec parochia, seu villa est connexa cum 
parochiali S.^^ Antonini de Albate, ubi residet parochus 
utriusque EcclesiaB, in primis describemus parochialem Albatis, 
tum deinde parochialem Trecalli, quaa villse iunctim confl- 
ciunt focos circiter 50, animas 428 et communicantes 200. 

Parochialis S.^^ Antonini de Albate est satis capax cum "^.^^gs^d! 
pavimento et laqueata. Altare pendili ac mappa tectum et ^^^ 
cancellis cinctum, continet tabernaculum pictum atque inau- 
ratum cum pixide semiargentea Sacrosanctam Hostiam reci* 
piente cum lampade in alto accensa. Intra ianuam a sinistris 
in angulo baptisterio marmoreo bipertito cum operculo ligneo 
et ligneis cancellis circum aqua baptismalis et vascula stannea 
cum sacris oleis inclusa sunt, et a dextris est fons lapideus 
prò aqua benedicta. Similiter a latore Epistolse post altare 
est sacrarium cum oratorio calicibus etparamentis necessarijs, 
prout in inventario confecto videri potest Ab alia parte 
sacrario opposita est turris cum unica campana, et prope 
confessionale. Extra Ecclesiam muro laterali Epistolse annexum 
est coemoterium a tribus partibus muro obductum, ubi sepel- 
liuntur defuncti, sunt praaterea in Ecclesia duaB sepultur» 
fornicatae. 

ifides parochiales, Ecclesia^ contigu» et de novo restitutse, 



(1) La oHiesa parrocchiale di Capiago, sotto il titolo del ss. mm. Vincenzo 
ed Anastasio si cominciò a fabbricare nel 1630, e Ai consacrata ai 7 di settem- 
bre del 1854 da monsignor Lazzaro Caraflno. Attualmente sonvi nel territorio 
deUa parrocchia due oratori : Tuno, di S. Carlo, nella frazione chiamata Olmeda; 
r altro di proprietà della famiglia De-Orchi, oeUa frftzioae detta di CaateUetto. 



— 160 — 



Mool. oUm paro* 
«hlalU 8S.Petri 
•iPaaUTreMlU. 



Bgregram hortum bàbent annexnm; redditas diverso frumenti 
genere, castaneis, vino ac pecunia continentur. 

Parochialis Sanctorum Apostolorum Petrì ac Pauli Tre* 
calii sesquimilliftri Albate remota, et sapra viam iactu sagitt» 
sedificata, est mediocris cum pavimento et tocto. Altare minime 
consecratum 'Cum sacro lapide portatili tamen, ac decentibus 
pendili et mappis, et sine tabula sub testitudine piota, habet 
in pariete complures SS.<^^«^°^ imagines depictas, et ligneos 
cancellos circum, et ante pradet lampas. A latore Evangelij 
sacrario parvo inclusa sunt paramenta inventario notata, et 
turri unica campana, cuius ostìo valvas adhiberi mandatum 
est A fronte supra ianuam pictae sunt imagines Sa&ctorum Fa- 
tronorum. A latore Epistolse est oosmeterium muro clausum (0* 

Ultra Albatem sesquialtero milliari est villa Grandatis, 

220 et comunicantes 130, cuius 
parochialis erat alias campestris sub titulo Nativitatis BJ^^ Vir- 
ginia, et inoolis admodum incommoda et parum tuta; ob idque 



Eccl. paroohialii 

Ajpojtoh Gran, conficieus focos 34, animas 



(1) Dal principio di questo secolo Tantica chiesa dei ss. apostoli Pietro e 
Paolo di Trecalld c6«Bd di essere comparrocohiale e non è che figliale di quella 
di S. Antonino della terra d' Albate. S' ignora quando quesC ultima sia stata 
eretta, ma dalla struttura sua si hanno abbastanìsa motin a credere che non 
risalga più in là del seóolo XVI. Fu però, non è molto, ingrandita e quasi di 
nuovo riedificata per iniziativa del testé defunto parroco don Giovanni Cappi, 
nativo di Blevio, che per ben tÈ anni fli curato d' Albate. Vi aggiunse egli le due 
navate laterali in vòlta, di bella, solida e corrispondente architettura, e la tazza 
al di sopra della cappella dell* aitar maggiore, alta, leggera a mo' di cupola. 
Fu questa, neiranno 1S9S, tutta dipinta a fresco da un tal Tagliaferri Luigi di 
Lecco, pittore non ispregevole. Rappresenta una gloria. Neiràlto sta il Padre 
Etemo col Diviìì Verbo incarnato, sopra, tra runo e Taltro, lo Spirito santo in 
forma di colomba. Nel basso, da un lato S. Antonino protettore del paese, e 
dairaltro S. Gaetano Tiene compatrono, che su di una nube sono da alcuni 
angioU introdotti nella corte celeste. Tutto intorno una miriade di angioli, in 
vari atteggiamenti, fanno festa ai nuovi venuti. Bello è il dipinto, espressivi i 
voltif ben tratteggiate le persone e le vesti, indovinate le pose. Nei quattro 
«igoli degU archi che sostengono la tazza sono a fresco i quattro evangelisti 
coi loro simboU. Due grandi medaglie sulle pareti laterali rappresentano, l*una 
la Fede, Taltra la Speranza e la Carità. Sul vòlto della navata di mezzo sono 
altri più piccoli freschi. Tutte le menzionate sono opera del sopra nominato 
Tagliaferri, che, a vero dire, meriterebbe dessero più conosciuto ed apprezzato. 
L' aitar maggiore col tabernacolo ò di legno, tutto ad intagli finissimi, opera 
assai pregevole del seicento, e ai lati sul di dietro s* Innalzano due belle colonBe, 
pure di legno intarsiato, e coll*archÌtrave, che su di' queste si appoggia, for- 
mano rancona deiraltare. Deùtro v' ha un bel quadro raffigurante il guerriero 
S. Antonino con due angioU librati in alto che tengono sospesa sopra il suo 
capo una corona. Opera pregevole, a tinte forti, ma di soonoseiuto pennello. Fu 
maestrevolmente ritoccato, nel 1B92, dal bravo pittore Iteiha, nosti^ oonoittadine. 
I libri paitoccbiaU comihciaiio eolamente dal 170$. 



— 161 — 

illa dimissa, in pago ipso in Ecclesia S. Bartolomaei Apostoli 
de noTO ^estituta, cura animarum iam exercetur. HaBC est 
mediocris, pavimento strata et cum simplici tecto ; altare non 
est sacratum, celebratur alio adhibito lapide sacro, qui tamen, 
quia parvus, mutandus erit; habet tabulam pictam cum ima- 
gine Ghristi in medio, et ante tabulam tabernaculum ex Ugno 
depictum, in quo asservatur pixide semiargentea inaurata 
Sacramentum Eucharistiad, adest et prope crux argentea cum 
duobus angelis ex ligno inaurato a lateribus, ambiunt altare 
lignei cancelli, et supra pendet lampas accensa. Intra ianuam 
maiorem a sinistris baptisterium lapideum bipertitum cum 
fastigio ligneo, et umbella lignea alba, continet elea sacra in 
yasculis stanneis et aquam baptismalem. Ab alia parte, bapti- 
starlo adversa, est turrìs cum unica campana. Similiter adest 
arca, ubi reponuntur calices, paramenta et omnia necessaria 
ad usus EcclesisB, prout ex inventario constat, et confessionale 
ac vas aquae benedictse muro Infixum prope ianuam lateralem, 
qua aditus patet ad sedes parochiales de novo constructas 
cum duobus hortis, altero cedibus annexo, et altero vicino (4). 



(1) La chiesa parrocchiale di Orandate, sotto il titolo di S. Bartolomeo apo- 
stolo, Al edificata nel 1306 dai frateUi Qiacomo Giordano e Pagano Gaianori, 
come si rileva da una inscrizione in caratteri gotici paleografici, che attnal- 
mente si legge sulla parete della sagristia, vicino alla porticina che mette al 
presbitero, così concepita: 



li» in: NOMINE: DOMINI: MJ CCCVI- HEC; ECCL- 
-EXtA; BDIFIOATA: FVIT: IN: HONOREM? DOMINI? ET; BEATI- 
BARTOLOMEI': APOSTOLI: QVAM': BDIFICARI! FECERUNT- 
BT-; DOTAVERVNT: DOMINI; lACOBUS: lORDANVS: ET 3 PAQANVS- 
FRATRES- DE: CAZANORIB VS { MERCATORES; 
DE: HERE: EORVM: PRO- REMEDIO; ANIMAR VM- SVA- 
-RVMJ ET- 8V0RVM: DEFVNCTORVM- ET- SVC- 
-CESSORVM': EORVM- DE- QVA- BCCLEXIA: IPSI- 
SVNT: AD VOGATI: 




Fu però la chiesa rifatta a nuovo sul finire del decimosesto secolo, dicendola 
Race, Stor - Voi. II. " 



^ 



— 162 — 

"ul' ^mJìSS^b] Ecclesia campestris Nativitatis B.>n» Virginis, de qua supra, 
fatJ!'^** ^'*"' est forma fere quadrata cum pavimento ac tecto simplici et 
rusticano ; altare vetustum sub testudine pietà et ligneis can- 
cellis munitum, nec non pendili et mappis ornatum, tabulam 
habet a tergo inauratam cum ìmagine B.°>» Virginis in medio, 
et alijs diversis circum, ac supra duos angelos ex Ugno inau- 
rato et lampadem appensam, quae accendi praesertim in solem- 
nitatibus patronse solet A latore Evangelij est sacrariolum, 
ubi custodiuntur paramenta prò usu Ecclesise, inventario 
notata, et supra duse campana sub arcu duplicato. A fronte 
ianuae prò muro ferreos habet caneellos, ut ab orantibus, etiam 
clauso ostie, introspici possit Ecclesise non solum annexum 
est atrium tectum ac duabus sepulturis, per quod ad Ecclesiam 
acceditur, sed propinqua etiam vetus ac deserta domus, ubi 
parocus habitabat (}). 



il Ninguarda de novo restittUa, e dichiarata parrocchiale invece deirantica 
dedicata alla Natività di M. V., mal sicura ed incomoda, perchè posta ad un 
chilometro e più dairabitato. Air estemo del coro si legge la data 1747, e sul 
campanile quella del 1872. È di collazione vescovile e fu consacrata, coirai tar 
maggiore, Tanno 1774, ai 4 di settembre, da monsignor Mugiasca. Nella terra 
attualmente vi sono la chiesa della Madonna, già antica parrocchiale, e un 
oratorio pubblico di patronato Canarisi. I registri parrocchiali hanno prin- 
cipio dal 1597. La parrocchia ha titolo di prevostura noncupativa. 

(1) La chiesa della Natività di M. Y., detta volgarmente della Madonna in 
Campctgna, già parrocchiale dopo TanUchissima di Pausa Sanctorum, fu rie- 
dificata più vasta nel 1615, leggendosi una tal data sulla cassetta delle elemo- 
sine in sasso, che è da un lato della facciata della chiesa, e in seguito venne 
dipinta da un artista non del tutto spregevole. Il campanile è più recente. Di 
notevole bawi, sulla parete laterale esterna a tramontami, una Madonna in 
bassoriUevo del XIV secolo, con sotto scolpite le sigle P P, ed ai lati due angioli, 
dipinU da poco valente pennello, e di molto posteriori. Neirancona deU' aitar 
maggiore vi è una Vergine a fresco con quattro sante, due per parte, ed un 
devoto genuflesso, che ha qualche cosa di ben individuale, e forse è TefSgie di 
colui a spese del quale fìi compiuto il dipinto, e al basso la leggenda in carat- 
teri gotici: 

1^0 HOC OPVS PRINC NT 

MAQISTBR VINCBNTIVS DBT ATTA 

Degna di menzione è la singolare bellezza, onde vanno adorni i volti della Vergine 
e delle quattro Sante; le vesti sono piegate a lunghi cannelli, e m ogni minuzia 
vi ha la squisita diligenza propria dei miniatori ; ma ciò che sovra ogni altra 
cosa rende preziosissima questa pittura si ò la sua aurea antichità. In origine 
doveva essere altrove, forse un dipinto murale dentro una cappella prospiciente 
la via pttbbUca. Ciò mi confermarono quei terrieri, e ne è prova un voto appeso 
attualmente ad una parete nella chiesa, cioè una lamina d* argento cesellato, 
rappresentante un cocchio tirato da quattro focosi cavalli rovesciato, e tre 
persone distese al suolo, mentre in alto si vede Teffigie di questa Madonna con 
ai lati le suaccennate sante. Nel trasportarlo alla chiesa e coUocarlo neU*an- 



— 163 — 

Extra dictam Ecclesiam, versus coUem non procul a pago, "^*à^p*^? ®*"°**^ 
est Ecclesia vetustissima et ante alias constructa Fauste Sancto- 
rum nuDcupaia, quod in ea trium Regum corpora, cum Medio- 
lane Coloniam deportarentur, quieverunt; parva, et prima 
parochialis cum pavimento terreo et humido, muris rusticanis 
ac tecto deformi; altare sola mappa tectum, sub testudine 
destructa, tabulam habet vetustam ex Ugno et prò canceliis 
murum; ianuae duae, maior a fronte, et minor est lateralis, 
intra ianuam maiorem est vas aquse benedictse, et extra in 
frontispitio aliquot imagines antiquse, et coemeterium apertura 
ad latus Evangelij ; die subsequente Epiphaniae, qui est con- 
secrationis, sacrum in ea, et pridie vesperae a canonicis Ca- 
thedralis Ecclesiae iure stationis cantantur, nec praeterea 
celebrari solet (*). 



cona deiraltare maggiore, o perchè aon si usò la necessaria diligenza, o ine- 
sperti essendo gli artieri, si smosse la compagine del muro, ed ora il dipinto 
è attraversato da capo a piedi da una larga fenditura, per cui caddero alcune 
delle lettere, che ne dovevano far noto il nome del pittore, e le figure sono dan- 
neggiate nelle vestimenta ; fortuna volle che le teste rimanessero intatte. Nella 
chiesa, su di una grandissima lastra di marmo, che chiude una delle antiche 
sepolture» si legge : 

PETRUS. ANTONIVS. ROBIANVS 

PIBTATB. AC. DOCTRINA. INSIGNITVS 

ABBAS. IN. LOCO. LACTARELLìE (provincia di Pavia) 

RECTOR. O. GRANDATI 

QVI. PRO. HVIVS. REGIMINE. AC SPLENDORE 

NVNQVAM. QVIEVIT. HIC QVIESCIT 

SEXAGENARIVS 

OBYT. DIE. VIGESIMA. TERCIA. MARTIS 

ANNO. SALUTIS. MDCXCI 

(l) Questa antichissima chiesa, detta Pausa Sanotorum, e corrottamente 
S, Buoso, e nel dialetto Sampós, da cui derivò 11 soprannome di una e più fa- 
miglie di coloni in comune di Grandate, fu edificata, dice una pia leggenda, 
riferita nelle Memorie di Basilio Pc^avioiiw (V. voi. IH, ìasc. 4,** Periodico di 
questa Società Storica Comense, pag. 837), in rimembranza di un miracolo di 
S. Adalberto, il quale, accusato al papa di non so qual delitto, e citato a com- 
parire davanti a lui in Roma, strada facendo, avendo veduto nella campagna 
di Grandate, di passaggio, una quantità di pernici volanti, comandò che nel 
suo arrivo a Roma si presentassero avanti a lui. Giunto egli ai piedi del sommo 
pontefice, prima che lo interrogasse della querela, comparve quella moltitu- 
dine di pernici nella camera istessa del papa, il quale, meravigliatosi di questa 
novità, e dimandatone il santo che volesse ciò dire, ei gli rispose, quelle essere 
la ricognizione che egli presentava, non avendo altro con che mostrargli la sog- 
gezione e r innocenza sua. Il che udito, il pontefice conobbe la santità d^ Adalberto 
e non lo interrogò più oltre sopra quel delitto falsamente imputatogli. Ciascun 
vede qual fede meriti una tal leggenda, ciò non pertanto è dessa prova irre- 
fragabile della antichità di tale chiesa. Altri poi scrivono che i santi Fedele, 
Carpoforo ed Esanto, fuggiaschi da Milano, perseguitati da Massimiano, quivi 
giunti ed avendo veduto alcuni idolatri portare un cadavere alla sepoltura, vaghi 



oymi. 



- 164 — 

Parochus habet a&dea novas et Ecclesiae Santi Bartholo- 
maei annexas cum horto; redditus ultra primìtias consistunt 
in vario genere frumenti et vino. 
^^sfc^nwSJrtoum ^^ sesquialterum milliare est parochia S.«t« Carpo- 
SjuV^^^ mSt phori cum monasterio annexo Heremitarum Sancti Hieronymi, 
extensa per loca Fluminis Aperti et conflciens focos circiter20, 
animas 120 et communicantes 60. 

Hoc monasterium S.c*^ Carpophori, congregationi Here- 
mitarum observantium S. Hieronymi a lulio Secundo Pontifice 
Maximo anno 1511 concessum, et distans a moenibus civitatis 
milliare ferme integrum, iacet prope initia suburbij portse 
turrianse, extra portam magnam, suburbium ìpsum a plebe 
Zezij dirimentem, ad dextram in colle, ampio loco, et hortia 
septo cum nemore usque ad arcem Baradellam, qu» supra 
monasterium ad quadrantem milliaris est posita, pertingentem. 
Ecclesia . S.^^^ Garpophoro dicata, et egregie accommodata, 
habet tres naves fornicatas et chorum, ad quem scalis lapideis 
ad utrumque comu altaris maioris apte dispositis ascenditur ; 
supra altare est insigne tabernaculum deauratum et rubeo 
serico subductum cum pixide argentea inaurata, in qua asser- 
vatur Saorosancta Eucharistia, et a tergo altaris chorus prò 
monachis cum quindecim sedilibus, sub altari et choro est 
orypta cum sex columnis lapideis, altare et chorum s[ustinen- 
tibus; descenditur in cryptam ostie perforato clausam gradibus 
lapideis ad dextram, et ad Isevam alia scala lapidea angustiore 
in sacrarium ascenditur; in crypta est altare S.^to Pelici primo 
Comensi Episcopo, et a Sancto Ambrosio Mediolanensi Archie- 
piscopo, circa tempora D. Damasi Papse et Imperatoris Theo- 
dosij senioris Gomum misso, sacratum, cuius corpus in arca 
lapidea altari a tergo coniuncta quiescit. Fuerat enim iste 
Sanctus Felix Episcopus D. Ambrosio Mediolanensi Archiepi- 



di convertire a Dio quegli idolatri, lo risuscitarono, e che poscia la posterità 
Ti drizsasse questa chiesa e la dicesse Patisa Sanotorum in rimembranza delia 
loro fermata e del miracolo da essi operatovi. Ma il vero si è che questa chiesa, 
già esistente ed appellato prima con altro nome, fh detta Pausa Sanotorum, 
perchè in essa, per non so quante ore, furono riposti i corpi dei santi tre Magi, 
dalla chiesa di S. Bustorglo di Milano in Colonia trasportati da Federico Bar- 
barossa Tanno 1163. Ora non si scorgono che pochi ed insignificanti vestigi 
nella casa del colono ohe ivi abita, dipendente dal parroco del luogo. 



— 165 — 

scopo ob insignem doctrinam et egregias oius virtutes admodum 
cartts et ei singulari familiaritate coniunctus, ut ex ipsius 
Ambrosij epistolis ad eundem S.<'tum Pelicem scrìptis vìderi 
licet In Ecclesia sunt alia aitarla duo, alterum Dìv» Yirginis 
ad latus Evangelij, celi® compluribus Sanctorum imaginibus 
depictee, inclusum et cancellis lapideis praecinctum, alterum 
ad latus EpistolsB S.<^^ Stephani Prothomartyris cellse similiter 
inclusum, cui a tergo ànnexa arca lapidea corpora Sanctorum 
Carpophori et sociorum asservat, quorum et Sancti Felicis 
hìs carminibus fit mentio: 

Huc Teniens discat quse corpora sancta requirat, 

Hoc altare tenet, sex tanto lumino splendent. 
Hic sunt Carpophorus, tum. Gassius, atque Secundus, 

Et simul Exantus, Licinius, atque Severus. 
Hi spernendo viri mortem prò nomine Christi, 

Nec metuendo mori, simul hic voluere reponi. 
Ad talem nunquam potuit quis cernere tumbam 

His Sanctis, sanctus locus est multum venerandus; 
Quem nuUus Isedat, potius sed dona rependai 

Extat et hic Felix divlnis ductus habenis: 
Verbum divinum studuit qui dicere primum. 

Comi nempe bonus primus fuit iste patronus: 
In coelis felix merito fit nomine Felix. 

lanua unica est extra vergens a latere Epistolse, et ante 
ianuam magnum co&meterium, intra ad Isevam in angulo est 
baptisterium lapideum apte accommodatum cum cancellis 
apideis, umbella et fastigio nuceo sera Claudi solito, in bapti- 
sterio asservantur sacra olea chrysmatis et cathecumenorum, 
propter curam animarum Ecclesise annexam, in quem usum 
habent etiam confessionale ad suscipiendas confessiones paro- 
chianorum, qui pauci sunt ac circum monasterium sparsi; ad 
dextram eiusdem ianu» est fons lapideus prò aqua benedicta. 
Ex choro versus monasterium est alia ianua cum duabus 
scalis, altera ad dormitorìum, et altera ad peristylium. Choro 
la latere ETangelij coniunctum est sacrarium amplum, para- 
mentis, calidbus et alijs rebus ad Ecclesise usus necessarijs 



— 166 — 

commode instructum, et a latere Epistolae turris quadrata cum 
tribus campanis. Monasterium habet amplissimum peristylium 
quadrata forma cum columnis lapidels, ex quo commoda scala 
lapidea ad dormitorium ducit, cuius alse duse cubicula mona- 
chorum suflacientem numerum capientia et granarium conti- 
nent; humi refectorium, coquina,ceUarium saxo arcis Baradells 
ìncisum, torcularium, ex quo ad vineas monasterij introitus 
est, et plura sunt conclavia satis eleganter accommodata prò 
usu hospitum; in medio peristylio assurgit fons lapideus aquam 
quattuor buccis seu futilis suppeditans, ex peristylio ab una 
parte patet aditus in hortum magnum viàm ad arcem Bara- 
dellam prsebentem^ et ab altera ad amplum atrium, in quo 
sunt quatuor aliae portse, una ad Isevam prò introductione 
operarioinim in hortum maiorem prsedictum, altera ad dextram 
in hortum minorem et Ecclesiae annexum ducens, reliquae 
duse a fronte, altera ordinaria et communis, et altera prò 
plaustrorum et equorum usu; sunt in hoc atrio stabulum cum 
habitatione annexa prò stabulario et puteus (*). 



(1) S. Carpoforo, chiesa parrocchiale deUa C amerlata, giace ad un miglio 
dalla città, e si appoggia al Baradello, famoso per le sae fortificazioni, deUe 
quali non restano che alcuni muri e la rocca. Oli scrittori di cose patrie sono 
d'avviso che la primitiva chiesa cristiana eretta qui da noi da S. Felice fosse 
appunto nel luogo medesimo ove ora sorge T attuale. Anzi il Barelli la dice 
quella medesima innalzata da S. Felice, verso la seconda metà del secolo lY, 
quantunque sianvi stati introdotti dappoi molti mutamenti, senza che si avesse 
alcun riguardo air architettonica bellezza di questo antichissimo monumento. 
Io sono di diverso avviso, poiché credo che delPantichissima chiesa, eretta da 
S. Felice, nulla affatto esista. L'attuale chiesa può essere distinta in tre parti 
differenti tra loro nella costruzione, come per Tetà diversa in cui vennero 
erette.; vale a dire : la chiesa propriamente detta, che data probabilmente dal- 
l' ottavo al nono secolo; la torre delle campane, contemporanea a quelle della 
basilica di S. Abondio, che data dall'undecime secolo, dall' epoca cioè della 
cessione della chiesa ed annessa canonica ai frati Benedettini ; ed il coro colla 
sottoposta cripta, che, cominciato probabilmente verso la fine del secolo duo- 
decimo, non fu coronato della sua elegante cornice che nel secolo successivo. 
È fama che nel luogo della presente basilica, o poco lungi, sorgesse un tempio 
sacro a Mercurio, del che ne fanno prova le lapidi sacre a quella divinità, ivi 
presso ritrovate in vari tempi, e più ancora una cella pei sotterranei della casa 
ora Rimoldi, vicinissima alla chiesa, portante la iscrizione (mbrc)URIO SACR(nM). 
Anticamente appellavasi la chiesa dei Sette Ordini, ma il titolo di S. Carpoforo 
le venne dato dai tempi assai remoti, perchè in essa fUrono, come narra la 
tradizione, riposti i corpi dei ss. mm. Carpoforo, Esanto, Cassio, Severo, Secondo 
e Licinio. L' iscrizione riportata dal Ninguarda era scolpita su di un avello j[che 
ora più non si scorge) posto a tergo dell' altare di S. Stefano, e fu stampata 
dal Tatti ne* suoi AnncUi, e ricopiata dal Barelli (1858). Nel 1040, Litigerio vescovo 
aggiunse alla basilica, verso tramontana, un monastero, che diede ai Benedettini. 
Nel XV secolo soggiacque alla sorte di quello di S. Abondio e fu eretto la 



— 167 ~ 



In huius parochisB districtu sunt sequentes capellse. 

Supra monasterium parvo interstitio in sylvse vertice sunt ^\^^l^ ^^}^^ 
in arce Baradellae maiori paiate disjecta vestigia et ruinse 
Ecclesia S.c^ Nicolai, scilicet muri sine tecto, altare destructum, 
alias sub testudine pietà et pauc» imagines pictse. 

Similiter extra viam, qua iter est Arebium ad dextram Sfto«iiams.Brigid« 
inter vineas, loco aliquantulum excelso, est Ecclesia pai*va 
S.ctse Brigidse, tecto, pavimento ac muris commoda et populorum 
concursu Celebris, in qua devoti onis causa saepe celebratuB; 
altare, nondum sacratum, celi» fornicatdB ac pietas inclusum 
et ligneis cancellis munitum, habet tabulam ligneam pictam 
•um imaginibus Divae Yirginis cum Alio et S.<^^ Brigidas; 
ianuae duae sunt, propter multitudinem confluentem, maior a 
fronte, et minor a tergo altaris a latore Epistolse; caret coeme- 
terio ac sacrario, et sub arcu habet campanulam, paramenta 
ad celebrandum perferuntur ex S.^to Carpophoro, quo illa 
pertinet, ianuae ordinarie manent clausse et claves in mona- 
sterio S.<5t> Carpophori custodiuntur (*). 

Advertendum hoc loco est, montem arcis Baradellae in- 
choari ad S.^tam Brigidam, et ultra medium suburbium Vici 
procurrere usque ad viam, quas ad Gostam nuncupatur, et qua 
ad Ecclesiam S.^^ Firmi itur; qui mons angusta latitudine in 
longum protractus a locis SS.^Jtorum Carpophori, Abundij et 



Moni areli Bara* 
d«ll«. 



commetida. Nel 1511, Nicola Lampugaani, ultimo abate commendatario, ne fò 
cessione ai monaci eremitani di S. Girolamo, ai quali venne affidata la cura 
d^anime della parrocchia di Camerlata, e finalmente. Tanno 1773, fu soppresso 
il convento, per mancanza del numero prescritto di monaci. I ricchi suoi pos- 
sedimenti furono venduti dal demanio e destinati alla dotazione della parrocchia 
e di altri benefizi in cura d*anime, in vari luoghi della diocesi. La chiesa fu 
guasta e mutilata orribilmente in più luoghi. Poco o nulla contiene di prezioso 
in oggetti di pittura. Si osserva però con piacere, a lato della scala sinistra 
per cui si ascende alla tribuna, una Madonna col Bambino sulla tela, che ram- 
menta il fare del Procaccino ; e di buon pennello ci sembrano i piccoli, quadri 
che adornano la navata di mezzo e la cripta. La cappella delPAssunta fii tutta 
dipinta a fresco neiranno 1588, ma da poco valente artista. Non così la sagristia, 
coperta essa pure di paesaggi, di figure e di ornati, che sentono bensì alquanto 
di barocco, ma che dinotano un fare grandioso e franco, unitamente a perizia 
nel disegno e neir affresco non ordinaria. 

(1) S. Brigida è un piccolo oratorio a destra della via che mette a Rebbio 
poco più sopra di Camerlata, verso il monte, ed è di patronato del possessore 
dell'annessa villa. La chiesetta è rinomata per la moltitudine di gente che 
daUa città e dai vicini paesi vi accorre ogni anno il giorno 2 febbràio; antica 
costumanza, di cui fa cenno il vescovo Ninguarda in questi atti della sua 
visita pastorale a quella chiesa. 



- 168 - 

Ioannis, quibus obnoxius est, diverse nominatur, et ab una 
parte ad dextratu cam suburbiis turriano et vicano, atque ab 
alia ad sinistram cum planicie ad dictam plebem Zezij pertì- 
liente, coniungitur, adeo ut sequentes parochi» flectendo de- 
clinent ad tergum dicti montis ad finem usque. 

^^MartiD'iAwbij! Redeundo a S.cta Brigida ad viam rectam, et ab ea versus 
dextram flectendo ad tergum dicti montis ad sesquimiUiare 
longum, sita est villa Arebij sparsa, cuius districtus conflcit 
focos circiter 35 computatis inquilinis, animas 225 et commu- 
nicantes 80. Parochialis Ecclesia S.<^^i Martini, pavimento strata 
cum tecto simplici, ac muris fractis et mediocri magnitudine, 
habet supra muris altare cellse fornicatse et pictsa inclusum, 
ligneis cancellis munitum et ornatum pendili ac mappis, taber- 
naculum ligneum pictum ac inauratum et serico subductum 
adeo magnum et accommodatum, ut prò tabula etiam suppleat, 
in quo pixide semiargentea custoditur Sacrosancta Eucharistia, 
accensa ante lampade. 

A latore Epistolae est altare Divse Virginis non sacratum 
nec dotatum cum umbella, cancellis ligneis, pendili ac mappis, 
in quo tabulae loco sunt diversse imagines pictse fn muro, et 
quod est a latere Evangelij, propter debitse form» defectum, 
praecipimus amoveri. lanuae duae sunt, maior a fronte malori 
altari opposita et minor lateralis. Intra iaxiuam maiorem ^d 
laevam baptisterium est marmoreum cum operculo et cancellis,* 
sed sino umbella, vascula stannea sacrorum oleorum inclusa 
habens, caret sacrario, et paramenta ad sufflcientem fere usum 
iuxta inventarium arcis inclusa custodiuntur, habet etiam 
confessionale circa medium quasi Ecclesi». Extra, coemeterium 
est clausum, et plantis fìructuosis consitum. Parochi sedes 
Ecclesi8B vicinaB habent annexa pomarium et hortum. Parochia 
ultra primitias solitas dotata etiam est bonis stabilibus, ex 
quibus frumentum, vinum et pecunia recipiuntur. 

ficci.s.Andwi)»,prtf. Hinc ad iactum sclopi, in eodem tamen pago, est alia 
Ecclesia S.<^^o Andreae dicata cum turri sine campanis et altari 
non consecrato, cellae fornicatse pietas et cancellis lapideis 
septse, incluso, alioqui fracta, nuda et a multis iam annis prò- 
phanata, adeo ut in ea nunquam missa celebretur, qu» Ecclesia 



— 1(» — 

cuna vineola annexaab Octavio Morono, Ioanni Antonio presby- 
tero de S.^t© luliano vendita fuisse dicitur (*). 

A parochiali Arebij uno milliari, paulum extra viam a "g°<5;,giSSrBJS?i»' 
dextris, est villa sparsa Breciae confìciens focos 40, animas 350 
et communicantes 180, cura parochiali S.c'^ Cassiani Martyris, 
cuius iurisdictio, in dietum montem extensa, coniungitur citra 
montem cum suburbio portse turrianae et via Regina perti- 
nentibus ad parochiales SS.orum Domnini et BenedictL. Ecclesia 
est mediocris cum pavimento, tecto, et laqueata. Altare maius, 
colise fornicatae et pietre inclusum, decentibus cancellis mu- 
nitum, et pendili ac mappis ornatum, continet tabernaculum 
prò Sacra Eucharistia pictum et inauratum, in quo tamen raro 
asservatur, ob defectùm luminis, quod egestate suppeditari 
non potest. Muro sacrarij, propinquum est aliud altare Divas 
Yirgini dicatum sub testudine, et cancellis septum, in quo 
interdum missae flunt. 

Intra ianuam maiorem a fronte ad sinistram est baptiste- 
rium marmoreum bipertitum cum operculo et umbella, sed 
sine cancellis, in quo cum aqua baptismalì etiam sacra elea 
in vasculis stanneis asservantur. Intra cancellos altaris maioris 
a latore Evangelij est sacrarium fornicatum cum lavacro 
oratorio et armario prò paramentis et alijs utensilibus Ecclesi». 
Supra murum Ecclesise sunt duse campanse sub arcu. lanua 
lateralis ad sedes parochiales commodasret cum horto annexo 
ducit Iniunctum est, ut fons aquse benedictae, qui deest, adhi- 
beatur; circa medium Ecclesise adest confessionale. 

Brecia non longe, ad sinistram in via recta, est villa b<wi. Lai«gi. 
sparsa Lazagi eiusdem parochise, et in ea, Ecclesia amplius 
duodecim cubitos longa ac fornicata cum altari colise forni- 
catse et pictsa incluso, ligneis cancellis cincto et mappis ac 
pendili ornato, cui, cum sacratum non sit, altare portatile 
sacratum adhibetur, quando missa celebranda est, id quod 
tempore vindemiarum fìt plerumque. Constructa est pietatis et 



\l) L'attuale chiesa parrocchiale di Rebbio fa eretta Balle rovine deirantica, 
in principio del XVII secolo ; non contien nulla degno di essere ricordato. 
Attualmente nel territorio della parrocchia vi sono due oratorii : Tuno fa parte 
del caseggiato del conte Pedroni e vi si celebra qualche volta ; Taltro da alcuni 
anni fa sconsacrato e serve di scuderìa. 



— Ito - 

augendse devotionis causa, atque ad missse commoditatem prae- 
standam, sumptibus D. Pauli ^milij Lurasci civis Comensis, et 
licet hactenus de titulo et redditibus certis non fuerit dictae Ec- 
clesi© provisum, de calice tamen prospexit, cruce, paramentis 
atque alijs ad missse celebrationem necessarijs, quse omnia in 
vicinis sedibus D.^ti nobilis asservantur in quodam abaco. 

Huius parochi86 redditus consistunt in primitijs frumenti 
ac vini ad parochiales aedes consignati {*). 
^ul* sJ'Varta^^de" Ultra villam Lazagi sesquialtero milliari, sequendo clivum 
mentis praedicti versus regionem Helvetiorum dominio su- 
biectam, ac transeundo per montem Gardanum, est in radicibus 
Ecclesia viceparochialis S.<^t» Mariae de NuUate, Como distans 
sesquialtero milliari via ardua et difficili, quae appellatur 
clivus S.ct» Mariae de Nullate, cui Ecclesia tantum annexa est 
domus parochi cum horto, caeteris hinc inde sparsis et remotis, 
ad quam confluunt etiam homines Vergosae, conficit focos 36, 
animas 240, communicantes 106. 

Praedicta Ecclesia S.<^'^ Marise de Nullate est satis ampia, 
strata ac laqueata, cum^altari malori insta longitudine minime 
constante, sub fornice quadrata ac pietà, debite tamen proviso 
atque ornato. Supra altare est tabula sculpta et aurata, et ante 
tabulam tabernaculum deauratum prò SS.™o Sacramento cum 
lampade accensa. Adsunt alia duo aitarla in lateribus dictae 
cellse, ligneis cancellis septa. Sinistrum Sancti Stephani an- 
gustius quam oportet et pendili ac mappis convenienter ve- 
stitum, nec non decenti tabella ornatum, et dextrum S,c*« Mariae 
cum eius nativitate pietà in tabula coronice inaurata cincta. 
lanuae sunt tres, una a fronte cum imagine D.^» Virginis supra, 
et reliquae duae laterales invicem oppositce. Intra ianuam 
maiorem a sinìstris in angulo baptisterium est marmoreum 

(1) L^attnale chiesa parrocchiale di Breccia, sotto il titolo di S. Cassiano, 
fu eretta dalle fondamenta, sulle rovine deiranttca, nel 1730, consacrata nel 1755 
dal conte Gio. Batt. Pellegrini TescoYO di Epifania, delegato da monsignor Ago- 
stino Neuroni vescovo di Como. Nel territorio della parrocchia si contengono i 
seguenti oratorK: T oratorio nella frazione di Lazzago, in onore della Madonna 
e di S. Grato, eretto dal nobile Paolo Emilio Luraschi nel 1502, come appare da 
questa Visita, e presentemente di giuspatronato della famiglia Giulini ; 8* ora- 
torio nella frazione detta di Rondineto, in onore della Madonna e dei SS. Carlo, 
Nicolò e Francesco d'Assisi; 3* oratorio nella frazione di Leno, dedicato alla 
Immacolata; 4* oratorio di Prestino, di patronato della famiglia Sampietro. 



- 171 - 

cura operculo et cancellis, olea sacra vasculis stanneis inclusa 
asservantur in quadam fenestella prope maius altare, ubi 
alias reponebatur Sacra Eucharistia. In altari B.o»» virginis 
erecta est confratemitas sub invocatione S.^t» MariaB cum 
certis redditibus annuis, qui prò usibus Ecclesia^ ac pauperum 
insumuntur. A latere EpistolsB, prope altare maius, est sacra- 
rium laqueatum cum magno abaco nuceo prò paramentis 
Ecclesiae, inventario notatis, oratorio ac lavacro. Turris est 
a latere Evangelij prope ianuam maiorem cum duabus cam- 
panis, adest etiam confessionale et sepultura, quse tamen non 
est in usu, cum defuncti in coemeterio, totam Ecclesiam cin- 
gente, muris septo cum duobus ostijs, sepelliantur. Viceparocho 
ab incolis 100 librae^ annuatim penduntur, et 50 a schola 
S.ct» Mari». Dotata est h©c Ecclesia singulari indulgentia 
quindecim dierum mense lunio ab Urbano II, qui eam con- 
secravit (*). 



(1) Fu eretta in parrocchia indipendente l'anno 1602, giaccliè prima era una 
semplice Ticaria, dipendente dairarciprete di S. Giorgio (Visita Carsana). La 
chiesa di S. Maria era già nota per Tara rom ana dedicata alla Fortuna Propizia, 
che prima. era nel Museo Giovio, donata poi dal Conte Francesco al Comune di 
Como, recante la epigrafe che diamo qui, collazionata sul marmo originale. 
Essa dice: 

FORTVNiE 

OBSEQVENTI 

ORD. COMENS. 

VOTO. PRO 

SALVTB. CIVIVM 

SVSCEPTO. 

È la 30^ della coUezione stampata in fine della Storia antica di Como deirarciprete 
Maurizio Monti. Detta chiesa tu. eretta Tanno 1713 {Race. Arcìieol., pag. Sd-87) 
sulle rovine delTantica, e fu consacrata il 18 giugno 1778 da monsignor Mugiasca 
(Visita Carsana). L"* antica chiesa era stata consacrata, unitamente a quella di 
S. Abondio e deirarcipretale di Nesso (ora tutta quanta rifatta) da papa Ur- 
bano II, ranno 1095, in occasione che questi, per recarsi al concilio di Clermont, 
passò per Como, ove soggiornò parecchi giorni. Più volte negli scrittori co- 
maschi occorre di leggere S. Maria di Lurate, Fu Benedetto Giovio a dirla 
tale, seguito poi da tutti gli altri. Ciò recò un pò di confusione, perocché 
alcuni Intesero che fosse una chiesa del Comune di Lurate, cosa impossibile a 
ritenersi, come appartenente alla diocesi di Milano. Ma si deve intendere la 
suddetta chiesa di S. Maria di NiUlate, parrocchiale del Comune di Vergosa, 
detta di Lurate per una storpiatura. E in fatti, Basilio Paravicino, nella sua 
Istoria di Como (Periodico di questa Società Storica, voi. IH, fase, ir, pag. 145) 
scrive che essendo venuto Urbano II a Como, r anno 1005, « fu allora da esso 
comperata (forse è uno sbaglio deireditore, e doveva esser scritto consacrata) 
la chiesa di iMra^e dedicata a S. Maria, essendo prima detto il tempio della 
Fortuna Ohsequiente.... ». Dalle quali ultime parole si vede chiaramente che 
intende parlare di S. Maria di NuUate, ove appunto si trovò la lapide della 
Fortuna PropUia sopra riportata. 



— 172 — 

^auiMrpSrf/"' ^^^ longe a pnedicta Ecclesia S.^*» Mariae, extra viam, 
est oratorium novum SS.°>» Trinitatis a loci domino prò sua 
commoditate constructam cum altari celi» fomicatae incluso, 
et arcu supra murum cum campanula; jlie festo SS.°>» Tri- 
nitatis, et alijs yindemiarum tempore celebrari in eo solet, 
et in arca asservantur paramenta, calix ac missale; prope 
est domus magna et bene accommodata cum horto, quam 
qui inhabitant, oratorij curam gerunt (&). 

Rursus pergendo a loco S.ctae Mariae de NuUate versus 
Helvetios, duae vi» occurrunt, ad diversas Ecclesias dict» plebis 
Zezij ducentes; altera ad Ecclesiam S.^^^ Firmi, quse est in via, 
nec procul, et altera ad Ecclesiam Ss^ Vitalis, quae est in 
villa Gla^sij. 
Bcci. s. Fimi. Ecclesia S.^^ Firmi est ampia, nova et pulchra, nondum 
tamen perfecta cum pavimento latericio, parietes alti et coro- 
nice lapidea cincti simplex tectum sustinent, quousque fomi- 
cibus obducantur. Altaria erunt septem, maius sub ianuae 
aspectum, et ab utroque latore terna sibi adversa a latore ; 
Epistola^ omnia completa sunt cum suis tabulis et cancellisi et a 
latore E vangelij unicum, alijs tamen inchoatis. Sacra fiunt, in 
veteri altari, donec cella maior dilatabitur. Altaria nova 
nondum sunt sacrata prout nec Ecclesia. Intra ianuam maiorem 
ad dextram est fons marmoreus aqu» benedict», ianua 
lateralis prope chorum fit, et quse iam in usu est a latere 
Evangelij, muro obstruetur; paramenta in armario nuceo 
inclusa asservantur, donec sacrarium a latere Evangelij per- 
flciatur, interea dum flet turris campanaria, habent campanu- 
lam sub arcu appensam, curant etiam oratorium a latere Epi- 
stol© aedificari prò confratribus, qui Ecclesiaecuram gerunt (*). 



(1) L'oratorio della SS. Trinità era un tempo proprietà del capitolo della 
cattedrale di Como. Fu venduto dal demanio insieme cogli altri beni dei canonici. 
Ora appartiene al nob. signor Antonio Bagliacca di Borgo Vico, ma da alcuni 
anni più non vi si celebra. 

(2) La chiesa di s. Fermo, ampliata sulla fine del XVI secolo, è rinomata^ 
non solo per la moltitudine di gente che dalla città e dai dintorni vi accorre 
ogni anno nei giorni 9, 10, 11, 1)8, 13, 14 e 15 d'agosto, ma più ancora pel glorioso 
fatto d'armi che in quei paraggi vi sostennero i bravi cacciatori delle alpi 
l'anno 1850 ai m maggio, ultimo giorno per Como déiresecrabiló straniero 
servaggio. 



— 173 — 

Longius a S^^to Firmo uno milliari est Ecclesia parochialis "?^MlS!5S*in 
S.c^ Michaelis in Cavalasca, suburbio vicano Comensi propin- ^'■^"■• 
qua, per mentis cliTum ad duo milliaria cum dimidìo; domus 
sparsae sunt> et conficiunt focos 21, animas 170 et communi- 
cantes 80. Ecclesia est medlocris cum pavimento ac tecto 
simplici, altare cellse fornicatae et pictse inclusum, pendili ac 
mappìs ornatum, et ligneis cancellis cinctum, habet prò tabula 
imaginem Gruciflxi in pai*iete pictam, et tabernaculum ex 
Ugno inaurato serico rubeo subductum cum umbella et pixidè 
semiargentea inaurata, prò usu et custodia Sanctissimi Sacra- 
menti. Intra ianuam maiorem a latere Epistola est baptiste-* 
rium marmoreum bipertitum cum operculo nuceo, umbella et 
sine cancellis, cui etiam vascula stannea cum oleis sacris 
inclusa sunt, caret sacrario, cuius loco calices, paramenta, 
missalia atque alia similia iuxta inventarìum reponuntur in 
duobus scamnis prope altare; prò turri habent arcum cum 
campana, et fontem aquse benedictse extra Ecclesiam, ianua 
lateralis ad parochi aedes vergit, satis commodas, quibus an- 
nexus est hortus. Ultra primitias colligit parochus ex bonis 
stabilibus frumentum, vinum ac pecuniam (^). 



(l) Giace CavaUasca dove il Seveso trae sue origini. Che molte volte la 
saccheggiasee la militare licenza, si può ragionevolmente presumere ; anzi, come 
la storia ricorda, incrudelì in modo particolare nei moti guerreschi del 1510, 
sicché forse in quel trambusto furon distrutte le manoscritte memorie che 
custodivansi presso la chiesa parrocchiale ; gli atti più vetusti che tuttora si 
conservano, vennero stesi dal parroco Giovanni Maria Annone nel 1584. Della 
consacrazione, avvenuta il 9 giugno 1778, se ne celebra memoria la seconda 
domenica dopo Pasqua. Fu ristaurata la chiesa ed ampliata dal curato Pietro 
Antonio Riva, che Tottenne nel 1055 nel mese di novembre ; il quale, a sue spese, 
fece fabbricare la cappella del santo Rosario, r aitar maggiore, e fece dipingere 
tutta la vòlta di detta chiesa, ed i misteri del Rosario. Si accrebbe detto tempio, 
nel 1842, di due navate parallele alla preesistente e si prolungò di un' arcata 
verso la porta d* ingresso ; già esistevano le due laterali cappelle. Degna d'am- 
mirazione è r elegante balaustrata (1753), nonché il maggiore altare, ricco di 
pregevolissimi marmi (1761) opere di Antonio Monzino di Borgo vico. Nel 1821 
si chiusero i sepolcri, poiché in detto anno i cadaveri cominciaronsi a tumulare 
nel camposanto del Comune, i cui confini coincidono con quelli della parrocchia. 
La più antica delle cinque campane dondolanti nella torre, rialzata nel 1836, 
venne fusa Tanno 1790. Oltre la chiesa parrocchiale, esiste relegante oratorio di 
S. Carlo e quello di S. Rocco, da cui si gode un vastissimo orizzonte, apertosi 
al cQlto dopo dissacrata la chiesuola deir Assunta, già dei conti Porta. 

Sobria, robusta, attiva, religiosa è questa popolazione; già nel 1768 il 
vescovo di Como approvava il voto fatto dalla comunità di riprendere r inter- 
rotto costarne di visitare Nostra Donna del Sacro Monte sopra Varese, ond^ 



— 174 — 

^ vw«u?^ìlìij! Redeundo ad Ecclesiam S.<5t» Mariae de Nullat», et per- 
gendo altera via, quam supra attigimus, ad duo longa mìl- 
liaria traiecto statica fluTìo, qui iurisdictiones temporales 
Mediolanensem et Helveticam dividit, in planitie reperitur 
villa Classij Tabernarum nuncupata, et Como pari fere inter- 
vallo distans, cum parochiali S.<^^i Yitalis Martyris, 40 cubitus 
longa et 20 lata, cuius altare maius sub testudine et cum 
ligneis cancellis, prò tabula imagines Domini et Apostolorum 
cum articulis symboli in muro pietas habet, ac tabernaculum 
ligneum cselatum cum pixide semiargentea prò custodia 
SS.o^^ Sacramenti. Extra cancellos altaris maioris ad sinistrane! 
est sacellum pictum Beatissima Virginis cum altari, et ad 
dextram ianu» maioris fons baptismalis cum ligneis cancellis 
et umbella, sacra etiam olea in vasculis stanneis continet. 
lanua maior est in frontispitio, rubro colore tincto, et duae 
laterales ad medium Ecclesise, recta linea oppositse. Fontes 
aqu» benedictse duo sunt lapidei. Intra cancellos altaris 
maioris est sacrarium a latore Evangelij cum armario et 
arca prò custodia utensilium Ecclesia, prout in inventario, et 
extra cellam maiorem versus viam publicam est turris cum 
unica campana, habet etiam ccBmeterium clausum et semi- 
tectum. Sacrario annexa est domuncula cum hortulo, quae 
prcBparatur prò usu parochi, redditus sunt ex bonis stabilibus 



ottenere dalla sua protezione i desiderati frutti della campagna. Se gli abitanti* 
nella fine dello scorso secolo, non arrivavano a trecento, or si sono più che 
duplicati, né poteva essere diversamente. Congiunta CavallascaaUa vicina Como 
con agiato stradale, difesa a settentrione da prolungata montagnetta, di dolce 
clima, di feraci terreni a ripiani e collinette, vi trattenne 1 nativi, vi chiamò i 
cittadini, che, allettati, ediflcaronvi lor ville e case di campagna. 

Cavallasca va gloriosa d'aver dato i natali al vescovo Guido Orimoldi, che a 
Como, nella guerra decennale con Milano (1117-1127) si distinse per alto senno, 
invitto valore, profonda virtù. Né con poca riconoscenza ricorda la generosità 
dei conU Imbonati. Veri mecenati, accoglievano qui, nel loro già splendido 
palagio, il fiore degli ingegni lombardi, fra cui i membri dell' Accademia dei 
Trasformati, fktta appunto rinascere a Milano da Giovan Maria Imbonati: Pietro 
Verri, U Quadrio e il Giulinì, storici; il Tanzi, il Balestrieri, il Passeroui e il 
Panni, U Baratti, il Manzoni. Il Verri celebrava in versi la nascita di Carlo 
figlio di Gianmaria, Parini indirizzava a lui graziosi componimenti poetici, 
Manzoni lo elogiava morto con un carme immortale ; Balestrieri e Passeroui 
magnificavano invece, con squisiti versi, Cavallasca e la nobilissima sua villa. 
Aggiungo infine che qui, nel 1850, morirono i feriti di S. Fermo, donde, con 
solenne pompa recati a Como, furono tumulati in una rotonda del camposanto. 



Mar- 
UnnioietBregl». 



— 175 - 

in frumento et pecunia; conficit haec parochia focos circiter22, 
animas 130 et communicantes 70 (i). 

Post praedictam parochiam S.^^ Vitalis, circumeundo ^iJ^^ 
totummontem Lompinum territorij parochiae S.c^ì Salvatoris, 
versus lacum ad sinistram civitatis uno milliari, sequitur, 
traiecto Bregiae torrente, territorium parochiae S.^tì Ambrosij 
cura villulis Marlianici ac Bregiae, conficiens focos circiter 20, 
animas 130 et communicantes 83, et quia incolse non habent 
satis ad proprium sacerdotem alendum, et lumen prò Sanctis- 
simo Sacramento, unita est hsec parochia cum proxima pa- 
rochia Plateae eiusdem plebis Zezij S.^^^ Stephani Prothomar- 



(l) La chiesa parrocchiale di S. vitale di Chiasso era, ai tempi del Nin- 
guarda, retta dal sacerdote Giovan Angelo Fontana, che nel 1591 fu creato 
canonico della plebana di S. Vittore di Balerna. Ciò rilevò dall'elenco del clero, 
annesso alla Visita pastorcUe del suddetto vescovo, ove, fra gli altri, figura 
R. P, Ioannes Angelus Fontana Reotor Ecolesios paroohialis S* Vitalis de Classio 
pUbts Zezij, noviter creatiu oanonicus Colleffiatce EcclesioB S. Viotoris de Baderna» 
nonché dalla visita personale di tutto il clero delle località costituenti oggi il 
Canton Ticino, ove, fra gli altri, introdotto il prete Oio. Angelo Fontana, e in- 
terrogato, così risponde (pag. 23) : « Sono circa ventitre anni che son fatto sacer- 
dote, fatto da mons. R. Vescovo Volpi da quale ho hauuto tutti li ordeni si minori 
come sacri fborche la p/ tonsifk*a qual hebbe da mons. Giulio Giovio in Como 

in casa sua con dimissoria del R. Vicario di mons . Vescovo della Croce 

Ho la cura di San vi tal di Chiasso plebe di Qieso territorio de ss. Suizzeri lon- 
tana da Como miglia due, et da qui (Balerna) uno miglio e mezzo Detta 

mia cura farà fUochi 25 in circa et 160 anime, de quali 65 de comunione 

Ho anc/ un chiericato di S. Quirico et Julita de Novazzano (p&g< ^) Se 

ben il sig.' Frane* della Torre fatto Prevosto di Fino mi ha renontiato il suo 
Can.* qui de Balerna, non ho però ancora ricevuto le Bolle da Roma ma ben 
l'aspetto in breve come mi vien scritto ». E più sotto si legge: Die Veneris 
xxiiij mensis MaAj prafatus D. Presbyter Io. Angelus Fontana prasserUa/oit lit- 
teras Apostolicas ecc. I libri battesimali, esistenti oggigiorno in queir archivio, 
incominciano dall'anno 1616; in fatti nel giorno 6 di marzo il parroco di S. Vitale 
di Chiasso, Gerolamo Porta, registra il primo battesimo daini fatto; così pure 
cominciano da tal anno i libri dei morti e dei matrimoni!. La chiesa è di strut- 
tura antica. Avanti la porta principale, di fronte air aitar maggiore, vi è un 
piccolo atrio sostenuto da due colonne, ha sette cappelle, cinque altari; ma 
il coro, colle due cappelle laterali, vi furono aggiunte nel 1879, ond' è che la 
chiesa, a confronto della lunghezza, appare di soverchio ristretta. Fu consa- 
crata ai 86 di giugno del 1773, da monsignor Gio. Battista Mugiasca vescovo 
di Como, e se ne celebra Tanniversaria solennità la domenica IV del detto 
mese, come si rileva da una lapide in marmo nero incastrata nel muro della 
chiesa nella parete laterale, dopo la prima cappella alla sinistra entrando. In- 
torno a queir epoca, dallo stesso monsignor Mugiasca pare abbia avuto il 
titolo di prepositura noncupativa. Vi sono quadri antichi, de^ quali alcuno 
sembra di non ispregevole pennello. Dopo Tapenutra della linea del Gottardo, 
essendo stata dichiarata intemazionale la stazione di Chiasso, la popolazione, 
che già prima era di molto aumentata, crebbe a dismisura, di modo che oggi 
è superiore alle 8300 anime. Neiragosto del 1885, separato definitivamente il 
Canton Ticino dalla Diocesi di Como, Chiasso cessò di far parte della pieve di 
Zezio, e fu unito alla plebana di S. vittore di Balerna. 



— 176 — 

tyrifl, in qua ministrantur sacramenta et parochus utriusque 
parochiae residet in sedibus valde commodis cum magno 
horto annexo. 

Ecclesia S.c^* Ambrosij est mediocris cum navibus stratis 
impari longitudine et tecto laqueato, in vertice navis maioris 
altare cellsB quadrate^, fornicata et pictura explet» inclusum, 
quamvifir non habeat exactam magnitudinem, consecratuni 
tamen est, cancellis prsecinctum et pendili ac mappis vestitum 
cum quatuor candelabris ex auricalcho, et tabernaculo picto 
atque inaurato, in quo tamen non asservatur Sacrosancta 
Eucharistia, nisi infirmorum necessitas, yel diei alicuius 
solemnitas id exigant; in muro imago pietà Crucifiixi, ac Andò 
alise tabul» locum supplent, in lateribus cell8B sunt duo scamna 
nucea pi*o sessione, et ad reponendas eleemosynas, qu» in 
usum Ecclesise colliguntur. In altera navi nihil est aliud, quam 
ostium ad sacrarium fornicatum in quo magnus abacus calices 
et paramenta Ecclesise continet iuxta inventarium. A latere 
Evangelij maioris navis est turris cum duabus campanis, et 
supra ianuam Ecclesiae imago pietà B.^» Virginis sinu filiolum 
gerentis. Intra ianuam Ecclesia est in muro vas lapideum 
aquae benedictae, et confessionale debito loco dispositum, et 
licet coemeterium extra Ecclesiam habeant, versus turrim 
campanariam, defuncti tamen in Ecclesia sepelliuntur, in qua 
ad hunc usum sunt duo sepulchra magna fornicata et lapidibus 
obducta. In hac Ecclesia est confraternitas sub titulo et nomine 
S. Ambrosi j patroni, quse extra Epistola muros, prope turrim 
campanariam, sediflcium habet, in cuius superiori parte con- 
fratres rerum suarum causa convenire solent, et in inferiori 
est cellarium, ubi ponitur vinum, quod annuatim colligitur, ac 
prò usibus schol», et missis defanctorum impenditur. Ecclesia 
non habet alios redditus quam tres aureos, qui ex quodam 
prato percipiuntur, et in usum Ecclesiae convertuntur. EcclesisB 
annexa est domus cum hortulo, quam is inhabitat qui Ecclesia 
curam gerii Huius parochiae incolse tenentur omnes sacram 
communionem paschalem in parochiali S.<'^ Stephani Piate», 
prout etiam baptismum infantium suscipere, et contra paro- 
chus S.<^^i Stephani tenetur tertia quoque dominica, et bis in 



— 177 — 

hebdomada, ferijs scilicet quarta et sexta, in Ecclesia S.cu Am- 
brosij celebrare (4). 

Ecclesia parochialis S.c^» Stephanì ProtomaHyris in villa ^8.**st?^Sni*^iS 
Plateae sita, et ab Ecclesia S.cti Ambrosij prsedicta parvo mil- 
liari remota, est satis ampia, strata et laqueata; in vertice 
altare sub testudine pietà tabulse loco habet diversas imagines 
pietas in muro et cancellos lapideos, cumque nondum sit 
sacratum, portatile adhibetur ad celebrandum, a lateribus sunt 
scamna prò sessione; tabernaculum supra altare pictum et 
inauratum continet pixidem semiargenteam inauratam prò 
custodia. SS.">i Sacramenti. Intra ianuam maiorem ad dextram 
baptisterium est marmoreum cum operculo et umbella linea 
viridi, et prope fenestellas inclusa sunt sacra olea in vasculis 
stanneis, nec longe est confessionale. A latore Evangelij, intra 
cancellos altaris, est ostium ad sacrarium, in quo custodiuntur 
paramenta, calices, libri et similia, inventario notata. Ad sini- 
stram, baptisterio adversa, est turris cum duabus campanis, et 
extra Ecclesiam vas aquae benedictse muro inharens. Ante 
ianuam maiorem coemeterium tectum habet duo sepulchra 
fornicata, ubi defuncti sepelliuntur. lanua lateralis a dextris 
ad parochi aedes vergit. Parocus ex bonis stabilibus in fru* 
mento, vino et pecunia habet sufflcientes redditus. 

Hinc ad iactum sclopi est in via Oernobium tendente ^^J;!^-,**''^" 
parva Ecclesia S.^t» Marise Lasingi (sic) nuncupata dicti 
communis Plateae, fornicata ac pietà cum duobus altaribus non 
sacratis, sed tamen pendilibus ac mappis convenienter tectis, 



(1) La chiesa parrocchiale dl'MaBli anice, di collazione comunitativa, è sotto 
il titolo dei Santi Giovanni evangelista e Ambrogio. Fu eretta in parrocchia 
indipendente nel 1736, con islrumento SO ottobre, rogato dal m. v. don Paolo 
Orazio Schenardi notaio della Curia vescovile di Como. Prima di tale epoca 
faceva parte della parrocchia di S. Stefano di Piazza. La fabbrica nel complesso 
è di strattura antica, di una sol nave con tre altari ; il coro però fu eretto 
nuovamente nel 1843, e la sagristia nel maggio del 1893. L' altare maggiore, 
di gusto barocco, ma costrutto di bellissimi marmi e condotto con grazia e 
squisita diligenza, vi fu trasportato dalla chiesa di S. Giovanni Pedemonte. 
1 freschi delle cappelle laterali sono di Gian Paolo Recchi ; pregevole è pure 
una tela che rappresenta il Crocifisso nel mezzo con alla destra l'Addolorata 
e S. Ambrogio, ed alla sinistra S. Giovanni evangelista ed una Santa. Nella 
sagristia, incastrato nella finestra, havvi un antichissimo vetro dipinto coirima- 
gine di S. Ambrogio; misura circa centimetri 75 per 45. Gli ornamenti ed i fregi 
della volta sono di Innocente Chiesa di Sagno, e vi furono eseguiti nel 1845, 
dopo ampliata la chiesa. 

J^acv. Slor. - Voi. II. U ' 



▼en». 



— 178 — 

altero in vertice, et altero a latore, in quibus interdum, 
adhibito portatili lapide saa*ato, celebratur, a fronte cancelli 
lignei parietis vicem subeunt cura ianua in medio, quae 
clauditur. 

Comrauno PlateaB conficit focos 35, animas 2()6 et còm- 
municantes 117 (*). 

Dictse parochi» S.^^ Stephani Plateae et S^c^i Ambrosij 
Marlianici ac Bregiae coniunguntur non solum parochiae 
S.cti Vitalis Classij, sed parochijs etiam S.^^^ Salvatoris Vici, 
S.c^i Michaelis Rovenae, S.^ti Nicolai Stimianici et Sr^^^ Vin- 
centij Cernobij. 
E«oi. parochuiu Rocedendo a parochia Piatele, duse vm occurrunt, altera 

8. MlchaeUt Ro- ^ 

ad sinistram et ad dexteram altera, utraque ad diversas alias 
Ecclesias parochiales eiusdem plebis Zezij. Sinistra itur Ro- 
venam, uno milliari Platea distantem, duobus parvis supra 
Cernobium alte positara, cuius parochia 8.^^^ Michaelis conficit 
focos 50, animas 400 et communicantes 250. Ecclesia est satis 
ampia cum pavimento et tecto simplice, altare maius minimo 
sacratum sub testudìne imperfecta gradus habet, et cancellos 
lapideos et a lateribus sedilianucea; supra altare, pendili et 
mappis convenienter ornatura, est tabernaculura pictura et 
inauratura cura pixide semiargentea inaurata et umbella serica 
diversi coloris ac lampade accensa, prò usu et custodia Sanctis- 
simae Eucharistiae. A latore Epistolae est baptisteriura mar- 
moreum cum operculo ligneo fastigiato et umbella viridi 
coloris et ferreis cancellis cinctura et vascula stannea sacra 
elea continentia. A latore Evangelij est cella cancellis ferreis 
munita cura altari non consecrato, sed taraen pendili et mappis 
convenienter vestito, Sanctorum Sebastiani, Rechi et Gatha- 
rin© cura tabula lignea diversas imagines pietas, et ornaraenta 



(I) La chiesa di S. Stefano di Piazza, parrocchia di libera collazione, fu 
consacrata dal Mugiasca nel 1785, ai 6 di settembre. Ignoto è il tempo della 
sua erezione in parrocchia. I libri battesimali cominciano dall'anno 1563. Ai 
19 di febbraio di tale anno il sac. Pompeo Zobio, forse un parente dei Giovio, 
battezza un fanciullo della famiglia Dotti. Il Zobio fu curato di Piazza S. Ste- 
fano dal 1503 fino al 1630, cioè per lo spazio di ben 57 anni. Nel territorio della 
parrocchia sonvi i seguenti oratori! : r Addolorata, nella frazione di Olzino ; 
la B. V. delle Grazie, vicino alla strada che conduce a Maslianico; la Natività 
di M. V. nella frazione d Asnigo. 



— 179 — 

lapidea habente. In hac cella est confraternìtas sub nomine ac 
titulo S.<5t8B CatharinsB erecta, praeterea sunt duo sepulchra 
fornicata et quatuor alia extra, versus ianuam Ecclesìe^; 
celebratur in dictis altaribus sacro lapide portatili adhibito, 
A latore Epistolse prope altare maius est itio ad sacrari uni, 
in quo custodiuntur calices, paramenta prò Ecclesia sufflcienii 
usu iuxta inventarium, et a latore turri3 cum duabus cam- 
panis et confessionale convenienti loco positura. Prope ianuam 
Ecclesiae duo vasa lapidea prò aqua benedicta, alterum columnse 
impositum, et alterum muro coniunctum. Supra ianuam est 
frontispitium depictum, et a latere Ecclesiae coemeterium aper- 
tum. Hsec Farochia procurrit etiam usque ad flnes parochiarum 
Cernobij ac Mòltrasij per montem. 

Ad tria milliaria supra Rovenam, arduo et lubrico itinere, ^1?^"™tiis' 4'j;|f; 
in vertice mentis Bisbini'est Ecclesia SS^^ Mariae, strata, 
fornicata et muris bene accommodata, ad parochialem Rovense 
pertineris, cum duobus altaribus, quorum maius, pendili ac 
mappis tectum, continet pulchram imaginem celatam ac vitro 
obductam B.nase Virginis, in quo, cum non sit sacratum, cele- 
bratur lapide portatili adhibito ; e regione altaris maioris est 
ianua cum frontispitio; habet etiam sacrariiim calicibus ac 
paramentis sufficienter provisum, et supra murum campali ani 
magnam sub arcu, ac parvam in Ecclesia. Ante altare maius 
lampas appensa ex aurichalco in solemnitatibus B.» Vir- 
ginis accendi solet. Et quia multi devotionis gratia ad hanc 
Ecclesiam invisendam confluunt, incolse Rovenae domum sedili- 
cari ibidem curarunt cum diversis locis ac cisterna, ut via- 
tores, longo et molesto itinere fessi, quiescere et biberu 
possint (*). 



(l) La chiesa parrocchiale di Rovenna è di libera collazione, sotto il titolo 
di S. Michele arcangelo. Essa fu eretta dalle fondamenta nel 16d7 e fa consa- 
crata nel giorno 29 settembre del 1755 dal Mugiasca. Fra gli oggetti d'arte pre- 
gevoli per antichità e lavoro è da annoverarsi r ancona di legno deiralLata 
maggiore, eseguita nel 169:8 dal sig. Andrea Radaello quo. Ambrogio abitajitc 
in Como sotto la Parr. di S. Nazaro, e sig. Paolo Felice Cassina q. Domenico 
di Cemobtfio, entrambi professori e periti nelVarte d* intagliare, come rilovafli 
dalla scrittura di contratto esistente in queir archivio parrocchiale, e dagli 
stessi soprindicajti autori di proprio pugno firmata. Il disegno però di detlu 
ancona è opera deir insigne scultore Gio. Battista Barberini. Presenta un taber- 
nacolo assai rispettabile e di riguardo per gU intagli delle statue, per un ba^so- 



— 180 — 

Redeundo ad parochiam Plateae pradictam, dextra via 
descenditur sesquimilliari ad parochiam S.^'^ Nicolai Episcopi 
villarum Stimianici et Oasnedi, qu» parochia inter suos fines 
habet Ecclesiam Divae Virginis Assumpt» ac monasterium 
monialìum ordinis Gluniacensis; cum noe adiri possit, nisi 
per dictam Ecclesiam Assumptionis transeatur, prius Ecclesiam 
Assumptionis, tum deinde S.cti Nicolai discribemus. 
^s^MatiHiuaJSm Ecclosia Assumptìonis S.c*» Mari» dictarum monialium 

fnid/T."^ ^' ^* prope Cernobium ad sclopi iactum est pulchra, nova, pavi- 
mento strata et fornicata. Altare maius amplum, elegans, 
ornatum et cellae fornicatse inclusum cum gradibus et can- 
cellis lapideis Assumptioni Divae Virginis dicatum est, sed 
nondum sacratum. A tergo altaris/ est chorus monialium 



rilievo rappresentante la cena ultima di Cristo e vari altri scudetti fregiati, pel 
ciborio sottoposto, pei gradini laterali, che uniti in un sol corpo costituiscono 
uno degli altari più considerevoli per singolarità architettonica e sovrabbon- 
danza di fregi. Non sembra affatto privo di pregio il quadro rappresentante 
S. Caterina, S. Sebastiano e 8. Hocco, giudicato dagli intelligenti d* antichità 
opera della scuola' veneta. Havvi una croce d'ottone di stile bisantino, pregevole 
solo per la sua antichità; essa è opera del mille, non ne esistono che due o 
tre di consimili. Un crocifisso d'avorio di finissimo lavoro. Meritano pure d'es- 
sere qui ricordate le belle pitture di cui venne quella chiesa recentemente 
fregiata (1866) per opera del rinomato De-Bernardi Vincenzo, nativo di daino 
sopra Osteno, e del suo collaboratore Rinaldi di Tremona nel Canton Ticino. 
Al primo si debbono gli ornati, al secondo le figure. Nel 1858 furono eseguiti 
lavori alla facciata della chiesa dairallora parroco Giuseppe Tridi, colle pietre 
tolte alla facciata della soppressa chiesa di S. Marco in Borgo Vico. 

Nella parrocchia di Rovenua sonvi : una piccola chiesa sotto il titolo di 
S. Maria delle Grazie, nelle vicinanze di- Toldino; la chiesa sulla vetta del 
monte Bisbino dedicata air Assunzione e alla Natività della Vergine. Questa 
è rinomata per la moltitudine di gente che dalla città e da tutti i paesi finitimi vi 
accorre ogni anno, dal maggio al settembre, nelle principali solennità dedicate 
alla Vergine. Se poi il giorno sacro alla Visitazione di Maria a S. Elisabetta 
(2 luglio) cade in domenica, si è soliti portare processionalmente attorno alla 
chiesa la devota imagine della Madonna, e la gente vi affluisce in copia stra- 
grande, come avvenne quesCanno 1893, in cui S. E. mons. vescovo Andrea 
Ferrari volle personalmente presenziare la festa. Alcuni cenni, per altro inesat- 
tissimi, intorno a questo santuario, furono pubblicati nel 1891 dal signor Angelo 
Scolari nella sua Guida dalVOlga al Bisbino (Como, Tip. Cooperativa Comense), 
lavoro di piccola mole e di minore merito, ed anche questo dovuto al Balbiaai 
e ad altri scrittori, dai quali integralmente attinse quel poco che può interes- 
sare il lettore. Il santuario esisteva già da remotissimi tempi ed aveva in ori- 
gine due altari ; sul maggiore era situato il simulacro della Vergine col Bam- 
bino in marmo 4i Carrara. Il lavoro ò artistico, le proporzioni sono corrette, 
graziosa la posa del Bambino, dal volto della Vergine traspare una mestizia 
dolce ed affettuosa. Ora il santuario non ha che un solo altare, sul quale fu posto 
un simulacro piccolo, inartistico, di legno. Pia credenza vuole che sia stato 
scoperto scavando sotterra. La statua in marmo attualmente si trova nel retro- 
coro. La chiesa subì col tempo molte variazioni; non ha decorazioni artistiche* 



- 181 - 

I>arieti intermedio cum fenestra magna cancellis ferreis mu- 
nita, qua, demissa tela, sacrse missaB elevationem moniales 
cónspiciuni 

A latere Epistolae, prope maius altare, est rota, qua expo- 
nuntur paramenta, calices et alia Ecclesias ornamenta, et a 
latere Evangelij, pari intervallo, fenestella prò sacra commu- 
nlone, et intra chorum organa ac turris cum duabus cam- 
panis. Adsunt alia duo altaria non consecrata et sine cancellis, 
debite tamen ornata, alterum ad dextram S.ctì Ioanni Bapt.», 
et ad sinistram alterum S.cti Benedicti. lanuae tres sunt, maior 
altari primario opposita cum frontispitio, intra quam est fons 
marmoreus aquae benedictse, altera a latere Epistolae ad mo- 
nasterium vergit, et altera a latere Evangelij ad praedictam 



uè quadri di valore, ma in complesso piace. Vi si leggono .tre inscrizioni, 
riportate dallo Scolari. Due sono sotto Tatrio, alla porta d'entrata, sopra i bassi 
e quadrati finestroni. Quella a destra ricorda l'indulgenza plenaria ogni giorno 
in perpetuo, applicabile anche ai defunti, concessa da papa Piò VI li 18 mag- 
gio 1779; quella a sinistra il fulmine caduto alle cinque di mattina del set- 
tembre dei 1821, il quale, lasciando incolumi ventisette uomini ivi rifugiatisi, 
uccise solo un cane da caccia, ed il parafìilmine innalzatovi, a spese d^alcuni 
devoti ed escursionisti, dal professore di fisica Pietro Configliaco agli 8 d'aprile 
deiranno 1888. La terza inscrizione trovasi a sinistra in presbiterio ; e questa, 
per la sua importanza e perohè fu riprodotta cosi spropositata dallo Scolari, 
cbe muove a pietà, credo bene trascriverla qui integralmente, completando le 
abbreviature con lettere chiuse fra parentesi: 

D{eo). 0(ptimo). M(aximo). Deiparse. V(irgini). M(ari£e). Cvivs. As8vmpt(ioni). 
nativit(ati)q(ue). haec. ecclesia, est dedicata. | ad. qvam. An(noì. MDCXXX. XX. 
Maii.confvgiens. popvlvs.RovenaB. ei. I Devotissimvs.circvmqvaq(ue). pestilentia. 
bis. grassante. cir | cvmdat(us). voto, emisso. eam. processionali ter. cvm. misste. 
sacrificio. | invisendi. per. an(num). integrvm. P(rima). IIII. fer(ia). men8(is). 
ac. servato, i illeesvs. illivs. patrocinio, est. prseservatvs. | Ab. Illustrissimo), ac. 
R(everendi8simo). D(omino). D(om)no). Lazaro. Carafino. ep(iscop)o. comens(i). ac. 
eivs. r(everendis8imo). Vic(arlo). | gen(erali). Franc(isco). Theo. I(uris). V(triu8que). 
d(octore). P(ro)th(onotario). Ap(osto)l(ico). visitata, est an(no). MDCXXXIX. vi. 
ivn(ii). I an(no). MDCIXL. XV. Avg(u8tl). de. 8pec(ia)li. mand(ato). eivsd(em). 
Ill(u8tris8imi). hvivs. C(elebris). V(irgini8), M(arise). imago, prò | cesstonaliter. 
extra. eccl(esi)am. delata, maz(imo). popvlt. concvr | sv. ac. ivbilo. comitante. 
coronata, fvit a.m(uUo). R(everendo). P(atre). F(ratre). Hieron(ymo). Marinone, a. 
Mediolano. concion(atore). capvc(ino). | De. hvivs. f[a)b(ric6e). antiq(uitate). vide. 
Baron(ium). ab. a(nno). MD. IVO. rect(or). p(ar8ecise). i(8tiu8). Angelvs. Pagano. 

Come ognun vede, la lapide ricorda il voto dei Rovennesi, fatto ai £0 di 
maggio del 1680, di visitare processi onalmente il santuario per lo spazio di un 
anno, la prima e la quarta feiia d'ogni mese, perchè, rifugiatisi lassù mentre 
nei paesi limitrofi la peste decimava gli abitanti, essi soli furono preservati 
incolumi dal fiero morbo; la visita del vescovo Carafino ai 6 di giugno del 1839; 
r incoronazione della Vergine fatta dal cappuccino Francesco Marinoni ai 
15 d'agosto deriC41, e la processione attorno alla chiesa; l'origine del santuario 
narrata dal continuatore degli Annali del Baronio, sotto l'anno 1506. 



— 182 — 

^ss! iSfJSiV'proti Ecclesìam S.^ti Nicolai et SS. Proti, Iacinti et Alexandri, 
d'rìVin^ram^'Su. monialiuni impensa refectam ac dealbataro, accedi tur, in qua 

mUnldetCatoodl. 

unicum est altare, prsedictae ianuae adversum, ac patrono sacra- 
tum cum tabula pietà et ligneis cancellis; moniales, ad quas 
parochia spectat, de paramentis, calice, missale et alijs omnibus, 
ad ministerium huius Ecclesiae necessarìjs, prospiciunt A latere 
Epistola est baptisterium lapideum, bipertitum, operculo atque 
umbella cerulea linea tectura, cum aqua baptismali et sacris 
oleis in vasculis stanneis, adest etiam confessionale et duo 
sepulchra fornicata prò parochianis defunctis. A latere Epistola©, 
prope cancellos altaris, est fenestra in muro cancellis ferreis du- 
plicatis munita vergens ad locum instar sacelli accommodatum, 
ex quo moniales missam et conciones audire, ac sacrae hostiae 
elevationem cernere possunt, utentes eo prò oratorio ac sacrario. 
Pagi prsedicti distant invicem sclopi iactu et a monasterio 
Stimianicura pari intervallo et longiori spatio Casnedum, 
Parochia universa conficit focos circiter 22, animas 114 et 
communicantes 72; terminatur etiam cum parochiali S.^V» Sai- 
vatoris Vici et cum parochiali Cernobij, prope ripam lacus. 
Capellanus monialium si sit idoneus, et ab Episcopo appro- 
batus, curam etiam parochialem exercere solet, habetque sedes 
suas in pago Stimianici cum horto, cui moniales, prò missis 
festivis etquibusdamaliis ferialibus, annuatim solvuntquinque 
modios frumenti et libras 70 imperiales, et parochiani pri- 
mitias, quantum fert illorum inopia, subveniunt praeterea 
moniales prò necessitatis exigentia. 
^irui'^ólrnircll: Monasterium monialium numero XXV est amplum et 

elegans, inferius habet peristylium quadratum cum refectorio, 
coquina, cellario et alijs offlcinis necessarijs, ac superius 
dormitoria apte accommodata cum multis cubiculis; adsunt 
alia prò pueliis, quae educationis causa admittuntur. Ad dextram 
Ecclesiae sunt duo nova auditoria et commoda, quorum inferius 
duas habet fenestras duplicatis cancellis ferreis provisas, et 
superius unicam simili ratione munitam, et ad sinistram aliud 
cum unica fenestra ac duplicatis cancellis. Habent hortum et 
viridarium magnum vitibus consitum, ac prope ripam lacus 
extensum et muris clausum, qui muri tamen altius erigendi, 



— 183 — 

meliusque muniendi erunt, maxime ab ea parte, qua torrens 
Gregius ex montibus praBceps fertur in lacum, et gravem 
iacturam, praeterhabendo ac fluendo muro infert, prout ita 
fieri iam imperatum est. Portae monasterij duse sunt, altera 
ordinaria cum rota propinqua, et altera prò equis ac plaustris. 
In muro etiam extremo viridarij versus lacum est alia porta 
magna, ad introducendam materiam prò fabricse usu, qua 
perfecta, obstruetur. Ante portam ordinariam monasterij est 
atrium cinctum diversis locis et hospitum usibus (*). 

Prope monasterium, ad iactum sclopi, est oppidum Cernobij ^s%nMSt?}*MÌÌi 
cum parochiali S.®^' Vincentij Martyris conflciens focos cir- *^'^* cemobu. 
citer 100, -animas 550 et communicantes 360. Ecclesia est 



(1) La chiesa parrocchiale di Stimianico con Casnedo, di collazione regia, 
è sotto il titolo di S. Nicolò da Bari. Fu eretta sul principio del presente secolo, 
dopo la soppressione del monastero delle monache di S. Benedetto in Cernobbio; 
al cui cappellano era prima affidata la cura d'anime dei terrieri delle due 
frazioni di Stimianico e Casnedo. Da una relazione dello stato della chiesa 
vice-parrocchiale di S. Nicolò, stesa dal vice-parroco e cappellano delle mo- 
nache, Antonio Della Porta, secondo r istruzione a lui trasmessa da monsi- 
gnor Francesco Bonesana nel 1606, tolgo le seguenti notizie: La chiesa di 
S. Nicolò era situata ad una cappella laterale a sinistra entrando neir altra 
chiesa deir Assunzione delle monache di Cernobbio. Non aveva alcun red- 
dito, e la manutenzione spettava alle dette monache. Soggetti a detta vice- 
parrocchiale erano n. 50 maschi tra grandi e piccioli, dei quali ne erano 
assenti n. 82; le donne erano in numero di 69. L'entrata del vice-parroco 
consisteva in 50 scudi imperiali, che gli venivano pagati dalle monache, con 
obbligo di celebrare la messa nella loro chiesa. Annessa alla casa era una 

I piccola vigna che dava brente quattro di vino e quattro staia di grano, com- 

putato un anno coiraltro. Da una relazione poi dello stato del monastero 
• presentata nel 1703 ai 6 di giugno a detto monsignor Francesco Bonesana, rilevo 
quanto segue: il convento, uno dei più antichi delia diocesi, era edificato presso 

1 il torrente Greggio (nuncupato Oresio), prospettava il lago e aveva annessa 

una vigna amplissima. Le monache, tenuto conto anche delle converse, erano 38 
e vivevano in comune ; ciascuna entrando portava seco una certa dote. Vestivano 
di nero con la cocolla e i soliti veli. I redditi del m onastero, in fondi e denari, erano 
di L. 8,851. 11 ; le spese annuali di L. 8,448. 6. 6. Osservavano la regola di S. Bene- 
detto. Avevano due medici, cioè i signori Carlo Somigliana e Benedetto Porta; un 
chirurgo, che allora era Giulio Cesare Visdomini. Protettore del convento era il 
signor Francesco Albrici; procuratore, il nobil uomo Francesco Lucino; agente, 
Andrea della Torre ; confessore delle monache, il K. D. Antonio Dervio parroco 
di Piazza S. Stefano, loro assegnato dair Ordinario. Due erano i cappellani, 
Tuno il reverendo prete Antonio della Porta vice-parroco di Stimianico, che 
cinque giorni per settimana era obbligato a celebrare nella chiesa delle mo- 
nache colla mercede di 50 scudi di Milano ; r altro il reverendo prete Pietro 
Antonio Porti di Rovenna, il quale parimenti vi celebrava ogni giorno e ne 
riceveva P elemosina dair ili. questore Stoppani. Nel monastero v'era un luogo 
adatto per l'educazione delle fanciulle, pei lavori femminili, e si stava appa- 
recchiando il locale per le novizie. Ogni quindici giorni le monache, per regola, 
8i accostavano ai Sacramenti, ed anche più spesso per divozione. Si alzavan 
dal letto al nascer deiraurora a cantar matutino e lodi, si disciplinavano soventi 
volle e ogni giorno dedicavano una mezz'ora air orazione mentale, d'inverno 
dopo TAve Mario, d'estate subito dopo la' Messa. 



- 184 - 

mediocris et antiqua; altare maìus in vertice ac sub testudine 
pietà, instar sacelli positum, pendili ac mappis convenienter 
vestitum, ac gradìbus et cancellis lapideis praecinctum, con- 
tinet tabernaculum pictum et inauratum, et panno rubeo 
subductum, cum pixide argentea inaurata prò Sanctissimo 
Sacramento, et lampade accensa. A latere Evangelij est altare, 
pèndili et mappis ornatura, S.ct» Mariae cum umbella linea 
cerulea, pavimento et cancellis lapideis ac lampade, qu» 
aliquando accenditur. Ab alia parte, e regione Epistolae, est 
altare SS ."» Trinitatis pendili et mappis vestitum cum sca- 
bello ac sine cancellis. Ad medium fere Ecclesia est aliud 
altare pendili et mappis ornatum cum imagine Beatissima 
Virginis, cui est dicatum, inaurata et vitro obducta, pavimento 
lapideo et cancellis fen-eis; et quia impedit praedictum altare, 
cui nimis propinquum est, et populum, iussimus hoc ad aliura 
locum magis commodum transferri. Intra ianuam maiorem, a 
dextris in angulo, est baptisterium marmoreum cum duobus 
operculis, altero aareo, et altero ligneo, umbella linea viridi, 
et cancellis lapideis, quo etiam elea sacra in vasculis stanneis 
inclusa sunt. A latere Epistolae, prope altare SS.*»» Trinitatis^ 
est ostium ad sacrarium calici bus, paramentis et alijs utensi- 
libus iuxta inventarium sufflcienter instructum; adsunt etiam 
turris cuni duabus campanis, suggestum prò concionatore et 
confessionale. lanua primaria, altari malori opposita, fron- 
tispitium habet pictum, et lateralium, altera a parte Evangelij 
ad viam publicam vergit, et altera a latere Epistolae ad aedes 
parochi, satis commodas et cum horto annexo ad ripam lacus. 
Intra ianuam maiorem, ab utraque parte in muro, sunt vasa 
lapidea prò aqua benedicta et aliud prope ianuam lateralem 
in latus Evangelij. Coemeterium est ex parte muro septum cum 
sacello tecto in fronte. Cumque in hac Ecclesia institutae sint 
du8B con fraterni tates, altera Corporis Domini et S.<5t« Marthae 
altera, confratres S.^^» Marthae supra ianuam maiorem habent 
chorum ad muros laterales Ecclesiae utrumque procurrentem 
et ostie praevio, conclave muro annexum, in quibus quae insti- 
tuti sui sunt exercent, licet admodum negligenter et cum 
aliquo scandalo populi, cui rei opportune erìt providendum. 



- 185 — 

Ad finpm oppidi, in via Plateam ducente, ad iactum sclopi a ^*gilJi,''?e?MuJLd 

parochiali, est sacellum D.« Virginia de Assisio cum parvo "*" °""*' 

altari non consecrato in vertice, pendili ac mappis tecto, et 

sub testudine cum gradibus lapideis et lìgneis cancellis, ubi 

tabulsB loco sunt diversse imagines in muro pictae; habet supra 

murura campanam sub arcu appansam, cumque fenestrse sint 

plures, qùam loci qualitas ferat, iussimus maiorem obturari. 

A fronte prò muro lignei cancelli sunt cum ianua in medio, 

quae sera Claudi sol et. 

Ab alia parte oppidi in via Garuum, qui locus D. comitis ^"Su o'iroui."*''^* 
Gallij est, tendente, ad semiiactum sclopi a parochiali, est 
sacellum S.^t» Marise fornicatuhi et pictum cum parvo altari, 
minime sacrato, pendili tamen ac mappis vestito, habens a 
fronte prò muro cancellos ferreos cum ostiolo; eget meliori 
custodia usque tectum resarciatur, annexus est sacello hortus, 
quem sindici Ecclesise parochialis locant, et quod inde perei- 
pitur prò cera et oleo in usum dictse parochialis impendunt. 
Extra oppidum, ad sclopi iactum prope littus, muro viri- 
darij monialium annexum, est sacellum Sanctorum Rechi et 
Gerardi cum altari in vertice non consecrato sub testudine, 
pendili, ac mappis tecto, et compluribus imaginibus in muro 
pictis ; a fronte prò muro lignei sunt cancelli cum ianua in 
medio, cuius clavem sindici parochialis, ad quem pertihet, 
custodi unt. 

• Parochia Cernobij prsedicta attingit non solum parochiam 
S.cti Nicolai monialium, sed parochias etiam Plateae, Rovenae 
ac Moltrasij, et dotata est diversis bonis stabilibus, quse sin- 
dici Ecclesiae prò arbitrio locant, et servata prò paroco exigua 
nec sufficienti parte reddituum, quod reliquum est distribuunt 
ad libitum, cui incommodo, receptis raciocinijs, adhibendum 
erit reraedium opportunum (*). 



SDcellnm SS. Rorhl 
et Girardi extra 
oppidum. 



(1) I primi libri di battesimo delia parrocchia di Cernobbio incominciano 
dairaprile del 1562. Vlianno però ragioni a credere che r erezione della par- 
rocchia aia più antica. Nella chiesa sonvi molte statue e quadri, ma di poco 
valore artistico. Una croce d'argento massiccio, grande, di stile bisantino, è 
giustamente ammirata per vaghe e ben proporzionate dimensioni, per minuto 
ed elegante lavoro che sembra di ricamo, e per varie medaglie di niello; non 
porta nessuna leggenda, ma è di forma poco diversa ^da un'altra che è in 
S. Vincenzo di Gravedona, la quale porta la leggenda :* Hcec erose fàbricata 



— 186 - 

^.^Mfr'uS^^Moi* VìtvB. Cemobium, iuxta rìpam lacus tertio milliari, est 
'"'*^' Moltrasium in colle non procul a Iktore cura parochiali 

S.c^i Martini, duas ianuas habente, quarum lateralis est ad 
dextram maioris, et duo aitarla, quorum maius S.^^ Martino 
dicatum sub testudine eleganter pietà et inaurata cum ligneis 
cancellis, tabernaculum continet pictum et inauratum ac 
serico rubeo subductum cum pixide semiargentea inaurata 
prò SS.nai Sacramenti custodia. Alterum altare B.™» Virginia, 
ianuae malori adversum ac sub testudine pendili et mappis 
vestitum cum tabula inaurata ac pietà et ligneis cancellis, 
est beneficiatum et iurispatronatus universitatis, cum onere 
trium missarum ferialium quàvis septimana. Ordinatura est, 
iustis de causis, ut Sanctissimum Sacramentum ab altari 
S. Martini amotum, in hoc deinceps asservetur et accom- 
modetur. Intra ianuam maiorem a dextris baptisterium mar- 
moreum est cum operculo ligneo fastigiato, sino umbella et 
cancellis, habens prope vas in quod conijcitur aqua post 
baptismum, cum baptisterium non sit recté accommodatum ; 
in baptisterio asservantur etiam vascula stannea cum sacris 
oleis. A latere altaris S.^ti Martini est ostium ad sacrarium, 
paramentis, calicibus et alia supellectile inventario notata 
convenienter provisum. Prope ianuam lateralem est turris 
.cura duabus campanis. Fontes lapidei aquae benedictae, muro 
inherentes, ad utramque ianuam positi sunt, et confessionale 
loco ad id apto ; adest etiam coeraeteriura cura quinque sepnl- 
chris. Domus parochiàlis, satis commoda cum magno horto, 
Ecclesiae annexa est; redditus parochiae sufflcientes in frumento, 



fuit per Franciscum de Grisono de Grabadone, ed è fama che fosse lavorata 
ìd paese, dove il Grisono pare che tenesse officina. Come pure è simile ad una 
terza che è in S. Maria di Dongo, di gusto poco diverso, con la data del 1513, 
e col nome dell'autore Franoiscus, senza parentela. È probabile che anche 
quella di Cernobbio sia dello stesso artista od almeno uscita dalla stessa offi- 
cina. Comunque sia, meriterebbe in vero d^essere più conosciuta ed apprezzata. 

Oggigiorno nel territorio della parrocchia sonvi : la chiesa della Madonna 
delle Grazie, ove si ammira una devota imagine della Madonna, dipinta in 
sul davanti della mensa deir altare ; l'oratorio di villa Pizzo, dedicato a 3. Mi- 
chele, di patronato del proprietario della villa; Toratorio di S. Marta, che pos- 
siede un quadro pregevole, ove sono dipinti i fasti di questa Santa. 

Cernobbio è patria di Franchino Delia-Torre, architetto e scultore, che 
dopo il Rodari, cioè nel 1526, diresse i lavori deUa fabbrica del duomo. 



- 187 - 

vino, oleo ac pecunia consistunt, repertum tamen est sindicos 
universitatis de diversis bonis Ecclesise ad libitum disponere, 
quibus ob id indicta sunt ratiocinia. 

A parochiali sclopi iactu a sinistris descendendo ad lacura, oraioriam s.Man». 
est supra torrentem, qui inter quemdam hortum et viam pu- 
blicam percurrit, eìegans oratorium stratura, fornicatum ac 
pictum, longitudine decem et latitudine octo cubitorura, in 
cuius vertice, horto incumbente, pulchrum altare Dìvsb Vir- 
ginis non consecratum cum eius imagine parvulum flliolum 
suum gerente ac diversis sanctis circum, duobus candelabris 
et crucifixo ex aurichalco ac pendilibus et mappis ornatum. 
In muro, altari adverso ac viam publicam contingente, fenestra 
magna demissa et cancellis ferreis munita viatorum commo- 
ditati deservit, ad cuius laevam est ianua, quse introrsus, et 
huic altera opposi ta prope altare ad hortum vergens, qu» 
extrorsus clauditur, ali» fenestrse duae laterales altae ad tor- 
rentem' vergunt, supra est arcus cum campanula appensa. 
Oratorij curam gerit familia Madiorura, cuius impensis 
constructum est, ad quam hortus annexus cum domo pertinet. 

Descendendo a parochiali prsedicta, a dextris recta via saceiium s. Rochi. 
ad duos iactus manus, est oratorium S.cti Rechi, fornicatum, 
stratum ac pictum cum altari minime sacrato in vertice, ac 
duabus fenestris magnis demissis ac male tutis, quse proinde 
melius muniend» sunt. et accommodandse ; a fronte prò muro 
ligneos cancellos habet cum ianua sera clausa, et sindici 
universitatis curam gerunt huius oratorij. 

Porgendo a dicto oratorio ad littus Larij, iactu manus ^s°*AgaSi!' 
quatuor passus extra viam ad rectam, et a ripa sclopi iactu, 
est filialis Ecclesia sub invocatione S.ct» Agathae Virginis ac 
Martyris cum duabus navibus fornicatis et pictis inequalis 
' magnitudinis et pavimento non plano, utraque in vertice 
altare et a fronte ianuam habet. Altare maius maioris aliquan- 
tulum parvum, nec sacratum sub testudine eleganter piote, 
habet tabulam pictem ac semiauratam cum gradibus lapideis 
et ligneis cancellis, lampas ante appensa festis diebus interdum 
accenditur. Extra cancellos a latere Evangelij est turris cum 
duabus campanis. Altare navis minoris admodum parvum, 



— 188 — 

nec sacratum, velad debitara formam reducendum, aut am- 
movendum est;alatere:ÈpÌ8tol8e fenestrae sunt melius accom- 
modatae et munitaB, habet prseterea haec navis ianuam late- 
ralem ad cocmeterium a tribus parti bus muro septum. In 
frofttispitio est imago pietà S.ct» Agathae, caret sacrario et 
supellectile, cumque celebranda est missa, afferuntur omnia 
paramenta ex Ecclesia parochiali (*). 



• (1) La chiesa parrocchiale di MoUrasio, di coUazione comupitativa, è sotto 
il titolo di S. Martino vescovo; anticamente era S. Martino e S. Agata. 

Neir archivio parrocchiale vi ha una pergamena che porta la data 
del 1443, e in un'altra pergamena, del parroco Matteo Bordoni, che pure si 
trova nel detto archivio, trattandosi dei beni della chiesa, si legge Tanno 1479, 
ma certamente Terezione della parrocchia è più antica. Dicesi consacrata dal 
Mugiasca la seconda domenica d'ottobre, ma se ne ignora Tanno. L'altare 
maggiore, di bellissimi mi^rmi, fu comperato dalla fabbriceria della soppressa 
chiesa di S. Marco in Borgo Vico e messo In opera verso il 1820. Non indegno 
di essere ricordato è un quadro a tempra che era già nella sagrestia, ed ora 
è appeso alla parete laterale della chiesa, alla destra entrando. Rappresenta 
il Crocifisso, con ai lati due piccoli angioli librati nelTaria, e sopra, in due 
piccole medaglie situate alle due estremità del quadro, le imagini dei profeti 
Isaia e Daniele a mezza figura; al basso poi molti Santi e Sante formano gruppo 
con figure alte circa la metà del vero. Sotio si legge la seguente iscrizione : 

QVICVQ. MOMODERIT ASTVTJA SATHAìE 
ITVEAT. YPM IN LIONO_PÉbENTE. IBI ENIM 
MORS OCISA EST • DNS SEMPER VIVIT *; ^ 
A* - D.i - 15(2)0 - DIE - 8 — D*" BRIS — T - DAIELIS 



« Quicumque momorderit astulia sathame intueatur Christum in Ugno pen- 
(ientem. Ibi enimìnors occisa est. Dominus semper vivit. Anno Domini i5(2)0, 
die 8 Decembris. T. Danielia,.,. »). 

11 2 del 1320 è cancellato, ma esaminando attentamente la scrittura, lo si 
indovina. Le ultime quattro lettere della parola « Danielis » sono leggibili sola- 
mente per metà; ma un esame minuzioso mi convinse che non può darsi altra 
interpretazione di questa. L'ultima linea punteggiata è illeggibile, ma purè 
esaminandola lungamente, mi parve scorgervi un « Bergomensis Ecclesice Sancii 
Alexandri ». 

In giro alla medaglia, a destra del quadro, rappresentante Isaia profeta, 
in caratteri abbreviati sta scritto : « Esaia propheta — Ipse aiUem vulneratus 
est propter iniquitates nostras, atritus est propter scelera nostra. » Nella me- 
daglia a sinistra si legge : « Oravlt Daniel Dominum dicens — Domine Deus 
noster ne despicias populum ttium propter nomen tuum. ». Questo quadro 
merita considerazione, non foss' altro perchè appartiene alla bell'epoca del 
cinquecento, cioò certamente ai primi due decenni di quel secolo, e poi 
perchè nei volti e nelle fattezze vi ha tale una grazia che ci rammenta il fare 
luinesco, quantunque il disegno sia un po' secco e le movenze impacciate; ma 
è uno dei migliori esempi tuttora in essere, che ci mostra come il gusto e la 
maniera dei migliori artisti lombardi si fosse sparso non solo nelle città, ma 
anche nei luoghi piti remoti della campagna. 

I dipinti sul vólto e sulle lesene dell'arco della cappella laterale a destra 
entrando, dedicata a S. Francesco d'Assisi, sono di Giampaolo Recchi e fra- 



- 189 — 

A loco ripae sub Moltrasio, ad quem naves appellere soleiit, e^-^J; i;^«J{;tl'?i 
tmo parvo milliari, secundum littus, est luxta ripam ipsam 
Ecclesìa parochialis Sanctorum Martyrum Quirici ac lovitae 
vili® XJrij, quae, prceter quatuor aedes iactu manus Ecclesise 
vicinas, est tota in monte trifaria sparsa; et a lacu duos sclopi 
iactus remota, conficitque universa focos 22, animas 116 et 
comunicantes 60. Ecclesia longa est circiter 30 cubitus, et alta 



telli; ma i due freschi o medaglie ai lati della medesima cappella, r<'Vppre8en- 
taoti lo stesso S. Francesco d* Assisi e S. Carlo Borromeo che assiste gli appe- 
stati, sono di un Francesco Carpano, pittore appena mediocre. Il Crocifisso, 
gran quadro d'ancona deiraltare, con S. Francesco d'Assisi e S. Martino ai lati, 
è opera pregevole di Mauro della Rovere, il migliore dei celebri pittori comu- 
nemente conosciuti sotto il nome dei Fiammenghini. 

È pure di Mauro della Rovere uno stendardo che ora si conserva neirora- 
torio dei confratelli del SS. Sacramento, situato sopra la chiesa, e che dal 
parroco attuale fu posto in una cornice di noce per meglio difenderlo dalle 
ingiurie del tempo. 

É molto danneggiato per V incuria dell* uomo, ed ha da un lato l'Assunta, 
circondata da una miriade di menti beate e sotto una moltitudine di persone, 
fra le quali si distinguono re e regine ; dall'altra S. Martino e S. Agata in atto 
di adorazione al SS. Sacramento. 

Dal registro dei conti della oonfraternita, che si conserva nell' archivio 
parrocchiale, si ricava la somma che sborsarono i confratelli al detto pittore, 
tanto pel quadro, quanto per lo stendardo. Lo stendardo costò in tutto L. 328. 5, 
come da nota in data 17 settembre 1018. In una nota poi in data 10 giugno 1629, 
8i legge: « à pagato il sud. (Cesare Busti) d* ordine delli sud. officiali (della 
scuola del Sacramento) lira dodeci imperiali al signor Mauro Fiamenghino, 
pittore milanese a bon conto d'un quadro di mettere nella ancona di Santo Fran- 
cesco neUa detta chiesa di Moltrasio. » 

Gli stucchi pregevolissimi della cappella alla sinistra entrando, dedicata 
alla B. V. del S. Rosario, sono di Giuseppe Bianchi di Moltrasio, lo stesso che 
lavorò nel duomo di Como, come si ricava dalla Selva del Ciceri, e datano 
daU' anno 1600 all' incirca. Dal registro dei conti della chiesa risulta che, non 
avendo gli uomini di Moltrasio pel momento di che soddisfare il Bianchi pel suo 
lavoro, gli diedero in pegno 1 beni che la chiesa possedeva in « Carisano », e 
avendolo di poi pagato, si trova « per tanti conti a mastro Giuseppe Bianchi per 
saldo et compitto pagamento di quelli L. 901 che d.* Bianchi era creditore 
sopra alli beni di Carisano et ne à, fatto la retrovendita adi 30 Gennaio 1606 » 
firmato « Gian Paulo Durini » (Registro suddetto). 

Le pitture della detta cappella sono di Giampaolo Recchi. La cappella 
pure deU'altare maggiore è tutta dipinta a fresco dal Recchi. Al lato sinistro 
vi ha una gran medaglia che rappresenta S. Martino a cavallo, che alle porte 
d'Amiens divide la clamide militare col poverello che di freddo moriva, e sotto 
la leggenda : « Cum nihil ìittberet preter arma et vestimentum audito Chriati 
nomine hoc feoit ». Al lato destro delineò il martirio di S. Agata; la leggenda 
che vi sta sotto non è decifrabile. Chiunque abbia appena un po' di conoscenza 
delle opere del nostro sommo pittore, non può fare a meno di riconoscere a 
primo tratto la magica potenza del suo pennello. Bellissimo è il cavaUo, cele- 
stiali le fattezze del guerriero S. Martino; l'espressione poi del volto di s. Agata 
è tale che rapisce lo sguardo del visitatore e lo trasporta in altre sfere; 
queir imagine ha qualche cosa di soprannaturale, è una figura concepita con 
un candore e con una semplicità mirabile. Ma queste due grandi medaglie 
laterali sono superate ancora dal bellissimo scorcio del vòlto, rappresentante 



- 190 — 

circiter 15 cum duabus navibus stratis ac tocto asseribus 
subducto. Maior navis ad laevam habet in vortice maius altare 
dicatum SS. Martyribus patronis, cellae fornicatae novae et non 
Granino perfectae inclusum, ac pendili et mappis vestitura cum 
tabernaculo picto ef aliquantulura inaurato ac'tela crocea 
subducto, in quo taraen pixis seraiargentea inaurata cum sacra 
hostia propter inopiam parochianorum non assèrvatur, sed 



la gloria di S. Martino, condotto con fino giudizio. In una nota, che si conserva 
nell' archivio parrocchiale, si legge : « Le pitture del coro, cioò delle medaglie 
e medagliette, sono opera del celebre Recchl nostro Comasco di Borgo vico, 
fatte siccome si ricava dai libri in ragione di soldi 30 al giorno fuor delle spese ». 
— E in un'altra nota: « Le pitture del coro di Gian Paolo Recchi e fratelli 
furono terminate nel 1647 ». 

Le pitture poi del cielo dell'abside sopra TaUnr maggiore sono opera di 
Pietro Kasina di Torno» come ricavo da una nota cosi concepita: « Le pitture 
del cielo del coro in tutto costano L. 286, fatte dal sig. P.ro Hasina, a cui si 
diedero L. 180 oltre ad una regalia di L. 5. 10 ». 

Neiroratorio dei confratelli del Santissimo Sacramento vi ha un bellis- 
simo affresco sul legno. È costituito in due ordini di quadri, ciascuno in tre 
campi; più la rispettiva predella al basso e la cimasa che ne forma il compi- 
mento in alto. Le pitture che contiene ci si presentano come opera di un arte- 
fice da annoverare certamente fra i distinti, e degno che se ne prenda nota, 
come tale che apparisce avere sentito r influenza del Luini e di Gaudenzio 
Ferrari, onde seppe attingere la grazia e il sentimento del bello che si fa strada, 
vorrei dire, anche attraverso le manifestazioni di un'esecuzione alquanto rozza 
e alle imperfezioni che si presentano airocchio del riguardante. Incominciando 
dunque dalla predèlla, essa va divisa in tredici piccoli scomparti arcuati, con- 
tenenti le imagini deir Eterno Padre e dei dodici Apostoli, tutti a mezza figura. 
Sopra di questa, nella parte di mezzo del primo ordine, che si estende cosi da 

Ì'nvadere gran parte dello scomparto di mezzo del secondo, è dipinta la scena 
lei presepio ; il volto della Vergine è d'una beltà celestiale, e S. Giuseppe è 
tutto intento all'ammirazione del divin pargoletto, che giace nel presepio fra 
il bue e l'asinelio . In un canto, a bei caratteri, abbastanza visibili, è la seguente 
eggenda : 

HOPVS 
ALVISII 
DONATI 

MLI 

1507 

Il Lanzi, nella sua Storia Pittorica (V. IV, pag. 174, edizione di Pisa), 
dicendo che di costui si hanno tavole autentiche, lo chiama comasco. Nello 
scompartimento a destra di chi osserva è raffigurata S. Agata, in quello a 
sinistra S. Martino con paludamenti episcopali. Neil' ordine superiore, a destra 
S. Maria Maddalena e S. Marta, a sinistra i SS. apostoli Pietro e Paolo; nel 
mezzo, cio% nello spazio lasciato libero dal dipinto del primo ordine, vi sono 
due piccole medaglie, a destra S. Rocco, a sinistra S. Sebastiano. Infine, nella 
cimasa è dipinto il Padre Eterno che con ambo le mani sostiene la croce 
del Redentore, sul braccio di mezzo della quale, in alto, si scòrge lo Spirito 
Santo in forma di colomba. Di sommo pregio sono pure anco gli intagli della 
cornice di legno dorato. 

Non so comprendere come mai queste insigni opere del Recebi, del Da- 



- 191 ^ 

in sacrario sine sacra hostia propter securitatem, cumquo infir- 
mis prò viatico, vel alijs sacra communio exibenda est, in missa 
particulae necessarise consecrari solent, scamna cancellorum 
locum occupant et lampas ante appensa accenditur, quando 
Sanctissimum Sacramentum adest Minor navis ad rectam ve- 
tusta habet in vertice altare parvum non sacratum sub invoca- 
tipne S.cti Quirici, quod propter diversos defectus praecepimus 



nieli e del Donati sieno finora passate inosservate ; e si che fra di noi non v'è 
penarla di scrittori intenti a togliere daU'obllo le opere dei nostri sommi. 

Possiede pure la chiesa parrocchiale di S. Martino un prezioso reliquiario 
d'argento contenente la metà di uno spino della corona del Redentore. È soste- 
nuto da un angelo d'argento massiccio di bel lavoro con piedestallo di bronzo 
dorato. Sulla base di quest'ultimo, davanti, si legge ; « IHmidia pars S. Spince 
D.ra N. /. X. »; nella parte posteriore; « Joseph Ant. Durinus lu. UtrU Do.or 
OUm Can.tts Cated, Comen. Dono Dedit Rev, Cur. Et Hominibus Comun. 
Moltrasij »; in alto, vicino al sigillo: « Anno D.ni il2i ». 

In un documento annessovi, del 1781 ai 7 del mese di novembre, giorno di • 
venerdì, rogato da Antonio Maria de Clerici pubblico notaio di Como, se ne fa la 
descrizione, e vi son contenuti i patti della donazione. Possiede pure un calice 
d'argento dorato con coppa e patena d'oro, ampolline, bacinella e campanello 
d'argento dorato di bel lavoro, dono dei fratelli Giovanni e Giuseppe Antonio 
Donegani, come ce ne fa certi la iscrizione che si legge sotto il piede del calice, 
cosi concepita : 

MOLTRASIENSI PAR(j:ClAE 
JOAN. et JOSEPH ANT. DONEGANI 
CALICBM ET ORCEOLOS 
FILII MATRI 

DONUM 

SACRARUNT 

ANGBLOP. 1833. 

I registri parrocchiali cominciano dal 1631. 

Nella chiesa figliale di S. Rocco in Moltrasio dipìnse pure il Recchi la 
Madonna col Bambino in braccio, il quale ha fra le mani una bellissima rosa 
gialla (tea), e più in basso ai lati in ginocchio S. Sebastiano e S. Rocco. 

Nella chiesa poi di S. Agata, antica parrocchiale, son due bellissimi freschi 
recenti (1854) del .Darif. Uno ò una Vergine fatta in una mezza lunetta suU' in- 
gresso meridionale; l*altro l'angiolo della risurrezione sulla fronte deU'ossario. 
Questo è alla vista di chi ascende ad internarsi nel paese; e così tutti 
ponno vedere Tabilità con cui il valente artista seppe corrispondere all'esi- 
genza deU'arte e alla liberalità del committente Torà defunto nobile Alessandro 
Lucini Passalaqua. È a deplorarsi che l'angelo, per lo scrostamento del muro, 
sia molto danneggiato. Specialmente nei panneggiamenti. Anche sulla cappella 
mortuaria dei Passalaqua vicina allo stesso recinto sonvi a freschi del mede- 
simo autore. 

La chiesa poi di S. Agata, a due navate, era anticamente tutta dipinta, 
ma avendo servito più volte di Lazzaretto de' contagiosi, fu ripetutamente im- 
biancata, e così poco o nulla rimane di quelle pitture, che risalivano, come 
quelle del coro della basilica di S. Abondio, al XIV secolo; si ammira però 
ancora una S. Agata nell' interno e qualche altra figura, e all'esterno un gigan- 
tesco S. Cristoforo. Ha un artistico altare in legno dorato ad intagli, quivi 
trasportato dalla chiesa parrocchiale. 



— 192 — 

amoveri, prout etiam ruinas veteris turris campanariae huic 
altari proximas, vel certe tegi, ne imbres aut nives Ecclesise 
oflaciant uti hactenus evenit. Intra ianuam maiorem, a sinistris 
in angulo, est baptisterium ex candido marmore cura fastigio 
nuceo, umbella viridi linaa et cancellis lapideis, in quo asser- 
vantur etiara in vasculis stanneis olea sacra, praeterquam inflr- 
morum, quod parocus domi suae in villa procul ab Ecclesia 
existente custodit, ad maiorem commoditatem ministrando 
unctionis extremae. lanuarum primaria est e regione maioris 
altaris, et altera a latore Epistola^, inter quas in angulo est 
sacrarium male accommodatum, adsunt tamen in eo calices, 
missalia et paramenta iuxta inventarium prò sufficienti usu, et 
prope est confessionale. A latore Evangelij prope altare maius 
est turris cum duabus campanis et ostio. Coemeterium muro 
cinctum et cum ianua duas partes Ecclesise, anteriorem scilicet, 
et eam quae est a latore Epistolse, amplectitur. -^desparochiales, 
Ecclesiae vicinae cum horto clauso, parochianorum incuria adeo 
neglectsB ac desartae sunt, ut parocum procul ab Ecclesia in 
monte cum parochianis morari opporteat Et quia ex certa 
relatione quinquaginta àureorum impensa videntur in pristi- 
num usura restituì posse, mandatum est parochianis, ut collata 
pecunia id exequi enitantur, atque ut aliquis Ecclesia prò- 
pinquus curara habeat pulsandi ad salutationem angeliòam 
mane ac vesperi horis debitis, et Ecclesiara bene custodiat (*). 
Sindici universitatis paroco ordinarie relinquunt octo 
modios frumenti, duodecim condia vini, starla duo olei, 
libras 25 imperiales, 44 fasces lignorum et habitationem im- 
munem una cura proventibus horti prope Ecclesiara siti et 
extraordinarijs, quae panca et exigua sunt, de cseteris Ecclesiae 



(l) La chiesa dei SS. Quirico e Giovita deve essere stata fabbricata in tempi 
remotissimi, come appare chiaramente dal suo campanile, che assomiglia assai, 
e nel disegno e nella costruzione, a quelli di S. Abondio. Venne però rifatta 
per la maggior parte neir aprile dell'anno 1865, su progetto e disegno del 
signor Gio. Battista Bernasconi, ingegnere municipale del Comune di Como, 
ed il coro ora è dove prima era la porta d'ingresso. Fu benedetta da mon- 
sifnor vicario capitolare Ottavio Calcaterra, rs di ottobre dello stesso anno. 
Nel territorio della parrocchia sonvi: l'oratorio nella frazione di Cavadino, 
dedicato alla Madonna delle Grazie e a S. Giuseppe, e Toratorio della SS. Tri- 
nità. I registri parrocchiali cominciano dall'anno 1644. 



— 193 — 

bonis, eleemosynis et emolumentìs disponunt ad libitum, nulla 
ratione reddita. Centra parocus tenetur sacramenta mini- 
strare omni die festo et alias, bis terne in septimana, nisi 
avocetur alio divinorum causa, in propria Ecclesia celebrare. 

Parochia haec est ultima plebis Zezij, plebem Nexij attin- piai» piew» Z6*ij. 
gens in loco vicino Vallis Visinse, ubi torrens ex monte in 
Larium labitur, ultra quam statim, saxo a ripa ictu raanus 
remoto imposita, conspicitur Ecclesia 8.©*^ Nazarij, alias paro- 
chialis propinquarum villarum Carati et Lallij, quam sclopi 
iactus a parochiali Urij pertingit. 

Sciendum etiam est, partem dictarum parochiarum plebis 
Zezij, scilicet Trecallo Breciam usque, contigere plebem Fini, 
et inde Classium usque plebem Ugiatis, et ab hoc loco plebem 
BalernsB, prout etiam Cavallascam* et Vergosam. 



RaC(ì. Sior. - Voi. II. 13 



— 194 — 



Descriptio 

VaLLISCUVIJ EIUSaUE PAGORUM ECCLESIARUM 

TAM SIMPLICIUM QIJAM CURATARUM ET INPRIMIS 

CoLLEGIATiE QJJM CANONICA NUNCUPATUR 

O592) 



Hsec Vallis consistìt ad instar navis et est longitudinis 
octo milliariorum, incipiendo a parte orientali a pago Ounardi, 
qui pagus est in confinijs Vallis Marchiroli, plebis Agnij, 
dioecesis pariter Comensis, et tendit usque ad terram Cara- 
vati siti in parte occasus et est in confinijs plebis Legidduni 
Mediolanensis dicBcesis a Lacuque Malori duobus distans 
milliaribus. In medio autem dictae Valliscuvij est ad instar 
arboris navis Canonica, et circumquaque circumstant diversi 
pagi cum diversis Ecclesijs. 
^''^LauJ^ttf. Canonica, quae est collegiata, praeposituram cum decem 

praebendis canonicalibus continens, S.^^^ Laurentio dicata, satis 
pulchram habet Ecclesiam cum campanili ad instar turris 
constructo, cui tamen deest cacumen, cum duabus campanis 
et horologio e'feente restauratione; habet etiam chorum cum 
undecim scamnis, decem nudis prò canohicis, et unum prò 
praeposito, post altare etiam sacrarium parvum, sed paramentis 
et ornamentis minus ornatum. Sunt duo aitarla, quorum unum 
est a dextris, beneficio dotatum et consecratum ; alterum a 
sinistris Rosario Beatissima Virginis Marisa dedicatum et con- 



— 195 — 

socratum per supradictum Episcopum in visitatione existente in 
die Nativitatis S. Jo. Baptistse praesentis anni 1592. Super altare 
maius est tabernaculum deauratum, in. quo yeuM Sacramentum 
EucharistiaB asservatur, lumine coram ardente, et in ingressu 
EccIesisD a sinistris est sacer fons egregie exculptus ex lapide 
colorato; et a dextris est lapis marmoreus, prò aqua benedicta, 
item duo confessionalia. In hac quoque Ecclesia collegiata 
omnes canonici resident .uno excepto et sunt omnes sacerdotes 
et prseter eos rev.d^is prsepositus alit etiam proprium capel- 
lanum in subsidium curse animarum, et capitulum alit pro- 
prium aedituum clericum. 

In hac Canonica, qu83 muris circuiffquaque circuitur et sub 
una porta clauditur, canonici omnes alias proprias habebant 
asdes, sed ab aliquot annis ob canonicorum absentiam seu 
negligentiam, divers© aedes canonicales corruerunt, uti earum 
vestigia docent, itaque nunc quattuor canonici extra Cano- 
nicam in vicinioribus pagis habitare coguntur, reliqui omnes 
in suis aedibus Canonica exhabitant, et rev.dus praepositus habet 
immediate penes Ecclesiam suas sedes satis pulchras et amplas 
cum horto, uti etiam aliorum canonicorum aedes adsunt; 
est etiam alia domus prò aedituo penes portam, iuxta quam 
domum est porticus, sub qua asservatur frumentum in paleis. 
Ad hanc curam huius Ecclesiae coUegiatae S.cti Laurentij, cuius 
habet rev.^"» praepositus rectoriam, pertinent pagi infrascripti 
scilicet; Cuvium, Gavonam, Cuvelium, Vergubium, Archume- 
diam, Dunum, Zuinium (*)• 



(1) La Valcavia, che dalla parte d'occidente termina la diocesi di Como, 
stendendo i suoi confini quasi alle spiaggie del Lago Maggiore, ò per la più 
parte circondata dalla diocesi di Milano ; piegando dairoriente a mezzodì dalle 
pievi di Varese e di Besozzo, da occidente da quella di Leggiuno (l'antica Leg- 
giduno), ed a settentrione da Bedero Valtravaglia. Non ha quindi altra conca- 
tenazione che colla ristretta derivazione della pieve di Marchirolo. Essa è tutu 
rinchiusa tra monti fruttiferi, per la maggior parte abitati, e presenta una figura 
ovale, alquanto più piana ed ampliata verso il suo fine. La di lei lunghezza 
arriverà alle sette miglia circa, misurandola da Bedero ai confini di Cittiglio, 
ed a due la larghezza, prendendola da Casalzuigno ad Azzio. 

La prepositurale di S. Lorenzo è situata nel centro e sommità del 
piano della Valle, scorrendo le acque dalla parte d' oriente a Luino, e di 
occidente a Laveno. Conserva tuttora questa chiesa le traccie d'una venerabile 
anUchità; non ha altro accesso che una grande porta posta a settentrione, 
restando da ogni altra parte circondata dalle case del prevosto. È por la 



Bccl. S. Mariso 
CuveliJ. 



Eccl. S Roohi 
Vergublj. 



- 19G - 

A dextris huius praeposituraa est Cuvelium, distans quarta 
palile milliarij, focarìorum triginta, animas faciòns 288 et prò 
communione 251. In quo pago est Ecclesia fllialis matricis 
g,cta Marise et omnium Sànctorum, cum campanili parvo et 
campana una et ccemeterio, in quo tamen nuUus ordinarie 
sepellitur, quse tamen Ecclesia est dotata, et eius titularis est 
presbyter Baptista Botta, qui tenetur singulis sabbathi diebus 
celebrare inibì (*). 

Item ultra aliam quartam partem millìarij est alius pagus 



maggior parte di yecchia strettura a tre navate. La torre, antichissima, era 
sormontata da merli a foggia di fortezza. Kessnna iscrizione è nella chiesa, e 
nessun documento relativo esiste neirarchivio ; solamente suUa sua porta d*en- 
trata è scolpita in pietra una lupa, e nella parte posteriore del coro, fuori della 
chiesa, hawi una lapide in marmo con questa iscrizione : « V. Idut. luliU MDClIa 
fundamentis restauratum ». Fu pure di recente restaurata, nell'anno ISld^come 
si rileva da un* altra lapide posta sopra la porta maggiore della chiesa. Pre- 
ziosi per arte sono il pulpito e la cantoria. La chiesa fu consacrata, ma ignorai 
Tanno, il giorno e il vescovo che la consacrò ; se ne celebra la festa anni- 
versaria nel giorno 8 di settembre. L^altare della B. V. fti consacrato dal Nin- 
guarda, il giórno della Natività di S. Giovanni del 1502. Era decorata di dieci 
prebende canonicali di quotidiana residenza; ma nel 1798, abolito il capitolo e 
venduti i fondi, al regime di questa parrocchia plebana restò e resta il solo 
parroco prevosto, sussidiato da un coadiutore titolare. Un tempo la collegiata 
aveva sotto di sa quasi tutti i comuni della Valle. Sul principio di questo secolo 
era composta ancora di cinque comunità, cioè Cuvio, CuvegUo, Vergobbio, 
Duno ed Azzio ; da ultimo però, sotto mons. Carsana, Azzio fU staccata dalla 
matrice ed eretta in parrocchia di libera collazione sotto il titolo della Beata 
Vergine Annunziata. Nella canonica eravi già un archivio, nel quale venivano 
conservati importantissimi documenti storici riguardanti particolarmente la 
Valle; narrasi che un canonico rabbia dato alle fiamme, non avendo potato 
impossessarsi di documenti, ivi custoditi, che lo compromettevano. 

(1) A settentrione, pochi passi distante dalla canonica, è stesa la comunità 
di CuvegUo ; sortendo dal detto paese verso oriente, non molto lungi sopra un 
plccol colle, è innalzato un oratorio sotto il titolo della B. V. E di antica 
struttura di un* unica nave sotto volta e con un unico altare, chiuso da una 
balaustrata di marmo. Invece di ancona ha nel muro dipinte V imagine della 
Beata Vergine Maria nel mezzo, con ai lati S. Oiovanni Battista e S. Pietro 
apostolo. Questo oratorio doveva essere profanato dopo Terezione della nuova 
chiesa dedicata a S. Antonio abate, di recente costruzione, con permissione 
della Curia e con assenso del Ooverno, sotto alcuni capitoli proposti dal par- 
roco ed approvati con determinazione 12 novembre 1829, n. OTO. Ma questa pro- 
fanazione non si è poi verificata finora. L'oratorio di S. Maria divenne proprietà 
della famiglia Rigoli, quindi della famiglia Bellorini, la quale lo tien chiuso e 
da anni non vi si funziona più, ma lo si mantiene nello stato nel quale fu acqui- 
stato. Sopra un giogo, dalla parte d'occidente, si vedeva Toratorio di S. Got- 
tardo più avanti menzionato dal Ninguarda, ed ora caduto in rovina, da cui 
prendeva il nome il sottoposto torrente, cbe divide la comunità di CuvegUo da 
quella di Vergobbio. Sopra CuvegUo, lungo la via mulattiera che conduce a 
Duno, hawi V oratorio di S. Anna con le quindici cappelle dei misteri. Fu 
venduto dal demanio ad un privato, e riscattato da alcuni di Cuveglio, che lo 
lasciano aperto al pubblico, e le spese di manutenzione si fanno colle offerte 
che vi si raccolgono. 



— 107 - 

Vergubium nuncupatus, faciens focaria quadraginta quinque, 
animas vero tercentum septuaginta, et prò communione terceh- 
tum septem, ubi est Ecclesia filialis matricis S.^^^^ Rechi cum 
parvo campanili et campana, in qua bis per hebdomdda fit 
sacrum per capellanum praspositi (*)• 

Item inter suprascriptos duos pagos, est Ecclesia cam- ^.^àotSl^^fi'^Jirjff* 
pestris Divo Gothardo dicata cum campanili parvo sine cam- 
pana, a proposito curata. 

Item ultra Cuvelium per medium milliarlum in monte Bcoi.s.iauaniDaiii. 
est pagus Dunum vocatus, faciens focaria vìginti sex, animas 
vero centum nonaginta unam et prò communione centum 
sezaginta unam, ubi est Ecclesia filialis, ut supra Divo Juliano 
dicata cum campanili parvo et campana et sacristia, cum 
paucis paramentis et uno confessionali, et coemeterio, in qua 
celebratur singulis festivis diebus sacrum per unum ex cano- 
nicis, cui satisfacit ipse pagus. 

Item duobus milliaribus supra in cacumine mentis est s^oeiiams. Martini. 
capella S.^^ Martini cum campanili ad parietem et unico 
ornatu, prò celebranda missa, prioratus alias seu hospitale 
nuncupata, cuius titulus est domini Nicolai Lucini canonici 
S.cti Fidelis Comi, et in feste S.ctì Marci a populis vicinis, 
imo et ab alienigenis dicecesis etiam Mediolanensis, proces- 
sionaliter visitatur («). 



(1) Dalla canonica, sempre a Bettentrìone piegando verso occidente, passato 
U nominato torrente di 8. Gottardo, si erge il beiroratorio di S. Rocco della 
comunità di Vergobbio. L*odiemo oratorio di S. Rocco deve essere stato ristau- 
rato o rifatto a nuovo sulle fondamenta deirantico verso la fine del secolo XVIIT, 
poichò nella visita Rovelli (28 aprile 1705) lo si dice : « recentis et elevatioris 
strtioturcB sub fornice testudine€Uo et dealbato, » Ha una sol nave a tre altari, 
il maggiore in fronte di marmo a pregevoli lavori. Esiste sopra il suddetto 
altare un quadro coir imagine della B. V. e di S. Rocco, circondato da mar- 
morei ornamenti. 

^) Dal detto oratorio della B. Vergine dì Cuveglio, rampicandosl per strada 
scomposta ed aprica per lo spazio di mezz'ora, compare la comunità di Duno. 
La piccola chiesa ad una sol nave sotto vòlta, cbe prima d* arrivare al paese 
propende su di un poggio, ò dedicata a S. Giuliano martire. Ha tre altari» il 
maggiore cinto di marmorei cancelli, e sopra per ancona bavvi un quadro colle 
imagini di Maria Vergine e dei SS. Lorenzo e Giuliano. La chiesa è ammini- 
strata da una fabbriceria cbe non dipende dal parroco. Risiede in luogo un 
vicario spirituale, il quale funziona da parroco, eccettuati però ì battesimi, 
matrimoni e funerali, cbe richiedono più di un sacerdote. Salendo il monte a 
cui s'appoggia il nominato paese, e con faticoso viaggio di un'ora arrivando 
alla sommità, vi è T oratorio di S. MartinoT Era questo ufficiato dai soppressi 



— 198 — 

^whamlSÌ!~*^ It^nti in eodem monte, supra Vergubium per unum milliare 
cum dimidio, est pagus Archumedia nuncupatus, qui facit 
focaria quadraginta duo, animas ducentum sexaginta duas, 
prò cómmunione ducentum triginta duas; in quo est Ecclesia 
S.c^^ AmbrcfSij cum sacrario et pararaentis nonnullis, et cam- 
panili atque campana una, et uno confessionali, atque sacro 
fonte, et coBmeterio, in quo sepelliuntur mortui illius pagi; 
ibi etiam est confraternitas Corporis Ghristi, confraternitati 
matricis unita; et in hac Ecclesia singulis diebus festivis et 
semel in hebdomada, de praesentì sacrum facit capellanus 
prsepositi, cui satisfacit ipse pagus (0« 

Item in eodem latore ad pedem mentis tres sunt unius 
comunitatis pagi, videlicet Zuinium, Gasatum et Aga, qui 
faciunt focaria sexaginta, animas vero 461 et prò cómmu- 
nione 352, in quibus diversse sunt Ecclesise. Zuinij est Ecclesia 

"s^'Rww^zSnij'. S.ctse Mari© et Sancti Rechi njiper consecrata cum parvo cam- 
panili et una campana, in qua hactenus non fuit sacrum cele- 
caMii.* *" " bratum. Casati alia est Ecclesia S.^ti Victoris cum campanili 
magno et una campana; in qua Ecclesia est etiam confessio- 



Umiliati, passò colla dote al priorato del S. Offiqio di Como, che ne pro- 
curò sempre la possibile manutenzione e ràdempimento del legato di due 
messe, una da celebrarsi nel giorno di S. Martino, e V altra di S. Margherita, 
come quello della distribuzione di tre moggia di mistura in pane ai divoti, che 
colà su vi concorrono nel giorno del Santo titolare ; ma passate le sostanze 
del detto priorato air orfanotrofio di 8. Pietro in Gessate diocesi di Milano, e 
da questo vendute al dottor fisico Pasquale Calori di Cuveglio.ed a Giovanai 
Viola di Duno, per qualche tempo fu soddisfatta appena la' distribuzione del 
pane, nò si pensò più alle riparazioni della chiesa, né alla celebrazione delle 
messe, e l^oratorio non serviva quasi più che di rifùgio ai cacciatori. Passato 
il giuspatronato nella sola famiglia Calori di Duno, Toratorio venne Tanno 
scorso, per cura degli attuali patroni, restaurato. Per Toccasione si fece una 
bellissima festa, con intervento di vari sacerdoti e moltissimi fedeli. Il prevosto 
di Cuvio, D. G. B. Jemoli, colle facoltà necessarie, compi la cerimonia della 
benedizione. Venne fissato il lunedì dopo la quarta domenica di agósto per 
festeggiare il Santo titolare della chiesa. Pochi metri sotto T oratorio, dalla 
parte prospiciente Mesenzana, si apre una caverna neUayi va roccia del monte, 
come il buco dell'orso sopra Brienno, finora inesplorata. 

(l) Partendo dalla collegiata di S. Lorenzo, passata la comunità di Ver- 
gobbio e asceso il monte per più di un'ora d'arduo cammino, si giunge ad 
Arcumeggia. La chiesa, dedicata a S. Ambrogio, ò formata di una sol nave, 
irrogo larisslma nella sua costruzione. Forse è stata costrutta sulle fondamenta 
di un amico fabbricato, o del castello, che dicesi esistesse e clfe abbia dato il 
nome a questo paese di Arx Media, perchè fiancheggiata dalla rocca di Orino 
e da quella di Valtravaglia. Fu eretta in parrocchia l'anno Idl9 da mons. Filippo 
Archinto vescovo di Como. La chiesa fu consacrata, ma ignorasi l' epoca e il 
nome del vescovo che la consacrò. * 



— 199 - 

naie et capsa, in qua asservantur nonnulla paramenta prò sacro 
faciendo, et extra ipsam Ecclesiam est coemeterium supradictis 
primis duobus pagis inserviens, ubi moratur quidam religiosus 
S.cu Francisci de observantia nomine fr: Matthaeus, ibidem 
natus, qui tenetur omnibus diebus festivìs, et quater in 
hebdomada celebrare.- Agae vero est Ecclesia S*cti Bernardini, ^^^/ Bernardini 
cum parvo campanili supra portam et unica campana ac 
confessionali atque coemeterium, in quo sepelliuntur naortui 
ìUius pagi ; in qua Ecclesia aliquando sacrum facit supradictus 
fr: Matthaeus; ubi propterea habetur paramentum (*). 

Item a sinistris matricis adest oppidum, Cuvium nuncu- 
patum, a quo tota nominatur vallis, ubi propterea ressidet 
ipsìus Valliscuvij prsetor, et facit hoc oppidum focaria cir- 
citer 100, animas vero 666 et prò communione 411, in quo est 
satis pulchra Ecclesia filialis matricis cum tri bus altaribus, Booi.8.PeiricaYij. 
S.cu> petro Apostolo dicata, cum parvo campanili et duabus 
campanis et sacristia, paramentis satis bene provisa, penes 
quam pulchrum quoque adest coemeterium, ex quo planicies 
illius regionis optimse perspicitur, et in hac Ecclesia asser- 
vatur ven.^® Sacramentum Eucharistiae in pixide deaurata in 
tabernaculo ligneo satis pulchro et deaurato, supra altare 
maius reposito, lumino coram ardente. In qua Ecclesia est 



(1) Dalla medesima parte, a pie di monte, sonvi tre terre, cbe fanno parte 
di un medesimo comune, Zuigno, Casale con Ronco, ed Aga. La chiesa di S.Maria 
di Zuigno è di elegante struttura ad una sol nave in volta, si ritiene di patro- 
nato, nel 1792 ceduto al comune, della casa Porta, poi Carpani ed ultimamente 
Bozzolo. Per convenzione, nelle prime e terze domeniche d'ogni mese il par- 
roco, che risiede in Casale, vi celebra la Messa e vi fa la spiegazione del Van- 
gelo. La chiesa di S. Vittore in Casale, elegante e nuova, a forma di croce greca, 
fu di nuovo fabbricata nel centro della frazione di Gasale negli anni 1824-1832, 
invece deir antica chiesa di S. Vittore troppo lontana dalla frazione, e che ora 
serve di cappella del cimitero. Nel giorno 7 di luglio del 1839 fu consacrata 
con gran pompa dal vescovo Carlo Romano, di quei giorni in visita nella Val- 
cuvìa. Di questa consacrazione il cerimoniere Merini, cancelliere per la visita, 
d^ordine di monsignor vescovo ne stese atto formale, datato di questo giorno, 
e lo consegnò al m. r. parroco del luogo, acciò fosse custodito neir archivio 
parrocchiale. Lasciata Arcumeggia, e discendendo una profonda valle, poi 
salendo di nuovo per un arduo sentiero lo spazio di un''ora, si giunge ad Aga 
frazione di Casalzuigno, distante da Casale circa tre quarti d'ora di via ripida 
lungo un torrente. Cento passi circa da quel casale havvi Toratorio dedicato a 
S. Bernardino, con un unico altare, sopra del quale vi ha un quadro colle ima- 
gini di Maria Vergine, di S. Bernardino da Siena e S. Antonio da Padova, 4i 
classico pennello. La chiesa è di una sol nave sotto semplice tavolato. In questa 
chiesuola di Aga, trovandomi io a caso presente nel 1873, vidi dar sepoltura, nella, 
tomba situata nel centro deiredifìcio, al cadavere di una donna di quel casale. 



Cavon». 



- 200 - 

etiam ìnsignis confraternitas Gorporia Ghristi, necnon confes* 
sionale unum et vasa aquss benedictae, penes tres ianuas ipsius 
Ecclesì8B. In hac quoque Ecclesia alitur capellanus, et comu- 
niter unus ex canonicis, qui in eadem Ecclesia singulis diebus 
festivis et quater in hebdomada sacrum facere tenetur, cui 
propterea ab oppido condigna largitui: eleemosyna; et qui 
nunc insex*vit est unus ex duobus fratribus canonicis Tosellis(0« 
^lil^ow erpMuwl ^^^ ^^^^ Cuvium uno milliari ad radicem mentis, alius 
est pagua Cavona nuncupatus,. ubi est Ecclesia cum unico 
. altari filialis Matricis S.^^o Michaeli et SS. lacobo et Philippe 
Apostolis dicata cum parvo campanili et duabus campanis ac 
sacristia, paucis paramentis provisa, et super altare maius adest 
tabernaculum ligneum, deauratum, in quo aliquando ven> 
Sacramentum Eucharistise asservatur, tunc temporis lumine 
coram ardente. Adest etiam baptisterium et vas marmoreum 
prò aqua benedicta et confessionale, et extra Ecclesiam et 
ccBmeteriumiet in hac Ecclesia proprius, expensis ipsius pagi, 
alitur sacellanus» qui tenetur singulis diebus festivis, et ter 
in hebdomada sacrum celebi*are. Pagos autem iste focaria 
facit 50, animas vero 275 et prò communione 225 p). 



(1) Dalla parte di mezzogiorno distante dalla canonica un quarto di miglio, 
alle falde di un alto monte, ù vede la comunità di Cuvio capo di pieve, da 
coi riceve la denominazione la Valle. Quivi è eretta una chiesa dedicata ai 
santi apostoli Pietro e Paolo. Ha tre navi e tre altari, non è consacrata. La 
pietà dei Cuviani la mantiene con ispontanee oblazioni, non avendo alcun red- 
dito. In questa chiesa si vede un' iscrizione che ricorda la dimora fatta in Cuvio 
daireminentissimo cardinale vescovo di Sabina Lorenzo Litta, nell'epoca della 
dispersione del Sacro Collegio, e la funzione del Corpus Domini pontificata 
dairemerito porporato. Dallo spianato davanti alla chiesa si f^ode una bella 
vista della vallata, e sulla facciata della chiesa v* ha un affresco del Ronchelli. 
Giambattista Ronchelli di GabiagUo studiò il disegno in Roma sotto di Andrea 
Mancini, e in patria sotto il cavalier Pietro Magatti di Varese. L'austerità dei 
costumi lo ritenne dal colorire con bell'aria le teste delle donne, la quale stra- 
vaganza nocque assai a' suoi lavori, avvegnaché nel volto e corpo femmi- 
nile ò dove spicca maggior leggiadria, congiunta a maggiore bellezza. Oggi- 
giorno in Cuvio havvi un oratorio dedicato a S. Rocco, le cui spese di manu- 
tenzione si fanno dalla fabbriceria della suddetta chiesa di S. Pietro, ed in cui 
si funziona solo il 16 agosto. Ascendendo da Cuvio e piegando verso occidente, 
nella frazione di Gomacchio vi è un altro piccolo oratorio dedicato alla B. V. 
Addolorata, con un solo altare. Aveva già un cappellano che celebrava la Messa 
tutti i giorni per comodo di quei frazionisti lontani quasi tre chilometri dalla 
parrocchiale. È di patronato Mascioni. 

(2) La chiesa parrocchiale di Cavona, dedicata a S. Michele, è di discreta 
costruzione, di una sola navata in vòlta. Ha tre altari ; il maggiore, nel mezzo 
del coro, marmoreo ed elegante. Dalla parte del Vangelo, Aiori della balaustrata, 
vi è una cappella con un altare, sopra del quale, invece di ancona hawi una 



— aoi — 

Item in eodem latere ascendendo montem est pagus ^^SViu?; **"** 
Orinum nuncupatus, Guvio longo distans milliari, et Gavona 
duobus, ubi duad sunt Ecclesise; una S.<^^® ;Mari8e in medio 
terras, in qua asservatur in tabernaculo utcumque accommodato 
SS. Eucharistia, lumino coram ardente, cum parvo campanili et 
una campana, ac sacristia paucis paramentis provisa, atque 
baptisterio sino cancellis, et uno confessionali; alia vero extra eccl s. Laarenuj 
pagum quartane miliaris S.cti Laurentij cum coBmeterio et 
campanili magno, sola tantum campana et parva sacristia, 
sino paramentis ; et ambae sunt dotataa, quarum titularis est 
praesbiter Petrus de Baregotijs. Ipso autem pagus focaria facit 
sexaginta, animas vero 378, prò communione autem 322; ibi 
etiam est confraternitas Gorporis Ghristi; et homincs huius 
pagi contribuunt praedicto capellano ultra redditus predicta- 
rum capellarum prò celebratione missae, qui propterea tenetur 
omnibus diebus festivis et tribus ferialibus in qualibet septi- 
mana, quandoque in una et quando in altera, frequentius 
tamen in illa S.^^ Mariae, facere sacrum (0« 

Item in eodem latere ultra Orinum uno quartario mil- «^J- »• «««wj 
liaris est pagus Actium nominatus, focaria faciens 44, animas 
vero 307 et prò communione 285, ubi est Ecclesia SJ^^^ Eusebio 
dicata et dotata a familia de Leonibus, quae propterea prae- 



statua di legno dorata della B. V. Immacolata. Dalla parte deirepistola un'altra 
cappella con un altare dedicato a S. Antonio da Padova, ultimato dalla comu- 
nità, a cui spetta il patronato, nel 1795, per transazione cogli eredi del 
signor Francesco Botta, il quale con suo testamento rogato dal signor dott. Fran- 
cesco Ronchelli li 21 aprile 1760, aveva lasciato di perfezionare una delle due 
cappelle laterali della clliesa parrocchiale, ed ornarla delle suppellettili neces- 
sarie, giusta la pietà de' suoi eredi, con V obbligo di far celebrare nella 
detta chiesa dodici Messe annue in perpetuo. Gli eredi del Botta fecero una 
transazione nel 1767 li 31 agosto con la comunità di Gavona, e pagarono L. 250 
per ultimare la detta cappella, assumendone i lavori la comunità. Nel mezzo 
della terra di Gavona sorge Toratorio della S. Gasa di Loreto. 

(1) L'antica chiesa di S. Maria, ultimamente ampliata, coU\aggiunta del 
coro assai bene ideato e costruito, è posta nel centro dell'abitato. Fu in seguito 
dichiarata parrocchiale di Orino, terra già celebre per la sua rocca, di cui si 
scorgono ancora le vestigia. Possiede un.elegante baldacchino ricamato in oro, 
ed ornato di medaglie ricamate e miniate, dono del popolo. Lontano da Orino 
circa un chilometro, sorge l'antica chiesa di S. Lorenzo, già parrocchiale delia 
terra, ed ora cappella del cimitero. È di antica struttura, ad una dol nave sotto 
semplice tavolato, il coro però è in vòlta ; ha per ancona una bellissima imagine 
del Santo titolare, difesa da vetri, che vuoisi uno squisitissimo lavoro di Mauro 
della Rovere detto il Fiammenghino, e merita certamente d'esser osservala 
dai cultori delle arti belle. 



— 202 — 

tendit ìuspatronatus, penes hanc Ecclesiam est campanile 
magnum cum duabus campanis, . et sacrìstìa cum necessaria 
supellectile. Et in ingressa Ecclesiae per ianuam maiorem est 
baptisterium satis competens, et vasa prò aqua benedicta, 
quorum unum prò singula ianua. Super altare maius asser- 
vatur S. Eucharistiae Sacramentum in duplicata pixide aenea 
inaurata, ac tabernaculo ligneo competenter ornato, picturis 
et auro, cui etiam assistunt duo angeli inaurati et eleganter 
depicti. Est etiam in eadem Ecclesia confessionale, necnon 
et aliquot sepulturae, et extra est coemeterium. Et haec Ecclesia 
habet duas naves, maiorem et lateralem in cornu Epistolae 
altaris maioris, et in hac Ecclesia est confraternitas Corporis 
Christi. Capellanus autem huius Ecclesise prsesentatus a supra- 
dictis de Leonibus, et conflrmatus ab Ordinario Comensi Epi- 
scopo, tenetur ratione obligationis dicti benefitij singulis diebus 
festiyis et ter in hebdomada in dieta Ecclesia facere sacrum, 
et capellanus modemus vocatur Io. Petrus de Vincentijs (*)• 
Praeter prsefatos pagos aQ Ecclesias prsepositurae incor- 
poratas, sunt a parte orientali et meridionali alij cum suis 
Ecclesijs pagi' a matrice separati et sunt infrascripti. 
^s.^sSittuSi^ . ^^ primis est pagus a matrice uno milliari cum dimidio 
distans, Rantium nuncupatus, focaria faciens 50 et animas 250 
et prò communione 145, ubi est Ecclesia parochialis S.^to Seba- 
stiano dicàta cum campanili magno, duabusque campanis et 
sacristia paramenti^ necessari] s provisa, atque baptisterio 



Rantli. 



(1) Ascendendo da Cuyìo e piegando verso occidente, lasciato Comacchio, 
frazione di Cuvio, vi si presenta la comunità di Azzio, nuovamente eretta in 
parrocchia da mons. Carsana nell'anno 1S77. La chiesa, prima sotto il titolo di 
S. Eusebio, poi della B. V. Annunziata, fu ediflcata intorno al HOO, ampliata 
nel 1749, e finalmente ridotta a tre navate nel 1889, su disegno del parroco ae- 
remìa Picinelli ; non fii consacrata ed ha tre altari. L'aitar maggiore è dedicato 
a Maria Annunziata, della quale vedesi divota ed elegante imagine neirancona 
difesa da vetri, che si alza sopra Taltare. La chiesa del soppresso convento dei 
PP. Riformati di S. Francesco fu fondata più tardi, cioè nel 1008, da mons. Fi- 
lippo Archinti vescovo di Como, il quale alli 5 di novembre di quell'anno pose 
la prima pietra, e con larghe elemosine agevolò la fondazione del convento, 
come leggesi in un rozzo sasso che è nella facciata' della chiesa. È ammirabile 
r imagine di M. V. Immacolata nell'ancona dell'altare principale. Tutta la 
chiesa^ che è di una sol nave, con cinque altari, conserva lo stile proprio delle 
chiese dell' istituto francescano. Questa chiesa fu acquistata da un ex-regolare 
francescano (Bernardino Mascioni) e donata al comune, con obbligo di cederla 
ai PP. Riformati insieme a quella parte di conv nto che con questa intenzione 
fu^acquistata dal predetto P. Mascioni. 



Saonllum 3. Ma- 
l€taì ptùU 



— 203 — 

satis ornato. Et super altare maius est tabernaculum satìs 
ornatum, in quo asservatur in pixide ven. Sacramentum 
Eucharisti®, lumino coram ardente, necnon et confessionale 
in Ecclesia et vasa prò aqua benedicta. Et extra eam coeme- 
terium. .Est quoque prope coemeterium domus cum horto prò 
pai'oco, et cum de praesenti nullus adsit ibi parocus, inservi t 
huic parochiae presbyter Martinus a Canonica. 

Item supra montem, ad iactum lapidis a praedicto pago di- 
stantera, est capella S.^*» Materni dotata, ut dicitur, a familia de 
Sachetis, cuius titularis est presbyter Antonius Minotus Onaghi 
Vallis Marchiroli curatus,qui t3netur ratione sui beneficij semel 
in hebdòmada facere celebrare inibi missam, licet de praesenti 
celebretur semel tantum in mense. In ista autem Ecclesia est 
parvum campanile cum campanula et unico paramento cum 
calice argenteo inaurato, quod asservatur in parochiali. ^ 

Item ultra medium milliare, abiecto Rantij pago, trans ec^- 5*,JÌtou* cTi^ 
flumen in planitie alius est pagus Cantuaria nuncupatus, focaria 
faciens 12 et animas 72, quarum 50 prò communione, ubi 
est Ecclesia S.cto petro Apostolo dicata, praedictae Ecclesiae 
S.cti Sebastiani filialis; ethabet campanile cum campanula, et 
pagus iste est comunitatis et parochi» Rantij praedicti (*). 

Item supra Rantium uno milliari in monte in medio sylvae est ^4!;,? dEu^i^fl^' 
Ecclesia S.c^o Francisco dicata et dotata del Rossignolo appel- 
lata, cuius titularis est pesbyter Bernardus Origonus Varisiensis, 
qui nuUam huiiis Ecclesiae habuit cnram, cum sit fere penitus 
demta, ita nihil tectum sit praeter altare, quod fuit poUutum, 
et parietes nudi, et portae patentes absque valvis, et cum illhac 



tuarl^^* 



Si-jnQiO fTiìt. 



(1) La nuova chiesa parrocchiale di Rancio, di patronato comunitativo, è 
dedicata ai SS. Fabiano e Sebastiano. Già fin dal 1795 i terrieri eran disposti ad 
atterrare l'antica chiesa, troppo angusta, per edificarne una nuova più elegante 
ed ampia ; ma « calamitosa tempora zelum parochianorum retinent », dice il 
Rovelli nella sua visita pastorale (8 maggio 1795). Nel 1839 la nuova chiesa era 
innalzata sino alla cornice; subentrata poi la discordia fra quei terrieri, 
giacque per qualche tempo scoperta ed in istato di deperimento prima di 
giungere al suo compimento. E fu per ciò che nel giorno 9 luglio di tale anno 
nions. Carlo Romano si portò a Rancio col prevosto di Cuvio, e fatti chiamare 
il parroco, la deputazione e la fabbriceria, perorò per la unione delle volontà, 
acciò si ricominciasse Topera e si compisse Tediflcio, che venne infatti condotto 
a teripine sul finire deiranno 1842. Havvi in Rancio un oratorio, pure di patro- 
nato comunitativo, nella frazione di Cantuaria, con un solo altare dedicato a 
S. Pietro apostolo. 



— 204 — 

sit frequens transitus ad oppidum Yarisij et Lacum Maiorem, 
solet esse spelunca latronum, propterea expedit alio transferre 
titulum et penitus eam destruere. 
^s}'^!^unÀt Uno milliari supra Rantium in monte, et a matrice duobus 

Uagi. 

cum dimidio, alius est pagus Matiagum nuncupatus, focaria 
faciens 25 et animas 110 et prò communione 60, in quo est 
Ecclesia parochialis S.^t» Agneti Yirgini et Martiri dicata, cum 
campanili et campana atque sacristia cum paramentis nonnuUis 
ad sacra facienda, et baptisterio utcumque accommodato, 
et vasa prò aqua benedicta cum confessionali, et super 
altare maius est tlE^bernaculum antiquum utcumque ornatum, 
in quo yen. Sacramentum Eucbaristise in pixide deaurata 
interdum asservatur, prò tempore lumen et coram tenetur: 
non asservatur continue propter incolarum paupertatem. Habet 
quoque hsBC Ecclesia coemeterium circumquaque, et cum nuUus 
de prsBsenti habeat hanc parochialem in titulum, eidem per 
modum provisionis inservit presbyter Io. Maria de Beltramis 
de Caravate, cui sacerdoti pagus suppeditat sumptus et domum 
cum horto in pago, cum parochia non habeat domum pro- 
priam (*). 
^!Map?~Magd«. Uuo alio milliari ultra Matiagum in eadem planitie, 
tribus vero a matrice, alius est pagus Ferreria nuncupatus, 
focaria faciens 34 et animas 161, prò communione vero 80, ubi 
est parochialis Ecclesia S*^^ Màriss Magdalenae dicata, quae 
est satis elegans cum parvo campanili et unica campana. Et 
super altare maius asservatur Eucharistia Sanctissima, lumina 
coram ardente, in quodam antiquo tabernaculo. Et baptiste* 
rium a sinistris portse maioris intrando, utcumque accommo- 



(1) Un miglio Bopra Hanoio sai monte, e dalla matrice due miglia e mezzo 
circa lontano, si stende la comunità di Masciago, ove liawi una chiesa parroc- 
chiale di libera collazione dedicata alla vergine S. Agnese. Fu anticamente 
consacrata, s' ignora però V epoca e il nome del vescovo consacratore ; ed 
essendo stata ristaurata in ogni sua parte colFaggiunta del coro (1705), non si 
fa più neppure Tanniversario della consacrazione. Nel 1848 fu di nuovo ampliata, 
nel 1886 furono eseguiti lavori alla facciata della chiesa, Vergano fiì costrutto 
nel 1888. La chiesa è formata di una sol nave ; sull'altare maggiore vi ha una 
elegante ancona con TefOgie di S. Agnese nel mezzo, pregevolissimo dipinto ad 
olio, che dicesi del Domenichino, donato da Gio. Battista Bonari di Rancio 
neiranno 1845. Nuir altro ve- di pregevole, poiché tutto fu distrutto da uq 
incendio casualmente appiccatosi in sagrestia Tanno 1864. Vicino alla casa 
parrocchiale si vedono le vestigia di un castello. 



— 205 — 

datum, et a dextris vas aquae benedicte et confessionale; et 
ciim hSBC Ecclesia nullam habeat sacristlam, prò elus usu 
ìpsius paramenta asservantar in qiiadam*capsa. Habet etiam 
coBmeterium, nec non et domum prò paroco, ab Ecclesia tamen 
separatam. Cam vero hic pagus nullum de presenti habeat 
proprium parocum, ei inservit per modum provisìonis presbyter 
BarthoIomaeusBuzius. Alias bis duobus pagis unicus inserviebat 
sacerdos, ptopterea volunt aliqui supradictam S.c*« Mari» 
MagdalensB Ecclesiam, Ecclesise S.<^^ Agnetis èsse unitam Q). 

Supra Matiagum in monte medio milliari, et a matrice ^s° h Krl^Bldri. 
tribus cum dimidio, alius est pagus Bedra nuncupatus, focaria 
faciens 25, animas vero 130 et prò communione 10 (?), ubi est 
parochialis Ecclesia S.^*® Hylario dicata cum campanili parvo 
et unica campana, et baptisterium satis competenter ornatum, 
et vas aquse benedictse, necnon et confessionale. Et cum 
nullam habeat sacristiam, paramenta asservantur in quadam 
capsa; habet etiam ccemeterium, in quo eorum defuncti sepel- 
liuntur. Cum vero de praesenti nullum habeant parocum titu- 
larem, eis inservit per modum provisionis, prò administrandis 
sacramentis, de mandato reierendi p'raepositi Cuvii vie. foranei 
presbyter Martinus a Canonica vice-curatus Rantij. Causa autem 
cur ibi non sit sacerdos proprius est propter litem ortam Inter 
hunc pagum Bedrae et pagum Brintij, qui praetendit Bedrse 
Eccleaìam suas esse unitam, quod Bedrensesnegant.Bedrenses 
interim missam habent singulls diebus festivis de licentia 
supradicti propositi vie. foranei ab uno ex capellanis abbati» 
Vallis Gannte dioecesis Mediolanensis, ab ipso pago Bedrse uno 
milliari cum dimidio distantis, quae abbaila est hospitalì 
malori Mediolanensi incorporata. Et quia prsedia adiacentia 
ipsi pago Bedrse maiori ex parte spectant iure dominij directi 
ad ipsam abbatiam, supradicto hospitali per concessionem et 



(I) La chiesa di S. Maria >laddalena, parrocchiale di Ferrera, è di patro- 
nato comunitativo. Oscura ò r origine del villaggio di Ferrera, come pure la 
sua denominazione, ma la sentenza più probabile si è che possa aver tratto il 
nome da alcuni magli di ferro ivi esistenti prima del duecento. La chiesa è di 
forma oblunga, di una sol nave di stile moderno sotto vdlta, eretta nel 1773. 
Sopra di un colle, a cento metri circa dal paese, si vede un piccolo oratorio di 
forma quadrata, dedicato alla immacolata concezione di Maria. 



BrinUj. 



— 206 — 

unionem Pij IVfel.rec.unitam. Supradictum hospitale mandavit 
vigore dispositioiiis, ut dicitur, Pij IV distribuì singùlis annis 
ipsis incolis Bedrae modios quinque mistursB ex redditibus 
supradictse abbatiae, quorum modiorum loco contentantur 
habere missam ab uno ex capellanis supradictse àbbatise inser- 
vientibus ipsi Bedrenses de praesenti, quia sic inier eos est 
conventum ad arbitrium partium (*). 
^°P6?riT^1iii ^ sinistris vero praedicti pagi Bedrae uno milliari cum 
dimidio est supradictus Brintij pagus, qui est in confinibus 
plebis Varisij dioecesis Mediolanensis, et qui facit focaria 24, 
animas vero 120 et prò communione 80, ubi est parochialis 
Ecclesia S.c^o Petro Apostolo dicata. Habet quoque baptisterium 
sine cancellis et umbella, et vas antiquum aquaB benedictaa, 
unum confessionale. Duo aderant altaria, maius et aliud anti- 
quissimum et deforme, quod fuit funditus destructum, sub 
invocatione S.c*» Antonij, dotatum per illos de Balassios, annuo 
ligato solidorum, ut de praesenti solvitur, quadraginta imp. et 
cuius titulus ad altare maius fuit translatus. In ipso vero 
altari maiori nullum habetur tabernaculum prò S. Eucharistiae 
Sacramento, quia propter incolarum paupertatem asservari 
non potest Altare autem est ornatum pulchro icone, corni- 
cibus deauratis, et super eo est etiam crux aenea deaurata 
cum duobus candelabris cupreis. Et extra est coemeterium 
ipsi Ecclesiae annexum, ubi est altum sed subtile campanile et 
unica campana muro Ecclesiae et coemeterij divisorio annexo. 
Et cum nulla ibi adsit sacristia, eius paramenta et nonnulli 
libri ipsius Ecclesiae asservantur in domo privata et duo 
calices. 



I <:. (1) La chiesa parrocchiale della piccola terra di Bedero Valcuvia, dedicata 
a S. Ilario vescovo di Poitiers e dottore, è di patronato comunitativo. Fu edificata 
intorno al xn secolo, come tuttora lo addimostra il campanile simile a quello 
della basilica di S. Abondio; ma poi fu ingrandita e trasformata totalmente 
neiranno 1824. È di stile lombardo a tre navate, ha tre altari. D'oggetti preziosi 
per valore non ha che un pizzo antico attaccato ad un camice, del valore di 
circa lire cento al metro ; per arte un angelo dipinto in iscorcio sotto il pulpito, 
opera di un pittore del paese. Non vi sono oratori nò pubblici né privati. Vi ha 
però una cappella vicino al cimitero, dove si ammirano varie pitture del Val- 
torta di Milano, Rpecialmente la Madonna del Rosario con S. Domenico, che 
vuoisi opera classica. Il parroco attuale, D. Rocco Jemoli di Oemonio, vi eresse 
una nuova e' vasta casa parrocchiale. 



— 207 — 

Cui Ecclesi» adiacent aedes partim dirut», quse alias erant ^'g'^i'^^ScMdlcu 
monasterium monialium ordinis S.c^^ Benedicti, quarum aliquae ^'^^^ 
ad monasterium S.^^ MarisB Montis, et aliquse ad monaste- 
rium monialium S.®*» Elisabeth Montis Piati nuncupati supra 
Turnum Larij Lacus, quse aedes locantur per praedictas 
moniales S.^^ Mariae Montis, ad quas dicuntur spectare, 
quod minus conveniens est, tum quia parocus non habet ubi 
caput reclinet, tum quia culina ipsarum aedium circuit capellam 
in qua fit sacrum, quod saepe disturbatur propter habitantium 
strepitum, rusticorum scilicet et mulierum laicarum, propterea 
expediret, ut aedes ipsae concederentur paroco prò eius habi- 
tatione. Gaius Ecclesiae bona non contemptibilia dicuntur 
translata et addita ipsis monialibus S.©*» Mariae Montis, 
quorum forte bonorum causa de praesenti esedem moniales 
singulis annis solvunt paroco praedictae Ecclesiae starla qua- 
draginta furmentatce, licet aliqui dicant, quod prò onere 
celebrare faciendi tres missàs singula hebdomada eisdem 
monialibus incumbente, ex quo etiam moniales suppeditant 
eidem Ecclesiae omqia paramenta necessaria. Et cum de prae- 
senti propter inopiam reddituum Ecclesiae et incolarum pau- 
pertatem proprium non habeant parocum, eis inservit in exer- 
citio administrationis curae animarum presbyter Branda Sa- 
vinus per modum provisionis (*). 

Citra vero praedictum Brintij pagum per aliam viam Bwi.^paroohia!u 



duobus milliaribus, et a matrice duobus alijs, est pagus Gabial- 



biall 



àppi 



(1) Brinzio ò nei confini della pieve di Varese, diocesi di Milano. La chiesa 
ta eretta neiranno 1627, il giorno 20 giugno 1779 mons. Oio. Battista Mugiasca, 
▼escovo di Como, la consacrò. Ha tre altari e nna sola navata, ed è dedicata ai 
SS. Apostoli Pietro e Paolo. La parrocchia è di patronato comanitativo. Vicino 
alla chiesa, prima del 1502, eravi un convento di monache, del quale si vedono 
ancora le vestigia, ed era sotto la giurisdizione dei monaci di S. Ambrogio 
ad Nemus; ma minacciando rovina per la sua vetustà, le monache furono trasfe- 
rite, altre al convento del Sacro Monte sopra Varese, ed altre al convento di 
8. Elisabetta del Monte Piatto sopra Torno ; il che è prova evidente che anche 
quest'ultimo monastero dipendeva dai sopradetti monaci. Intorno alla regola 
seguita da tutti tre questi monasteri, che riconoscono per loro fondatrice la Beata 
Caterina RufiBlni di Palanza (1452), ecco quanto scrive, sulla scorta di attendibili 
documenti, il m. r. prevosto Callisto brandi, in una nota a pag. 43 di un suo 
pregevole lavoro, dal titolo Mompiatto sopra Tomo ed i suoi morti, Monografia 
disscntiiva^torica. (Como, Tip. Piccola Gasa della Divina Provvidenza, 1893): 
« L'ordine abbracciato dalla Beata Caterina, sempre tenuto dalle monache del 
Sacro Monte di Varese, anche nelle loro case figliali di Mompiatto sopra Torno 
e di Brinzio in Valcuvia, fu queUo dei monaci di S. Ambrogio ad Nemus, cosi. 



— 208 — 

lium nuncupatus, ìanuis clausus, focaria faciens 136, animas 
vero 750 et prò communione 350. Ubi est Ecclesia parochialis 
Appiano Episcopo et Confessori dedicata, quae distat a pago uno 
Ictu bombardse. In qua Ecclesia continentur aliquee reliquisa 
supradicti S.^** Appiani. Hasc Ecclesia habet campanile magnum 
cum duabus campanis et sacristiam diversis paramentis et 
tribus calicibus provisam, necnon baptisterium sine oancellis 
et umbella et duo vasa prò aqua benedicta, ac confessionale 
cum suggesto prò conciono. Habet tria altaria; altare maius 
est adornatum tabernaculo, in quo asservatur in plxide argentea 
gg,um Eucharistiae Sacramentum, lumino coram ardente, ador- 
natur idem altare pulcherrimo icone cum cornicibus auratis. 
Deinde habet aliud altare SS.°»o Rosario B."a« Virginia Marte 
dicatum, cui inservit confraternitas SS.»^ Rosarij, quemadmo- 
dum altari malori inservit confraternitas SS.^i Sacramenti. 
Tertium altare per familiam Leoneorum extructum ad honorem 
Spiritus Sancti, est sine dote, ibi tamen singula hebdomada, 
semel missa celebratur a curato Eccleslse, data illi condigna 
eleemosyna, ìuxta mutuam conventionem a D.^o Aloysio J. U. D. 
eius famillaa; habet hsec Ecclesia coemeterium, etpenes portam 
coemeterij aediGcàta fuit qusedam sala, in qua solent convenire 
sodales societatis SSJ^^ Sacramenti prò conficiendis congrega- 
tionibus, et in qua reperitur supellex spectans ad supra- 
dictam societatis SS.n^» Sacramenti prò conflciendis congrega- 



chiamati dal luogo ove era la loro chiesa, dedicata a questo dottore, allora poco 
fUori di Milano. Quesf ordine, fondato dai nobili milanesi Alessandro. Crivelli, 
Alberto de Besozzo ed Antonio Pietrasanta verso Tanno 1274, fu nel 1375 appro- 
vato da Gregorio XI, colle regole eremitane di S. Agostiiio. Eugenio IV elevò 
i religiosi di quest*ordine. Fanno 1441, a congregazione, sottraendoli alla giù- 
risdizione episcopale. Sisto V li ut)l cogli Apostolini, onde l'ordine si denominò 
di S. Ambrogio e Barnaba ad Nemus ; fu da B. Carlo riformato nel 1579, e da 
Urbano Vili soppresso nel 16£3, ed Innocenzo X ne confermò la soppressione 
nei 1(V15, la quale non si estese alle donne. Ai nostri tempi unica preziosa reliquia 
di quest'ordine é il convento della Madonna del Monte, soppresso dalla Repub- 
blica Cisalpina nel 1798, e ripristinato nel 18S2 col titolo stesso di S. Ambrogio 
ad Nemus e colle antiche regole. Attualmente al convento ò annesso un edu- 
candato femminile, il quale, non solo per la salubrità deiraria e Tamenità del 
luogo, ma altresì per sodezza di educazione ed ampiezza e novità d' istruzione 
gode di ben meritata fama, ed ò freqif^ntatissimo. Nel 1875 11 padre Densa 
istituì in quel collegio un osservatorio meteorologico, con vantaggio deUa 
scienza tenuto da quelle pazienti religiose, le quali fanno scuola gratuita per 
le giovinette del paese. Quelle buone religiose, come avanzo del florentieslmo 
istituto monacale di S. Ambrogio ad Nemus, e perchè benemerite della chiesa 
* e della società, meritano speciale considerazione e giasta stima ». 



— 209 — 

tionibus, et in qua reperitur supellex spectans ad supra- 
dictam societatem. Huius autem Ecclesìa roctoriam titolarem 
agit presbyter Ludovicus lulianus Novariensis dioecesis, qui 
licei penes Ecclesiam praBdictam habeat sedes cum borio prò 
sui habitaiione, iamen quia bis fuit per lairones aggressus, 
percussus et spoliatus, de prsBsenii habet suum domicilium in 
medio pago prò sui assicuratione. 

Item in alia parte pagi est capella, seu oratorìum S.^^^^ Rochi. saceiiam s. Rochi. 

Item extra pagum tribus ictibus bombarda in vertice ^'^SJ^jj^ri^- ^''^^^• 
mentis, quem Corredum appellant, est alia capella seu ora- 
torìum B.» Virgini Mariae dicatum, qusB dicitur capella 
S ctseMariae de Corredo, in qua nunquam celebratur, nisi devo- 
tionis gratia; quotannis tempore rogationum visitatur proces- 
sionaliter cum crucibus (i). 

Per aliam autem viam versus Vallem Marchiroli, paulum ecci. parochiaiì» 

' ^ S. Gassiani Cai- 

extra viam a sinistris, a matrice alijs duobus sed magnis '*''^' 
miliaribus distans, alius est pagus Gassanum nuncupatus, • 
focaria faciens 40, animas vero 225 et prò communione 100. 
Cuius pagi Ecclesia parochialis S.c^o Cassiano dicata in vertice 
mentis, per quartale unius milliaris ab ipso pago distat; quee 
Ecclesia parvum habet campanile super poriara maiorom 
Ecclesise cum unica campana, necnon et sacristiam cum 
paucis paramentis; est etiam in ea quoque baptisterium sed 



(I) Cabiaglio sta suiralto e domina la strada che da Brinzio mette a Cuvio, 
lontano d^ambedue queste terre circa due miglia. Bra anticamente detto Ccutei 
Cabiaglio, ed ha una porta all'entrata. La chiesa parrocchiale è dedicata a 
S. Appiano vescovo, ed è di Ubera collazione. È formata di tre navate ed ha 
cinque altari, il principale dei quali fu consacrato il giorno 8 giugno del 1628 
da monsignor vescovo di Como Aurelio Archinti. Non si sa quando venne eretta* 
Nel laoi fa. ampliata delle navate laterali. La chiesa è molto ben tenuta e vi 
furono fatte molte spese dagli abitanti di quel comune. Ha un baldacchino di 
seta indorato, ed un paramento completo di seta, ambi di mollo pregio anche 
artistico; un altro baldacchino bello, acquistato da poco tempo, ma non del 
valore del sopra indicato; vi sono affreschi del Ronehelli nativo della terra. 
vi è in cabiaglio un oratorio dedicato alla B. V. Immacolata. Lungo la via che 
vi conduce sonvi le quindici cappelle dei misteri, ben costruite, con buone 
pitture; è di forma oblunga sotto vòlta; l'altare è uno solo, marmoreo, di pre- 
gevole lavoro; per ancona ha un*imagine della B. V. Addolorata difesa da 
vetriata, cinta ali* intorno da marmorea cornice di bellissimo effetto, vi ò pure 
un altro oratorio nel mezzo della terra, dedicato a S. Carlo, di ampia ed elevata 
forma, sotto vòlta; per ancona sonvi belle imagini della B. V. Maria nel mezzo, 
e dai lati 8. Carlo e S. Sebastiano, ornate di cornice in legno con pregevolissimi 
lavori d'intaglio; ò di giuspatronato deUa comunità. 



Baco. Stor, — Voi. IL 



14 



— 210 — 

malo dispositum, ita ut restaurationo indìgeat, et super altare 
maius habetur tabernaculum, in quo in pixide SS.™» asservatur 
Eucharistia. Habet etiam vas aqu» benedict» muro afixum, 
necnon et confessionale. 

%?ni!" ®**** ^^^ Item in medio huius pagi, prò commoditate incolarum, est 
extructum sacellum, seu oratorium B. Yirgini Mari» dicatum, 
penes quo est parvum campanile cum campanula, ubi ab 
aliquot annis non fuit celebratum, quia non est ad formam 
decretorum extructum, et quia huius pagi nullus extat pai*ocus 
titularis, per modum provisionis datus est illis prò admi- 
nistrandis sacramentis et celebranda missa presbyter Ber- 
nardus Fontana, seu del Boschetto, qui habitat in ipso pago (i). 
Ultra Gassanum duobus milliaribus et a pago Ferreria alio 
mil]iari ex alio latore et a matrice quatuor, est ultimus pagus 
Vallis Cuvij versus Vallem Marchiroli, Gunardum nuncupatus, 
focai'ia faciens 75, animas vero 350 et prò communione 250. 

emu oiim parMhia. Ubi tres suut Ecclesiae, una in summitate Collis Ss^ Nazario 

Ììm 8. NacariJ Cu- ' 

nardi prof. dicata, qusB antea erat parochialis eiusdem pagi, nunc vero 

destructa et desolata est, ita ut nudi parietes dumtaxat extant, 
et sacellum cum altari nudo, cuius redditus et titulus sunt 

^^*' dElJdSf 'cS^ ti'anslati ad alteram Ecclesiam, qu© est pfincipalis, S.cto Abundio 
dicatam in ipso pago Gunardi existentem, in qua nunc propterea 
animarum cura exercetur, penes quam est campanile ad 
instar turris cum duabus campanis, et de prsesenti sedificatur 
sacristia prope altare maius; et interim ipsius ornatus, para- 
menta custodiuntur in quadam capsa parum conveniente in 
medio ipsius Ecclesiae. In qua etiam est baptisterium iuxta 
formam, et super altare maius est tabernaculum competenter 
auro et picturis ornatum, in quo asservatur in pixide semiar- 



8. Ab 
nardi. 



(1) Il viUacfgio di Cassano ha la sua chiesa parrocchiale, di collazione vesco- 
vile, dedicata ai SS. Ippolito e Cassiano. Era questa in origine lachiesn filiale 
di S. Maria, sopra menzionata dal Ni n guarda, ma ampliata in seguito, vi si trar 
sportò il titolo deirantica parrocchiale, essendo più comoda, perchè situata 
nel centro della terra. Fu consacrata dal Mugiasca, ma ignorasi il giorno della 
consacrazione; se ne celebra r anniversario ai 9 di maggio. A un quarto di 
miglio dal paese e salendo una via selciata posta a mezzodì, fiancheggiata 
dalle quindici cappelle della via crucis, con devote imagini dipinte, si giunge 
alla sommità di un colle, ove è r antica parrocchiale di vecchia struttura, oblunga, 
sotto vòlta, con due altari. È dedicata anch* essa ai SS, Ippolito e Cassiano. 



— 211 — 

gentea SS.i^<^ Eucharistia, lumine coram existente. Et prseter 
altare maius, est aliud altare S.c*»Mariae Gratiarum dedicatum. 
Est praeterea vas aquse benedictdB muro Ecclesise afixum, nec 
non et confessionale, et extra Ecclesiam est coemeterium muris 
circnmdatum. Huius autem Ecclesia parochialis rector titularis 
est presbyter Antonlus Indemenus ex Valle Lugani oriundus. 

Item extra prsedictum pagum versus Vallem Marchirolì ^^^ cuSLruif' ***' 
per iactutn lapidis, seu bombardse, in via est tertia Ecclesìa 
S.C*» Mariae dicala et dotata, ad quam devotionis gratia 
quamplurimi ex diversis partibus concurrunt, cuius benefi- 
ciatus est presbyter Petrus de Luino dioecesis Mediolanensis. Et 
haec est ultima hujus Vallis Cuvij a parte orientali Ecclesia 
versus (ut dictum est) praedictam Marchiroli Vallem (*). 

A parte occidentali eiusdem Ecclesise S.^ti Laurentij Mar- 
tiris, aliae pariter sunt Ecclesia titulares cum suis pagis ab 
ipsa matrice separatae, et sunt infrascriptae. 

In primis est a matrice duobus milliaribus cum dimidio ^s^QairiS'B?into. 
distans pagus Brenta nuncupatus, focaria faciens 60, animas 
vero 400 et prò communione 200. Cuius parochialis Ecclesia, 
quae ab ipso pago per quartale miliaris in sylvis distat, est 
S.cto Quirico dicata, penes quam magnum est campanile cum 
duabus campanis et extra ccBmeterium, in quo sepelliuntur 
cadavera ipsius pagi. Et in ipsa Ecclesia unicum est altare 
cum unico paramento, quod in capsa quadam asservatur. 

Quoniam vero supradicta parochialis Ecclesia nimis distat ^^^^^^ifl^Ji^®' ^^ 
a pago et incolis incommoda, aliam extruxerunt in ipso pago 
Ecclesiam SS." Vito et Modesto dicatam, in qua super altare 

(1) Cunardo è posto in amenissima posizione, sai dolce pendìo d'uDa col- 
lina, a ridosso della Valcuvia e della Valtravaglia. Fino verso alla prima metà 
del secolo XVII faceva parte della pieve di Cuvio, a difTerenza di tutti i vicinis- 
simi paesi di Valmarchirolo, che ab antiquo appartenevano alla pieve di Agno 
(Canton Ticino), da cai farono staccati solamente nel 1633, erigendosi a prepo- 
situra la chiesa di Marchirolo coi titoli e giurisdizione annessi. Allora sola- 
mente Cunardo (ù staccato da Cuvio ed aggregato alla pieve di Marchirolo. A^ 
nord di Cunardo, a ridosso della strada carreggiabile per Fabiasco, nella località 
detta PenevaiUe o Ccbstelvecchio, si rinvengono le vestigia d'un vetustissimo 
castello. E si arguisce perciò «la stato un baluardo che dominava l'accesso per 
quella parte più montana alla Valle Marchirolo (Mercurioia). È a deplorare che 
nella fabbricazione dell'attuale chiesa parrocchiale e del campanile siansi 
demoliti del tutto gli avanzi delle torri che in allora rimanevano (1760). Ora non 
se ne scorge che il perimetro e pochi metri di muro, essendo il restante coperto 
dalla vógetazione, che il lento e continuo lavoro del tempo vi fece germogliare. 



— 212 — 

maius in quodam tabernaculo utcumque ornato asserratur in 
pixide SS.& Eucharistia, lumino coram ardente. Est insuper 
baptisterium utcumque accommodatum, necnon et vas aquse 
benedictse, atque confessionale, et unam campanam super 
murum Ecclesise, in qua Ecclesia administi*antur sacramenta, 
penes quam parocus domum habet cum horto prò sui habi- 
tatione: et rector titularis huius Ecclesise parochialis est 
presbytor losephus Bariattus. 

^ teill'V^vf!^* ^'*°'' ^*®D^ i^ eodem pago alia est capella S.m» Trinitatis dicata (i). 

^.*iuil*cwuu prof. '^livh praedictum Brentae pagum uno milliari, et a matrice 
tribus magnis, alius est pagus sparsus Citilium nuncupatus, 
focaria faciens centum, animas vero 500 et prò communione 300. 
Guius Ecclesia parochialis» qusB per ictum bombard^B distat 
ab ipso pago, est S.<^^ lulio Confessori dedicata, qu8e tros 
habet naves cum tribus altaribus, magnum campanile cum 
duabus campanis, sed nuUam sacristiam; quapropter eius para- 
menta, qudd paucissima sunt, in quadam capsa asservantur. Et 
super altare maius est tabernaculum auro competentor ornatum, 
in quo asservatur a tempore communionis in calice decenti 
ven.ie Sacramentum Eucharistise, alias non servatur propter in- 
securitatem Ecclesiae, habet et baptisterium utcumque accom- 
modatum, atque confessionale, et vas prò aqua benedicta. Et 
eius parochiffi est rector titularis presbyter Luduvicujs Cassi- 
nius de Brenta. 

''^pareLiBa"'" *" ^*®™ ^^*^^ pagum prsedictum, versus flumen per ictum 
lapidis, est quaedam Ecclesia S.^^ Marise dicata in Parezzana 
locata, cum tribus altaribus et parvo campanili unaque campana. 
Qmbò Ecclesia est valde ruinosa, ita ut reparatione indigeat 

saoeiiams.syimtri Item uou procul a prsBfata Ecclesia in Parezzana, est an- 

Parexzana prof. 

tiquum S.cti Sylvestri cum altari sine campana sacellum, ubi 
aliquando habitum fuit sacrum, sed nunc non parva pariter 
indiget restauratione. 



(1) L'attuale chiesa parrocchiale di Brenta, dedicata ai SS. Mli. Vito e 
Modesto, di libera collazione, fa quasi dalle fondamenta riedificata nel 1795, e 
il l* di msLf^gìo di tale anno consacrata da mons. Rovelli vesooTO di Como. È 
costruita in una sol nave, vasta, solida, di elec^ante struttura. L^antica parroc> 
chiale dei SS. Quirico e Oiovita è situata sulla cima di un colle, a meis' ora e 
più dal paese. 



^^ 



1 



213 - 



Item extra supradictum pagum èst pariter per tres ictus ®*,^'^Jx. ®' ®^"*^ 
bombardsd in colle Gapella, seu Ecclesia S.<^^Blasij dotata, cuius 
benedciatus est presbyter Gentili s Besuiius dicecesis Medio* 
lanensls 0). 

Item supra Citilium tribus milliaribus in monte est Ecclesia ^„*iJjSiÌMlit«^r 
seu Capella S.o*« Bernardi, cum parvo campanili super murum 
Ecclesiae cum unica campana, in qua etiam est baptisterium, 
confessionale et vas aquae benedictse; qusB Ecclesia est dotata; 
cuius beneflciatus est presbyter Hieronymus de Lorentijs, filius 
Domini Ohristophori diodcesis Mediolanensis. Et quia ibidem est 
pagus focariorum 17, animarumque 135 et prò communione 70, 
Varazium nuncupatus, homines illius pagi procurarunt habere 
ibidem capellanum residentem, quem aluntpartim homines in- 
colse, partim beneficiatus prsedictus. Eorum autem capellanus 
est presbyter Bemardus de Àriolo ibidem natus,sedYalde surdus. 
Subsunt tamen homines istius pagiparochiae S.ctilulij Citilij («). 

Ultra Citilium uno milliari, extra viam eundo Carravatum emi. p«rochi«iu 

' S. Pelrl Apoctoli 

a sinistris in colle, alius est pagus Gymonium nuncupatus, ^y"*^"^- 



(1) Al di là della terra di Brenta un miglio, sempre ad occidente, si vede 
la borgata di Cittiglio (volgarmente SU), stazione della ferrovia Varese-Laveno. 
Vi flomcono le industrie, vi sono vari opifici, possiede un beli* ospedale. L^at- 
tuale chiesa parrocchiale, di Ubera collazione, è dedicata a S. Giulio (titolo 
deirantica parrocchia) ed a Maria Vergine sotto il titolo della Purificazione, ed 
è detta di Parajsiana. La chiesa fu restaurata ed ampliata nel I70e, ed in ori- 
gine era una delle filiali di Cittiglio. Nel 1788, per concessione deir autorità 
ecclesiastica, come risulta da autentici documenti che si conservano neir ar- 
chivio della curia vescovile di Como, fìi dichiarata parrocchiale, essendo stata 
r antica di S. ainlio profanata ed atterrata. É di una sola nave, ha sette altarit 
è vastissima e di elegante costruzione. Pregevole è Taltar maggiore per finissimi 
lavori d^ intaglio, come pure sono degni di menzione la cantoria ed il pulpito. 
Un quadro deUa Vergine, d* ignoto ma valente pennello, merita certamente d*e8- 
sere osservato dai cultori delle arti beUe. Vi sono nella terra i seguenti oratori : 
S. Biagio, in gramissimo stato, lontano un chilometro circa daUa parrocchiale, 
la cui manutenzione spetta alla nobU famiglia Besozzi ; S. Carlo, in isfascelo, la 
cui manutenzione spetta aU* opera pia Luvini (ospitale) amministrata da cinque 
membri laici non residenti in paese, è posto nella frazione di Fracce, a un 
chilometro circa dalU parrocchiale ; S. Antonio, in istato decente, la cui manu- 
tenzione spetta alla Deputazione provinciale di Como per r opera pia Perabò, 
ed ò lontano dalla parrocchiale circa seicento metri. 

(2) Tre miglia circa sopra Cittiglio, sulla sommità del monte, vi ò la chiesa 
parrocchiale di S. Bernardo di Varare, di patronato comuni tati vo. Era antica- 
mente incorporata alla parrocchia di cittiglio ; fu riedificata di nuovo nei 1790, 
per ordine di mons. Rovelli, poiché Tantica, più che di chiesa, aveva Taapetto 
di una spelonca di ladroni. Dalla sommità di quel monte godesi di bella vista 
e di un magnifico panorama; però bisogna essere ben cauti nella salita, per 
non andare a rompicollo. La chiesa ò visitata durante Tanno da devote pro- 
cessioni, specialmente nel giorno dedicato al Santo titolare. 



— 214 — 

focaria faciens 90, animas vero 600 et prò communione 360; 
extra quem, quartali unius miliaris per descensum, est in ipsa 
planicie ipsius parochialis Ecclesia satis pulchra S.c^o Petro 
Apostolo dicala. Quae Ecclesia magnum habet campanile cum 
duabus campanis et sacristiam, competenti bus paramentis pro- 
Yisam, necnon et baptisterium utcumque accommodatum, con- 
fessionale, et duo vasa aquae benedictse in ingressu duarum 
portarum. Et in ipsa Ecclesia tria sunt altaria, maius et duo 
alia, quorum unum est dotatum quodam legato a familia 
de Sessa, cuius est titulus S.cti Bartholomaei, et ipsius bene- 
flciatus est ipse parocus. Habet quoque hsBc Ecclesia circum- 
quaque ccemeterium muris cinctum, penes quod est domus ipsius 
paroci satis ampia cum horto et possessione, qui parocus est 
presbyter Csesar Franzinus ex ilio pago oriundus. Et quia 
pagus ipse multum distat ab ipsa parochiali Ecclesia, prò malori 
^ojmoiij!*^" incolarum com meditate, aliam noviter extruxerunt Ecclesiam 
satis pulchram, quse B.° Roche est dicata cum unico altari, quod 
nunc in visitatione existens consecravit, supra quod taber- 
naculum existit satis pulchrum deauratum, in quo asservatui* 
SS.a Eucharistia in pixide argentea, lumino coram ardente, et 
hoc prò maiori pariter commoditate ipsorum incolarum pippter 
quam causam parocus ipse in eodem pago etiam commoratur 
in domo paterna, tum etiam propter aeris intemperiem, qu» 
magna inferius prope aedes parochiales. In hac quoque supe- 
riori Ecclesia nulla adhuc extructa est sacristia, neque cam- 
panile, sed campanam habet solummodo super murum Ecclesiae, 
et in ipsa Ecclesia est confessionale, et duo vasa aquae bene- 
dict^ in ingressu duarum portarum. In iste etiam pago est 
confraternitas Corporis Christi, quae aliquando exercet in illa 
inferiori et quandoque in Ecclesia superiori S.^t» Rechi (*). 



(1) Al di là di Cittiglio un miglio, alla sinistra di un colle, si distende il 
bel villaggio di Gemonlo. La sua chiesa parrocchiale, dedicata a S. Rocco, 
fu edificata nel XVI secolo, ampliata nel 1764, e restaurata di nuovo negU 
anni 1860-1874; ma ha nuovamente bisogno d^essere ampliata e corretta. È di una 
sola nave, elegante ; ha cinque altari, di cui uno costrutto nel 1839; non fu con- 
sacrata. Il pulpito ed i confessionali sono di pregio inestimabile per decora- 
zioni in legno. Innanzi la porta principale vi è un piccolo atrio, al quale si sale 
per alcuni gradini. Da Gemonio, piegando verso Oaravate, si trova sulla via 
rantica chiesa parrocchiale di s. Pietro. Risale probabilmente alla fine del- 
Fundecimo secolo, come si raccoglie dair esterno delle due absidi conservate 



— 215 — 

Ultra Gymonium. uno magno milliari alius est pagus sparsus ^g^^MKJuir cÌ 
Caravatum nuncupatus, faciens focaria circiter 80, ani mas '*'*"' 
vero 410, prò communione autem 250, extra quem pagum medio 
milliari, in cacumine coUis est ipsius parochialis Ecclesia 
S.<^^ Mauritio dicata. Habet htec Ecclesia sacristiam cum 
paucis paramentis, duobus calicibus, uno argenteo deaurato, et 
alio semiargenteo; adest etiam campanile magnum cum tribus 
campanis, confessionale cum vaso aquae benediteti; ibi etiam 
est suggestum prò conclone. Super altare maius existit taber- 
naculum ligneum satis pulchrum et deauratum, in quo asser* 
vatur SS.°>& Eucharistia, lumino coram ardente, in pixide 
semiargentea, super quo etiam existunt duo angeli deaurati prò 
sui ornamento, ubi etiam adest confraternitas Oorporis Christi. 
Penes eandem Ecclesiam est coemeterium, in quo est sacellum ^^ ^J5Se£ri?S«. 

Tfttl prof* 

dotatum S.c^loanni dicatum, eiusbeneficiatus est presbyter Hie- 
ronymus de Soresinis dicBcesis Mediolanensis, et in hoc sacello 
est baptisterium antiquum, et aliud noviter constructum satis 
elegans super altare eiusdem sacelli, ita quod nunc nullum 
est altare; cuni tamen sacellum illud habeat in redditibus 
annuis decem media frumentatae. In eodem sacello peculiariter 
Sabbatho Sancto consecratur fons baptismalis, ut aiunt, ex pri- 
vilegio. Huius autem Ecclesiae parochialis tres paroci sunt ex 
privilegio, qui altematim insei*viunt per hebdomadam, et sunt 
de praBsenti pbr. Antonius Besutius, pbr. Franciscus Sessia, 
et pbr. Nicolaus Longus Pontanus, qui nunc abest, et in eius 
locum stìffectus est per modum provisionis pbr, Antonius Pe- 
trinus Vallis Lugani. 

Item in una parte ipsius pagi est alia Ecclesìa S.<^^ Augu- bcoi. s. Auguitiai. 
stino dicata, cum unico altari, cum parvo campanili et unica 



intatte. Nel restaurarla, sul principio del 1500, vi fu agc^iunta la terza nave a 
destra di chi entra, con che si rese piti simmetrico rediiicio ; ed in pari tempo fu 
adornata tutta quanta di'pitture della scuola lombarda, che ne formano il pregio 
principale ; ma non vennero conservate che quelle delle absidi, a tutte le altre 
si diede inconsultamente il bianco. Levatone qua e colà la imbiancatura, com- 
parve a caso la data « iS20 24 septerribris » sul fianco destro, e saggiatone il 
sinistro di rimpetto, colla speranza di trovarvi il nome del pittore, fu messa a 
nudo una Madonna col Bambino. È osservabile un'altra Vergine, di mano diversa 
e più anUca, seduta in un trono elegante, sulla spalla che divide Tabside me- 
diana dalla sinistra. È molto pregevole l'altare deirAssunta, in legno intarsiato 
e dorato, rappresentante la Cena degli Apostoli. 



— 216 - 

campana et confessionale et vas aqu® benedictsB, nulla adest 
sacristia, et cum unicum habeat paramentum prò celebpatione 
missae, in quadam capsa asservatur, et quia nullos haec Ecclesia 
habeat proventus annuos nulla ibi celebratur missa, nisi de- 
votionis gratia. 
de'saio. * " Item prope aliam partem huius pagi, qu3B Fomacia vocatur, 

alia est Ecclesia in alto colle satis elegans S.c^ Mariae dicata, 
de Saxo nuncupata; qu8B Ecclesia paryum habet campanile cum 
unica campana et unicum altare; et penes hanc Ecclesiam 
alias fuit monasteriolum ordinis fratrum Heremitarum S.cti Au- 
gustini, cum horto, agris et vineis nonnullis, et deficientibus, 
aut discedenti bus fratribus, ordo vendidit sedes cum agris 
quibusdam nobilibus Daminis Theodoro et Antonio fratribus 
famili8e de Castro Besutij, et in hac Ecclesia aliquando ex 
devotione aliquorum fit sacrum (*)• 

Et iste pagus Garavati est ultimus, et postremus a parte 
occidentali huius. plebis Vallis Ouvij dioecesis Comensis, cum 
sit in confinibus duarum plebium dioecesis Mediolanensis, vide- 
licet plebis Besutij et plebis Legidduni. 



(l) La chiesa parroccliiale di Caravate, dedicata ai SS. Oio. Battista e 
Maurizio, è di patronato delle famiglie Castel-Besozzi e Savioli. L*edificio 
è di costruzione nuova, poiché fu riedificata ed ampliata nel 1829. Dessa conta 
tre altari, oltre.il maggiore, ed un altro altare neir oratorio deir Imma- 
colata, compreso nel fabbricato della chiesa, che è di una sol nave e non fu 
consacrata. Il fonte battesimale per lo passato era in un oratorio separato, 
al quale si ascendeva per alcuni gradini di sasso ; ma nel nuovo ampliamento 
della chiesa Toratorio fìi atterrato, ed il battistero collocato in una cappella 
della parrocchiale. Tre erano crìf antiquo ì parroci, detti proporzionarl ; ma 
nel 1795, essendo già da un sessennio vacante la terza proporzionarla, dalla 
curia vescovile e dal governo d'allora fu soppressa, ed eretta in quella vece 
una coadiutoria titolare, alla quale, per concorso e nomina dei signori Castel- 
Besozzo e Savioli, fu eletto pel primo il prete Giovanni Giovannoni, come risulta 
dall'atto steso da Gio. Giuseppe Perlasca cancelliere della curia vescovile di 
Como ai 14 di febbraio 17^. Ora non vi è che un solo parroco ed un coadiutore. 
Nella borgata esistono tre oratori, fra i quali va fatta speciale menzione di 
quello di S. Maria del Sasso, per la sua bella ed elegante architettura. L'oratorio 
di S. Clemente, situato in altura, è distante dalla parrocchiale un paio di chi- 
lometri e più; è di spettanza simultanea dei comuni di Garavate e diLeggiuno, 
vicina prepositurale della diocesi milanese, come ne fanno prova le ultime ripa- 
razioni fatte Tanno scorso, a cui concorsero la fabbriceria di Garavate e quella 
di Leggiuno; vi si funziona qualche volta. Vi è anche r oratorio di S. Agostino. 
È questo paese di Garavate l'ultimo della pieve di Guvio verso occidente, e 
confina cone due pievi di Besozzo e di Leggiuno della diocesi di Milano. 



— 217 — 



Nomina terrarum 

ecclesiarum parochialium et titularum 

ET Clericorum Vallis Cuvij Q) 



In media Valli tanquam in umbilico erigltur: 
Ecclesia collegiata,«plebana ac parochìalis Beatissimi Mar- 
tiris Laurentij Cuvij, in qua resident praepositus et decem 
canonici cam custode, quorum nomina sunt haec ìnfrascripta: 



Cyprianus Darillus Praepositus. 

Pbr. Alexander Peregrinus Oan.» 

Pbr. Pranciscus Savinus Can.» 

Pbr, Antonius Tosellus Can.» 

Pbr. Baptista Bottus Can.» 

Pbr. Antoninus Torrianus Can.» 

Pbr. Baptista tosellus Can.» 

Pbr. Jo: Petrus Sessia Can.* 

Pbr. Jo: Baptista Marchettus Can.^ 

Pbr. Christophorus Bottus Can.» 

Pbr, Julius Stuppanus Can.» non residens 

Pbr. Mai'tinus Midibotius Capell. Praepositì 

Io: Paulus Longus Clericus et Custos. 



\ 



* residentes 



/ 



(1) Quanto segue V ho trascritto da due fogli volanti, tracciati da mano 
diversa da quella che ha stesa la descrizione particolareggiata delle terre e 
delle chiese della Valcuvia. Ho creduto ben fatto aggiungerli qui in calce 
perchè contengono di nuovo Telenco del clero di tutta la pieve, e perchè riepi- 
logano tutto quanto fa sopra diffusamente narrato. 



— 218 — 

Ad Ecclesiam prsefatam D. Laurentij, tanquam ad matricem 
et plebanam conveniunt prò sacramentorum susceptione infra- 
scriptae terrse: 

Cuvium. 

Cavona. 

Cuvelium. 

Vergubium. 

Archumedia. 

Dunum. 

Zuinium cum Casate. 

Actium. 

Orinum. 



HsBC tres terrae habent singulam capellam: 

P Cuvium, Ecclesiam seu capellam SS^ Petri, et ibi celebrant 
canonici Toselli praedicti. 

2^ Cavona, capellam S.c^ Michaelis, et ibi celebrant contem- 
pore duo, Bottus minor, et pbr. A 

3® Cuvelium, Titularis pbr. Baptista Bottus can, 

4° Vergubium, ibi celebrat capellanum praepositi ter in 
hebdomada. 

5® Archumedia, capellam D. Ambrosij, ibi celebrat capellanus 
praepositi in festis et semel in hebdomada. 

6<> JDunum habet capellam D. luliani, in qua celebrat domìnus 
pbr. Antoninus Turrianus can.» collegiat«| in festis, et in 
eodem territorio est etiam capella S.^ti Martini in cul- 
mine, cuius est titularis vA^^ dominus Nicolaus Luzzinus 
can.8 S.cti Fidelis Comi. 

7° Zuinium et Casatum habet capellam Divi Victoris, item 
capellam D. Mari» et D. Rechi, in qua de prsesenti non 
celebratur. Capellanus S.^^ì Victoris est frater Matthseus 
regulae observantium. 

8° Actium habet Ecclesiam D. Eusebij titulare, cuius patronus 
est pbr. Jo: Petrus ab Ecclesia, et est de iurepatronatua 
laycorum de Leonibus. 



— 219 — 

9^ Orinum habet duas Ecclesias, capellam S.c^» Laurentij cura 
ccEmeterio et capellam D. Marise sine coemeterio, Ecclesia 
S.cti Laurentij (0 est titularis, et eius patronus est pbr. Pe- 
trus de Baregotijs. 

Praeter prsefatas terras, a parte orientali et meridio- 
nali sunt infrascriptae terrae separatae: 

1*^ Rantium, cuius Ecclesia est dicata D. Sebastiano, quam 
gubernat pbr. Martinus a Canonica memoratus, ibidem 
est capella S.cti Materni de iurepatronatus laycorum 
familise de Sacchettis, cuius titularis est pbr. Antonius .... 
curatus Onagi Vallis Marchiroli. 

2*> Matiagum, cuius Ecclesia est dicata D.° Augustine ; rector 
eius est mercenarius et nominatur pbr. Jo: Maria de 
Beltramis. 

30 Ferreria, cuius Ecclesia dicata est S.^^ Magdalenae, cuius 
rector mercenarius et per modum provisionis est pbr. Bar- 
tholomseus Butius. Asserunt hanc Ecclesiam cum Ecclesia 
Matiagi illi unitam. 

4** Bedra, cuius Ecclesia est sacrata D. Hilario. Diebus festis 
ibi celebrant de licentia praepositi, alternatim prior et 
capellani abbatise Vallis GannsB dioecesis Mediolanensis, 
• sed sacramenta ministrat ibidem pbr. Martinus curatus 
Rantij per modum provisionis de mandato prae positi, donec 
per reverendissimum D. Episcopum decidatur an sit unita 
terra Bedr» cum Brintio. 

5° Brintium, cuius Ecclesia est dicata D. Petro, ibi est rector 
pbr. Branda Savinus. 

6^ Cabialium, cuius Ecclesia est dedicata S.<5to Appiano, cuius 
rector titularis est pbr. Luduvicus lulianus ; ibidem est 
capella seu oratorium S.^ti Rechi. 

7<> Cassanum, cuius Ecclesia est dicata S.^^ Cassiano, eius 
rector mercenarius est pbr. Bernardus Fontana. Ibidem 
erectum fuit oratorium si ve Ecclesia S.^^ì 



(DtSopra Laurentij sta scritto Mance neUo stesso carattere. DaUa rela- 
«ione particolareggiata appare che tanto la cappella di S. Maria, come quella 
di S. Lorenzo, erano dotate. 



— 220 — 

8® Cunardum, cuius Ecclesia est dicata S.^w Nazario, eius 
rector titularis est pbr. Antonius Indemenus. Ibidem est 
Ecclesia S.^^t» Mariae titularis pbr. Petri de Luino dioecesia 
Mediolanensis, et haec terra est postrema et ultima Yallis 
Cuvise a parte orientali. 

A parte vero occidentali sunt infrascriptae terree et 
Ecclesi» separai» et titulares. 

9® Brenta, cuius Ecclesia est dicata Div. Quirico, rector huius 
Ecclesia est pbr. losephus Bariattus. Ibidem est Ecclesia 
S.cti 

10^ Citilium, cuius Ecclesia est dicata S.^^o lulio, huius rector 
est pbr. Ludovicus Cassinius. Ibidem est Ecclesia seu 
capella S.cti Blasij, cuius titularis est pbr. Gentilis Besutius 
dioecesis Mediolanensis. 

11® Oymonium, cuius Ecclesia dicata est D. Petro. Cuius 
curatus est pbr. Caesar Franzinus. Ibidem est Ecclesia 
S.cti Rochi. 

12? Caravatum, cuius Ecclesia D. Mauritio, Cuius rectores 
sunt tres, pbr. Franciscus Sessia, pbr. Antonius Besutius 
et pbr. Nicolaus Longus, qui nunc abest, sed suus tamen 
substitutus est pbr. Antonius Petrinus. Ibidem est Ecclesia 

S. Joannis, qu» est titulus de Soresinis. Ibidem 

Ecclesia S.c^ Augustine Item Ecclesia S.ct» Mariae de Saxo. 
Et haec est ultima et postrema a parte occidentali. 



— 221 — 



Descriptio 
ecclesiarum non solum plebanarum verum etiam 
aliarum tam simplicium, auam curatarum singulis 
plebanis subiectarum, axaue earundem oppidorum, 
pagorum, atq.ue vicorum cum eorum distantia 
TOTius VallistelliNìE, et Burmiensis, ATauE Vallis 
PuscLAvij Iurisdictionis DD. Rhetorum vulgo Gri- 

SONUM DlCECESIS COMENSIS, aUAS MODERNUS EpiSCOPUS 
F. FeLICIANUS sub FINEM anni 1589 VISITA VIT. 



PRjEFATIO 

Ad maiorem praesentis instituti ìntelligentiam necessarium 
foro duximus, priraum edocendum esse quomodo praedictae tres 
ditiones Vallistellin», Burmiensis atque Vallispusclavij Inter 
se conveniant atque differant, ut facilìus Ecclesiarum in eis 
contentarum descriptiones percipiantur, deinde ipsse tam sim- 
plicesquam curat» describenturEcclesiaB; servato tamen ordine 
uniuscuiusque Ecclesia) plebanas, sub quarum sunt ditione. 

DBSCRIPTIO SITUS AC DIVISIO VALLISTELLINìE AC BURMIJ, 
ATQUE VALLISPUSCLAVII. 

Sciendum est primo Valiemtellinam ac Burmiensem, sub 
uno eodemque lineari tractu absque intervallo aliquo, inter duos 
altissimos montes contineri, quorum unus, quod est a dextris 
descendendo, hanc ipsam Vallem a ditione Ligaò Domus Beli 



— 222-^ 

quod est una trium Ligarum Rhetorum, separai, et alter a 
ditionibus Ser.^ì.Archiducis Ferdinand! Brixiensium et Ber- 
gomentium disiungit;percuius medium decurrit Abdua flumen 
usque ad Lacum Gumanum continuans, quod quidem flumen 
originem habet supra Burmiura in monte Braurio, vulgo 
Mombrai nuncupato» ubi ex altissimi lapidis foramine scaturii. 
At quia inter praBdictos duos montes, in quodam angusto loco 
Burmio sex milliaribus distante, altus et strictus est murus, 
ita ut illac transire nomo possit, nisi per portam ibidem prope 
flumen constructara, quae tempore belli aut pestis diligenter 
custoditur, quaB propterea sera, hoc est illorum montium 
clausura, nominatur, et separai communitatem Burmiensem 
a sequenti parte Vallis, quam Vallemtellinam vocant. Insuper 
quoniam hsec Burmiensium communitas ultra ipsum oppidum 
Burmijy quod est insigne, in quo prsetor ipsius dìtionis residet, 
duobus milliaribus cum dimidio in alio monte supranominato 
Mombrai nuncupato aliquantulum supra termas, quae ibi sunt 
celebres, aliam similem et fortiorem habent extructam clau- 
suram, per quam ad prsedictum montem Mombrai ascendunt, 
et ex altera parte mentis descenditur ad Vallem Sanctae Marise 
ditionis Episcopatus Guriensis, quae est decem milllariorom 
Vallis Venustae admodum ampliae et fertili ad domum Austria- 
cam pertinenti contigua, Necnon et alibi inter pagos Molina 
imo Praemadium et Frael aliam pariter similem sed valde 
fortiorem habent constructam seram seu clausuram, Burmio 
quinque milliaribus distantem, per quam transitus patei et 
facilior, licei longior, non solum ad praedictam S,<^t«® Mariae 
Yallem, sed etiam ad Agnedinam inferiorem, ita ut omni ex 
parie haec Burmiensium ditio sic fuit situ ac seris Yalliam 
praedictis munita, ut ab inimicis secura tutaque remaneret 
Fuit a Ducibus Mediolanensibus multis decorata privilegijs, 
quibus adhuc aliqua ex parte gaudet et fruitur, sed non ut 
antea ex integro propter dominio DD. Rhetorum, quibus nunc 
subsunt (1) Propterea tanto magis tenetur nomine 



(l) A questo puuto nel codice e' ò un richiamo, che manderebbe il lettore 
a completare queste notizie nel margine superiore della pagina, il quale, 
essendo stato piegato, ò cosi corroso dal tempo che non si può affatto leggere. 



— 223 — 

ot iurisdictione separata ab alia parte, qu8B Vallistellina nun- 
cupatur, quae tamen in quadruplo et ultra est largior et am- 
plior atque fertilior. Quia licet Burmium insigne sit oppidura, 
est tamen solum cum nonnuUis pagis et vicis sibi subiectis; 
et ipsius ditìo, qu8B in recto itinere ad decem milliaria duntaxat 
se extendit et in latitudine vix uno quartali, nisi propa ipsum 
oppidum Burmij, ubi ad duo milliaria protrahitur, aliquos 
habeat montes duasque Yalles longas, strictas tamen; unam 
a dextris, Furbss vailis nuncupatam, ad septem milliaria usque 
ad Vicum Magnavaca, et alia septem per montem Gavia usque 
ad ditionem ex una parte, qu» est a sinistris, Yallis Solis ad 
Serenissimum Archiducam Ferdinandum pertinentis, et ex 
alia ValliscamonicsB ad Brixienses spectantis; et aliam a 
sinistris, septem milliaribus longam, Pedenossi Yallem nuncu- 
patam cum monte octo milliariorum usque ad Vicum de Levi- 
gnis, qui est in confinibus AgnedinaB ad ditionem tamen 
Burmiensium pertinens, camibus, caseo et butiro abundans, 
vino tamen et castaneis caret, nisi ex Yalletellina conducantur, 
cum nuli» ibi propter nimia frigora educar! possint vinesB et 
castanearum arbores, frumento quoque ac leguminibus et 
alijs granis quandoque indiget. Vallistellina vero a prsedicta 
Seravallis separatione ad conflnia ipsius Lacus Gumani recto 
itinere usque ad quinquaginta quinque milliaria se extendit, 
et lata in principio a prsddicto Lacu Gumano duobus milliaribus 
cum dimidio, alicubi vero duobus, et alibi uno cum dimidio, et 
alìcubi uno, et deinde medio, et circa finem versus conflnia 
Seravallis prsedictsd ubi medium milliare non excedit, et 
ultimo quartale milliaris non attingens, non solum in ipsa 
planitie, verum etiam in ipsis duobus montibus, multa conti- 
nens oppida insignia atque quamplurimos pagos ac vicos, cum 
diversis Yallibus, valde fertiles, non solum carnibus, caseo ac 
butiro, sed etiam vino ac castaneis abundans, magnam quoque 
frumentorum leguminumve copiam coUigens: et inter alia 
mons a sinistris ascendendo per ipsam Yallemtellinam ita est 
vineis cum diversis oppidis ac pagis omatus, ut vites ad qua- 
draginta milliaria perseverent quse etiam ubique montem 
ascendant ad unum ad minus milliare, alicubi vero duo, et 



- 224 — 

alicubi ultra, ita ut prdeter usum ìpsius Yallis magna etìam 
vini quantitas ad exteras partes maxime Germanias quotannis 
conducatur. 

Gseterum sciendum quoque est, hanc Yallemtellinam in 
alias etiam partes, quas tertieria vocant, superius, medium 
et inferius; quae divisio non alia ratione facta est, quam ut 
necessitate imminente, fàcilius et commodius homines deputati 
in unoquoque tertierio ad consultandum prò utilitate publica 
sui tertierìj conveniri possint: deinde, urgente maiori neces- 
sitate maxime totius Vallìs, omnium trium tertieriorum de- 
putati in unum conveniunt, unaque consultant, qu» prò uti- 
litate comuni totius Yallis videntur esse necessaria, et uti eis 
benevisum fuerit, ita concluditur, et quod ab ipsis conclusum 
fuerit a tota Yalle acceptatur, quapropter consultatio huiusmodi 
totius VallistellinfiB, Yallis Decretum nuncupatur. Tertierium 
autem superius initium habet a prrodicta Seravallis, qua divi- 
ditur a ditione Burmiensi, et se extendit ad milliaria decem et 
octo usque ad oppidum Blanzonem nuncupatum ; cuius tertierìj 
oppidum principale est Tiranum valde insigne, alias muris 
circnmdatum, ac castro munitum, ubi offlcialis totius tertierìj 
residet, praetor nominatus. Tertierium autem medium ad decem 
novem milliaria a prsedicto oppido Blanzono usque ad oppidum 
Barbeni inclusive se extendit. In quo tertierio duo resident 
offlcìales, unus Tilij, quod est in monte a dextris, Blanzono 
quattuor milliaribus distans, alter vero Sondrij, et ille praetor, 
is vero capitaneus seu gubernator totius Yallistellinae; quìa 
prsBter immediatam, quam habet potestatem seu iurisdictionem 
a praedicto oppido Barbeni, usque ad ditionem Tilij exclusive, 
habet quoque in omnia praddicta tria tertieria et eorum ofil- 
ciales superintendentiam. Tertierium demum inferius se ad 
decem et octo milliaria a praedicti Barbeni ditione usque ad 
confinia Lacus Cumani se extendit In quo tertierio duo pariter 
resident officiales, ambo prsBtores nuncupati, unus citra Abduam 
in oppido Morbinij, et alter ultra Àbduam in oppido Trahonae» 
sub quorum potestate omnes, qui in isto continentur tertierio 
reguntur, ita tamen ut eorum unus citra, et alter ultra prae- 
dictum flumen AbduaB regat. 



— 225 — 

Quoniam vera supradicti quinque offlciales, qui singulo 
biennio mutantur, et novi a communitatibus DD. Rhetorum 
eliguntur, saepenumero eorum aliqui ignari reperiuntur, san- 
citum est ab ipsis DD. Rhetis, ut alius ab eisdem eligatur, 
qui etiam singulo biennio mutetur, nomine vicarij nuncupatus, 
qui aut iurisdoctor aut in iure peritus esse debeat, et resi- 
dere habeat Sondrij, ubi gubernator residet, cum auctoritate 
ut nullus ofBcialium trium tertieriorum centra quemquam in 
criminibus, et quand.oque etiam i n civilibus, procedere valeat, 
sine ipsius vicarij prsesentia aut consensu, ut omnia iuxta 
asquitatem et iustitiam peragantur et expediantur. 

Postremo restat describere Vallem Pusclavinam, quaeest 
a dextris Vallistellinse per eam descendendo, in qua sunt duo 
oppida, unum satis insigne Pusclavium cum diversis pagis, qui 
contratae nominantur, et aliud Brusium, sex milliaribus inter se 
distantia, inter qu8e cstLacus P asciavi nusnuncupatus, duorum 
milliariorum longitudinis et latitudinis unius. Quse Vallis licet^ 
antea fuerit una cum Valletellina ac Burmio sub Ducatu Me- 
diolanensi et Dioecesis sit Gomensis eiusque mensae Episcopalis 
feudataria, et ipsi Valliteli inse ita contigua, ut initium habeat a 
quodam parvo vico. Brusio duobus milliaribus distante, Salen- 
darum nuncupato, quartali unius milliaris a Piata Amara castro 
diruto comunis Tirani (quod est principale oppidum superioris 
tertierij Vallistellinae) distante. Propterea ipsa Vallis Puscla- 
vina et idipsum Tiràni oppidum subsunt in spiritualibus archi* 
presbiteratui oppidi Villae, quod distai a praedicta Valle Puscla- 
vina uno milliari cum dimidio et Tirano duobus, inter quse 
est magnificentissimum templum gloriosissimse Yirginis Marise 
extructum, Tirano uno milliari, et medio a principio ditionis 
Pusclavinse distans, penes quod decurrit fluvius descendens a 
prjBdicta Valle Pusclavina, nominatus propterea Pusclavinus, 
qui deindo paulo infra Abduse flumen ingreditur; nihilominus 
proedicta Vallis Pusclavina nunquam inter partes Vallistellinae 
fuit computata, sed semper per se fuit gubernata, propriumque 
habens prsetorem offlcialem. Nec mirum cum eadem Vallis 
Pusclavina pertinuerit ad mensam (ut dicitur) Episcopalem 
Comensem, sub protectione tamen Ducatus Mediolanensis. In 

Baco. Slor. - Voi. H, 15 



— 226 — 

cuius rei testimonium ambo oppida eiusdem Vallis, Pusclayium 
scilicet et Brtisium cum omnibus pagis sibi subiectis, feudataria 
sunt prò omnibus fere bonis ibidem, tam in montibus, quam 
in planitie ab ipsis possessis, necnon etiam prò piscatione 
praedicti lacus, qui est in medio inter ipsa duo oppida Puscla- 
vium scilicet et Brusium. Quae iurisdiciio Vallis Pusclavinae 
cum tota Valletellina et Burmio a Pucatu Mediolanensi defecit 
anno 1512, quo DD. Rheti illas regiones occuparunt, sub prae- 
textu crediti a Duce Mediolanensi trecentorum millium coro- 
natorum. Deinde Pusclavini cum Brusianis, ut tutius liberi a 
subiectione Ducatus et mensae Episcopalis remanerent, pro- 
curarunt incorporari Lig» Domus Dei, quod sine difflcultate 
obtinuerunt, cum ex alia parte Pusclavinorum regio montibus 
superioribus Agnedinae contigua esset, ita ut nunc eorum 
praetor ab ipsis unus ex suis semper eligitur. Quapropter 
partim defflcientes a fide ab anno 1528, non curarunt imo 
recusarunt amplius velie investituram bonorum feudaliura ab 
Episcopis Comensibus eorum dominis accipere, sub pretextu 
prsBdictae incorporation is factae cum Liga Domus Dei, atque 
etiam ex eo quod multi ipsorum incolse amplius non siut 
religionis catholicae, propter quod etiam a paucis annis labo- 
rarunt ab obedientia mensae et Episcopatus Comensis subesse, 
et quia a praedicto vigesimo octavo.anno nuUus Episcopus eos 
coegit ad satisfaciendum mensae Episcopali, credunt haeretici 
illius Vallis se esse in possessione exemptionis ab Episcopato, 
at cum modernus Episcopus in yisitatione illarum regionum eos 
serio ore et scripto monuerit, licet catholici ad obediendum se 
exhibuerint, hjBeretici tamen se opposuerunt, praedictis duabus 
assignatis rationibus, itaque dabitur opera ut omnino cogantur 
mensae Episcopali satisfacere. Et haec sufflciant prò declara- 
tiene praedictae Vallis Pusclavinae. 



y i 



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Descriptio 

EccLESiARUM Plebanarum CUM ALIJS TAM SIMPLICIBUS 

Q.UAM CURÀTIS SIRI SUBIECTIS TRIUM TeRTIERIORUM 

VaLLISTELLINìE, BuRMIJ AXaUE PUSCLAVIJ 



Descripto situ praedictarum regionum assignataque divi- %lrriui*Vn«''if?Il 

sunt plebanaa Eo« 

sione trium tertieriorum Vallistellinae, superest nunc descri- ^**«»»\™. •~"- 
bere etiam Ecclesias in ipsis contentas, quarum gratia praedìcta ai&"ra'''i>ra^su^^^ 
omnia fuerunt annotata. Quod ut commodius fiat, dignum jjru«;«»mpiexMor. 
duximus incipere a tertierio inferiori Lacui Gumano contiguo 
ascendendo, deinde Burmium usque Ecclesiasque ipsas tam 
simplices, quam curatas distinguendo per plebanas sub quibus 
continentur, ita tamen ut simplices annotentur post curatas 
uniuscuiusque loci. In inferiori autem tertierio tres pleban» 
continentur EcclesiaB, una archipresbyteralis olim Olonij, nunc * 
Surici, altera praeposituralis • Ardeni, tertia vero simplex 
Morbinij. 

Ad ripam praedicti Lacus Cumani versus ipsam Vallemtel- ^^"pidSn'oioiuVitt 
linam fuit citra Abduam, in medio cuius erat turris quas voca- vrmbjiituUM^'^E^ 
batur Guidonis Colosij de Olonio, insigne oppidum Olonium 
nuncupatiim (^), in quo erat prsedicta Ecclesia ai*cliipresbyte- 



(1) olonio fu già grosso borgo sul piano ora detto di Spagna, ad un miglio 
da Sorico, sulla sponda sinistra e allo sbocco deirAdda nel Lario, airestremità 
occidentale della Valtellina, e già da alcuni secoli scomparve, cancellandosene 
ormai ogni traccia da quella regione un tempo si ridente, e persino dalla 
memoria dei terrieri circonvicini. Oli archivi stessi, a tacer delle cronache, non 
ce ne lasciarono quasi nessuna notizia ; U vescovile di Como, vittima di più 



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ralis S.cto Stephano Prothomartyri dicata, in cuius sorvitio 
residebant novem canònici cum archipresbytero uti constat ex 
antiquissimis scripturis, sub cuius ecclesiastica ditione praeter 
Ecclesias qusB erant, et adhuc sunt ultra lacum a d extris 
usque ad ilumen de Quimonica, quo dividitur ditio communi- 
tatis oppidi Qersd a communitate oppidi Domasij, et a sinistris 



inceadi, non serba che questi atti di visita del vescovo Ninguarda, sul finire del 
secolo XVI ; solo il municipale fornisce uno scarso manipolo di memorie spet- 
tanti ai XV secolo. Molti dei nostri storici pongono Olonio nelle vicinanze di 
Volturnia, che vogliono una città d'origine etnisca air imbocco della Valtellina 
al nord di Colico, affermando che da essa si chiamasse in antico -quella valle 
Volturena, ma con manifesto errore, come già ho avvertito altrove {Lettera LXXJV 
di B. Giovio), poichò il castello di Volturina o Volturnia, resosi ai Lomgobardi, 
nominato da Paolo Diacono, secondo Filippo Cluverio era un oscuro villaggio 
sulla sinistra del Po, posto fra Casalmaggiore e Cremona, che nulla ha di comune 
colla Valtellina, la quale non mutò mai il suo nome, come consta dalla Vita di 
S. Antonio Lerinese, scritta da S. Ennodio vescovo di Pavia verso Tanno 500; 
e le antiche carte longobarde anteriori al millennio a noi rimaste, danno sempre 
a quella valle il nome consueto, quantunque nessuna di esse ricordi Oloaio. 
Il Quadrio poi con Volturena rammenta anche Olonio, la cui appellazione ci 
dice sostituita alla prima, e preso da smodata parzialità pel suo paese, sostiene 
quel borgo essere insignito del privilegio di corte imperiale, confóndendolo 
così con Corte Olona nel pavese. Altra opinione sostenuta da scrittori anche 
moderni, ò che la parte esterna di Olonio si chiamasse Borgo Francone; asse- 
rendo così appellarsi essa da Franoilione governatore greco deir Insubria» che 
custodiva il Lario air imperator d'oriente Maurizio contro Tinvasione dei bar- 
bari, fortificando le Tre Pievi e risola Gomaoina; il quale per assicurarvi il 
confine della Rezia abbia costrutto il castello di Olonio air ingresso della Val- 
tellina alle falde del Legnone ; in conferma della quale asserzione citano resi- 
stenza di un tratto di terreno colà presso, che porta tuttora il nome di Borgo 
Francone. Con esso appellavasi veramente ancora nel secolo XV una località, 
che reputavasi dipendente dal borgo e castello. Il Rebuschini {Storia deUe 
Tre Pievi, 1. 1, pag. 34} dice che airepoca della occupazione deir Italia settentrio- 
nale fatta dai Galli innanzi Tanno 558 di Roma, deesi attribuire la fondazione 
' di Olonio, opposta con altre fortificazioni come baluardo contro la ferocia di 
quegli stranieri. Ma checché ne sia delle prime origini di Olonio, -sepolte nelle 
profonde tenebre delTantichità, cui nesSun documento autentico seppe finora 
rischiarare, se non veramente città, era certo una grossa borgata, posta sul- 
Testesa fertilissima pianura della terra di Serico, e colla sua vasta piève, quando 
il vescovado di Como Ai diviso in quattro Éone assegnate ad altrettante porte 
della città, fu aggregato alla sezione di porta S. Lorenzo (porta Portello, ora 
Castello). Nelle carte medioevali è variamente denominato Aulonia, Adelonitum, 
Olonium, Orognum, e nelle antiche topografie, come quella inserta dal Giù lini 
nelle sue Memorie, è qualificata come Castrum, La chiesa archipresb iterale era 
considerata quale chiesa plebana e matrice, e comprendeva nella sua giurisdi- 
zione terre fino alla distanza di otto miglia nel terziere inferiore della Valtel- 
lina, stendendosi fin verso Morbegno. L'arciprete metteva in tali terre il par- 
roco amovibile a suo beneplacito, e con lui vi stavano nove canonici. Le carte 
poi delTarchivio municipale e del vescovile provano che il borgo era al lago, 
ciò ohe per altro rilevasi anche da Tristano Calco, che nel descrivere le nozze 
di Bianca Sforza colT imperatore Massimiliano, dice che recandosi essa in Ger- 
mania presso lo sposo, colle festive navi fu da onorevole compagnia accompa- 
gnata pel Lario, ove quei castello giravasi sulTacqua da tre parti, il che è cod> 
fermato anche dal Muralto, ohe in quelT occasione fu del seguito di Bianca 



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usque ad prioratum Pionae, multae ali» etiam ascendendo ab 
utraque parte per praedictam Vallemtellinam ad octo milliaria 
extiterunt Eccleai©, quae adhuc existunt a dextris citra flumen 
Abduae, usque ad Vallem Bitti, et ultra Abdùam a sinistris 
usque ad aquam de Clivio: uti pariter constai ex antiquissimo 
capìtulari instrumento, anno Domini 1296 die mercurij, quarto 
mensis Februarij confecto. Ecclesi» autem praedictae quse sub 
huiusmodi archipresbyteratu usque ad predictaocto milliaria 
ascendendo per ipsam Vallemtellinam sunt quse sequuntur. 



Maria, non che dallo Stampa nelle note al poeta Cumano. Varie vicende, or 
gloriose or tristi, segui Olonio durante i secoli che precedette il XV, ed in questo 
secolo maggior luce splende intorno a questa terra, ma fu essa II momentaneo e 
fuggevole chiarore del lucignolo vicino a spegnersi; le devastazioni della guerra 
e r instancabile imperversare degli elementi dovevano tra poco seppellirla per 
sempre sotto le loro rovine. La roano dell* uomo s* affanna in quell'età a raf- 
forzare quel baluardo, e a renderlo atto a sostenere Turto delle force nemiche 
dei combattenti, che se ne propongono la conquista; ma nel celmo della sua 
confidente potenza più vicina gli sovrasta la caduta, apparecchiata dalle forze 
della natura, cui nessun potere sa resistere od attenuare. Le cagioni per le quali 
gli abitanti di olonio abbandonarono il borgo, totalmente sommerso poi dalle 
acque, sono ampiamente narrate dal Ninguarda in* questi atti di visita. Chi 
volesse avere più dettagliate notizie intorno ad Olonio ed alla sua torre, legga 
la bella e dotta memoria del cav. doti. Antonio Ceruti in Renaiconti del R. Isti- 
tuto Lomàardo, serie II, voi. VI, fase. XII, anno 1873, pag. 409 e 448, il quale 
attinse a molte fonti, e in particolare largamente si valse di questi atti di visita 
del Ninguarda. A titolo però di esattezza storica, osservo qui che erra il Ceruti 
asserendo, a pag. 448, che il duca di Milano, a ricordanza della vittoria ottenuta 
sui Veneti nel 1432, eresse presso il vicino Delebio, l\iogo principale del com- 
battimento, la chiesa di S. Domenica, sorella di S. Agrippino vescovo di Como, 
mentre, come il lettore potrà vedere alla nota che riguarda quella borgata, la 
chiesa di S. Domenica venne eretta molto prima dai monaci Cisterciensi del- 
TAcquafredda sopra Lenno, e dal duca di Milano, in queir occasione, fu sola- 
mente dotata di una rendita annuale per Tesercizio del culto. 



— 230 — 



EcCLESIiC PLEBIS* OlOKIJ TeRTIERIJ 
INFERIORIS VaLLISTELLIN-E 



E«ciMi» A dextru. A dcxtrls citra Abduam ad pedem mentis est pagus quin- 
vici piaat«<igt. quagiiita focariorum rusticorum omnium catholicorum, Pian- 
teda nuncupatus, a loco oppidi Olonij duobus milliaribus 
distans, ubi habetur Ecclesia parochialis Nativitati Bcatae 
Virginis MariaB dicata, in qua viceparocum in subsidium per 
modum provisionis agebat quidam Fr. Alphonsus Muzanus de 
Laude ordinis minorum conventualium (i). 
p«riD«i«bij. 1. Duobus deinde milliaribus ascendendo est oppidum 

Delebij, cuius communitas est focariorum circiter ducentorum 
sexaginta, omnium catholicorum, ubi adest parochialis Ecclesia 
S.c^o Carpophoro dicata, bene ornata et optime custodita cui 
praeest r. pbr. Petrus Antonius Stampa a Clavena satis eru- 
ditus et in gerenda animarum cura solicitus. 

2. Item in ingressu praedicti oppidi est Ecclesia alia benefl- 

^ tialis antiqua, nuper tamen resedificata Sanctae Dominicae dicata, 



(t) Seppellita per sempre Olonto sotto le sue rovine, Tarciprebenda, per 
una Bolla d'Antonio Pusterla vescovo di Como, commissario ed esecutore 
destinato da Callisto III sommo pontefice, data a' 9 di novembre deiranno 1456, 
fu trasferita in Sorico, e non ostante che ad essa tutti i privilegi e diritti fos- 
sero conceduti, rifiutarono i luoghi sottoposti di più riconoscere quella pieve 
e preser altri partiti. La chiesa parrocchiale di Piantedo, detta di S. Maria, 
che aveva pur dipendenza da Olonio, si sottrasse anch' essa e formò dapprima 
una sola parrocchia con Cosio, Delebio ed altre terre, poi staccatasi da Cosio, 
fbrmò un sol corpo con Delebio, al cui parroco era subordinata ; da ultimo 
anch'essa eretta in cura, fece parrocchia da sé, ed è sotto la giurisdizione del 
vicariato di Morbegno. La chiesa non è consacrata, volge all'oriente ed è di una 
sol nave, abbastanza ampia, con tre altari. Tre sono le chiese figliali : la B. V. 
in Val Pozzo, S. Rocco in Verdione e S. Giuseppe nel mezzo della terra. 



— 231 — 

cuius iuspatronatus ad Duces Mediolanenses spoetare dìcitur, 
in cuius rei testimonium modernus beneficiatus pbr. Ioannes 
Baptista ParaTicinus Morbiniensis parocus obtinuit 

3. Itom ultra Delebiutp, medio milliari in recto itinere 
ascendendo Morbinium versus, est vicus quindecìm focariorum 
omnium catholicorum Rogolum niincupatus, ubi est Ecclesia 
simplex, satis tamen bene ordinata, S.^to Abundio dicata, in qua 
quibusdam certis diebus • fit sacrum, et spectat ad curam 
rectoris Delebij (*). 



(1) Prima di inaoltrarci a ragionare di Delebio, borgo non umile, com^ 
merciante ed industrioso (}735 abitanti), sarà bene far osservare Tabbaglio di 
chi vorrebbe sia stato dato a questa terra tal nome dalla sconfitta che presso 
di essa V* ebbero i Veneti nel 1432, mentre nelle antiche carte è designata 
già col nome di Adelebium o Alebium, Così pure sono tra di loro discordi gli 
storici intorno al luogo in cui fu fatta la prima edificazione deir illustre abazia 
dei Cisterciensi nominata delFAcquafredda,* affermando il Rusca (libr. II dei- 
V Origine de* CHsterciensi)^ il Puricelll (in Antiqu: Monum: Basilicas Ambrosiance 
n. i83 ad annum ii36) ed il Tatti {Annali Sacri di Como\ che quella venisse 
dapprima piantata nei sito chiamato Roncale sul pendio del monte sovrastante 
a Lenno. e osservando in contrario lo Sprecher [PalUidis Rìuet. libr.X, pag. 291), 
il iieu [Lessico Universale in lingua tedesca) ed il Quadrio {Disertasioni Critico- 
Stanche intomo alla Rezia di qua dalVAlpi, voi. Ili, disert. 152), che dapprima 
fabbricata fosse in mezzo alla comunità di Delebio nel terziere inferiore della 
Valtellina, e che in progresso di tempo venisse poi di là a Lenno trasportata. 
È pertanto spedientissimo il venire in cognizione quale di queste due categorie 
di storici si apponga al vero, perohò da ciò ne segue di dover ammettere o 
rigettare varie cose di fatto a riguardo di Delebio. Ora il dott. Matteo Acquista^ 
pace da Girola, essendosi a questo fine recato nel settembre deiranno 1773 al 
monastero de* Cisterciensi sopra Lenno, ed avendo, per concessione dell'abate, 
potuto osservare fra le loro carte, da una donazione del luglio 1142, da due 
permute del 1143 e da un' altra carta di compera del 1144 venne ad accer- 
tarsi, che bene si erano apposti coloro i quali avevano scritto esser la prima 
fondazione del monastero delPAcquafredda stata fatta nel luogo di Roncale ai 
di sopra di Lenno, e che ingannati si erano quegli altri storici, che immagi- 
narono essere stata dapprima fatta nel comune di Delebio. Vero è però che il 
detto monastero dell'Acquafredda poco dopo la sua fondazione cominciò ad 
acquistar beni stabili ancora nel territorio di Delebio ; ciò consta da altre carte 
in detto archivio pur dalPAcquistapace ritrovate, dalle quali risulta che il mona' 
stero deirAcquafredda, fin da quei remotissimi tempi, fece acquisto di fondi nel 
territorio di Delebio, che di quel tempo comprendeva ancora le terre or sepa- 
rate di Andalo e Regolo, e tanti ne fece, che Filippo, abate di quel monastero* 
in una lettera patente, che ora si conserva neirarchivio di Delebio, data ne^ 
giorno 19 maggio dell'anno 1329 ad un suo religioso per nome Pietro, in cui 
lo costituisce ministro, rettore e questuante della chiesa di S. Domenica in 
Delebio, die la denominazione di luogo suo. E nel 1505 il detto monastero nel 
comune di Delebio e nei vicini comuni di Serico e di Oera possedeva moltis- 
simi stabili, dei quali vari erano di assai ragguardevole ampiezza e rendita, come 
si trae da una carta di enfiteusi, nella quale essi stabili sono tutti per sito e confini 
descritti. Dall'avere il detto monastero acquistati nel territorio di Delebio più 
fondi, venne posto in necessità di fabbricarvi^ come di fatti vi fabbricò una casa a 
modo di piccolo monastero ed una chiesa per ricovero dei monaci, che dovevansi 
spedire a Delebio a raccorre i redditi dei surriferiti beni. Alla chiesa e casa si 
diede il nome di Grangia, cioè di membro e pertinenza di esso monastero, come 



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1. Duobus alijs milliaribus supra Delebium, recto itinere 
versus Morbinium, est aliud oppidum Cosinm nuncupatum, 
quod alias fuit valde amplum et insigne, ubi propterea resi- 
dehtiam faciebat index totius tara ultra quam citra Abduam 
tertierij inferioris, qui Vicedominus appellabatur; a quo ori- 



gìustiflca UQ istrumento di coUegial radunanza tenuta nel giorno 20 luglio dei- 
Panno 1405 dal capitolo dei monaci profesei e conversi del monaBtero di S. Maria 
e dei ss. Pietro ed Agrippino delPAcquafredda nella chiesa situata nella Granifia 
di detto monastero nella terra di Delebio, in' rogito di Martinolo Vicedomiai 
notaio. La casa del detto monastero in Delebio si è quella appunto, scrive TAcqui- 
stapace, che essendo passata, nel giorno 15 luglio delPanno 1641, in dominio della 
nobil famiglia Peregalli (istrumento rogato da Giorgio Ceciliano li 15 luglio KMl)^ 
ed essendo stata da questa ampliata, e a più vaga forma ridotta, serve già da 
gran tempo alla di lei abitazione. E la chiesa era in quel luogo che fu in seguito 
occupato da un filatoio da sete e dall'acquedotto a mezzogiorno del medesimo, 
cosichò il muro, che da settentrione cinge il giardino* di detta nobii famiglia, 
di rimpetto al filatoio, costituiva una parte della chiesa, dedicata già a S. Agrip- 
pino vescovo di Como. Che se mi si chiede in qual tempo i monaci Cisterciensi 
fabbricassero in Delebio la Gràngia, ossia casa e chiesa, rispondo che constando 
che fin dal 1150 vi avevan beni, e che successivamente ne andarono rapidamente 
acquistando, possa da ciò inferirsi che la detta Grangia sia stata fabbricata o 
verso il finire del secolo duodecimo, o verso il principio del susseguente secolo 
decimo terzo. Detta Grangia deve esaere stata Toccasione dell'errore in cui 
caddero quegli scrittori pbe narrano essere stata Tabazia deir Acquafredda 
fabbricata prima nella comunità di Delebio. 

Molti per avventura saranno vaghi di sapere come il detto monastero 
venisse a rimanere privato di tutti i beni, chejiel borgo di Delebio e nelle vicine 
terre possedeva. Tale privazione accadde mediante tre contratti. Il primo con- 
tratto fu conciliato nel 1504, ed eseguito nel 1505 fra Aldello de' Piccolomini di 
Siena, vescovo di Savona e perpetuo commendatario della abazia dei monaci 
Cisterciensi di Lenno per una parte, e frate Agostino religioso Cisterciense e 
priore del monastero di S. Martino de' Bosii di detto ordine e procuratore dei 
monaci Cisterciensi della congregazione di S. Bernardo di Lombardia, e frate 
Roberto, pur religioso Cisterciense e presidente di detta congregazione, ambi per 
l'altra parte, lì motivo per cui si venne a questo contratto si fu che il detto mona- 
stero dei Cisterciensi di Lenno già da lungo tempo veniva ottenuto in commenda, 
dal che ne succedeva che in esso non vi tenevano né i ministri, nò i monaci in quel 
numero che era necessario al culto divino, e le fabbriche non venivano riparate 
e conservate, come la necessità richiedeva, e non era in detto monastero la 
regolare osservanza in vigore, onde era necessario che fosse posto a tali disor- 
dini l'opportuno riparo. La sostanza poi del contratto fu tale. Aldello vescovo 
e commendatario primieramente fece cessione alla congregazione del mona- 
stero e annessa chiesa di Lenno, salvo soltanto ad esso Aldello e ai futuri com- 
mendatarì ossia abati il diritto dell'abitazione per loro e per la loro famiglia 
nella foresteria antica presso la prima porta del monastero, col carico che la 
congregazione dovesse riparare il monastero, la chiesa, e provvedere quanto 
era bisognevole al culto divino. Secondariamente fece cessione alla congrega- 
zione di tutti i beni esistenU nelle pievi di Lenno ed Isola tanto di qua, quanto 
di là del lago, e delle decime di Piona e del luogo di S. Benedetto (riservati però 
i beni che forse in detti luoghi fossero posseduti da Donato de Carcano flttaiuolo 
di detto monastero), acciocché i beni ceduti servissero pel mantenimento della 
mensa conventuale e pel sostentamento dei religiosi, cosichò in essi beni, nò 
il detto Aldello, nò i futuri commendatari potessero per alcun conto ingerirsi 
Al contrario i detti Agostino procuratore e Roberto presidente, in nome della 
Congregazione, fecero cessione ad Aldello ed ai futuri commendatari o abati 
di tutti i beni che forse fossero posseduti da Donato de Carcano nelle pievi di 



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ginem habuit quae adhuc extat nobilis familia do Vicedo- 
minis. Sed a multis annis, a plerisque fiiit derelictum, ita ut 
in prjBsentiarum vix quadraginta focaria reperiantur, omnia 
tamen catholica, ubi habetur insignis et antiquissima paro- 
chialis Ecclesia optimeque ornata Sancto Martino Episcopo 

Leuno, d' Isola e nei luoghi di Piona e di S. Benedetto, ed ancora di tatti gli altri 
beni mobili e stabili in qualunque altro luogo esistenti, già spettanti al mona- 
stero dell'Acquatredda, cosichò in questi beni i religiosi non potessero in 
alcuna maniera immiscbiarsi. Fu ancora convenuto che i religiosi dovessero 
essere esenti da ogni superiorità di Aldello e -dei (Uturi commendatari, e che 
a giurisdizione, superiorità ed autorità sopra di essi, r amministrazione 
dei beni assegnati dovesse essere del priore, che in avvenire venisse deputato 
dal capitolo della congregazione. Dette convenzioni furono approvate da Giulio II 
sommo pontefice con sua Bolla del giorno 3 dicembre 1504, e alla Bolla fU 
data esecuzione da Matteo di Clivio dottore dei sacri canoni e primicerio della 
metropolitana di Milano, come consta dair istrumento rogato da Giovanni 
de Roncate figlio del fu Bortolo, notaio imperiale e della Curia di Milano, 
li 18 aprile 1505. Sotto la generale cessione che il procuratore e presidente dei 
monaci fecero al commendatario Aldello di tutti gli altri beni, in qualunque altro 
luogo esistenti, si compresero ancora i beni situati in Delebio, e nei territori 
vicini, i quali, per tal modo, vennero ad essere di privata ragione del commen- 
datario ossia abate deirabazia. 

Il secondo contratto fu conciliato nel 1504, eseguito nel 15(&, e con autorità 
apostolica approvato-nel 1506, fra Aldello de Piccolomini per una parte, e Donato 
de Carcano figlio del qd. Antonio cittadino milanese dairaltra. Nel giorno 
pertanto 11 di febbraio delFanno 1501, Aldello, per istrumento rogato da Cri- 
sioforo Leconense, pubblico notaio di Siena, costituì suo procuratore Cipriano 
di Qiussano, a poter convocare il priore e 1 monaci deirAcquafìredda e a poter 
loro proporre che trattassero, conchiudessero e deliberassero se per r evidente 
utilità deirdbazia del monastero fossero da concedersi al detto Donato de Car- 
cano in enfiteusi tutti i beni dell'abazia situati nel territorio di Delebio e nelle 
terre vicine di Sorico e Gera, per Tannuo canone di lire novecento, moneta di 
Milano, col patto che in qualunque tempo Donato, o i suoi successori, avessero 
data ad esso Aldello, o a suoi successori nella commenda, una o due proprietà 
o tanti stabili, o nella città o diocesi di Como, o nella città o diocesi di Pavia, 
quali fossero di altrettanta annua rendita di lire novecento, in tal caso i beni 
concessi in enfiteusi addivenissero di piena e libera ragione deirenflteuta. Nel 
giorno ultimo di febbraio deiranno 1505, Giulio II, con sua Bolla, delegò Gian 
Giacomo de* Lambertenghi e Gian Giacomo Paravicino, il primo arcidiacono ed 
il secondo canonico della cattedrale di Como, ad inquirere colla citazione dei 
monaci, con T ispezione oculare dei beni, e con r esame dei testimoni, se la 
concessione enfiteutica fosse per essere utile alPabazia, e in caso che la fosse 
utile, permetterla ed approvarla con- autorità apostolica. Nel giorno ultimo di 
aprile dello stesso anno 1505, per istrumento rogato da Francesco Badagio del 
qd. Facio, notaio della Curia arcivescovile di Milano, il detto Cipriano di Gius- 
sano, procuratore d' Aldello, venne alla concessione deU*enflteusi in favore di 
Donato de Carcano, ed avendo i suaccennati delegati, dal giorno 20 fino al 
giorno 29 del mese d'ottobre deiranno 1600, per atti rogati dal detto Francesco 
Badagio, fatte le inquisizioni loro ordinate intorno airutilità del contratto, 
nello stesso giorno 29 ottobre 1506, per istrumento rogato dallo stesso Fran- 
cesco Badagio, approvarono pienamente la detta concessione d'enfiteusi. E quivi 
è da notarsi, per maggior intelligenza, che sotto il nome di territorio di Sorico 
veniva ancora quello ora sottoposto alla parrocchia di 8. Maria di Piantedo, 
come evidentemente si trae dair istrumento di stabilimenti dei confini fra 
Sorico e Delebio, rogato da Antonio Zugnone li 22 novembre 1536. 

Il terzo contratto seguì nel 1551 fra Filippo Castiglione, dottore d' ambe 



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dicata, cuius rector est r. presbyter Georgius Malagucinus a 
Morbinio. 

2. In praedicta Ecclesia parochiali S.^^ì Martini est sacellura 
SS.torum Apostolorum Philippi et lacobi, duodecim coronatis 
annuis dotatum, cuius patronatus spectat ad familiam Vicedo- 



le leggi e senatore di Milano, figlio del qd. Branda, il quale era stato com- 
mendatario dell'abazia deirAcquafredda, e di poi l'aveva rassegnata nelle man 
del pontefice in favore di Francesco Abondio Castiglione, suo nipote, del fu 
Girolamo suo fratello, già dottore d'ambe le leggi e presidente del senato di 
Milano, colla riserva di tutti i fruttj, redditi e proventi di detta abazia in favore 
di esso Filippo, finché fosse vissuto, e fra il detto Francesco Abondio Castiglione, 
allora commendatario dell'abazia, ambi per una parte, e Cesare figlio ed erede 
di Donato de Carcano, p«r l'altra. Precede al contratto una Bolla di Giulio III 
sommo pontefice, del giorno 11 di maggio del detto anno 1551, colla quale com- 
mise a Giacomo Zerbo, dottore d'ambe le leggi e vicario generale di Gian 
Angelo Arcimboldo arcivescovo di Milano, e a Gian Antonio de' Neri, proposto 
della chiesa di S. Giambattista di Trenno, diocesi di Milano, di esaminare, pre- 
messa la chiamata del capitolo del monastero, se il contratto fosse per essere 
utile all'abazia, e in caso affermativo di permetterlo e di approvarlo. Si venne 
quindi al contratto, il quale fu in pubblico istrumento ridotto da Gian Pietro 
Bernardlgio, notaio della curia arcivescovile di Milano, nel giorno 5 di settembre 
dello stesso anno 1551. 11 contratto fu di commuta, ed in questo Filippo e Fran- 
cesco Abondio ambi Castiglioni, diedero a Cesare de Carcano l'annuo canone 
di lire novecento di Milano, ch'ei doveva air abazia in forza dell'enfiteusi 
surriferita, ed il dominio diretto ed il civile possesso dei beni al detto canone 
sottoposti, ed esistenti nel territorio di Delebio e nelle terre vicinQ.di Serico e 
di Gera, per il che questi beni addivennero di piena e libera ragione del Car- 
cano. Al contrario Cesare Carcano diede a Filippo e Francesco Abondio Casti- 
glioni, accettanti in nome dell'abazia, l'annuo canone di altrettante lire nove- 
cento di Milano, che ad esso lui era dovuto dagli stessi Filippo e Francesco 
Abondio ambi Castiglioni, e da Girolamo Garbagnati, sopra più beni stabili 
situati in Venegono Superiore pieve del Castello di Seprio, e nel luogo di Ca- 
stelnuovo pieve d'Appiano, in forza d'enfiteusi loro concessa dallo stesso Cesare, 
per rogito di Sigismondo Ferrano e di Gian Francesco de Vergo; notai di Milano 
in soHdum, nel giorno 3 deUo stesso settembre 1551, e diede loro altresì il diretto 
dominio ed il civile possesso dei beni a tal canone sottoposti. I beni dunque 
alla Grangia appartenenti, e per tal modo di libera ragione di Cesare da Car- 
cano addivenuti, furono poi dallo stesso Cesare venduti a Castellino Beccaria 
di Sondrio (Annotazioni di Vincenzo Malagucino nel libro dell'estimo forastiero 
di Delebio formato nel febbraio del 1551) e da questo furono a Guglielmo e Luigi 
fratelli, figli del fu Giampietro Vertemate de Franbhi di Piuro, alienati (istrumento 
rogato da Claudio Beccaria notaio, li 28 agosto 1578). La famiglia Vertemate de 
Franchi soggiacque in progresso di tempo ad un giudizio di graduazione dei 
creditori, nel quale i detti beni furono in molti loro creditori distratti e dispersi. 
Da quanto sopra si è detto, si ricava che i monaci dell' Acquafredda si 
stabilirono intomo alla fine del secolo decimosecondo in Delebio, vi fabbri- 
carono una Grangia, ossia membro dell'abazia dell'Acquafredda, e presso di 
essa vi costruirono una chiesa dedicata al santo vescovo Agrippino, il che si 
rende anche evidente dall' istrumento di collegi al adunanza del capitolo dei 
monaci professi e conversi, tenuta nel giorno 20 di luglio del 1405 nella chiesa 
di S. Agrippino, situata nella Grangia di detto monastero in Delebio. Ma non 
paghi i monaci di questo atto d'onore al santo vescovo Agrippino, vollero tri- 
butare simile dimostrazione d'ossequio alla santa vergine Domenica, di lui 
sorella germana, erigendo sotto il di lei nome ed invocazione altra chiesa nel- 
l'angolo fra occidente e settentrione d'esso borgo di Delebio. Tanto runa chiesa 



— 235 — 

minorum Morbiniensium, quod nunc possidetur a quodam 
laico Petro uxorato filio D. losephi a Foppa cui inconvenienti 
providebitur. 

3. In eadem Ecclesia est aliud sacellum Sanctse Mariae, 
quadraginta quinque coronatis annuis dotatum, cuius patro- 



che Taltra fa eretta per la singolare divozioae de^ monaci, eccitata dal posse- 
dere nella loro abazia deirAcquafredda le sacre ceneri d'ambedue i Santi. 
Ineguale fu di molto la sorte delle due chiese di S. A grippino e di S. Domenica 
fabbricate in Delebio. E mentre la chiesa di S. ingrippino, privata che si fu 
rabazia di Lenno dei beni che aveva in Delebio e nelle sue vicinanze, non piti 
venne adoperata al culto del Signore e del Santo, ma sibbene ad uso profano, 
e intorno al 1730 fa poi anche atterrata, a riserva di un pezzo di muro che fu 
fatto servire per porzione di cint& di un giardino, siccome sopra si è detto; 
all'incontro la chiesa di S. Domenica venne dal popolo di Delebio tenuta in 
gran conto e pregio, il che raccogliesi dalla premura che si ebbe, non solo di 
assicurarle gli ossequi e lo splendido mantenimento, ma ancora di ridurla a 
maggiore grandezza e magnificenza. E ciò forse si deve, più che ad altro, al 
seguente fatto d' armi eh' ivi vicino avvenne, nella località chiamata ancora 
oggigiorno la Fossa dei Veneziani^ e che ci rico rda una famosa battaglia ivi 
combattuta il S6 e 27 novembre del 1432. 

Le vittorie ottenute dalle milizie ducali, guidate dal Carmagnola, sugli 
Svizzeri, avevano intimoriti i principi d'Italia, e più di tutti i Veneziani, sospet- 
tando che Maria Filippo Visconti nutrisse gli stessi ambiziosi pensieri del padre 
Giangaleazzo. Scovertasi per ciò la guerra, occuparono, essendo l'anno 1432, la 
Valsassina e la Valtellina, e minacciarono Como. A Nicolò Piccinino, prodìs- 
simo capitano, fu affidata dal duca l'impresa di scacciameli, e ne venne a 
capo con singolare felicità. Il Piccinino, gittato un ponte nelle vicinanze di Sorico, 
dove è più ristretto e meno profondo il lago, trapassò senza contrasto in Val- 
tellina, ed ingrossato dalle truppe paesane guidate da Stefano Quadrio di Ponte, 
sconfisse i Veneti, che si erano attendati nei piani di Delebio. Settemila furono 
i prigioni, trai quali Giorgio Cornaro capo del nemico esercito; qualche migliaio 
peri di ferite, e appena un trecento si salvarono tra le balze delle montagne, 
che mettono nel territorio bergamasco. L'antichissima chiesuola sacra a S. Do- 
menica, che sorgeva nei sito della battaglia, fu splendidamente dotata dal duca 
con annua rendita, per lasciare dei fatto memoria ai posteri. La dotazione con- 
sisteva in undici luoghi da lire cento, moneta di Genova, per ciascun luogo, sul 
banco di S. Giorgio di Genova; inoltre eresse e stabilì in essa chiesa una per- 
petua cappellanla, riservandone il diritto di giuspatronato ai duchi di Milano 
(Registro nel cartolare B del Banco di S. Giorgio, mandati rogati li 10 feb- 
braio 1628 da Giampietro Peregallo, e li 14 agosto 1771 dal signor dott. Matteo 
Acquistapace da Girola, abitante in Morbegno). Il titolare di detta cappellania, 
finché il dominatore dello Stato di Milano non fu che duca, s'intitolò cappel- 
lano ducale di S. Domenica, come giustificano due mandati stati fatti dal sacer- 
dote Giacomo Tenchi di Varenna, già possessore della cappellania in pubblici 
rogiti di Giovannino de' Mazii notaio, nei giorni 15 di giugno dell' anno 1441 
e 18 di marzo dell'anno 1445, venendo in questi mandati il Tenchi appellato 
cappellano ducale della chiesa di S. Domenica. Ma dopo che lo Stato di Milano 
passò in signoria regia, anche la cappellania di S. Domenica venne qualificata 
coU'aggiunta di regìa ducale. Così infatti l'appellò il Bassanino, già custode 
dell'archivio di tutti i benefizi di ducale giuspatronato, nella pubblicazione 
delle principali memorie in detto archivio esistenti. Essendo però tenue il red- 
dito della éappellania, fa essa, nel giorno 29 dicembre 1501, unita al beneficio 
parrocchiale di Delebio, siccome apparisce da istrumento in tal giorno rogato 
da Luigi Sala, notaio e cancelliere della curia vescovile di Como, e d'allora 
fino al presente i redditi d'essa cappellania furono riscossi dal parroco di 



— 236 — 

natus spectat ad tres seniores Vicedominorum Morbiniensium 
quod nunc possidetur a pbr. Severino de Sclienardis. 

4, Item in fine eìusdera oppidi Cosij versus lacum est 
Ecclesia S.cto iq: Baptistae dicata, iurispatronatus olim Vice- 
dominorum CJomensium; quod ius per ipsos translatum est 
Comum in quoddam sacellum Sanctissimae Trinitatis. 

Delebio, onde ad esso il titolo di regio ducale cappellano è per ogni giu- 
stizia dovuto. 

Passiamo ora a vedere la stima e yenerazione dim'ostrata dal popolo di 
Delebio per la sua chiesa di S. Domenica, col ridurla a maggior ampiezza e 
magnificenza. Era la detta chiesa assai piccola ed angusta, perchè il presbiterio 
nella parte anteriore non era al di dentro dei muri largo più di braccia otto e 
mezzo, ed essendo al di dietro di forma sennicircolare, non era lungo più di 
circa sei braccia, compreso lo spazio dair altare occupato, ed il corpo della 
'chiesa non era largo più di braccia dieci, né più lungo di dodici braccia air in- 
circa. Questa piccolezza della chiesa è uno degli argomenti che convincono 
di errore il Rusca (nella descrizione del monastero delPAcquafredda) nell^aver 
detto, che essa fosse parrocchiale, e che neir anno 1358 in essa esercitasse la 
cura d'anime Taddeo Visconte monaco del monastero deirAcquafredda, essendo 
Taltro d*essi argomenti, che gli abitatori di Delebio soggiacquero sempre alla 
parrocchia di Cosio sino circa Tanno 1430. intorno al quale ottennero poi, che 
dalla parrocchia di Cosio venisse smembrata la'lor chiesa di S. Carpoforo, ed 
eretta in parrocchiale con cura d'anime. Intorno dunque all'anno 1585 1 D^le- 
blesi intrapresero V ampliazione della chiesa di S. Domenica, e quella fecero 
nella seguente maniera. Con un muro divisorio esclusero dalla chiesa il vecchio 
presbiterio di essa e questo anche atterrarono. Indi per il tratto di braccia 
dieci in circa in lunghezza fecero che la vecchia chiesa servisse da presbiterio, 
e innanzi a questo innalzarono un corpo di chiesa vasto e magnifico (istrumento 
rogato da Luigi Sala li 6 marzo 1595). Convien credere che, al più tardi nel- 
Tanno 1600, fosse quella del tutto terminata, perchè nel giorno 4 agosto d'esso 
anno il popolo di Delebio vide esporre ed erìgere sopra Taltare maggiore un 
nuovo quadro da Cesare Carpano, dipintore comasco, stato fatto con fregi 
d'intaglio dorati d'Intorno a servire d'ancona. (Da un libro manoscritto del 
dott. Pietro Antonio Stampa parroco di Delebio presso la nobile famìglia 
Peregalli). Fu poi anche nel giorno 15 maggio dell'anno 16S4 la chiesa, da 
Sisto Carpano vescovo di Germano visitatore delegato del cardinale Carlo Scaglia 
vescovo di Como, consacrata in onore della vergine Domenica, come testifica 
T inscrizione, che allora fu posta nello spazio fra la vOlta del presbiterio e la 
vòlta del corpo della chiesa, la quale è del tenore seguente : 

MDCXXIV die Mercuri XVMensis Mai) IlLmus et Rev.mw Domimis 
Frater Sixtus Carpanus Episcopus Germanetisis Visitator Delegatus 
ab Emin.mo Domino Carolo Scalia Episcopo Comensi oonsecravit 
hanc Ecolesiam in honorem Sanctce Dominicce Virginia, et omnibus 
singulis Christifldelibus hodie unum annum et in die anniversarij 
conseorationis huitis ipsam visitantibus quadraginta dies de vera 
indulgentia in forma Ecclesice consueta concessit. 

(Tratta dalT istrumento rogato dal notaio dott. Matteo Acqoistapace li 
14 aprile 1772). 

Furono eziandio alla chiesa aggiunte due cappelle laterali nel campo di 
mezzo, T una intitolata a S. Antonio di Padova al lato di settentrione, e Taltra 
a S. Filippo Neri dal lato di mezzogidrno. La fabbrica della prima fìi terminata 
nelTanno 1679, e la fabbrica della seconda fu condotta a fine nelTanno 1734. 

Siccome però il corpo dell'antica chiesa, ridotto a costituire il presbiterio 
della chiesa più recente, era stretto e basso in confronto del corpo della chiea 



— 237 — 

5. Item parum extra praedictum oppidum Oosij in itinere co.ìj. 
versus Delebium est parvus vicus de Vallate nuncupatus, 
quinque focariorum rusticorum omnium catholicorum, ubi 
est Ecclesia Sancti Petri Apostoli ad prioratum de Piona per- 
tinens, ubi agit sacellanum quidam minorità conventualis 
fr. Alphonsus de Abrutio religiosus non admodum common- 



fabbricatole innanzi, per ciò i Delebiesi, ne^ 177S, del tutto demolirono detto 
presbiterio, e uè inalzarono un altro assai più largo, più lungo, più allo e di 
più elegante forma, cui aggiunsero anch» un campanile di discreta altezza. 
E poichò il corpo della chiesa veniva ad essere più basso del nuovo presbiterio, 
per ciò demolirono ancora la vòlta d' esso corpo della chiesa, ed alzati i muri 
ed il tetto, vi fecero una nuova vòlta più alta, e in tal guisa ridussero la chiesa 
a giusta simetria ed armonia, a vaghezza e a magnificenza non ordinaria. 
Terminata nelPanno 1780 la chiesa, sopra la finestra delta facciata fu posta la 
seguente inscrizione : 

SAGELLUM 

QUOD CISTERCIENSES AD LENNUM SECULO XII 

D. O. M. 

IN HONOREM DIVìE DOMINICìE VIR^INIS 

EREXERANT SERVA VERANT 

AB ALEBIENSIBUS VETUSTATE SQUALLESCENS 

SECULO XVI AMPLIFICATUM 

ET A SIXTO CARPANO EPI: GERMANEN: IDIBUS MAY 

ANNO MDCXXIV 

SOLEMNl RITU CONSECRATUM 

XL DIERUM INDULGENTIA EODEM CONSECRATIONIS DIE 

QUOTANNIS CONCESSA 

FIDBM ALEBIENSES 

IN AMPLIOREM HANC FORMAM 

EX^DIFICAVERUNT 

ANN ; MDCCLXXX. 

Nel 17S1 il rev." Capitolo della chiesa collegiata di S. Carpoforo di 
Delebio e il Consiglio rappresentante la Comunità del borgo vennero ad aver la 
notizia che il rev.* Padre D.Francesco Lunati abaie del monastero di S. Luca 
in Milano, e D.. Pompeo Casati abate del monastero deir Acquafredda ed i 
mm. rr. monaci erano determinati di vendere il monastero con tutti i beni 
a quello appartenenti, e di trasferirsi nel monastero stato abbandonato dai 
religiosi Certosini presso Pavia. Da questa notizia il detto Capitolo e Consiglio 
vennero tratti nel sentimento, che quello fosse il tempo opportunìssimo d* indurre 
il rev.* abate e monaci a fare il generoso dono delle sacre ossa del santo vescovo 
Agrippino e della santa vergine Domenica alla comunità di Delebio. Ciò otten- 
nero infatti nel giorno 23 di gennaio deiranno 1785, e nel giorno 85 dello stesso 
mese, con solenne pompa, furono le sacre reliquie ricevute dai Delebiesi e depo- 
sitate nella chiesa collegiale di 8. Carpoforo. Fecero in seguito nella primavera 
demolire Taltare maggiore della chiesa di S. Domenica, e quello riedificare in 
maniera che al di sotto della mensa le reliquie si potessero riporre e custodire, 
sino a tanto, che a fine non fosse condotta la fabbrica deUa chiesa di S. Agrip- 
pino, di vago disegno e di forma ottangolare, che alcuni anni addietro era stata 
in Delebio non solo cominciata, ma ancora a notabile altezza elevata, e che poi 
erasi intermessa per intraprendere rampliazione sopra narrata della chiesa di 
S. Domenica. Terminata che fa tal chies a ed Intitolata al santo vescovo Agrip- 
pino, anche per risarcir la perdita che Delebio aveva fatta deirantica di lui 



— 238 — 

datus, sed potius scandalosus, cui etiam providebitur ; cura 
autem illorum incolarum ad prsedictum parocum Cosij spectat. 

6. Item non procul alias reparltur yicus focariorum rusti- 
corum quindecim omnium catholicorum, Piagnum appellatus, 
ubi adest Ecclesia SS. Gervasio et Prothasio dicata, pertinens 
eimiliter ad curam praedicti paroci Cosij. 

7. Item supra Cosium uno milliari parvo in diruta arce, 



chiesa, quivi vennero trasportate le s%cre ossa del Santo, rimanendo nella chiesa 
di S. Domenica Tarca, che conteneva le reliquie della santa vergine. 

Dimostrata così l'origine della Grcmffia in Delebio, e veduto in seguito, 
come il monastero dei Cisterciensi dell'Acquafredda venisse a rimaner privato 
di tutti i beni che ivi e nelle vicine terre possedeva, e dopo aver a lungo ragio- 
nato delle due antichissime chiese di S. Agrippino e di S. Domenica, nel borgo 
erette, mi rimane ora di parlare della parrocchia, che è a S. Garpoforo intitolata. 

Ora è a sapersi che in origine le chiese di Cercine, Cosio, Delebio, 
Dubino, Mantello, Piantedo ed altre, dipendevano da Olonio e dalla sua chiesa 
plebana archìpresbiterale collegiata, sotto il titolo. di S. Stefano Protomartire, 
che aveva sotto la sua giurisdizione tutta queirestensione di paese ad otto 
miglia, che da Colico si stende fin verso Morbegno, seminato a spessi castelli 
e borghi, cosi nei monti come nella pianura. L'arciprete di Olonio poneva 
in molte di dette terre il parroco amovibile a suo piacimento. Onde Tun d'essi, 
che fu l'arciprete Antonio degli Orrigoni, avendo posto al governo delle 
chiese di Traona, Hello, Cercine e Gino, Luigi Morigia canonico della sua 
arcipretale di S. Stefano, non molto dopo, per giusti motivi, correndo il feb- 
braio del 1397, il richiamò e sostituivvi in iscambio Tomaso Ferrari di Musso, 
come uomo già pratico di quelle chiese, che prima del Morigia aveva già gover- 
nate, costituendolo per nove anni curato di esse. (Ex Instr. RevoctU. rog. per 
D. Petrolum de Castello S. Naz, die i3 febb. i391, apud Fontanam). Ma essendo 
stata in seguito, e dalle guerre, ma più d'ogni altra cosa dai continui strari- 
pamenti dell'Adda, ridotta a un cumolo di rovine la borgata di Olonio, Farci- 
prebenda, per una Bolla d'Antonio Pusterla vescovo di Como, commissario ed 
esecutore destinato da Callisto III sommo pontefice, data a' 9 di novembre 
del 1456, fu dalla chiesa di Olonio a Serico trasportata, e non ostante che ad 
essa tutti i privilegi e diritti fossero conceduti, rifiutarono i detti luoghi di più 
riconoscere quella pieve e preser altri partiti. Cosio, ai primi sentori che si 
voleva trasferire a Serico la pieve di Olonio, fu per avventura la prima che 
dalla suddetta pieve si separò, ed indipendente si fece e madre di molte altre 
cure, che erane Rasura, Pedesina, Sacco, Delebio e Rogolo. [Ex^ Instr. rog. per 
Joanninum de Matiis etc. i4 Febr, et 8 et 9 Marta i428). In tale occasione i 
popoli di Delebio, And ale e Rogolo e contrade annesse, costituenti già una sola 
comunità, soggiacquero alla giurisdizione del parroco di Cosio. Ma vogliosi 
d'avere il pastor delle anime loro più da vicino, cominciarono ai 3 di dicembre 
del 1489, sotto il titolo di dotare la chiesa loro di S. Carpoforo, esistente in 
Delebio, a stabilire un'annua rendita, che servir potesse per sostentamento dei 
futuri parroci di detta chiesa, si veramente che tal chiesa fosse eretta in par- 
rocchia. [Ex Instr, rog. per Jacobum de Castro Argenti, 3 Xbris i429). Non dopo 
molto convien credere che ciò fosse eseguito, perciocché si comincia a ritrovare 
nelle scritture, di poco posteriori, mentovati i parroci di Delebio. Ai 24 di feb- 
braio 1471 fu eletto, in parroco successore a Cristoforo de' Porri di Anzano un 
Battista Luino figliuolo di Leone, podestà del terziere inferiore della YaltellÌDa. 
Sfoderò Tarciprete di Serico le sue pretese sopra la parrocchiale di Delebio 
in tal tempo ; ma i terrieri pretestarono, che avrebbero eglino si il detto Luino 
accettato come lor parroco, ma non già come delegato del suddetto arciprete 



' — 239 -~ 

quae olim fuit familiae de Vicedominis, restat adhuc sed semi- 
diruta Ecclesia S c^ Geòrgie dicata, ubi unica commoratur 
rusticalis familia sed catholica. 

8. Itera ultra arcem praedictam uno parvo milliari versus 
lacum, parum ascendendo, est in silva Ecclesia S.ct» Marisa 
Magdalenae, in qua fit sacrum dumtaxat in die ipsius festi, 
propterea semper tenetur clausa.(i). 



in cui nome se egli veniva al governo della loro chiesa, niana amministrazione 
di sacramenti gli avrebbon permessa. {Ex Instr, rog. per Maphcteum de Matus 
qd. laeobi Not., 19 lulil 1416). Cosi per alcun tempo continuarono i popoli di 
Piantedo, di Rogolo e di Andalo a formare una sola parrocchia con Delebio. 
Ma governando la chiesa di S. Carpoforo il parroco Pietro Antonio Stampa 
(1588-1613), i popoli di Rogolo, di Andalo ed altre contradesituate al di là della 
Lesina verso oriente s* invogliarono di separarsi dalla suddetta parrocchia di 
Delebio, sottoponendosi alla chiesa di S. Abondio, esistente in Rogolo, che eres- 
sero in parrocchiale, tranne però le due contrade di Torrazza ed Occa, che vol- 
lero continuare sotto la giurisdizione del parroco di Delebio. Ciò accadde nel 1602, 
come si trae da un istrumento rogato. da Luigi Sala, notaio della curia vesco- 
vile di Como , a* 14 di settembre di detto anno. Di questi tempi pure si staccò 
da Delebio il villaggio di Piantedo, che eresse in parrocchiale la chiesa di 
S. Maria, formante anch'essa dapprima un sol corpo con quella di S. Carpoforo, 
a cui era subordinata. Finalmente nel giorno 17 agosto deiranno 1769 il vescovo di 
Como, Agostino Neuroni, dava esecuzione alle lettere apostoliche di Clemente XIV 
del giorno 11 luglio dello stesso anno, col sopprimere ed estinguere la chiesa 
di S. Carpoforo di Delebio ed il benefìcio parrocchiale di essa, e indi coll'erigere 
detta chiesa in secolare ed insigne collegiata, e coll'elevare in essa una dignità 
prepositurale colle insegne di rocchetto, di cappamagna e di ferula, e nove 
prebende e canonicati, colle insegne pure di rocchetto e di cappamagna, che 
unitamente colla prepositura costituissero il capitolo. Dopo la soppressione del 
capitolo, avvenuta nel 1811, restarono il solo prevosto con quattro coadiutorie 
amalgamate in due per tenuità di reddito e cinque benefici laicali, che furono 
poi soppressi e venduti dal Demanio. Oggigiorno non vi ha in Delebio che il 
parroco ed un solo coadiutore. Vi sono nella terra otto oratori, comprese le 
chiese di S. Domenica e di S. Agrippino, sopra indicate. Andalo, non menzionato 
in questa visita del Ninguarda, sta di mezzo fra Delebio e Rogolo. Staccatosi 
da Delebio con Rogolo, fu sottoposto dapprima alla chiesa parrocchiale di 
S. Abondio, in seguito fece parrocchia da sé. La chiesa ò intitolata all'Imma- 
colata Concezione di M. V. Fu consacrata dal Mugiasca r anno 1786, come si 
ricava dai libri parrocchiali, e la festa anniversaria della consacrazióne la si 
celebra la prima domenica di luglio. L'edificio, volto air oriente, è di una sol 
nave, abbastanza ampia. Ha un'unica porta nella facciata, ed un'altra dal lato 
deir epistola; sulla porta maggiore vi ò dipinta l'Immacolata. Il pulpito in 
legno è molto pregevole per lavori finissimi d'intaglio. Non vi sono oratori. 

Quanto all'erezione della parrocchia di Rogolo, vedi nel corpo di questa 
nota. La chiesa fu consacrata, come appare dalle croci dipinte sulle pareti, ma 
8* ignora Tanno e il nome del vescovo consacratore ; se ne celebra Tanniversario 
la terza domenica di maggio. Guarda Toriente, ò di una sol nave abbastanza 
ampia, con un campanile di forma quadrata, con tre campane benedette. Nella 
terra vi sono due oratori : S. Carlo e la Madonna della Mercede. La parrocchia 
è di patronato comunitativo e fa parte della pieve e vicariato di Morbegno. 

(1) Oltrapassato* Rogolo, a destra sopra un poggio si vedono avanzi di un 
antico castello. È il castello di Cosio, che lo Sprecher chiama fortissimo, già dei 
Vicedomini, distrutto dai guelfi Vitani nel 1304. La chiesa prepositurale, a S. Mar- 
tino intitolata, era pur soggetta in antico alla plebaua di Olonio. Ma per la 



— 240 — * 

9. Item ultra Cosiuftì recto itinere versus Morbinium est 
pagus vigiliti focariorum omnium catholicorum Rigoledum 



ragione prodotta nel favellar di Delebio, eimilmente a quella si volle sottrarre 
e si rese indipendente e madre di molte altre cure. {Ex Instr. rog. per Joan- 
ninum de Matiis eto, i4 Febr. et 8 et 9 Marta i428). Di ciò ne fa fede anche 
r ìFcrizione latina cbe trovasi suirarco del vólto della chiesa parrocchiale fatta 
nel 1796, ^el tenore seguente : 

Domus, Domini. 

Firmiter. cedificata. bene, fundata. jam. ab. anno. MC. vera. Archi- 

presbyteralis. Ecolesiarum. Alebien^is. pluriumque. vetus. mairix. 

plebana. Sic. tab: Dnrum. Noi. Georgi. Cassiìj. lacobi. de. Tuì'ribits. 

De.Menasio. et. Bulla. P.p. ann. MCDXXXV. -XV. Junji. VI. Qbris. - 

Nuper. ad. restitutionem. nativi, splend oris. ab Iiimo. et. Remo. 

D. D. Ioanne. Baptista. Mtigiasca. Epo. Comi. et. Corniti, eie. per. 

Molemne. Ann. MDCCXXXXI. VI. Marta. Diploma, titulo. insignita. 

PrcBpositurali. uti. aotualiter. mater. odo. flllalium. prcefert. nota . 

jura. in. Paroohiales. Eoclesias. Sacci, Rasuros. et. Pedesinoe. qdam. 

filiales. 

Ora questa prepositura, di patronato comunitativo, fa parte della pieve e del 
vicariato di Morbegno. La chiesa fu consacrata, ma si ignora Tanno e il nome 
del vescovo consacratore ; se ne celebra Tanniversaria commemorazione nel 
primo giorno del maggio. Oggetti di pregio non ne esistono, a meno non si voglia' 
prendere in considerazione un piccolo quadro rappresentante la B. V., posto 
all'altare delle Orazie, in una piccola nicchia difesa da vetri. Si ammirano pure 
i quindici Misteri dipinti ad olio, posti attorno alla statua della B. V. del 
Rosario, all'altare a lei dedicato sotto lo stesso titolo, oltre la chiesa parroc- 
chiale, vi sono oggigiorno le seguenti chiese: quella dei SS. Gervaso e Protaso, 
posta a Piagno, frazione della parrocchia, che dista da quésta per lo spazio di 
tre chilometri ; vi si celebra qualche volta. L'oratorio di S. Giovanni Battista, 
attiguo al cimitero, che fu per molti anni abbandonato,, perchè in uno stato 
indecente, ed ora fu di nuovo messo in venerazione mercè le offerte dei terrieri ; 
vi si accede processionalmente ogni, quarta domenica del mese in suffragio dei 
defunti ; nel giorno di S. Giovanni Battista e nel giorno della consacrazione 
(quarta domenica d'ottobre) il parroco vi si reca processionalmente pel canto 
della Messa. L'oratorio della B. V. di Loreto, posto ove si dice alla Rà/lca. 
L'oratorio in Piantina; dista dalla parrocchia più di un'ora; è dedicato all'apo- 
stolo S. Bartolomeo, e vi si funziona il giorno del titolare e la domenica ante- 
cedente, festa della Dedicazione. In questo oratorio si ammira un bellissimo 
quadro rappresentante il martirio del S. Apostolo, di grandezza quasi al naturale. 
Cesare Cantù, nella sua Storia di Como, in una nota, scrive che il detto quadro 
è opera del Luiui. Sotto il ministero Correnti venne appositamente spedito 
sul luogo il segretario dell'Accademia di Belle Arti in Milano, signor Cairn i, 
ed egli pure, dopo accurato esame, lo giudicò opera del predetto pittore Luini. 
In Vallate poi, altra frazione di Cosio sopra Piagno, avevano i monaci Clunia- 
censi un monastero o badia detta di S. Pietro, con una chiesa dedicata al 
^anto Apostolo (Sprecher: Pallas Rhcet, lib. 10, pag. 290), di cui altro non rima- 
neva nel 1755 che un campanile non molto grande, un pezzo del coro con qualche 
sepolcro ed avanzo di mura, circondati di sassi giù dirupati (Quadrio). In un 
istrumento {rog, per Jacobum de Castello Argenii, i2 Januar, i42l\ dove sì 
annulla un livello stabilito nel 1375 di alcuni beni, in coerenza di una pezza di 
questi, situati nella Selva dell* Orso nel comune di Cosio da nullora, menzionati 
sono col nome di monaci di Vallate, — Ad sylvam de Urso in Commune Cosi), 
cui petias cohcerenJt a nmihora Monachorum de Vallate. Gonvien dire che questi 
monaci fossero di detta congregazione Cluniacense ; poiché (ciò che è evidente 
anche da quanto dice il Nìnguarda in questi atti di visiia) le rendite loro 
furono con quelle di S. Nicolò di Piona incorporate, come alla stessa badia 
spettanti, dal cui abate commendatario si esigevano. 



— 241 — . 

nuncupatus, in quo du» suntEcclesise simplices, unaSancto Am- 
brosio et altera Divo Dominico dicatse, spectantes pariter ad 
curam praedicti paroci Oosij. 

10. Item per quartale uuius milliaris recto itinere versus 
ipsum Morbinium est alia Ecclesia S.^^^ Marias dicata, ubi est 
yicus quinque focariorum rusticorum, Piazzola nuncupatus, 
omnium catholicorum ad communitatem Gosij pariter perti- 
nentium, et immediate ad iactum lapidis incipit suburbium 
quod est circa flumen Bitti oppidi Morbinij, quod flumen de- 
currit inter ipsum oppidum Morbinij et prsBdictum subur- 
bium, super quod altus extructus est poirs (}). 

1/ A pr»dicto autem Morbiùiensi suburbio, citra prae- 
dictum Bitti pontem, est via ascendendi per Yallem ipsius 
Bitti, quffi ultra octo milliaria est longa semper fere ascen- 
dendo; in quaquidem Valle quatuor existunt oppida cum di- 
versis yicis. Et primo, ab ipso ponte tribus .milliaribus ST^)ra, 
adest oppidum centum quinquaginta focariorum omnium 
catholicorum Sachum nuncupatum, in duas partes divisum, 
scilicet in Sachum Superius et Sachum Inferius, quod Inferius, 
non ad Oloniensem sed ad Morbiniensem plebanam pertinet 
Ecclesiam, uti inferius suo loco dicetur; et in Superiori, ad 
plebanam Oloniensem pertinente, pulchra habetur parochialis 
Ecclesia Sancto Laurentio dicata, cuius rector est pbr. Alphon- 
8US Pirondinus a Morbinio. Quao tamen parochialis Ecclesia 6«ou. 
fuerat antiquitus curata Ecclesi» Sancti Martini Gosiensium 



Sa poi diam fede agli storici Tatti e Qaadrio, Tantica ed ora rovinata 
chiesa di S. Giorgio, situata là ove, come ho detto in principio di questa nota, 
si vedono gli avanzi del castello di Cesio, già dei Yicedomini, era spettante 
alla celebre badia della Coronata, che fu un tempo celebre monastero di Bene- 
dettini, loro fondata da Cuniberto re de' Longobardi intomo alPanno 093. Essa 
era infatti a S. Oiorgio intitolata, come appare dal privilegio di Lodovico IV 
imperatore, che ne fé* dono a Luittardo I vescovo di Como, circa il 901. Ihi 
detta abazia rovinata, per modo ohe non ne rimasero che alcune case e i 
poderi che passarono indi per compera ai monaci deirAcquafredda (Quadrio, 
parte n, dissert. vi. - Tatti, Dee. I, pag. 830, n. 97). La chiesa di S. Oiorgio, rinchiusa 
in decorso di tempo nel castello de' Vicedomini, segui le vicende di quello. 

(1) Rogoledo faceva una sola parrocchia con Cesio, in seguito si staccò, 
ed ora fa parrocchia da sé e dipende dalla pieve e vicariato di Morbegno. La 
chiesa parrocchiale intitolata a S. Ambrogio non è consacrata. Ha un* unica 
porta nella fttcciata, ed una laterale. È volta all'oriente, ha una sola nave abba- 
stanza ampia. Nella terra vi sono tre oratoli: la Beata Vergine Assunta, S. Maria 
nel luogo ove si dice in PUuz&UUeiS' Domenico e un altro oratorietto in Brugo. 

Baoe. Star. — Voi. n. id 



— 242 — 

unita, licet nunc sit seiuncta et separata, hac tamen conditione, 
ut partem primitisB communitatis Sachi curatus Oosiensìum, 
in recognitionem ipsius antiquas unionis, singulis annis colligat 
et accipiat, qui versa vice obligatur certis diebus in anno per 
se vel per alium in illorum Ecclesia sacrum làcere. 

Item in eadem parochiali Ecclesia est altare beneficiatum, 
satis pingue, BeatissimaB Yirgini Mari» dicatum, quod possi- 
detur a presbytero Petro de Carato Mediolanensi. 

2. Item extra est queedam alpestris Ecclesia Divo Bernardo 
. dicàta, quae sèmper tenetur clausa, praeter quam in ipsius 
feste, ubi tunc fit sacrum (*). 

1. Supra Sachum rectd itinere, ascendendo per eandem 
Yallem Bitti uno milliari cum dimidio, reperitur aliud oppidum, 
quadragintaquinque focariorum catholicorum, Rasura nuncu- 
patum, ubi est Ecclesia parochialis Sancti lacobi Apostoli, 
cuius rector esl presbyter Dominicus de Brochis ibidem natus. 
Hssc autem curata Rasurse Ecclesia erat antea parochiali 
Gosiensium incorporata, sed ante multos annos fuit ita sepa- 
rata, ut curatus Rasurae teneatur in solemnitatibus consecra- 
Barar», tiouis ot festi Ecclosi» Saucti Martini Cosij utrisque vesperis et 
summo sacro interesse, et curatus Gosiensis, si voluerit, possit 
divìnis offlcijs in festis consecrationis et patrocinij Ecclesiae 
Rasurensis interesse ac prsaesse, quod si prestiterit quaelibet 
domus huius Rasurae communitatis, eidem Gosiensi curato in 



(l) Anticamente Sacco era diviso in due contrade : Sacco di Sopra e Sacco 
di Sotto (di questuiti mo vedi più avanti gli Atti di Visita del Ninguarda, subito 
dopo la descrizione di S. Bartolomeo di Berna). La parrocchiale di Sacco di 
Sopra ò intitolata a S. Lorenzo, e cominciò ad avere il suo beneficiale e carato 
con licenza di quello di Cesio, a cui soggiaceva, nel 1428, cosi che a poco a poco 
totalmente in fin si sottrasse. {Ex Instr. rog. per Joannanum de Matiis 4 et 
9 lui. i428, presso il Quadrio, parte II, dissert. V, pag. 556). La parrocchiale 
di Sacco di Sotto si divìse da quella di Morbegno, ad esempio di altre, Tanno 1458 
(Istromento rogato dal signor Guidosio Castello Argegno nouio di Morbegno, 
li 21 marzo 1458, presso il Fontana). Ora Tana e Taltra terra fanno una sola par- 
rocchia, ed è prepositura nuncupativa di patronato comunale. La chiesa fo 
consacrata, ma si ignora Tanno e il nome del vescovo consacratore. L'anniver- 
saria commemorazione si celebra la prima domenica di settembre. GKiarda 
airoriente, è di un* unica nave, con una sol porta nella facciata ed una laterale 
dalla parte del Vangelo. Scolpita sulla facciata si vede Timagine del santo tito- 
lare. Sonvi nel circuito della terra i seguenti oratori: S. Rocco; S. Bernardo; 
la SS. Trinità; la chiesa del Monte Calvario; S. Carlo; Toratorio della Confra- 
ternita. Sacco è la patria di un* eroina, conosciuta nella storia sotto il nome di 
Bona Lombarda (1417-1468). Nel casolare di Campione una pietosa inscrisione, salle 
pareti di una vetusta cappella, licorda le gesta della forte donna; fu dettau 



— 243 — 

recognitionem antiqusB sùbiectionis dare tenetur in utroque 
festo solidos duos. 

2. Item in descensu versus Sachum medio milliari adest 
vicus focariorum viginti pariter catholicorum, Melarolum 
nuncupatus, in quo licet sit Ecclesia Sanctse Mari» Assumptioni 
dicata, ipse tamen vicus praedictse parochiali Ecclesiae Rasurae 
est incorporatus. 

3. Item descendendo per aliam viam versus Cosium est 
non procul alius vicus focariorum quatuordecim omnium 
catholicorum, il Dossolo nuncupatus, qui pariter est prsedictae 
parochiali Rasurae subiectus. 

4. Item non procul ab ipso oppido Rasurse est alia sed cam- 
pestris Ecclesia D. Roche dicata cum decenti tamen clausura (0- 



dal cbiarisBimo professore don Antonio Maffei, già socio onoralo della nostra 
Società, Storica ed arciprete emerito di Sondrio, morto ai 21 di giugno del- 
ranno 1891. Eccola integralmente: 

BONA LOMBARDA 

A CUI UNANIMI LE STORIE 

TRIBUTANO OMAGGI E LODI 

NACQUE NEL 1417 FRA IL GRUPPO DEGLI UMILI CASOLARI 

QUI TUTTORA SORGENTI 

BELLISSIMA PER FORME 

MENTRE TRA QUESTE SELVE GUIDAVA IL GREGGE 

ISTANTEMENTE ECCITATA 

DAL VISCONTEO CAPITANO PIETRO BRUNORO 

LO SEGUIVA FIDA MOGLIE IN OGNI EVENTO 

NE' GENEROSI PROPOSITI IRREMOVIBILE 

SFIDÒ I PERIGLI DIFESE E SALVÒ IL MARITO 

CONSEGUÌ VITTORIE E PALME 

E AMMIRATA DA TUTTI 

REDUCE DALLE TURCHESCHB PUGNE DI NEGROPONTE 

MORIVA IN MODONB 

NBL 1468 

ALTRO ESEMPIO 

CHE ANCHE IN POVERI TUGURI E SOTTO RUVIDE SPOGLIE 

NASCONDONSI TALVOLTA 

MAGNANIMI SPIRITI 

CAPACI AD ARDUE E NOBILISSIME IMPRESE 

(1) La Chiesa di S. Giacomo, parrocchiale di Rasura, di patronato comu- 
nitativo, dairaono 1368, ebbe facoltà dal parroco di Cosio di erigersi in vice- 
cura, con alcuni patti, e nel 1376 fu ultimata una convenzione, onde si stabili 
in cura indipendente [Ex Instr. rog. per Bonariolum de Ccutello Argènti 
i6 sept, 1368, et per JoannoUum Mandellum notar. MorbinU. 29 Ita. i376, presso 
il Quadrio, parte II, dissert. V, pàg. 555). La chiesa fu consacrata dal vescovo 
Lazzaro Carafino ai 3 di luglio del 1640,. e Tanniversaria commemorazione si 
fa la terza domenica di luglio. È volta ad oriente, ha una sol nave, con una 
porta nella tacciata, sopra la quale è scolpita rimagioe del titolare, e due 
porte, una per lato. Nella terra vi sono i seguenti oratori : S. Giuseppe al 
Dosso ; S. Rocco ; la Vergine Assunta al Mellarolo. 



PedMioa 



— 244 — 

1. Deinde ascendendo per alìud miniare cum dimidio 
reperitur aliud oppidum focariorum sexaginta omnium catho- 
licorum, Pedisina nuncupatum, ubi est parochialis Ecclesia 
S.c^ Antonio Abbati dicata, cui per modum subsidij prseest 
fr.GiraldusBamarlgiusdeModoBtiaord. minor, conventualium 
provincia^ Medioianensis cum licentia ostenta suorum supe- 
riorum. Hsec etiam Pedisinse parochialis fuerat, ut Rasurensis, 
Gosiensi incorporata, sed simili modo ut illa cum simili obli- 
gatione fuit separata Q). 

1. Postremo ascendendo adhuc duobus alijs milliaribus est 

GeroiJB. aliud oppidum Gerola nuncupatum, centumquadraginta foca- 
riorum omnium pariter catholicorum, ubi Ecclesia parochialis 
est S.<'^ Bartholomsdo Apostolo dicata, cui prseest pbr. Aloysius 

; pionij de Michaelis de Esio March» Anchonitan». Et hic finitur 
prffidicta Yallis Bitti, ita ut post nil aliud restat nisi satis 
altus mona, quo dividitur hsec Yallis ab alia Valle, quae est 
ultra montem praedictum, ad Bergomenses pertinente re (>). 
Descriptis Ecclesijs quse sunt citra Abduam a dextris 
usque ad Vallem Bitti, olim archipresbyteratui Olonij, nunc 



Aìlm Boelatl» a ■!• 
nUtrlB. 



(1) Pedesina, terra di dueoentocinquanta abitanti circa, ha aelle sue vici- 
nanze un orrido, dei più belli che si possano ammirare, attraversato da tre 
ponti in muratura a considerevole altezza sul precipizio. La sua parrocchiale, 
di patronato comunitativo,' ò intitolata a Santa Croce e a S. Antonio. Cominciò 
ad avere il suo beneficiale e curato, con licenza di quello di Gosio, quantunque 
prima non facesse che una sola parrocchia con Rasura ; si divise indi da essa 
(Quadrio parte II, dissert. V, pag. 558). La chiesa non fu consacrata; è volta 
airoriente, con un*unica nave, una sol porta in fronte ed un* altra al Iato del- 
repistola. Nel circuito della parrocchia vi ha un solo oratorio dedicato a S. Rocco. 

(8) Lasciata Pedesina, dopo non molto si arriva a Oerola (1800 m.), grosso 
villaggio di 1230 abitanti air incirca, distante quattro ore di cammino da Mor- 
begno, nella valle occidentale del Bitto. La chiesa parrocchiale di Oerola, di 
patronato comunitativo, è intitolata a S. Bartolomeo. Fu per avventura una 
delle prime che si sottrasse alla cura di Cesio, perchè si trova che già in- 
torno al 1368 era da essa divisa (Quadrio, parte n, dissert. Y, pag. 565). La chiesa 
fa consacrata dal vescovo Carlo Rovelli ai 24 d'aprile deiranno 1796, e ranni- 
versaria commemorazione si celebra la seconda domenica di maggio. Guarda 
Toriente ed ha un' unica nave in v6lta. Sulla sommità della porta maggiore si 
vede scolpita r imagine del Santo titolare. Nel circuito della parrocchia vi sono 
i seguenti oratori: S. Pietro in FienUe; la natività di M. Y. alla VctOe; 8. Cate- 
rina in NcuorUo ; la Madonna della Neve al CaateUo ; S. Rocco in L€kvigioìo ; 
la Natività di S. Oiovanni Battista alle Cctse di sojpra; l'Assunta alle Sa/iHMse, 
Oerola subì nel 1836 una spaventosa catastrofe, essendosi in una notte di feb* 
braio rovesciata sull'abitato un' immensa valanga, la quale distrusse tre quarti 
del villaggio e seppelU settantaclnque persone. L' improvvido tagUo di un bosco, 
collocato sopra il paese, fU la causa di questo sfttsclo di nevi. Ora il villaggio 
è rifabbricato. 



- 245 — 

Surici subiectis, annotandse quoque sunt et alise qusa a sinistris 
ultra praedictam Abduam usque ad aquam de Glivio, et sunt 
quse sequuntur, servato ordine ut supra. 

1. In primis, tribus milliaribus cum dimidio a loco oppidi 
Olonij, est ad pedem mentis prope flumen Abduae pagus qua- 
draginta focariorum, Dubinum appellatus, ubi est Ecclesia 
parochialis SS. Petro et Paulo Apostolis dicata, cui nullus 
. certus prseest parocus, nisi per modum provisionis^quidam 
pbr. Hippolitus Paravicinus de Gaspano; et sunt omnes catholici, 
exceptis D. Francisco Malacrida Caspanensi cum uxore et fllijs 
ac tiìbus alijs focarijs, in quorum gratiam concesserunt 
DD. Rheti, maiori ex parte haeretici, ut ibidem, expensis com- 
munitatis imo parochialis Ecclesise, h^reticus aleretur prsedi- 
cator, cui sunt assignati circiter sexaginta coronati ; cui hsere- 
tico muneri nunc inservit quidam nominatus Antonius de 
Macerata, homo setatis circiter annorum 66, et quia nulla ibidem 
alia extat Ecclesia, prsedicti DD. Rheti statuerunt, ut in eadem 
Ecclesia parochiali non solum parocus catholicus sacrum 
faciat et alia ss.°>& sacramenta administret atque concionetur, ^^^''^ 
vero etiam ut ille nequam prsedicans suas quoque habeat con- 
tiones, atque Ccenam (utvocant) suìsheereticis.communicetet 
alia simìlia peragat; et quod absurdum etiam est in eadem 
Ecclesia et coemeterio indifferenter sepelliuntur tam bseretici 
quam catholici (^). 

(l) La terra di Dubino, da un docamento scritto a* 5 di maggio deir 885, 
che esisteva nel celebre anjhivio del già monastero di 8. Ambrogio Maggiore 
di Milano, citato dal Quadrio (parte II, dissert. V, pagg. 501*^), fìi confermata 
in dono ad un altro monastero de* medesimi monaci esistente in Valtellina, e 
di questa donazione se ne fa pur memoria nel privilegio di Angelberto II arci- 
vescovo di Milano; e in due altri documenti scritU ai 12 d'aprile dell* 880, non 
solo vien confermata la stessa donazione, ma vien inoltre aggiunta al medesimo 
monastero la terza parte del luogo di Roboredb, ossia Rovoledo. In due altri 
diplomi, runo dei 16 di marzo 1103, l'altro de' 4 di novembre del 1148, si fa 
menzione di chiesa e di cappelle di S. Pietro e di S. Benedetto, che in una 
colla terza parte di Dubino si donano; ed espressamente in un altro diploma 
dei 6 di aprile del 1193, al suddetto monastero si conferma la donazione della 
Corte di detto Dubino (il Muratori scrive che per Corte era compreso un 
territorio che ha castello e parrocchia : Annali d'Italia, anno 090) con le due 
chiese di S. Pietro e di S. Benedetto, con la parrocchia e con le decime. 
B cosi, di mano in mano' fino all'ano 1508, la elezione del parroco di Dubino 
doveva essere fatta e confermata dair abate di S. Ambrogio di Milano. In 
seguito, per le rivoluzioni dei tempi, essendo stato tolto questo diritto a quel 
monastero, la detta parrocchia si rese indipendente da ogni altro, fuorché dal 
vescovo di Como. L'attuale chiesa parrocchiale di Dnbino, vicariato di Traona, 



- 246 — 

2. Item medio milliari supra praedictum pagum Dubini, 
descendendo versus lacum, est vicus focariorum triginta octo 
rusticorum, omnium tamen catholicorum, ubi est Ecclesia 
Sanctse MarisB Elisabeth» dicata, alias quorundam religio- 
sorum, qui ibidem habebant monasterium, quod adhuc extare 
videtur, in cuius rei testimònium locus ille Monasterium nun- 
cupatur, et ad hospitale maius Gomense spectat; a quo ibidem 
propterea alitur exactor, qui proventus eius loci coUigat et 
hospitali prsedicto satisfaciat Et quia rectores hospitalis nul- 
lum ibi alunt sacerdotem, qui in ea celebret Ecclesia, dare 
solent quotannis paroco Dubinensi tantum frumenti et pe- 
cunise, ut certis quibusdam diebus ibi sacrum per se vel per 
alium faciat, et hominibus illis, qui omnes sunt ipsius hospi- 
talis coloni, sacramenta administret. 

3. Item duobus milliari bus supra montem alius vicus colo- 
norum prsedicti monasterij, focariorum viginti omnium catho- 
licorum, in quo est Ecclesia S.^^ luliano dicata, a qua vicus 
ille nominatur, sed raro ibidem missa celebratur. 

4. Item descendendo ab ipso monasterio versus lacum uno 
milliari est qusedam alia campestris Ecclesia Sancto Quirico 
dicata sino campanis, in qua nunquam celebratur nisi in ipsius 
feste, et in secundo die Rogationum, ad quam illa die concur- 
runt devotionis ergo multse ^rocessiones, cuius tamen curam 
habere debet Curatus prsedicti loci Monasterij (*). 



e sotto il titolo dei santi apostoli Pietro ed Andrea, fu eretta dairanno 1875 in 
avanti, come rilevasi dal registrò delle giornate di lavoro cbe si facevano dai 
muratori, ecc., cbe trovasi neirarchivio di quella parrocchiale, e fu di recente 
restaurata. Si crede dai terrieri che la chiesa antica fosse là, ove oggi trovasi 
il torchio del parroco, vedendosi sulle muraglie avanzi d' imagini di santi, 
e che Tarea occupata attualmente dal cortile fosse il cimitero, trovandosi ancora 
nel mezzo di esso Tossario. La chiesa non è consacrata, ha tre altari, possiede 
qualche quadro, ma di nessun valore, vi sono nella terra due oratori: S.Carlo 
e la B. V. della Cintura in Ronco. A quest'ultimo oratorio si ascende per 
mezzo di una scalinata, lungo la quale, d'ambo i lati, scuole cappellette deUa 
Via Crucis, pitture di qualche pregio del Lavizzari di Sondrio. I registri 
parrocchiali cominciano col 1665. 

(1) Monastero, piccolo villaggio in amena posizione, deve il suo nome a 
un antichissimo convento di Umiliati con ospizio, che ivi esisteva, soppresso 
poi nel 1571 da Pio V. La chiesa parrocchiale, di libera collazione, è sotto il 
titolo della B. V. Immacolata, fu eretta circa Tanno 1608, non è ancora consa- 
crata« ha tre altari. Possiede qualche quadro, ma di poco valore, ad eccezione 
del quadro della B. V. Immacolata di qualche pregio, ignoto però ne è Tautore. 
Oltre la chiesa parrocchiale vi sono altre due chiese: 1. S. Giuliano nei monti. 



— 247 — 

1. Medio miUiari supra oppidum Dubinì, ad pedem eiusdem 
montis prope Abduam, similiter est aliud oppidum foca- 
riorum circiter octuaginta, Mantellum nuncupatum, cuius 
Ecclesia parochialis SS. Gregorio et Golumbano est dicata, a 
iwpulo tamen S.^*^ Marci propter processiones illius diei ad 
eandem Ecciesiam confluentes nuncupata, cui prseest pbr. Petrus 
Castellus de Dubino, ed omnes sunt catholici, uno focario 
excepto, cuius paterfamilias fuit quidam Benedictus Malacicìd^i 
qui mortuus est hsereticus, cuius tamen uxor, qxxsò adhuc in vivis Mintem. 
est, perseverat catholica, necnon et una muliere excepta a Ca- 
spano, de Gapellis oriunda, qusB licet fuerit ibidem cuidam viro 
catholiconupta,illa tamen in ipsahaeresi semperperseveravit(4). 

Supra dictum oppidum Mantelli, uno inagno milliari in 
monte, est oppidum circiter centum focariorum omnium ca- 
tholicorum Oinum nuncupatum, ubi extat parochialis Ecclesia cim. 
D. Geòrgie dicata, cui prseest presbyier Fioramundus Graecus 
de Mello, a Oaspanensibus in ipsorum parocum electus (>). 



solitaria chiesuola ad un* ora e mezzo d^erto sentiero da Monastero. Sorge essa 
sopra un promontorio che si protende nella yalle, e dal quale si gode una 
meraTigliosa vista. Anzitutto Io sguardo si sofferma ad' ammirare r ampio 
bacino superiore del lago di Como colle sue borgate e colle sue ville, poi si 
eleva a considerare la pittoresca cerchia delle montagne che Tattornia; poi 
abbraccia tutto il tratto della Valtellina inferiore, la valle di Lesina e il Legnone, 
le valli del Bitto e di Tartano, il colmo di Dazio, e più oltre i monti della Val- 
tellina superiore; in fine, volgendosi al nord, sMnterna in quel labirinto di 
monti, fra i quali stanno la valle Coderà, la valle Pregallia e la valle S. Giacomo. 
— 2, S. Quirico. I libri parrocchiali cominciano dairanno 1870. 

(1) La terra di Mantello fu soggetta nei primi tempi alla pieve di Olonio, 
ma entrati in paese i monaci benedettini, e fondatovi un monastero, detto di 
S. Colombano, la chiesa divenuta, per donazione loro fattane, di lor diritto, 
fu tolta alla plebana d'Olonio. In seguito tolta ai monaci, cominciò, intorno 
al 1422; ad avere il suo proprio parroco. L'attuale chiesa parrocchiale, più volte 
restaurata ed ingrandita, è sotto il titolo dei SS. Marco, Gregorio e Colom- 
bano ; fu consacrata, ma s* ignora Tanno e il vescovo consacratore ; se ne celebra 
Tanniversaria commemorazione la domenica terza di giugno. Non possiede 
alcuna cosa che meriti qualche considerazione. Nel territorio della parrocchia, 
che è di nomina comunitativa, vi sono i seguenti oratori : S. Rocco, nella fra- 
zione di Loriate ; la B. V., detto di Pusterla. — I libri parrocchiali cominciano 
coiranno 1742. 

(2) Anche la chiesa di Cino, detta di S. Giorgio, fu eretta in parrocchia e 
cura, e al suo parroco fu similmente concessa la ragione di decimare nel 1447 
{Ex Irutr. rog.per Zanardum Vioedominum q. Simonis, Notar. i4 Maij i473, eto. 
presso il Quadrio, parte II, dissert. V,pag. 566). La chiesa parrocchiale, da cui 
si gode una bella vista per la vallata, ò di libera collazione e fu consacrata 
dal Mugiasca ai 9 di giugno deiranno 1780. Ha cinque altari. Non possiede 
alcun oggetto degno di particolare menzione. Non vi sono in parrocchia nò 
altre chiede, né oratori privati. I registri p&rrocchiali cominciano coiranno 1622, 
e senza lacune proseguono sino al giorno presente. 



- 248 — 

1. In supradicto monte, uno milliari distans recto itinere 
versus aquam de Glivio, estaliud oppidum Cercinum nuncu- 
patum, cuius parochialis Ecclesia est S.c*o Michaeli Àrchangelo 
dicata, cuius curatus est pbr. Eenedictus Grsecus de Mello, et 
omnes sunt catholici, uno viro excepto. Huius autem oppidi 
focaria sunt pariter circiter centum. 
orouL 2. Item medio milliari ultra Cercinum est mons Bìogio 
nuncupatus, Trahona duobus milliaribus semper ascendendo 
distans, ubi est pulchra Ecclesia consecrata et dotata Beat™» 
Yirgini Mari» dicata, ad communitatem Cercini pei*tinens. 

3. Item uno milliari, inferius ad pedem mentis prope 
Abduam, est vicus paucorum focariorum omnium catholicoram 
Bianzonum (i) nuncupatus ad communitatem prsBdicti oppidi 
Cercini pertinens, ubi alia est Ecclesia S.©*» Margaritae dìcata, 
cuius curam gerit* parocus Cercinensis; qui vicus Mantello 
distat uno milliari (>). 

L Medio milliari supra vicum Bianzonum (Piussognum), 
recto itinere per planitiem versus praedictam aquam de Clivio, 
est ad pedem ssepedicti mentis prope Abduam oppidum 
TrahonsB, in quo residet praetor tertierij inferioris ultra 
ipsam Abduam ; ibi est insignis Ecclesia parochialis S.<^^ Ale- 
xandre Martyri dicata, cuius rector existit pbr. Gabriel Me- 
natus de Trisivio senio confectus et ita factus inhabilis, ut ei 
in coadiutorem sit datus pbr. lacobus Sermundus de Orosio 
satis eruditiis et admodum in hoc officio diligens ac solicitus. 
Et huius Trahonas oppidi communitas, quse multos in se com- 



(1) Bianzonum è qui posto erroneamente per Piussognam (Piussogno). 

[2) Ad esempio di Mello e Traona si sottrasse da Oionio Gercino, e ToUe 
flssata in sua terra una parrocchia, che intitolò a S. Michele, e al parroco 
fu dato dal Comune la ragione di decimare, sopra ciascuna terra in quello 
esistente, come dalP istromento rogato da Balsarro Mandello' ai 13 di maggio 
del 1415 (y. Quadrio parte II, dissert. V, pag. 556). L*attuale chiesa parrocthiale, 
appartenente oggigiorno al vicariato di Traona, fu consacrata il 29 aprile 
deiranno 1688 dal cardinale Ciceri vescovo di Como. Ha cinque altari. L*altare 
maggiore, il pulpito e due confessionali hanno del pregio artistico per lavori 
d' intarsiatura. Oltre la chiesa parrocchiale, vi sono nel territorio della pai^ 
rocchia le seguenti chiese: T Immacolata, annessa alla parrocchiale, e serre 
per le funzioni della Compagnia del Sacramento; la Visitazione di Maria, vicino 
al paese; la Madonna della Neve, nella frazione di S. Siro; S. Margherita 
vergine e martire, nella frazione di Piussogno. Quest* ultima è consacrata, 
sebbene non se ne conosca la data, che è senza dubbio anteriore a quella 
della parrocchia. 



— 249 — 

prehendit vicps, facit circiter centum quadraginta focaria,. 
omnia catholica, uno viro excepto D. Francisco Paravicino et 
alijs exteris a quindecim focarijs Caapano oriundis, qu» 
TrahonsB hiemali dumtaxat tempore commorantur, aestivo 
autem Caspani; qui licet Caspani proprium cum alijs hsereticis 
ibidem commorantibus habeant prsedicantem, nihilominus a 
paucis annis alium similem in hoc oppldo Trahonae conduxe- 
runt haereticum praedicantem, et qui hoc fungitur hseretico 
munere est quidam olim capucinus Sancti Francisci fr. An- 
tonius nominatus, nunc Gaesar Placentinus nuncupatus, qui 
ibidem etiam duxit putativam uxorem. Pr^dicatoris autem et 
quindecim focariorum haereticorum personae annotabuntur 
cum alijs Caspanensibus haereticis in descriptione ipsius op- 
pidi Caspani. 

2. Item in eodem oppido Trahonae est alia Ecclesia Sanctis- Tr*hon«. 
simse Trinitati dicata,.quibusdamque redditibus dotata, quae 

illis Caspanensibus et alijs haereticis prò ipsorum usu est con- 
cessa, in qua praedictus capucinus, nunc apostata, haeretice 
concionatur. 

3. Item uno parvo milliari ultra Trahonam, parum extra 
viam supra montem, est vicus viginti circiter focariorum 
omnium catholicorum, Gorlatium nuncupatus, ad prsedictam 
Trahonae communitatem pertinens. Duse, non procul una ab 
altera, existunt Ecclesiae, una Sanctae Agathae, et altera 
Sanctae Catharinae Martyri dicata, in quibus raro celebratur 
propter sacerdotum penuriam et paupertatem illius gentis, 
cum Ecclesiae ipsae nuUos possideant proventus {^). 

(l) Traona, oggi chiesa arcipretale intitolala a S. Alessandro e capo pieve, 
fu per avventura fra le prime che si separò dalla suddetta pieve di Olonio, ai 
primi sentori che trasferir si doveva a Serico. La parrocchia ò di patronato 
comunitativo, e la nomina del parroco-arciprete appartiene ai singoli capi di 
fomiglia. Circa il mille la parrocchia era sotto il titolo di S. Maria di Bioggio, 
in alto del monte ; circa il 1400, fu trasferita al basso coiredificare la vecchia 
e piccola chiesa parrocchiale sotto il titolo di S. Alessandro martire della Legione 
Tebea. In tali epoche Traona formava una parrocchia sola con Mello, ove stava 
una piccola chiesa filiale di S. Fedele M. L^anno 1441, ai 15 del mese di dicembre, 
per istromento fatto d'ordine deirillustriss. e. revereodiss. Baldassare de* Riva, 
vicario generale di sua eminenza illustriss. e reverendi ss. cardinale Branda di 
Castiglione del titolo di S. Maria in Trastevere e vescovo di Como, la terra 
di Mello si separò dalla parrocchia di Traona, e fu eretta in parrocchia col 
titolo di S. Fedele. In epoca ignota i calvinisti sMmpadronirono della chiesa 
parrocchiale di S. Alessandro in Traona, e di quella di S. Bartolomeo in Caspano, 



- 250- 

1. Daobus milliaribus sapra montem Trahonae, ascendendo 
versus praedictam aqnam de Gliyio, est oppidum dacentomm 
fere focariomm, Mellum nancnpatum, cnius Ecclesia paro- 
chialis est S.^^^Fideli Martyri dicata, qn» cnm yacaret et in pa- 
rocum homines illias oppidi quendam illinc oriandnm nomine. 
Ioa. Àngelum Grecum nondum sacerdotem Mediolani apnd 
presbyteros Societatis lesn studentem elegissent, condnctas 
faerat ab illis hominibus ad tempus quidam minorità conven- 
tualis fr. Io: Baptista Latuada Mediolanensis, qui deinde illinc 
aufugit, et ignoratur quo se contulerit, in eius locum alium 
sumpserunt tertij ordinis eiusdem S.<^^ Francisci nomine fina- 
trem Franciscum de Crema, qui licentiam a suis superioribus 
obtentam ostendit. Huius vero oppidi S.^^ Fidelis Ecclesia fuit 
antea Ecclesise parochiali oppidi Trahonae subiecta, sed anno 
Domini 1441, auctoritate Rev.i^ Episcopi Gomensis Ordinarij, 



ed ebbero seguaci. I cattolici di Traona si ritirarono ad ufficiare aU^antica 
parrocchia di S. Maria di Bioggio ed alle filiali di 8. Caterina di Corlacio e 
di S. Fedele di Mello. L'anno 1003, come appare da istromento, i calvinisti 
abitanti col loro ministro in Traona, cedettero ai ecUtoliei di Traona la chiesa 
di S, Alessandro, e si riservarono il diritto e la proprietà delle sepolture poste 
fuori della chiesa e neirarea di quel piazzale in numero di otto, le quali 
tuttora esistono. Fatta questa cessione, i calvinisti si ritirarono ad ufficiare 
nella piccola chiesa della SS. Trinità, posta in piazza di Traona, la quale in 
progresso di tempo diroccò, ed in sua vece si fabbricò il palazzo pretorio, come 
oggi vedesi ancora. L'anno 1606 poi, come apparisce da altro istromento, i 
calvinisti ufficianti nella chiesa della SS. Trinità, si unirono ai calvinisti di 
Caspano, e così uniti cedettero ai terrieri di Caspano qìiella chiesa parroc- 
chiale di S. Bartolomeo co' suoi arredi sacri, e la casa parrocchiale di Caspano 
cogli annessi terreni. In detti anni i cattolici di Traona intrapresero la demo- 
lizione della loro vecchia chiesa di s. Alessandro, e conservatone il campanile 
e le muraglie di levante, mezzodì e ponente, edificarono in vari anni la 
nuova chiesa parrocchiale, assai più grande e decorosamente ornata di ben 
lavorati altari, sui quali si ammirano tre grandi quadri di Giacomo Parràvicino, 
detto volgarmente il Oiannolo, nato in Caspano, morto il 28 febbraio del 1729, 
pittore di vaglia, che molte opere lasciò in diverse città d' Italia. L'uno dei 
quadri rappresenta il martirio di S. Alessandro ; l'altro il risuscitamento d'un 
morto fatto da questo martire in vicinanza di Como, ed il terzo rappresenta 
il medesimo martire che annunzia la vera fede a diversi. La chiesa è quella 
che ufficiasi attualmente. Nell'antica chiesa di Traona, probabilmente intorno 
al 1510, Gaudenzio Ferrari dipinse una Coronazione della Madonna in Cielo, 
che altamente lodò il Lomazzo, ma che nella edificazione della nuova chiesa 
parrocchiale peri. Nel 1624, ai 25 d' agosto, i cattolici di Traona ottennero 
che (senza pregiudizio della nuova fabbrica in corso della chiesa di S. Ales- 
sandro) venissero in paese i frati riformati di S. Francesco, ed edificassero 
il loro convento, nel luogo detto la Pongia o FUlaggio, ove tuttora vedesi, 
in parte demolito. L'anno 1690, ai 30 d'aprile, la suddetta nuova parrocchiale 
fu consacrata da sua eminenza illustriss. e reverendiss. Carlo Ciceri vescovo di 
Como e prete cardinale di S. R. Chiesa dal titolo di S. Agostino. Il notalo Già- 



- 251 — 

fuit separata, ita tamen ut in vigilia et feste S.^^^ Àlexandri cura- 
tus Melli teneatur utrisque vesperis et summo officio interesse, 
atque unum cereum duarum librarum in recognitionem antiqu» 
suae parochialis Ecclesia o£ferre. In hoc autem Melli oppido, u«iii. 
ultra ducenta focaria continente, sunt omnes utriusque sexus 
homines catholici, iofrascriptis exceptis, in quorum gratiam 
aliquoties hsereticus prsedicans ibidem deguit, licet a discessu 
cuiusdam alias minoritse de observantia Soncinatis Laurentij, 
Gai (9 de Soncino nominati, qui, ante annum captus, Romam 
fuit ductus, post cuius discessutn uxor eius putativa nomine 
Francisca cum eius filia nomine Savia ad fidom redijt catho- 
licam, et homines iili hseretici nullum alium conduxerunt 
praedicantem, nisì quod aliquoties eo vocetur hsereticus 
Trahonensis praedicator olim Capucinus. Hseretici vero huius 
oppidi Melli sunt: D. Vincentius Grsecus viduus et tres eiiis 
filij 1.* Ioannes Angelus coniugatus, cuius tamen uxor Mar- 



seppe Porro Corradino della parrocchia di S. Donnino di Como e cancelliere 
vescovile ne rogò ristromento, assegnandone Tanniversario alla seconda dome- 
nica di maggio, e ordinando fosse posta lapide commemorativa sopra la porta 
maggiore di detta chiesa, neir interno della medesima, . la quale fu posta e 
vedesi tuttora. L'anno 17S0, ai 12 di giugno, ad istanza dei nobili di Traona, 
Oio. Battista Mugiasca vescovo di Como erigeva; a solo titolo di onore, la chiesa 
parroQChitUe e prepositurale di S, Alessandro di Traona in areipretale plebana, 
unendo poi ad essa, come plebanato di semplice onore, le parrocchie di Mona- 
staro, Dubino, Mantello, Gino, Ceroino, Méilo, Givo, Roncaglia,. S, Martino del 
Masino e S. Pietro di Catcteggiò. Gli ultimi quattro paesi però oggigiorno 
appartengono al vicariato di Caspano. La chiesa parrocchiale ha cinque altari, 
ed eccettuati i quadri menzionati, nulla ha, come pure anche le altre chiese 
figliali, di oggetti artistici di qualche pregio, degno "di speciale menzione e 
conservazione. Nel circuito della parrocchia vi sono cinque chiese figliali, e 
sono : S. Colombano, posta lateralmente al cimitero di Traona, distante dalla 
parrocchiale un quarto d*ora; S. Appollonia ed Agata, distante circa un'ora e 
un quarto sui monti; 8. Caterina, distante circa cinque quarti d'ora in monte; 
S. Maria di Bioggio, posta in alto del monte, distante dalla parrocchiale un'ora 
e mezzo circa; l'altra chiesa figliale è quella del convento. Essa è intitolata a 
S. Francesco d'Assisi, vi è unita una piccola parte del convento in deperi- 
mento ed un piccolo spazio di terra ad uso orto. Questa chiesa ed annessi 
locali furono ceduti l'anno 1811 al Comune di Traona dal Regno Italico, e al 
detto Comune ne spetta la manutenzione. Due sono gli oratori pubblici, e tutti 
due di privata proprietà di famiglie nobili di Traona, e sono : S. Ignazio, di 
costruzione veramente magnifica, della famigliaParravicini;S. Rocco, proprietà 
di una Pairraviclni De-Lunghi vedova Omodei.I registri parrocchiali cominciano 
dal loas. — Fra Traona e Mello, su nel monte, stanno ruderi importanti; sono 
le vestigia del castello di Demofole o della Regina, espugnato e diroccato dai 
Vitani di parte guelfa nel 1292. 

(1) A questo punto e' è una pagina in bianco, ma il richiamo alla pagina 
seguente, e il senso compiuto, indicano che nulla manca e ta una semplice 
inavvertenza del trascrittore. 



— 252 - 

garita est catholica, 2.^ Nicolaus pariter coniugatus cum uxore, 
3.B Baptista non coniugatus. Item duao fili», Anna Bernardo 
Vicentino pariter haeretico coniugata, et Elisabettia D. Io: An- 
tonio Grseco catholico coniugata. Item omnes filij prsedicto- 
rum duorum fratrum et duarum sororum sunt in luthera- 
nismo educati. Item qusedam mulier yidua nomine Elisabetha 
uxor quondam D. Vincent^ Paravicini catholici, cuius tamen 
fllius et filia perseverant catholici. Item quidam nomine Togno 
de Bonetis cum uxore et quinque filijs. Item ipsius fcater 
Ghristophorus de Bonetis, cum uxore et quatuor filijs. Item 
alter frater Baptista de Bonetis, cuius tamen uxor cum tribus 
filijs est catholica, sed aly duo filij lutherani. Item quidam 
Thomas del Moro nuncupatus cum uxore et septem utriusque 
sexus filijs. Item quidam alius Thomas de Mastrelli nuncupatus 
cum uxore et quinque utriusque sexus filijs, quorum maioris 
Ioannis nuncupati uxor cum duobus filijs est catholica. Item 
quidam Poncinus de Berna nuncupatus, cuius tamen uxor cum 
quatuor filijs est catholica. Item quidam Ioannes Nasinus dal 
Pozzo nuncupatus viduus, cuius tamen quatuor filij omnes 
coniugati sunt catholici. 

Sub praedicta vero parochiali Molli cura ipsiusque commu- 
nitate continetur etiam pagus quinquaginta fere focariorum, 
Sancti Martini nuncupatus, cum thermis vicinis, de quibus 
dicetur inferius post oppidum Gaspani plebis Ardeni Q). 

2. Item non procul ab ipso Molli oppido versus supra- 
dictum montem Biogio est elegans Ecclesia S.<^^ Ioanni Baptist» 
dicata, admodum a fidelibus devotionis ergo visitata atque 
frequentata, supradicta Ecclesise Sanctae Mariao vicina (<). 



(1) Qal Ti aono alcune ri^be in bianco, e ricordandosi poscia al n. 2 una 
cbiesa di S. Maria, di cui non trovo indicazione di sorta, suppongo cbe Tama- 
nuense abbia qui omesso qualche periodo. — Di S. Martino del Masino si par- 
lerà più avanti. 

(2) Per quanto si riferisce alla erezione della parrocchia di S. Fedele di 
Mello, si veda la nota sotto Traona. La chiesa di S. Giovanni Battista di Bioggio 
è vasta nella sua dimensione, capAco & contenere più che la popolazione di 
Mellò. Essa è formata a croce greca, coperta da vólto per tutta la lunghezza 
dei due bracci laterali e dell'altare maggiore posto in mezzo di essi. Il resto 
del vaso della chiesa, formante Tasta di detta croce, è coperto di semplice 
tetto; vi si ascende per due scale di sarizzo ben lavorate. In questa chiesa sono 
tre altari, il maggiore è formato a tempietto piramidale, lavorato a fino intaglio 
sul legno, con colonnette, nicchie, statuette ed altri ornati simbolici, il tatto 



- 253 — 

Post supradictam oppidi Melli parochialem Ecclesiam, ".Yn^SS^rTiìtadi- 
nulla alia reperitur Ecclesia ante supradictum termi num aquas ^^^* 
de Gliyio, ita ut hsec sit ultima plebis Olonij ultra Abduam, 
ex quo videntur descriptse omnes Ecclesise ipsius archipresby- 
teratus Olon^ per Yallemtellinam a dextris atque sinistris 
usque ad praedictos torminos Vallis Bitti et aquse de Glivio. 



coperto d*oro fino.. La popolazione di Mello e quella dei circostanti paesi ha 
un*aatica particolare divozione a questa chiesa, di cui fa cenno anche il Nin- . 
guarda in questi Atti di Visita. Mello oggigiorno ha pure le seguenti chiese 
filiali : B. Antonio Abate, poco discosto da S« Giovanni, sulla strada che da questa 
chiesa va direttamente alla parrocchiale ; 8. Maria Maddalena, posta sulla 
costa discendente da 8. Antonio verso Traona, al luogo detto il Castello ; la 
chiesa dei Santi Sette fratelli martiri e figli di S. Felicita, posta presso la cima 
deiralpe più alta soprastante a S. Giovanni à\ Bioggio. La chiesa parrocchiale 
di S. Fedele nulla contiene degno di speciale menzione. Le chiese di Campo- 
vico e di Dazio, appartenenti al vicariato di Traona, sono, in questi AUi di 
Visita, descritte più avanti, per cui mi riservo di parlarne in nota, quando si 
tratterà di queUe località. 



— 254 — 



Narratio 

TRANSLATIONIS ARCHIPRESByTERATUS EX OPPIDO OlONIJ 

AD OPPIDUM SURICI, AC TOTALIS DESTRUCTIONIS 

SUBVERSIONISaUE OPPIDI OLONIJ 



Caoiwob qnat Olo- 
niraiM dasartam 
reUqDaront 01 o- 
nlam iptoram op* 
pldam. 



Traolatoi da tran*- 
raiTando7<*arohi- 
prasbjrtaratu Olo- 
niansi altra la* 
eam ad oppidam 
Sttrtoi. 



Gseterum sciendum quoque est prsBdictam archipresbyte- 
ralem Olonij Ecclesiam post longum temporis spatium, propter 
temporum varietates, milìtum turbines et ìncursus atque 
aquarum undique vìcìnarum inundationes, necnon aeris intem- 
periem, fuisse a suis canonicis, et ìpsum Olonij oppìdum a 
suis incolis, ita derelicta, ut alio omnes se paulatim ad habi- 
tandum contulerint Canonici enim cum archipresbytero tracta- 
runt cum communitate Surìci, Olonio duobus milliaribus ex 
altera parte lacus distantis, de transferendo titulo suaa Ecclesiae 
S.<'^^ Stephani ad illius communitatis oppidi Surici Ecclesiam, 
tunc temporis noviter constructam. Itaque anno Domini 1444 
die 13 lunij ipsi canonici Olonij et homines prssdicti oppidi 
Surici, cum auctoritate et consensu admodum R.^^ Domini 
Stephani de Appiano vicarij genéralis 111.™*, et RqyM Domini 
Gerardi Landriani tit: Sanct» Mari» Transtiberin» Gardi- 
nalis et Episcopi Gomensis, in arbitrum elegeruntR. D. lacobum 
de Sabato EcclesiiB S.<^^ Yincetitij de Grabadona archipresby- 
terum, ut hoc cum omnium satisfactione mandaret executioni; 
in cuius rei corroboratiònem fuit confectum instrumentum 
rogatum per D. Ioannem de Gezzis Notarium Gomensem. Qui, 
consideratis utriusque partis iustis petitionibus rationibusque, 



— 255 - 

ordinavit ut, impetratis obtentisque Litaris Apostolicis, ipsa col- 
legiata Olonij Ecclesia ad prs^dictum Surici oppidum cum titulo 
Ss^^ Stephani et suis priyilegijs atque emolumentis ac oneribus, 
traiisferretur ad Ecclesiam prsecedenti anno, videlicet 1443, ibi- 
dem aedificari incoBptam, eiusdem Surici éommunitatis expen- 
sis, eis tamen suppeditante Excell.>^<> Duce Mediolanensi D. Maria 
Philippe quadringentos monetse coronatos. Deinde, completa 
praedictfiB Surici Ecclesiae structura, RJ^^^ D. Antonius Pusterla 
Gomensis Episcopus, Sedis Apostolica delegatus, anno Do- 
mini 1456 die 13 lunij, virtute Literarum Summi Pontificis 
D.Galixti huius nominis tertij,RomdB datarum anno Domini 1455 
iij Galend. Novembris, praedictam S.<5ti Stephani Olonij archi- "^diètiVMhipJSl 
presbyteralem Ecclesiam supressit et extinxit, ipsius titulum nC^Srioai:^ 
S.<^^ Stephani cum sanctis Ecclesiae reliquijs, indulgentijs 
ornamentis, priyilegijs, preeeminentijs, emolumentis atque red- 
ditibus et id genus alijs, cum omnibus etiam oneribus ad 
ipsam archipresbyteralem Olonij Ecclesiam ante pertinentia 
transferendo, prsedictosque novem canonicatus ad numerum 
trium reducendo ; in quorum omnium testimonium confectum 
est publicum instrumentum rogatum per D. Franciscum 
Rippam Comensem Notarium f. q. Domini Baldasaris. 

Tandem cum prsBdictum Olonij oppidum ab omnibus Namuo lotaiu 

•inonloikis op* 

clericis atque incolis fuisset ex tote derelictum, ut a nomine ^^^ ^^**"*^' 
inhabitaretur, successu temporis non solum ipsius Ecclesia 
verum etiam cunct» sedes in terram ceciderunt atque corrue- 
runt, ita ut totum ipsum oppidum fuérit funditus dirutum 
atque emersam, sic ut in prsesentiarum nullum vestigium eius 
oppidi ncque eius ruinarum appareat, ac si nunquam eo in 
loco aiiqua extitisset domus, prseterquam uno milliari a loco 
oppidi Olonij procul ad ripam eiusdem lacus a sinixtris extat 
adhuc Ecclesia Sanctae Agathsd dicata (i), quse a circumvi- 
cinis oppidis et pagis devotionis gratia fuit conservata: et in 
medio preedicti fluminis Abduse in lacus ingressu extant adhuc 



(l) Dove è ora la chiesa di S. Agata e il attorno, lo Sprecher, nel secolo XVII, 
diceva vedersi alcuni ruderi d'antica città da lui chiamata V esimia VoUurena, 
con quale fondamento di verità Tabbiamo già veduto nella nota che riguarda 
la torre di Olonio. 



— 256 - 

fundamenta gupradictse turris, qu» a Rhetis tempore D. Ioannìs 
lacobi Medicis tunc Mussij Lacus Gumani marchionis fait 
devastata. 

Hoc unum etiam non est pr»tereundum, quod translato 
Olonij archipresbyteratu ad praedictum Surici oppìdum, ipsoque 
Olonij oppido funditus diruto atque emerso, ita ut nil amplius 
ipsius oppidi visu appareret; nuUumque ipsius vestigium, neque 
aliqua edìflciorum ruina, aut eorum ruinae fragmenta vide- 
rentur, ac si nunquam oppidum illud extitisset, transmuta- 
toque Yallistellin» dominio a Ducatu Mediolanensi ad supra- 
dictos DD. Rhetos, paroci ac reliqui sacerdotes Yallistellins 
eiusdem olim plebis Olonij penitus ignorantes ipsum Olonij 
oppidum extitisse, et multo minus hanc ipsorum partem infe- 
rioris tertierij YallistellinaB pr»dicto archipresbyteratui sub- 
fuisse neque subesse scientes, ipsorum multi credebant se 
nulli alteri subiectos esse, sed liberos; quidam vero tenebant 
totum inferius tertierium YallistellindB subesse plebi praspo- 
sitursB Ardeni, excepto Plantedae pago Lacui Gumatìo viciniori, 
qui semper recognovit et adhuc recognoscit se archipresbytero 
Surici, Oloniensi successori subesse. Quare in visitatione a 
moderno Episcopo illis in partibus nuper facta, de illarum 
Ecclesìarum dispositione atque earum parocorum subiectione, 
qua de iure subesse debent archipresbytero Surici, tanquam 
capiti plebis Olonij, in cuius ecclesiastica iurisdictione omnes 
illae Ecclesiae tam a sinistris, quam a dextris Yallistellinas, 
tam ultra, quam citra Abduam flumen a confinibus Lacus 
Gumani usque ad Yallem Bitti et aquam Glivij, omnes Paroci 
ac reliqui sacerdotes ubique certiores facti sunt, ut unusquisque 
in posterum sciat ad quem recurrere debeat prò necessitatibus 
Ecclesiarum sibi commissarum. 

Et hsec sufflciant prò descriptione plebis Olonij partis 
tertierij inferioris Yallistellinse. 



— 257 — 



EcCLESIiE PLEBIS S.^" MARTINI 
MORBINIENSI TERTIERIJ INFERIORIS VaLLISTELLINìE 



De presenti oppidum Morbinij, in quo residet prsetor 
tertierij inferioris citra flumen Abduae, est ad pedem supradicti 
montis dextri prope pontem supradicti fluminis Bitti, quod 
flumen decurrit per medium fere ipsius oppidi Morbinij, sed 
Ecclesia plebana, quse ante septingentos et ultra annos con- ^^ii^g'|;;'^'J''f(;"*5 
structa est et S.c^o Martino Episcopo dicata, in cuius circuitu est ^""'P^'^- 
magnum coemeterium muro clausum cum diversis more antiquo 
circumquaque capellis, in quarum medio sunt diversarum fami- 
liariim sepulchra, uno parvo milliari a prsefato Morbinij oppido 
ad latus unius rami fluminis Abduae distai Nam eo tempore, quo 
aedificata fuit praedicta S.^^^ Martini Ecclesia sub tutela et pro- 
tectione RA'^ Abbatìs S.^^» Abundij Comi, a quo rectoris Ecclesiae 
ipsius sumebatur quoque cònfirmatio, eo in loco erat etiam 
ipsum Morbinij oppidum extructum; at post multum temporis 
propter aeris ibidem intemperiem multi incolarum se ad ripam 
supradicti fluminis Bitti transtulerunt, ibique sibi sedes sedifi- 
carunt, quos deinde successu temporis sequuti sunt concives 
reliqui, ita ut, oppidum quod nunc extat, construxerint; cuius 
partem maiorem, quse est citra pontem Bitti, fossis et muris 
circuiverunt ac duobus fortalitijs, uno ictu bombardae ab ipso 
oppido distantibus, sed unum ultra Bittum et aliud citra 
verumque in monte construxerunt, quorum unum Castellum, 
aliud vero Turrim nuncuparunt; licet in prsesentiarum, ob 
diversa bella et dominorum mutationes, muri ruinam passi 

12000. Stor. - Voi. n. 17 



— 25& — 

sint, duoque fortalitia ita devastata fuerint, ut vix ipsorum 
vestigia appareant; nfsi prope castellurn nonnuilae rusti- 
conim domus sunt constructae, qusB sunt tres aut quatuor, 
et penes turrim quinquo aut sex. Translatis itaque hominibus 
Morbinicnsibus a priori oppido, quod erat prope plebanam 
S.c'i Martini Ecclesiam, ad novum penes Bitti ripam con- 
structum, aedes prioris oppidi paulatim ex se ita corruerunt, 
ut nullffi amplius appareant, nisi'quaedam rusticales, in quibus 
coloni quidam cohabitant ; et ipsa plebana S .«^ì Martini Ecclesia,, 
quae non solum ab hominibus oppidi Morbinij, sed etiam 
omnium aliorum oppidorum atque pagorum, qui diversi sunt, 
eidem plebansB Ecclesiae subiectis, fuit intacta conservata, et 
necessitate urgente semper restaurata, ita ut ad hsec nostra 
tempora perdurarit. At iicet praedicta S.^^^ Martini plebana 
Ecclesia fuerit semper conservata et admodum devotionis 
gratia ab incolis visitata, nihilominus ob nimiam ab Ecclesia 
prsedicta oppidi Morbinij distantiam, cuius causa nimirum 
grave erat rectori et incolis periculosum prò administratione 
sacramentorum, curarunt Morbinienses de licentia et consensu 
^s.peS5 Arsitoli prsBdicti R.di Abbatis S.cti Abundij àliam prò parochia sedificari 
Cortiij.^'*' Ecclesiam in medio ipsius oppidi Morbinij, qu» prò admini- 
strandis s.^^^ sacramentis illis commoda esset, qu8e deinde 
annp Domini 1325 sub invocatione S.c*^^ Petri Apostoli extructa 
et prò parochia eiusdem oppidi Morbinij prò administrandis 
sacramentis designata est, ita tamen, ut, qui rector esset ple- 
banae S.^^ Martini Ecclesise, foret etiam parocus novae paro- 
chialis S.cti Petri Ecclesiae, in qua sola prò commoditate rectoris 
et populi Sacrosanta asservaretur Eucharistia et baptisterium, 
ibique munia exercerentur parochialia, hac tamen conditione, 
ut in praedicti S.ct» Martini Ecclesia, non solum in solemnita- 
tibus eius templi dedicationis et patrocinij, verum etiam in 
dominica palmarum ac certìs alijs festis divina decantarentur, 
necnon et quibusdam diebus ferialibus praescriptis missa 
legeretur, quod ad hoc usque tempus est custoditum; cuius 
curam habet parocus Morbiniensis, qui propterea, tanquam 
rector eiusdem Ecclesiae S.c^^ Martini, colligit omnes redditus 
ipsius Ecclesiae. Quod animadvertentes a etiam liorum oppi- 



dorum atque pagorum homines praedìctse S.c^ì Martini plebanae 
Ecclesi8B subiecti, qui graviorem patiebantur ob maiorem ipso- 
rum distantiam in accipiendis sacramentis incommoditatem, 
procurarunt et ipsi in suis oppidis et pagis novas extrui 
Ecclesìas, in quibus et sacrum fìeret, et ipsis sacramenta 
administrarentur, uti inferius locis suis explicabitur diflfusius. 

Item in- praedicta Sancti Petri Ecclesia est 
SS. lacobi et Philippi fundatum ac dotatum a familia de Ubertis. 

Item aliacapella(SS.c^i)Io:BaptistsBetEvangelist8B dicata, saceiium ss. jo: 
a faraiilia de Pigotijs erecta atque dotata, cuius beneficiatus est **""'*• 
r. pbr. Io: Baptista Paravicinus parocus eiusdem loci (*). 



Sacellum Saeellam SS. Idrobi 
et Philippi eiuidi?ni 
S. Petri EcdlflAln. 



(1) Morbegno, sitaato anticameate nella località a mattina detta di S. Mar- 
tino, era cinto di mara e guardato da due castelli. Pare che questa borgata abbia 
tratto il suo nome a morbis, dalle malattie, cioè, che V infestavano, causa Turni- 
dorè e Paria malsana che esalava dalle paludi, da cui era d'ogni intorno cir- 
condata, e che costrinsero gli abitanti, già fin dai primi tempi, a trasferirsi 
più in alto e vicino alla valle del Bitto, come accenna anche il Ninguarda in 
questi Atti di Visita. Da circa quarant'anni, essendosi scavato all'Adda, lungo 
la catena a mezzodì nelle vicinanze di Ardenno, un nuovo alveo diritto, in cui 
8* è rinserrata, per mezzo di robusti argini, il piano, bonificato, divenne fertile 
e Taria saluberrima. Il Comune, fin da remotissimi tempi, era composto da 
Nobili, Cittadini e Vicini, ed oltre le fucine, ossiano magli di rame e ferro, vi 
era pure una fornace per la fabbrica di vetri. (Istrom, rogai, da Majno Castello 
Notckjo, il i8 e i9 febbr, i57i). La (Chiesa di Morbegno era già alla plebana di 
Ardenno subordinata (Quadrio, voi. S% dissert. Il, pag. 39); ma al principio del 
tredicesimo secolo, vogliosa di esimersi da ogni soggezione, gittandosi sotto 
Tabate di S. Abondio, cominciò all'ombra di tal tutela a fare da so stessa. 
L'antica parrocchiale era la chiesa di S. Martino, di cui si fa menzione ancora 
nella Bolla d' Innocenzo III pontefice, a favore della badia di S. Abondio di 

Como nel 1208 « ubi Ecclesia Sancii Martini in MorMnio cum omnibtis 

pertinentifs suis, ecc. » (Tatti, dee. II, fol. MS, n. 69, ed in fine fol. 897). Ma la 
chiesa era assai più antica, dicendola il Ninguarda nel 1589 « ante septingentos 
et ultra annos constructa », il che ci farebbe risalire al IX, o tutt' al più ai 
primi anni del X secolo. Al pastore beneficiale d'essa chiesa spettava già la 
ragione di approvare, instituire, confermare gli altri beneficiati e cappellani, 
che venivano eletti nella borgata, per averne il possesso, il che si ricava da 
più istromenti citati da Giacinto Fontana, diligentissimo archivista, nella sua 
pregevole operetta dal titolo : Br&oe relazione della Chiesa e Comune di Mor- 
begno; in Como, presso Giambattista Peri stampatore vescovile, MDCCXLVIII. 
Al detto pastore beneficiale spettava pure la decima, non solo nel territorio e 
Comune di Morbegno, ma anche nel territorio di Albaredo di dentro e di fuori. 
La prima notizia che si ha dei pastori beneficiali di Morbegno risale aRomerio 
Castello Argegno, vivente nel 1340. Nel 1478 fu eletto curato di Morbegno Gio- 
vanni Morone di Lecco, il quale, col mezzo del vescovo di Como, procurò l'ere- 
zione di quella cura in arcipretura ; ma la Comunità di Morbegno si oppose, 
ed ottenuta dal pontefice Giulio II la delegazione nel canonico della cattedrale 
di Como, Benedetto di San Benedetto, per la rivocazione d'esso titolo d'arcipre- 
tura, si per non essere stata eretta dal pontefice, ad quem solum novoB dignir 
tatis erectio competit, si anche per non avere redditus suppetentes Archi- 
presbytero, neo EcolesioB Collegiatce, come dalla sentenza {Istr. di sentenza 
roga^. dal sig, RatTaele de Oumis Notaio di Como i4 Dicembre i506)y fu poi 
da esso delegato apostolico annullata detta erezione d'arcìpretura nell'anno 1506, 



— 260 — 

Moni pieuui. Item prope praedictam S.^ti Petri Ecclesiam est Mons Pie- 

tatis a duodecìm hominibus ìpsius communitatis gubernatus 



e restituita la chiesa e cura di Morbegno nel suo pristino stato. Cosi continua- 
rono i beneficiali di Morbegno a denominarsi curati fino a Bartolomeo Fontana, 
che prese il possesso di quella cura nel 1591. Costui, essendosi Tanno 15d4 portato 
a Roma, ove già era stato studente nel Collegio Germanico, ottenne che yenisse 
insignita e decorata la sua chiesa e cura del titolo di archi presbiterale e cano- 
nicale, come si ricava dalla Bolla di Clemente vili in data 4 luglio 1594, pub- 
blicata per esteso dal Fontana (pag. 15-17 opera citata). Questa novità Aon fu 
bene accetta ai borghigiani, e r arciprete, vedendosi suscitata contro una 
grande rivoluzione, dopo lunga e dispendiosa lite, rinunziò nel pretorio di 
Morbegno ai 16 di giugno, e nella curia di Como ai 7 luglio del 1595, ed attesa 
la detta rinuncia dei 16 di giugno, si venne dal Comune di Morbegno alla 
nomina del curato Lodovico Malagucino, il quale, con giuramento, promise di 
non servirsi del titolo di arciprete, a tenore della Bolla, ma di procurarne la 
rivocazione, ed indi ne prese possesso, in cui continuò fino alla morte, occorsa 
in settembre del 1615. Alessio Schenardo gli fu sostituito. Ma essendosi nel 1629 
portato alla visita di Morbegno il vescovo Lazzaro Carafino, ordinò alla 
Comunità di Morbegno che accettasse la Bolla di Clemente Vili, il che otte- 
nuto, dallo stesso vescovo fu confermato il medesimo parroco Alessio Sche- 
nardo in arciprete, ed i tre cappellani addetti alla cura in canonici, e dopo 
d'allora furono sempre chiamati arcipreti e canonici fino al giorno d*oggi. 
Fu accresciuto in seguito il numero dei canonici, e nel 1673 fu instituita la 
residenza quotidiana, cosicché al tempo deirarchivista Fontana vi si trovavano 
fino a sedici canonici di residenza quotidiana, compreso Tarciprete e quattro 
canonici di residenza festiva. Dopo la soppressione del capitolo, avvenuta 
nel 1811, restarono il solo arciprete con alcuni coadiutori titolari, i quali in 
faccia al foro ecclesiastico ritengono ancora i diritti e le prerogative canoni- 
cali ; sonvi pure alcuni che rivendicarono dal Demanio benefici di famiglia, e 
sono detti canonici, ma non risiedono. 

Il Ninguarda, come sopra ho detto, assegna al S. Martino di Morbegno 
il IX o tutV al più i primi anni del X secolo, come epoca approssimativa del suo 
inalzamento, e certo questa chiesa è anteriore al 1000. Nel S. Martino infatti, 
come in altre chiese della stessa età, trovo le finestre lunghe, strette, stringen- 
tisi a modo di feritoia, con una strombatura affatto semplice, di carattere 
primitivo; indizio questo di un'alta antichità; sapendosi appunto come i mo- 
numenti i più semplici nel loro complesso e sobrii nelle loro linee architet- 
toniche nei loro ornati, siano quelli che rimontano a più veneranda vetustà. 
Vero è che, molti mutamenti essendovi stali introdotti in diverse epoche, senza 
che si avesse riguardo airarohitettonica bellezza di questo monumento, poco 
o nulla conserva della primitiva struttura. È tuttavia a tre navate, air esterno 
non ha gli archetti in alto, né porta alcun fregio in terra cotta né d'altro genere. 
La cappella dell'altare maggiore fu tutta dipinta nel XVI secolo, leggendosi 
Tanno 1575 sopra la finestra. Nella sagristia esiste un quadro rappresentante 
il martirio di S. Stefano, colla scritta Gio. Pietro Gnocchi Milanese. Costui, se 
mal non mi appongo, avanzò nella sceltezza e nel buon gusto il maestro Aurelio 
Luini. Il quadro però venne restaurato, e porta erroneamente la data 1421, 
mentre ciò non può essere, poiché il Gnocchi era ancor vivente nel 15^; ma 
si conosce che la data fu scritta dal restauratore, il quale trovando sul quadro 
un 1591 scritto alTantica, ignaro della storia, credette bene interpretarlo per 
un 1421, e scrisse dopo aver ripassato la firma, che per il tempo era divenuta 
sbiadita, con una tinta più forte. NelT interno della chiesa havvi la seguente 
inscrizione, che mi venne favorita, con altre notizie riguardanti le chiese di 
Morbegno, dal bravo giovane Felice Guglielmo Damiani, alla cui gentilezza 
debbo anche se ho potuto consultare la pregevole quanto rara operetta de 
Fontana e alcune pergamene: 



- 261 — 

cuius conservatores sunt r. curatus et praesidens^^monasterìj 
S.c^ Antonij ordinis S.^^i Dominici (*). 

Item in praedicto Morbinij oppido fuit ante annos septua- bccks.jo:bjifuiì». 
ginta a qnodam pio sacerdote Ruschonorum familiae a3di6cari 
incoBpta alia Ecclesia et valde amplior in honorem et titulum 
S.cti Ioannis Baptistae, cui, e vivis decedens , annuos redditus 
prò quotidiana missa celebranda, integrumque aureum para- 
mentum prò cantanda missa ac calices quosdam argenteos 
deauratos, atque pulchrum sculptum cenaculum dominicum 
cum diversis alijs ornatibus reliquit; quam deinde Ecclesiam 



D. 0. M. 
Et D. Martino Episcopo Turonensi 
Ecclesiaìn hano ab ortu parochialem iam a nostroe salutis anno milesimo 
extantem e signis in formam crucis interius exteriìisque a rcgionis fide dignis 
senioribtis perspectis et per incuriam deletis consecratam fuisse ceque puta- 
ììatur propterea Rev. D. Simon Franzonus V. Oen. Cap. S. Comensis EccL eiiLs 
anniversariam prossumptoe dedicationis memoriam celebrandam continuo 
dominica lIJulii decreto indixit loquente monumento anni i7i0 Julij a D. Can, 
Joanne Matthia Fontana Not. ap. cBdito, 

Templum hoc iam p. alfb. S. Abundij Com. suMectum anno i208 elevatum est 
inMorbinii parcBtiale cum iure parroco addioto instituendi benefltiales eiv^dem 
eeclesicB ut ex Bulla Innocenti^ III memorata a Pi Tatti in annalibus Comi. 
Non dubium huiu^ S, Templi diu parochialls et sucessive comparochialis 
vetustissimum peculiarem cultum in levamen etiam a/nimarum purga/ntium 
incolce Morbinij et extercs gentes in spiritu religionis et pietatis excolite. 

Ridottosi il popolo di Morbegno ad abitare vicino al Ditto, anche la par- 
rocchia fu trasferita dalla chiesa di S. Martino ad altra, situata nel mezzo 
della terra già detta dei SS. Pietro e Paolo, che fu in seguito dalla Comunità 
di Morbegno concessa alla Compagnia del SS. Sacramento. In quanto alla 
costruzione di questa chiesa, pare che il Ninguarda sia caduto in errore, poiché 
da un' inscrizione posta in una lapide antichissima che ancora si conserva in 
detta chiesa, si legge la data del 1337 e non del 1325. L' inscrizione è la seguente : 
Univerfis et singulis Chris ti fldelibus patefiat, quod de anno Domini i5S7, indi- 
tione quinta, die Dominico quintodecimo mensis Septembris ad laudem Dei, et 
BeatcB Virginis Marias ac totiu^ Coelestis Curios prossens Ecclesia constructa, 
et oedi/lcata est per me Jacobum dictum Presbyterum Romerium natum quon- 
dam D. Girardi de Cartello Argenii Canonicum Ecclesiarum Sancti Stephani 
de Intelvo, et Sanotoe Euphemioe de Insula atque Bene/lcialem Sanoti Martini 
de Morbinio Cumensis Dicecesis ad honorem Beatorum Petri et Pauli Aposto- 
lorum, sub quorum nomine, et vocabulo prostata Ecclesia cedi/lcata est, ecc. 
Postea vero millesimo tercentesimo quadragesimo primo die septimo mensis 
Octobris auotoritate lurisperiti viri D. Ioannis de Sesto, Reverendi Patris 
D. Bonifacii de MutiTia Episcopi Cumarum Vicarii, Frater Fra/nciscus Bisu- 
ciensis EpiscopiLs dictam Ecclesiam cum tribus altaribus consecravit, ecc. — 
Un'altra lapide più piccola, deiranno 1350, è nella chiesa sul sepolcro che per 
sé vi aveva elevato il detto sacerdote Romerio. L'una e l'altra lapide è riportata 
per intero dal Fontana a pag. 26-28 dell'opera citata. Buona è l'architettura 
interna di questa chiesa, e non senza pregio è la pala dell'altare. 

(1) Il Monte di Pietà di Morbegno fu fondato l'anno 1543; le sue regole e 
statuti furono poi approvati e confermati da Gio. Ambrogio Torriani vescovo 
di Como Tanno 1668 (v. libro segnato A del Monte di Pietà di Morbegno, nel 
principio d'esso dal foglio 1 al foglio 3, dove sta descritta l'approvazione fatta 
ai 4 di maggio del 



— 262 — 

Morbinìj communitas multis expensis complevit, atque adhibitis 
organis pulcherrime ornavit 

Deinde, cum ante annos vigintì DD. Rheti ad instantiam 

cuiusdam nobilis foemin® RhetsB haereticaB ibidem cuidaiu 

nobili viro Thomse de Guarinonibus nuptae decrevissent, ut 

una supradictarum duarum Ecclesiarum lutheranis applica- 

''r*oShi* lu •b'E<Ei" rotur, Morbinienses coacti DD.'^is suis obedire, consultius iudi- 

S. Petri ab hure- , ... « »• * . ^ . . j ■» , . 

E^cuTT^Ba*?"*- ^r^'^* ^sse, sibi novam S.cti Joannis Baptist» Ecclesiam, 
*"'*' tanquam magis eis convenientem propter maiorem ipsius ampli- 

tudinem et populi capacitatem, necnon et ejus pulchritudinem, 
qua altera yalde excellit, reservandam esse, et antiquam cum 
magno tamen omnium merore et fletu haereticis relinquendam; 
itaque, transportatis omnibus S.^" petri ornamentis ad Eccle- 
si^m S.c^ Jo: Baptistae, translata quoque est, auctoritate Rev.^ì 
bonse memoriae Episcopi Comensis D. Jo: Antonij Vlpij, ad 
eandem Ecclesiam tota cura parochialìs cum tabernaculo 
S,ctfie ac Ven.iis Eucharistiae et baptisterio, in qua ab eo tempore 
usque nunc seraper fuerunt SS.^ta Sacramenta ad ministrata. 
'^SoSm^ssfTa^M Itera translata quoque sunt ab Ecclesia praedicta S.c" Petri 

BapuTitter*'^*''^' sacellum beneficiatum SS. lacobi et Philippi ad hanc ipsam 
Ecclesiam S.^^^ Io: Baptistae cum omnibus sibi pertinenti bus, 
cuius beneficiatus est pbr. Vincentius de Castello Argenij 
Morbiniensis; et sacellum SS. Io: Baptistae et EvarigelistaB (*). 



(1) L'aDtica chiesa di S. Oio. Battista, che, daUa descrizione del Ningaarda^ 
doveva pur esser vasta e sontuosa, ora più non esiste, ma fu atterrata e Tarea 
già occupata da quella, fa parte dell'attuale piazza, che adorna la nuova col- 
legiata, parimenti dedicata al precursore, e che per la sua magnificenza e 
grandezza può ben dirsi la prima della diocesi di Como, dopo la cattedrale, 
aio. Battista Castello Sannazzaro, preso possesso deirarcipretura di Morbegno, 
ai 14 d'aprile del 1680, come delegato dalla curia vescovile di Como, pose la 
prima pietra della chiesa nuova, disegnata da farsi verso settentrione della 
vecchia chiesa, contribuendo «sso a tale fabbrica generose elemosine. (Istr. 
rogat. dal sig. Giacinto Fontana notaio di Morbegno, 14 aprile 1080). La chiesa 
fu benedetta ai 17 di giugno del 1714 (Istr. rog. dal signor canonico Gio. 
Mattia Fontana notaio apostolico di Morbegno, li 17 giugno 1714).. La facciata 
fu compiuta nel r779, leggendosi una tal data in alto della medesima all'esterno, 
e fu consacrata ai S4 di giugno del 1780, come dal cartello posto pure nella 
facciata un poco più in basso: 

Christo Deo et 
Precursori 
MDCCLXXX 
Le quali cose tutte risultano pur anco da una iscrizione che si legge 
su di una parete interna del tempio, cosi concepita: 



— 263 — 

Item in ea parte oppidi Morbinij, quae ultra Bitti pontem ^ì^^^ij^^S^ìi^. 
consistit, quae ad instar suburbij potest nuncupari, fuit ante 
annos sexaginta alia sub invocatione S.c^i Rochi incoepta 
ffidìficarì Ecclesia, at nunquam ad finem perducta, quinimo 



Templum hoc an. i680 incoatum usquead 
baptisterij sacellum assiduo annor, opificio productum anno i7i4 benedictum 
ad integram demum elegantioremformam insigni fidelium liberalitate redactum 
iUus. et rev. D. Joes Bapt, Mugiasca epis. comens. solemni ritu consecravit 
anno il 80 die 24 Junij. 

Et festum Dominica prima septembris annuatim celebravi 
insiituit. 

Ciò posto, vogliono alcani (t. Guida della Valtellina ^ ecc. del Club 
Alpino Italiano sezione valtelUnese, pag. 113 e 173, Sondrio, stab. A. Moro, ecc. 1884» 
e Carlo A. Mor: Sunto Corograflco-Storioo della Valtellina, pag. 28, Sondrio' 
A. Moro, 1888) che la chiesa venisse edificata sui disegni di Pietro Ligari, valente 
architetto e pittore sondriese; ma il fatto d'aver posto Tarciprete Sannazzaro 
la prima pietra nel 1680, e d'essere stata la chiesa benedetta ai 17 di giugno 
del 1714, il che indica, ciò che del resto appare anche dalla iscrizione surriferita 
che la fabbrica era già condotta a perfezione nelle sue linee generali fino alla 
cappella del battistero, contradice a costoro, essendo il Ligari nato a Sondrio 
nel 1686, non solo, ma avendo sempre dimorato lontano dalla patria, a Roma 
cioè, Venezia e Milano fino all'anno 1722. Ignoto adunque è Tarchitetto, e dei 
Ligari non è se non il disegno della facciata, nò egli potè condurla a perfe- 
zione, essendo morto nel 1752. Chiunque però ne sia l'autore, il tempio è note- 
vole per l'architettura semplice e grandiosa. È a croce greca con nove altari, 
arricchiti di pregevoli lavori. Nel coro sono alcuni a freschi di non poco pregio, 
opera del sopra detto Ligari dal 1733 al 1739. La cappella del crocifisso, che è 
la prima a destra partendo dalPaltar maggiore, fu dipinta dai Gassina di Pede- 
sina, portava già una pala rappresentante una Pietà, opera di molta estima- 
zione e capolavoro ad olio del Ligari, sotto vi si legge Petrus Ligarius ping. il 39 ; 
alcuni anni or sono, volendosi pulire dalla polvere, fu da un inesperto artista 
guastata, per cui difficile sarebbe il ridurla allo stato primiero, e tolta dall'altare, 
è ora in un ripostiglio quasi tra i ferravecchi. La cappella dello Spirito Santo, . 
già dei Parravicino, dipinta pure a fresco dal Cassina, porta una pala rappre- 
sentante la discesa dello Spirito Santo, opera del Ligari, colla data del 1733, 
lavoro che non ismentisce la fama dell'autore. Ai lati dell'altare son due 
gran quadri del secolo XVI ; la Trasfigurazione r uno, l' altro la Vergine con 
alcuni Santi e Sante, porta la seguente scritta: Jos, Petrus Homodeus - 
Tiranensis pingebat - iS96. Le statue di S. Antonio Abate e di S. Pio V, che 
adornano l'altare, vi furono portate dalla chiesa di S. Antonio in principio di 
questo secolo. La cappella di S. Filippo Neri fu dipinta nel 1872]dal Gavazzeni, 
Q l'altare ha una pala d' ignoto autore,, rappresentante il Santo ai piedi della 
Vergine, lavoro che forse è il migliore della collegiata. Segue il battistero. 
Buono è il quadro laterale nella cappella di S. Domenico, che è di fronte al 
battistero. La cappella di S. Michele, già dei Cotta, fu tutta dipinta a fresco 
dal suUodato Ligari, del quale sono pure i due quadri laterali fatti ad olio, 
mentre la pala dell'altare è di Pietro Maggi di Milano, discepolo dell'Abbiati, 
e che al dir del Lanzi non pareggiò nell' indole il maestro e lo avanzò nella 
fretta. La cappella della Madonna del Carmine fu dipinta da Giacomo Parra- 
vicino di Caspano, detto volgarmente il Giannolo; quella di S. Giuseppe ha 
degli affreschi del Ligari. L'agnello sovrastante alla porta d'entrata prova 
l'abilità in plastica di Giovan Pietro Romegialli, quantunque, andato in depe- 
rimento, sia poi stato malissimo accomodato. 



- 264 — 



Eool. 8. Antonij Ab- 
batis cam insigni 
monasterio ordialB 
preodloatoram. 



EcoK AsBamptionii 
B. Virglnis Mari» 
et S. LaurentiJ. 



potius derelicta, ita ut inter Ecclesias ibidem consistentes con- 
numerari non potest (*). 

Item extra ipsum Morbinij oppidum, in itinere versus 
prsedictam S.cti Martini Ecclesiam, adest immediate S.®** An- 
tonij Abbatis ampia et admodum pulchra Ecclesia ordinis 
fratrum praedicatorum, qui annexum habent pulcherrimum 
et satis amplum monasterium, in quo alias yiginti quinque et 
ultra sustentabantur eius ordinis religiosi, et nunc ob cala- 
mitosa tempora, quibus catholici praesertim religiosi in illis 
partibus ab hsereticis alijsque fictis catholicis opprimuntur, 
vix decem ali possunt (3). 

Item uno magno ictu bombardae, in eodem itinere versus 
S^ctum Martinum, est pulcherrima Ecclesia Assumptioni Beat™* 
Virg.is Marise et S.cto Laurentio dicata, optime ornata, cum 
annexo pulchro sacrario et altissima forti turri prò campanis, 
cui est etiam annexum pulchrum et amplum oratorium prò 
confratribus sodalitatis ipsius B. V. M. necnon domus prò 
curatore ipsius Ecclesiae, a qua alio ictu bombardae distat 



(1) La cappella o chiesetta di S. Maria e dei SS. Hocco e Sebastiano si 
cominciò a fabbricare nel 1479 (Estr. rog. dai signori Giovanni CasteUo Argegno, 
li 14 e 27 agosto 1479 - Gio : Mattia Foppa, 85 gennaio 1404, e Francesco Bali- 
cando, 25 gennaio 1497, tutti notai di Morbegno, presso Carlo Giacinto Fontana, 
opera citata) per voto in tempo di peste; in seguito T amministrazione di 
essa fu data ai PP. Domenicani. 

(2) La chiesa di S. Antonio e di s. Marta fu consacrata Panno 1401, e già 
fin d'allora vi si eleggevatdalla comunità di Morbegno il cappellano, in seguito 
fu data ai PP. Domenicani. Il convento annesso venne fondato nel 1457, nel 
qual convento visse e nel 1485 mori il B. Andrea da Peschiera; vi soggiornò 
pure, quando era inquisitore a Como, Michele Ghislieri, divenuto poi papa Pio V. 
Ammirabile è la lunetta a fresco sopra la porta della soppressa chiesa del 
convento. È opera del celebre Gaudenzio Ferrari, eseguita verso il 1457, per 
commissione di Francesco Ninguarda che fu poi vicario della Valtellina dal 1555 
al 1557. Essa rappresenta Tadorazioue dei Magi con vari angeli, di bei volti e 
in attitudine leggiadre. Ma V incuria, Y insipienza degli uomini la danneggia- 
rono assai, e i colori hanno adesso molto patito per le ingiurie del tempo. 
Neir interno della vecchia chiesa, che ora serve di magazzino, le pareti erano 
lodevolmente dipinte da Fermo Stella, scolaro del Ferrari sopradetto ; ma circa 
mezzo secolo fa, per un devoto e poco avvertito divisamento, affine di sottrarle 
alla profanazione, disparvero sotto una generale imbiancatura. Non sono molti 
anni venne con rara intelligenza tolta V imbiancatura a parte della parete, e 
fu posto a nudo un affresco bellissimo rappresentante il martirio di S. Caterina. 
Nella sagristia vi ha un Cristo Crocifisso del quattrocento. Sono pure della 
scuola del Ferrari due dipinti che si ammirano nel primo chiostro del vecchio 
convento dei Domenicani, sito nella parte orientale della borgata, ove da alcuni 
anni ha comoda sede una compagnia alpina. Il lavoro architettonico sulla 
porta della chiesa è del cinquecento. 



- 265 — 

supradicta S.^tì Martini Ecclesia; et proprium habet sacella- 
num pbrm. Ioan. Antonium Philipponum Morbiniensem. 

Item in eadem S.ct» Mariae Ecclesia est capella S.c^i Lau- ^^il^ur^*^"' 
rentij a familia de Guarinonibus dotata, cuius beneficiatus est 
pnedictus pbr. Io: Antonina Philipponus (*). 



(1) La chiesa di Maria Assunta e di S. Lorenzo, a croce greca, è sita fuori 
di Morbegno, a destra della strada provinciale per Sondrio, un pò* prima di 
arrivare a S. Martino. Il Fontana (opera citata, pag. 30) la dice assai antica, 
e tale è veramente, perciocché si ritrova che S. Bernardino da Siena aveva in 
essa instituita la Compagnia di Maria Vergine delle Grazie, detta dei Battuti, e 
Leone X papa vari indulti aveva conceduti, confermati di poi da Adriano VL 
Visitandola io, non è molto tempo, in un cassabanco, apertomi dal sacrista, 
trovai fra le altre una pergamena che merita qui d'essere riportata, e perchè 
contiene una leggenda assai graziosa di un miracolo che si vuole avvenuto nella 
chiesa di S. Lorenzo in Roma, e perchè ci dà la data dell'evezione della chiesa 
dell'Assunta e di S. Lorenzo in Morbegno, che si presenta d'un cosi puro gusto 
bramantesco tanto tempo prima che Bramante venisse fra noi. — La detta 
pergamena comincia così: 

« Alexander servus servorum Dei ». 
carta II': 

« Rome in ecclesia sancti Laurent^ ubi corpus est conditum fuit quidam 
monachus mire sanctitatis et devoto contemplationis qui erat sacrista ecclesie 
predicte et prò devotione omni nocte antequam matutinum pulsaret cum spi- 
ritualibus oratibnibus omnia aitarla predicte ecclesie visitabat 

« Cum autem quarta feria de mense Augusti more solito altaria plus solito 
•visitaret et perveniret ad altare maius et ibi vigilans et adorans devote per- 
sisteret vidit oculis apertis virum grandevum mire reverentie splendidis 
vestibus sacerdotalibus ad missam celebrandam ornatum et preparatum vidit 
etiam diaconum et subdiaconum et alios ministros necessarios omnes paratos 
ad solemnia celebranda vidit et pulcherrimam sotietatem militum religiosarum 
dominarum et aliarum personarum circumstantium in prefata solemnitate — 
Predictus autem monachus totus de tali ac tam mirabilli visione stupefactus 

— Cum reverentia dixit diacono — Domine qui estis vos qui ad tantam et talem 
Bolemnitatem parati estis — Qui respondit — Ille qui est sacerdotalibus indutus 
est beatus petrus — Ego autem Laurentius sum qui tali die silicet quarta qua 
dominus noster Jesus Christus prò nostra salute proditus et morte comdem- 
natus fuit prò eius amore et catholice fide! defensione dura sustinui supplitia 
et ideo in memoria mei martirij hodie ad hec solemnia celebranda convenimus 
ut vides. — Subdiaconus est sanctus Stefanus prothomartir — Alij autem mini- 
stri sunt angeli paradisi — Còteri autem sunt apostoli — Martires — Conies- 
sores et SS. Virgines — qui omnes Hodie in die martinj mei me honorare volue- 
runt — Et ad hoc ut ista mea solemnitas conctis mortalibus sit nota atque 
devota eam volui Jibi monstrare et per te toto orbi notificare — Tu igitur 
snmo mane ad sumum pontificem perges eique mei parte dices quatenus una 
cum clero suo hodie ad ecclesiam istam accedat et solemnia celebret — Indul- 
gentiamque perpetuo valiturani secundum discretionem' suam popuUo largiatur 

— Respondit sacrista — domine — sumus pontifex et alij hec audientes non cre- 
dent michi — placeat igitur sanctitati vostre dare michi aliquod signum quod 
possim estendere in huius testimonìum visionis — Tunc sanctus Laurentius 
dedit ei cingulum quod erat ipse preclnctus — Predictus autem sacrista tunc 
gaudio repletus ad capitulum mox pulsavit de quo abbas et monaci plurimum 
admirantes capitulum intraverunt — Quibusque omnibus sacrista visionem 
suam retulit et cingulum ostendit — Abbas autem et monaci illius sanctitatem 
cognoBcentes ei flrmiter crediderunt — Facto autem mane abbas cum omnibus 
monacis ad sumu m po ntificem cito pergerunt eique visionem per ordinem 
trealenint — Oui sumus pontifex ajidiens et dictis auditum prebens de concilio 



— 266 — 



Rector autem Ecclesise plebanae S.ct» Martini, parocusque 
Eccl66Ì8B parochialis Morbiniensis S.^^^ì Ioannis Baptistae est 
r. sac. theol. doctor D. Io: Baptista Paravicinus a Caspano; 
cui etiam inserviunt, praeter supradictos beneflciatos duos, 
pbr. Stephanus della Plancia dioecesis Arelateni organista. 



cardinaUum una cum eis cepit ire verBus ecclesiam predìctam Bancti Laurentg 

— Et cum irent quidam defunctus ad ecclesiam ferebatur — Volens autem 
papa aperiri utrum es&et verum de visione et de ciò ^ulo fecit deponi feretram 

— EffuBsa oratione ad deum et ad beatum Laurentium posuit cingulnm super 
defunctum qui mox a mortuis resurexit — Quod videns papa et qui cum eo 
erant grandi cum devotione ad prefatam ecclesiam sancti Laurentij properant 

— Ibique divinis sacramentis celebrafls omnibus vere penitentibus et confessìs 
^ ecclesiam illam omnesque alias in toto orbe terrarum ad honorem et nomen 
sancti Laurentij sunt constituta — omni quarta feria devote visitantibus — 
quatuor annorum — et totidem quadragesium tribuit Indulgentiam perpetuo 
valituram — Et de hoc estat privilegium — Rome in ecclesia sancti Laurentij 

— Deo gratias — Amen. 

« Ob rogatum domini phillpi Franchorum Regis — Bonifatius papa sextus 
concessit duomilia annorum Indulgentie omnibus dicentibus devote orationem 
sequentem inter ellevationem corporis Christi et tertium agnus dei. 
MCCCCXVriI. Oremus. 

« Domine Jesu Christe qui hanc sacratissimam carnem de gloriosissime 
Virginis Marie utero assumpsisti et pretiosum sanguinem tuum de sacratis- 
Simo latere tuo prò salute humani generis in ara crucis effudisti et iterum 
veuturus es judicare vivos et mortuos in eadem carne libera nos per hoc sacrum 
et sanctum corpus tuum quod modo in altare traotatur ab omnibus immun- 
ditijs mentis et corporis et ab universis malis et periculis nunc eiin perpetuum 

— Amen. 

« MCCCCXVin — Infrascripta sunt nomina Reliquiarum largitarum per 
Nobillem dominam Francischam uxorem Nobillis viri domini Jacobini de Jseo 
Capitane! Vallistelline ponendarum in quadam ecclesia nuper ad honorem dei 
et sancte Marie ac sancti et gloriossi martiris-Laurentij incepta in comuni et 
territorio de Morbegnio ubi dicitur ad Crosetam — ex industria venerabillis et 
honesti viri domini presbiteri — Bernardi de Ubertis de Vallesaxina — Benefit 
tialis et Rectoris ecclesie sancti Martini de Morbegnio et qùamplurium aliarum 
bonarum personarum habitantium in ipso Comuni. 

Nomina reliquiarum sunt heo videlicet 



Imprimis de tigno sancte crucis 

De capillis Virginis Marie 

De veste sancti Jacobi 

De reliquijs santi Carpofori martiris 

De reliquijs sancti Proiecti martiris 

De reliquijs sancti Theodori 

De cader leto sancti Ambrosia 

De reliquijs sancte helisaàeth regine 

De reliquijs sancti Lu^ce 

De reliquijs sancti Simonis confessoris 

De reliquijs sancti Antonij martiris , 

De reliquijs sancti Bartholomei 

De reliquijs sanctorum Faìistini et 

Solite 
De reliquijs sancte Ursulle 
De reliquijs sanntarum Virginum 
De terra sancta montis oliveti ect. ubi 

est sepulcrum Christi 



De reliquijs sancte Cristine virginis 
De reliquijs sancte Asterie tHrginis 
De'reliquijs sanctorum Simonis et Jude 
De reliquijs sancii Fabiani pape 
De reliquijs sancti Felicis pape et 

martiris 
De reliquijs sancti Martini confessoris 
De reliquijs sancti Jacobi martiris 
De dalmatica sancti Ambrosij 
De reliquijs sancti Dionisij pape * 
De spongia operata ad eolligendum 

martirum sanguinem 
De reliquijs sancti Vigilij 
De reliquijs . . . presbiteri confessoris 

et ma/rtiris 
De reliquijs sancte Agate virginis 
De reliquijs duorum aliorum saneto- 
^rum quorum nomina non sunt nota 



— 267 — 

et pbr. Alexander Bàlbianus ac Thonxas Zoyus clericus, ambo 
Morbinienses, necnon et quidam conventualis minorità f. Clau- 
dius Muzanus. de Laude, qui etiam fungitur munere magistri 
scholse, qui deinde discessit, in cuius locum ab illis hominibus 
sumptus est alius minorità de observantia £ Luduicus de Bia 

« Memoria indalgeotiarum concessarum visitantibufi ecclesias hediflcatas 
sub vocabullo sancti Laurentg per sammos pontiflces videlicet in quolibet 
fasto sancti Laurentij anoorum septem et quadragenas septem indulgentie — 
Memoria Indalgentiaram conceaaaram celebrantibua offitium batutorum seu 
disbipline et omnibus stantibus quando celebratur dictum offitium ac omnibus 
porìgentibus et dantibus auxilium et favorem ipsis tale offitium cellebrantibus — 
Imprimis annorum LXIIIJ quadragenarum trium et dierum XV indulgentie 
concesse per sumos pontiflces — arohiepiscopos et episcopos — Item quadra- 
genarum trium annorum concessarum per dominum nostrum fratrem Anto- 

nium de Turchon episcopura Cumi (véscovo dal 1409 al 1420) et duorum 

— Item sunt participes omnium bonorum que sunt celebrata in quibusque 
monasterijs et societatibus dicti offltij ». 

Il Ninguarda, quantunque faccia menzione di questa chiesa e la dica bel- 
lissima e dedicata air Assunzione di Maria Vergine ed a 8. Lorenzo, nulla 
scrive intorno all'anno in cui venne edificata; il Fontana si limita a dirla assai 
antica, e perciò io ritengo importantissima la sovresposta pergamena, che 
ne chiarisce come intorno al 1418 se ne incominciasse la costruzione, e ne fa 
testimonianza come fino da queirepoca cosi remota Farchitettura fra noi avesse 
fatto tanto rapidi progressi. La chiesa però venne ampliata intorno al 1500, 
come si ricava da un^altra pergamena che contiene Fatto della consacrazione 
della stessa, avvenuta nel 1506, che qui sotto espongo per intero: 

« Matheus Lulmus Dei ed Apostolice sedis gratia Episcopus Laudicensis. 
~ Omnibus et singulis Ghristi fidelUbus utriusque sezus salutem in Domino 
sempiternam. Gupientes quedam ecclesia olim sancti Laurentij martiris nunc 
ampliata et per nos hodie consecrata sub vocabulo et honore gloriosissime dei 
genitricis virgiais Marie loci morbegnij Cumane dioecesis congruis ut convenit 
frequentetur honoribus et devotione in ead'em venia imploretur peccatorum quo 
ex hoc Christifideles uberioris gratie dono sereffici conspexerint De omnipotentis 
Dei misericordia et Beatomm Petrl et Pauli apostolorum eius auctoritate Bea- 
tique Abundij civitatis et dioecesis Cumane patroni meritis et precibus con- 
fidentes omnibus et singulis Christi fidelUbus utriusque sexus vere penitentibus 
et confessis quibuscumque diebus nativi tatis passionis resurectionis et ascen- 
sionis domini nostri Jesu Christi et nativitatis purificationis annunciationis et 
assumptionis gloriosissime genitricis virginis Marie et passionis sancti Lau- 
rentij singulorumque sanctorum in quorum reverentia in eadem ecclesia 
sunt aitarla constructa atque primarum dominicarum cuiuslibet mensis eocle- 
siam huiusmodi sancte Marie alias sancti Laurentij dicti loci Morbegng devote 
vixitaverint et ipsi manus prò eius manutentione adiutrices porrexerint singulis 
diebus premissorum quibus id fecerint quadraginta dies de iniunctis eis peni- 
nitentijs misericorditer in domino relaxamus valituris presentibus perpetuis 
futuris temporibus. In quorum testimonium presentes fieri iussimus et sigilli 
nostri infrascripti quo utimur appensione muniri. 

« Datum Morbegnij predicti anno a Nativitate domini millesimo quingen- 
tesimo sexto die secundo Augusti nona indictione ». 

Né solo da questa carta di consacrazione appare che venisse ampliata la 
chiesa di S. Lorenzo e dedicata air Assunzione della Madonna, ma anche da 
un'altra pergamena del 1500, in cui si contengono le disposizioni testamentarie 
di un Bertramo de Ouarinoni di Morbegno, si allude a questo ampliamento. 
Comincia il detto testamento colle parole: 

« In nomine Domini Amen. Anno a Nativitate ipsius millesimo quingen-» 
tesimo indictipne quarta die dominicho vigesimo nono mensis Novembris in 



— 268 — 

provintiae Mediolanensis. Hoc autem Morbiniense oppidum 
continet focaria circiter quadringenta, animas vero ultra 
2500 omnes catholicas, exceptis quatuor fratribu8> Hercule me- 
dico, Cornelio, Vincentio et Rudolpho filijs quondam cuiusdam 
Thomse de Guarinonibus mariti quondam supradictae mulieris 



nocte sequenti circa horam secundam noctis. Quoniam si non esset introdncta 
testamentornm solemnitas plenimqae contingeret quod bona decedentium 
intestatorum seu ab intestato ad indignos et immeri tos devolverentup et per- 
▼enirent et qui digni et meriti essent ab eorum comoditate excluderentur, qnod 
penitus tam divini tus quam humanitus absurdum et inconveniens esset idcircho 
dilectus vir ser Bertramus f. q. ser Tedoldi de Ouarinonibus habitator Mor- 
benij, ecc., hoc suam presens testamentum . . . fecil et condidit in banc modam 
et prottt infriC. Yidelizet, ecc., ». Fra le altre disposizioni si leggono queste : 
« Sepulturam vero cadaveris sui sibi ellegit et elegit in Ecclesia sancti Lau- 
rentij de Morbenio seu in Ecclesia domine sancte Marie juxta ecclesiam 
sancti Laurentij de Morbenio ». E più sotto: « Item predictus Bertramus testator 
dotando et dotare volendo et volens cum et sub conditione et lege et modo 
infrascripto altare seu capellam domine sancte Marie fnndate luxta ecclesiam 
sancti Laurent^ de Morbenio seu in ecclesia nuper constructa per scholares 
seu disciplinos venerabillis schole seu societatis seu congregationis appellate 
Disciplinorum de Morbenio domine sancte Marie juxta ipsam ecclesiam 
sancti Laurentg ubi flunt miracula et ubi confluunt innumere gentes », ecc. 

Ma torse più che alla totale ricostruzione della chiesa preesistente di S. Lo- 
renzo, si riferiscono queste parole ad un ampliamento della stessa e alla nuova 
edificazione della cappella della B. V. Anche sulla bellissima porta in vivo, con 
fregi di ottimo stile e candelabri in bassorilievo, e' è Tanno 1517, scritto all'antica ; 
ma io credo che questa data possa riferirsi solamente alla costruzione di questa 
porta. Del resto, comunque sia, questa è, certo, una delle più belle chiese del rina- 
scimento, e qualora la facciata in alto fosse compiuta in consonanza colla base 
e colla porta, sarebbe la migliore per purezza di stile fra tutte le altre di Val- 
tellina. L'interno ò tutto dipinto da* diversi artisti, dei quali alcuni sono degni 
di speciale menzione. Bella è la gloria di S. Bernardino da Siena e di S. Lorenzo 
di O. Pietro Romegialli, nato in Morbegno nel 1739, il quale dipinse pur anco 
la vòlta sopra l'organo. Il coro e la cappella laterale della Madonna sono dei 
Cassina, che vi dipinsero nel 1077; la cupola e l'altare di S. Anna sono di due 
ignoti artisti. La chiesa era già stata dapprima dipinta nel XVI secolo. Di tali 
pitture rimangono le lunette sulle pareti laterali, che rammentano il fare luinesco, 
ed alcune teste, non ò molto, scoperte all'altare laterale della Madonna^ sotto 
le quali si legge Jos Andeas Pinxit, e forse vanno attribuite al celebre Andrea 
milanese, che è stato confuso da un annotatore del Vasari con Andrea Salai, e 
riscosse plauso dallo Zanetti per una bella tavola a Murano fatta nel 1495, e 
sembra che studiasse in Venezia. L'ancona dell'altare è opera pregevole 
del secolo XVI. Entrando in chiesa, a sinistra si vede un quadro appena 
abbozzato rappresentante la Natività della Vergine ; è ritenuto del Luino. La 
tavola delta Vergine Assunta posta sopra la porta laterale a sinistra di chi 
entra, ò ritenuta del Quercino o del Sassoferrato. Buono è pure un quadro 
barocco rappresentante la Natività di Gesù, d' ignoto autore, posto presso l'aitar 
maggiore. Di Antonio Candì ni è una grandiosa tela rappresentante l' Annun- 
ciazione di Maria Vergine. Un angelo di vaghe movenze e dal volto composto 
a soave sorriso è in atto d'annunciare alla Vergine ciò che Dio ha disposto di 
lei. Questa, che, genuflessa, è tutta assorta nella preghiera, rivolge umile lo 
sguardo al celeste inviato, e par gli risponda: Ecco VanceUa del Signore, Il tutto 
è dipinto con una grazia veramente angelica. Che sia questa tela opera del 
Cancliui, ne fa indubbia fede l'iscrizione che vi si legge sotto: 
Avtonius Canclini — Burmiensis Pingebat — i585. 



— 269 — 

Rhetse haBreticae, a qua in ipsa haeresi fuerunt educati, quorum 
ultimus, post mortem utriusque parentis, ad fidem catholicam 
est conversus. Item lacobus Ourtallus cum uxore. Praeter istos 
autem sunt adhuc nonnulli hsaresi infecti ex diversis alijs 
regionibus eo securitatis causa redacti, quorum principales 
sunt : Julius Sadoletus Mutinensis cum uxore Julia et novera 
fllijs et una femella, Bernardus Passaiottus de Arzegnana 
dioBcesis Vicentin©, Petrus Georgius de Alexandria Lombar- 
disd sartor, Ioannes Baptista Moschonus de Polesmo dioecesis 
Adriae, Franciscus Rapa de Mussio, Paulus Benedusius de 



Erra perciò il Quadrio scrivendo che il Canclini fioriva intorno al 1500. Due 
altri quadri, rappresentanti Tuno S. Gioachino visitato dalT Angelo, T altro 
rincontro di Anna e Gioachino, portano la scritta: 

Joannes Ferrarius — Augitstcmus — pingebat 4585, 

La chiesa poi è ricca d'altri quadri del cinquecènto e del seicento. 

A compimento di quanto di Morbegno e delle sue chiese ho detto in questa 
e nelle precedenti note che si riTeriscono a quella borgata, aggiungo che la 
chiesa di S. Francesco in Morbegno dei pp. Cappuccini fu edificata Tanno 1624, 
e fu consacrata Tanno 1638 dal Caraflno. Nel fabbricato del soppresso convento, 
non molti anni sono, venne costrutto un comodo teatro. Le monache claustrali 
con la regola di S. Agostino, sotto il titolo della Presentazione di Maria Ver- 
gine, di cui fu fondatrice suor Maria Margherita Fontana con suor Domenica 
Passamonti, furono dichiarate religiose nel 1664, e poi claustrali coi quattro voti 
dal vescovo Ambrogio Torrianl nel 1675. 

Oggigiorno in Morbegno vi sono le seguenti congregazioni religiose: 
Suore della carità per Tassistenza degli ammalati nello spedale; Suore della 
carità delT Istituto Capitanio per T istruzione della gioventù. Le chiese, oltre 
le sunnominate, sono: la Presentazione, oggi profanata; la Madonna del 
Petacco, antichissima ed in molta venerazione, a Pedemonte ; la B. V. delle 
Grazie, detta volgarmente la Madonna dei Pasqualini; gli Angeli Custodi, e 
da ultimo un oratorio in casa Melzi. Morbegno ha poi un arco trionfale eretto 
in onore ai caduti per T indipendenza. 

Ebbero i natali in Morbegno: il nostro Feliciano Ninguarda, uno dei più 
dotti vescovi di cui si glorir la Cattedra di S. Abondio ; Giovan Pietro Rome- 
gialli, pittore, padre di Giuseppe lo storico ; Matteo Olmo, vescovo difLaodicea; 
Tomaso Nani, che viene annoverato fra i più chiari legisti della feconda 
epoca cisalpina, fu tra i compilatori del Codice e tenne cattedra alT Univer- 
sità di Pavia. Alberto de Simoni di Bormio, grande giureconsulto, ebbe sepol- 
tura nel camposanto di Morbegno, ove una lapide modesta, troppo modesta 
per vero dire, fra tanto diluviare di monumenti, ne lo ricorda. Ebbe final- 
mente i natali in Morbegno Carlo Giacinto Fontana, instancabile cultore 
delle patrie memorie. Costui, non badando a spese e a fatiche, non rispar- 
miando sacrifizi d*ogni fatta, riuscì a raccogliere, per proprio suo studio 
e diletto, una quantità di scritture e documenti d' interesse storico, nonché 
giovevoli per la tutela di pubblici e privati diritti. Con essi potè creare in 
patria un archivio assai ragguardevole, si per la copia che per T importanza 
dei documenti che conteneva in numero di circa 1500 volumi. L'archivio Fon- 
tana, morto il suo autore, andò a poco a poco sperperandosi, con gravissimo 
danno della storia e dei pubblici' e privati interessi. E fu ancora fortuna sa 
una parte soltanto delle fatiche di questo benemerito quanto modesto operaio 
della storia della Valtellina potè essere sottratta alla dispersione e posta in . 
salvo nelTArcivio Notarile di Sondrio. 



— 270 — 

Grabedona, et Ioannes Antonius Curtus pariter de Grabedona, 
omnes tres Lacus Gumani, quorum ultimus iam paratus est 
redire ad poenitentiam.Aderat quoque alius Àurelius Muschonus 
de Polesmo dicBcesis AdriaB, frater supradicti Joannis Baptistae 
Muschoni, qui observatis observandis abiuravtt in manibus 
Episcopi tempore visitationis. Praedicti vero haeretici alunt 
expensis tamen communitatis proprium praedicantem haere- 
ticum, quo munere fungitur nunc quidam Girardus Pedemon- 
tanus de Fussano ab ordine Benedictinorum apostata. 

1. Item in monte supra Morbi nium, in itinere versus Ber- 
gomensium ditionem, est pagus la Valle nuncupatus, focariorum 
quadraginta omnium catholicorum, duobus milliaribus Mor- 
binio distans, ubi est Ecclesia vìcecurata S.^ti Matthaei Apo- 
stoli, cuius rector est per modum provisionis quidam pbr. 
Melchior de Apiano dioecesis Mediolanensis (0* 
Pagi u Valla 2. Item a sinistris dicti pagi medio milliari est alius pagus 
quadraginta quinque focariorum omnium catholicorum nomine 
Arzo, in quo alia est Ecclesia S.^^^ Joannis Baptistse, praedictae 
Vallis Ecclesiae unita. Et prope est vicus sex focariorum 
catholicorum Tertusei nuncupatus, supradictae Ecclesi» pariter 
subiectus; et a dextris dicti pagi Vallis non procul est alius 
pagus Campum Erbolum nuncupatus, focariorum circiter tri- 
ginta praedictae Ecclesiae S.^^» Matthaei pariter subiectus (2). 



(1) La chiesa di S. Matteo di valle detta Albareda di Ftwri, Comuoe di 
Morbegno, fu eretta circa ranno 1400 e consacrata nell'anno 1437, come risalta 
dairarcbiyio parrocchiale. Nel 1480 fu dichiarata parrocchiale, sottraendosi alla 
matrice di Morbegno (Istr. rog. da Pietro Poppa, notaio di Morbegno quondam 
Guarisco, li ottobre 1480), ed è di nomina comunitativa. Fu per ben due secoli 
matrice anche della chiesa parrocchiale di S. Giovanni d'Arzo. La detta chiesa 
di Valle fu ampliata in seguito e restaurata e nuovamente consacrata l*anno 1793 
da mons. Rovelli. Ha tre altari : r aitar maggiore, ' un altro sotto il titolo di 
S. Orsola, ed un terzo dedicato alla Beata Vergine del Rosario. Questi altari 
furono consacrati nello stesso giorno della consacrazione della chiesa. Possiede 
alcuni quadri, tra i quali meritano menzione tre: Tuno raffigurante S. Orsola, 
portato da Livorno Tanno 1030; r altro che rappresenta la gloria dei Santi, 
dipinto ranno 1548; un terzo S. Matteo apostolo ed evangelista. Esiste' nel ter* 
ritorio della parrocchia un piccolo oratorio, sotto il titolo dei SS. Fabiano e 
Sebastiano, in cui, sebbene restaurato Tanno 1875, è più d'un secolo che non 
si celebra. I registri parrocchiali cominciano dal 1619. 

(2) La chiesa parrocchiale d'Arzo, di patronato comunitativo, sotto il 
titolo di S. Giovanni Battista, venne eretta Tanno 1605 ai 25 di gennaio, consa- 
crata nel 16^ ai 12 di giugno, come risulta da una memoria che trovasi nel- 
Tarchivio della parrocchia di Valle, dalla quale venne separata. I registri par- 
rocchiali cominciano dal 1605. 



— 271 — 



1. Item in eodem monte ultra praedictum Campum Erbolum p*«^ Aiuwai. 
uno milliari, distat alias pagus focariorum sexagìnta omnium 
catholicorum Albaredum nuncupatus, ubi alia est vicecurata 
Ecclesia S.«to Rocho dicata, cuius rectorem agit per modum 
provisionem quidam pbr. Jo: Baptista Quadrius Peranda 
Morbiniensis (*). 

1. Item e regione dicti pagi Albaredi, in altieri tamen monte, 

est pagus ali US Berna nuncupatus, focariorum circiter centum Pagi eemae. 
omnium catholicorum, in quo est Ecclesia vicecurata S.^^^i Bar- 
tholomsei Apostoli, cuius vicerectorem agit per modum pro- 
visionis quidam pbr. Veronensis D. Matthaeus Zimaldus. 

2. Item in eodem pago alia est Ecclesia D. Rocho dicata, in 
qua fieri solet sacrum prima dominica cuiuslibet mensis. Hi ne 
deinde ascenduntur montes Bergomenses (s). 

Ultra supradictum flumen Bitti, ascendendo ad tria mil- s«oia mreriorif. 
Ilaria est supradictum pagum Sachi Inferioris, ubi est Ecclesia 
S.cto Antonio dicata. Fuit Ecclesia S.c^i Martini incorporata, 
sed anno 1458 die 21 Martij fuit separata (3). 



{l)*La chiesa di Albaredo di Dentro, sotto il titoloni S. Rocco adi S. Seba- 
stiano, venne edificata nel 1250, e, giusta un'antica pergamena, che conservasi 
nell'archivio parrocchiale, venne consacrata da mons. Bernardino Vacca vescovo 
A^calonense e coadiutore di Antonio Trivulzio vescovo di Como, nel giorno 
'(era giovedì) S5 novembre- dell'anno 1489. Nel 1563 si sottrasse alla chiesa di 
Morbegno e fu eretta in parrocchia. (Istr. rog.-da Giovanni Curtone, notaio di 
Morbegno, li 17 aprile 1583), ed è di nomina comunitativa. Nel territorio della 
parrocchia hawi un' altra chiesa, dedicata alla B. V. delle Grazie. I registri 
datano dall'anno 1668 e sono completi. 

(2) La parrocchiale di Berna, intitolata a S. Bartolomeo, si sottrasse dalla 
spirituale giurisdizione di Morbegno nel 1386 per la prima volta, ed indi a pieno 
nel 1453 (Istr. rog. da Bartoiino Castello Argegno 28 aprile, 26 maggio e 4 novem- 
bre 1386, da Abondio Gaifasso 11 novembre 1389 e 11 novembre 1390, da Giacomo 
Castello Argegno 15 febbraio e I marzo 1417, tutti notai di Morbegno; da Giovanni 
de Zobii, notaio vescovile di Como, 18 maggio 1453, da Gio : Luigi Cossogna, 
notaio di Morbegno, 3 febbraio 1467 e 14 luglio 1474, in cui, oltre la separazione, 
si contengono anche le spese per la visita del vescovo di Como). La chiesa è 
consacrata, ma s' ignora il tempo e il nome del vescovo consacratore ; se ne 
celebra tuttavia l'anniversaria commemorazione la seconda domenica di set- 
tembre. È volta all'oriente, ha un'unica nave abbastanza ampia. Nel territorio 
della parrocchia esiste un solo oratorio. 

(3) Ita parrocchiale di Sacco di Sotto, che era intitolata a S. Antonio, si 
divise anch' essa, ad esempio delle altre, dalla matrice di Morbegno, Tanno 1458. 
(Istr. rog. da Guidosio Castello Argegno, notaio di Mprbegno, li 21 marzo 1458). 
Oggigiorno Sacco di Sotto sono chiamate alcune piccole frazioni che si trovano 
sotto la strada che conduce verso Gerola; ma la chiesa parrocchiale di S. Antonio 
è scomparsa. Doveva essere però nelle vicinstnze del casolare detto Campione, 
ove ancora oggigiorno si scorgono le vestigia ed i ruderi di molte abitazioni. 
A qual cagione si debba attribuire questa scomparsa 1' ignoro,;poichò gli archivi 
stessi, a tacer delle cronache, non ce ne lasciarono quasi nessuna notizia. 



— 272 — 

In planìtie vero, ascendendo ad dextram per Vallemtel- 
linam, est ad pedem montis aliud oppidum Talamona nnncu- 
patum, a pleblana S.cti Martini Ecclesia uno milliari cum 
dimidìo distans, focariorum ducentorum et ulti*a, qnod 
cum quibusdam alijs pagis communitati Talamonae pradictae 
S.<^^i Martini Ecclesiae suberat, quemadmodum et oppidum Mor- 
binij. At propter incommoditatem et difflcultatem, quam homi- 
nes Talamonse patiebantur in audiendo sacro et susci piendis 
S.<^^iB Ecclesia^ Sacramentis, praesertim ex eo quod S.^^ Martini 
rector se ad novum Morbinij oppidum transtulisset, curarunt 
sibi Ecclesiam in suo Talamon» oppido construi; quo elegan- 
tissime constructa, et optime ornata, atque sub titulo ac in 
^wfSjhSiuESL Jionorem Nativitatis Beat m» Virginis Mari» consecrata et suf- 
rto £mu[*'^' ficienter dotata, obtinuerunt a RJ^<^ Episcopo Gumano ut Ecclesia 
Talamon» separaretur a dieta Ecclesia plebana S.^^ Martini, 
et ita in parochialem Ecclesiam erigeretur, quod executioni 
demandatum fuitanno Domini 1375. His tamen adhibitis condi- 
tionibus, ut curatus Ecclesi» Talamonse teneretur in festo 
Ss^ Mscrtini et eius templi consecratione, necnon et Sabbato 
Sancto Divinis interesse et cum alijs cantare. Deinde ipsemet 
Talamonae parocus teneretur rectorem S.^ti Martini invitare ad 
vesperas et missam solemnitatis ipsius Nativitatis Beat™» Vir- 
ginis Mai:i»» necnon ad sepelienda fldelium corpora et ad 
celebrandas defunctorum exequias, vel alia prò ipsis mortuis 
officia facienda eum vocare cogetur, si alio indigeret sacer- 
dote. Deinde ut communitas Talamonae teneretur quotannis 
. solvere praedicto paroco S.cti Martini libr. viginti quinque in 
honorem D. Martini, prout latius constat ex instrumento seiva- 
rationis praedictae, rogato per Martinolum de Susanis cancel- 
larium et scribam Curiae Episcopalis Comi. Deinde eadem Tala- 
monae communitas successu temporis illam Ecclesiam valde 
amplam non solum imaginibus et picturis, verum etiam oma- 
mentis et calicibus et huius generis alijs ita exornavit, ut in 
tota Yalletellina paucae similes reperiantur ; et quia communitas 
Talamonae praeter ipsum oppidum, sub se comprehendat etiam 
diversos alios pagos, singulorum separatim flet mentio. Corpus 
enim ipsius oppidi Talamonae facit circiter focaria ducenta 



— 273 — 

omnia catholica, excepto medico Hercule de Guarinonibus 
MorbÌDÌensi, de quo supra. 

Parocus vero istius Ecclesia est r. pbr. Anselmus Bardeus 
ex ipso oppido Talamonse oriundus, qui tenetur proprium 
alere capellanum, in cuìus servitio nunc commoratur quidam 
minorità de observantia fr. Hieronymus Pisentius de Bram- 
billa dioBcesis Bergomensis, adest quoque alius capellanus 
pbr. lacobus Mositius de eodem oppido Talamonse. 

1. Item medio milliari ultra praedictum oppidum Tala- viei serterij. 
mon» est pagus Serterium nuncupatus focariorum circiter 
quinquaginta omnium catholicorum, in quo est Ecclesia 
S.c^i Hieronymi consecrata et aliqualiter dotata. 

1. Item tribus fere millìaribus in monte de Prsemana est vioi Pmmane. 
Ecclesia D. Georgij cum pago sub nomine eius Sancii nun- 
cupato, qui facit circiter quadraginta focaria, sed bine inde 
sparsa, et praedicta ipsius Ecclesia est consecrata et in festo 
ipsius ab omnibus vicinis oppidis et pagis cum processione 
visitata, et nuper a quodam pio viro Talamonensi est in 
eadem Ecclesia extructum in bonorem S.^^ Laurentij sacel- 
lum bene et eleganter ornatum, atque nonnuUis pulcbris para- 
mentis et calice argenteo deaurato annuisque proventibus 
dotatum. Qui proventus sunt 32 delia vini, starla misturae 25 
et butiri librse sex magnsB, quibus fundator alios proventus 
cum domo adderò decrevit, ita ut proprius ibidem sustentari 
possit sacellanus cum obligatione celebrandi quatuor missas 
in septimana, et nunc inservit per modum provisionis prse- 
dictse Talamonae capellanus pbr. lacobus Mositius de Talamona. 

Item ascendendo per Vallemtellinam, supra pagum Ser- 
terij uno magno milliari, est ad pedem mentis pagus de 
}4imabia nuncupatus, qui facit focaria circiter quindecim, sed 
sparsa, quse subsunt, ut alia, prsedictae Talamonse Ecclesi8e(0. 



(1) In occasione cbe alla plebana di Ardenno si sottrasse Morbegno, altre 
parrocchia seco traendo, vennero poi subordinate alla sua giurisdizione. Una 
di esse fu la chiesa di Talamona, intitolata a S. Maria, la quale, divisasi dalla 
predetta nel 1375 e 1376 (Istr. rogati da Martinolo de* Susaoi notaio vescovile 
di Como, 14 agosto 1375, e da Oioannolo Castello Argegno notaio di Morbegno, 
11 maggio 1376) fu, neiranno 1629, dal vescovo Lazzaro Carafino decorata 
del titolo di prepositura (B» Jnstr. rog, per Petrum AtUonium Foccarum 
81 xbris i629). In seguito, da Clemente XIII sommo pontefice, fu dichiarata 

Roeo, Sior, - Voi. II. 18 



— 274 — 

Pagi Campi. 1, it^ni in alio monto, supra oppidum Talamonao tribus 
milliaribus, est alius pagus, Campum nuncupatus, focariorum 
nonaginta omnium catholicorum, in quo est Ecclesia vico- 
curata S.cto Angustino dicata, cuius viceparocus est D. Aure- 
lius Insula de Campo ex Insula Ilvse dioBcesis Massse et Popu- 
lonifiB iurisdictionis Senarum, cum licentia sui ordinarij (*). 
1. Item ultra prsBdictum pagum Campi duobus alijs mil- 
liaribus, est alius pagus, Tartan um nuncupatus, focariorum 
sexagintaquinque omnium catholicorum, in quo est Ecclesia 
vicecurata S.*^^^ Barnabse dicata, cuius vicecuratum agit quidam 
minorità conventualis cum licentia suorum superi orum, fr. 
Caesar de Puteolo dioecesis Mediolanensis. 

Pagi Taruni. 2. Itom ultra prasdictum Tartani pagum, uno milliari cum 
dimidio, est vicus, de Sparavera nuncupatus, paucorum tamen 
focariorum, ubi alia reperi tur Ecclesia D. Antonio Abbati 
dicata, in qua aliud etiam extat baptisterium, quod cum in 
usu non sit, omnino est amovendum; ultra hanc vero Eccle* 



archipresbiterale con collegiata, ed ora è capo del vicariato detto del sao nome, 
ed ò riconosciuta quale matrice dalle chiese parrocchiali di S. Agostino di 
Campo e di S. Barnaba di Tartano. La chiesa ha sei altari, intitolati alla 
6. V. Nascente, al Crocifisso, alla B. V. del Rosario, a S. Rocco, a S. Antonio, 
alla ss. Trinità. Possiede due affreschi di pregio, probabilmente della scuola 
del Luini, rappresentanti ambedue la B. V. col Bambino. La chiesa fu consa- 
crata dal vescovo Lazzaro Caraflno, ma se ne ignora Tanno preciso. Da una 
lapide esistente in fondo alla chiesa si ricava che mons. Francesco Bonesana 
vescovo di Como trasportò il giorno della dedicazione annua alla prima dome- 
nica dopo Tettava delT Epifania. Esistono nel circuito della parrocchia altri sei 
oratori comunali ed uno privato. I comunali sono intitolati a 8. Carlo, S. Ber- 
nardo, S. Gerolamo a Serterio, S. Giorgio a Premano, S. Gregorio, e S. Giuseppe 
che serve per le ufficiature della Confraternita del SS. Sacramento. L^oratorio 
privato è intitolato a S. Domenico ed è di padronato Giaponi. 

(1) Una stradicciuola, partendo da Talamona, passa il torrente Tartano & 
S. Bernardo e di là, inoltrandosi nella valle, giunge al villaggio di Campo, 
donde si apre una bella vista sul lago di Como ; quindi, proseguendo, entra in 
una stretta gola, finché a Tartano (800 m.) la vallata si apre e si biparte in due 
valli minori. La chiesa di Campo, intitolata a S. Agostino, in occasione che 
Talamona, nel 1S75, si sottrasse alla matrice di Ardenno, si staccò anch* essa 
e formò dapprima una sola parrocchia con quest'ultima terra, in seguito fece 
vice-parrocchia da sé, ed ebbe il titolo di parrocchiale dal vescovo Pietro 
Carsana con decreto del 17 novembre 1836. Non si sa quando la chiesa sia stata 
eretta, ma si ha cognizione della sua esistenza già sul principiare del secolo XVI ; 
fu consacrata nel 15S1, ma in causa dei generali ristauri eseguitivi nel secolo 
passato, non se ne celebra più Tannuale commemorazione. Ha cinque altari, 
possiede dipinti a fresco recenti, fatti dal valente pittore Gavazzeno di Tala- 
mona. V* è la chiesa figliale di s. Giovanni Battista al Dosso di Sotto, lontana 
venti minuti dalla parrocchiale. La parrocchia è di nomina popolare, ed ba 
presentemente una popolazione di 753 abitante 



i 



— 275 — 

Siam et vicum est mona, quo dividitur hsec regio a ditione 
Bergomensi Q). 

Supradicti autem omnes pagi ad communìtatem Talamon» 
tam in spiritualibus quam in temporalibus pertinent, itaque 
hsec TalamonsB communitas continere videtur iuxta computum 
factum ultra quatuor millia animarum omnium catholicarum, 
excepto praedicto medico extero. Et licet supradicti duo pagi 
ultimi proprios habeant vicecuratos, ipsi tamen tenentur 
TalamonaB curatum annuo censu recognoscere, et in feste et de- 
dicatone parochialis Ecclesiae S.<^^ Marise obligantur utrisque 
vesperis et summo officio interesse, et ipse parocus tenetur in 
fosti vitatibus et dèdicationibus praedictarum vicecuratarum 
Ecclesiarum illas visitare, et divinis officijs praeesse. 



(1) La chiesa di Tarlano, di nomina comunitativa eotto il titolo di S. Bar- 
naba, od immemorerìHli fu eretta in vice-parrocchia, con tatti i diritti parroc- 
chiali, ed il titolo di parrocchiale Tebbe per decreto del 17 novembre 1886 dal 
vescovo Pietro Carsana. L'attuale chiesa fu edificata nel 1550 circa, restaurata 
nel 1664 e poi ampliata di molto nel 1874, consacrata nel 1624. Ha tre altari, 
solo muniti della pietra sacra. Le statue della Madonna del Carmine e di 
S. Barnaba sono opere pregevoli d^arte. Meritano anche menzione i recenti 
lavori d' intaglio alPaltar maggiore, le due orchestre, i due pulpiti, i due altari 
minori di bellissimi marmi, ma più di proposito quello del Carmin», cinti testò 
di nuove balaustrate marmoree di Carrara. La vòlta della chiesa è tutta isto- 
riata delle gesta del sommo pontefice Pio IX; Tergano è opera di Giovanni 
Manzoni di Bergamo. Oltre alla parrocchiale, vi sono le seguenti chiese: S. An- 
tonio in Sparavera, lontana circa un* ora ed un quarto dalla terra, con due 
altari. Era Tantica vice-parrocchia, e pare che in tempi remotissimi, come si 
raccoglie da alcuni documenti esistenti neir archivio parrocchiale, dipendesse 
da Yalleve bergamasco ; fu di recente restaurata, nel tutto insieme piace, ma 
nulla ha che di proposito meriti un cenno. — La chiesa della Piana, dedicata alla 
B. V. del Rosario, lontana una mezz' ora dalla parrocchiale. Presentemente ap- 
partiene al signor Giacomo Brisa, però, per documento di fondazione e volontà 
dell'attuale possessore, è sempre aperta al culto com« oratorio pubblico, ad 
uso principalmente dei concorrenti dalla Vallunga. Questa chiesa fu edificata 
neiranno 1658 da Gio. Antonio Brisa e sua moglie. Ha tre altari, il maggiore 
di legno recentemente dorato,* gli altri due laterali di marmo. La parrocchia 
ha una popolazione di 850 abitanti. — I registri parrocchiali incominciano 
solo dal 1700. 



- 276 



EcCLESIi!ì PLEBIS PRìEPOSITURìC ArDENI, 

aUiE EST ULTIMA ASCENDENDO TERTIERIJ 

INFERIORIS VaLLISTELLINìE. 



Oppidum Ardeni, quod est ultra flumen AbduaB, distans 
ab aqua Clivij, ubi finitur plebis Olonij, quinque milliaribus, 
est ad pedem fere mentis, et quoad ipsius oppidi corpus est 
exiguum cum non contineat ultra quadraginta focaria, lieet 
ipsius communitas sub se vicosocto habeat, quorum sigillati m 

ArdéniEcoie^ajr». flet mentio. In ipso autem Ardeni oppido est praeposituralis 
renuo dicala. Ecclosia S.^to Laureutio dicata utcumque ornata, in qua licet 
sit praspositus, nullus tamen a memoria hominum fuit unquam 
visus ibidem canonicus. Et licet una sit praabenda canonicalis 
nuncupata, ipsius tamen annuos proventus, qui (ut aiunt) novem 
vel decem condiorum vini non excédunt, communitas ipsius 
oppidi coUigit et prò restauratione matricis Ecclesiae distri- 
buit, praepositus vero modernus est r. pbr. Vincentius Para- 
vicinus ibidem natus. 

Alia MtEeoiosia fere I^ fiue vero huìus oppidi ost alia Ecclesia fere diruta, 

dirnta* 

quam alias Olivarum appellabant. 

Pagi canaieri. 1. Itom ost pagus soxdecim focariorum, Ganaleri nuncu- 
patus, medio milliari a matrice distans, in quo est Ecclesia 
Sancti Antonij. 
pagiMatiai. 1* ^^^^ desceudeudo per planitiem versus aquam Clivij 
et Trahonam est alius pagus, Masinum nuncupatus, focario- 
rum circiter viginti, a matrice uno distans milliari, in quo 
alia est Ecclesia SS. Apostolis Petro et Paulo dicata. 
Pagi Ariiiij. 1. item ex alia parte alius est pagus, Arsitium nuncupatus, 

focariorum octo, a matrice uno distans milliari cum dimidio. 

Pagi sohenenn. 1. Item iu montc ost pagus quadraginta focariorum, Sche- 



- 2T7 — 

nense nuncupatus, a matrice duobus milliaribus, ubi alia est 
Ecclesia S.^^ Petro Apostolo dicata (0- 

1. Itera in ipso monte alius est pagus focariorum sexa- p*»* »^°«- 
ginta, Biolum fìuncupatus, duobus a matrice milliaribus cum 
dimidio distans, in quo est Ecclesia Assumptioni Beatissimse 
Virginia Marisa dicata («). 



(1) L'antichità di questa chiesa prepositurale, a 8. Lorenzo intitolata, e 
della sua collegiata, si fa manifesta da un istromento di collazione d'uno dei 
suoi canonicati fatto a Gio. Maria Parravicino di Caspano e rogato da Fran- 
cesco Parravicino notaio pur di Caspano agli 11 di luglio del 1497. Moltissime 
chiese erano ad essa dipendenti nel 1383 [ex Instr. Concila, rog. per Romeriolum 
de Castello Argenij not, 9 Decembris i36S, facii per communia Pleìrts Ardeiii) 
ed erano le chiese di Buglio, Gampoyico, Olivio (C it?o}, Dazio, Morbegno, Tala- 
mona colla valle del Tarlano ; e nella valle del Bitto, Albaredo e Berna colle 
loro rispettive contrade, molte delle quali si sono poi in parrocchie indipen- 
denti institnite, come abbiamo già in altre note veduto. Ma ridotta questa 
celebre terra, per le diverse vicende dèi tempi, quasi a desolazione ed a ster- 
minio, si sottrassero alia dipendenza di questa prepositura moltissime delle 
nominate chiese, e vi perdette anche per trascuranza i propri suoi privilegi. 
Quanto a questi, però, il vescovo Agostino Maria Neuroni ha rinnovato ad 
esso prevosto nel gennaio del 1748 la facoltà di portare il rocchetto, cappa- 
magna e ferula, come già prima aveva, ed oggi giorno la sua chiesa è capo 
della pieve e del vicariato che di Ardenno si nomina, e ha sotto la sua giu- 
risdizione spirituale le parrocchie d*Alfaedo in Comune di Forcola, Biolo, 
Bugilo e Forcola o Sirta. La chiesa è consacrata e si crede ai 5 di gennaio in cui 
se ne fa la commemorazione, se ne ignora r anno e il vescovo consacratore. 
Ha cinque altari, e due quadri laterali nel presbitero, abbastanza pregevoli, rap- 
presentanti Tuno la conversione di S. Paolo, V altro il primato di S. Pietro. 
Esiste un'ancona pregevolissima di legno intagliato e dorato con le statue di 
S. Lorenzo, della B. V. e dell' Eterno Padre, che venne lavorata, non si sa 
da qual valente artista, neiranno 1400 circa. Più ancora, nella cappella della 
Madonna si trova la sua statua grandiosa di legno intagliato e dorato ; altre 
statue di stucco, rappresentanti S. Gioachino, S. Anna,S. Giuseppe e S. Caterina, 
sono pregevoli. Oltre la chiesa parrocchiale, vi sono : L'oratorio dei confratelli 
del SS. Sacramento, sotto il titolo di S. Pasquale Baylon. Un bellissimo quadro, 
rappresentante lo stesso titolare, si dice del Guercino. — S. Francesco da Paola, 
di patronato Fagnani, con distinto quadro del titolare. — La B. Y. Immacolata, di 
patronato Guicciardi. — Una chiesa al Masino, dedicata a S. Pietro apostolo, 
di patronato comunitaUvo. — Alla Pioda, vice-parrocchia, dedicata a S. Got- 
tardo vescovo, di patronato comunitativo. — Altra chiesa a Piazza Lunga, dedi- 
cata a S. Abondio vescovo. Vi si trova un bellissimo quadro che rappresenta 
Gesù Cristo sulla croce, d' ignoto ma distintisBimo pennello. — S. Lucio papa. 
— S. Gio. Battista in Val Mala. — S. Sebastiano in Scheneno. — S. Antonio 
abate. — La Madonna del Buon Consiglio in Gaggio, coadiutoria titolare. ^ 
S. Giuseppe. — S. Rocco. — I registri parrocchiali cominciano dal 1691. 

(2) La chiesa di Biolo, sotto il titolo della B. V. Assunta, fu eretta in par- 
rocchia, separandola dalla matrice prepositurale di S. Lorenzo di Ardenno, 
il 9 giugno 1592 da mons. Feliciano Ni'nguarda, ed è di patronato comunita- 
tivo. La chiesa fu poi ampliata ed ornata nell'anno 1613 e consacrata ai 14 di gen- 
naio del 1614 dal vescovo Filippo Archinti. Oltre la chiesa parrocchiale, vi sono 
nel circuito della parrocchia due oratori, uno dei quali è attiguo alla chiesa 
ed è dedicato a S. Antonio di Padova, ha un solo altare ; V altro è dedicato a 
S. Rocco, ed ha esso pure un solo altare. I registri cominciano dal 1636, ma 
vi è una breve lacuna sulla fine del secolo passato. 



— 278 — 

Pagi pioda. 1. item in eo monte est alius pagus focariorum viginti- 
quinque, la Pioda nuncupatus, a matrice tribus distans mil- 
liaribus, ubi est Ecclesia S.c^ Gotardo dicata. 
Pagi puuw Long«. 1. Item in alio latore einsdem mentis est alius pagos 
sexaginta focariorum, Piazza Longa nuncupatus, duobus mil- 
liaribus a matrice distans, in quo alia est Ecclesia S.^^^ Abundio 
dicata. 

Pagi aaggij. i^ jt^m jjj altieri parte mentis est pagus, Gaggio nuncu- 

patus, focariorum vigintiquinque, quatuor milliaribus a ma- 
trice distans, in quo est Ecclesia Ss^ Rechi. 
AipMiret Eooieiio. 1. Item infra terminos matricis EcclesiaB du» aliaB sed 

alpestres reperiuntur EcclesisB inter se uno milliari distantesj 
quarum una in honorem S.cti Leonardi, et altera S.^ti Luti; 
Episcopi est aediflcata. 

In praedictis autem pagis, in quibus connumerantur 2500 
utriusque sexus personae et ultra, nulla reperitur haeresi 
infecta, et quia supradictorum pagorum Ecclesiae nullos prorsus 
habent annuos redditus, nuUam propterea habent missam, nisi 
praepositi Ardeni, aut eius sacellani, quem aliquando alit At 
nunc in visitatione, homines pagi Bioli ab Episcopo humiliter 
petierunt sibi proprium dari capellanum, quem suis expensis 
alere polliciti sunt, quod eis, attentis rationalibus causis, per 
eos adductis, concessum fuit, absque tamen praeiudicio eorum 
pastoris Ardeni praepositi (*). 
Vici s. Qregorij. Qitra Abduam ad litus ipsius fluminis est Ecclesia paro- 
chialis S.cti Gregorij, a quo nominatur adiacens vicus decem 
focariorum, a matrice Ardeni uno milliari distans, sub se con- 
tinens nonnuUos alios pagos; unum, Silveta nuncupatum, decem 
focariorum, duobus milliaribus ultra S.^tum Gregorium in iti- 
nere versus tertierium medium; necnon et sequentes cum 
infrascriptis Ecclesijs. 

Vici al Prato. 1. In primis in monte est Vicus, al Prato nuncupatus, 

octo focariorum, a S.eto Gregorio duobus milliaribus distans, 
in quo est Ecclesia Minuntiationi Beatissime Virginis Mariae 



(1) Quanto alle chiese di Piodat Piazza Lunga, Gaggio, ecc., vedasi la 
nota sotto Ardenno, verso la fine. 



— 279 — 

dicata, penes quam residet S.^tì Gregorij parocus propter pare- 
cianorum commoditatem (*). 

1. Item uno milliari cum dimidio supra prsedictum Prati vici aiw. 
pagum, ascendendo per viam montuosam et satis arduam, est 
alius Vicus, Alfai nuncupatus, focariorum sexdecim, in quo 
est Ecclesia S.^^ Gotardo dicata, quae pariter subest curae 
praedicti paroci S.^**» Gregorij, et sunt pareciani in toto cir- 
citer centumquinquaginta omnes catholici. Eorum vero pastor 
est per modum provisionis, propter penuriam presbyterorum 
laicorum, quidam religiosus carmelita fr. Eliseus de Pontolio 
dioBcesis Brixiensis, de licentia suorum superiorum (s). 

1. Ultra praedictum flumen Abduae, a sinistris oppidi Ardeni Pagi Datij. 
in monte, est oppidum octuaginta focariorum omnium catholi- 
corum, Datium nuncupatum, tribus milliaribus a matrice Ar- 
deni distans, ubi est parochialis Ecclesia S.^ti Provini Episcopi, 
cuius curam agit pbr. Carolus de Lupis ibidem oriundus (3). 



fi) Lasciata Talamona, sempre aUa sinistra deli* Adda, sotto il monte è 
il villaggio di Forcola o Sirta, da cui si diparte una strada, che, frammezzo a 
cupa e fantastica gola svolgentesi a spirale, conduce a Campo in Val di Tar- 
lano, e dove sorgeva un forte castello della famiglia Capitanei, possente nel 
medio evo in tutta la media Valtellina. La parrocchiale di questa terra, inti- 
tolata a S. Gregorio, si divise dalla prepositurale di Ardenno fino dal 1465, come 
consta da vari istromenti rogati da Pietro Poppa ai 23 di ottobre 1465, ai 
17 di febbraio del 1466, e da altri ancora citati dal Fontana (v. Morbegno e sue 
chiese). Ma sia che fosse stata semplicemente allora eretta in vice-cura, sia 
che qualche dipendenza pur avesse da Ardenno, nel 1821, ai 4 d* agosto, come 
si ricava da carte che si conservano neir archivio parrocchiale di Sirta, fu 
eretta in parrocchia indipendente, sotto il titolo dei SS. (Huseppe e Gregorio. 
L'antica chiesa fu abbandonata, e contiguo ad essa in questi ultimi anni, essendo 
economo spirituale della parrocchia il sac. Giuseppe Galbusera, se ne eresse 
un'altra grandiosa e magnifica con una vasta cupola nel mezzo. Ma essendosi 
voluto edificarla vasta e sontuosa, più che non richiedesse lo scarso numero (596) 
e la povertà dei terrieri, giace ora disadorna ed in parte anche incompiuta. 
Fu consacrata, ai 19 di novembre dell'anno 1893, da mons. vescovo Andrea Fer- 
rari, in occasione che trovavasi nel vicariato di Ardenno per la visita pastorale. 
Nel circuito della parrocchia vi sono due oratori, V uno detto di S. Gregorio, 
con tre altari, Taltro della Madonna della Neve, con un solo altare. I registri 
parrochiali cominciano dall'anno 1796. 

(2) Alfaedo, villaggio di circa 300 abitanti, forma anche oggigiorno un solo 
comune con Sirta, ma la sua chiesa, dal titolo di S. Gottardo, fu separata e 
dichiarata parrocchiale indipendente nel 1770, ed è di nomina comunitativa. 
La chiesa non è consacrata; ha tre altari, possiede un quadro del titolare di 
buon autore. 

(3) La parrocchiale di Dazio, intitolata a S. ì^rovino vescovo, benché si sia 
dalla prepositura di Ardenno smembrata, in certo qual modo dipendeva ancora 
da quella prepositurale, e il suo parroco era tenuto al servizio di detta chiesa 
nel giorno anniversario della consacrazione di essa e nel sabato santo, come 
consta da un istromento rogato da Antonio Carugo il 14 marzo 1470, e da 



— 280 — 

Bcei. campMtrif. item Gxtra praedictum oppidum est alia Ecclesia, sed cam- 
pestris, Sancto Antonio dicata. 
CiiNua. 1. Supra prsBdictum oppidum Datij uno milliari est insigne 
oppidum, Oaspanum nuncupatum, a plebana Ardeni quatuor 
milliaribus distans, in quo est parochialis Ecclesia SS^ Bai'- 
tholomaeo Apostolo dicata, cuius rectorem agit per modum 
provisionis pbr. Floramundus de Graecis de Mello, qui postea 
in parocum illius oppodi fuit confirmatus. Hoc autem Gaspani 
oppidum facit ducenta circiter focaria, quorum vigìntiquinque 
circiter sunt haBreticorum, alia vero catholicorum. Et cum 
haeretici illi proprium habeant concionatorem hjereticum olim 
capucinum ordinis S.c^ Francisci, fratrem Angelum Pedemon- 
tanum, nunc magrum (sic) angelum annorum fere nonaginta, 
qui ibidem hoc functus est hsereticali officio ultra quadraginta 
annos, et nullam habeant ibidem Ecclesiam prò illorum usu 
opportuno, obtinuerunt a Rhetis dominis, ut eorum prsedicator 
in Ecclesia parochiali suas conciones habeat, et alia munia 
haereticalia exerceat, in qua et catholicorum parocus, diversis 
tamen temporibus, sacrum facit et concionat, aliaque prò 
administrandis sacramentis peragit. Haeretici vero huius oppidi 
Gaspani sunt sequentes: D. Nicolaus Gapellus cum uxore et 
quinque fllijs; D. Baptista Gapellus, praedicti Nicolai nepos, 
cum uxore Bergomensi et quatuor fllijs et tribus filiabus; 
D. Gamilla Paravicina vidua, uxor quondam D. Pauli Gapelli, 
cum quinque fllijs et duabus flliabus, quarum maior natu est 
hoc anno nupta D. Ioanni Baptistae doctori fllio D. Guberti a 
Salicibus Vallistellinae Gubernatoris. Ipsa autem Gamilla degit 
Berbenij, et duo maiores filij Pranciscus et Paulus ^milius 
literis et haeresi incumbunt Basileae, et in vitinis locis. Item 



UQ altro rogato da Giambattista Parrayicino a* 5 di aprile del 1554. In seguito 
lu staccata definitiTamente da Ardenno e unita al vicariato di Traona, e si 
ritiene venisse eretta in parrocchia indipendente intorno airanno 1637, comin- 
ciando con quest' epoca i registri parrocchiali. Ora ha il titolo di prepositura 
noncupativa ed è di collazione popolare. Dair inscrizione riferibile alla consa- 
crazione, scolpita in pietra nella parrocchiale, al di sopra della porta maggiore, 
in parte guasta, pare sia stata consacrata nella prima domenica di marzo o di 
maggio del 1890 da mons. vescovo diocesano e cardinale Carlo Ciceri dal titolo 
di S. Agostino, in occasione di visita pastorale; Tanniversaria commemorazione 
venne in quella occasione stabilita per la domenica seconda d' ottobre. Ha 
cinque altari, oltre l'aitar maggiore. - Sono in paese quattro chiese figliali : la 
Madonna nel cuor della terra, S. Anna, S. Croce e la B. V. del Buon Consiglio. 



— 281 — 

quatuor filii et tres filia3 D. Bartholomsi Capelli defuncU. 
Item D. Ulixes Paravicinus cum uxore et unico Alio ac duabus 
filiabus. Item D. Franciscus Paravicinus cum uxore et unico 
filio ac quatuor filiabus. Item domìnus Claudius Paravicinus 
praedicti Francisci frater cum uxore sino liberis. Item D. Bar- 
tholomaeus Paravicinus praedictorum duorum fratrum conso- 
brinus, cum uxore et unico filio atque duabus filiabus. Item tres 
filij, et quatuor filiae quondam D. Vincent ij Paravicini della Dona 
nuncupati defuncti, quorum tamen unusYiennsa miraculose fere 
est ad fidem conversus et prò viribus pugnat prò defensione fldei 
catholicae. Item istorum patruus D. Baptista Paravicinus della 
Dona nuncupatus I. U. doctor cum uxore sine liberis. Item 
quatuor fili» quondam D. Ioannis Andrene Paravicini della 
Dona nuncupati defuncti fratris olim supradìctorum duorum, 
quarum tamen una ad fidem est nuper conversa. Item D. Plinius 
Malacrida eum uxore et tribus filijs, ac quatuor filiabus ex 
alia uxore. Item D. Bartholomseus Malacrida frater supradicti 
cum tribus filijs et tribus filiabus, quorum tamen mater est 
catholica. Item D. Hortensius Malacrida supradictorum frater 
cum uxore et unico filio ac duabus filiabus. Item D. Tiberius 
Malacrida frater pariter supradictorum cum uxore et duobus 
filijs. Item D. Io. Baptista Malacrida, Hieronymus et Bartholo- 
maeus apothecarius fratres MalacridsB cum uxoribus et filijs. 
Item D. Paulus Paravicinus de Bedoio viduus cum unico filio, 
et filij uxore, eiusque filio. ItemD.Baptistse Paravicini de Bedoio 
tres filij et quatuor filisB, quarum una est doctori della Dona 
nupta. Item D. BartholomsQi Gotàrdini duo filij et tres filiae. 
Item D. Scipio Paravicinus cum uxore sine liberis. Item ma- 
gister Vincentius Paravicinus apothecarius cum uxore et duobus 
filijs ac tribus filiabus. Item quidam sartor del Polo nuncupatus 
cum uxore et tribus filijs, quorum duo sunt coniugati, et 
eorum uxores pariter luteranae. Item sunt duo aut tria alia 
plebeia focaria luterana. 

1. Item extra Caspanum, versus orientem medio milllari, Eztr« caipanan 
est Ecclesia Divo Martino Episcopo dicata. 

1. Item descendendo Caspano versus meridiem est vicus, vioiBedouj. 
ictu bombardsB distans Caspano, Bedolium nuncupatus, in quo 



— 282 — 



VIoI Cavi. 



Vioi CoraaU. 



Viol TaiegiJ. 



est Ecclesìa S.^^^ Petri Apostoli parochiali Caspani cum incolis 
unita, et facìt focaria duodecim, quorum trìa sunt bseretica, 
reliqua vero catholica (*). 

I. Item ultra Bedolium, versus orientem duobus millia- 
rìbus in principio vallis quae vocatur Masiai, est pagus, Cevum 
nuncupatus, focariorum circiter triginta omnium catholicorum, 
ubi est Ecclesia Sanctse Gatharinae Martyris filialis parochialis 
Caspani (»). 

1. Item in eadem Valle, ultra praedictum Cevum alijs duobus 
milliaribus, est alius pagus, Gornulo nuncupatus, focariorum 
circiter viginti omnium catholicorum, ubi est Ecclesia S.^ti An- 
tonij Abbatis, pariter praedictae parochialis Caspani. 

1. Item ultra prsedictum pagum Cornulo parvo milliari, 
est vicus octo focariorum vel circa omnium catholicorum, 
Taiegium nuncupatus, ubi est parvum sacellum cum coemeterio, 
parochiali praedictae Caspani unitum (3). 



(1) La chiesa prepositurale di Caspano, ora capo di ud vicariato, che com- 
prende i paesi di Cattaeggio, Cevo, Givo, Roncaglia e Valle del Masino, era figliale 
anch'essa nei primi tempi deirantica plebana di Ardenno ; si divise da questa 
intorno alla prima metà del XIV secolo. Nel 1664, ai 18 di agosto, in occasione 
che alla visita di quel luogo si portò il nunzio apostolico Federico Borromeo, 
Tu quella chiesa elevata alla dignità di prepositurale con collegiata, costituita 
di tre canonici, oltre a quattro cappellanie erette nella medesima chiesa, e due 
altri benefici. Il primo prevosto t\i Qian Francesco Parravicino dottore in sacra 
teologia ed in ambe le leggi e protono tarlo apostolico. La chiesa ha otto altari. 
Possiede alcuni buoni a freschi nel coro e nei singoli altari, e due grandi 
quadri in tela, in cui è rappresentata la predicazione e il martirio deirapostolo 
S. Bartolomeo. Nel circuito della parrocchia sono i seguenti oratori: La Im- 
macolata, che serve alla Compagnia del SS. Sacramento. Pregevole è la pala 
dell'altare, dipinto ad olio sulla tela. — S. Martino vescovo, attigua al cimitero. 

— S. Pietro e S. Paolo, nella frazione di Cadelpino, dieci minuti lontana dalla 
parrocchia. — La S. Casa di Loreto, nella frazione di Regolido. — S. Pietro 
martire in Cadelsasso, trenta minuti lontano. — S. Sebastiano in Porcido, lon- 
tano due ore dal borgo. — S. Abondio ai Torchi Bianchi, dista due ore e mezzo. 

— S. Maria di Magdalo, nella frazione di Desco, dista tre ore. — La Madonna 
delle Grazie, nella frazione di Panizza, fabbricata e benedetta nel 1862, dista 
tre ore. — I registri parrocchiali cominciano col 1631, continuati fino ad oggi, 
per quanto pare, senza lacune. 

0^ La parrocchiale di Cevo, intitolata a S. Caterina V. e M., non ha alcun 
particolare notevole se non che da figliale di Caspano fu eretta prima in vice- 
cura, poi, nell'anno 1861, in parrocchia di libera collazione. La terra conta 
373 abitanti, e nel circuito della parrocchia non vi ha che un solo oratorio in 
pessimo stato. — I registri parrocchiali cominciano dall' anno dell' erezione 
della parrocchia. 

(3) ACattaeggio, villaggio a 795 metri sul livello del mare, ha sede il comune 
di Val Masino. La parrocchiale è sotto il titolo di S. Pietro apostolo, e fii pro- 
babilmente edificata nell'anno 1600, ampliata nel 1841. Fu consacrata il giorno 
primo di giugno del 1641 dal vescovo Lazzaro Caraflno, come risulta da una 
iscrizione nella chiesa stessa ; ha sette altari. Nel 1862 si collocarono in sulla 



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1. Item ultra praedictrim vicum Taiegium duobus millia- **pi*gS;*'|f"MÌrtSi 
ribus, est alius pagus focariorum circiter vigintiquinque, Si™i8'2?£H?d 

ouram eC eommuDi- 

omnium óatholicorum in quo est Ecclesia S.c^ì Martini con- JlSSoffmoSJu! 
secranda, a quo pagus ipse nominatur. 

Itera uno milliari magno ultra, ad pedem Àlpium sunt 
Thermse Callidse, a diversis quotannis aestivo tempore visitatae, 
ubi nulla est Ecclesia, neque domus prsBter hospitium et fa- 
sinam prò conficiendìs asseribus, ultra praedictas vero Alpes 
est Vallis Agnedina, Rhetorum regio (9. 

Item redeundo ad praedictum Bedolij pagum, sub eodem vici cadeipigo. 
pago ad iactum lapidis, est vicus sexdecim focariorum omnium 
catholicorum, Cadelpìgo nuncupatus, sine Ecclesia. 



torre le cinque campane, che sono opera del Praneri di Orosio, nel 1866 veniva 
pur collocato il nuovo organo, opera della ditta Serassi di Bergamo. Nel cir- 
cuito della parrocchia Bonvi quattro oratori: S. Bonaventura a fianco della 
parrocchiale. — S. Gaetano Tiene in Filorera. — S. Bernardo inCornolo, già 
prima con Cevo, appartenente alla parrocchia di Caspano e poscia, con decreto 
2 luglio 1861, unito a Cattaeggio. — S. Antonio, che era stato abbandonato, e 
fu poscia restaurato per opera di alcuni benefattori della frazione di Cornolo. 
La parrocchia è di collazione popolare ed ha presentemente una popolazione 
di 670 abitanti. 

(1) Dopo Cattaeggio, la via carrozzabile che parte dalla stazione di Ardenno 
e conduce alla Valle del Masino ed a* suoi bagni, supera un* erta di forse un 
centinaio di metri, quindi, oltrepassato il casale di Filorera, entra in un pit- 
toresco piano tutto pascoli. A sinistra, precipitati dal monte, stanno enormi 
massi che s'aggruppano e s'accavallano, cosi da assumere un aspetto grandioso, 
imponente. Sorge fra essi gigante il Saaso di Remenno, enorme rupe di granito 
che la strada rasenta, e dietro la quale sta una cappelletta. In fondo, addos- 
sato alle ultime pendici del monte Sctcuoia, sta il villaggio di S. Martino (920 m.). 
La sua chiesa parrocchiale, dedicata al santo vescovo, è di patronato comunale, 
risale al 1400, fu poi ingrandita dal 1620 al 1670. Era anticamente figliale della 
chiesa parrocchiale di Mello, ma fu separata ed eretta in parrocchia indipen- 
dente nel 1718, ed ora fa parte del vicariato di Caspano. Nella terra vi sono due 
oratori ed abitanti 291. La valle dei bagni sale a sinistra di S. Martino, e corre 
dapprima stretta, inospite, scarsa di vegetazione. Vera oasi in tanta deserta 
natura, si apre il bacino ove trovansi i bagni. È una conca tutta a boschi e 
prati, divisa dal torrente e sormontata da ripide balze, che fanno strano con- 
trasto col verde del fondo, e danno al paesaggio un aspetto veramente pitto- 
resco. Un folto bosco annuncia la vicinanza dello stabilimento (1168 m.), a cui 
si arriva in tre quarti d'ora da^ S. Martino. La sorgente fu scoperta ed usu- 
fruita fino dalla prima metà del secolo XVI; la temperatura è di 30 Reaumur 
e appartiene alla categoria d'acque termali in cui trovansi quelle di Bormio 
e Ragaz. Un curioso opuscolo fu stampato a Milano nel 1709, intitolato Bagni 
di S. Marlino, e scritto da un cotal Vacinnio Mosato, nome probabilmente finto. 
L'antico stabilimento [ospitium) ricordato anche dal Ninguarda, era in legno, 
e non aveva oratorio alcuno ; poi si sostituì un fabbricato in muratura, con 
piccola chiesa, il quale venne ampliato di molto ed abbellito nel 1883. Nello 
stabilimento bawi una camera storica, a pareti ricoperte di legno, ed altre 
camere, tutte piene di inscrizioni del secolo passato. Là ove era Tantica chie- 
setta, sono ora i congegni per la cura idroterapica. La nuova chiesa sorge 
isolata a poca distanza dallo stabilimento. 



- 284 — 

Vici c«d«iiauo. Item sub eodem pago Cadelpigo, ad iactum pariter lapi- 
dìs, est alius pagus, Cadelsasso nuncupatus, focariorum ultra 
triginta omnium catholicorum, in quo est Ecclesia S.<Jti Petri 
Apostoli fllialis praedictse parochialis Ecclesiae Caspani; in qua 
Ecclesia quemadmodum ncque in alijs supradictis flliabus nul- 
lus residet sacerdos, sed reguntur omnes a paroco Caspani (*). 

pagiRonoaii». 1. Ultra Caspanum, versus occidentem uno milliari, est 
oppidum, Roncalia Superior, nuncupatum, in quo est Ecclesia 
parochialis S.c^o lacobo Apostolo Malori dicata, sub quo est 
aliud simile oppidum, Roncalia Inferior nuncupatum, a supe- 
riori ictu bombardae distans, quae ad eandem pertinet commu- 
nitatem, centum focaria facientia omnia catholica; quorum 
parocus est r. pbr. Ioannes de Beca ibidem oriundus, aetatis 
annorum circiter nonaginta, et quia alias hsec communitas cum 
eorum Ecclesia fuerat unita parochiali Caspani, sed postea 
separata, quaelibet domus tenetur singulis annis, in feste 
S.cti Martini, praestare praedicto paroco Caspani duas parvas 
mensuras misturae. 
Vici seroni. 1. Item desccudendo Roncalia Inferiori, versus planitiem 
uno parvo milliari, est vicus, Sei'ono nuncupatus, viginti 
focariorum omnium catholicorum, ubi est Ecclesia S.^^ Rochi 
non consecrata, qui vicus communitati Roncalise est unitus. 
Item paulo extra praedicta oppida Roncalise circumquaque 
sunt quatuor alij vici sine Ecclesijs communitati Roncaliae 
pariter incorporati, Tova, Chempo, Negare et Vallate nuncu- 
pati, focariorum videlicet del Tova circiter vigintiquinque, 
Chempo quinquaginta. Negare sexaginta et Vallate duodecim 
omnium catholicorum (a). 



(1) Di Cadelpìno e Cadelsasso vedasi la nota sotto Caspano, verso la fine. 

(S) Alla prepositura di Ardenno era pur subordinata la chiesa di S. Gia- 
como di Ronca^irlia, ma dopo varie liti, infine si divise dalla matrice e fu eretta 
in parrocchia Tanno 1618, consacrata ai 31 di maggio del 1674 dal vescovo 
Torriani. È di nomina comunale, fa parte del vicariato di Caspano ed ha il titolo 
di prepositura noncupativa. Il tempio, sontuoso ed artistico, ha sette altari ; 
eleganti lavori in legno intarsiato e dorato ornano il pulpito, Torchestra o due 
confessionali ; buoni affreschi vedonsi nelle pareti e nella vòlta del coro. Pos- 
siede quadri ad olio di gran pregio, specie quello rappresentante l'Angelo 
Custode, che è delle migliori opere in provincia, monumento insigne di fede, 
di pietà e d'amore alla terra nativa di quelli che nei secoli andati frequenta- 
vano le città di Milano e di Roma, esercitandovi con onore r industria e la 
mercatura in generi commestibili e manifatture. Fra le sacre reliquie conser- 



285 — 



1, Descendendo autem e loco Roncaliae, versus occidentcm ra^i cm^. 
uno alio milliari, est pagus, Clivium nuncupatus, focariorLim 
triginta, quorum unum est rusticorum haBreticorum, in quo 
est Ecclesia parochialis S.cto Andre© Apostolo dicata, cuius 
rectorem agit pbr. Paravicinus de Asinago ibidem oriundus. 

Item, medio milliari in monte supra Clivium, alia est t:eci. (<iii»pHtrii. 
Ecclesia campestris divo Bernardo Abbati dicata, in qua bis 
tantum in anno, scilicet in eius feste et dedicatione, fit 
sacrum (*)• 

1. Item in planitie, prope flumen Abduae non procul a vtcì cumimioK 
ponte, de Ganda nuncupato, est vicus, Oampovicus nuncupatus, 



vasi ìd questa chiesa una superba urna coi corpo di S. Bonifacio martire. 
Davanti la parrocchiale apresi un'amplissima e monumentale piaxza, fiancheg- 
giata dalle cappelle della Via Crucis, dipinte dal celebre Ligari di Soodrio, 
benissimo conservate. Oltre la chiesa parrocchiale, nel circuito della terra vi 
sono le seguenti chiese ed oratori: S. Croce, comparrocchiale, con tre altari. 
Vi si ufficia per circa tre mesi all'anno per tutte le funzioni parrocchiali, eccet- 
tuati i funerali. — S. Carlo, consacrata, con tre altari. — La B. V. del Garin cto, 
con tre altari. — S. Francesco da Paola. — S. Rocco, fondata neiranno 157^ 
in Serone, con tre altari. — S. Rocco. — S. Antonio da Padova. — La Beala 
Vergine. — L* oratorio dei confratelli, annesso alla chiesa parrocchiale. — La 
Beata Vergine al Ponte di Qanda, con un altare. — La Beata Vergine in S. Crocp, 
con un altare. — La Beata Vergine in Marsalenico, con un altare. — I registri dèi 
morti cominciano col 1597, quello dei matrimoni col 1615, dei cresimati col ]fì^>i, 
dei nati col 1650, dello stato d'anime col 1657, e non vi sono lacune, ad ecce- 
zione di quelli dei cresimati e stato d' anime. La popolazione compie ss iva « 
comprese le frazioni di Serone, Vallate, Nogarido, ecc., è formata da 1016 anim^. 
Roncaglia, situata coi paesi limitrofi Gaspano, Dazio, Givo e MeUo, sui dolci 
declivi ed amenissimi altipiani dei monti Vesagno, Culino, Pescino, Desertico 
e Spinga, ti presenta uno dei migliori e più estesi panorami. Di fronte tu miri 
le profonde, romantiche valli di Tartano, Ditto, S. Giorgio ; le grandi rovine 
di S. Bernardo, i ridenti delta di Talamona e Morbegno. A destra guardi tulli 
i paesi della bassa ValteUina, Traona, Delebio, ecc., fino al Lario con Oera» 
Domaso, Gravedona e Dongo. A sinistra l'occhio ti spiega tutta T immensa 
pianura della Valtellina orientale, con la più parte de* suoi ubertosi pnegì, 
fermandosi solo alle montagne di Frontale, Aprica e Valcamonica. Fertilìasimo 
è il suolo, laboriosissimi gli abitanti e d'una salute ferrea, vi si trovano ancora 
delle famiglie celebri, come la Maraschino, che dio, specialmente alla &oci«t;Y 
civile, molti illustri funzionari pubblici in Italia e fuori. 

(1) La chiesa parrocchiale di Givo, vicariato di Caspano, dedicata a 5. An-- 
drea Apostolo, di collazione popolare, oggigiorno ha titolo di prepositura 
noncupativa. Venne eretta in parrocchia da semplice coadiutoria della pre- 
positura d' Ardenno, nell' anno 1489, da mons. vescovo Antonio Trivulzio ; fa 
consacrata dal vescovo Francesco Bonesana ai 14 di giugno dell'anno 1697, sta- 
tuendo per l'annuale commemorazione di tale consacrazione il primo lunedi 
del mese di luglio di ciascun anno. La chiesa ha tre altari, non possiede 
a freschi, quadri e nemmeno oggetti di pregio artistico. Oltre la parrocchiale 
esistono: la figliale di S. Biagio, con un solo altare.' Nulla riscontrasi d'Inte- 
ressante, eccetto lo stile architettonico (epoca del rinascimento) della costru* 
zione. —La figliale di S. Bernardo, ristaurata nel 1875. —I registri parrocchiali 
cominciano coU'aano 1632 e non vi sono lacune apparenti. Givo ha preseoie- 
mente una popolazione di n. 240 abitanti. 



- 286 — 

in quo est Ecclesia S,ct» Mariae dicata, monasterio monialium 
Insulae incorporata. 
Vici c«nn«iedi. j. item, non procul ab isto, alijas est vicus, Oermoledo 
vocatus, praedicto monasterio pariter subiectus, ubi est Ecclesia 
S,cti Nazarij; qui ambo faciunt focai'ia ultra quadraginta- 
quinque, omnia catholica, excepto uno in vico Cermeledi 
habitante, cuius paterfamilias fuit quidam rusticus Ioannes 
Luterus nuncupatus, quo mortuo, duo nepotes ei sucesserunt 
in hsereditate et haeresi, a quibus fuit occupata praedicta 
S.cti Nazarij Ecclesia (*). 
oppidiBum. 2, A dextiìs vero oppidi Ardeni, in monte ascendendo 
uno milliari cum dimidio versus Berbenium, est oppidum, 
Bulium nuncupatum, focariorum incolarum centumqiiadra- 
ginta, et advenarum circiter viginti, omnium catholicorum, 
uno Caspanensi excepto, nomine Hortensio Malacrida, et una 
muliere Caspanensi uxore D. Petri Paravicini catholici; ubi 
est parochialis Ecclesia S.c^ Fideli Martyri dicata, cuius 
vicerectorem agit per modum provisionis quidam religiosus 
dominicanus fr. Innocentius Filipponus a Morbinio. Hsec autem 



(1) L'attuale chiesa parrocchiale di Campovico, vicariato di Traona, di coUa- 
zioDe comunitativa, è sotto il titolo della Visitazione di M. V. ad Elisabetta, e 
fa eretta, da quanto si può arguire dai documenti, Tanno 1613 e consacrata 
l'anno 1700. Ha quattro altari. Possiede un bel quadro deir Immacolata Conce- 
zione del Lavizzari di Sondrio, e un altro del Crocifisso, dipinto dal Oiannolo, 
ossia da Giacomo Parravicino di Caspano. Nel circuito della parrocchia vi sono 
i seguenti oratori pubblici : S. Nazzaro e Celso. — S. Giuseppe in Selvapiana. 
^ S. Benigno abate. — I registri parrocchiali cominciano col 1635 ; vi sono però 
in essi diverse lacune. Il monastero, a cui erano soggette le antiche chiese di 
S. Maria di Campovico e di S. Nazzaro e Celso di Cermeledo, era quello dei 
ss. Giovanni e Paolo, Giovita e Faustino delle monache Benedettine Clunia- 
censi di Campo, situato al fianco di Balbiano, appena passato il ponte che sta 
sulla PerUma, Vi durarono le monache fin sullo scorcio del XVIII secolo 
(v. Poliante Lanario). Poi il cardinale Durini comperò tutto quel vasto dosso, 
e vi fabbricò la splendida villa di Balbianello, che sórge sulla punta, con un 
magnifico portico, donde si ha un panorama incantevole ed estesissimo. La 
villa passò progressivamente al conte Luigi Porro-Lambertenghi e al senatore 
marchese Arconati- Visconti, e ospitò molti uomini celebri, f^a cui Silvio Pellico. 

L*attuale ponte di Ganda fu rifatto vicino airantico, ed ha una forma ele- 
gante, imponente. È in pietra, ha tre arcate, quella in mezzo altissima ; è opera 
della prima metà del secolo XVII. Venne manifestamente costrutto nella spe- 
ranza che TAdda potesse rendersi navigabile, e per la sua forma ricorda i ponti 
di Venezia ; perciò, sebbene assai largo, a cagione delle erte rampe, è inadatto 
ai carri. Fu al ponte di Ganda che nel 16£0 gV insorti valtellinesi, comandati 
dal Robustelli, e fiancheggiati dagli Spagnuoli, affh)ntarono i protestanti Ori- 
gioni ; ma non avendo potuto impegnarli a combattere, si ritirarono essi e i ne- 
mici senza reciproche offese. 



— 287 — 



Ecclesia parochialis Bulij cum tota communitate suberat 
antea immediate curae propositi plebanse Ecclesiae Ardeni, et 
a multis annis sub praBtextu exemptionis renuerunt ipsum 
praspositum recognoscere, dicentes se separationem habere 
autenticam, quam communitas Bulij promisit Episcopo visitanti 
se ostensuram, quae tamen adhuc non est visa. 

1. Item extra ipsum oppìdum Bulij, per ictum bombardse Extra oppidamBaiij. 
in itinere descendendo versus Ardenium, est Ecclesia cam- 

pestris S.C*» AgatsB Martyri dicata, in qua flt sacrum quandoque. 

2. Item ex alia parte ìpsius oppidi Bulij ad ictum bom- 
bardse fuerat parva Ecclesia Divo Hieronymo dicata, quas 
cum a quodam inconsiderate fuisset occupata sedificandi domum 
desuper causa, aliam maiorem et pulchriorem, oppidoque Bulij 
propinquiorem, expensis suis bona ex parte extrui curavit, 
cui tamen pio operi ipsum Bulij oppidum summam pecuniae 
etiam suppeditavit. 

1. Item in planitie est vicus focariorum octo catbolicorum, vioi viii»pin«t». 
Yillapineta nuncupatus, Bulio medio distans milliari, et uno 
integro Ardeno, ubi est Ecclesia S.cti Potri Apostoli, filialis 
parochialis Ecclesiae Bulij. 

Item ascendendo versus Berbenium ad pedes mentis alia est booi. campeitrit. 
Ecclesia campestris S.^to Sixto dicata, uno milliari distans Bulio. 

Item in monte, de Sermondo nuncupato, alia est Ecclesia au« Ecclesia can- 
campestris S.^^o Quirico dicata, Bulio septem milliaribus 
distans (}). 

(l) La chiesa parrocchiale di Baglio in Monte (400 m.), sotto il titolo di 
S. Fedele martire e di S. Gerolamo dottore, di collazione comunitativa, fu eretta 
per certo prima del 14S0, ma consacrata solo il giorno 21 maggio del 1824 dal 
TescoYO Oio. Battista Castelnuovo, e se ne celebra Tanniversaria festa la seconda 
domenica di maggio. La parrocchia ora ha titolo di prepositura noncupativa, 
ed è sotto la pieve e vicariato di Ardenno. La chiesa ha cinque altari» dei quali 
il primo al lato destro, sacro ai SS. Fabiano e Sebastiano martiri ed a S. Maria 
Maddalena; è di qualche pregio per la pittura d'ancona, eseguita sul legno. 
Possiede due croci, una d'argento, bella ed in buono stato, ed un' altra solo 
di rame, ma più bella ancora per l'antichità del lavoro, e questa è in un me- 
diocre stato. Le stazioni della Via Cnicis furono eseguite dalla ditta Sussani e e. 
di Milano, e sono opera costosa e di qualche pregio. Oltre la parrocchiale, nel 
territorio della parrocchia vi sono ancora: un oratorio attiguo alla parrocchiale, 
dedicato a S. Antonio abate, per uso della confraternita. — Una chiesa figliale, 
dedicata a S. Gerolamo dottore e alla Immacolata. — Un'altra chiesa figliale, dedi. 
cata a S. Sisto papa e martire. — Un' altra nella frazione di villapineta, dedicata 
a S. Pietro apostolo e a S. Gregorio Magno. — Altra chiesetta figliale di 8. Agata 
vergine e martire presso il cimitero. — Altra chiesa in Monte Cermedane, dedi- 
cata a S. Quirico martire. — La popolazione complessiva è di ISOO anime. 



p6»lrifl. 



— 288 — 



PlEBANìE EcCLESIìE cum parochialibus 
ET ALIJS SIBI SUBIECTIS TERTIERIJ MEDI] VaLLISTELLINìE 



Quoniam in hoc tertierio medio Vallistellinse quatuor sunt 
plebanse Ecclesiae, tres archipresbyterales Berbenij, Sondrij 
et Tresivij, qualità vero simplex Tilij, et quia archipresbyte- 
ralis Berbenij sequitur immediate plebanas tertierij inferioris, 
conveniensest,ut, post descriptionem Ecclesiarum plebanarum 
tertierij inferioris, sequatur archipresbyteratus Berbenij, 
deinde per ordinem aliae. 



ecclesiie plebis archipresbyteratus 
Sancti Petri Berbenij 



EccL ^archijrwbjta. Hsec autem archipresbyteralis Berbenij Ecclesia, S.®^ Petro 
?toto diwteT ^^ Apostolo dicata, est ultra flumen Abdu» ad ipsius tamen flu- 
minis litus, non procul a ponto ipsius Abduse, neque ulla alia 
reperitur domus, praeterquam hospitium publicum satis am- 
plum, cuius hospes curam habet ipsius archipresbyteralis 
Ecclesiffi, eius claves-etiam custodiens. Et quia praedicta archi- 
presbyteralis S.^^ti Petri Ecclesia fuerat ante sexcentos annos 
constructa ruinam minabatur, fuit nuper a circumvicinis 
oppidis et pagis ei subiectis ex tote renovata, licet adhuc non 
dealbata, quod se in visitatione Episcopi facturos hoc anno 
polliciti sunt 



- 289 — 

ftftlfiaia ftrfthinrfishvtftrftliH i 



Berbenium autem, a quo hsec Ecclesia archipresbyteralis ^,*2;^-Xt*Jr„;^„*; 
nominatur, est in monte quarta parte unius milliaris ab ipsa ohip?iby?J?r *'' 



archipresbyterali Ecclesia distans, ubi propter maiorem inco- 
larum Berbenij commoditatem ab ipsis est ibi erecta alia 
Ecclesia Beatissimae Yirgini Marise dicata, ad quam etiam 
archipresbyteri et canonicorum residentia translata est, in 
quorum gratia penes praedictam Sanctse Marisa Ecclesiam 
fuit archipresbytero et canonicis ampia domus sedificata, quam 
canonicam vocant, in qua archipresbyter et canonici resident, 
licet a multis annis nullus canonicus sed solus ipse archi- 
presbyter adfuerit, qui in prsesentiarum est D. Antonius Maria 
Scottus de Ponto. Qui etiam prò necessitate non tantum 
oppidi Berbenij, et Ecclesise archipresbyteralis S.c^ Petri, 
verum etiam aliorum pagorum cur» ipsius subiectorum, tres 
sacellanos alere tenebatur, licet in visitatione ipse solus ar- 
chipresbyter cum uno religioso carmelitano fr. Francisco de 
Vercellis sit repertus, propter quod multi clamores multaeque 
querimoniae fuerunt ab Episcopo visitante auditse, quibus, in 
quantum fuit possibile, Episcopus satisfacere curavit. Et quod 
etiam mirum est archipresbyter modernus, et fortassis etiam 
ipsius antecessor, ita curam istius Ecclesise et canoniche ne- 
glexit, ut Ecclesia magna indiget restauratione et paramentis, 
et canonica, quae ruinam minatur, eget pariter restauratione. 
Oppidum vero Berbenij, quoad corpus ipsius, est utcumque 
exiguum, sed cum pagis Polagiae, Duconi, et quatuor alijs vicis 
sibi incorporatis, faciet circiter trecenta octuaginta focaria, 
quae omnia sunt catholica, exceptis infrascriptis, videlicet: 
D. Martino Sebregontio et D. Nicolao eius filio, B. Marco 
Aurelio Piato, D. Lactantio Capello, D. Baptista Paravicino, 
D, Francisco Paravicino, D. Horatio Capello, D.Claudio Capello 
cum eorum uxoribus et familijs, necnon et haeredibus B. Pauli 
Capelli, et haaredibus D. Baptist© Paravicini, atque haeredibus 
B. TomsB Capelli, et hi proprium alunt concionatorem, expensis 
tamen totius communitatis ex decreto DD. Rhetorum, et mo- 
dernus illorum praedicator est quidam Casalensis Montisfer- 
rati nomine Sebastianus, apostata ab ordine Dominicanorum, 
qui tunc Bened ictus de Casali vocabatur. 

Race. Stor, - Voi. II. 19 



— 290 — 



Ecol. S. Abandii a 
pmdlctis hnrotiels 
oocapata. 



Extra oppidam Ber- 
benij. 



In monte Caldena». 



Item in praedicto Berbenij oppido est alia Ecclesia 
S.cti Abundij a praedictis haereticis occupata, in qua eorum 
hsBreticus concionator suam exercet sinagogam. 

1. Item extra ipsum oppidum, immediate descendendo ad 
Ecclesiam archipresbyteralem S.^ti Petri, alia est Ecclesia 
Divi Michaelis ab aliquot annis fere diruta, cuius proventus 
a laicis occupantur. 

2. Item supra Berbenium, in monte uno quartali milliaris, 
est Ecclesia S.cti Gregorij, ad quam quamplurimse concurrunt 
personse cum processioni bus in feste ipsius Sancti. 

1. Item in cacumine mentis, Caldense nuncupati, est sacel- 
lum Divse Margarithae, in quo semel tantum in anno, in ipsius 
feste, fit sacrum, quinque Berbenio distans milliaribus (0- 



(1) A quindici chilometri da Morbegno ed a dieci da Sondrio, nella pianura 
contigua al fiume Adda, sorge la vetustissima ed artistica chiesa di S. Pietro 
apostolo, capace di ben cinquemila persone. Era questa rantichissima plebaaa 
di Berbenno, risalendo essa, da quanto ne scrive anche il Ninguarda in questi 
Atti di Visita» al secolo decimo. Ma essendo cadente e minacciando rovina, fu 
rifatta sul finire del secolo decimosesto. Tuttora degna di essere osservata è la 
sua porta d'entrata, di puro stile del rinascimento, con pregevolissimi ornati. 
Ohe fosse collegiata di molti canonici, si dimostra da più istromenti di elezione 
di canonici, di ammissione al possesso, di assegnazione di entrate, di locazione 
di beni, rogati da Federigo di Fondra, da Silvestro Valrossa, da Ventarino 
Valrossa e da Antonio Andriano negli anni 1445, 1473 e 1504; ma in particolare 
da un istromento di feudale investitura d'alcuni beni fatta dal vescovo di Como 
per rogito di Luigi Rusca, cancelliere episcopale. Tanno 1487 ai 4 di ottobre, 
ai quali beni, come coerenti vengono chiamati i canonici di S. Pietro di Ber- 
benno. Quivi, ai tempi che i vescovi di Como risiedevano talora in Valtellina, 
si tratteneva Tarcidiacono, e nella frazione detta Scuradotto vi teneva tribunale, 
come si trova enunziato nello istromento di elezione in arciprete di Bartolomeo 
Salici di Pregallia. {Eoi instr, oonventionum inter archipresbyterum» etc. rog, 
per Jo : Thomdm Odesohaloum ann, i583t indict, i8, die lunoe, i2 octobris, ove 
cosi: item quod ouatos Ecclesios sanctas Marice juxta solitum antiquum quod 
erat tempore Arohidiaconi), e in qualche altro [instr, rog. per Matteum Ccbstel- 
lum i383» ove si legge: aotumin curia Berì>eni). La chiesa di S. Pietro fu con- 
sacrata dal vescovo Filippo Archinti ai gó dicembre del 1614, e per lungo tempo 
fa Tunica parrocchia di tutte le circonvicine popolazioni, tanto al di qua quanto 
al di là delTAdda, le quali venivano servite ed assistite da semplici cappellani 
sussidiari delTarci prete di Berbenno. Separatesi queste successivamente dalla 
plebana matrice suddetta e ritiratosi anco il popolo di Berbenno, per le con- 
tinue alluvioni del fiume di Berbenno e per le pozzanghere prodotte dal rigur- 
gitamento delTAdda, divenne chiesa parrocchiale quella di S. Maria, che sorge 
su di un poggio, isolata nella grossa e ridente borgata {2082 ab.) ; poscia anche 
plebana e matrice, per sentenza della S. R. C. del Concilio, circa il 1766, Non 
è però mai cessata la divozione dei popoli verso Tantica loro parrocchia e 
verso i defunti sepolti in quelle adiacenze, e ridotta ancora a convenevole 
decenza, vi si recano per la festa del titolare e per ascoltarvi la predica tutte 
le domeniche di quaresima. — La chiesa di S. Maria Assunta è un elegante 
edificio di vasta struttura, adorno di pitture del celebre Ligari di Sondrio; fu 
restaurata nel 1807, poi consacrata da monsignor Castelnovo, ed è di collazione 
vescovile. Ha sette altari. -^ Nella contrada di Polaggia (la maggior porzione 



— 291 — 

1. Item ascendendo a sinistris est pagus, Monasterium Pagi MoMst«rìj. 
nuncupatus, duobus milliaribus Berbenio distans, in quo est 
Ecclesia vicecurata S.^^^ Benigno dicata, ubi illorum mortui 
sepelliuntur, et proprius habetur sacellanus, qui non solum 
praBdicto inseryit pago, sed etiam alteri non procul ab eodem 
distanti, Marogia nuncupato; qui ambo pagi facere possunt 
focaria circiter quadragintaquinque omnia catholica, quorum 
modernus vicecuratus est quidam pbr. Gamillus Odeschalcus 
de Berbenio (*). 



deUa parrocchia) vi ò la chiesa figliale di S. Abondio e di S. Gaetano, assai 
bene ornata di suppellettili e ricca d^argenterie. Ha cinque altari. — Nella 
contrada di Regoledo (altra frazione della parrocchia) è la chiesa figliale di 
S. Antonio e di S. Maria Maddalena, essa pure discretamente provveduta 
di decorose suppellettili. — Vi sono altresì in parrocchia due pubblici oratori! 
uno della casa nobile Negherà, ora vedova Rocca Vittoria, dedicato all' Imma- 
colata, e Taltro detto della Madonna di Balzarro. — Altra piccola ' chiesa di 
S. Gregorio sopra Polaggia sul monte, dove riposano le ossa dei morti per la 
peste. — Sull'alpe Caldenoo, distante quattro ore di cammino da Polaggia* 
havvi un oratorio dedicato a S. Margherita vergine e martire e a S. Giacomo 
apostolo. — Altro oratorio contiguo alla chiesa parrocchiale dedicata a S. Carlo 
Borromeo, è destinato ai confratelli del SS. Sacramento. — I registri parroc- 
chiali rimontano all'anno 1598 e continuano con poche lacune. 

Sotto Berbenno, presso la chiesa di S. Michele, rovinata già ai tempi del 
Ninguarda, esisteva un castello col nome di Rocca Scissa; un altro ve ne aveva 
presso Dussone, col nome di Castel Mongtardtno o di S. Gregorio, daUa vicina 
chiesetta a tal Santo intitolata, che prima vi era racchiusa. 

(1) Stupenda è la posizione di Monastero. Ad un colpo d'occhio si domina 
il vastissimo piano della Selvetta (già covile di lupi, che fino al 1830 io scorre- . 
vano il dì e la notte, sitibondi di sangue, facendovi spesso anche vittime umane, 
fermando tal fiata le stesse diligenze, assalendone i cavalli), la Culmine di 
Dazio, le Prealpi del picco di Campo, il famoso Rades, il pendìo di Valle, Colo- 
nna, il piano di Fusine, Cedrasco, Caiolo e l'estesa campagna di Valbosaggia. 
Questa parrocchia, che ha titolo di prioria, è celebre per la sua ampia, bella, 
artistica chiesa. Si separò anch'essa sotto il governo di Severino Parravìcino, 
arciprete di Berbenno, dalla matrice di quel borgo ai 15 di luglio del 1684, come 
si trae dall' istromento di separazione rogato da Giambattista Perti, cancelliere 
di visita in tal giorno ed anno» assistendo a tal atto monsignor Sisto, vescovo 
germanicense e visitatore apostolico, che si trovava a Monastero, governando 
la Chiesa universale Urbano vili, e la diocesi di Como monsignor Desiderio 
Scaglia, cardinale di Cremona. Gode cosi fatta cura il titolo e le preminenze 
di priorato^ come per dichiarazione e diploma del vescovo di Como Olgiati 
apparisce; è di patronato del Comune e dell'arciprete di Berbenno. Vogliono 
alcuni che la chiesa, prima intitolata a S. Bernardo, venisse poi detta di S. Bc 
nigno, ossia Bello, dal jcorpo di Benigno della famiglia dei Medici, che riposa 
in un'artistica e preziosissima ucna sotto l'altare maggiore. Poiché è a sapersi 
che in questa contrada, or detta comunemente Monastero, v'era una badia dei 
PP. Benedettini, chiamata di Assoviuno (nome derivato, al sentire di Giovanni 
Bongino di Sondrio, rettore di Assoviuno, che nel 1670 compilò una vita del 
santo abate Medici, dai vigneti abbondanti di uve, cioè luogo di Assai-vino). 
Fu fondata da tre fratelli della famiglia dei Ricci di Mareggia nell' anno 1292, 
i cui nomi erano Bernardo, Gottardo e Ghilardo, con un monastero e chiesa 
intitolata a S. Bernardo. Questa abazia fu poi conferita da Pio II a S. Benigno 
Medici, religioso eremitano deUa congregazione di S. Girolamo di Fiesole, 



— 292 — 



^Viwij'^IS"* ^??i' ^*®^ ^^^ praedictis duobus pagis alius est pagus, Fede- 
cÌIÌS*«iu'b5S«IiÌ! monte nuncupatus, focariorum vigintiquinque omnium catho- 



amico di S. Andrea di Peschiera. Benigno stimò di liberarla da ogni giurisdi- 
zione e di donarne le rendite» e posto in effetto il suo disegno agli 11 di luglio 
del 1466, in presenza del vescovo di Como Lazzaro Scarampi, un terzo di esse 
rendite rilasciò a favore dei livellari, d*un altro terzo fé* dono alla famiglia dei 
Lupi eredi dei Ricci, che l'avevano fondata, ed un altro terzo applicò alla 
chiesa arcipretale di Berbenno, come dal rogito di Giovanni Oaggione notaio 
di quella contrada. Coloro adunque che pretendono la chiesa di S. Bernardo 
venisse detta di S. Benigno, ossia Bello, da poi cbe vi fu questi sepolto, vogliono 
ciò dimostrare con alcune iscrizioni in quella chiesa esistenti. Ma qui è bisogno 
di richiamare la verità cpntro alcuni abbagli ed equivoci presi da essi scrittori. 
E primieramente è da osservare che la suddetta chiesa non era già a S. Ber- 
nardo abate di Chiaravalle dedicata, ma a S. Bernardo Mentonense, che alcuni 
hanno fatto canonico regolare, altri monaco cisterciense, altri eremita, ma che 
niente fu di ciò, e fu semplice arcidiacono della Chiesa d'Aosta nel Piemonte, 
come dai BoUandisti s' è scritto. Questi nelle sacre lettere da prima istruito, 
cominciò le vicine città, castella e terre a girar predicando, dove fece di molte 
anime acquisto. Passato indi al monte dedicato a Giove, quei luoghi si dice 
dalla moltitudine de' demoni liberasse, i quali affliggevano ivi gli abitanti ed i 
passeggeri. L'iscrizione, quasi subito dopo la morte del B. Benigno scolpita 
a caratteri maiuscoli sopra la finestra della facciata della chiesa di Assoviuno, 
demolita nel 1776, ne faceva di ciò fede, poiché alludeva all'accennato patro- 
cinio di questo Santo contro demoni, ed era tale: 

« Bernardi hocjam diu erat defendentis a daimone templwm, 
Nuno abbatis Belli dictum recte Benigni potei ». 
E nel vero, scrive Carlo Bascapè vescovo di Novara, cbe la santità di questo 
Bernardo arcidiacono, defunto nel 1008, in età d'anni 85, in tutte le regioni che 
sono nell'Alpi, e che di qua e di là contiguo giacciono, largamente con incre- 
dibil venerazione era celebrata; onde, senza dubbio, anche nella Valtellina 
doveva aver culto questo Santo ; e come a difenditor dei demoni, quei fratelli 
Ricci, da essi infestati, dovevano aver avuto ricorso. Ben ciò, che in essa iscri- 
zione si' aggiunge, che quella chiesa si cominciasse ad appellar di ^. Bello, 
allora che Benigno vi fu sepolto, è senza dubbio un' imaginazione sognata e falsa. 
S. Benigno fini di vivere nel 147^, e più istromenti rimangono fin dal 1420, dove 
questa chiesa è appellata di iS^. Bello o di 5. Belo, In uno di tai documenti si 
chiama questo S. Bello abate ; ma ciò è, perchè fu il prefato Bernardo spacciato 
già da molti scrittori per religioso dei Canonici Regolari, e da altri per reli- 
gioso Cisterciense, come sopra si è detto ; e dagli uni e dagli altri ne fu fatto 
abate. Perchè poi in tali documenti sia la sua chiesa appellata S. Belli, Beli, 
Bellis e Belis, non saprei accertarlo. La sua famiglia è chiamata dei signori 
di BeUorte {De domitiis BelUfortis). Se da ciò sia provenuto, quasi quel Belli 
o Bellis sia abbreviatura di BelUfortis^ ovvero provenuto dalla chiesa, che 
essendo piccola, fosse detta di S. Befnardello, onde ne fosse fatto, per accor- 
ciamento. Bello, a me non è noto. Fatto sta che di presente ed io addietro ebbe 
ed ha il popolo di Assoviuno il pio costume di distinguere come giorno festivo 
il ventesimo d'agosto, dalla Chiesa universale sacrato alla memoria del santo 
abate Bernardo di Chiaravalle, dal volgo creduto il titolare di quella chiesa 
vetusta, e rappresentato sul vecchio or demolito muro di prospetto, da una figura 
in abito monacale bianco, avente ai piedi il demonio incatenato; siccome pure il 
secondo di gennaio, ad onore del santo martire Defendente, dipinto in una tavola 
antica colla militare divisa circa il principio del sedicesimo secolo, che tuttavia 
in buon essere si conserva, e s' invoca mediatore presso Dio contro T invasione 
dei lupi da cui era infestata quella contrada, contro i pericoli degl' incendi 
ed altri flagelli dell' ira di Dio. Se quanto sopra si è detto, distrugga Topinare 
del Quadrio, intorno alla denominazione della chiesa, che la vuole derivata da 
s. Benigno Medici, noi posso asserire con certezza; so per altro a quanti ma- 
teriali errori sia soggetta la popolare divozione, e perciò giudichi il lettore ^ 



— 293 — 

licorum, ubi simplex est Ecclesia S.^^o Bartholomseo Apostolo 
dicata (*). 

1. Ultra vero Berbeniura, a dextris uno milliari cum 
dimidio paulisper ascendendo, est oppidura, Postalesium nun- 
cupatum, focariorum centumtriginta omnium catholicorum, 
in quo est parochialis Ecclesia S.c^o Martino Episcopo dicata, 
cuius rectorem agit pbr Bartholomseus Fontana de Bema. 

2. Item supra montem uno quartali milliaris alia est oppidi Pdiniwii. 
Ecclesia sed campestris S.^to Antonio Abbati dicata. 

3. Item descendendo altero quartali milliaris, in planitie 
non procul a flamine Abduae, est alia Ecclesia Sancto Colum- 
bano dicata et dotata, quae alias fuit oppidi Postalesij parochialis. 

4. Item, paulo ultra versus Abduam, alia est Ecclesia 
S.cto Geòrgie dicata atque dotata (2). 



certo è però che qaesta opinione volf^are è al giorno d' oggi condivisa anche 
da scrittori di vaglia, i quali non potranno mai provare vero il loro asserto, 
se prima non dimostrino falsi i docum'enti di cui sopra s' è parlato. — La chiesa 
possiede una pianeta rarissima, delle migliori della diocesi, lavorata in oro, 
dicesi, dalla sorella del Medici. — Olire alla chiesa parrocchiale, sonvi in Asso- 
viuno altri due oratori: il primo sotto il titolo di S. Margherita e di S. Nicola 
Tolentino, posto nella contrada di Mareggia; il secondo, sotto il titolo di S. An- 
tonio Abate e S. Antonio da Padova. Quest'ultimo serve per i confratelli. — 
Nella terra vi sono circa 500 abitanti, e i registri parrocchiali cominciano 
col 1600, e non vi sono apparenti lacune. 

Di S. Benigno Medici abbiamo una dettagliata Vita, scritta da Giansimone 
Paravicini, priore di Monastero, e data alle stampe in Sondrio, nel 1779, per 
Gio. Maria Rossi. 

(1) Pedemonte, sito alle falde dei monti che diramano dal Disgrazia, è 
paese di malaria, a cagione dei miasmi che si elevano dalle paludi formatesi 
neirantico letto dell'Adda, frequenti perciò le febbri intermitteòti. È celebre 
pe* suoi vini superbi, che la contendono coi migliori della provincia di Sondrio. 
Anche la chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo di Pedemonte, di patronato del 
terrieri, si separò dall' arcipretura di Berbenno, per istromento suddetto Perti, 
rogato nei mentovati anno e giorno (v. nota sotto Monastero). La popolazione 
attuale è di 205 abitanti. — I registri parrocchiali cominciano col 167aJ. 

(2) A uu chilometro da S. Pietro di Berbenno si può vedere attraverso la 
Val Cervia, in fondo, la caratteristica schiena del Cortio Stella (2318 m.). La 
vallata si fa sempre più bella. A sinistra sul monte è Postalesio, che dà il nome 
alla valle soprastante, da cui è facile il passo alla Valle di Sasso Bisolo, e 
per essa a quella del Masino. La cura di Postalesio si sottrasse air arcipre- 
tura di Berbenno ai 16 febbraio del 1425, essendo arciprete Giovanni Castello 
d'Argegno, come consta per istromento rogato dal notaio Matteo Castello d'Ar- 
gegno, ne' prefati giorno ed anno. L'antica chiesa parrocchiale, edificata 
nel 1250, era dedicata a S. Martino; l'attuale fu eretta dalle fondamenta nel 1700, 
consacrata nel 1783, e dedicata allora ai SS. Martino e Antonio abate. Pregevoli 
sono gli a freschi, opera di G. Pietro Romegialli, pittore di Morbegno. La par- 
rocchia è di patronato comunale. Vi sono nella terra le chiese di S. Antonio 
abate e di 8. Colombano alle Spinede e l'oratorio dei confratelli del SS. Sacra- 
mento. La terra ha presentemente una popolazione di 810 abitanti. — I registri 
parrocchiali cominciano col 1679. 



— 294 — 

( 
I 

I Citra Abduam, e regione Berbenij et archipresbyteralis 

Ecclesia^ S.cti Petri, est oppidum Lefusinse nuncupatum, foca- 
riorum cìrciter ducentornm omnium catholicorum, exceptis 
Jo: Baptista a Salicibus Rheto, et quodam Paulo Paganino 

'"JSfus. STiUSI Pusclavensi, qui eo habitatum yenerunt; quod oppidum distai 
tu» dtcato. ^Y) Eccresia archipresbyterali Sancti Petri uno magno milliari, 

in quo est Ecclesia vicecurata Sancto Laurentio dicata, ubi 
archipresbyter Berbenij tenebatur proprium alere sacellanum 
proadministrandis illis hominibus sacramentis, et quia multum 
detrimenti illi homines patiebantur in audiendo sacro et 
susceptione sanctorum sacramentomnì propter negligentiam 
archipresbyteri, qui ssepenumero nullum illis dabat sacellanum, 
ita quod illi ob locorum distantiam et aquarum inundationem 

^'Ktttu'fti^SS multototiens, etiam diebus festis, sine missa remanebant, et 
r^'^uSut'^ab sacramentorum administratione privabantur: fuit in yisitatione 

«rehiprMbyt^rato , 

coni rauooibiis. Episcopi, ita illi8 pcteutibus et archipresbytero consentiente, 

illorum S.<^^ Laurentij Ecclesia cum conditionibus infrascriptis 

in parocbialem erecta. 

^cTiuiilIp'ISlwJl Primo, quod per dictos incolas dotetur praedicta Ecclesia 

Uadiuo?ibat!*'^ Sancti Laurentij in totum prò summaredditus scutorum saltem 

sexaginta prò congrua paroci sustentatione. 

Secundo, quod prsdicti incoi» suis expensis providere 
habeant prò illuminatione s.^^^^ssimi Sacramenti, ac quibuscum- 
quo luminaribus prò miss» et aliorum divinorum officiorum 
celebratione, insuperque mantinere sumptibus suis custodem 
prò servitijs Ecclesiae et sacristiae, iuxta solitum aliarum 
Ecclesiarum. 

Tertio, quod tam parietes et tecta et aliae supellectiles 
prsedictae Ecclesise, quam domus prò usu et habitatione rectoris 
et ffiditui manutenere et reparare semper teneantur. 

Quarto, quod in signum subiectionis et debiti honoris erga 
matricem teneantur dicti incolse sirigulis annis solvere archi- 
presbytero Berbenij tempore paschali haedum sive capretum 
unum ponderis librarum decom, necnon diebus festivitatum 
Sancti Petri et dedicationis ipsius Ecclesiae, in quibus etiam 
obligavimus dictum prò tempore parocum ad dictam matricem 
yisitandam, prò coadiuvandis diyinis offlcijs in primis et se- 



— 295 -- 

cundis vesperis missaque summa decantanda, oJTerendo insuper 
dictae matrici omni anno cereum unum cerae albse laborate 
prò quolibet festo onciarum duodecim prò singulo. Eundem 
futurum rectorem perpetuis futuris temporibus teneri volu- 
mus ad accedendum ad praedictam matricem in quolibet die 
Sabbati Sancti ad coadiuvandum offlcium sacrae benedictionis 
fontis seu baptisterij, et quod non aliunde Sacrum Ohrisma 
quam a matrice ipsa recipere valeat, versaque vice dictuna 
reverendum prò tempore archipresbyterum obligatum esse 
volumus eidem rectori in praedictis duabus festivitatibus con- 
veniens exhibere prandium. 

Quinto, quod in eventum funeris et exequiarum fiendarum 
in dicto loco de Fusinis, quo alij sacerdotes ultra residentes 
invitentur, ante omnes necessario vocetur prò tempore archi- 
presbyter, qui una cum eorum curato possit stollam deferre, 
eique eleemosina seu merces curato par detur, nihilque ultra 
ìllud praetendere possit. 

Sexto, quod praefati de Fusinis, iuxt^ consuetudinem 
hactenus obseryatam, cum incolis loci della Colonna et com- 
munis Berbenij semper ad sediQcationem et manutentionem 
dictSB Ecclesiae Sancti Petri concurrerunt, et de praBsenti con- 
currant, possint in ea absque alicuius contradictione sepultu- 
ram sibi eligere, ibique corpora, vocato vel saltem monito 
d. r. archipresbytero sepellire; et tunc medietas cerae, quae 
circa funus erit, ad matricem, et alia medietas ad eorum 
parochialem spectet. 

Septimo, quod praefatis incolis liceat, jseu eorum rectori 
in dieta Ecclesia uti paramentis ipsius Ecclesiae si opus fuerit, 
non autem extra eam. Quodque remaneant in possessione 
antiqua, ut unus eorum concurrat prò sindico cum aliis de 
Berbenio et de Colonna prò cura eleemosinae et fabricaB dictae 
Ecclesiae. S.c^i Petri, et in eligendo monacum seu custodem, 
et removendo, et quod teneantur previdero una cum praedictis 
omnibus dictae matricis Ecclesiae necessitatibus. 

Octavo, quod ad sui libitum voluntatis d. r. prò tempore 
archipresbyter diebus festivitatum S.c^i Laurentij et ipsius 
Ecclesiae dedicationis possit ad dictam Ecclesiam de Fusinis 



— 29rt — 

accedere, et in ea missam solemnem canere et concionari, 
primumque locum in omnibus tenere; vel substitutum sui loco, 
sinetamen primo loco, illuc mittere, quibus quidem sic acce- 
dentibus, teneantur ipsi incoi» dare prandium sufflciens, 
oblationesque, quse dictis diebus in dieta Ecclesia fient, ad 
eam pertineant, non autem ad curatum, ad quem omnes alias 
fiendas ultra id tempus pertinere declaratum est 

Nono, quod mortuo vel absente rectore de Fusinis r. d. 
archipresbyter praedictus curam animarum eiusdem oppidi 
habere debeat et incolarum necessitatibus satisfacere teneatur, 
eoque casu emolumenta extraordinaria ad eum pertinere debent. 

Decimo, quod dicti de Fusinis liberati censeantur et sint 
prsestatione illius quantitatis biadi, nomine primitiae seu de- 
cimae, et castanearum per eos retroactis temporibus prò ma- 
nutentione unius capellani, qui ipsis inserviret, r. d. Berbenij 
archipresbytero praestari soliti, sine tamen prssiuditio alicuius 
decimffi vel census per eos debiti dictae Ecclesiae Sancti Petri, 
vel eius archipresbytero in aliam causam et sine alio partium 
prffiiuditio. 

Quibus peractis et conclusis, nonnullis transactis diebus, 
homines prsedicti oppidi Fusinarum praesentarunt R.*"® Epi- 
scopo r. pbrum Oliverium Saxum de Sondalo, quem R m^s 
Episcopus in civitate comensi examinatum et facta prìus pro- 
fessione fidei catholicas approbavit et confirmavit. 
""oìSfdi.'*'^ *'■*"" ^' ^*®°^ ^^ ingressu eius oppidi alia est Ecclesia Divo 
Roche dicata (*). 



(1) Da S. Pietro, una strada carrozzabile (opposta a queUa che sale a gira* 
volte il yersante aprico della valle e conduce in mezz'ora a Berbenno) varcata 
TAdda sopra un nuovo ponte in ferro, guida in un quarto d'ora a Fusine^ vil- 
laggio che sorge allo sbocco di Val Madre. L'antica via Valeriana passava 
TAdda in questo punto, e procedeva poi, sempre a sinistra del fiume, fino a 
Morbegno ed a Colico. Fusine fu distrutta dalle alluvioni del Madrasco nel 1400, 
non rimanendo superstiti che poche famiglie nelle soprastanti selve castaniii. 
Fu gravemente rovinato ancora questo paese dallo straripamento' del Madrasco 
negli anni 1834, 1844 e 1885. È celebre nella storia per le sue cave di ferro, le 
cui vestigia si trovano tuttora sul confine dell'alpe Vitalengo n«l versante Val 
Cervia, e per le varie fonderie ivi esistenti e specialmente in Val Madre. La 
chiesa parrocchiale di^Fusine, di patronato comunale, dedicata a S. Lorenzo 
martire, si divise dalla archipresbiterale di Berbenno ai 19 di novembre del 1589, 
essendo allora arciprete di Berbenno Antonio Maria Scotto da Ponte, come si 
trae dàiristromento di separazione, rogato da Candido Parravicino in detto 
anno e giorno, inserito, quasi per intero, dal Ninguarda in questi suoi Atti ai 



- 297 — 

1. Item in monte tribus milliaribus ascendendo est pagus i'*«i vaiuimaiw. 
triginta focariorum, animarum vero 178, omnium catholicorum, 
Vallismatre nuncupatus, ad praedicti Fusinarum oppidi com- 
muni tatem pertinens, ubi est Ecclesia vicecurata S.^^^ MatthsBO 
Apostolo dicata, penes quam nomine archipresbyteri Ber- 
benij,*expensis tamen hominum ipsius pagi, proprius com- 
moratur sacellanus vicecuratus; et qui nunc ibidem residet 
est quidam pbr Cornelius de Magistris ex oppido Fusinarum 
oriundus (*). 

1. Item, dextris praBdicti oppidi Fusinarum, medium mil- 
liare procul in recto itinere per planitiem descendendo versus 
Morbinium, aliud est oppidum focariorum sexagintatrium p«gi cyieripw, 
omnium catholicorum, le Colorine nuncupatum, in quo est 
Ecclesia S.cto Bernardo Abbati dicata, cui per sacellanum 
archipresbyter inservire debet; quod, cum modernus archi- 
presbyter admodum negligenter eis prospexerit de missis et 
administratione sacramèntorum, instantissime pariter petie- 
runt mandari archipresbytero, ut in posterum sibi de sacellano 
continuo provideat, vel eorum Ecclesia separaretur ab archi- 
presbyteratu, promittentes se obligari ad sustentationem ipsius 
rectoris; quod cum archipresbyter assentire recusaret, assi- 
gnata ratione, iniunctum est ei ut in posterum huic pago pro- 
spiciat de capellano, qui in eorum Ecclesia saltem diebus 



Visita. L*attaale chiesa parrocchiale venne eretta, daUe fondamenta, saUe rovine 
deU^antica, e fa dipinta nel 1618 dal distinto pittore Carsana Cristoforo, della 
provincia di Bergamo, che si vuole nativo di Ghignolo d' Isola, patria di mon- 
signor Carsana di venerata memoria. Ha questa cura per chiese figliali quella 
di S. Maria della Neve, posta nelle selve sopra essa terra, e quella di S. Rocco, 
posta nel piano. La terra fa circa 700 abitanti. — I registri parrocchiali inco- 
minciano col 1685 e sono completi. 

(1) Una strada mulattiera sale erta ad andirivieni per le selve che sovra- 
stano a Fusine, e giunta presso al termine della regione del castano, entra 
nella valle, lungo il versante orientale, che scende dirupato fino al Madrasco e 
guida al villaggio e alla chiesa di Val Madre (1175 m.) a due ore da Fusine* 
La chiesa parrocchiale, di patronato dei terrieri e intitolata a S. Matteo, spet- 
tava al territorio di Fusine, ma nel 1523 venne eretta in vice-parrocchia {eof 
Instr. rog. per Thomam Odeschalcum habit. Berbeni, i2 oct. iò83) e chiesa bat- 
tesimale; cominciò ad essere ufficiata come parrocchiale indipendente, per 
tacito consenso deirautorità ecclesiastica, nel 1700. Al principio di questo secolo 
fu riconosciuta dal governo come parrocchia, considerata sempre dall' or- 
dinario diocesano come vice-parrocchia. Finalmente il vescovo Carsana, con 
decreto 17 novembre 1886, la innalzava al grado di parrocchia. Val Madre è uno 
dei principali passi per le valli Brembana e Seriana. La terra ha presentemente 
una popolazione di 96 abitanti. — I registri cominciano solo col 1850. 



— 298 — 



Pagi alU Coraa. 



Campettrii Boelesia. 



Pagi Rodali. 



festiviscelebret, et tempore necessitatis sacrosancta sacramenta 
ministret. 

L Item in monte est vicus decem et septem focarionim 
omnium catholicorum, alla Corna nuncupatus, in quo est 
Ecclesia S.ct» Margarithae dicata, et distans Colonna medio 
milliari (*). 

1. Item alio medio milliari infra prsedictum ColorinsB 
pagum, in itinere versus Morbinium, est alius vicus, la Valle 
nuncupatus, focariorum sex omnium catholicorum, ubi est 
Ecclesia SS.ctis Apostolis Simoni et ludsB dicata. 

2. Item ultra ad bue alio milliari parva alia est fere cam- 
pestris Ecclesia S.c^ lacobo Apostolo dicata («). 

1. Item in monte supra dictam S.cti lacobi Ecclesiam est 
pagus vigintitrium focariorum omnium catholicorum, Rodulum 
nuncupatus, a pago Vallis et a praedicta S.^t^ lacobi Ecclesia 
uno milliari distans cum dimidio, ubi est Ecclesia vicecurata 
S.<^to Antonio Abbati dicata, quse propri'um habet sacellanum ab 
archipresbytero Berbenij datum, expensis tamen ipsius pagi 
Roduli; quod Rodulum cum suprascriptis vicis spectat ad 
communi tatem oppidi ColorinaB, ita quod ipsius communitas 
tota ascendit ad centum viginti focaria (}), 



(1) A Valle di Fusine, sul principio di un ventaglio formato dal torrente 
Pregio, sta Colorina, villaggio noto nella storia, come ho già avvertito aliroTO 
(v. nota r sotto S. Giovanni di Pedemonte nei sobborghi di Como), per essere stato 
ivi trucidato il B. Pagano da Lecco con due suoi notai. La chiesa di Colonna^ 
intitolata a S. Bernardo, fu sempre, fino ai tempi nostri, considerata come vice- 
cura, non ostante che anch*essa si sia divisa dairarchipresbiterale di Berbenno, 
intomo alla metà del diciassettesimo secolo. Oggigiorno però, pel decreto 17 no- 
vembre 1886, più volte citato, è parrocchia indipendente di patronato comunale, 
ed ha per figliale la chiesa di S. Maria Vergine, posta sopra la terra stessa. — 
I registri parrocchiali cominciano col 1000, e la parrocchia conta attualmente 
560 anime. 

(2) Della-VaUe era un*altra vice-cura che ora fa da sé, eretta, come Colo- 
nna e Val Madre» in parrocchia indipendente, di collazione comunitativa, inti- 
tolata ai ss. Apostoli Simone e Oiuda. Si divise anch'essa dalla suddetta archi- 
presbiterale di Berbeono; ha una chiesa figliale, quella di S. Margherita cUla 
Coma. Gli abitanti sommano a 250. — I registri parrocchiali cominciano col 1662. 

(3) Nell'anno 1523, ai 12 di ottobre, cominciò la terra di Redolo ad avere 
un sacerdote, coirautorità d'amministrare i sacramenti ai terrieri, finché, pian 
piano, si fece essa pure del tutto indipendente, come consta dall' istromento 
rogato in detto anno e giorno da Tomaso Odescalco citato, dove si tratta della 
parrocchiale di Val Madre. Ora è parrocchia di libera collazione, e non ha che 
un solo oratorio dedicato a S. Giacomo, posto nel piano ; ha presentemente 
una popolazione di 370 abitanti. — I registri parrocchiali cominciano col 1* gea 
naio 1850, 



— 269 — 

!• A sinistris vero oppidì Fusinarum, uno milliari supra, oppidi cedratohu 
est e regione Postalesij oppidum, Cedrascum nuncupatum, 
focariorum centumquadraginta omnium catholicorum, ubi est 
Ecclesia parochialis • S.^to Angustino Episcopo dicata, cuius 
rectorem agit pbr Benedictus Robustellus de Grosupto. 

2. Item uno quartali milharis ultra, ascendendo versum 
oppidum Gaioli, alia est Ecclesia Sanctae Ann» dicata (i). 



ECCLESLE PLEBIS ArCHIPRESBYTERATUS SoNDRIJ 
Tertierij MEDIJ VaLLISTELLINìE. 



Sondrium est oppidum insigne ultra Abduam et quasi 
metropolis Vallistellinse, ex eo quod ibi residentiam faciant 
gubernator et vicari us Vallistellinae, de quibus supra; quod 
oppidum quoad ipsius corpus facit circiter trecenta focaria, 
quorum aliqua sunt haeretica, reliqua vero omnia catholica; 
principales autem hseretici sunt D. Fabius et Marcus Anto- 
nius fratres, necnon et D. Fellus, D. Vivianus, ac D. Chri- 
stophorus Claudus omnes de Merlianicis; et D. Cae.sar Para- 
vicinus et eius filius Prosper, qui in uxorem duxit Horten- 
siam sororem hseretici comitis Ulixis Martinenghi de Brixia, 
et D. Laura Paravicina vidua eiusque filius Horatius Para- 



ci) Gedrasco è un viUaggio posto allo sbocco deUa Val Cervia, a poco.più 
di un quarto d'ora a oriente da Fusine, tra verdeggianti campagne. La cura 
di Gedrasco, di patronato comunale, fu la seconda che air arcipretura di Ber- 
benno si sottrasse agli 11 d'aprile del 1454, essendo allora arciprete Ouidotto 
Castiglioni, come consta per istromento ricevuto da Baldassare de Riva, notaio 
di Como, in detto giorno ed anno. La Chiesa intitolata ai SS. Agostino dottore 
e Tomaso apostolo, è elegantemente costrutta ed ornata, e possiede un buono 
ed armonioso concerto di campane di nuova coniazione della rinomata fonderia 
dei signori Pruneri di Orosio, paramenti e reliquiari di pregevole gusto. 
Chiesa figliale di questa cura è quella di S. Anna, assai antica e di gran divo- 
zione in paese e fuori. Ha presentemente una popolazione di 433 abitanti. — 
I registri parrocchiaU rimontano al 1500. 



SoadriJ SS. 
v«b1o et Protha< 
•lo dicaU- 



- 300 — 

vicinus, et D. Ascanius de Lavizarijs, ac D. Livius Venustus, 
cuius tamen uxor nomine Aurelia est catholica. Insuper ef 
quidam faberferraius cum duobus fratribus pariter haereticis 
della Fola nuncupatus. Sunt prseterea et nonnulli alienigensa 
hseretici, qui eo habitatum venerunt, quorum primus est supra- 
dictus Comes Ulixes Martinenghus, alij vero sunt plebei maxime 
Lombardorum artifices ex pago Cardonae dioecesis et ditionis 
Brixiensis, qui esse possunt circiter focaria quindecim. Item 
adest quidam alius Patavinus nomine Natalinus, qui ibidem 
agit hospitem, qui et duos habet filios magnos Petrum et An- 
tonium utrumque haereticum: super omnes autem adest et 
eorum praedicator haereticus Lucensis nomine Scipio Calan- 
drinus, qui et ibidem in uxorem duxit viduam nobilem nomine 
Camillam sororem supradictorum Fabij et Marci Antonij de 
Merlianicis, pariter haereticam. 
^SB^Ys'.tf^owidi Huius autem oppidi Sondrij communitas multum extra op- 

SondriJ SS. Òer- 

pidum ìpsum se extendit, diversos sub se comprehendens pagos 
et vicos, quorum sigillatim flet mentio. In hoc ipso vero oppido 
est archipresbyteralis Ecclesia SS.ctis Gervasio et Protasio 
dicata, et est collegiata quinque canonicatum prseter archi- 
presbyteratum, quem favore nonnullorum hsereticorum et quo- 
rundam aliorum occupavit quidam incognitus intrusus, qui se 
nominar! facit Franciscum Cataneum Mediolanensem; canonici 
autem residentes sunt pbr Baptista Somigliana de Sondrio, 
Dominicus Zanonus de Castiono subdiaconus, Andreas Garbo- 
nera, et Joannes Petrus Merlus ambo clerici de Sondrio, 
quintus autem canonicatus vacat, cuiusl redditus occupantur a 
quibusdam plebeis. Adfuit insuper quidam religiosus minorità 
conventualis fr. Matthseus Vivaldus Pedemontanus a Monte- 
regulo, ab intruso archipresbytero in sacellanum assumptus, 
qui etiam ludi moderatorem agebat, sed admodum scandalosus 
propter concubinam cum qua plures suscepit proles (*). 

(1) Sondrio è fabbricata poco lontano dal confluente del Mallero coir Adda, 
ove la valle è abbastanza larga e il luofico ridente e sano. Giace alle falde del 
monte Mase^ra, ed è abbellita da vie spaziose, da ben costrutti palazzi e da 
strade ampie e ben tenute. La parte però di città che ò compresa fra Scarpa- 
telli, Gombaro e VAìigelo Custode, conserva V impronta dell'antichità, con vie 
irregolari, tortuose e strette e con case rustiche. L'antica Sondrio [SutriumU a 
quanto narra Beltramolo da Selva nella sua Cronica, pubblicata dalla Società 



- 301 - 

1. Item alia est Ecclesia S.ctì Antonij Abbatis beneficiata 
iurispatronatus dorainorum de Beccaria, quam possidet pbr 
Donatus Scarpeta Alboxagise curatus. In eadem Ecclesia est 



storica Comense (Periodico, voi. I, pag. 230 e seg.), era situata, verso Tanno 1200, 
sopra il dosso di Masegra e teneva sino al Castelletto^ che sorgeva sulla rupe 
delTAngelo Custode, ora coperta da giardini, e dove, al tempi di quel cronista 
(secolo XIV), stava la chiesa di S. Siro. Il Selva aggiunge che, essendo stato 
distrutto il Cctstello di Masegra, il popolo si ridusse ad abitare sotto la chiesa 
di S. Eusebio, là dove si diceva alla Villa, e che quivi stette « in buono stato 
per gran tempo ». Nelle aspre lotte fra le due fazioni comensi, Rusconae Vitanai 
Sondrio segui quesfultima, che era guelfa. I Vitani, soccombenti in Como, si 
rifugiarono lassù, e i Rusconi, ai tempi della calata in Italia di Arrigo VII, li in* 
seguirono in quelTasilo, attaccarono e devastarono la città. Per cagion di questa 
guerra, osserva il Selva, le case che erano alla Villa furono abbandonate e abbru- 
ciate (1309). Cosicché gli abitanti, anche per poter più agevolmente difendersi 
da altri attacchi, si ritrassero attorno alla rupe di S. Siro, tra essa e r altura 
di Masegra e al di là del Mallero alle falde del monte, insomma nel seno che 
si stende da Cantone sino al Domestico, nei quali luoghi sta tuttora Sondrio 
vecchia. Si cinse prima di palizzate (1318), poi di mura (1325). Ebbe due porte, 
runa per la quale sbandava in Cugnolo, e quindi al ponte dell'Adda; r altra 
in Qwtdrobio (quadrivio), e per essa si usciva verso Punta di Prada; più 
tardi si costrussero due altre porte, la Porta del Mallero e la Porta di Poppa» 
Nel 1335, impadronitosi Azzone Visconti di Sondrio, le mura vennero smantel- 
late, ma non scomparvero dei tutto che al principio di questo secolo. Ora è 
capoluogo di provincia, sede della prefettura e conta ottomila abitanti ; è divisa 
dal Mallero in due parti, ricongiunte fra loro' da tre ponti in ferro di recente 
costruzione. Antichissima è la plebana collegiata di Sondrio, e di ciò ottima 
prova ne è il non trovarsi memoria alcuna di quando fosse fondata. Ben dal 1100, 
per istromento rogato agli 8 d' ottobre di tal anno, per Cumberto, notaio del 
sacro palazzo, si trova che col titolo d* arciprete già al governo di tal chiesa 
sedeva Giovanni Alberto con quattro canonici. Nel 1323, per intercessione di 
^Goffardino del castello d'Arzeno, arciprete di Tresivio, si ottenne da papa Gio- 
vanni XXII un privilegio, che il Selva potè leggere presso i De Capit^nei, per 
il quale Sondrio e le pievi di Andevenno e di Tresivio furono dichiarate libere 
e non soggette a nessuno. La chiesa fu rifatta nel secolo passato, ed i restauri 
si cominciarono sui disegni di Pietro Ligari, pittore ed architetto nativo di 
Sondrio, al quale devesi la nave di stile composito. Il coro fu eretto nel 1797, 
sopra disegno di certo Taglioretti ticinese, a cui piacque cangiar ordine d*ar- 
chitettura. Giovan Pietro Romegialli, nato in Morbegno, tracciò la Storia Sacra 
nelle figure che girano in alto tutto il presbiterio, eseguite poi in chiaroscuro 
dagli Scola, e dipinse a monocroma la cappella dedicata a S. Giovanni Battista. 
La facciata, pregevole nel suo insieme, armonizza col coro, e si compi molti 
anni dopo, cioè nel 1838, a disegno e cura di Giuseppe Sertoli. Nella chiesa, 
che ò stata di recente restaurata in modo non troppo felice, vi hanno due 
quadri di molto valore, del sopradetto Ligari, rappresentanti, Tuno la Madonna 
del Rosario con S. Domenico e S. Stefano, Taltro 3. Gregorio Magno nell'atto 
di celebrare la Messa. Il primo si trova sull'altare di mezzo a sinistra della 
chiesa, ed è a deplorarsi che la sua posizione dia poco risalto di luce al bel- 
lissimo gruppo delle sue figure. Il secondo è innalzato sul pilastro di fianco 
air altare che sta dirimpetto al primo. Quest' ultima tela fu restaurata con 
molta intelligenza e coscienza in alcuni punti, ove era guasta, dal valente 
pittore Angelo Ligari, bisnipote del predetto Pietro. Sono fattura di Giacomo 
Parravicino, detto il Giannolo, ì due gran quadri laterali dell'aitar maggiore, 
l'uno dei quali rappresenta il martirio dei SS. Gervaso e Protaso, e V altro 
rappresenta il trasporto delle loro reliquie, con diversi miracoli per tal fun- 
zione avvenuti. Fra gli arcipreti di Sondrio vi fu Nicolò Rusca da Bedano, 



— 302 — 

sacellum S.<^^ Annae dotatum, quod possidetur a pbro Baptìsta 
de Beccaria, ad cuius familìam spectat iaspatronatas ipsius 
sacelli (*). 

2. Item est alia Ecclesia SS^^ Eusebij parìter beneficiata, 
quam possidet pbr Prosper Posteria ab Episcopo pr»terito 
obtentam (*). 



terra su quel di Lugano, sant'uomo e dottissimo, morto martire a Tosanna il 
4 settembre 1618. Di questo arciprete vi ha una Tita in latino inedita, del giure- 
consulto Baiacca, comasco, tradotta poi dallo storico RomegialU ; ed alcuni 
cenni sul suo martirio e sulla rovina di Piuro, sono in Lettere contemporanee 
degli 8 e 9 settembre 1618 dello Zuccbi, tomo IV, pagg. 804-208. Del Rusca mede- 
simo ho sottocchio r operetta pubblicata in Como nel 1505: Acta dieptUaUonis 
tiranensis, ecc. È dedicata al yescovo Filippo Archinto. Si svolge principalmente 
sulla natura di Cristo, che il Cabasso, allora arciprete di Tarano, dal pergamo 
disse dal Calvino non essere stata bene compresa. Di qui il ministro riformato 
Calandrino Andreossa, che in questi Atti di Visita è annoverato fra gli eretici 
dimoranti in Sondrio, trasse argomento a sostenere Topinione dei calvinisti; di 
qui la pubblica disputa a cui prese parte il Rusca, quale amico del Cabasso e 
sostenitore del dogma cattolico. Da ultimo non tralascio di notare che le reliquie 
del Rusca giacquero a lungo neirabazia dlFavara, o Pfeffers, e poi neirarchivio 
di essa, essendo Tabazia stata soppressa in questo secolo, e dopo 2^ anni ven- 
nero traslocate nel santuario della Sassella, donde, il 3 agosto 1S5S, furono onore- 
volmente deposte nella chiesa parrocchiale di Sondrio. In queir occasione lesse e 
pubblicò Telogio air illustre arciprete il successore, già socio onorario della 
Società Storica Comense, Tegregio don Antonio Maffei. Una Vita dei Rusea fa 
stampata in Como, nel 1880, nella tipografia deir Ordine di Cavalieri e Bazzi, 
intitolata: Nicolò Rusca, o una splendida gloria della Comense Chiesa, per 
C. Grandi. — Altro celebre arciprete di Sondrio fu Giovanni Antonio Parravi- 
cino, il quale, infierendo orribilmente per 18 mesi la pestilenza del 1630, non 
mai risto dairassistere con eroica e generosa carità i colpiti, contraendo egli 
stesso il morbo, e tornando immediatamente al nobile ma durissimo ufficio 
appena si fu rimesso alquanto in salute. — La collegiata di Sondrio è di no- 
mina vescovile, ed a tal chiesa subordinate sono Albosaggia, Cajolo, Castiglione 
e Andevenno; e nella valle di Malenco Spriana, Torre, Chiesa, Caspoggio e 
Lanzada. — L*archivio parrocchiale contiene il registro dei nati, che comincia 
coiranno 1566; dei matrimoni, col 1575, e dei morti, che data dal 1620. 

(1) Anticamente Tospedale trovavasi unito a questa chiesetta di S. Antonio 
Abate, il cui fabbricato esiste ancora dirimpetto alla chiesa parrocchiale, ed è 
di proprietà privata. L' ospedale nuovo, vasto fabbricato, disegno dell* archi- 
tetto MoragUa, venne aperto col 1* gennaio deiranno 1837. Fu edificato princi- 
palmente per uno splendido lascito del nobile Bonomo Pelosi. Annessa airospe- 
dale havvi la chiesa di S. Giovanni di Dio. 

(2) A mezzodì di Piazza Campello (col quale vecchio nome si designa 
l'antico sagrato della chiesa parrocchiale, che venne posteriormente ampliata^ 
e ove sta il R. Tribunale, detto anticamente Palazzo della Ragione) eravi la 
cappella di S. Eusebio, convertita poscia in casa privata. Ivi accanto, isolato^ 
s' innalza a svelte e massiccie forme xì campanile della parrocchiale, eretto 
sopra disegno del Ligari nel 1740. Rimane, per deficenza di mezzi, incompiuto; 
la torretta delle campane doveva cominciare dove ora è la sommità, e una 
ringhiera doveva cingere la torre dove ora è il cornicione. A fianco poi della 
chiesa parrocchiale, eravi il cimitero, che fu quindi trasformato in oratorio, 
dedicato a 8. Pietro Martire, proprietà della confraternita del SS. Sacramento, 
eretto nel 1640, benedetto nel 1643, e cominciatosi ad ufficiare nel 1647. Più tardi 
comparve anche la chiesa del Suffragio, occupata presentemente dal R. Archivio 
;«loUÙrile> istituito da Napoleone I con decreto 17 giugno 1806. 



— 303 — 

3. Item alia est Ecclesia SS.^um Naboris et Felicis pariter aùi» emi. eiudem 

'^ oppldi Sondrìj. 

beneficiata iurispatronatus familiae Pusterlorum, cuius proven- 
tus possidet prsBfatus pbr Prosper Pusterla ipsius beneflciatus; 
licet ipsa Ecclesia a supradictis haereticis ex concessione 
DD, Rhetorum sit occupata, in qua conciones habentur haere- 
tic89 eorumque celebraatur sinagogse (<). 

4. Item alia est Ecclesia S.c" Rechi noviter reaedificata, 
sed non perfecta ob reddituum tenuitatem («). 

5. Item Ecclesia S.cti gy ri, maiori ex parte diruta, cuius pro- 
ventus, qui tamen sunt pauci, a quibusdam iaicis occupantur (3). 

1. Item in arce Masegra, in qua habitat D. Joannes Fran- 
ciscus Beccaria Episcopatus Comensis feudatarius, est satis 
pulchra Ecclesia Sanct» Agatce dicata, et non procul ab ista 
arce est vicus sex focarìorum catholicorum la Piazza nuu'- 
cupatus (*). 

2. Item non procul a praedicto castro est alia domus ad instar supr» sondrium la 

'^ '^ «dlbas DD.de Beo- 

alterius arcis in qua habitat D. Joannes Beccaria, prsedicti •**'*** 



(1) Della chiesa, dedicata ai SS. Naborre e Felice, non rimane oggigiorno 
alcun vestigio. 

(2) Isolata nel. piano sta la chiesa di S. Rocco, opera armonica del secolo 
dell'arte. Il cronista Stefano Merlo (vedasi voi I, pag. 212, del Periodico di questa 
Società storica) narra che la peste, la quale nel 1513 desolava altre borgate 
della Valle, si manifestò anche in Sondrio il 17 agosto, in casa di Lorenzo Bet- 
tuccio, uccidendo quattro persone, ma che poi, per miracolo, non si dilatò. Fu 
allora principiata la chiesa di S. Rocco extra moenia^ e per voto si stabilì di 
celebrarvi in perpetuo la festa di quel Santo. Il voto si osserva tuttora. 

(3) Stava la chiesa di S. Siro (distrutta dalle fondamenta prima del 1000) 
nella località detta al Castelletto, da una rócca che sorgeva sulla rupe or detta 
K\V Angelo Custode, da una chiesetta omonima di patronato della famiglia Car- 
bonera, che vi fu eretta nel 1660. I Nobili, Cittadini e Vicini, in cui era divisa 
la popolazione del comune di Sondrio, raccolti a consiglio il 9 aprile 1308, con- 
cessero ai De Capitanei un singolare privilegio, dichiarandoli esenti in perpetuo 
da ogni taglia, perchè acconsentissero a non uscire ad abitare fuori della città 
o del suo territorio. Questo consiglio si raccolse nella chiesa di S. Siro, al 
suono della campana del comune, come può leggersi nel documento riprodotto 
dal Quadrio, e devesi congetturare che anche gli altri cousigli in quel tempo 
si adunassero nella detta chiesa. L* attuale chiesa dell'Angelo Custode, ha il 
quadro d'ancona dell'altare, giudicato opera di Ercole Procaccino; ma io credo 
che migliori intelligenti ne farebbero ben diverso giudizio. 

(4) La chiesa di S. Agata nel castello di Masegra fu profanata. L'antichis- 
simo castello poi, estiotasi verso la metà del secolo XV in Francesco la famiglia 
De Capitanei, a cui apparteneva ab antiquo, passò alla famiglia Beccaria, e da 
questa ai Salis. Solamente al principio del secolo presente divenne proprietà 
pubblica. I fabbricati che ora vi appaiono, non risalgono più in là del 1500. 
L'ala che guarda a mattina e parte di quella che prospetta a mezzogiorno 
sono opera di questi ultimi anni, e non si può proprio dire che armonizzino 
col bel corpo centrale, cui esse nascondono a chi guarda da lontano. Ora fu 
convertito in comoda caserma, ove hanno sede due compagnie alpine. 



— 304 — 

Joannis Francisci consobrinus Episcopatus Gomensis pariter 
feudatarius; est satis pulchrum oratorium (*). 
*'ifai**8!*BeMSJtt 1' ^^^^ i^ltVB, flumen Maleris, quod ex Valle Malenci fluit 

nSi^^'^'^^' per medium fere oppidi Sondrij transiens et post milliare 
Abduam ingreditur, in monte medio milliari Sondrio est Ecclesia 
S.cti Laurentij cum eleganti monasterio monialium ordinis 
S.c^i Benedicti, in quo repertse sunt quindecim moniales pro- 
fessa et nonnullae puellae prò habitus susceptione, quibus 
inservit prò semicapellano pbr Hermes Grosinus de Burmio 
cum nullum propter paupertatem alere possint continue capel- 
lanum: earum autem confessarius est fr. Evangelista Para- 
vicinus de Gaspano septuagenarius dominicanus, qui conventu 
Morbiniensi commoratur (>). 

Gìrcum circa praedictum monasterium monialium sunt 
diversse villse ad communitatem tamen Sondrij pertinentes, 



(1) Esiste tuttora, ed è la modesta chiesetta di S. Bartolomeo apostolo, 
ora di patronato Lavizzari. Fa edificata nel 1413, ha un solo altare, il cui 
quadro è di buon pennello. 

{2) La storia di questo fabbricato riassume in certo modo, colle varie 
destinazioni a cui servi, la storia delle idee, delle consuetudini e dei progressi 
del mondo. Quivi era anticamente un castello, chiamato nei tempi dei re goti 
e dei longobardi il Castello di S. Lorenzo e di S, Giorgio, circondato da fossati, 
come si trae da due carte inserite in un istromento di confermazione, e di detto 
castello era parte quella torre posta sopra il coro della chiesa vecchia, che 
insieme con essa fu poi demolita nel 1670; e parte ancora era quel grosso muro 
che» al tempi dello storico Quadrio, faceva parte del refettorio a mattina, e del 
parlatorio delle monache a mezzogiorno. Verso lo scorcio del secolo XI, per 
iniziativa della famiglia De Capitanei (Ridolfo, Corrado o Oriardo, Guidone o 
Ugone e Roberto^ proprietaria del castello, fu mutato in monastero, e vi si 
stabilirono le monache benedettine, e neiranno UGO il pontefice Pasquale II 
sanzionava con privilegi quella fondazione. L'anno 1117 Guido Grimoldo, vescovo 
di Como, rifugiatosi in Sondrio per perorare a favore dei comaschi ed ottenere 
sussidi, come si traeva dalle memorie del monastero esaminate dal Quadrio, 
ne consacrò la chiesa ai 17 del mese d'ottobre di tale anno. Distrutta nel 1670 
da un incendio la massima parte del fabbricato, si costrusse la nuova chiesa 
nel 1706, e in varie riprese il convento si estese e si abbellì. Nel 1805, soppressi 
i conventi da Napoleone I, il fabbricato divenne proprietà del Demanio. Servi 
per molti anni ad uso di prigione, poi fu acquistato dal Municipio di Sondrio, 
e da questi, sul finire del 1878, ceduto per T imperiai somma di 12,000 lire ad 
una Società svizzera, che, riattandolo, doveva trasformarlo in elegante albergo. 
Invece essa lo rivendè pochi anni dopo ad una famiglia di contadini, ' dalla 
quale lo acquistarono le monache di Menzingen (Svizzera) nel 1888, e lo risto- 
rarono con ingenti spese, come si vede al presente, e vi aprirono un istituto 
con educandato e scuola per fanciulle di civile condizione. La chiesa fu ornata 
di pitture e stucchi da un certo Torchio di Como Tanno 1736; fu restaurata e 
benedetta neiranno 1888, ma anche dopo vi si fecero molti lavori di abbelli- 
mento, come i quattro dipinti che rappresentano quattro padri della Chiesa, i 
dipinU delle pareti e della tribuna, i due altari laterali, il pavimento, le 
balaustre, ecc. 



- 305 — 

in qaibas aliqui sunt heretici proprinm habontes prsedica- 
torem hsereticum, qui vocatur Aloysius Valesaaus, qui olim 
Papi» habuit prseposituram S.<:^i Maioli, cupiens tamen ad 
pcBnitentiam redire. Praedictse autem villaa sunt quae sequuntur. 
Prima, quae vocatur Mars, est septem focariorum omnium catho- 
licorum. II*, qu39 vocatur Piat, est quatuor focariorum omnium 
pariter catholicorum. Ili*, quae vocatur Columbera, est foca- 
riorum ultra quinquaginta omnium catholicorum. IV% quae 
vocatur Sondrinum, est focariorum quindecim omnium pariter 
catholicorum (*). V*, quae vocatur Moronum, est focariorum 
quindecim omnium catholicorum, tribus exceptis, videlicet 
Thoma Moreno, cuius tamen uxor et fllij quatuor et filiae duae 
sunt catholici, et alio, Lutero de Moreno nuncupato, cum uxore 
et duodecim utriusque sexus fiUjs omnibus hadreticis, quo- 
rum maior, nomine Andreas, a patre separatus, habet pariter 
uxorem et duos filios omnes haereticos. VI*, quae vocatur 
Pradella, est focariorum quinque omnium catholicorum. VII* 
quas vocatur Bassula, est focariorum duodecim omnium catho- 
licorum. VIII*, quae vocatur Maionum, est focariorum duo- 
decim omnium pariter catholicorum. IX* quae vocatur Mos- 
sinum, est focariorum quadragintaduorum omnium haere- 
ticorum, excepta una muliere vidua nomine Catharina de Sai- 
vetis et eius Alio minore .nomine Jeanne: et prope hanc ^Scff^SfaìafiSSi" 
villam aedificarunt haeretici ante quindecim annos Ecclesiam Jìiu^M'iSSnuS 

nanoapa ta , penei 

Bine titulo in qua audiunt conciones haereticas et coenam moro S?u?ou'iin?u' 
haereticorum sumunt (2). X*, quae vocatur Asche, est focariorum o?« VcTesto!""' 
vigintiquinque omnium haereticorum, quatuor exceptis, qui 
sunt catholici, et sunt Jacobus de Mottis, cum matre, uxoro 
et filiabus quatuor, ac duabus sororibus omnibus catholicis, 



(1) In Sondrini vi ha una chiesa figliale dedicata a S. Anna, con tre altari, 
edificata neiranno 1713. 

(2) In Mossini yi ha la chiesa figliale dedicata a S. Carlo Borromeo; non si 
conosce in quale anno sia stata edificata, ò menzionata però negli Atti di Visita 
del TescoYO Lazzaro Carafilno nel 1629; quindi potrebbe darsi fosse quella stessa 
eretta dagli eretici senza titolo, e sopra menzionata dal Ninguarda, il quale 
dicendola nel 1589 fabbricata già da quindici anni, ne seguirebbe ohe dovrebbe 
questa chiesa, intitolata poi a S. Carlo, ascriversi all'anno 1574. Nel 1887 vi fu 
gettata la vòlta, nel 1890 venne praticato il vano ove si trova l'altare della B. V. 
prima addossato alla parete, nel 1893 fu riataurata la sagristia. Ha tre altari. 

RMO. Stor, - Voi. II. jeo 



— 306 — 

dlius est Joannes de Prato, cum uxore et undecim utriusquo 
sexus fllìjs omnibus cathoiicis, tertiasestLaurentiusFagiolus,. 
cum UXOP0 et quatuor utriusque sexus filijs omnibus catho-. 
licis, quarta est qusedam vidua, nomine Catharina, et eius filius 
nomine Jacobus pari ter catholici. XI*, quae vocaturRonchum, est 
focariorum quindecim omnium haereticorum, duobus exceptis, 
qui sunt catholici, videlicet Andreas Menaseto cum uxore et 
filijs, et Antonio cuius cognomen ìgnoratur yiduo cum duabus 
filiabus et uno filio uxorato. XII*, quae vocatur Guaite (*), est 
focariorum quindecim et ultra omnium catholicorum, quinque . 
exceptis, qui sunt Joannes de Rossatis cum uxore et quatuor» 
utriusque sexus filijs omnibus haereticis, et Dominicus pariter 
de Rossatis cum uxore et tribus filijs et fratre, ac duabus. 
sororibus omnibus haereticis; aliorum vero trium rusticorum» 
qui sunt pariter haeretici, nomina ignorantur. XIII*, quse 
vocatur Arquinum, est focariorum decem omnium catholi- 
corum. XIV*, quse vocatur Canum, est focariorum duodecìm 
omnium catholicorum («). 

Pagi Trungus. 1. Item supra preedictum monasterium monialium in altiori 

monte, uno milliari magno cum dimidio distante, est pagus, 
Triangia nuncupatus, focariorum ultra quinquaginta omnium 
catholicorum, in quo est Ecclesia S.c^o Bernardo Abbati dicata,, 
in qua vix quater in anno-fit sacrum ; licet canonici sondrienses 
tenerentur singulis dominicis missam unam mittere (3). 

Pagi ughe. Item paulo superius est alia villa, quae vocatur Lighe, 

focariorum duodecim omnium catholicorum (*). 

Item descendendo Sondrio uno milliari cum dimidio per 
planiciem in recto itinere versus Berbenium, ad ripam Abduas 
super collem, est elegans Ecclesia S.^^ Mari© de Sasella nun- 



Eeol. S. Mari» de 
SaMlU. 



(1) Guaite = Oualt&ri. 

(2) la Cagnoletti [Canum) vi ba attaalmente una chiesa Ticeparrocchiale 
dedicata a S. Pietro apostolo, con due altari. È di patronato deir arciprete di 
Sondrio e delFuomo più yecchio delle frazioni Cagnoletti e Gaalteri. 

(3) S. Bernardo di Triangia A vice parrocchia di nomina deir arciprete di 
Sondrio prò tempore. Ha due altari. 

(4) Lighe = Ligari/casolare sopra Triangia. Attualmente vi ba la chiesa 
dedicata alla Decollazione di S. Giovanni Battista, edificata neiranno 1731. Ha 
un solo altare, il cui quadro è del rinomato pittore Pietro Ligari. Nel 1800 
furono fatti il pavimento e la porta. 



— 307 — 



cupata, Ecclesiae S.^^ Antonij Abbatis Sondrij unita, et pro- 
prium habet custodem laicum, prò quo est ibidem erecta domus, 
et supra hanc S.^t» Mariae Ecclesiam est villa duodecim foca- 
riorum omnium pariter catholicorum, quae vocatur Trias (*). 

Item citra praedictum Maleris flumen, extra Sondrium ad ?»«* soarpategij. 
pedem mentis, est vicus focariorum circiter viginti omnium 
catholicorum, et vocatur Scarpategium (*). 

1. Item ascendendo montem uno milliari est pagus, Pon- pagi poncier». 
ciera nuncupatus, quinquaginta octo focariorum omnium catho- 



(1) Su di un promontorio, in mezzo a* vigneti, s^ erge fantasticamente la 
Madonna della Sassella, piccola ma antichissima chiesa, eretta probabilmente 
nella prima metà del secolo XV, poiché di queir epoca sono i vetri colorati 
della finestra laterale airaltare. Il quadro d'ancona deir altare arieggia molto 
io stile di Gaudenzio Ferrari, al quale dagli intelligenti è atti'ibuito. Rappre- 
senta la Natività del Salvatore. La faccia della Vergine dovette essere ristau- 
rata, e la diversità delle tinte toglie qualcosa alla bellezza della tavola. Anche 
le pitture del presbitero e del vOlto sono di buon pennello e si attribuiscono 
air Andrea Passeri di Torno (1511). La porta maggiore è ammirabile per le sue 
scolture, la parete verso monte è assai rovinata dalla umidità. Il campanile 
ha forma pentagonale, e fu di recente, con idea infelice, dipinto a color di 
mattone, quasiché non fosse maggiormente a pregiarsi la buona tinta, che gli 
avevan dato i secoli. La piazza che si stende avanti alla chiesa è un' ampia 
terrazza artificialmente costrutta sopra vòlti. Qui sogliono convenire nelle 
domeniche di marzo i Sondrini e gli abitanti dei vicini villaggi in allegre bri- 
gate, quasi ad accogliere i primi palpiti della natura che si ridesta a vita 
novella, e la scena che puossi in queste occasioni vedere è Ira le più vivaci e 
più attraenti. La via che da Sondrio ad essa chiesa conduce, è interpolata- 
mente adornata da quindici cappelle o chiesuole d'architettura rotonda, rap- 
presentanti i quindici misteri. Due di queste cappelle, una delle quali è la ve- 
nuta dello Spirito Santo, assai bene rappresentata in bellissime statue di marmo, 
sono opera dello scultore Giambattista Ciotti di Sondrio, che in questi ed in 
altri lavori si mostro statuario di molto merito. La Madonna della Sassella fu 
consacrata nel 1521. 

(8) Scarpategium = Scarpatetti, vecchia contrada di Sondrio, a cui si giunge 
dal quadrivio volgendosi a settentrione. In questa contrada, dopo non molto, 
v'ha una gradinata che conduce al collegio, ossia ginnasio-liceo, e al convitto 
nazionale. Il vasto ed appropriato edificio sorge su di una collina in una postura 
che non potrebbe essere più amena. Quivi era r antico convento dei cappuc- 
cini sorto negli anni 1624-1628 ed abolito nel 1805 da Napoleone I. Nel 1820 vi si 
fondò il collegio, cioè il ginnasio con convitto. Nel 1860 vi si aggiunse il liceo. La 
chiesa di S. Felice di Cantalicio annessavi è contemporanea al convento, fu 
consacrata ai 3 di novembre del 1638; ha un solo altare. Chi desiderasse più 
diffuse notizie su questo convento e chiesa, legga r opera: J conventi e i cap^ 
Puccini delVantioo ducato di Milano, memorie storiche raccolte da F. Valde- 
miro Bonari da Bergamo, cappuccino; Crema, tip. S. Pantaleone di Luigi 
Meleri, 1894.- Non vi mancano però inesattezze ed errori che si sarebbero potuti 
facilmente evitare prestando minor fede alle informazioni altrui e usando mag- 
gior diligenza nel consultare i documenti. Basti qui ravvertire che il Bonari 
dice la chiesa dedicata air immacolato concepimento di Nostra Signora, tratto 
certamente in inganno dalla discreta tela deU' altare maggiore sacra a tale 
soggetto. L' opera poi sarebbe riuscita di gran lunga migliore se avesse triila- 
sciate quelle considerazioni ascetico-filosofiche e quelle ampollosità oratorie 
che male si addicono ad un lavoro d'indole puramente storica. 



- 308 — 

licorum, qui licet habeat Ecclesiam S.°^^ Trinitati dicatam, 
et quibusdam proventibus dotatam, subest tamen quemadmo- 
dum et omnes suprascriptsd caraa Ecelesise archipresbyteralis 
Sondrij (*). 
Vici Gold», item medio milliari ultra Poncieram est alius vicus quin- 
decim focariorum catholicorum, Colda nuncupatus, pnedictae 
curae archipresbyteralis Ecclesia pariter subiectus («). 
^SiieSi?'* ^^^ ®^^* praeterea diversae alias Ecclesise in praediclo Sondrij 
archipresbyteratu, a cuius tamen cura, quo ad sacramentorum 
administrationem, sunt separata^ ex eo quod proprios habent 
parocos; et primo in supradicta Valle Malenci, quae incipit 
ultra stipradictum pagum Poncieram uno milliari cum dimidio 
ad pontem supra Malerum, qiri vocatur Pons Novus, ultra 
quem duobus milliaribus est vicus, viginti focariorum Turris 
nuncupatus, ubi est parochialis Ecclesia S.<^^ Mariae dicata, 
cuius rectorem agit per modum provisionis quidam religiosus 
fr. Antonius Bergomensis ord. Ejivi Augustini (3). 



(1) Non si conosce repoca della erezione della chiesa deUa SS. Trinità in 
Ponchiera; però trovo che nel 1506, ai SO d'ottobre, Agostino Beccaria, con suo 
testamento rogato da Bernardino Salici, legava a questa chiesa di Ponchiera 
una soma di vino, da pagarsi ogni anno in perpetuo da certi Scberini ed eredi, 
il che prova che era già edificata nei primi acni del secolo XVI. Ha due altari ; 
avanti airaltare maggiore hawi una cancellata di ferro di bellissimo lavoro. 
Fu restaurata cinque anni fa e vi fu costrutta la tribuna. 

(8) Oltre le summenzionate chiese, sono in Sondrio attualmente le seguenti : 
Chiesa di S. Francesco Saverio, di patronato della famiglia Sertoli; ha un solo 
altare. — Chiesa di S. Francesco di Sales, di patronato della famiglia Rome- 
gialli, terminata nel 1714 ; ha un solo altare. — La B. Vergine della Neve, di 
patronato della famiglia Raina; ha un solo altare. — La chiesa di 8. Carlo 
Borromeo nella Casa di ricovero, fondata circa quarant' anni fa dal canonico 
Andrea Bonadei, che la diresse con affetto di padre finché rimase in vita, e 
le legò morendo il tenue avito patrimonio. Prima la Casa di ricovero trova- 
vasi nella vecchia sede del Municipio, nel vicolo Dusdei, ai piedi dell' antico 
castello di S. Siro. La chiesa ha un solo altare, il cui quadro d'ancona è un 
lavoro incompiuto del pittore Antonio Calmi di Sondrio, già segretario e 
membro della Consulta del Museo Archeologico di Milano, di cui fu quasi il 
creatore. 

(3) La Valle Malenco ò racchiusa tra i gruppi del Disgrazia, del Bernina, 
dello Scalino e del Painale. La via carrozzabile che vi conduce fu costrutta 
nel 1873. Parte dal ponte d'Arquino e prosegue lungo la sponda sinistra del 
Mallero, in lenta ascesa attraversando erte frane, passa il Mallero in luogo 
pittoresco, e, raggiunta la vecchia strada, s'addentra nella valle fra un ammasso 
caotico di macigni di bevola o gneis precipitati dall'alto. A destra, appiccicato 
al monte, sta il villaggio di Spriana (900 m., 950 abit.) formato da vari gruppi 
di povere casupole, poste sopra un terreno arido, ripidissimo, soggetto a lunghi 
geli invernali ed in continuo pericolo di cedimenti e di scoscendimenti, per 
essere corroso al piede dalle acque del fiume e internamente da acque racco- 



— 309 — 



Ultra praedictum pagum duobus milliaribus in eadem 
Valle est alia parochialis Ecclesia S.^^» lacobo Apostolo dicata, 
sub cuius cura continentur circumcirca novem pagi, quos con- 
tratas vocant, qu» faciunt circiter centum focaria, omnia, 
novem exceptis, catholica, quorum curam gerit quidam sacerdos 
pbr Gervasius de Burmio; lutherani vero proprium habent 
prsedicatorem haereticum Ioannem ab Ecclesia ibidem natum, 
filium cuiusdam olim pbri Bartholomsei apostata© iam de- 
functi (4). 

Duobus alijs milliaribus ulterius est pagus, Lanzada nun- 
cupatus, ubi est Ecclesia parochialis S.^to Joanni dicata, sub 



Novem alloriam pa< 
goram eiusdem 
valli*. Alia paro- 
ehialia liceleiia. 



Hle nonnalll luthe- 
rani propriatoQ hto- 
retioum aluntprn- 
dioaniem. 



Pagi Lanzadaa elai- 
dem Vali it alia pa- 
roohialii Eoeleaìa. 



gUticcie e sgorganti. La parrocchia fu eretta nel 1625 dal vescovo Desiderio 
Scaglia, ed ò di nomina comunale. La cbiesa parrocchiale, dedicata a S. Got- 
tardo, era anticamente una delle figliali di Montagna, facendosene menzione 
in questi Atti (U Visita, là ove si parla di quella parrocchiale, quantunque erro- 
neamente la si dica dedicata a S. Donato. Ora fa parte della pieve di Sondrio. 
Fu consacrata nel 1668. Nel territorio delia parrocchia^ vi sono due oratori, 
S. Antonio da Padova e la B. V. sotto il titolo di Madre deUa Speranza. — 
L'archivio parroccliiale comincia col 1816. — Da Spriana, proseguendo per 
un'altra mezz'ora, si trova Torre (950 m., 1500 abit). Ha una bella casa parroc- 
chiale, e da essa e dalla chiesa si domina gran parte della Valmalenco e si 
scorge da lontano la Valtellina. La parrocchia fu eretta nel 1400, ed ò di nomina 
popolare. La chiesa parrocchiale di S. Maria fu consacrata ai 25 d'aprile 
del 1415 dal vescovo di Bari, delegato dal vescovo di Como Antonio Turcone ; 
ma fu quasi interamente rifabbricata nel 1620. Nel territorio della parrocchia 
vi sono tre oratori. 

(1) Chiesa è il borgo più importante deUa Valle Malenco (1600 abit.) e sì 
avvia a divenire una stazione alpina frequentata, come veramente merita l'ame- 
nità del luogo, la mitezza del clima e la purezza dell' aria. Trovasi sopra una 
pendice ridente a 1050 m., nel punto ove s'incontrano tre vallate; gode quindi 
largo spazio di cielo. È ricco di cave d'amianto, di pietra oliare e di ardesie. 
La parrocchia è di nomina comunale, e la parrocchiale dedicata a S. Giacomo 
era fin dal XII secolo immediatamente soggetta alla Santa Sede, come si ritrae 
dal libro dei Censi della Chiesa Romana scritto nel 1192, il secondo anno di 
Celestino III, dove si ha che fai chiesa pagava a quella di Roma dodici impe- 
riali. (Questo libro si trova impresso nella dissertazione LXIX delle Antichità 
d*Italia de* tempi meda, pubblicate dal Muratori, dove alla pag. 872 si legge ; 
Ecclesia S. lacoM de Valle Malenco XII Imperiales), La nuova chiesa parroc- 
chiale, dedicata ai SS. Filippo e Giacomo, fu edificata nel 1609 sulle rovine 
dell'antichissima chiesa di S. Giacomo, la prima che siasi costrutta in Valle 
Malenco; fu solennemente consacrata ai 13 luglio del 1668 da monsignor Am- 
brogio Torriano, restaurata e pitturata nel 1880. Degni di speciale menzione 
sono il coro e il pulpito di noce, dai periti assai lodati, un piccolo ostensorio 
dorato di stile bizantino. Delle sei chiese figliali di Chiesa, meritano d'essere 
ricordati : l'oratorio di S. Bartolomeo, di patronato della confraternita, fondato 
nel 1689 e ornato di pitture nel 1891; il santuario di S. Maria delle Grazie in 
Primolo, villaggio situato sopra un poggio a 1300 metri d'altezza, a un' ora di 
via comoda da Chiesa, e ove si gode una superba vista su tutta la Valmalenco. 
Il santuario fu edificato nel 1670, consacrato nel maggio ISiO da monsignor Ro- 
velli, ed ò molto frequentato, specialmente nelle domeniche d' agosto. — L'ar- 
chivio parrocchiale di Chiesa comincia col 1633. 



- 310 — 

qua sunt nonnulli alìj vici, qui cum principaliori faciunt 

ultra centum et decem focaria omnia catholica, cxceptis decem 

et octo, quae subsunt praedicatori hceretico superioria pagi; 

catholici vero proprium habent parocum pbrum Nicolaum Sas- 

selium de Burraio (*). 

Pagi caspogi eio*. Item uou ppocul a praedictis ultimis duabus parochijs, a 

nen ESfeJiV - Intere ultra flumen Lanternae, est pagus Caspogium nuncupatus, 

Kie£? ^**"* ^^^ ^®* Ecclesia SS.ctis Sebastiano, Fabiano et Rocho dicata, 

quse cura curata non sit, neque homines illi propter eorum 

inopiam proprium habeant sacerdotem, prò voluntate recur- 

runt ad unum vel alterum supradictorum duorum parocorum, 

et sunt circiter sexaginta focaria et omnia càtholica, et hic 

finitur prsBdicta Vallis Malenci («). 

1. Ex alia parte Sondrij, quae est a sinistris descendendo 
versus Berbenium, ultra supradictam Ecclesiam S.^tae Mariae de 
Sasella duobus milliaribus cum dimidio, est in colle oppidum 
aliqualiter sparsum, Castionum nuncupatum, ubi est Ecclesìa 
parochialis S.cto Martino Episcopo dicata, cuius viceparocum 
agit quidam religiosus cum licentia suorum superiorum, fr. 
Theophilus de Bergomo, ordinis Coelestinorum cui inservit 
clericus Antonius Maria Truffa ìbidem natus. 
opp'di caitioDi. 2. Item in eodem oppido est Ecclesia seu sacellum S.«ti Rechi. 

3. Item uno milliari versus altiorem montem est vicus, de 
Andeveno nuncupatus, ubi est Ecclesia S.^^ Mariae. 

4. Item descendendo versus Abduam uno milliari in plano 
alia est Ecclesia S.^^^ Pancratio dicata, qu» reaedificatur. 



(1) Lanzada è un piccolo borgo posto a mille metri ani HveUo del mare, fra 
prati e campi, nel fondo della Valle Malenco, con circa ISOO abitanti. Al nord sopra 
il monte è una bellissima grotta, le cui pareti quarzose sono tappezzate da 
magnifici cristalli. L'accesso non ò molto facile, perciò la grotta non ha avuto 
fin qui quella frequenta di visitatori cbe pur meriterebbe. La parrocchia, intito- 
lata a S. Giovanni Battista, è di patronato comunale» e nel circuito della terra, 
oltre la chiesa parrocchiale, vi sono altri sei oratori pubblici, nessuno però 
degno di speciale menzione. 

(2) Caspoggio (1100 m.) è un piccolo villaggio in posizione oltre ogni dire 
amena. Stanno le case fra i prati, e poco lungi, attorno attorno si elevano 
folti boschi di pini e di onizzo. La parrocchia, intitolata ai SS. Fabiano, Seba- 
stiano e Rocco, è di nomina comunitativa e fa circa 700 abitanti. La chiesa 
parrocchiale venne eretta sulle rovine dell'antica nel 1666, e consacrata pure in 
tale anno. Nella terra vi sono due oratori pubblici. Vicino a quello di S. Maria 
Elisabetta hawi una sorgente d'acqua solfurea. 



— 311 — 

Prsedicti autem oppidi comraunitas, quae sub se com- 
prehendit sexdecim vicos, quos contratas vocant, facit focaria 
duconta triginta omnia catholica, excepta una domo de Moronis, 
cuius paterfamilias est D. Philippus, unus ex duobus cancel- 
larijs gubernatoris YallistellinaBy In cuius familia sex sunt 
personse infectee, ipso, ipsiusque uxor, duo filij et du» filìse. 

Est insuper alia qusBdam mulier rustica pariter haeretica, 
cuius tamen maritus cum omnibus fllijs est catholicus. Et 
hic finitur ultra Abduam versus Berbenium plebs archipresby- 
teratus Sondrij. 

Insuper commoratur ibidem etiam quidam vir alienigena 
aetatis annorum circiter quinquaginta, qui se Joannem Vin- 
centium nominari facit in babitu indecente seculari, dicens se 
sacerdotem esse,.et catholicum, licet celebrare nolit, sed pueros 
docetgrammaticam; creditur illum esse religiosum, promisit 
se Comum venturum, et Episcopo suae personae rationem red* 
diturum, quod tamen adhuc non praestitit (*). 

1. In oppido Albosagiae, quod distat Sondrio duobus mil- vici Abowgi». 
liaribus in medio quorum fluit flumen Abduae, est Ecclesia 
parochialis in colle Div» Catharinse Martyri dicata. 

2. Item alia est Ecclesia S.c^J Nicolai de Tolentino bene- 
ficiata prope sedes D. Jo: Jacobi Paribelli, qui ^est eiusdem 
Ecclesiae patronus. 

3. Item in monte tribus milliaribus a parodila est Ecclesia 
S.^^^ Salvatoris in qua sepelliuntur mortui Vallis Malae. 

4. Item uno milliari a parochia, descendendo per planiciem 



(1) Andeyenno era un'antichissima borgata cinta di fosse e di mura, della 
quale rimane ora poco più che il nome. Il torrente che scende dalla valle del 
Bogo Tha distrutta più volte, e rialzando il suo letto, ha reso poco sicuri i 
luoghi vicini. Sui poggi a oriente e occidente della terra veggonsi ancora alcuni 
ruderi degli antichi castelli. Più oltre, in un seno fertilissimo, al sicuro d'ogni 
sorpresa del torrente, sta Castione (1770 abit.), le cui case appaiono bellamente 
disposte ad anfiteatro. È da qualche secolo sede del Comune, di cui Andevenno 
è divenuta una frazione. Antichissima è la parrocchia di Andevenno, e abbiamo 
già veduto come nel 1328, per intercessione di Goffardino del castello d'Arzeno, 
arciprete di Tresivio,rsi ottenne da papa Giovanni XXII un privilegio, che il 
Selva potè leggere presso i De-Capitanei/ per il quale le plebi di Sondrio, 
d* Andevenno e di Tresivio furono dichiarate libere e non soggette a nessuno. La 
parrocchia è di patronato comunale, e la chiesa di Castione, in cui si conser- 
vano tele ed affreschi di molto valore di Pietro Ligari, fu eretta sul finire del 
secolo XVI, ed èidedicata a S. Martino; fu consacrata 5 nel 1684. Nel circuito 
della parrocchia sonvi sei altre chiese sussidiarie. 



— 312 — 

Abduae, alia est Ecclesia Annunciationi Diva3 Marise dicata, in 
qua parocus Albosagiae tenetur vigintiquinquo diebus festivis 
facere sacrum, quae non parva eget restauratione. 

5. Item alio milliari a parochia, ascendendo versus supe- 
riorem partem Vallistellinse est vicus, della Moia nuncupatus, 
in quo est Ecclesia SS.^ìs Apostolis Jacobo et Philippo dicata; 
in qua bis tantum in anno celebratur, et indiget pariter re- 
stauratione. 

Communitas istius oppidi Albosagìae, quod est hinc inde 
sparsum, cum vicis sibi subiectis facit ultra tercentaquinqua- 
ginta focaria omnia catbolica. Ipsorum vero parocus est 
pbr Donatus Scarpeta de Dongo lacus Cumani, dioecesis pariter 
Comensis, cui insei-vit quidam clericus nomine Mauritius de 
Contris ibidem natus. 

In eadem communitate Albosagise duae sunt erectse con- 
fraternitates, una sub nomine S.™» Sacramenti, et altera BeataD 
Virginis Mariae (*). 



(l) La parrocchia di Albosaggia, di nomina comanitativa, con una popo- 
lazione oggigiorno di 2500 anime, pare sia stata eretta nell3T7; era però sog- 
getta all'arcipretura di Sondrio. Il primo parroco, di cui si trova menzione 
neirarchivio di essa chiesa, fu un certo Pietro di Bordogna, del quale si tro- 
vano quattro elezioni; Tultima di esse fu ai 85 di novembre del U7I, e ai 18 di 
dicembre del detto anno ne prese il possesso, governandola fino al 1512, in cui 
lasciò di vivere. Giuseppe de* Sambenedetti di Pendolasco, eletto parroco ai 
16 di novembre del 1676, ottenne dal cardinale Carlo Ciceri, vescovo di Como, 
che la cura venisse eretta in prepositura collegiata. La chiesa parrocchiale 
di S. Caterina vergine e martire, che sorge sopra un'altura in posizione ridente, 
fu cominciata nel 1351. La prima pietra fu benedetta da Agostino, vescovo di 
Salisbery, addi 20 marzo di detto anno, come consta dairarchivio di detta 
tjhiesa. La consacrazione ne fu fatta nel 1481, nel giorno di martedì 21 di gen- 
naio, dal vescovo di Lodi, Frigerio, colle dovute licenze del vescovo di Como 
e del suo vicario, essendo presenti Silvestro del fu Tognino, e Jacopo del fu 
Bartolomeo de Rovedatti. L*anniversaria commemorazione si celebra ai 24 di 
giugno. La chiesa fu aumentata di due cappelle, S. Giuseppe e la SS. Trinità, 
nel. 1641, fu costrutto il coro nei 1652, Tossano nel 1732, la campana maggiore 
venne fusa nel 1645 ed è di 235 pesi. L'altare di S. Caterina fu consacrato, in 
un colla chiesa, ai 21 di gennaio del 1421; gli altari, di S. Sebastiano eretto 
nel 1630, del Rosario nel 1614, di S. Giuseppe e della SS. Trinità nel 1648, di 
S. Carlo Borromeo nel 1680, e di 8. Giovanni Battista nel 1652, non sono con- 
sacrati, ma hanno tutti la pietra sacra. La chiesa però oggigiorno è in istato 
di deperimento ed abbisogna di un generale ristauro. Possiede due quadri di 
qualche valore per antichità: la Natività di Maria Vergine e la Nascita di 
Gesù Cristo, situati nel coro alle pareti laterali. Il secondo quadro è attribuito 
a Sigismondo De-MagUtria di Como, verso Tanno 1523. Di costui sonvi pre- 
gevolissimi affreschi neir oratorio dell'Assunta della terra di Montagna, colla 
data del 1514, ed abbiamo anche dei dipinti nel S. Miro sopra Sorico, colla data 
del 1588, le probabilmente anche a lui si debbono attribuire gli affreschi della 



— 313 — 

1. Duobus miUiarìbus sub Albosagia, in itinere descendendo 

versus Cidrascum plebis Berbenij, est oppidum Caiolum nun- oppwi caiou. 
cupatum, in quo est Ecclesia parochialis S.^^o victorl Martyri 
dicala, cuius communitas cum vicis sibi subiectis facit focaria 
circiter ducenta viginti, omnia, duabus familijs de Liurlo et 
Ambria exceptis, catholica; quorum parocus est quidam presbi- 
ter Joannes ibidem natus. 

2. Item est ibidem alia Ecclesia seu sacellum S.c*» Petri 
Martyris beneficiatum, iurispatronatus familiae de Castello, ut 
ipsi aiunf, de quo tamen nulla apparet facta institutio cano- 
nica, cuius fructus possidetur a quodam laico coniugato no- 
mine Francisco sub colore patronatus, qui tamen quandoque 
dat sacerdoti celebranti parum quid prò ipsius voluntate. 



cbiesa del convento di Gravedona, ove si leggono le date del 1509 e del 1519, 
ed indarno vi si cerca il nome del pittore, ma che pure sono simili a 
questi, e similissimi poi gli ornati che incorniciano le medaglie di questi e di 
quelli. Vi si scorge la maniera del Luino e della scuola lombarda. È singolare 
che di questo valente artista, di cui meritamente potrebbe gloriarsi la nostra 
città, non se ne faccia menzione veruna, se si eccettui il Barelli, dai nostri 
storici, nò dal conte Gio. Battista Giovio nel suo Dizionario degli uomini illitstri 
della diocesi, nò da altri, che io sappia. — I registri dei battesimi comin- 
ciano col 1596, dei morti col 1615, dei matrimoni col 1584, lo stato d* anime 
col 1SQ8. — Nel territorio della parrocchia sonvile seguenti chiese sussidiarie: 
S. Antonio da Padova, alla Motta, edificata nel 1673, ristaurata nel 1869; ha un 
solo altare. — S. Filippo e Giacomo, alla Mq^a, edificata nella seconda metà 
del secolo XVI, e consacrata il V agosto del 1600 ; ha un solo altare consa- 
crato. — S. Giacomo, al Monte, edificata nel 1648, riparata nel 1872, benedetta 
dal parroco Sertoli nel 1650; ha un solo altare. — S. Maria De-Mosconi, 
edificata nel 1495, ristaurata nel 1891 per cura della fabbriceria e del par- 
roco ; non ò consacrata. — Oratorio della confraternita, dedicato a S. Ciriaco. 
Non si sa quando sia stato edificato ; non ò consacrato ed ha un solo 
altare. — S. Salvatore, chiesa posta nel casolare omonimo (1500 m.), un tempo 
forse abitato assai più che ora non sia. È posto fra prati e boschi, sopra un 
poggio ameno. Di là si scende in breve sulla strada della Valle del Livrio, e 
per essa ad Albosaggia e a Sondrio. La chiesa di S. Salvatore vuoisi la più 
antica di tutta la Valtellina. Lo storico Quadrio afferma che ivi era un* iscri- 
zione del sesto secolo, la quale pur troppo andò perduta. Del resto, lo stesso 
suo nome ò un indizio, non ignoto ai pratici, deirantichità sua. La tradizione 
pretende che essa sia stata edificata dai cristiani bergamaschi, quando ancora 
il culto pagano prevaleva nelle regioni orobie, e che quivi, per salvarli da 
profanazione, si trasportassero i cadaveri dei cristiani morti di là dai monti. 
Vi 8i conservano tuttora alcuni colossali scheletri, pei quali gli abitanti dei 
vicini villaggi hanno un culto singolare. L'attuale cappella venne costrutta 
sulle rovine della primiera nel 1652; non serba traccia della chiesa pih antica, 
ch'era stata consacrata ai 15 di maggio del 1538. Questa chiesa, per la sua 
antichità, ò riconosciuta monumento nazionale e fu restaurata nel 1891 con molta 
intelligenza dalla fabbriceria e dal parroco. Ha tre altari. — La chiesa di 
S. Nicolò da Tolentino, menzionata in questi Atti di Visita, fu profanata. 



— 314 — 

3. Item descendendo ulterius versus Cidrascum praedictum, 
a latere sinistro in monte, est vicus de Lotero nuncupatus, 
quatuor focariorum omnium catholicorum uno milliari cum 
dimidio a parochiali distans, ubi est Ecclesia S.cto Bernardo 
Martyrl dicata, et hic etiara finitur ex illa parte citra Abduam 
plebs archipresbyteratus Sondrij (*). 



Ecclesia? plèbis archipresbyteratus 

TrISIVIJ TeRTIERIJ MEDIJ VaLLISTELLINìE. 



*ÉMlS!!u**SrtiWi3 Trisivium est oppidum sparsum distans Sondrio quatuor 

ss, ApMtolls Pe- , , 

mu** ^*'*^® ^' ni""aribus, pariter ultra Abduam ascendendo Vallemteliinam 
uno milliari extra viam in monte, et ipsius Ecclesia archi- 
presbyteralis, quae est SS.-» Apostolis Petro et Paulo dicata, 
antiquitus erat in quodam colle cum duabus alijs Ecclesijs et 
domo episcopali ac arce in qua residebat gubernator Vallistel- 
linae, quae ob temporum mutationes et bellorum iniurìam 
omnia fuerunt devastata, ita ut vix eorum vestigia appareant» 
quapropter ipsa archipresbyteralis Ecclesia fuit non procul 
ab eodem colle in quadam planitie denuo sBdificata, ubi est 
vicus quindecim focariorum omnium catholicorum, de Roma- 
nasco nuncupatus, et penes ipsam archipresbyteralem Eccle- 
siam est satis ampia domus Canonica appellata, in qua residet 



(1) Caiolo è un viUaggio di 1300 abitanti circa. Bella vista godesi dalla 
sua chiesa parrocchiale, dedicata a S. Vittore, che sorge da un promontorio, 
collocato a picco sopra un orrido burrone in fondo a cui scorre il Livrio. 
L*attuale chiesa parrocchiale, di nomina comunitativa, fu edificata sulle rovine 
deirantica nel 1617; non contiene nulla degno di speciale menzione. Nel terri- 
torio della parrocchia sonvi oggigiorno quattro oratori. 



— 315 — 

archipresbyter, quae ruinam minatur, nisi restauratione ei 
occurratur. 

In ipsa vero archipresbyterali Ecclesia sunt praeter archi- 
presbyteralem septem prsebendae, licet duro occupentur a com- 
munitate oppi di Montanse; ita quod praeter archipresbyteralem 
quinque tantum realiter adsint, quas possident sequentes: 

R. Sac. T. D. Adrianus Merulus de Sondrio archipresbyter. 

R. Vincentius de Turre de Rusina Pontanus residens. 

R. Joannes Petrus Menatus de Trisivio curatus Ecclesise 

parochialis de Pendolasco, quae uno milliarl distat ab 

archipresbyterali . 
R. Andreas de Longhis Pontanus residens. 
R. Pranciscus Cagius Pontanus residens. 
R. Alexander Balbianus non residens, qui, ut asseritur, sine 

ordinarij scitu alteri renunciavit. 

1. Item prope ipsum archipresbyteratum, a sinistris descen- 
dendo versus Sondrium, est parvus vicus quatuor focariorum 
catholicorum, de Gabotato nuncupatus, in quo est Ecclesia 
S.cto'Joanni Baptistse dicata, et privilegio apostolico facta 
curata familise Sormaniorum, quae ibidem habitat, et nunc 
continuiter habitat 

2. Item uno quartali milliaris ultra est alia Ecclesia in iti- 
nere versus Pendolascum, de quo dicetur inferius, S.^^ Mariae 
in Tronche appellata, penes quam sunt aliquse aedes dirutae. 

3. Item a dextris ascendendo Vallemtellinam, in itinere 
versus Pontum uno quartali milliaris, est vicus viginti foca- 
riorum omnium catholicorum, de Poppa nuncupatus, in quo 
est Ecclesia imperfecta, cum adhuc non sit cohoperta, nisi sacel- 
lum maius, quod est cum testudine et tecto cohopertum, quse 
Ecclesia est Divaa Margaritse dicata, et octuaginta circiter 
coronatis dotata, cuius proventus occupat quidam Rhetus 
trium ligarum. 

4. Item post aliquot passus, in eodem itinere versus Pon- 
tum, est vicus, in quo est Ecclesia Sancii Thomas dotata multis 
proventibus, cum propria domo penes ipsam Ecclesiam, quam- 



— 316 — 

inhabitat proprius sacellanus dictas Ecclesise, a qua nominatur 
ipse vicus, prope quem est alius vicus, Camenato nuncupatus, 
qui ambo faciunt circiter triginta focaria omnia catholica. 
^dfinf^ohip!!!?«by^ 5. Item ascendendo versus montem est pagus, Montisagnse 
liaiM. nuncupatus, ab archipresbyterali quartali milliaris distane, 

ubi est Ecclesia S.^^ Abundio dicata, consecrata quidem, sed 
non dotata, in qua tamen saepe celebrantur ex: eleemosinis 
piorum, et facit focaria circiter octuaginta omnia catholica, 
et mortui in Ecclesia archipresbyterali sepelliuntur, in qua 
etiam eorum infantes baptizantur. 

6. Item supra prsBdictum pagum Mofttisagnae quatuor 
milliaribus alia est Ecclesia Divo Stephano Prothomartyri 
dicata, consecrata et dotata, cuius capellanus eligitur a com- 
muni tati bus Trisivij, et Montisagnse. 

7. Item descendendo a praedicto monte versus Pontum 
uno milliari cum dimidio est alius vicus, prò pastoribus, qui 
ibidem inhabitant estivo dumtaxat tempore, ubi est Ecclesia 
S.cti Benedicti consecrata et dotata, cuius cappellanus eligitur 
a prsedictis pariter communitatibus Trisivij et Montisagnae, 
licet modernus a superioribus obtinuerit. Homines vero supra- 
dictorum pagorum ac vicorum sunt omnes catholici (*). 



(I) Tresivio è un'antica borgata (1800 abit.) che sorge in una sella del monte 
frammezzo a fertili e ridenti campagne. Fu già sede del Tribunale supremo 
della Valle e del capitano generale durante la signoria dei visconti e degli 
Sforza (1335-1500), o almeno durante la maggior parte di quel lungo periodo. 
Sul colle, accanto alla vecchia ròcca, stava il palazzo che il capitano generale 
mandatovi dai Visconti, marchese Giacomo Mal aspina, aveva scelto (1395) per 
residenza sua. Quivi sorgeva Taotica chiesa della parrocchia e il palazzo, ove 
erasi obbligato a risiedere ogni anno per tre mesi il vescovo della diocesi di 
Como, che aveva molti beni a Tresivio (1538). Ora tutto è scomparso, e là dove 
erano la chiesa, i palazzi e le torri, sono vigne e campi. Appartengono per 
avventura al tempo dei Visconti alcune ragguardevoli tombe trovate, non sono 
molti anni, mentre si scavava un vigneto. Nel 1871, nella contrada di Piazza, 
vicino alla fontana, mentre si ponevano le tondamenta di una nuova casa, sì 
trovò una lapide etrusca, che fu interpretata dal Corrsen professore ali* Uni- 
versità di Berlino, e pubblicata anche nel Periodico della Società Storica Co- 
mense. La sede dell'are ipre tura si trasportò, nel secolo XVI, nella contrada di 
Romanascat là dove tuttora si trova, e di quest'epoca dev'essere la chiesa par- 
rocchiale, la quale ha cinque altari. Merita di essere osservato il vecchio 
campanile a forme svelte ed armoniche. Sono di qualche merito i due meda- 
glioni sulla vòlta della chiesa, che rappresentano il martirio dei santi apostoli 
Pietro e Paolo. La parrocchia venne eretta prima del 1200, e già abbiamo fatto 
parola del privilegio concesso a questa plebana da Giovanni XXII sommo pon • 
leflce, là ove in nota si parlò delle chiese di Sondrio e di Andevenno; è di 



— 317 — 

Sunt pr»terea in iato archipresbyteratu Trisivij diversa 
oppida, pagi et vili» cum suis Ecclesijs partim vicecuratis 
parti m curatis, quarum sigillalim per ordinem flet mentio. 

1. In primis descendendo Trisivium versus Abduam duobus 
milliaribus est oppidum cireumcirca ipsam Abduam octua- 
gintaquinque focariorum omnium catholicorum, Alboffetum 
nuncupatum, in quo est prope ipsam Abduam versus matricem 
Ecclesia vicecurata Sanctsa Catharin» Martyri dicata, in qua 
habetur baptisterium et SS.c^^ Eucharistia decenter asservatur, 
in qua etiam sepelliuntur mortui, et ministrantur Ecclesiae 
sacramenta per capellanum archipresbyteri Trisivij qui ordi- 
narie ibidem Alboffetti propterea commoratur : et cum ibidem 

ab Episcopo quidam alienigena repertus, sine dimissorijs sui oppiai Aiboffeiu. 
Ordinarij et etiam sine formatis omnium suorum ordinum, 
fuit licentiatus, et in eius locum alius eo fuit missus videlicet 
presbyter Matthseus Tuana de Grosupto, et quia duobus mil- 
liarijs distat Trisivio cum torrente Rhoni medio, petijt ppm- 
munitas Alboffetti a matrice separari : quod tamen prò tunc 
non est eis concessum. 

2. Item ultra Abduam est mons in quo est vicus Paiosa 
nuncupatusAlboffetto duobus milliaribus distans, ubi est Eccle* 
sia S.cii Rechi parochiali Alboffetti unita, qui vicus est pariter 
ìpsitts Communitatis Alboffetti. 



nomina vescovile ed è capo di un vicariato, a cui son sosrgetii Ambria, Bof- 
fetto e Pianteda. Nel territorio della arcipretura sonvi altre sei chiese sussi- 
diarie ed un or&torio privato, fra i quali merita speciale menzione la Santa 
Casa, che sorge ad occidente di Tresivio sopra un colle ridente, grandioso ed 
armonico edificio costrutto nei secolo XVII, a somiglianza della Santa Casa 
di Loreto. È dovuta ad un voto fatto in occasione deir ultima comparsa della 
peste nel 1630. Alle spese per la sua costruzione concorse l'intera valle. In 
settembre, nella festa della Madonna, vi sogliono ancora venire in devoto pel- 
legrinaggio molti deiralta Valtellina, specialmente di Sondalo e di Qrosio. Sulla 
facciata settentrionale deUa casa o cappella, che ò neU* interno della vasta 
chiesa, leggesi la data 1701. È probabilmente la data di opere di abbellimento. 
Un ultimo e coscienzioso ristauro venne compiuto, anni sono, per cura e spesa 
del teologo Gianoncelli. Nella parte posteriore si erge maestoso il campanile, 
che si toglie alquanto dallo stile del tempio, terminando con tetto quadrato 
invece che a cupola, come richiederebbe r armonia col resto della fabbrica; 
misura dal suolo una cinquantina di metri, quantunque non sembri, stante 
raltezza della chiesa. Nei giorni 8, e IO settembre di quest*anno corrente (1804) 
si celebrarono solenni feste centenarie in memoria della traslazione della S. Casa 
di Nazaret, coir intervento di s. E. il cardinale Ferrari arcivescovo di Mil&no. 



— 318 — 

3. Item non procul a prsedicto vico alia est Ecclesia 
S. Victoris: et paulo post reperitur alia Ecclesia Sanctae Crucis, 
utraqne ad communitatem Alboflfetti pertinens (*). 

Item supra montem Piosae est alius pagus focariorum 
circiter centum omnium catholicorum Plateda nuncupatus, 
^*pioS eJJSÌìT"* ^^* ®^* Ecclesia vicecurata cum sacristia, campanili, coBmeterio 
'^^■^^- et baptisterio S.to Antonio dicata, in qua in medio altaris 

maioris asservatur honorifice SS.cta Eucharistìa, et alia sacra- 
menta, per proprium sacellanum archipresbyteri Trisivij 
ministrantur, et mortui sepelliuntur. At quia non semper capei- 
lanus archipresbyteri ibidem esse potest et pagus ipsorum 
Platedae quatuor magnis milliaribus Trisivio, Abdua et tribus 
torrentibus medijs, distat, ita quod tempore pluvioso maxime 
hyemali difflcillime prsesertim senes ac mulieres et parvuli, 
qui multi sunt, ad matrìcem prò audiendis divinis ac sacra- 
mentis suscipiendis accedere possunt, eius communitas petijt, 
proprium sibi dari ac concedi sacerdotem, qui ibidem conti- 
nuam faciat residentiam, promittentes se sufflcientem daturos 
prò sustentatione proprij sacerdotis sustentationem, quod eis 
tandem consentiente etiam archipresbytero Trisivij conces- 
sum est sequentibus conditionibus : primo ut homines com- 
munitatis Platedae teneantur sìngulis annis dare proprio 
sacerdoti prò eius sustentatione quinquaginta coronatos aureos, 
et ut eorum proprius sacerdos teneatur in festis dedicationis 
et patrocinij Ecclesi© matricis, singulis quoque annis visitare 
ac divinis offlcijs utrisque scilicet vesperis aò summis missis 
interesse, et in unoquoque festo matrici unum cereum albae 
. cerae elaboratae oflTerre, insuper etiam teneatur interesse bene- 
dictioni aquse baptismalis in sabbato sancto, et sacra olea ab 



(1) Discendendo da Tresivio e continuando lungo la gran strada deUa 
Valle, oltrepassato il torrente Ron, si vede in basso sulPAdda Boffetto (505 abit,), 
a cui si scende in un quarto d*ora lungo un tronco di via carrozzabile. La par- 
rocchia del Boffetto fu eretta nel 1650, essendo prima, come appare da questi 
Atti di Visita, vice-parrocchia,, dipendente in tutto e per tutto dall'arciprete di 
Tresivio, il quale vi poneva un cappellano amovibile a suo beneplacito. La 
chiesa parrocchiale, intitolata a S. Caterina vergine e martire, fu restaurata 
nel 1792; ha cinque altari. Possiede due quadri di qualche pregio: la discesa 
dello Spirito Santo e S. Antonio da Padova, dMgnoto autore. Nel territorio 
della parrocchia, la quale è di nomina popolare, vi sono altre cinque chiese 
sussidiarie. 



— 319 — 

archipresbytero acci pere: Et archipreebyter possit per se 
voi alium, ipso impedito, interesse divinis officijs dedicationis 
et patrocinij EcclesiaB Platedaa, et in illa canore et populo^ 
concionari, primum locam tunc et semper quotienscumque: 
eo, quacamque de causa venire contigerit, tenendo. Datus est 
autem et confirmatus in rectorem praedictae Ecclesiae S. An- 
tonij pagi Platedse presbyter Franciscus de Carugo. 

1. Item non procul est vicus^ Bessegha nuncupatus, com- ^loi BMMgh». 
munis Platedae, in quo est Ecclesia S.^t» Rechi et facit focaria 
circiter triginta omnia catholica (*). 

1. Item ultra Platedam duobus magnis milliaribus est vaiiu Ambria. 
Vallis Ambriae nuncupata, in qua sunt duae Ecclesiae, una in. 
Pago Ambriae S.cto Gregorio dicata, quse est vicecurata archi-/ 
presbyteratui Tresivij subiecta a quo octo milliaribus distat, 
altera extra pagum S.cto BartholomaBO Apostolo dicata, in qua: 
Valle sunt circiter ultra viginti focaria catholica. 

1. Item ultra pagum Ambrise duobus alijs milliaribus est p*« Agned». 
pagus, Agneda nuncupatus, trigintaquinque focariorum omnium 
catholicorum, in quo est Ecclesia vicecurata S.^to Augustine 
dicata archipresbyteratui Trisivij pariter subiecta, a quo octo 
milliaribus per aliam viam transversalem distat, ubi, ob sacer- 
dotum penuriam, nullus tunc aderat sacellanus, licet paulo 
ante inservierit quidam presbyter Bernardinus Narniensis, de 
quo cum ignoraretur an sacerdos regularis vel secularis esset, 
cum nullas habaret literas testimoniales, fuit dimissus (3). 



(1) Piateda, viUa$fgio attualmente di mille abitanti, fu eretto in parrocchia 
indipendente, come si trae da questi Atti di Visita, dal Ningruarda stesso nel- 
ranno 1589, staccandolo dairarcipretura di Tresivio, a cui prima era congiunto. 
La parrocchia è di nomina popolare, e la chiesa, dedicata a S. Antonio abate, 
fa yarie volte restaurata. Ha cinque altari ed un bel quadro del Santo Rosario 
del Ligari di Sondrio. — I registri dei morti e dei nati cominciano col 1677, 
quello dei matrimoni col 1718. — Nel territorio della parrocchia vi sono cinque 
oratoli pubblici. 

(8) Ambria, piccolo e povero villaggio (248 abit), è posto a 1300 metri sul 
livello del mare, nella valle omonima, sepolto fra rupi, dove è una quiete che 
non manca di fascino. Nel 1615 fu eretto in vice parrocchia di nomina deirar- 
ciprete i)ro tempore di Tresivio, distaccandola di faito, se non interamente di 
diritto, dalla arcipretura stessa. Per un decreto poi del vescovo Carsana, in data 
17 novembre 1886, n. 1288, in forza del quale venivano decorate del titolo di par- 
rocchiali tutte indistintamente le chiese i cui rettori erano già in legittimo 
possesso ed esercizio dei diritti parrocchiali, ebbe il titolo di parrocchia. La 



— 320 — 

Pagi pwdouicu. j, A. sinistris EcdesisB archipresbyteralis Trisivij in iti- 
nere versus Sondrium uno milliari Trisivio, est pagus nona* 
ginta circiter focariorum omnium catholicorum, PendoIaschUm 
nuncupatus, in quo est Ecclesia curata S.^^o pideli dicata, 
quae alias fuerat Eccleslae curat» S.c*» Georgij oppidi Mon- 
tana unita, sed nunc separata ita tamen ut fons baptismalis 
fiat in sabbato sancto in Ecclesia S.^^ Georgij, cui etiam 
quotannis praesentare tenetur libram cerae elaboratae, parocus 
autem Ecclesise parochialis Pendolascbi est presbyter Domi- 
nicus de Menatis Q), 

1. Duobus milliaribus ab archipresbyterali Trisivij, et uno 
magno a Pendolascho, est prsedictum oppidum MontanaB tre- 
centorum quinquaginta focariorum in diversas tamen partes 
sparsum, in quo est Ecclesia parochialis Sancto Georgio 
Martyri dicata, cuius parocum agit pbr Franciscus de Inte- 
riortulis de Sondrio, qui alium sustentat capellanum sacerdo- 
tem presbyterum Dominicum Beccariam et commnnitas huius 



chiesa, intitolata a S. Gregorio, Ai nuovamente edificata sulle rovine deirantica 
nel 1615, consacrata nel 1620 e restaurata nel 1839. — I registri parrocchiali 
cominciano col 1630. — Sottoposto alla cura di Ambria è il casale di Agneda, 
posto a 1228 metri, in cui hawi la chiesa figliale di S. Agostino. Suir arco della 
porta della chiesetta leggesi in numeri arabici la data 1424. 14. M. — La forma 
rotonda deirarco, e quella stessa dei numeri, sono indizi sicuri che quella data 
à stata scritta lassù qualche secolo dopo. Forse appariva nella vecchia chiesa 
rifatta, o più probabilmente essa si trasse da qualche documento, il quale pro- 
vava che fin da quel tempo sussisteva lassù una chiesa. Sulla facciata è un 
affresco di forme corrette e assai ben conservato. Rappresenta la Natività del 
Redentore e la Visita dei pastori alla capanna di Betlemme ; da quanto può 
congetturarsi, è opera di Cipriano Vallorsa di Grosio, autore delPottima tela che 
è Buiraltare della chiesetta. Essa rappresenta la Madonna in Trono, tra S. Ago- 
stino e S. Antonio eremita. Sopra la soave figura della Madonna, son vaghi 
angioletti, e in alto sta T Eterno Padre. Ai piedi deir ancona, finamente inta- 
gliata, sono incise queste parole; Ciprianus Orosiensis pinxit i397 stib Del- 
Pamo Reotor, Questa è una delle ultime tele dipinte dal Vallorsa^ di cui resti 
memoria, e non ò per certo fra le meno buone. Anche il tabernacolo ò di ottima 
fattura, e probabilmente è degli stessi autori della tela e deir altare di legno. 
Ha tre belle figurine dipinte: sul davanti il Redentore, ai lati la Beata Vergine 
e S. Agata. 

(1) La cura di Pendolasco, di patronato comunale, è intitolata a S. Fe- 
dele martire, e si divise da quella di Montagna r anno 1573. Verso la metà 
del secolo XVIII fu dichiarata prepositura nuncupativa. La sua chiesa sórge 
su di un poggio, in posizione amenissima. Ivi può vedersi un buon affresco, 
il quale, malgrado sia esposto alle intemperie, è tuttavia ben conservato. È una 
Madonna con due Santi da ciascun lato. Il corretto disegno e la vivacità dei 
colori ricordano i bei tempi dell'arte. La terra farà circa 700 abitanti, vi sono 
tre altre chiese sussidiarle, fra le quali merita speciale menùone la Madonna 
del Carmine. 



— 321 — 

oppidi praetendit totalem exemptionem a matrice Trisivij, tum ^vv^^ Moatan*». 
ex eo quod in ipsa parochiàli S.^^ Georgìj conficiatur fons 
baptismalis in Sabbato Sancto, tum quod sub so diversas alias 
contineat Ecclesias, quarum una est curata prsedicti oppidi 
Pendolaschi. 

2. Item ibidem alia est Ecclesia prsedictse parochiàli 
SM^ Georgij contigua, Assumptioni B. V. Marise dicata. 

Huius autem oppidi Montane» omnes utriusque sexus 
sunt catholici, exceptis duabus mulieribus Pusclavinis viduis 
ibidem olim nuptis cum duobus filijs unius, et uno alterius, 
qui sunt lutherani. 

1. Item in arce diruta, quse distai ab ipso Montaness oppido 
medio milliari versus planidiem Abdù» et Sondrìum, alia est 
Ecclesia Sancti Antonìj Abbatis, consecrata et dotata, cuius 
beneficium possidet pbr Vincentius de Iure de Rosina Pon* 
tanns canonicus Trisivij, quod obtinuit a patronis familiaB 
de Piro (*). 

2. Item ultra Abduam in alto monte est vicus quinqua- 
ginta focariorum omnium catholicorum, quatuor milliaribus 
ab oppido MontaneaB distans, ubi est Ecclesia S.c^^ Bernardi 



<1) La parrocchia di Montac^na, di nomina popolare, era già prima dipen- 
dente dairarcipretara di Tresivio, ed era nella chiesa di S. Antonio abate, 
posta vicino al castello di Grumello. L'anno 1428 fu tal cura divisa da Tresivio e 
trasportata alla chiesa della Madonna, detta poi del Carmine. Finalmente, verso 
il 1510 fu trasferita dove presentemente si trova, nella chiesa di S. Giorgio. 
Nel 1504 fa eretta da Clemente vili in arcipretura e fu dichiarata plebana. 
Per bolla emanata sotto il pontefice Benedetto Xiv, r anno 1742 fu eretta in 
collegiata con sei canonici residenti. Ora, sotto il vicariato di Montagna sono 
le parrocchie di Faedo e Pendolasco. La chiesa di S. Giorgio fu più volte 
restaurata, e in questi ultimi cinque anni vi si spesero più di 25 mila lire in 
opere d*abbellimento. Fu consacrata, ma se ne ignora Tepoca precisa. Di pre- 
zioso ha gli intagli del pulpito e quelli deirorchestra. Bello è il cancello che 
chiude il presbiterio, e i due cancelli agli altari laterali e quello al fonte batr 
tesimale. È prezioso per antichità un turibolo, cosi pure quattro reliquiari 
d'argento, che si espongono nelle solennità, le tavolette a carta gloria e una 
croce d'argento. È notevole anche il vecchio campanile della chiesa. Nel cir- 
cuito della terra, la quale fa 2400 abitanti, vi sono sette oratori, compresa la 
vecchia chiesa di S. Rocco, lontana circa due chilometri, in cui ora non si 
celebra. Fra questi meritano speciale menzione Tantico oratorio deir Assunta, 
annesso alla chiesa parrocchiale, in cui vi hanno affreschi, di Sigismondo De- 
Magistris comense (vedasi la nota sotto Amìyria) colla data del 1514. Sono com- 
mendevoli per la varietà e correzione del disegno e per la forza del colorito. 
E più in alto r oratorio .di S. Antonio, antica parrocchiale a una mezz'ora circa 
di cammino da Montagna, su di un colle che sorge tra due rami del torrente 
Davaglione, ove veggonsi ancora due torri, avanzi della vecchia ròcca detta 
di iltmoaipcme, che apparteneva alla famiglia De-Capitanei. 

Raoo. Stor, - voi. II. 21 



— 322 — 



All« Ecol. MonUne» 
paroohtaUs flUalei. 



Oppldl Ponti pam. 
eUaUs BeolMU 
S.B<«arlUo ÌUr- 
tyrl dioaU. 



Abbatìs, praedictse parochiali Ecclesiae de Montanea incorpo- 
rata; et cum ob incolarum paupertatem propri us ibi ali non 
possi t sacerdos, parocus Montanèae per m vel per capellanum 
ipsis de 8s."^is sacramentis providere tenetur (*). 

3. Item in diversis alijs montibas supra ipsum Montanèae 
oppidum sunt diversi alij pagi, in quibus diversae aliae sunt 
Ecclesiae communitatis eiusdem oppidi Montanese. In monte 
Suxana, qui distat ob oppido Montanèae uno milliari cum 
dimidio, est pagus sexagintaquinque focariorum omnium catho- 
licorum, uno excepto, qui non est compos mentis, ubi est 
Ecclesia Nativitati B. V. M. dicata. 

4. Item in monte Leputiorum, qui ab oppido Montanèae 
duobus milliaribus distat, est pagus sexagintasex focariorum 
omnium catholicorum, in quo est Ecclesia S.^^^ Joanni Baptistae 
dicata (>). 

5. Itetó in monte de Spriana, qui distat ab oppido Mon- 
tanèae quatuor milliaribus, est pagus sexaginta focariorum 
omnium catholicorum, in quo est Ecclesia Sancto Donato 
dicata (3). 

Duobus milliaribus ultra Trisivium, ascendendo versus 
Vallemtellinam, est insigne oppidum, Pontum nuncupatum, tre- 
centorumsexaginta focariorum omnium catholicorum, in quo 
est Ecclesia parochialis Sancto Mauritio Martyri dicata, multis 
calicibus et alijs vasibus argenteis deauratis ac diversis para- 
mentis ecclesiasticis ornata, habensque super altare maius 



(1) Questo villaggio è Faedo, in cuif oltre alla chiesa di S. Bernardo, 
un' altra ne venne edificata, intitolata a S. Carlo Borromeo, ove venne trasfe- 
rita la parrocchia di patronato comunale, eretta V anno 16S9 dal Carafino. La 
chiesa di S. Carlo è consacrata, ma non si sa Tepoca precisa; ha tre altari. 
S. Bernardo si trova ad un* ora e mezzo circa dalla terra, la quale fa 365 abi- 
tanti. — L'archivio parrocchiale comincia col 1664. • 

(2) L'oratorio di S. Giovanni Battista fu edificato nel 1547 da un Bernar- 
dino de* Blenij, Tuno dei canonici di Ponte, figliuolo di Giacomo da Osteno, 

* avutane facoltà di fabbricarlo a sue spese e di dotarlo, col diritto d'aver ivi la 
sua sepoltura, come consta dalla Bolla data dal papa Paolo III l' undecimo 
giorno avanti le calende di marzo, decimo anno del suo pontificato. (La Bolla è 
pubblicata per disteso in nota alla Dissertazione V, p. II, pag. 515, del Quadrio). 

(3) Di spriana vedasi la nota sotto Torre di Val Malenco, Appartenne 
sempre al vicariato di Montagna, da cui venne staccata da non molti anni ed 
incorporata alla pieve e vicariato di Sondrio per mag^giore comodità. — Per 
errore, in questi Atti di Visita, la chiesa di Spriana si dice intitolata aS. Do-' 
nato; mentre il titolo della parrocchia fu sempre ed è tuttora S. Gottardo. 



— 323 — 

pulcherrimnm tabernaculum aereum valoris duorum millium 
coronatorum, in quo asservatur in eleganti pixide argentea 
deani'ataSS.ctaEucharistia; praatenditque haec communitas ex 
antiquissima consuetudine, et ex eo quod sub se immediate 
plures habeat Ecclesias et capellanias ab archipresbyterali 
Trisivij exemptionem, in cuius testimonium fiunt fontes bap- 
tismales in ipsius parochiali Ecclesia sine ministerio matricis ; 
ad quod addunt se etiam a Sede Apostolica privilegium super 
hoc superioribus annis obtinuisse, quod tamen non ostenderunt. 
Eius autem S.c** Mauritij parochialis EcclesiaB agit paro- 
cum r. Defendens Quadrius Pontanus, cui etiam auxilio sunt 
sequentes sacerdotes Fontani, videlicet: 

Presbyter Andreas Longhus. 
Presbyter Hieronymus Peranda. 
Presbyter Franciscus Cagius. 
Presbyter Marcus Antonius Quadrius. 
Presbjrter Ludovicus Quadrius. 
Pi^esbjrter Julius Crotus. 
Presbyter Camillus de Maria. 

In eodem oppido alia est Ecclesia SS.°>» Trinitati dicata, 
nuper opera prsedicti R.^^ curati reaedificata. 

1. Item alia est Ecclesia S.^^^ Antonij Abbatis iurispatro- 
natus familisB Qùadrioinim,* cuius beneficìum possidet prse- 
dictus curatus. 

2. Item alia est Ecclesia Sancti Cypriani, quam promisit 
communitas brevi reaedificari curatura. 

3. Item est parva alia Ecclesia S.<^^ Hieronymo dicata. 

4. Item in fine ipsius oppidi alia est Ecclesia B. Y. M. 
dicata et dotata. 

5. Item parum extra oppidum, in itinere versus Trisivium, 
est Ecclesia Santi Gregorij dotata. 

6. Item parum ultra prsedictamEcclesiam Sancti Gregorij, 
in eodem itinere versus Trisivium, adest Ecclesia S. Ghristinse 
dicata, quse pariter est dotata. 

7. Item in medio mentis uno milliari magno procul est 
Ecclesia Sancti Rechi, consecrata. 



— 324 — 

' 8. Item in superiori monte alia est Ecclesia Sai^cti Ber- 
nardi Abbatis, consecrata et dotata, distans a parocbiali tribus 
magnis milliaribus. 
Au»Bcoi.P6nupa- 9. Item ab oppido Ponti ultra Abduam duobus maffnis 
milliaribus est Ecclesia S.cti Petri Martyris (*). 

10. Item in silva planitiae duobus milliaribus a parocbiali 
est pagus versus Abduam, de Sazzo nuncupatus, ubi est Ecclesia 



(i) Ponte, patria deirastronomo Piazzi e dello storico Quadrio, è una grossa 
e bella borgata, sede di una pretura e di un ginnasio, posta tra fertile cam- 
pagna in amenissima posizione ; dista dalla strada nazionale non più 4i ^o 
chilometri. La sua chiesa, di nomina popolare, era già anticamente soggetta 
all'arciprete di Tresivio. Ma sottrattasi nel 1460 ad esso, fu eretta in parroc- 
chiale, e nel 1711 fu condecorata della dignità prepositurale, con privilegio di 
ferula e cappamagna al prevosto, e dell'almuzia ai canonici. Ora è capo di un 
vicariato, di cui fanno parte le parrocchie d'Arigna e di Sazzo. Nel territorio 
della borgata sonvi tredici chiese figliali e tre oratori. La parrocchiale, dedi- 
cata a S. Maurizio, è fra le chiese più antiche della Valtellina. La sua archi- 
tettura è un misto di longobardo e di gotico ; peccato che abbia perduto molto 
del carattere primitivo per restauri fatti in tempi diversi, specie quelli eseguiti 
nei secoli XVU e XVIIL II restauro generale compiuto nel 1878, è commende- 
vole per diligenza e per un certo gusto d* arte. Dair esame delle varie parti 
del tempio e dalle inscrizioni incise sulla facciata, si comprende tosto che fu 
ampliato e ricostrutto in tempi diversi. Probabilmente la chiesa primitiva, più 
piccola ed angusta, risaliva a tempo molto antico, forse al secolo XL Non è 
facile assegnare il tempo in cui fu eretto il campanile ; può tuttavia giudicarsi 
opera del secolo decimoquarto. Tra la fine del secolo decimoquinto e il prin- 
cipio del susseguente, si ricostrusse l'abside e il coro. Infatti, il 6 giugno 1498 
il decano della Comunità di Ponte e la Scuola della B. V. fanno contratto con 
mastro Tommaso ae Rodariis di Maro già abitante in Como per la rifabbrica 
della cappella maggiore nella chiesa di g. Maurizio, aggiungendo ch'egli debba 
ad dictam fabricationem faoere morari et permanere magistrum Jacóbum 
fratrem suum ad laborandum in marmare flguras et alia necessaria et ad 
ingeniandum omnia ea gtice erunt neoessaria. N ella chiesa poi sulla lesena a 
sinistra del presbiterio trovasi questa inscrizione : J>ni Marcellinus — Quadriìis 
ao Dominicus — Longanus Scolas -^ Beatissimce Virginis — MarioB Rectores hoc 
— tugurium refecere — i500,^ Adunque sono opera di Giacomo de' Rodari 
gli stipiti in marmo saccaroide della porta che dà accesso alla sacristia, il 
tabemacoletto per gli olii santi, i capitelli delle lesene, i medaglioni murati 
nella cornice superiore alle dette lesene, opere tutte eseguite col gusto fine del 
rinascimento, e alle quali fanno cattiva compagnia le barocche decorazioni 
dipinte sulla parete un secolo o più dopo. È del secolo decimosesto la bella 
cappelletta attigua alla porta maggiore, nella navata a mezzogiorno. L'ancona 
dell'altare, tutta ad intagli dorati, che si rilevano sopra fondo azzurro scuro, 
è divisa in vari compartimenti con figure in legno intagliate piuttosto rozza- 
mente. Sono invece eleganti gli ornati negli specchi delle cornici e nelle lesene 
dell'ancona. La cappella è chiusa da due lati da uaa inferriata, la quale, coi 
suoi ricci e le sue volute,* ricorda lo stile del secolo XVII al XVIII. Appartiene 
pure' al secolo decimosesto il ricco ed elegantissimo ciborio in bronzo deiraltar 
maggiore, ornato di figure. Si dice opera dei fratelli Francesco e Innocenzo 
Guicciardi (1578), ma probabilmente fu eseguito a loro spese. Ed è opera dello 
stesso tempo il fonte* battesimale, in marmo bianco, decorato di eleganti ornati 
e chiuso al di sopra da un armadio ottagono a cupola in forma di tempietto, 
ricco di sagomature architettoniche e di intagli ornamentali. Sulla base della 



- 325 — 

cum coemeterio S.^to Michael! dicata, consecrata et dotata, in 
qya habetur baptisterium et proprius alitar sacellanus. 

Ih Item ultra Abduam in monte tribus milliaribus a 
parochiali est pagus, Albsireda nuncupatus, ubi est Ecclesia 
S. Gregorij, consecrata et dotata ad supradictum capellanum 
spectans, qui duo pagi cum quodam alio vico vicino, Briata 



vasca è scolpita la data: Anno Dni i585. Le colonne che sostenj^ono gli archi a 
tutto sesto della navata grande sono di granito, coi capitelli intagliati in uno 
stile elle molto s'avvicina al gotico, di forme V uno dair altro variati, alcuni 
eleganli. Il pulpito, la cantoria e gli stalli del coro sono opere dal sei al set- 
tecento, ricche d'intagli e di tarsie. La facciata della chiesa è singolarmente 
notevole per la eleganza della porta in pietra, nello stile originale del quat- 
trocento, decorata di leggiadre ornamentazioni. Nel timpano dell' arco supe- 
riore si ammira il celebrato affresco di Bernardino Luini. Rappresenta la Ver- 
gine col Bambino, che benedice la palma del martirio presentata da S. Maurizio. 
La pittura è assai ben conservata, e per grazia di composizione e per vivacità 
e vaghezza di colorito si giudica fra le migliori di quel valentissimo Raffaello 
Lombardo. É fama che il LÙini, ucciso nel territorio milanese un prevosto, si 
ricoverasse a Ponte, e vi lasciasse questo prezioso lavoro. Va ora per le bocche 
del volgo questo detto: « Perchè Bernardino non ammazzò dodici prevosti, che 
si avrebbero dodici di tali pitture? ». Elegante è pure il rosone ad occhio di bue 
che si apre, in alto sopra la porta. Sulle lesene, ai lati della, porta, sono scol- 
pite in caratteri gotici due inscrizioni, in una delle quali si legge Tanno 1347, 
e dal complesso della quale si ritrae come la chiesa in tal anno venisse am- 
pliata ed allungata; nell'altra si legge la data 22 di settembre del 14(K).. Nella 
chiesa sono quattro dipinti ad olio di sommo pregio, che si ascrivono alla 
scuola fiamminga, e sono: lo Sposalizio della Madonna, l'Adorazione dei Magi, 
il Transito di M. V., e l' Assunta. Degni di menzione sono pure il S. Antonio 
Abate, opera di Carlo Marni di Bormio ; S. Maurizio, S. Maria Elisabetta, la 
Decollazione di S. aio. Battista, la Cena, la Lavanda dei piedi, che si ascrivono 
a classici pennelli. È ricca altresì di sacri arredi ed argenterie* preziose per 
buon gusto, per arte e per antichità. La chiesa è consacrata, sé ne ignora 
però repoca precisa ; se' ne celebra l' anniversaria commemorazione la terza 
domenica di giugno. — I libri parrocchiali risalgono al ISSO, 1609 e 1793. — Fra le 
chiese sussidiarie sono degne di speciale menzione: la Madonna in campagna, 
a metà della Tia per Ponte, bella chiesa costrutta nel secolo XVI, sopra disegno 
grandioso ed elegante. Veramente si ha memoria di una chiesa costrutta in questo 
luogo nel secolo XV e dedicata alla Madonna ; ma poi venne rifabbricata ingran- 
dendola di molto. L'attuale chiesa fu consacrata dal Ninguarda il 22 agosto 1593. 
La vòlta della cupola è stata dipinta negli anni 1694 e 95 da Gio. Battista Muttone 
pittore piemontese, che ebbe per compenso fllippi 450. L'anno 1718 fu fatto 
accordo con Oiuseppe Prina di Bergamo perchè dipingesse tutto il vòlto della 
chiesa ed i muri laterali, e gli furono perciò concessi fllippi 200. Le cassette 
ove sono riposte le ossa dei SS. Clemente ed Amanzio furono fatte fare circa 
l'anno 1690 dalla terra di Ponte, e costarono lire vàltellinesi 1909. — La 
chiesa che fU già dei Gesuiti, e vi si trovano due quadri, che furono gli ultimi 
lavori di Giacomo Parravicino detto il Giannole, l' uno dei quali raffigura 
S. Ignazio quando scriveva gli esercizi spirituali a lui dettati dalla Vergine; 
l'altro rappresenta il medesimo Santo quando fu maltrattato da due armeni; 
opere queste di grandissimo pregio artistico, sebbene malissimo conservate. — 
L'oratorio di S. Bernardo, a tre ore sopra Ponte, in mezzo ai boschi, sul dosso 
del monte, in posizione stupenda; la piccola chiesa è circondata da non pochi 
cìtalets, dove quei di Ponte sogliono passare le più calde giornate d'estate. 



- 326 - 

nuncupato, faciunt circiter octuagintaquinque tbcaria omnia 
catholica (*). 

12. Item in pago Vallis Arìgnae, a parochiali quinque mil- 
liaribus distante, est Ecclesia S. Matthsei Apostoli cum cceme- 
terio, in qua habetur baptisterium et proprius alitur sacellanus, 
et facit circiter quinquagintaquinque focaria omnia pariter 
catholica. 

13. Item in quodam parvo vico sex focariorum omnium 
catholicorum, al Forno nuncupato, octo milliaribus a parochiali 
distante in quodam monte, alfa est Ecclesia Sancti Antonij 
Abbatis («). 

Medio milliari ultra oppidum Ponti, ascendendo Vallem- 
tellinam, sed descendendo versus planitiem, est aliud insigne 
oppidum, Clurium nuncupatum, cuius corpus facit circiter 
centumquadraginta focaria, cuius tamen communitas multo 
plura sub se continet, et sunt omnes catholici, una muliere 



(1) Una via carreggiabile scende dalle Casacce air Adda, e attraversato il 
fiume su di un ponte in pietra, sale a Sazxot villaggio di 722 abitanU. Fu eretto 
in vice-parrocchia indipendente, staccandolo da Ponte, di cui prima era figUale, 
poi in parrocchia con decreto 17 novembre 1886. È di patronato comunale. La 
sua chiesa, nuovamente edificata nel 1608, è grande e magnifica, in modo che 
potrebbe fare assai onorevole comparsa in qualunque città. E benché si sia 
conservato rantico titolare S. Michele Arcangelo, con tutto ciò, e per la ma- 
gnifica cappella dedicata a S. Luigi Gonzaga, e per il concorso dei popoU a 
devozione al medesimo Santo, è stata sempre chiamata fin da principio per 
antonomasia la chiesa di S. Luigi. Fu consacrata il* giorno 30 luglio del 1664. 
da monsignor Federico Borromeo, patriarca d'Alessandria, nunzio apostolico 
ai signori Svizzeri, Reti e confederati, generale visitatore apostolico per la 
Valtellina, e creato cardinale da Clemente X. La chiesa ha sei altari, e pos- 
siede un preziosissimo reliquiario di S. Luigi, dono della nobile famiglia dei 
Marchesi Gonzaga. Sono nel circuito della terra cinque oratori. 

(?) Da Sazzo una via mulattiera sbalza a sinistra su per il monte e quindi 
entra nella VcMe d^Arigna, in fondo alla quale scorre il torrente Annisa. Dopo 
due ore di cammino fra selve e prati, si giunge ad Arigna (825 m.), villaggio di 
806 abitanti, e che dà il nome alla valle. Era anticamente soggetta questa terra 
a Ponte, ma poi, come sazzo, venne eretta in vice-parrocchia e chiesa batte- 
simale, e cominciò ad essere ufficiata in parrocchiale indipendente, per tacito 
concenso dell'Autorità ecclesiastica. Finalmente il vescovo Carsana, con decreto 
17 novembre 1886, la innalzava al grado di parrocchia. L'oratorio dei SS. Carlo 
Borromeo e Ignazio di Loiola in Fontaniva, edificato nel 1623 e ampliato nel 1867, 
venne dichiarato chiesa parrocchiale, sostituendola àirantica chiesa di S. Matteo» 
troppo lontana dall'abitato, angusta e di difficile e pericoloso accesso. Nel 1893 
fu tutta dipinta. Sono nel territorio della parrocchia la chiesa già parrocchiale 
di S. Matteo Apostolo, eretta ab immemorabili, -mik in via di deperimento, e 
Toratorio di Forno dedicato a S. Stefano Protomartire, edificato pure ab im- 
memorabili^ restaurato nel 1891. La parrocchia è di coUazione vescovile ed ha 
il titolo di S. Matteo Apostolo e di S. Carlo. 



— 327 — 

excepta, Lucretia nuncupata, Rheta ex oppido Vallis Agnetinse, 
oriunda autem Clurij D. Andrese de Vicecomitibus nupta, quse 
tamen est in via ad fidem. Est etiam quidam murator magister 
Laurentius Malgera suspectus, ex eo quod fuerit longo tem- 
pore in Palatinatu, nil tamen certi habetur contra ipsum. 

Et in hoc oppido est satis pulchra et elegans Ecclesia ^^^^iLu^u^Ht' 
S. lacobo Apostolo mai ori dicata, et multis paramentis aureis Sta. ^^''^ ° **^* 
holoserìcis, sericìs, calicibus et alijs vasibus argenteis deauratis 
ornata, quam prsetendit communitas esse pariter exemptam 
ab archipresbjrteratu Trisivij, tum ex eo quod sub se habeat 
pariter diversas alias Ecclesias, curam animarum gerentes, et 
alias simplices, diversasque capellanias, iurìspatronatus non- 
nuUarum familiarum eiusdem oppidi Clurij, deinde ex antiqua 
consuetudine, cuius fidem in ipsorum parochiali Ecclesia fons 
baptismalis consecratur absque ministerio archipresbyteW, 
addentes etiam se privilegium ad hoc obtinuisse apostolicum, 
quod tamen ostensum non est. 

Huius autem Ecclesia^ parochialis parocum agit r. Ca- 
sparus Quadrius ibidem natus, cui sunt auxilio infrascripti : 

R. Mapheus del Thamo ibidem natus. 
R. Consalvus Quadrius ibidem natus. 
R. Joannes Andreas Moschetus Pontanus. 
Clericus Paulus de Bosis accolitus de Glera. 

1. Item in eodem oppido est alia antiqua Ecclesia *S. An- 
dre» Apostolo dicata, quae antiquitus fuit parochialis, a qua 
propter illius antiquitatem et ruinam fuit cura translata ad 
supradictam Ecclesiam, nunc autem reaedificatur et aKquot 
habet proventus. * . 

2. Item alia est Ecclesia S. Michaeli Archàngelo dicata et aud Erci.oia.dem 
beneficiata, cuius praetendunt iuspatronatusD. Jo: Baptista 

et eius fratres, filij quondam D. Nicolai de Quadrio, cuius 
tamen beneficium obtinuit presbyter Andreas Moschetus a 
R.>»o Episcopo Ulpio bonae mempriae (Or 



(1) Chiaro, grossa borgata di circa SOOO abitanti, dei quali 1004 formano 
la parroccbia, trovasi a pie del monte allo sbocco della Val Fontana. La sua 
chiesa fu eretta in prepositura nuncupativa ed esente, sotto il titolo dei SS. Gia- 
como Maggiore ed Andrea Apostoli, verso il 1004. Dapprima era semplice cara, 



— 328 — 

Pagi Glene. j, it^^ a.d lactum lapidis est parvus pagus, Olerà nuncu- 
patus, oppido Olurij incorporatus, ubi est Ecclesia Sanct» 
Marthaa dicata, parochiali Clurij unita (*). 

1. Item in campanea oppidi Glurìj est Ecclesia S. Antoni} 
parum a parochiali distans, qnsB est dotata, cuius beneficium 
possidet presbyter Mapheus del Thamo Cluriensis. 
"dSicfurtj.'*'*^*' 2. Item non procnl a dieta Ecclesia S. Antonij alia est 
Ecclesia Divae Mariae Veritatis dicàta, quae qnidem est dotata, 
sed non consecrata, cuius capellanum agit iuxta dispositionem 
patronorum, qui sunt D. Vincentius patruus et D. Franciscus 
nepos de Quadrio Clurienses. 

1. Item ascendendo montem versus oppidum Tilij, parum 
tamen extra viam, est pagus, Castilionum nuncupatus, sexaginta 
focariorum omnium catholicorum, uno magno milliari distajis 
ab oppido Olurij, ubi est Ecclesia S. Gregorio Papae dicata, 
quse licet sit consecrata, non est tamen dotata. 

2. Item extra praedictum pagum Castilioni in recto itinere 
asqpndendo Tilium est pulchra et magna Ecclesia S. Bartho- 
lomseo Apostolo dicata, quse alias fuit, ut dicitur, prsepositura 



e relezione del curato s'aspettava al capitolo di Tresivio, a cui era sabordinata, 
come si trae dair istromento rogato da Giacomo di Gazio, riportato dal Quadrio 
in nota alla Diss.V, parte II, pag. 5S2. È di patronato popolare, ed oggigiorno 
è capo di un vicariato a cui sono soggette le parrocchie di Castello deW Acqua 
e Cattione Superiore. La chiesa fu consacrata nel 1487, e non ha cosa alcuna 
degna di speciale menzione. La torre delle campane si cominciò ad edificare 
nel 1614, come ne fa fede Roberto Rusca, a pag. 10 del lY libro Del Rusco 
ossia descrizione del contado di Como e Vescovado, edito in Piaceoza per Gia- 
como Ardizzoni nel 1629. — L' archivio parrocchiale comincia col 15^ (nati), 
ia08 (morti e matrimoni). — Nel circuito della terra sono tre chiese, fra le quali 
merita speciale menzióne quella di S. Carlo, eretta nel secolo XVII. Contiene, 
fra Taltre pitture, due quadri di Giacomo Parravicini, uno dei quali rappre- 
senta 8. Carlo che amministra Teucaristia agli appestati, e Taltro rappresenta 
il medesimo santo, che diepensa ai poveri i suoi tesori. Alcuni dipinti a fresco 
neiratrio della casa comunale di Chiuro, furono eseguiti da Cipriano Vallorsa 
(credesi nel 1563), come dair inscrizione che sotto si legge: Ciprianus Oro- 
siensispingehat, come pure ritiensi sia sua opera la bella lunetta sopra il portone 
del sagrato di quella chiesa parrocchiale le quali pitture certamente ci fanno 
asserire che il vallorsa era un grande artista, non inferiore a Fermo Stella ed 
al liigari. Del Vallorsa diede larghi ed importanti cenni lo studiosissimo sacer- 
dote Nicola Zaccaria, prevosto di Sondalo, in un opuscolo uscito a Sondrio 
Tanno 1883, dallo stabilimento tipo-litografico A. Moro e C. 

(1) Ocra, ora un povero casale ad oriente di Piuro, dove è Talveo del torrente 
Fontana, era già un fiorente borgo, Tantichissimo Cere noto ai Romani (Quadrio). 
Ivi, al tempo del dominio dei Visconti, risiedeva il vicario del capitano della 
Valle. Nel marzo del 1487 fu questa terra abbruciata dai Grigioni (v. Alberti: 
AììJtichitd, di Bormio, edito per cura della Società Storica Comense, pag. 18). 



— 329 — 

sive abbatia, deinde parochialis illius pagi, et nunc subest 
parochiae Cluriensi, ita tamen ut ibidem asservetur SS.ctaEucha- p««ì cmmuoiu 
ristia prò necessitate illius pagi, quod et fit honorifice, cum 
in malori altari conservetur in pulchra pixide argentea deau- 
rata in medio pulcherrimi tabernaculi lignei deaurati, coram 
quo die noctuque lumen accensum tenetur, in qua etiam Ecclesia 
sepelliuntur mortui ipsius pagi propter parochialis distan- 
tiam, cuius curam parocus Gluriensis habet, et prope hanc 
Ecclesiam est domus prò sedituo ipsius Ecclesia^, qui illam 
custodìt (1). 

1. Item ultra Abduam duobus milliaribus Giurie in mónte 
est oppidum centumtriginta focariorum omnium catholico- 
rum, CastellumaqusB nuncupatum, ubi est parochialis Ecclesia **•«* c«.ieiii«qa». 
D. Michaeli Archangelo dicata, cuius tamen rector recognoscit 
parocum Gluriensem eiusque parochialem Ecclesiam, ita ut 
singulis annis interesse teneatur divinis oflcijs Glurij, in 
festis SS.ctoro™ Jacobi et Andre» Apostolorum, et oflTerre quin- 
que libras parvas cerse elaborata, et curatus Gluriensis tenetur 
in festo S.^'^i Michaelis Missam in prsBdicta parochiali Ecclesia 
GastelliaqusB cantare. Guratus autem Gastelliaqu» est presby- 
ter Oregorius Quadrius de Ponto (^). 



(1) OU UmiUati avevano in Castione Superiore un monastero, a cui era 
annessa la chiesa di S. Bartolomeo, oggi cura, come si trae da un istromento 
di vendita, fatta dagli agenti di detto monastero nelle mani di Oiovanni Ingel- 
berte di Ponte, di alcuni beni in esso descritti, rogato per Giovanni Agnani 
notaio, ecc^ Panno 1210 in giovedì 4 di ottobre (Quadrio, parte II. pag. 600!. 
Venne eretto in parrocchia nel 1629, ed è di nomina popolare. L'altare mag- 
giore della parrocchiale fu fabbricato nel 1797. Nel circuito della terra vi sono 
due chiese e due oratori e 600 abitanti. — I registri parrocchiali cominciano 
col 1789. 

(2) Castello OelVAoqua, in vicariato di Chiuro, è una parrocchia, di patro. 
nato comunitativo, eretta nel 1427. Nella terra sonvi 1209 abitanti. La chiesa 
parrocchiale, dedicata a S. Michele, fu nuovamente edificata nel 1688, consa- 
crata nel 1780 dal Mugiasca, restaurata nel 1888. Ha cinque altari. Vi sono in 
parrocchia una chiesa figliale e cinque oratori. — I registri parrocchiali comin- 
ciano col 1568. 



— 8a0 — 



Ecclesia plebis Tilij. 

TERTIERIJ MEDIJ VaLLISTELLINìE. 



^p?lunr"ss.^a.' Ili ipso Tilij oppido, quod est ascendendo per Vàllemtel- 
linam in monte sinistro, distans Clurio tribus milliaribus et 
alijs tribus ab oppido Villse, est Ecclesia plebana SS. Virgi- 
nibus et martyribus Eufemi®, Ceciliae et Agneti dicata, cui 
praeest r. presbyter Jacobus Antonius Lazius Quadrius Pon- 
tanus S. T. Doctor, et satis vigilans, qui in capellanum habet 
presbyterum de Soncino dominicanum ; corpus oppidi facit 
circiter ducentasexagintaquinque focaria, quorum triginta- 
novem sunt lutheranorum, reliqua vero omnia sunt catholica. 
Haereticorum atitem principales sunt: D. Maximilianus et eius 
frater, D. Joannes Franciscus de Pratis, D. Scipio et eius 
frater, D. Fabius de Bestis, D. Gaudentius, et eius frater, 
D. Azzinus Guicciardus, D. Nicolaus Guicciardus, D. Philippus 
Cataneus frater doctoris Jacobi Cattanei Tirani commorantis, 
magni hsereticorum fautoris, Augustus Gattus, necnon et duo 
alij eius consanguinei appotecarij fratres. Reliqui vero haere- 
tici illius oppidi sunt omnes plebei, eorum vero praedicans 
hsereticus est quidam Octavianus Meius Lucensis annorum 
circiter quadraginta. 

1. In prsedicto oppido sunt ali® sequentes Ecclesise, quarum 
principalis est Sancto Laurentio Martyri dicata et' dotata, in 
qua etiam sepelliuntur mortui et procul distat a domo filiofum 
D. Caroli Bestse catholicorum. 

2. Item est alia Ecclesia Sancto Syl vostro dicata et dotata. 

3. Item Ecclesia Sancti Stephani Prothomartyris dotata. 
^"rpiat'^' '*'"'*•"' 4. Item Ecclesia Sancti Petri Apostoli pariter dotata. 






— 331 — 

5. Item Ecclesia Sanct» Ursulse, olim humiliatorum prae- 
positura, sed nunc ab hsereticis profanata, in qua prsedictus 
Octaviauus Lucensis suam exercet sinagogam, ibi etiam hsere- 
tice concionando. Huius autem Ecclesiae redditus, qui non sunt 
exigui, percipit quidam Rhetus Trium Ligarum. 

1. Item extra ipsum Tilij oppidum medio milliari, in 
itinere versus Clurium, est pagus quadraginta focariorum 
catolicorum, ubi est Ecclesia, in qua sepelliuntur defuncti 
eiusdem pagi, S.cto Martino Episcopo, a quo etiam ipso pagus 
nominatur, dicata. 

2. Itein medio alio* milliari ultra praedictum pagum est 
alius pagus, trigintasex focariorum catholicorum versus Clu- 
rium, ubi est Ecclesia BeataeVirginis Mariae', in qua sepelliuntur 
defuncti illius pagi, qui etiam nominatur, a prsedicto titulo 
Ecclesiae. 

3. Item non procul a dieta Ecclesia S.ct« Maria9, est alia 
Ecclesia S.c^ì Rochi. 

4. Item uno milliari ultra praedictae Ecclesiae S.^t» Maria© ^^itt,;?Jium ò*ppu 
pagum est alius pagus quadraginta focariorum catholicorum, 
in quo est Ecclesia SS^ Joannis, in qua sepelliuntur mortui 
illius pagi. 

5. Item uno milliari Tilio, descendendo versus planitiem, 
est aliu» pagus quadragintasex focariorum catholicorum cum 
Ecclesia SS. Gervasio et Prothasio dicata et dotata, in' qua 
pariter sepelliuntur defunti illius pagi. 

6. Item uno milliari ultra praedictain Ecclesiàm SS. Ger- 
vasij et Prothasij, in ipsa planitie apud pontem Tresendae, est 
alia Ecclesia semidiruta, Divo' Michaeli Archangelo dicata, 
habens aliquìd dotis, «ed parum. Supradictae vero Ecclesiae 
spectant ad Ecclesiàm plebanam praedicti Tilij (9. 



dum exlitenlet. 



(1) La parrocchia di Teglie, di nomina dei capi di famiglia, ha una popo- 
lazione di 3327 abitanti» mentre il Comune, di cui fanno parte le frazioni di 
S. Giacomo, di Tresenda, di Boalzo, di Carena e d'Aprica, tocca i 7000. È pre- 
positura plebana, a cui sono soggette tutte le suddette frazioni. Notevole edi- 
ficio, pel suo organismo e pe' suoi elementi decorativi, è la chiesa parrocchiale, 
dedicata a S. Eufemia, che sembra essere stata cominciata sul principio del 
XV secolo o verso la fine del XIV. Il campanile, di maschio aspetto e non ulti- 
mato, è costruzione alquanto posteriore. L' interno della chiesa è a tre navate, 
i cai archi sono sorretti da colonne a ftisto ottagonale. Vi corrisponde la fac** 



— 332 — 

Duobns milliaribus Tilio, versus oppidum Villas ad pedem 

montls Tilìj, est oppidum Boaltium, in quo est Ecclesia paro- 

^VSìSu^%c^ chialis S.cti Abundij, cuius curam habet ex commissione apo- 

s^^AboB o i- g^ij^ j,^ p^ fj. Alexander de Grossupto, et hoc oppidum facit 

• focaria ultra sexaginta, quorum ti*ia sunt haereticorum, reliqua 

catholicorum. Hsereticorum familia una nuncupatur della Nova, 

in qua sunt duo doctores, unus medicus, et alter legista; secunda 



ciata a tre compartimenti, di cai quello dimezzo fluisce a forma cuspidale. La 
porta è a forma arctti-acuta con colonnette spirali, che ne seguono la curra 
air incontro. I capitelli e gli stipiti a fregi sono, di stile gotico. La porta è pre- 
ceduta da un piccolo pronao di stile diversp, con colonne accerchiate a metà 
del fusto. Nella lunetta sovrastante alla porta ▼' è una Pietà in marmo ad alto 
rilhevo, fondo e putti di|pinti a fresco. Questa scultura sembra della prima metà 
del secolo XV e porta traccie di colori. Sulla parte laterale a tramontana, pure 
lavorata a intagli ornamentali, si legge la data 1406. La chiesa è stata restau- 
rata nel 1055 per cura e a spese di Ascanio Guicciardi e di altri devoti, e con- 
sacrata nel 1629; fu poi testé nuovamente dipinta. Vi sono quadri di pregio, 
specialmente quelli che riguardano la vita di S. Eufemia, degli autori Italiani 
e Soldati, ed arredi sacri, preziosi per arte ed antichità. Prima che fosse 
costrutta Tattuale chiesa di S. Eufemia, nel luogo ìstesso ve n* era un* altra. 
Infatti si ha memoria che nel 1117 Guido vescovo di Como consacrò la chiesa 
di Teglie dedicata a S. Eufemia, S. Agnese e S. Cecilia. Tale notizia la si trovò 
- in una nota manoscritta aggiunta alla storia del liavizzari, a pag. 28, di Giuseppe 
Vincenzo Besta, il quale dichiara di averla tratta da una memoria in caratteri 
gotici, che egli possedeva e che pur troppo andò smarrita. La chiesa di S. Eu- 
femia, fino al 1570, fu retta da un curato soggetto al preposito degli Umiliati 
di 8. Orsola. Ma poi, soppressi gli Umiliati, Pio V dichiarò preposito Corrado 
Pianta, rettore di quella chièsa. Urbano Vili, con Bolla 19 settembre 1625, eresse 
nuovamente e solennemente la chiesa di S. Eufemia in prepositura. — Nel ter- 
ritorio della parrocchia sono le seguenti chiese figliali ed oratori: rimpetto 
alla chiesa Toratorio della Confraternita dei Bianchi, sulla cui facciata si tro- 
vano vari dipinti del XV secolo, fra i quali una Madonna col Bambino in trono 
e la data 1491. Sono qu^li affreschi di merito assai modesto, ma ve n'è uno 
notevole pel soggetto, perchè figura la morte che coglie nelle sue reti ogni 
ceto di persone, uno degli episodi delle danze macabre, di cui erano a quei 
tempi in molta voga le rappresentazioni. Vi si trova un quadro di pregio del 
pittore Ligari. Questo oratorio fu abbellito nel 1892. — A mezzogiorno trovasi 
Toratorio di un'altra Confraternita, e* ivi accanto il vecchio ossario. Una di 
queste pie Confraternite fu istituita nel 1432, quando S. Bernardino da Siena 
venne a Taglio a predicarvi pace tra i guelfi e i ghibellini. — S. Maria di Ligone, 
ricoslrutta circa il 1612, fu in diverse riprese, restaurata, ed ora si trova in 
lodevole stato ; ha- tre altari, il maggiore è tutto di marmo finissimo con un 
quadro d'ancona dr valente pennello ; il secondo, dedicato a S. Giuseppe, con 
statue di qualche pregio; il terzo, dedicato alla Madonna del Carmine, di poca 
considerazione. La chiesa in complesso è bella, ben tenuta; ha arredi sacri 
preziosi, ed un vaso per Tacqua santa, di stile gotico, che merita certamente 
d'essere veduto dagli amatori dell'arte. — S. Rocco, chiesa riedificata nel 1690; 
ha due altari, quello rappresentante il Sacro Sepolcro, di molto pregio per le 
statue che l'adornano. — S. Giovanni, eretta nel 1570 ; havvi un'^quadro di pregio, 
rappresentante la visita di Maria Vergine a S. Elisabetta. La chiesa fu restau- 
rata nel 1885. — S. Antonio, eretta nel 1650 ; ha tre altari bellissimi con quadri 
di pregio, quello di S. Francesco da Paola è del Ligari. — Chiesa dei SS. Ger- 
vaso e Pro taso, eretta nel 1540 ; ha tre altari, fu restaurata nel 1890. — Poco 



— 333 — 

domus lutheranonim est cuiusdam matronse catholicae, quse 
habet filium matri in fide recalcitrantem cum uxore hsere- 
ticum, sororem autem cum matre catholicam; tertia vero 
domus lutheranorum habet unicam mulierem, uxorem mariti 
catholici, cuius etiam est soror catholica. Catholicorum vero 
focaria tredecim iacent ultra Abduam, quorum novem propter 
commoditatem sacramenta suscipiunt in oppido Stazzonse, pri- 



loDtano da quest'ultima chiesa vi è un oratorio privato, già spettante all'estinta 
famiglia Cattaneo. — S. Michele di Tresenda, chiesa già. qftasi distrutta e rie- 
dificata più ampia e più decorosa nel 1736. Muttoni Gio. Battista la dipinse ; ha 
due altari, quello dedicato alla Madonna ha un quadro d'ancona del Ligari. — 
Chiesa di S. Gottardo, eretta Tanno 1620 circa; ha tre altari, con un bel quadro 
ad olio del Santo. — S. Silvestro, eretta nel 1512 circar, con un quadro pregevole, 
» rappresentante la Madonna del Rosario ; ha due altari. — L'oratorio di S. Luigi, 
non si conosce l'epoca della sua fondazione (1647?). É molto bello pel suo altare 
in marmo e per la statua del Santo; fu restaurato nel 1874-75. — S. Martino, 
eretta circa il 1560, restaurata nei 1890. — S. Stefano, chiesetta già annessa al 
famoso castello, edificata nel XVI secolo, ma ora si trova in istato di deperi- 
mento e non più servibile al culto. — S. Pietro, che sorge ad oriente della 
borgata a destra della nuova strada, antichissima chiesa, di cui ò specialmente 
notevole il campanile. È cadente e non serve al culto. — La piccola e vecchia 
chiesa di S. Lorenzo era già un oratorio della famiglia Èesta, e fra le più an- 
tiche di cui la storia valtellinese faccia menzione. Questa chiesetta ha il coro 
decorato di buone pitture a fresco di mano di Fermo Stella da Caravaggio 
uno dei- migliori discepoli di Gaudenzio Ferrari. Nella parte centrale è figurata 
la Crocifissione. Sulla parete laterale a destra è rappresentato un fatto della 
vita del Santo titolare ; in quella di sinistra il dipinto è stato, nel principio di 
questo secolo, barbaramente ricoperto di una tinta di calce, che doveva esten- 
dersi anche al resto, se non interveniva il poeta Besta, che minacciò di morte, 
qualora continuasse, il vandalo imbiancatore. Una lapidetta, murata nella 
lesena a sinistra del presbiterio, porta la seguente inscrizione : « secundo ab 
infaustce epidemioB tempore — armo quo duo huius pagi hominum — millia 
desiderata fuere Finnus Stella — carava^iensts id op. efflnxit — XXVIII lunii 

— MDXXVIII ». — Sulla parete a sinistra in alto, vicino all'arco del presbiterio,' 
vedesi il sarcofago di Andrea Guicciardi, medico illustre. Sulla parete a destra 
stanno quelli di Azzo II Besta e di Carlo suo figlio. Nella chiesa erano le 
tombe per tutti i membri della famiglia Besta e Guicciardi. La facciata, che 
era caduta, venne ricostrutta nel 1874; i pochi fondi, avuti in parte dal'Mini- 
stero dell'Istruzione pubblica, e raccolti in parte maggiore per via di offerte 
private, non bastarono a condurre a fine il restauro, e se non si troverà modo 
di proseguire neir opera solamente incominciata, i preziosi affreschi di Fermo 
Stella andranno presto perduti. Da circa trent'anni non è più servibile al culto. 

— Da ultimo, sul promontorio che trovasi di fronte al Castello di Teglio, a sera 
delle contrade di Dosso Grifone e dei Valli» sorgeva il ricco convento degli 
Umiliati e la loro chiesa dedicata a S. Orsola. Soppresso il convento, la ricca 
chiesa era stata, sullo scorcio del XVI secolo, assegnata ai Riformati. Quivi, 
il 19 luglio 1630, essendo giorno 'di domenica, erano raccolti i-protestanti e 
ascoltavano la predica del loro ministro, ignari della rivolta già scoppiata a 
Tirano. I cattolici sollevati accorsero in 'armi e ne fecero scempio. Alcuni in- 
felici si erano ritirati sul .campanile, e vi perirono consunti dal fuoco appic- 
catovi. La chiesa venne tosto rasa al suolo. Ora non si vede nessuna traccia 
di essa ; là dove sorgeva son campi ; però, fin al 1770, rimase in piedi parte 
del campanile. 



— 334 



Paei OrtTilit paro> 
. ohUUs Eoolesia 
. S. Jaoobo apo- 
■Wlo dio* Ut 



▲lU Bcel.eiiu paft. 



Pari Aarifhn paro 
obialU Eocloaia 
8. Pdlro apottolo 
dioau. 



mitias tamen dando omni anno proprio eorum paroco oppidi 
Boaltij. Reliqua autem quatuor focaria visitant cum alijs pro-> 
priam parochiam. Fuit eodem tempore yisitationis quidam 
apostata dominicanus Fortiatus Gastellutius Gallaber, Modedtus 
nominatus, in ordine fr. Andreas, qui deinde compunctus 
Gomum venit et facta abiuratione, fuit absolutus auctoritate 
apostolica (<). 

Uno milliari ultra Boaltium prope flumen Abduse est 
oppidum, Graniae nuncupatum, ubi ad pontem Abduae est pa- 
rochialis Ecclesia S.^^'^ Jacobi Apostoli, cuius curam habet 
de licentia suorum superiorum quidam p. fr. Petrus Bassus de 
Vicentia dominicanus, et facit focaria circiter nonaginta omnia 
catholica, qyatuor domibus rusticorum exceptis, in quibus 
tamen reperiuntur duse mulieres etiam catholic». Ita quod, 
omnibus computatis, sunt tantummodo utriusque sexus qua^ 
tuordecim personae haeretic», catholicae vero 537. 

Item ibi prope est alia Ecclesia Sàncto Geòrgie Martyri 
dicata, semi tamen diruta, qute et a Lutheranis possidetur (>). 

Ultra ipsum flumen Abduse supra montem octo milliaribus 
ab òppido Grami» est oppidum,^ Aurigha nuncupatum, bine 
inde sparsum, ubi est Ecclesia parochialis S.«*^ Petro Apo- 
stolo dicata, distans a malori parte ipsius oppidi uno fere mil- 
liari, cui prseest pbr Simon Gocharellus ibidem natus, homo 
(ut fertur) scandalosus; et facit hoc oppidum septuagintaduo 
focaria, omni catholica. 



(1) noal/o era già una delle più antiche borg^ate ili Valtellina ; oggi non 
809yi*che pochi avansi. Sforzi immensi fecero per Becoli interi gli abitanti del 
laogo, affine di salvare le loro case e le loro campagne dalla furia del fiume 
Rio, ma nel 1871, il Rio, rovesciando le arginature, distrusse le oampagne, 
abbattè alcune case e altre molte riempi di macerie fino sopra il primo piano. 
Le piene successive, quella sopratutto del 1882, compirono Topera devastatrice. 
La parrocchia è di collazione comunitativa e non arriva alle 800 anime. 

(8) S. Giacomo è il titolo della parrocchiale di Grania, onde quel vicin • 
ponte fabbricato sulVAdda ha preso il suo nomo, e a quella contrada comuni- 
cato, chiamandosi in oggi quella popolazione il Ponte di S. Giacomo. La par- 
rocchia f\i eretta nel 1423, è di nomina popolare. La chiesa parrocchiale fu 
edificata nel 1900, restaurata più volte e consacrata nel 1706. Dipinto dì qualche 
valore è il quadro d'ancona delPaltare maggiore; ma di molto maggior merito 
artistico sono gli affreschi del XIV secolo, che si trovano nella cappella di 
fianco airaltar maggiore; ignoto ne è r autore. Nercircuito della parrocchia, 
la quale conta 1000 anime, vi sono quattro altre chiese sussidiarie. — L'archivio 
parrocchiale comincia col 1613. 



— 335 — 



Item in alia parte ipsius oppidi AurighsB est alia Ecclesia aiu Eooi.eiupagi. 
.Sanctae MarisB dlcata et dotata, in qua etiam sepelliuntur mortui 
illius partis ipsius oppidi (*). 

In eadem parte eiusdem montis, ultra Aurigham duobus ^^fiaiifw.l.HS^ 
inilliaribus versus partes inferiores Vallistellinse, est alitid "«^"o^*«*^- 
oppidum, Carona nuncupatttm, ubi est Ecclesia parochialis 
S.c^i Homoboni, cui praeest pbr Joannes Petrus Crottus ibidem 
natus in cura animarum satis diligens, sed non parum, ut 
fertur^ rebus mundanis deditus, et fàcit focaria circiter ducenta 
cum infrascriptis pagis alijs sibi subiectis et sunt omnea 
catholici. 

1. Nam uno milliari cum dimidio ab ipso oppido Caronae Pagi caprinau*. 
est pagus, Caprinalis nuncupatus, ubi est Ecclesia S.<^^ Joannis 
Baptistae, in qua sepelliuntur mortui eius pagi. 

1. Item duobus milliaribus a parochia est alius pagus, pagi soadoni. 
Bondonum nuncupatus, ubi est Ecclesia Sanctae Marias, in qua 
sepelliuntur mortui eiusdem pagi. 

1. Item quinque milliaribus ultra est quaedam Vallis, Bel- Pagi Beiiuikij. 
luitij nuncupata, in qua est Ecclesia S aneti Pauli. dotata («). 

Hic finitur non solum iurisdictio plebis Tily, verum etiam 
totus tertierius medius ipsius Vallistellinse. 



(1) Da Tresenda ha principio la bella strada nazionale che, per il colle 
d'Aprica, aoisce le due grandi vie del Tonale e dello Stelvio. È Aprica una 
vecchia borgata situata a 1168 metri dal mare, e un po' più in alto trovasi la 
chiesa di S. Pietro. Questa chiesa si vuole che sia antichissima, ed edificata da 
Carlo Magno, quando, inteso a debellare le reliquie dei Longobardi, diede loro 
la caccia nella Valcamonica, ove cercavano ricovero, inseguehdoli fin sui 
gioghi dei monti per cui si passa nella Valtellina e si cala sopra la terra 
di Mazzo, ed ivi ne facesse strage notevole ; onde, dal successo,, restasse a 
quella montuosa gola, detta già Selva Bella, il nome di Mortarolo (Gregorio 
DI Valcamonica: Historia della sua patria). Questa non è però che una 
favola, come dottamente ha il Muratori osservato (Annali d* Italia, ,9.Qao 773), 
inventata da .Gotifredo di Viterbo (in Chronio.)^ dove hanno molti pescato. In 
nessun altro antico storico si trova che quel gran r^, nò in Valcamonica, né 
in Valtellina, o nelle loro parti mai guerreggiasse, né fosse. La chiesa d* Aprica 
tuttavia, nella sua struttura, dimostra una grande antichità, ed è una delle 
prime che si edificassero in Valtellina. La parrocchia, di 1030 an\me, fu eretta 
nel 1349; è di nomina vescovile. — Nel territorio della parrocchia vi sono quattro 
tra chiese ed oratori. 

(2) La parrocchia di Carona fa 1047 anime, ed è di nomina popolare. La 
chiesa parrocchiale fu eretta nel 1400, restaurata più volte; ha tre altari. Nella 
terra. vi sono quattro chiese figliali. ~ Il registro più antico de' battesimi fu 
cominciato nel 1612. In una nota inserita nel libro più antico dei defunti si legge 
che il primo parroco fu eletto nel 1442. 



} 



— 336 — 



PlEBANìE EcCLESIìE cum parochialibus 

ET ALIJS SIBI SUBIECTIS 
TERTIERIJ SUPERIORIS VaLLISTELLINìE. 



Licet in hoc superiori tertierio YallistellinaB du» durr- 
taxat sint Ecclesi» pleban» archìpresbyterales ambae, Villse 
una, et altera Matij, nihilominus ut servetur or do, a viciniori 
tertierio medio, quae est Yillensium, incipiemus, deinde aliam 
subiungemus. * 



EcCLESIiE PLEBIS ARCHIPRESBYTERATUS OPPIDL ViLLìE 
TERTIERIJ SUPERIORIS VaLLISTELLINìE. 



Hoc Villse oppidum, quod est pariter ultra Abduam ad 
pedem fere mentis, distans Tilio quatuor milliaribus, duobus 
cum dimidio descendendo ex monte Tilij, in quo consistit, et 
uno cum dimidio ascendendo per planitiem, est aliqualiter 
sparsum, faciens circiter focaria centum omnia catholica, cuius 
A^^presbgerniu Ecclosia arcliipresbyteralis est S.^to Laurentio Martyri dicata, 
diMU. "****"* habens archipresbyterum, tresque canonicos. Archipresbyter 
est r. Io: Petrus Landrianus Mediolanensis. I; U. Doctor, 
eruditus et satis diligens. Oanonici vero sunt: presbyter Mel- 
chior Santinus Vallis Solis Tridentinse dìoecesis, pbr Jo : Maria 
Carcanus de Tirano, et pbr Marcus Antonius a S.c^o Petro 



— 337 — 

de Blanzono, sed nullus, excepto archipresbytero, est residens; 
nam pbr Marcus Antonius parocum agit Pelij archipresby- 
lerattts Grabedonas lacus Oumani, et pbr Jo: Maria pr»est 
prìoratui Pionae lacus pariter Cumani, et pbr Melchior San- 
tinus vicecuratum sui archipresbyteri agit Stationae uno mìl- 
liari a matrice distantis. Archipresbyter vero alit sacellanum, 
qui sibi est auxilio in administrandis s.©*»» Ecclesia© sacra- 
mentis, et modernus ipsius sacellanus est quidam pbr Joannes 
Fopulus de Matio. 

Item in ultimo eiusdem oppidi Villae est elegans et pul- ^^uì^tM^iBSSii 
chra Ecclesia S.^^^ Francisco dicata, nuper a quodam nobili 
et valde pio viro, nomine' Bernardo Rambertengo, prope suas 
sedes .cum reservatione iurispatronatus extructa et opti me 
dotata et consecrata, ac diversis pulchrìs calicibus, para- 
mentis et id genus alijs ornatibus necessarijs ac missalibus 
provisa, cuius sacellanum agit quidam religiosus carmélita 
fr. Angelus Antonius Polotus Brixiensis, commorans cum 
praedicto fundatore in suis contiguis aedibus, a quo habet omnia 
sibi necessaria (0- 



(1) La chiesa collegiata plebana di villa di Tirano, di collazióne dei capi- 
famiglia del Comune omonimo, per effetto della bolla 18 giugno 1561 del pon- 
tefice Pio IV, è eretta sotto il titolo di S. Lorenzo Martire. Non si conosce 
repoca di sua fondazione ; sonvi tuttavia memorie anteriori al secolo duodecimo 
riguardo alla sua esistenza, e V antichità di essa venne a provarsi ultimamente 
dalle costruzioni e fondamenta che si rinvennero sotto la pavimentazione attuale 
dal lato di ponente, dalle quali risulta che era costruita sulle norme architet- 
toniche de* primitivi tempi, a tre navate, con presbiterio assai ristretto, avente 
ai lati sagrestia e campanile e con ingresso da levante. Fu rifabbricata quasi 
per intero nel secolo decimosettimo, e precisamente negli anni che decorsero 
dal 1638 al 1648, il che racco gliesi e dai decreti delle visite pastorali, e dagli 
atti esistenti in queirarchivio parrocchiale. Nel darsi mano alla riedificazione, 
come venne cambiato lo stile e ridotta la chiesa ad una sola navata, cosi fu 
elevato di molto il livello del pavimento e portato V ingresso a ponente. Nel 1875 
e negli anni successivi fino al 1880 vennero poi fatti airediflcio vari amplia- 
menti, e per dir meglio venne dapprima allungata di sette metri sul davanti, 
costruendosi anche la facciata (disegno del celebre architetto Macciacchini, 
autore, per tacere di altro, del grandioso e lodato cimitero monumentale di 
Milano) che in antecedenza non eravi ; s' innalzarono poscia, collo sfondo dei 
lati, le due cappelle del Rosario e del Cuor di Gesù, e finalmente fu aggiunta 
rabside del coro, con notevole arretramento e rialzo deiraltar maggiore. E di 
ciò va data lode al reverendissimo canonico Andrea Bosatta, in quel tempo par- 
roco arciprete di Villa di Tirano. La chiesa è certamente consacrata, ma non 
v* è memoria riguardo al tempo in cui ciò avvenne ed al vescovo che ebbe a 
compire il sacro rito ; r anniversario della dedicazione lo si celebra nel giorno 
trentuno dicembre; ha sette altari; possiede due buoni dipinti, che stanno ai 

Rctec. Stor, - Voi. IL 22 



— 338 — 

1. Uno milliari ex adverso oppidi Villae est ad pedem fere 
monti s dextri, ascendendo per Vallemtellinam, supradìctam 
Stationse oppidum, inter quae duo Villae et Stationse oppida 
fluit circa medium itineris flumen Abduae, et in hoc Stationse 
oppido est Ecclesia vicecurata archipresbyteratui Villae unita. 
D. Abundio Epìscopo dicata, et de Ouseto nuncupata, cuius 
curam facit supradictus pbr Melchior Santinus eiusdem Yillae 
archipresbyteratus canonicus. Hoc autem oppidum, cum diversis 
tìcìs montanis ad eiusdem Stationae communitatem pertinen- 
tibus, facit circiter ducentasexaginta focaria omnia catholica. 
Bcoi. eommaniuus 2. Itcm iutor Abduam et Stationam est campestris parva, 

Stallonas. 

sed antiqua Ecclesia S.^^<> Bernardo Abbati dicata, consacrata. 

3. Item parum extra Stationam ad pedem mentis est 
Ecclesia S et» MariaB ad Nives. 

4. Item in Cantone Zocul» ad pedem pariter mentis est 
Ecclesia S. Antonij Abbatis. 

5. Item supra Stationam, circa medium mentis, est Ecclesia 
SS.otis Apostolis Jacobo et Philippe dicata, consecrata et cir- 
citer octoginta coronatis dotata, cuius beneficium possidet* 
Joannes Antonius Homodeus de Tirano clericus, qui Romae 
literis incumbit, cum obligatione trium aut quatuor missarum 



lati deiraltare maggiore, Tuno del Brinda, Taltro d* ignoto autore della scuola 
del Luino; è anche pregevole il quadro d*ancona dell'altare suddetto, rappre- 
sentante la Gloria di S. Lorenzo» e del quale è autore Pietro Ligari di Sondrio; 
•di quest'ultimo sono pure gli a freschi dell'altare di S. Giovanni Nepomuceno. 
or intelligenti stimano pur degna d'encomio la Decollazione di S. Giovanni 
Battista, dipinta da Antonio Caimi di Sondrio. Meritano menzione anche gli 
intagli dell'organo, dei confessionali e del coro. — Oltre la chiesa parrocchiale, 
vi sono nel paese: La chiesa di S. Antonio da Padova, nella contrada dello 
stesso nome, eretta in sul principio del secolo passato, è abbastanza capace, 
di buona architettura; ha quattro altari. Questa chiesa ha pregevoli affreschi 
del Muttoni, nella tazza centrale e nella cappella di S. Luigi, e del Romegialli 
in quella di fronte; reputasi di quest'ultimo anche il quadro dello Sposalizio. 
— La chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco, sul colle del Reola, ei*etta nel secolo 
decimosettimo, per voto fatto in (empo di peste ; ha un solo altare. — L' ora- 
torio dell'Immacolata, di spettanza della confraternita del SS. Sacramento; 
ha un solo altare. — L'oratorio di S. Francesco, di patronato Lavizzari e Lam- 
bertenghi, di cui si fa cenno in questi AUi di Visita, già da molti anni sospeso 
per la sua indecenza, fu definitivamente chiuso dai patroni e venduto. — Tenuto 
.il debito calcolo, per la divisione della popolazione colle parrocchie di Stazzona 
e S. Cristina, riguardo a coloro che hanno un doppio domicilio, si calcolano 
nella giurisdizione parrocchiale di villa di Tirano 2181 abitanti. — I registri 
parrocchiali hanno principio col 1570, e si trova in essi qualche lacuna, ma 
per breve epoca. 



- 339 - 

singulis septimànis, qui propterea alit sacellanum, qui oneri 
istius beneflcij satisfaciat, et qui uunc inservit est quidam 
religiosus dominicanus fr. Philippus Cibo de Florentia, cui 
dai prò servitio pr^edictarum missarum trigintatres coronatos, 
et quatuordecim coronatos cogitur dare singulis annis Guriensi